Aumentano presenze e stranieri e la montagna friulana cresce: si va delineando una destinazione sempre più attrattiva grazie a natura, turismo lento e valorizzazione del territorio.
La montagna friulana cresce

A partire dal 2022, il Friuli-Venezia Giulia ha visto crescere notevolmente le presenze turistiche della montagna, che sono passate da 1.057.769 nel 2019 a 1.317.759 nel 2025. La crescita complessiva, pari al 24,5%, non sembra interrompersi nemmeno nel 2026, e i dati parziali di quest’anno confermano una tendenza positiva sempre più consolidata: nel Tarvisiano le presenze sono cresciute del 21,4% rispetto al 2025, mentre la Carnia registra un aumento del 6,1%.
Si tratta di una destinazione che vede crescere i visitatori stranieri, in particolar modo quelli provenienti da Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Tale crescita è riconducibile innanzitutto alla ripresa dello sci e dei poli invernali, ma non solo. Infatti, se le presenze degli sciatori sono aumentate del 28,7% rispetto al 2020, a sostenere la crescita contribuiscono anche la promozione, gli eventi, l’ampliamento dell’offerta locale e il miglioramento della qualità del sistema ricettivo. La montagna declinata come territorio da vivere tutto l’anno attraverso escursionismo, cicloturismo, turismo lento e attività legate alla natura.
Il ruolo del clima

Uno dei fattori che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente alla crescita della montagna estiva è l’aumento delle temperature: il caldo sempre più intenso nelle città, nelle pianure e sulle coste sta spingendo un numero crescente di viaggiatori verso le destinazioni d’alta quota, generalmente più fresche e vivibili durante i mesi estivi. Questo fenomeno è particolarmente diffuso tra i turisti italiani, che stanno sostenendo soprattutto la crescita di luglio e agosto, mentre gli stranieri rappresentano una componente di rilievo nei periodi di bassa stagione.
In questo modo la montagna diventa una risposta ad una duplice esigenza: la ricerca di temperature più miti da un lato, e il desiderio di trascorrere una vacanza lontano dalla congestione delle destinazioni maggiormente frequentate. Per il turismo regionale, questo significa flussi più distribuiti non solo su tutto il territorio, ma anche su tutto l’anno. Inoltre, la crescita turistica contribuisce a sostenere attività economiche, servizi e occupazione, offrendo una risposta ai fenomeni di spopolamento e alla progressiva rarefazione delle imprese.
In base ai dati della Camera di Commercio di Pordenone-Udine relativi al periodo 2021-2024, infatti, i comuni montani hanno aumentato di 173 unità le imprese attive, con una crescita del 3,5%. I visitatori generano domanda per le strutture ricettive, la ristorazione, il commercio, i trasporti, le attività outdoor e i servizi collegati, contribuendo a mantenere attivo il tessuto economico locale e diventando, di conseguenza, un possibile effetto volano per l’economia.
Turismo lento e sostenibilità
Una delle tendenze maggioritarie riguarda la crescita del turismo lento e delle formule di ospitalità maggiormente radicate nel territorio. Il successo di strutture diffuse e all’aria aperta mostra il crescente interesse della domanda nei confronti di strutture più piccole, esclusive e dove non c’è un’eccessiva concentrazione turistica, ma dove l’ospitalità è strettamente connessa alla comunità e al paesaggio.
Inoltre, valorizzare il turismo lento, la rete dei percorsi escursionistici e il cicloturismo permette di intercettare viaggiatori alla ricerca di destinazioni sostenibili ed attrattive in termini di qualità ambientale, tranquillità, rapporto con le comunità locali e possibilità di vivere il paesaggio in maniera autentica.
L’Open Air nel Friuli-Venezia Giulia

Il turismo Open Air rappresenta uno dei segmenti più interessanti per lo sviluppo futuro della montagna friulana, in quanto campeggi, villaggi turistici e glamping sono in grado di intercettare una domanda sempre più orientata verso attività all’aria aperta e contesti a stretto contatto con la natura. Inoltre, i campeggi rappresentano una possibilità di crescita anche per altre forme di ospitalità, sotto forma di convivenza all’interno di uno stesso modello territoriale che non punta sulla competizione tra le diverse strutture, quanto più sulla valorizzazione delle caratteristiche di ognuna.
Ne è un esempio il dato di Sauris, dove alle presenze dell’albergo diffuso si sommano quelle del campeggio, scelto per il 50% della sua capienza da un pubblico straniero. Per l’Open Air la montagna rappresenta molto più di una semplice destinazione estiva: è un ambiente nel quale costruire un’offerta fondata su escursionismo, cicloturismo, sport, benessere, natura e scoperta delle comunità locali. La possibilità di valorizzare territori ancora lontani dai fenomeni di overtourism, distribuendo i flussi nello spazio e nel corso dell’anno, può inoltre contribuire ad un modello di sviluppo più sostenibile.
La crescita della montagna friulana dimostra, in questo modo, come il futuro dell’ospitalità all’aria aperta possa passare proprio dalla capacità di trasformare la natura e l’identità dei luoghi in esperienze turistiche senza compromettere le risorse che ne costituiscono il principale elemento di attrattività.






