Il rapporto tra gaming e turismo si trova in una fase di grande sviluppo, in cui la cosiddetta Experience Economy sta trasformando i servizi turistici nei veri motori del viaggio: il gioco diventa un vero e proprio acceleratore di valore turistico, aumentando attrattività, permanenza, spesa e fidelizzazione dei visitatori.
Gaming e turismo

Grazie allo sviluppo tecnologico il gaming entra nel panorama turistico internazionale e ne diventa attore protagonista, in grado di aumentare l’attrattività di un territorio, la permanenza media degli ospiti nelle strutture ricettive, la spesa giornaliera e persino la fidelizzazione e il turismo di ritorno. A generare questo cambio di paradigma è quella che gli economisti definiscono come Experience Economy, ossia lo spostamento del focus di viaggio dalla destinazione all’esperienza che questa lascia a chi la vive.
Si tratta di un trend evidente soprattutto nelle destinazioni che hanno fatto del divertimento una leva economica strutturale, dai grandi resort integrati asiatici e americani ai distretti dell’intrattenimento, dai family entertainment center agli ambienti immersivi in realtà virtuale e aumentata. Il rapporto tra gaming e turismo si sta consolidando al punto che oggi questo entra nella progettazione stessa delle destinazioni, attraverso la cosiddetta gamification dei territori, percorsi interattivi, esperienze digitali, format partecipativi e tecnologie immersive che trasformano il visitatore da semplice spettatore a protagonista della narrazione.
Il valore dell’esperienza

Ad unire gaming e turismo è proprio la dimensione esperienziale, che si traduce in un’offerta che ha come obiettivo principale l’aumento della permanenza media, del coinvolgimento emotivo, della spesa e della condivisione sociale. Da un lato il gaming intende catturare l’attenzione degli utenti, concedendo loro una tregua dalla quotidianità, e dall’altra il turismo tenta di fare la stessa cosa, convogliando le attenzioni degli ospiti verso il patrimonio culturale, naturale e artistico delle proprie destinazioni.
Oggi l’esperienza è il principale motore di viaggio, e puntare sull’esperienza è la migliore strategia che gli operatori del settore e le istituzioni possano mettere in atto, per mantenere le destinazioni competitive a livello internazionale e anche per riuscire a far crescere gli indotti. Il gaming, da parte sua, si sta evolvendo e sta interessando una fetta sempre più consistente di pubblico, spaziando sia per età che per stratificazione sociale, e a livello globale sta vivendo un vero e proprio boom di popolarità.
L’esperienza del gaming, quindi, si configura oggi come una leva strategica per lo sviluppo sia economico che turistico, ma le sue potenzialità non si esprimono ancora al massimo in alcuni territori, tra cui proprio l’Italia.
Il gaming in Italia

L’Italia dispone di asset unici al mondo in termini di patrimonio culturale, paesaggistico e turistico, ma il divario nel comparto del gaming è ancora ampio se si guarda alle strategie di integrazione tra entertainment e destinazioni turistiche dei mercati più maturi. In particolare, non esiste ancora una dimensione nazionale dell’offerta, e a proporsi sul mercato sono ancora iniziative isolate che, sebbene siano spesso innovative e degne di nota, mancano di una visione sistemica e integrata tale da valorizzarle come meriterebbero.
Per fare alcuni esempi, si possono menzionare il Lucca Comics & Games, la Milan Games Week, il Torino Comics e gli eventi di Rimini, a dimostrazione di come il gioco sia in grado di generare flussi turistici, indotto economico e notorietà internazionale. La sfida, nel prossimo futuro, sarà proprio quella di trasformare queste esperienze singole in un ecosistema permanente capace di unire intrattenimento, cultura, innovazione e valorizzazione del territorio, creando nuove opportunità per le destinazioni meno conosciute e i piccoli borghi.
Qualcosa, in questo senso, si sta già muovendo, e la gamification turistica sta raggiungendo diverse destinazioni, che stanno sperimentando cacce al tesoro digitali, percorsi in realtà aumentata, app ludiche per visitare i centri storici e i musei e persino itinerari geolocalizzati che premiano la scoperta del territorio: il visitatore non si limita più a osservare un luogo, ma viene invitato ad interagire con esso, a risolvere enigmi, collezionare contenuti, sbloccare esperienze e condividerle sui social network. Questo approccio aumenta il tempo trascorso nella destinazione, stimola la scoperta delle zone meno note e crea un legame emotivo più forte con il territorio.
Il gaming incontra l’Open Air

In uno scenario simile, il comparto dell’Open Air può diventare uno degli ambienti più adatti a sviluppare esperienze di gioco legate al territorio: le destinazioni possono raccontare il proprio patrimonio in maniera coinvolgente e accessibile e le strutture ricettive all’aria aperta si prestano perfettamente ad ospitare attività come orienteering digitale, escape game all’aperto, percorsi di realtà aumentata, itinerari tematici dedicate alle famiglie e ai più piccoli.
Si tratta di una strategia che può funzionare soprattutto nella comunicazione con le nuove generazioni, e che non sostituisce affatto il contatto con la natura, ma anzi lo arricchisce, trasformando una semplice passeggiata, un’escursione o il giro di un borgo in un’esperienza partecipativa e ad alto valore esperienziale. Attraverso l’integrazione di tecnologia, sostenibilità e coinvolgimento, l’Open Air ha l’opportunità di intercettare una domanda sempre più orientata verso vacanze attive, autentiche e personalizzate, che mettono l’esperienza al centro del soggiorno e ne fanno il vero motore del viaggio.




