La Generazione Z, o Gen Z che si voglia, guida l’era dei viaggi IA e si affida alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione non solo per pianificare le vacanze, ma anche per gestirle e organizzarle nei minimi dettagli.
Viaggi IA

Il turismo integra in maniera esponenziale l’intelligenza artificiale nei suoi processi. Sono soprattutto i più giovani, infatti, a considerare l’uso della IA quale parte integrante della vacanza, dalla sua ideazione alle prenotazioni, dall’organizzazione dell’itinerario alla logistica in loco. La materia è stata affrontata nel contesto del GatewAI, seconda conferenza nazionale interamente dedicata all’intelligenza artificiale applicata al mondo del turismo, organizzata da Turismi.AI in collaborazione con Guida Viaggi.
I dati emersi durante l’evento sono emblematici e aiutano a comprendere la portata del peso dell’IA nell’approccio turistico dei più giovani:
- il 59% della Gen Z e dei Millennials utilizza oggi l’IA per pianificare i viaggi;
- il 41% si fida più dei consigli dell’IA che di quelli degli amici;
- il 60% usa l’IA per trovare ristoranti e servizi nelle vicinanze.
Quello che i numeri restituiscono è un affidamento massivo a questa tecnologia che elabora in pochi secondi itinerari, suggerimenti e risposte altamente personalizzate.
Un nuovo approccio al turismo

Secondo Phocuswright, il 77% soffre la fase di ricerca e prenotazione iniziale. Oggi, grazie all’IA, non serve più cercare opzioni, ma basta fare una richiesta diretta per ottenere una proposta di viaggio sartorializzata inerente ai propri bisogni, rispettosa del budget e in linea con la propria filosofia travel.
Questo mutamento si riscontra in maniera evidente anche nel traffico di Google, dove i siti delle strutture ricettive e delle destinazioni stanno perdendo visualizzazioni, ma dove aumentano le interazioni con gli assistenti digitali. Allo stesso modo, i tassi di conversione dell’IA risultano essere i più alti sul web, con 1 ricerca su 3 che si traduce in prenotazione diretta. Si tratta di un risultato di notevole successo, considerando invece la conversione inferiore all’1% dei canali tradizionali.
Più digitalizzazione e più relazioni
Un errore che è molto semplice fare, quando si parla di intelligenza artificiale applicata al turismo, è pensare che questa possa sostituire gli operatori. Questo non può accadere in quanto il turismo è un settore dove il fattore umano rimane preponderante, e dove sono gli ospiti stessi a richiederlo: il 75% dei viaggiatori preferisce l’interazione diretta nelle esperienze sul territorio.
Stando alle stime dell’Ocse, infatti, entro il 2035 serviranno 40 milioni di addetti in più, a cui l’IA fornirà supporto, in modo da lasciare più tempo e più risorse per la relazione diretta con il cliente. Le macchine gestiscono quindi l’efficienza, ma il valore resta nelle persone. Questo lo dimostra anche il trend giovanile dei viaggi di gruppo, che si prenotano online e si scelgono sulla base di suggerimenti e recensioni.
Il Governo ha previsto un investimento da 20 milioni di euro per sperimentare modelli basati su AI e dati, Reg4IA, iniziativa promossa dal dipartimento per la trasformazione digitale con le regioni e le province autonome, in maniera da sperimentare sui territori modelli replicabili su scala nazionale.
Riflessioni per l’ospitalità Open Air

L’avanzata dell’IA e i nuovi comportamenti digitali rappresentano al tempo stesso una sfida e un’opportunità per il comparto, in quanto i giovani cercano informazioni, confrontano strutture e costruiscono itinerari attraverso gli assistenti virtuali, le recensioni online e le piattaforme digitali. Questo rende fondamentale una presenza efficace sul web e una reputazione impeccabile nei nuovi ecosistemi dell’informazione. Non basta più, quindi, essere visibili sui motori di ricerca tradizionali, ma occorre fornire contenuti chiari, aggiornati e orientati all’interpretazione degli strumenti di IA.
Allo stesso tempo, l’Open Air possiede per sua stessa natura delle caratteristiche che anche i più giovani ritengono imprescindibili: autenticità, contatto umano e valore. In un’ottica in cui il valore dell’esperienza rimane umano, l’adozione di un approccio volto alla sostenibilità, alla flessibilità, all’inclusione e all’accessibilità, tipico dell’Open Air, rappresenta il punto di contatto più stabile con la Gen Z e i Millennials. Integrare innovazione digitale e accoglienza personalizzata può conquistare una fascia di pubblico giovane, che pur utilizzando l’IA continua a cercare autenticità, esperienza e un legame diretto con il territorio.




