Il cambiamento climatico riscrive la geografia turistica: nuove destinazioni e prospettive per l’Open Air

Il cambiamento climatico riscrive la geografia turistica e molti viaggiatori decidono di cambiare la destinazione dei propri viaggi in base alle previsioni meteo. Dalle Alpi al Mediterraneo, fino alle spiagge del Nord Europa, ecco le nuove mete turistiche e le sfide da vincere per mantenere alta la nostra competitività.

Climate change e turismo

Cambiamento climatico geografia turistica

L’Organizzazione meteorologica mondiale dell’Onu ha preannunciato per il 2026 una delle estati più calde di sempre, mentre i dati del Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea parlano di temperature da record in arrivo nei prossimi mesi. Alle altissime emissioni di gas serra si aggiungerà, poi, anche l’arrivo del Super El Niño, che contribuirà a raggiungere temperature da bollino rosso. Quella appena iniziata appare quindi come un’estate difficile da gestire, anche dal punto di vista turistico.

Il turismo, infatti, subisce pesantemente gli impatti di eventi meteorologici estremi e l’innalzamento delle temperature che, stando ai dati Enit, spingono il 51% dei viaggiatori a modificare le proprie scelte di vacanza. In Italia si è già assistito ad un esodo dal mare verso la montagna, e dalle coste verso l’entroterra, sia a causa dell’aumento delle temperature del mare che dell’intensificarsi delle ondate di calore, ma il fenomeno è ancora in evoluzione. Pertanto è necessario anticipare i nuovi bisogni degli ospiti e creare un’offerta competitiva ed allettante.

Il cambiamento climatico riscrive la geografia turistica

Cambiamento climatico geografia turistica

Nel libro Tourism And Climate Change: Risks and Opportunities dell’economista australiana Susanne Becken e del climatologo John E. Hay, si evidenziano proprio le aree su cui è più importante concentrarsi per attuare strategie di mitigazione e adattamento turistico-climatico. In particolare, si identificano 7 hotspot, due dei quali riguardano direttamente l’Italia: le Alpi e il Mediterraneo. La perdita costante dei ghiacciai da un lato, e le ripetute ondate di calore e siccità dall’altro, stanno modificando profondamente il comportamento dei turisti e, di conseguenza, la risposta delle stesse destinazioni.

In queste aree gli estremi climatici hanno un’intensità e una frequenza superiori ad altre zone dell’Europa: la scarsità di neve e l’aumento delle temperature costringono le località sciistiche a riposizionarsi con l’escursionismo e il wellness. In questo scenario, le destinazioni emergenti che risultano essere più attrattive sono quelle fresche, come le coste del Nord Europa. Ne è un esempio il Regno Unito, dove da diversi anni ormai si fa regolarmente il bagno nell’oceano.

Si tratta di una situazione che di fatto non favorisce l’Italia come destinazione turistica, ma che anzi mette a rischio l’area Mediterranea nei mesi estivi. Quello che serve è partire da queste evidenze per creare una strategia di contrasto al fenomeno, che sia da un lato incentrata sull’adeguamento al nuovo clima, e dall’altro focalizzata su un’offerta turistica competitiva anche dal punto di vista climatico.

Il punto di vista dell’Open Air

Cambiamento climatico geografia turistica

Una ricerca di Booking.com condotta su 33 Paesi nel 2024 ha rilevato che la maggioranza dei viaggiatori (51%) si lascia influenzare dai cambiamenti climatici nella pianificazione delle vacanze, e che il 56% afferma di volersi allontanare dalle temperature di casa propria, andando a cercare refrigerio altrove. In questo scenario, distinguersi grazie ad un approccio responsabile e consapevole nel panorama internazionale è fondamentale per riuscire a rimanere competitivi, e l’Open Air ha tutte le carte in regola per vincere la sfida.

Il comparto, infatti, già naturalmente adotta soluzioni sostenibili e offre agli ospiti l’opportunità di vivere una vacanza a impatto quasi zero. Questo aspetto per i viaggiatori è diventato discriminante nella scelta della destinazione di viaggio, in quanto permette loro di partecipare attivamente alla conservazione dei luoghi e di vivere una vacanza all’insegna di percorsi locali, contatto con il territorio e sostenibilità, grazie ad una filiera corta e a soluzioni green, tecnologiche e inclusive. Molte strutture ricettive, sia in Toscana che in Sardegna, inoltre, aderiscono all’Unesco Sustainable Travel Pledge, un protocollo internazionale che, tra le altre cose, impegna strutture e territori ad eliminare la plastica monouso, promuovere la cultura locale e ridurre l’impatto ambientale coinvolgendo direttamente il turista nel rispetto del luogo.

Le sfide per il futuro
Cambiamento climatico geografia turistica

La vera sfida per il prossimo futuro, quindi, non riguarderà solamente il contrasto degli effetti del cambiamento climatico, ma anche la trasformazione di questa criticità in un’opportunità di crescita per il comparto, che proprio per le sue caratteristiche naturali, si configura come il più adatto a rispondere alle esigenze (anche climatiche) dei turisti. Per affermarsi in questo senso, sia le destinazioni che le singole strutture ricettive devono investire nella tutela degli ecosistemi, nella gestione sostenibile delle risorse idriche, nell’ombreggiamento di viali e spazi comuni, nella mobilità dolce e nella creazione di servizi capaci di garantire comfort anche durante i periodi più caldi.

La valorizzazione delle aree interne, sia collinari che montane, inoltre, può favorire anche una ridistribuzione dei flussi turistici, alleviando la pressione sulle cose e sulle località più gettonate. Allo stesso modo, incentivare i visitatori ad esplorare il territorio nei periodi di bassa stagione può offrire un’esperienza più soddisfacente e di qualità, evitando di mettere a rischio gli ecosistemi. In questo senso, le strutture all’aria aperta possono diventare dei laboratori di adattamento climatico e promuovere modelli di ospitalità sostenibili che esistono già, incentivando una fruizione più consapevole del territorio. L’opportunità di sviluppo sta proprio nel reinterpretare il patrimonio esistente e tutelarlo dai cambiamenti climatici, innovando senza rinunciare alla qualità che da sempre contraddistingue l’accoglienza italiana.

Autore
  • Erika Fameli

    Romana, appassionata di viaggi e di scrittura, da diversi anni ha trasformato le sue passioni in un lavoro. Ex Executive Assistant di Faita Federcamping, ha lavorato come Social Media Manager e oggi collabora come copywriter freelance con riviste online tourism-oriented e non solo.

    Visualizza tutti gli articoli

Ultimi aggiornamenti

-- pubblicità --

In base a quello che hai letto