Dopo la riforma del Codice della nautica da diporto del 2005, la Legge 70/2026 sulla valorizzazione della risorsa mare è la prima riforma sistemica del settore marittimo italiano: una vera e propria svolta per il comparto.
Valorizzazione della risorsa mare

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 9 maggio scorso della Legge 70/2026 il diporto entra nelle politiche nazionali. Il testo riguarda in modo globale l’intero settore marittimo e interviene sulla materia con l’obiettivo di raggiungere una governance unitaria, tenendo in considerazione il peso della Blue Economy e le opportunità di sviluppo che il mare offre al Paese, ma anche le esigenze di tutela ambientale e sicurezza. Si tratta di una modernizzazione della disciplina esistente, che affronta 7 aree tematiche:
- l’ampliamento delle competenze del Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM) e del Piano del mare;
- l’istituzione della zona contigua marittima;
- la disciplina del turismo subacqueo e l’istituzione delle zone di interesse turistico;
- modifiche del Codice della nautica di diporto di cui al D.lgs. 18 luglio 2005, n.171;
- modifiche al Codice della navigazione, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n.327 al regolamento per l’esecuzione del codice della navigazione marittima e ad alcune leggi di settore in materia di navigazione marittima e cantieristica;
- l’adozione di misure in materia scolastica, sanitaria, culturale, di ricerca, di pesca e di ambiente;
- disposizioni finali tra cui la clausola di invarianza finanziaria.
Mare, porti e territorio

Per presentare la Legge n.70/2026 si è tenuto presso il Porto Turistico di Andora il convegno pubblico “Mare, porti e territorio – Opportunità e prospettive della nuova legge di valorizzazione della risorsa mare”. L’incontro è stato un’occasione per analizzare le ricadute della nuova normativa nazionale e il ruolo dei porti turistici come motore di sviluppo sia economico che ambientale e territoriale, e per discutere delle prospettive che il nuovo quadro normativo apre per l’intera Blue Economy. Per le località costiere italiane, infatti, si apre una nuova stagione, in cui il mare è messo al centro dell’attenzione non solo dal punto di vista turistico. Si tratta di un settore che genera oltre il 12% del PIL, che conta 230.000 aziende e che occupa oltre un milione di addetti, e che grazie a questa riforma può crescere ulteriormente.
Mare, portualità e turismo
La nuova cornice normativa rappresenta la prosecuzione naturale del Piano del Mare, il primo atto amministrativo nella storia italiana interamente dedicato al settore della Blue Economy, e consentirà agli operatori dei porti turistici di avere riferimenti più dettagliati e disciplinati, rafforzando anche l’attenzione verso la sostenibilità ambientale e la qualità dei servizi portuali. È stato sottolineato come la legge sia ampia e tocchi tantissimi aspetti. I porti, infatti, stanno diventando dei veri e propri luoghi di accoglienza e conoscenza del territorio, e l’auspicio è di incentivare i visitatori a fermarsi di più nei porti italiani per scoprire le tantissime cose che offrono sia a livello culturale che storico ed enogastronomico.
I vantaggi per l’Open Air

Tra i comparti che possono trarre i maggiori benefici da una migliore e più accorta valorizzazione del mare c’è sicuramente l’Open Air. Porti turistici, marina ed approdi rappresentano infatti vere e proprie porte d’ingresso verso i territori dell’entroterra, in grado di intercettare viaggiatori a cui non interessa unicamente la navigazione, ma anche la scoperta delle destinazioni costiere che li accolgono nei loro periodi sulla terraferma.
Ed è proprio qui che possono entrare in gioco campeggi, villaggi turistici e strutture all’aria aperta, inserendosi in una filiera dell’accoglienza sempre più integrata e offrendo soluzioni di soggiorno perfettamente in linea con le esigenze e i bisogni di chi viene dal mare e desidera prolungare la propria permanenza sul territorio. Il legame tra porti e Open Air si rafforza ulteriormente nelle località che stanno investendo sulla valorizzazione della mobilità dolce e del turismo lento attraverso la creazione di percorsi cicloturistici, attività all’aria aperta e a contatto con la natura. In questo senso, infatti, il porto diventa un vero e proprio hub turistico che unisce mare, cultura, enogastronomia e ospitalità, e si collega al modello di turismo sostenibile e diffuso proprio delle strutture Open Air.




