Difendere l’autenticità dei centri storici è un obiettivo fondamentale per promuovere un turismo sostenibile che rispetti il patrimonio sociale, culturale e storico delle città italiane. Se non si tutelano queste realtà si rischia di perdere tradizioni, saperi e identità.
La minaccia dell’overtourism

Il fenomeno dell’overtourism cresce e impatta sui lughi in maniera vistosa e rapida. La tendenza a tradurre il viaggio in una lista di posti da spuntare più che da visitare e conoscere porta numerosissime persone a concentrarsi negli stessi luoghi e negli stessi periodi mettendo in crisi ecosistemi urbani e naturali.
Non solo, il turismo di massa sta apportando cambiamenti considerevoli anche alla residenzialità, e a soffrirne maggiormente sono i centri storici, dove gli affitti brevi si moltiplicano e dove le botteghe artigiane sono state rimpiazzate da negozi di souvenir e tavole calde. È evidente quanto sia urgente un’inversione di rotta non solo per proteggere l’autenticità dei luoghi, ma anche per mantenerne l’identità, elemento di massimo appeal per qualsiasi turista.
Si sceglie l’Italia, infatti, non per trovare lo standard ubiquitario, ma per scoprire una cultura ricchissima di differenze regionali, una tradizione popolare antichissima e un’autenticità legata ai rioni, ai quartieri e alla vita più semplice.
Difendere l’autenticità dei centri storici

Proprio per questo è fondamentale difendere l’autenticità dei centri storici: sede dell’italianità più autentica, fatta di storie, tradizioni, contatto umano ed esperienze. Quanto di più distante dall’offerta delle grandi catene internazionali e dai negozi di souvenir, esattamente uguali a quelli di qualsiasi altro Paese nel mondo. Per capire come non guastare lo straordinario patrimonio dei centri storici, basta guardare agli esempi iberici: la Spagna e il Portogallo dell’entroterra hanno infatti valorizzato le loro tradizioni incanalandole nel turismo moderno, e non viceversa.
Si gioca tutto sulla vita quotidiana, che deve raccontare e tutelare la sua storia pur adattandosi ai tempi moderni, e che non deve soccombere alla globalizzazione, che omologa ed omogenizza tutto. L’obiettivo non è avere meno turisti, ma aumentare i flussi turistici aumentando il valore che trovano sul territorio e, di conseguenza, favorire un indotto maggiore e più qualitativo. Dal punto di vista amministrativo, un’altra criticità strettamente connessa a questa tematica è rappresentata dagli affitti brevi, che da un lato aumentano la concentrazione turistica nelle zone centrali, e dall’altra ostacolano la residenzialità. In questo senso, sono sempre più numerose le amministrazioni che impongono limiti e inaspriscono le regole per le nuove aperture. Si tratta di una strategia che punta non solo a ridare spazio ai residenti, ma anche alle attività commerciali locali.
Il caso di Bari

In questo contesto, il caso di Bari e del suo centro storico è emblematico. In passato la città era conosciuta principalmente per essere una tappa per le vacanze in Grecia. Oggi, grazie ad una comunicazione e ad una promozione di successo, Bari ha aperto le sue porte a soggiorni turistici più lunghi e anche a flussi mai registrati prima. Il rovescio della medaglia è appunto la perdita di autenticità che si respira tra le sue strade.
Il centro storico di Bari sta perdendo identità: insegne in inglese, internazionalizzazione delle proposte enogastronomiche, occupazione di spazi pubblici per lasciare che più turisti possibili si siedano all’ombra della Basilica di San Nicola. Tutte cose che sì, generano indotto, ma che snaturano uno dei centri storici più vivaci d’Italia, fatto di colori sapori, odori e storie preziose. Sono in molti a protestare contro questo trattamento, dai residenti alle associazioni, dagli influencer ai visitatori dei Comuni limitrofi. Quello che chiedono è complesso, ma necessario: conciliare sviluppo economico e tutela del patrimonio.
Bari è un museo a cielo aperto, dove si incontrano le edicole votive del pittore barese Michele Montrone e dove vicoli, piazze e corti storiche raccontano una storia millenaria fatta di popoli diversi, culture e arte. Tutelarla è un dovere morale, sociale e persino economico, poichè impoverire la sua natura equivale, nel lungo periodo, a perdere anche quei flussi che oggi la stanno arricchendo.
Un patrimonio da tutelare per l’Open Air

Privare i centri storici della loro identità vuol dire standardizzarli, renderli meno interessanti agli occhi del turista (soprattutto straniero) che invece vuole trovare proprio autenticità in questi luoghi. Per l’Open Air in particolare, che sul legame con il territorio fonda la sua stessa natura, la tutela dell’autenticità rappresenta una sfida da vincere ad ogni costo. L’offerta Open Air, grazie alle sinergie con gli operatori del territorio, si caratterizza per una varietà e una ricchezza d’eccezione, che non avrebbero modo di esistere senza un rispetto strutturale verso i luoghi e le loro tradizioni. Per il comparto la sopravvivenza dei centri storici è ossigeno, in quanto senza di essi e senza il loro spirito, si perderebbe tantissimo sia in termini di radici che in termini di offerta turistica.




