Il turismo di prossimità è un fenomeno in crescita come testimonia l’andamento di un particolare distretto turistico come il Lago di Garda.
I numeri del Lago di Garda

Da questo punto di vista, i numeri del Lago di Garda parlano chiaro. Il Presidente di Faita Federcamping Alberto Granzotto, infatti, spiega che il +4% di prenotazioni di italiani sul lago di Garda, registrato lo scorso aprile rispetto all’aprile 2025, “è il segno che l’incertezza geopolitica internazionale spinge il turismo di prossimità, inteso come componente tedesca – in particolare Baviera – e come componente italiana”. In questa zona, le strutture di Faita rappresentano l’84% del 66.558 posti letto spalmati su 59 tra campeggi e villaggi turistici sulla sponda veronese del lago e le prenotazioni sul 2026 risultano stabili.
Buon riscontro c’è stato anche sul fronte del ricavo medio per unità di alloggio, che ad aprile è salito di circa 8 euro, ma i numeri più interessanti arrivano proprio dall’incremento delle prenotazioni di ospiti italiani, che dimostrano un orientamento più che favorevole nei confronti del comparto, e che lo scelgono anche in tempi incerti come quelli attuali. Una conferma, invece, arriva dalla compagine estera: rispetto al 2025 la percentuale di ospiti tedeschi è salita dal 55 al 56%, mentre quella degli olandesi è passata dal 17 al 19%.
Dal punto di vista della durata del soggiorno, questa varia in base alla tipologia di alloggio: 8,6 notti nelle tende, 9,8 notti nelle mobil-home, 9,4 notti nei bungalow e nelle villette e 12 notte nelle piazzole. Il Presidente Granzotto sottolinea il legame strettissimo tra il Lago di Garda e l’Open Air, ed evidenzia la “necessità che tale turismo all’aria aperta sia individuato singolarmente come comparto turistico ricettivo, differenziandolo nelle rilevazioni Istat e nella filiera turistico-ricettiva nazionale dal turistico-ricettivo extralberghiero”.
L’opportunità per l’Open Air

In questo scenario, si delinea per l’Open Air una stagione di grandi prospettive ed opportunità, per allargarsi dal pubblico straniero (che rappresentano ancora la fetta maggioritaria) a quello italiano (che proprio grazie a queste dinamiche può crescere notevolmente). Si tratta di un’occasione da non perdere non solo per diffondere la cultura del viaggio all’aria aperta tra gli italiani che scelgono questa modalità di vacanza per la prima volta, ma anche per rafforzare l’immagine del comparto agli occhi di chi la sceglie da sempre.
Nuove esperienze, attività diversificate e un contatto sempre maggiore con la natura, che rimanga rispettoso e consapevole e avvicini gli ospiti non solo alle attrazioni naturalistiche e culturali di un territorio, ma anche alla sua comunità, alle sue tradizioni e alla sua essenza più autentica. L’Open Air può guadagnare moltissimo dalle dinamiche che si stanno innescando, per gettare le basi per un futuro più solido e un’accoglienza di qualità in ogni direzione: un’assicurazione in ogni contesto geopolitico, cui rivolgersi sia in tempi sereni che in quelli più delicati.
Il boom del turismo di prossimità

Il turismo di prossimità è quello che ha prevalso in occasione dei ponti di primavera e, con ogni probabilità, è destinato a prevalere anche per l’estate 2026. Le tensioni internazionali, infatti, spingono i viaggiatori ad avere cautela nella prenotazione di viaggi a lungo raggio e a lungo termine, favorendo quindi il turismo di prossimità e le prenotazioni dell’ultimo secondo. Si sta ricreando, seppur con basi diverse e motivazioni differenti, la stessa situazione che nel 2020 ha dato il primo impulso al boom dei viaggi a breve raggio, e oggi come allora, questa è un’opportunità da non perdere per molte località italiane.
Dal 2020 ad oggi, molte cose sono cambiate, e l’ospitalità ha imparato molto dal passato, presentando agli ospiti un’offerta variegata, integrata e connessa con il territorio, in alternativa ai viaggi internazionali. Gli italiani che preferiscono rimanere in Italia, infatti, non vivono questa scelta come un piano B, ma come un’opportunità per scoprire territori che spesso si accantonano perché “tanto ci si può andare sempre”. Ecco, questa è l’occasione giusta per andarci, scoprirli, esplorarli.
Guardando ai numeri dei ponti di primavera borghi, aree rurali, entroterra e piccole realtà questa estate vivranno picchi di affluenza.
Viaggi last minute

Parallelamente, l’offerta deve adeguarsi anche ad un altro trend che ha preso piede negli ultimi mesi, e che in realtà va piuttosto in contrasto con la tendenza degli ultimi anni: le prenotazioni last minute. Figlie anch’esse dell’incertezza geopolitica, rappresentano una delle metodologie di partenza più diffuse, con conseguenti attenzioni ed elasticità da parte degli operatori. Infatti solo così, si può rispondere ad una domanda che giunge a ridosso dell’arrivo.
In questo senso, creare un’offerta duttile, flessibile e che non richieda una pianificazione troppo anticipata è la strategia vincente. Per riuscirci, è necessaria una sinergia con il territorio che permetta di offrire servizi estemporanei, piani mutevoli e soluzioni diversificate. Il problem solving, insomma, è un elemento fondamentale per riuscire a superare le difficoltà legate a flussi a basso indice di programmazione e prevedibilità.




