Open air al Festival delle Destinazioni: Ubaldo Fusco al panel su sostenibilità e Open Air

Il 19 maggio a Roma ha aperto i battenti la prima edizione del Festival delle Destinazioni, nuovo appuntamento B2B dedicato alla governance del turismo territoriale e alla promozione delle identità locali. La sede scelta — il Nazionale Spazio Eventi di via Palermo — ha ospitato dalle 13 alle 20 una giornata intensa di panel, workshop e momenti di networking, con circa 50 relatori provenienti dal mondo istituzionale e imprenditoriale.

L’evento nasce da un’idea di Paolo Garlando, marketing e project manager attivo nei settori del turismo, dello sport e degli eventi, ed è sostenuto da BesTime Tourist Plan Machine. Il programma ha toccato otto temi chiave del turismo contemporaneo: governance delle destinazioni, formazione professionale, turismo MICE, innovazione digitale e intelligenza artificiale, sostenibilità, turismo luxury e open air, infrastrutture e accessibilità, e utilizzo dei dati per la destagionalizzazione. Tra gli invitati, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio e la presidente di ENIT Alessandra Priante, insieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni turistiche nazionali.

Un evento che si candida a diventare un appuntamento fisso per chi lavora sulle destinazioni: non una fiera, non un convegno tradizionale, ma un luogo di confronto strategico tra pubblico e privato sul futuro del turismo italiano. E tra i protagonisti della giornata, il comparto open air ha avuto voce diretta grazie alla presenza di Ubaldo Fusco, vicepresidente nazionale di FAITA Federcamping, nel panel dedicato alle nuove frontiere del turismo sostenibile, luxury e wellness.

L’open air nel panel sulla sostenibilità. Il panel delle 16:05 ha messo a fuoco un tema che il settore outdoor conosce bene: come coniugare sostenibilità ambientale, offerta di qualità e nuove esigenze di un ospite sempre più attento. Al tavolo, insieme a Ubaldo Fusco di FAITA Federcamping, Valerio Lucciarini De Vincenzi (Rete Comuni Sostenibili), Guido Guarino (CETS – Ente Parco Nazionale del Vesuvio), Danilo Beltrante (Vivere di Turismo), Renzo Iorio (Federterme Confindustria) e Pasquale Ciurleo (Presidente Nazionale EPLI – Ente Pro Loco Italiane). Una composizione che riflette la trasversalità del tema: sostenibilità non è più una nicchia, ma una condizione strutturale dell’offerta turistica, e il comparto open air è uno degli interlocutori naturali di questo dibattito.

Il messaggio è netto: l’open air non è più un comparto extra-alberghiero. È il secondo asset ricettivo italiano, con 74 milioni di presenze e circa 8 miliardi di fatturato. Un settore che nel post-Covid è cresciuto strutturalmente, evolvendo dal campeggio tradizionale verso glamping e case mobili, e che oggi risponde a una domanda precisa: esperienze autentiche a contatto con la natura.

Destinazioni identitarie minori, non destinazioni minori. I campeggi si trovano spesso dove il turismo di massa non arriva — e questo è un vantaggio. Realtà come il Lago di Garda e Cavallino-Treporti dimostrano che è possibile generare flussi importanti senza snaturare i territori. La chiave sono le “destinazioni identitarie”: autenticità, gastronomia locale, accoglienza radicata. Il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come patrimonio immateriale rafforza questa visione: il cibo nasce e si consolida nei luoghi piccoli, e l’integrazione tra ospitalità open air ed enogastronomia locale è una leva concreta di attrattività e sostenibilità culturale.

Destagionalizzazione vera. Il turismo lento trasforma campeggi e villaggi in hub outdoor attivi oltre la stagione estiva, distribuendo i flussi nel tempo e riducendo la pressione sui picchi. Le strutture open air generano inoltre economie locali, creano occupazione e sostengono filiere e servizi nei piccoli comuni, con effetti moltiplicatori sull’indotto territoriale.

Sostenibilità senza retorica. Valerio Lucciarini De Vincenzi della Rete dei Comuni Sostenibili ha messo in guardia dall’uso inflazionato del termine: la sostenibilità va misurata, coordinata tra attori locali, calata in reti territoriali concrete. Una visione che il settore open air pratica da tempo sul campo, dove sostenibilità non è un’etichetta di marketing ma una condizione operativa quotidiana nella gestione delle risorse, nel rapporto con il territorio, nella costruzione di un’offerta che duri nel tempo.

Autore
  • Sara Alvaro

    Calabrese di nascita e romana di adozione, collabora per giornali online generalisti e di settore dal 2007 e per alcuni è stata anche responsabile editoriale. Oggi è Social Media Manager di Faita Federcamping e responsabile di redazione Camping Management

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