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Astroturismo e Open Air: fotografia di un settore in crescita

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Quello tra astroturismo e Open Air è un legame naturale, che trova la sua ragion d’essere nella natura stessa dei due comparti. Si tratta di un legame da approfondire e valorizzare, poiché in grado di destagionalizzare e decentrare i flussi, creando nuove destinazioni e facendo conoscere territori ancora sconosciuti e poco battuti.

L’astroturismo in Italia

Astroturismo e Open Air

L’astroturismo nasce dalla passione per la volta celeste, e dalla ricerca di quei luoghi che, lontani dai centri urbani, consentono di ammirare le stelle circondati dal buio e dal silenzio della natura. Solo lontano dall’inquinamento luminoso, infatti, si riescono a vedere distintamente astri, pianeti e scie luminose in cielo. A voler vivere esperienze di questo tipo sono sempre più appassionati, che in Italia iniziano ad organizzarsi e unirsi in gruppi. In base al movimento delle stelle, ogni anno ci sono periodi durante i quali è possibile ammirare fenomeni astrologici particolari o più intensi del solito.

Si tratta di veri e propri eventi che, tra gli amanti del cielo, riscuotono un successo notevole. Ne sono degli esempi le notti del 21 ottobre, 20 novembre e 20 dicembre 2025, considerate particolarmente propizie per ammirare chiaramente la volta celeste grazie all’assenza della luna. Altri eventi imperdibili, nel calendario astroturistico 2025 saranno: il passaggio delle Geminidi, le famose “stelle di Natale”, dal 4 al 17 dicembre; lo spettacolo delle scie luminose il 13 e il 14 dicembre; l’apparizione delle costellazioni del Toro, della Cintura di Orione e dei Gemelli.

Proprio per seguire le stelle, quindi, gli astroturisti si muovono e si spostano, senza guardare altri aspetti se non i movimenti celesti. Questo vuol dire che possono crearsi flussi anche in bassa stagione, e che le zone più rurali e meno battute possono diventare la location ideale per gli appostamenti con telescopio e binocolo.

Destinazione Valtellina

Astroturismo e Open Air

Una destinazione che in materia si sta facendo notare è la Valtellina. Questa zona, caratterizzata da ampie vallate con pochi centri urbani, una natura incontaminata e poco inquinamento luminoso, sta diventando una delle mete preferite dagli appassionati. Qui, già ad un’altitudine di 1.200-1.500 metri si creano le condizioni ideali per ammirare il cielo e vivere un’esperienza indimenticabile. Le location più gettonate sono Ponte in Valtellina, con il suo Osservatorio astronomico Giuseppe Piazzi, Trivigno, la Valchiavenna, la Val di Rezzalo, Livigno e la Valmalenco.

Quest’ultima è particolarmente interessante perché, oltre alle stelle e ai fenomeni astrologici riconosciuti scientificamente, sono stati avvistate anche presenze luminose misteriose. Dunque tra astroturismo prettamente scientifico, appassionati del mondo alieno ed escursionisti alla ricerca di esperienze immersive nella natura notturna, la Valtellina spicca come una destinazione interessante.

Astroturismo e Open Air

Astroturismo e Open Air

Una caratteristica molto positiva dell’astroturismo, che lo rende anche estremamente versatile e adattabile a diversi tipi di contesto, riguarda la sua affiancabilità ad altre attività all’aria aperta. In particolare, ai viaggiatori dell’astroturismo piacciono molto le passeggiate al tramonto, le escursioni lungo sentieri panoramici o dall’alto valore storico, così come le esperienze alle prime luci dell’alba. L’astroturismo, in questa accezione, diventa volano di moltissime altre opportunità outdoor che ben si sposano con l’Open Air.

Infatti fermarsi a guardare le stelle è un’azione strettamente connessa con il mondo del camping, e un’attività semplicissima da realizzare, per cui bastano una sedia, una tenda e la natura. Immaginando livelli ulteriori si può arrivare a coniugarlo al glamping nel verde con tetti affacciati sul cielo, ad escursioni organizzate con guide specializzate, ad esperienze per i più piccoli e tanto altro. Anche a livello di etica, i due comparti sono vicinissimi, se non addirittura combacianti. Solamente incentivando una maggiore sostenibilità turistica, una migliore accessibilità ai luoghi e alle location dell’astroturismo, infatti, si può sviluppare questo settore.

Proprio per questo, la promozione e la valorizzazione dei territori, la creazione di destinazioni che non siano solamente geografiche, ma anche semantiche, e l’attuazione di strategie sinergiche tra gli operatori turistici sono aspetti fondamentali per far crescere ancora di più l’astroturismo in Italia e affermare il nostro Paese come una destinazione di punta del settore.

Turismo nel Mezzogiorno: la cultura traina i flussi stranieri, ma serve rilanciare la domanda domestica

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Nel 2024 la domanda del turismo nel Mezzogiorno si è dimostrata dinamica e vivace.  A trainare il comparto è principalmente il turismo culturale, cui si deve il 53% dell’intero volume. Si tratta di una percentuale in crescita del 4,1% rispetto al 2023, che da un lato evidenzia la fortissima attrattiva del Sud Italia agli occhi degli stranieri, mentre dall’altro sottolinea la necessità di rilanciare la domanda domestica.

Il turismo nel Mezzogiorno

turismo nel Mezzogiorno

Il turismo nel Mezzogiorno rappresenta una delle risorse più importanti per l’economia ed è sostenuto principalmente da un pubblico straniero, mentre l’area risente di un calo di flussi interni. A dirlo sono i dati di SRM, centro studi e ricerche collegato a Intesa San Paolo, secondo cui i flussi turistici del 2024 sono stati letteralmente trainati dal turismo culturale, che ha coperto il 53% degli arrivi totali. Questo dato supera del 4,1% il risultato del 2023, e conferma l’interesse crescente dei viaggiatori nelle tradizioni, nell’arte e nel patrimonio culturale del Sud Italia.

In particolare, la cultura rappresenta il 44% delle presenze complessive (in Italia arriva al 42%) del Mezzogiorno, che nel 2024 hanno superato i 40 milioni, di cui: 3,6 milioni nei comuni a vocazione culturale; 36,4 milioni nei comuni a vocazione marittima o montana collegati al culturale. Se a questi numeri si aggiungono i risultati delle grandi città, caratterizzate da un turismo multidirezionale che include anche quello culturale, si arriva al 53% di cui sopra.

Campania regina del turismo culturale del Sud

turismo nel Mezzogiorno

I dati appena esposti riguardano tutto il Mezzogiorno, ma è importante specificare che la regione che più beneficia degli effetti del turismo culturale è la Campania, dove l’impatto della cultura pesa nella misura del 67% sulla totalità dei flussi. A livello regionale, le presenze legate al turismo culturale nel 2024 sono state pari a 10,5 milioni, pari al 26% del totale del dato meridionale. In Campania le presenze totali ricollegabili alla cultura rappresentano il 49%, con Napoli a far da traino grazie al suo enorme patrimonio e agli eventi.

Se si considerano anche i dati delle grandi città, infatti, il peso del turismo culturale arriva al 67% già menzionato. Qui, inoltre, arrivano più stranieri rispetto al resto del Mezzogiorno (61,6% del totale regionale verso il 47,1% del Sud complessivo) e al resto d’Italia (dove gli ospiti stranieri sono circa il 49%). Un altro dato positivo della Campania è quello della permanenza, che arriva a 3,6 giorni.

L’attrattiva culturale della Regione è infatti enorme, e lo dimostrano anche i dati del Ministero della Cultura, che nella top 30 dei luoghi più visitati del 2024 indicano ben 7 siti campani (gli unici del Sud Italia): il Parco Archeologico di Pompei (terza posizione); la Reggia di Caserta (ottava posizione); il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (quindicesima posizione); il Parco Archeologico di Ercolano; il Parco Archeologico di Paestum; il Palazzo Reale di Napoli; Castel Sant’Elmo.

La provenienza dei flussi e l’Open Air

turismo nel Mezzogiorno

I dati che riguardano la provenienza dei flussi turistici del Mezzogiorno parlano di una preponderanza degli stranieri sui viaggiatori domestici, e di una dinamicità fortemente sbilanciata a favore dei primi. Nel 2024, infatti, i flussi internazionali nel Mezzogiorno sono aumentati del 9,9% rispetto all’anno precedente, mentre la domanda interna è scesa dello 0,5%. Se da un lato, quindi, si sta facendo un buon lavoro con la promozione fuori confine, è evidente, dall’altro, la necessità di rilanciare la domanda domestica.

C’è bisogno di migliorare la distribuzione territoriale dei flussi e favorire la destagionalizzazione, per attirare anche una platea nazionale. Solo in questo modo, infatti, il turismo culturale può accrescere la propria importanza e restituire risultati positivi anche in termini di occupazione, inclusione e coesione. Proprio come l’Open Air, anche il turismo culturale sembra interessare più agli stranieri che agli italiani, quindi, tuttavia l’adozione di una giusta strategia e un approccio orientato al risultato possono invertire la rotta senza perdere appeal per il pubblico internazionale.

Quello di cui c’è veramente bisogno sono le infrastrutture, i collegamenti e i servizi: il turismo culturale, così come quello Open Air, devono essere supportati da una struttura portante più solida, a cui affiancare una comunicazione più efficace e una direzione che incontri le esigenze di sostenibilità e accessibilità.

Il fattore umano nell’Open Air

Il fattore umano nell’Open Air resta uno degli elementi di maggiore rilevanza nell’accoglienza degli ospiti. Un approfondimento molto interessante su questo argomento si è tenuto al Forum Open Air 2025, dove Barbara Ronchi Della Rocca, Esperta di Galateo e Cerimonialista del Quirinale, ha esposto l’importanza di un’accoglienza umana in un periodo storico in cui il contatto umano sembra venir meno sempre più frequentemente.

Intelligenza artificiale e contatto umano

fattore umano nell'open air

Al giorno d’oggi l’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede sia nella vita quotidiana che nella gestione aziendale. Molti processi sono affidati agli algoritmi e spesso il lavoro dell’uomo viene messo in secondo piano. Esistono alcuni contesti però, in cui l’intelligenza artificiale non solo non può arrivare, ma non è nemmeno in grado di eguagliare la controparte umana, ad esempio l’accoglienza. Quando si viene accolti con un sorriso, una parola gentile e un atteggiamento disponibile, la risposta non può che essere positiva.

Per questo il fattore umano nell’accoglienza turistica assume un ruolo ancor più rilevante, oggi che (quasi) tutto viene affidato alle macchine e alla tecnologia. Questo non vuol dire che la digitalizzazione e lo sviluppo tecnologico siano da demonizzare, anzi. Il loro contributo allo sviluppo e alla gestione aziendale resta centrale per la competitività sul mercato e per massimizzare i profitti, ma lo è ancor di più per permettere agli addetti all’accoglienza di dedicarsi al 100% alle esigenze del cliente. Solamente grazie ad un software gestionale che funziona bene, infatti, è possibile risolvere problematiche di ogni tipo, fare prenotazioni, aiutare i clienti nella migliore gestione della loro permanenza in struttura.

L’importanza del fattore umano nell’Open Air

Barbara Ronchi Della Rocca, nel suo intervento, incentrato sulla filosofia dell’accoglienza, ha sottolineato le caratteristiche necessarie per garantire la miglior esperienza possibile ai propri ospiti: atteggiamento positivo, problem solving, approccio emozionale. Riguardo proprio l’emozionalità, è importante capire che, sebbene sia positivo simpatizzare con le emozioni dei clienti, queste non devono prendere il sopravvento. In questo senso, l’empatia non va d’accordo con la gestione dell’accoglienza. 

La formazione professionale

fattore umano nell'open air

Quando si va in vacanza si hanno aspettative e bisogni maggiori rispetto a quando si è a casa. Proprio per questo, chi accoglie i turisti deve essere propositivo e adeguato. In questo senso, la formazione tecnica ricopre un ruolo cruciale per lo svolgimento del lavoro, ma deve rimanere nascosta rispetto alla comunicazione con il cliente. Questi, infatti, non deve accorgersi di tutti quei processi che portano alla prenotazione di un’attività, alla gestione di un ritardo o alla soluzione di un problema.

Gli addetti all’accoglienza, quando si trovano davanti un cliente, devono necessariamente mostrarsi professionali ma allo stesso tempo vicini emotivamente alle esigenze che egli sta manifestando. Si devono dare spiegazioni chiare e inequivocabili, e creare un ambiente in cui la percezione del servizio riesca ad arrivare prima del servizio stesso. In questo modo, la qualità dell’esperienza del cliente migliora considerevolmente, anche se dovrà aspettare in fila o il suo bisogno non potrà essere soddisfatto. La formazione tecnica all’accoglienza è fatta di soft skills e hard skills.

Da un lato ci sono il vestiario, l’immagine estetica, il sorriso, la gentilezza, l’educazione e il rispetto. Dall’altro le competenze tecniche, il saper utilizzare i software e le tecnologie aziendali, il padroneggiare le abilità specifiche della mansione e la professionalità. Nel settore turistico in generale, e nell’Open Air in particolare, le figure dell’accoglienza sono fondamentali per fidelizzare gli ospiti e garantire un buon soggiorno.

Nel turismo all’aria aperta infatti, il fattore umano ha una rilevanza maggiore rispetto al turismo alberghiero, e il motivo è molto semplice: la clientela Open Air è più attenta al contatto umano, alla conoscenza della comunità locale, all’esperienzialità e alla vicinanza emozionale. Per tutti questi motivi, la formazione è essenziale per garantire un’accoglienza di qualità, capace e rassicurante, che sia al tempo stesso professionale ma non fredda.

Protocollo ESG al Forum Open Air 2025: l’importanza per il settore

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Il Protocollo ESG (environmental social governance) è un argomento tra i più rilevanti del Forum Open Air 2025. Si tratta di un insieme di standard per la valutazione dell’impatto ambientale, sociale e di gestione di un’azienda, grazie al quale le imprese possono ridurre i rischi, migliorare la competitività a lungo termine e rispettare le linee guida e gli obblighi normativi europei. 

Ambiente, responsabilità sociale e governance

Protocollo ESG

Ambiente, responsabilità sociale e governance sono i tre pilastri su cui si basa il Protocollo ESG, un sistema di valutazione che misura la sostenibilità di un’impresa sia dal punto di vista etico che fattuale. I criteri valutano la performance di un’azienda sul piano dell’impatto che questa ha sia sul territorio che sulla comunità locale. Per il comparto dell’Open Air, aderire al Protocollo ESG è di fondamentale importanza, perchè questo consente di migliorare la competitività sul mercato, di ridurre i rischi e di ottenere finanziamenti.

In particolare, per le strutture all’aria aperta esiste un questionario di autovalutazione che consente di capire la propria condizione rispetto ai criteri del protocollo: governance, energia, circolarità, valorizzazione degli elementi naturali (terra, acqua, aria), salute e benessere, educazione, accessibilità. Compilando il form presente sulla piattaforma eambiente.it si può avere una visione integrata della propria performance ESG e avere un punto di partenza dal quale avviare percorsi di miglioramento.  

Protocollo ESG al Forum Open Air 2025

Protocollo ESG

Promuovere la sostenibilità e la responsabilità sociale nel turismo è centrale per garantire un’accoglienza di qualità agli ospiti che ogni anno scelgono le strutture all’aria aperta italiane, e aderire ai criteri ESG è il modo migliore per fornire la miglior esperienza possibile. Come hanno sottolineato anche Federica Vazzola (Auditing & Sustainability Service Line Lead – eambiente) e Assia Aceto (Auditing & Sustainability Specialist eambiente) durante uno dei convegni della seconda giornata del Forum, l’allineamento al protocollo ESG garantisce alle strutture Open Air anche una congruenza con quelli che sono gli standard di Open Air 2030: sostenibilità, efficienza energetica, sostegno sociale e riduzione dell’impatto ambientale.

La sostenibilità nelle PMI

Nell’ambito dell’argomento, è importante sottolineare anche che l’aderenza al protocollo ESG per le strutture Open Air rappresenta anche una maggiore garanzia verso gli enti creditori e le banche. Diversi sondaggi infatti, hanno dimostrato che le aziende che investono in sostenibilità sono più solvibili rispetto a quelle che non lo fanno. Mediamente, il valore aggiunto per addetto in un’azienda che investe nel green si attesta a 83.000 euro annui, rispetto ai 76.000 euro che si ottengono senza investimenti.

Gli aspetti a cui un’azienda deve prestare maggiore attenzione nello sviluppo di una strategia volta alla sostenibilità riguardano da un lato la struttura fisica, e dall’altro la componente umana e intangibile che contribuisce all’esistenza della struttura stessa. Si tratta, quindi, di investire in infrastrutture green, domotica, efficienza energetica e materiali, ma non solo. Il noleggio si sta dimostrando una delle vie migliori per aumentare la sostenibilità aziendale e anche per massimizzare i profitti riducendo i costi. Altrettanto importante è garantire il welfare del personale.

L’attenzione ai dipendenti, infatti, è centrale tanto quanto la cura verso la struttura fisica. Creare un clima sereno, partecipato ed eticamente pulito è la base da cui partire per costruire un’azienda che funziona e dove i dipendenti si sentono parte integrante della stessa.

SETT 2025: Innovazione e sostenibilità al centro del dibattito

L’Europa del turismo Open Air si dà appuntamento dal 4 al 6 novembre 2025 al Parc des Expositions di Montpellier per una nuova edizione del SETT – Salon Européen des Tendances Touristiques.
Oltre 730 espositori e 18.000 visitatori professionali provenienti da tutta Europa trasformeranno i 60.000 m² della fiera in un crocevia di idee, tecnologie e visioni per la prossima stagione turistica.

Un salone che cresce e si rinnova

Il SETT, storicamente nato come Salone delle attrezzature e tecniche del turismo, cambia pelle e assume un respiro sempre più internazionale. La nuova denominazione – Salone Europeo delle Tendenze Turistiche – riflette la volontà di allargare lo sguardo a tutte le componenti del sistema turistico: dall’open air all’hôtellerie, fino alla ristorazione e alla gestione dei servizi territoriali.

“Più di un semplice salone professionale, il SETT è diventato un vero laboratorio di innovazione per l’intero turismo europeo”, ha dichiarato Philippe Robert, presidente della Fédération de l’Hôtellerie de Plein Air Occitanie (FHPA Oc).

Innovazione, sostenibilità e nuove esperienze

Tra le aree più visitate spiccano quelle dedicate agli alloggi in affitto e insoliti, alle piscine e al benessere, alle attrezzature per la ristorazione, agli spazi verdi e ai servizi digitali per la gestione sostenibile delle strutture.
Una vetrina che unisce imprese, amministrazioni e operatori in cerca di soluzioni concrete per l’efficienza energetica, la gestione delle risorse idriche e la valorizzazione paesaggistica.

L’edizione 2025 segna anche un avvicinamento tra open air e settore HORECA, grazie alla collaborazione tra FHPA Oc e UMIH Occitanie: due mondi complementari che si incontrano per ridefinire insieme il concetto di ospitalità, sostenibilità e accoglienza.

L’intelligenza artificiale protagonista

Tema portante di quest’anno sarà l’intelligenza artificiale.
Sei conferenze esploreranno le applicazioni pratiche dell’IA nella gestione dei campeggi e delle strutture turistiche: dal marketing personalizzato alla relazione con i clienti, fino alla manutenzione e alla comunicazione.
Tra i titoli più attesi: “Reinventare il proprio campeggio con l’IA”, “L’IA al servizio delle recensioni dei clienti” e “L’IA ovunque: come utilizzarla nella gestione del vostro campeggio”.
Un’occasione per capire come la tecnologia possa migliorare i processi e rendere l’esperienza degli ospiti sempre più fluida e personalizzata.

Premi, networking e opportunità

Il SETT non è solo esposizione, ma anche formazione e networking.
Durante la settimana saranno assegnati i Sett d’Or 2025, che premiano le innovazioni europee più significative per l’ospitalità all’aria aperta, e i Sett Awards 2025, dedicati alla creatività dei gestori di campeggi in categorie come ecologia, animazione, spazi verdi e accoglienza familiare.

Al Forum Open Air 2025 focus sul cicloturismo

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Un interessante focus sul cicloturismo ha posto l’attenzione del Forum Open Air 2025 sullo sviluppo di questo settore, sulle sue potenzialità future e sulle enormi opportunità che porta con sé per l’intero comparto. A parlarne è Ilaria Fiorillo, esperta di cicloturismo e bike influencer.

Un settore in continuo mutamento

Focus sul cicloturismo

La domanda del turismo all’aria aperta evolve di giorno in giorno, e i suoi cambiamenti stanno influenzando profondamente l’intero comparto dell’Open Air. Gli ospiti sono sempre più attenti, dinamici e alla ricerca di esperienze autentiche. Quello che vogliono da una vacanza è l’emozione, l’attività, la partecipazione. Allo stesso tempo però, non vogliono rinunciare al comfort, al benessere e ai servizi. I turisti moderni fanno caso a tantissimi aspetti diversi dell’ospitalità, dalla sostenibilità all’autenticità, e per fidelizzare e attrarre nuovi ospiti, le strutture all’aria aperta non devono far altro che soddisfare i loro bisogni.

Creare il giusto equilibrio tra natura, innovazione, ospitalità, sport, alimentazione e benessere è la sfida principale che gli operatori dell’Open Air devono fronteggiare per rispondere alle esigenze dei turisti di oggi. Tra tutti, soprattutto dei cicloturisti, che rappresentano un’area di mercato interessante nel panorama outdoor. 

Focus sul cicloturismo in Italia

Focus sul cicloturismo

A puntare i riflettori sul cicloturismo italiano è Ilaria Fiorillo, esperta di cicloturismo e bike influencer. Durante il suo intervento al Forum Open Air 2025, la Fiorillo ha presentato alcuni numeri che ben descrivono la rilevanza del cicloturismo nel panorama italiano: 89 milioni di presenze nel 2024; i cicloturisti hanno rappresentato il 10% del totale dei turisti in Italia nel 2024; il settore ha generato un indotto economico diretto di 9,8 miliardi di euro; il cicloturismo ha registrato una crescita del 54% rispetto al 2023. L’Italia è la destinazione più richiesta dai cicloturisti in Europa, seguita da Francia e Germania. Proprio dalla Germania arriva in Italia una fetta consistente di turisti, che mediamente si fermano sul territorio per 7 giorni, spendendo circa 128 euro al giorno. 

Digitalizzazione del cicloturismo

Pensare al cicloturismo solamente come una pedalata è fortemente riduttivo e limitante. Il settore, infatti, si giova enormemente degli sviluppi tecnologici e della digitalizzazione, e sta evolvendo in molti sensi. Ne sono un esempio le numerose app specifiche, le e-bike e persino i network che stanno nascendo. Per citarne uno, si può fare riferimento al DINAClub, il primo network di ricarica dedicato alla bicicletta a pedalata assistita, che si rivolge alla domanda di soluzioni e di servizi per le e-bike.

Altrettanto di successo risultano essere le applicazioni che indicano i tracciati migliori, i percorsi da seguire e persino le aree di sosta, i punti ristoro e le attrattive turistiche che si trovano lungo la strada. In questo senso, il cicloturismo va molto al di là della semplice pedalata in bicicletta, e assume un carattere più moderno, qualitativo e richiedente. Soddisfare le esigenze dei cicloturisti, quindi, rappresenta un’opportunità di crescita enorme per il settore dell’Open Air.

Cicloturismo e Open Air

Focus sul cicloturismo

Ad accomunare il cicloturismo e l’Open Air sono molti punti, che vanno dall’autenticità alla sostenibilità, dal contatto con la natura all’attività motoria, dalla vicinanza con il territorio all’esperienzialità. In questo senso, l’accoglienza Open Air diventa una vera e propria estensione del viaggio in bicicletta, che comunque può assumere forme diverse e non necessariamente seguire un itinerario a tappe. Le strutture Open Air che vogliono avvicinarsi ai cicloturisti, infatti, possono farlo in vari modi: realizzando un ricovero notturno per le bike; mettendo a disposizione degli ospiti servizi di manutenzione e ricarica; fornendo agli ospiti mappe, itinerari e consigli mirati; organizzare attività outdoor di avvicinamento al territorio.


Così facendo, il cicloturismo non è più solamente una nicchia, ma si apre anche agli ospiti più stabili e sedentari, che possono approcciare al mondo delle bike con escursioni guidate e percorsi di prossimità. I più esperti invece, possono creare itinerari da una struttura all’altra, visitando lungo il percorso le bellezze del territorio e assaporando la cucina locale durante le pause. Il cicloturismo  diventa così il volano per un turismo più sostenibile, autentico e immersivo, in grado di attrarre ospiti per periodi più lunghi e di incentivare anche numerose sinergie tra gli operatori del territorio.

Al Forum Open Air 2025 il futuro dell’ospitalità all’aria aperta: come evolverà il settore nei prossimi 10 anni.

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Come sarà il futuro dell’ospitalità all’aria aperta nei prossimi 10 anni? Questo è stato uno degli argomenti di maggiore interesse del Forum Open Air 2025 che, tra filosofia del viaggio, cultura sociale e sviluppi tecnologici, ha tracciato il percorso che il settore dovrebbe seguire nel prossimo decennio per rimanere competitivo, attrattivo e di rilievo. 

Open Air in Italia: una storia di evoluzione green

Futuro dell'ospitalità all'aria aperta

Nel corso del tempo, la vacanza all’aria aperta è passata dall’essere una vacanza economica e basica, caratterizzata da praticità e spirito di adattamento, ad una modalità che coniuga il contatto con la natura, senza rinunciare al comfort. L’evoluzione è stata notevole, tanto che oggi nelle strutture Open Air non si trovano più solamente piazzole di sosta e tende, ma sono diverse le soluzioni alloggiative disponibili: lodge tent, mobil home, bungalow, bubble, case sull’albero.

La massima espressione di come è cambiato il settore negli ultimi decenni è senza ombra di dubbio il glamping, una versione lussuosa e confortevole del camping, che tiene anche conto dell’impatto sull’ambiente e di una certa estetica. Oggi infatti, il design, la sostenibilità e l’instagrammabilità sono tra gli elementi a cui si dà maggior risalto nell’accoglienza Open Air. Gli ospiti delle strutture all’aria aperta sono cambiati, si sono evoluti, e con loro è mutato anche il settore stesso.

Il futuro dell’ospitalità all’aria aperta

Futuro dell'ospitalità all'aria aperta

Tra 10 anni però, anche il glamping potrebbe aver esaurito la sua spinta, e il settore si troverà di fronte un pubblico ancora diverso. Ne ha parlato al Forum Open Air 2025 Višen Slamar – Architecture & Interior Studio, Tissa&Partners: “Gli ospiti di domani saranno per il 24% gli appartenenti alla Generazione Z, e per il 23% gli appartenenti alla Generazione Alfa”. Bisognerà andare incontro ai loro bisogni e valorizzare gli aspetti che tengono in maggior considerazione, quindi, per continuare ad essere competitivi nel settore.

In particolare, gli argomenti che nel futuro del settore saranno più rilevanti riguardano: l’esperienza, che avrà più peso del prezzo, se di alta qualità; l’autenticità, che avrà la meglio sull’artificialità; il design e l’estetica, che vinceranno sul basic; la digitalizzazione; il km 0 e il patrimonio locale; il benessere psicofisico attivo, che prevarrà sulla vacanza sedentaria; la sostenibilità, che assumerà un ruolo centrale nel settore; l’attenzione all’alimentazione, ai percorsi sensoriali, alla meditazione.

Gli adolescenti del 2025, domani rappresenteranno la gran parte della domanda e dell’offerta, tanto da ospiti quanto da operatori. Per queste generazioni lo storytelling assume un rilievo sempre maggiore, e di conseguenza, saper raccontare un territorio sarà la chiave per renderlo attrattivo. Già da ora, infatti, le esperienze immersive, che fanno vivere in prima persona attività e tradizioni, sono il principale elemento di spinta verso una destinazione. In questo senso, non si deve sottovalutare la cosiddetta “gamification” della destinazione, ossia la capacità di intrattenere, interessare e coinvolgere il pubblico anche attraverso challenge sui social, viralità e trend topic.

Il ruolo della cultura nella motivazione della vacanza

Futuro dell'ospitalità all'aria aperta

Il ruolo della cultura diventerà quindi centrale nella motivazione della vacanza, e per il futuro dell’ospitalità all’aria aperta, e assumerà un carattere ancora più preponderante rispetto al passato. Come spiega Ernesto Di Rienzo, Docente di Antropologia del turismo all’Università di Tor Vergata, “Il turismo è un fenomeno complesso, che richiede approcci multidisciplinari e soluzioni complesse”. L’offerta, come si sa, deve soddisfare i bisogni della domanda, la quale è guidata dalla cultura, che definisce i confini del desiderabile soggettivo. Per questo, un approccio antropologico al turismo è tanto importante quanto le indagini di mercato, le strategie di marketing e gli aspetti più tecnici.

In futuro si guarderà molto più ad aspetti a cui oggi si presta un’attenzione marginale, così come oggi si dà rilievo a cose a cui in passato non si pensava minimamente. Il turista contemporaneo è diverso da quello di ieri e da quello di domani per motivi sia culturali che sociali.

Oggi, infatti, il viaggio non è più solamente gestione del tempo libero, ma un qualcosa attraverso cui le persone si descrivono e si identificano. Ne fa fede la presenza fissa del settore turistico sulle principali testate giornalistiche, nelle homepage dei social network e nelle conversazioni tra amici, ma anche la diffusione dei prestiti per i viaggi e il fatto che, pur di non rinunciare a partire, sono in molti ad indebitarsi. Questo trend aumenterà ancora nei prossimi 10 anni, e per come si va configurando il turista post-moderno, l’Open Air saprà rispondere meglio di altri comparti alle esigenze del futuro.

L’Open Air è il turismo del futuro

Non è affatto eccessivo affermare che l’Open Air rappresenti il turismo del futuro, in quanto il comparto va incontro ai bisogni sia dei turisti di oggi che a quelli di domani, intercettando e anticipando esigenze e trend. Lo fa abbattendo le barriere sociali, creando comunità territoriali che vanno oltre la geografia e i confini burocratici, valorizzando i territori e il loro patrimonio sia culturale che umano, sia ambientale che tradizionale. L’Open Air, in particolare, soddisfa il bisogno di autenticità, esperienzialità, natura, rapporti sociali, sostenibilità e ricerca del benessere, che caratterizza il viaggiatore moderno e che sarà ancora più forte nel futuro prossimo. 

Riparte il trekking in Italia: autunno la stagione migliore

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Con l’autunno riparte il trekking in Italia e fa incetta di escursionisti. Fare lunghe passeggiate immersi nella natura, circondati da paesaggi montani e panorami incontaminati è il motivo che spinge sempre più persone ad avvicinarsi a questa realtà, che in autunno sfoggia il suo abito migliore. Grazie anche al ritrovato fascino del foliage, i trekking autunnali diventano meta prediletta di un numero sempre crescente di viaggiatori, sia di prossimità che internazionali.

Riparte il trekking in Italia

Riparte il trekking in Italia

In passato i sentieri di trekking italiani erano frequentati principalmente da escursionisti esperti, e i percorsi erano decisamente poco battuti. Con il passare del tempo però, è diventata una componente rilevante del turismo all’aria aperta. In particolare, hanno contribuito al suo boom tra i viaggiatori sia italiani che stranieri:

  • il rilancio del turismo montano,
  • una maggiore ricerca di spazi aperti,
  • un avvicinamento alle tematiche ambientali,
  • il boom social dei luoghi segreti e instagrammabili,
  • lo sviluppo del turismo lento.

Grazie alla congiuntura di tutti questi elementi, il trekking è riuscito ad emergere e farsi notare nel panorama delle attività all’aria aperta, e sta aumentando progressivamente il numero di appassionati che vanno da quelli che si limitano a fare escursioni semplici e brevi, a quelli che dedicano ai percorsi vacanze intere.

La stagione autunnale in Italia

Riparte il trekking in Italia

La stagione autunnale è la più indicata per il trekking, e nel suo exploit moltissimo hanno fatto i social. Il foliage, infatti, che da sempre affascina chi vive boschi e foreste in autunno, è diventato famoso e improvvisamente i sentieri si sono riempiti di un pubblico più giovane e meno esperto, attirato da scorci suggestivi e vedute panoramiche degne di una cartolina. Il trekking in Italia rappresenta una fetta sempre più importante del turismo Open Air, e sebbene la principale componente di appassionati sia ancora prevalentemente straniera, anche gli italiani iniziano ad avvicinarsi a questa realtà. Inoltre, molto è stato fatto in termini di manutenzione e messa in sicurezza dei percorsi e dei sentieri, il che giova sicuramente in termini di affluenza.

Riparte il trekking in Italia: l’esempio della Liguria

Una regione che più di altre sta puntando proprio sui sentieri per destagionalizzare i flussi turistici e decentrare gli arrivi anche in zone meno famose, è la Liguria. In particolare, grazie al recupero di antiche vie storiche e alla manutenzione dei sentieri per renderli più accessibili e inclusivi, agli ospiti si apre un ventaglio davvero ampio di possibilità.

Grazie inoltre all’efficiente rete ferroviaria regionale, i trekkers possono avvicinarsi e rientrare con comodità dal percorso individuato sfruttando i mezzi pubblici. Nel 2024 sono stati portati a termine ben 442 interventi di sicurezza sui percorsi di trekking regionali, e l’azione continua anche nel 2025, con un totale provvisorio alla fine di settembre pari a 407. Anche sul piano dei soccorsi sono stati predisposti interventi di miglioramento e di incremento, al fine di garantire a tutti la miglior qualità dell’esperienza.

Il trekking come volano di un turismo più sostenibile 

Riparte il trekking in Italia

Il trekking, per le sue caratteristiche intrinseche e per i suoi valori, si può identificare come un vero e proprio volano per un turismo più sostenibile. Questa attività all’aria aperta, infatti, avvicina al nostro Paese una clientela più consapevole e attenta all’impatto ambientale del turismo. Inoltre, lo sviluppo, la promozione e la valorizzazione del territorio sentieristico e dei percorsi di trekking permettono di incentivare un turismo non più legato ai mezzi privati, ma che può sfruttare i mezzi pubblici.

Così facendo, si riduce il numero di auto nelle destinazioni turistiche, si intasano meno le strade e si creano meno ingorghi, con una conseguenza diretta sull’inquinamento. A cascata, migliora l’esperienza dei viaggiatori e si ha la possibilità di gestire meglio i flussi turistici. Infine, la vicinanza con la natura e lo stretto contatto con l’Open Air, fanno del trekking una delle attività su cui puntare maggiormente per far conoscere territori meno battuti e frequentati, e per valorizzare anche le zone ancora autentiche e sconosciute ai viaggiatori internazionali.

Forum Open Air 2025 per valorizzare i territori: tre esempi di governance condivisa

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Valorizzare il territorio attraverso una governance condivisa vuol dire creare una sinergia integrata e comune tra imprese, amministrazioni e cittadini. Questo tema è stato sviluppato nel corso del Forum Open Air 2025 di Roma. Nella tre-giorni di evento si è discusso ampiamente di molte delle tematiche proprie del settore con strategie vincenti ed esempi da seguire, tra queste la governance condivisa ha avuto eco nell’esposizione di case history di successo.

Di seguito  i tre esempi di territori che, unendo forze ed energie di più attori della filiera turistica hanno saputo trarre valore e creare una destinazione d’eccellenza.

Cosa vuol dire valorizzare il territorio attraverso una governance condivisa

Per governance condivisa si intende un approccio multidisciplinare ad uno stesso obiettivo da perseguire in sinergia tra molti attori e stakeholders non necessariamente della stessa filiera.
Ci sono da un lato le imprese, che con investimenti privati ed iniziative volte alla promocommercializzazione dei propri beni e servizi, portano professionalità e innovazione.
Ci sono poi le amministrazioni, che sono necessarie per supportare a livello sia normativo che istituzionale la promozione di un territorio e di una destinazione turistica (che non obbligatoriamente coincide con un territorio meramente geografico).
Ci sono, infine, i cittadini, di cui spesso ci si dimentica quando si parla di filiera turistica. I cittadini, infatti, rappresentano la cultura del territorio, l’accoglienza e l’identità locale. Solamente attraverso una governance condivisa da questi tre soggetti si può valorizzare al meglio un territorio coniugando diversi aspetti dell’esperienza turistica in un unico contesto la destinazione stessa: artigianato, autenticità sociale, attività esperienziali, tradizioni, enogastronomia, patrimonio, infrastrutture, impianto normativo, investimenti, promozione.

Tre esempi dal mondo dell’Open Air

Il mondo Open Air si sta dimostrando in grado di incentivare un turismo più sostenibile e consapevole, capace di portare valore sia all’ospite che a chi lo accoglie, non solo economicamente. Questo consente alle strutture di allungare la stagione e aumentare la professionalizzazione, anche grazie al  partenariato tra gli operatori e le istituzioni. Gioca un ruolo importante anche la comunicazione social, che permette di far conoscere il territorio non solo nella bella stagione, ma anche durante il resto dell’anno, creando i presupposti per soggiorni anche fuori stagione.

Cavallino Treporti

A parlare del Parco Turistico di Cavallino Treporti, l’area italiana che nel settore Open Air riscuote il successo maggiore di pubblico, è Mattia Enzo, suo Presidente. L’esempio di Cavallino è emblematico per cogliere tutte le potenzialità di una governance condivisa tra imprese, amministrazioni e cittadini, considerando anche gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni. Qui si è riuscito a creare un ambiente che valorizza sia la natura che la componente umana, sia il patrimonio culturale e artistico che le tradizioni, in un equilibrio invidiabile tra digitalizzazione e contatto umano, tra professionalità e accoglienza.

Destination Verona Garda

Un altro esempio veneto è quello di Destination Verona Garda, che il suo Presidente, Paolo Artelio, ha presentato come un progetto che ha portato già ottimi risultati, ma che ha ancora enormi margini di performazione. In questo caso, si è messa in atto un’evoluzione che ha portato un territorio non delimitato da confini geografici a diventare una smart tourist destination, dove vivere esperienze autentiche e poter scoprire un territorio che, sulla carta, è diviso in due aree geografiche.

Per creare questa nuova destinazione, che comprende la zona del Lago di Garda e le 4 principali aree della provincia di Verona ( Lessinia, Pianura dei Dogi, Soave-Est Veronese e Valpolicella), si è partiti dall’esperienza di Visit Valencia. Il tema dell’esperienza è stato portato al centro della promozione turistica, e attorno ad esso è stata costruita una rete fatta di persone, istituzioni e progetti condivisi.

Zoom Bioparco Torino

Più che una destinazione vera e propria, Zoom Bioparco di Torino è un attrattore turistico, che nel 2024 ha registrato circa 650.000 ingressi. Si tratta di un risultato più che positivo, superato solamente, nella città di Torino, dal Museo Egizio e dal Museo del Cinema. Da semplice zoo, questo spazio ha fatto un salto di qualità aggiungendo l’esperienza a stretto contatto con gli animali, avvicinandoli agli ospiti e integrando gli ospiti nel Bioparco stesso. Lo ha fatto tramite l’introduzione graduale di 56 unità abitative, che oggi formano un vero e proprio Glamping nel Parco.  Gli ospiti che alloggiano qui spendono circa 258 euro pro-capite, e oltre a vivere il Parco, visitano anche i dintorni e la città di Torino, portando un indotto positivo su tutto il territorio. Anche in questo caso, la sinergia tra operatori diversi ha portato ad una case history di successo.

Forum Open Air 2025: strategie turistiche data-driven

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Le strategie turistiche data-driven rappresentano il futuro della gestione d’impresa, grazie alla loro capacità di unire l’analisi del dato con le esigenze specifiche degli ospiti

Strategie turistiche data-driven: cosa sono

Quando si parla di strategie turistiche data-driven ci si riferisce a strategie gestionali basate sull’analisi dei dati statistici raccolti e sulla loro elaborazione in termini pratici. Raccogliere dati, studiarli ed utilizzarli per sviluppare una visione strategica che sia al tempo stesso approfondita e integrata delle dinamiche di mercato serve alle imprese per valutare le performance passate e migliorare quelle future. Questo processo va ben oltre la semplice lettura dei dati, e si spinge dal monitoraggio dei singoli processi fino a intere strategie commerciali, promozionali e di investimento. Soprattutto grazie all’Intelligenza Artificiale, oggi analizzare i dati dei flussi turistici è molto più facile ed immediato, e proprio la creazione di una banca dati in tempo reale rappresenta lo strumento più efficace da cui partire per orientare la propria strategia turistica.

L’analisi CISET sulla cultura del dato

A confermare che la cultura del dato è oggi la chiave per governare il cambiamento del futuro nel settore turistico in generale, e nell’Open Air nel dettaglio, è anche il CISET cà Foscari (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica). Come ha spiegato Valeria Minghetti – Responsabile Area Ricerca del CISET, la competitività oggi sta nella capacità di interpretare le informazioni. Se si interpretano in modo corretto i dati che si raccolgono, infatti, si possono prendere decisioni più consapevoli. In particolare, i dati comunicano alle aziende informazioni di vitale importanza per la gestione futura e le strategie da adottare:come si muove il mercato, quali sono le esigenze dei turisti, quale la performance della propria struttura, quali i margini di miglioramento su prodotti, servizi e processi. Non serve però solamente sviluppare la tecnologia di raccolta di questi dati, ancora più importante è imparare a contestualizzare il portato da essi restituito. In questo modo, i dati costituiscono il prerequisito necessario per le decisioni operative e si può mettere in atto una vera e propria strategia data-driven.

La sicurezza dei dati

Valeria Minghetti non è stata l’unica ad intervenire sul tema della cultura del dato nel settore dell’Open Air. Anche altri interventi della seconda giornata del Forum, infatti, hanno approfondito l’argomento. In particolare, nel panel “Dal tool alla strategia: approcci sistemici ed operativi per le Imprese Open Air di oggi e del futuro”, moderato da Antonio Festa – Senior Sales Director Hospitality & Tech Industry @Oracle – si è parlato del tema della sicurezza legato alla gestione dei dati. Maneggiare dati che si riferiscono non solo a prezzi e periodi di permanenza, ma anche a età, provenienza e altre caratteristiche dei turisti, è materia assai delicata.

A chi appartengono la proprietà e la titolarità dei dati che provengono da più strutture?

Chi deve essere il responsabile della tutela della privacy degli ospiti e allo stesso tempo diffondere i dati più utili agli operatori del settore? Secondo, Francesco Traverso, CEO & Co-Founder di HBenchmark, la regia deve essere affidata alle associazioni di categoria come Faita Federcamping, organo super partes che può utilizzare i dati in maniera globale e collettiva per comunicare ai suoi associati l’andamento di mercato, gli alti e bassi stagionali e molto altro. In questo senso, è necessario dotare la propria azienda di un software che si faccia garante della sicurezza dei dati. Per fare un esempio, quando si scansiona un documento d’identità, un software affidabile, come quello descritto da Marco di Giampietro, CEO & Founder di NP Technology Slu, trattiene in memoria le immagini solamente per il tempo necessario ad elaborare i dati

Vantaggi e sostenibilità

I vantaggi per un’azienda del settore turistico Open Air che si dota di software di elaborazione dei dati, e che basa la sua strategia sull’approccio data-driven, sono numerosi. Da un lato ci sono quelli legati strettamente alla sfera decisionale, che come si è visto riguardano una maggiore consapevolezza e una maggiore fonte di informazioni utili. Dall’altro ci sono quelli legati alla sostenibilità sia ambientale che sociale. Una struttura digitalizzata permette infatti di migliorare il contatto con il cliente grazie al tempo che si guadagna con i processi digitali, dal check-in alle prenotazioni delle attività outdoor, dalla gestione delle lamentele ai pagamenti. Inoltre, anche in termini ambientali si va incontro ad un risparmio notevole, eliminando gran parte dei moduli cartacei. Secondo uno studio americano, in un solo anno una singola struttura di medie dimensioni può risparmiare fino a 6 milioni di fogli, che equivalgono a: 78 milioni di litri di acqua in meno consumata; 153 alberi abbattuti in meno; 863 kg di CO2 non emessi; risparmio energetico e in bolletta.

Destination manager: l’importanza della figura nel turismo Open Air

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Il destination manager è una delle nuove professioni del mondo del turismo. In particolare nel contesto Open Air il destination manager può favorire una promozione consapevole dell’accoglienza all’aria aperta, aumentare la qualità dei servizi sia ricettivi che esperienziali e molto altro.

Le figure professionali del turismo

Destination Manager

Il turismo è uno dei pilastri economici che contribuisce alla formazione del PIL italiano. Un settore in grado di generare indotto e guadagni, oltre ad occupazione e immagine internazionale. Oggi però, per continuare ad affermarsi come destinazioni di livello, non basta più fare semplice promozione. Serve una figura più completa ed eclettica, in grado di coniugare il vecchio modo di fare turismo, con il nuovo: il destination manager.

Destination manager

La figura del destination manager si potrebbe definire come “regista della destinazione turistica”, che muove i fili di tutto il sistema turistico di una data località. Gioca un ruolo di connessione tra il pubblico e il privato, tra il singolo e il collettivo, in un equilibrio non facile da mantenere, ma che garantisce competitività sul mercato e un’identità chiara e inequivocabile della destinazione di cui si occupa. Questa professione è figlia del nostro tempo, e soprattutto del turismo esperienziale.

Il destination manager è colui che mantiene le promesse fatte al viaggiatore in fase di prenotazione e pianificazione del viaggio, garantendogli una vacanza di valore, autentica e ricca di esperienze di alta qualità. Parallelamente, è colui che coniuga in sinergia le attività locali con le strutture ricettive, l’artigianato con le attrattive turistiche e via dicendo. Grazie al suo operato, quindi, il viaggiatore può vivere un’esperienza di altissimo valore, mentre il territorio ne beneficia in termini di ritorno economico e coinvolgimento nella creazione della destinazione stessa.

L’importanza della figura nell’Open Air

Destination Manager

Il destination manager è una figura di cui il settore dell’Open Air può beneficiare enormemente, proprio perchè non si tratta di un semplice pubblicitario, che vuole far conoscere una data destinazione come prodotto turistico, ma piuttosto di un creatore di un modello riconoscibile e identitario. Grazie ad una strategia che punta non ad attirare un flusso turistico incontrollato, ma uno di qualità e distribuito responsabilmente, il destination manager può realmente cambiare le sorti del settore.

Il valore più alto dell’Open Air è sicuramente il contatto con la natura, cui fanno da corollario altri valori come la sostenibilità, l’inclusività, l’accessibilità, la tutela del territorio e delle comunità locali, e l’autenticità delle esperienze. Si tratta di aspetti a cui in passato non si dava il peso che si dà oggi, e che contribuiscono a creare un posizionamento sostenibile e responsabile. 

Un esempio reale

Un esempio reale e concreto del lavoro di un destination manager si può ritrovare nell’itinerario culturale Bormida Gotica. Sviluppato tra l’entroterra ligure e la piana di Alessandria, l’itinerario segue il corso del fiume Bormida ed è stato ideato con l’obiettivo strategico di creare una rete che unisse i siti architettonici e storico-artistici che formano il patrimonio di questo territorio. Il progetto interessa sia il Piemonte che la Liguria, e abbraccia 24 comuni, attraverso un approccio multidisciplinare e volto alla valorizzazione dello stile gotico di epoca medievale di questa zona, creando una vera e propria destinazione.

Grazie a questo circuito culturale e paesaggistico, i singoli comuni, che non presentavano di per loro una particolare attrattività,  messi in rete sono diventati d’interesse internazionale. Il progetto, inoltre, ha dato vita a incontri, mostre, workshop e ad un nuovo organismo operativo gestito dalle varie amministrazioni comunali, creando una vera e propria dimensione collettiva e partecipata.

Al Forum Open Air 2025 il Presidente Granzotto traccia la rotta per il futuro dell’Open Air

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Con un intervento denso di visione e concretezza, Alberto Granzotto, Presidente di FAITA Federcamping, ha aperto la giornata conclusiva del Forum Open Air 2025 con queste parole:

“Il turismo open air non è semplicemente una forma di ospitalità, quanto piuttosto una filosofia di vita e di lavoro. Sostenibilità, territorio e capitale umano sono le parole chiave che definiscono il nostro presente e costruiscono il nostro futuro”, ha dichiarato Granzotto, sottolineando come l’open air rappresenti oggi una delle forme di turismo più coerenti con le sfide ambientali e sociali del nostro tempo.

Open Air: sostenibilità come filosofia

Non un’etichetta, ma un principio guida: per Granzotto, la sostenibilità è “il tema centrale della nostra filosofia”.

Questo significa tutelare i luoghi in cui si opera, valorizzare il paesaggio e gestire le risorse con responsabilità. Un equilibrio tra crescita economica e rispetto dell’ambiente che si traduce in esperienze autentiche, in armonia con la natura.

Territorio e capitale umano

Il Presidente ha evidenziato il legame profondo tra turismo open air e territorio: “I campeggi e i villaggi sono parte viva dei territori. L’esperienza nasce dal contesto sociale e culturale in cui si inserisce.”

Ma il territorio, ha aggiunto, vive grazie alle persone. Il capitale umano – i dipendenti, i collaboratori, le famiglie che gestiscono le strutture – è la risorsa più preziosa.

Investire in formazione significa, per Granzotto, “offrire un servizio impeccabile, restare attrattivi e costruire una professionalità sempre più riconoscibile e apprezzata”.

Libertà, sicurezza e natura: l’essenza dell’open air

Fare turismo open air, ha ricordato Granzotto, significa “andare in vacanza in piena libertà, ma con sicurezza, a strettissimo contatto con la natura”.

Un modo di vivere la vacanza che si fonda su benessere, relax, sport e condivisione, capace di soddisfare le esigenze delle famiglie e di offrire esperienze nuove, anche “a quattro zampe”, in un clima di convivialità e autenticità.

Digitale e nuove consapevolezze

Tra i temi centrali anche la digitalizzazione, che Granzotto considera “un elemento sempre più centrale nel concetto di vacanza”.

Non solo come strumento di marketing o prenotazione, ma come percorso di consapevolezza per le imprese: comprendere e saper gestire gli strumenti digitali, digitalizzare i processi interni, velocizzare la comunicazione e migliorare l’esperienza dell’ospite.

Cuore, competenza e squadra

Infine, il Presidente ha richiamato l’anima più autentica del comparto: la passione.

“Il nostro lavoro è cuore e competenza. Ci nasciamo da piccoli: è un mestiere che si impara vivendo il campeggio, respirandone i valori e condividendoli ogni giorno con gli ospiti.”

Un invito a fare squadra, a crescere insieme come comunità imprenditoriale e a non farsi trovare impreparati in un mercato che evolve rapidamente.

Boom della wedding industry: vantaggi per territorio e turismo

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Il boom della wedding industry sta portando enormi vantaggi sul territorio italiano e sta avendo importanti ripercussioni anche sul mondo del turismo. Il wedding, ormai da tempo, è uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy nel mondo e anche uno dei più vivaci in termini di dinamismo e avanguardia. Per capire la portata dell’impatto che questo settore ha sul turismo, basta pensare che solo nel 2024 ha portato in Italia più di 15.000 coppie, e tutti i loro invitati.

Boom della wedding industry in Italia

Boom della wedding industry

Non è affatto esagerato parlare di boom della wedding industry in Italia, dati i numeri significativi che questo settore muove nel nostro Paese. In un mix che unisce cultura, tradizione, ospitalità, artigianato ed esperienza, il wedding rappresenta, ad oggi, un importante motore di sviluppo sia per il territorio che per l’economia nazionale ed il turismo. Ecco qualche dato a riguardo:

  • nel 2024 più di 15.000 coppie straniere si sono sposate in Italia,
  • le coppie straniere hanno generato un giro d’affari di quasi un miliardo di euro,
  • il valore complessivo del settore (coppie italiane + straniere) ammonta a più di 3,5 miliardi di euro.

Il matrimonio sta diventando, grazie alla fortissima attrattiva italiana, un vero e proprio motore di promozione economica e culturale. All’estero, infatti, decidono di sposarsi in Italia per l’atmosfera carica di tradizioni, per l’ospitalità eccellente e per gli scenari da favola che offriamo. A spiccare, sul resto della Penisola, è il Salento, che si afferma come una delle destinazioni più amate dalle coppie straniere.

L’impatto sul territorio e sul turismo

Boom della wedding industry

Questo settore mette in campo tutte le competenze e le qualità per cui l’Italia è da sempre riconosciuta e apprezzata nel mondo, con un forte indice di sviluppo per i territori. Per creare il matrimonio perfetto, infatti, servono ospitalità, accoglienza, ristorazione, artigianato, sartoria e molto altro. Tutti elementi che in Italia assumono il tipico fascino della Dolce Vita amatissimo dagli stranieri. La wedding industry, quindi, crea occupazione, sinergia tra le aziende del territorio e anche nuovi percorsi turistici. Il turismo, non a caso, è uno dei settori che beneficia maggiormente dello sviluppo del wedding in Italia.

Se si considera che un matrimonio di dimensioni medie conta all’incirca 100 persone, i conti sono presto fatti e si riesce a capire in fretta come mai 15.000 matrimoni facciano così bene al turismo italiano. Sta alle strutture, ai territori e alle realtà locali, però, cogliere questa  opportunità e non sprecarla. Dovendo fare un viaggio per un evento così importante, infatti, molti invitati decidono di prolungare il proprio soggiorno per visitare i luoghi del matrimonio, per conoscere le tradizioni locali e per portare a casa non solo una bomboniera, ma anche esperienze e ricordi autentici, di stampo rigorosamente Made in Italy.

La connessione con l’Open Air

Boom della wedding industry

La connessione tra il mondo del wedding e l’Open Air non è immediata, ma si può certamente approfondire. La predilezione delle location all’aria aperta, infatti, pone il mondo dell’Open Air su un cammino molto vicino a quello del wedding. Alcune strutture possono pensare di attrezzarsi per ospitare eventi di questo tipo, stringere collaborazioni e sinergie con attività di wedding planning, catering e vivai del territorio, e creare così una rete di alta qualità dove accogliere non solo gli sposi, ma anche tutto il loro entourage.

Inoltre, si può puntare su questo tipo di eventi anche per destagionalizzare e decentrare le destinazioni, in quanto, nonostante la preferenza dei mesi caldi rimanga predominante, le persone si sposano tutto l’anno, e per farlo prediligono soluzioni lontane dal caos, tranquille e riservate, dove vivere in totale relax i festeggiamenti e la cerimonia nuziale. A livello esperienziale, c’è la possibilità di pensare attività specifiche, visite guidate a tema e laboratori di creazioni artigianali legati al filone del matrimonio.

Le possibilità sono davvero numerose, e sta ai singoli operatori attivarsi per dare vita ad un ponte tra le due realtà. Attraverso la wedding industry si riescono a valorizzare i territori e l’identità più autentica del nostro Paese, promuovendo un approccio più emozionale e delicato rispetto ai viaggi mordi e fuggi.

Apertura Forum Open Air 2025: dati, accessibilità e sostenibilità

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Turismo all’aria aperta: prende il via oggi a Roma il Forum Open Air 2025, organizzato da Faita Federcamping in collaborazione con Intesa San Paolo e Crippaconcept. Una due giorni di incontri e convegni che si concluderà domani, giovedì 23 ottobre, alle 12.00, con i saluti della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Al centro, le prime stime sull’andamento della stagione 2025 (dati HBenchmark e Ciset Ca’ Foscari).

Secondo i dati della Federazione, dal 6 aprile al 15 ottobre 2025, il settore ha visto crescere del 3,3% l’occupazione media delle strutture rispetto al 2024, con un incremento stimato delle presenze nell’open air di 1 milione; si passa quindi dai 73 milioni di presenze del 2024 ai 74 milioni del 2025. Una crescita cui si accompagna anche un aumento del fatturato, che, tra diretto e indotto, si attesta sugli 8 miliardi e mezzo di euro.

“Lo slancio degli ultimi tre anni si sta trasformando in sviluppo strutturale premiando gli investimenti delle aziende sulla sostenibilità, l’accessibilità e l’innovazione tecnologica”, afferma Alberto Granzotto, presidente Faita Federcamping.

DATI. Dal campione di Faita sul report HBenchmark (102 campeggi e villaggi turistici in 10 regioni italiane per un totale di 37.500 unità di alloggio), risulta che le unità più vendute sono le piazzole (59% del totale), le mobile home (29%) e i bungalow (11%). Il maggior contributo al fatturato lo danno le mobile home (che concorrono per il 51%), seguite dalle piazzole (29%), e dai bungalow/villette (18%). Tra gli ospiti che spendono di più per l’alloggio spiccano i danesi, che generano un ricavo medio di 164 euro, seguiti dai Paesi Bassi (135 euro). In ultima posizione, gli italiani, che generano un ricavo medio di 94 euro. A fermarsi di più nei campeggi e nei villaggi turistici italiani sono gli ospiti dei Paesi Bassi (11,6 notti), seguiti dai danesi (11,2), dai tedeschi (che, 10,4 notti, rimangono il principale bacino di utenza del settore), dagli svizzeri (9,6 notti). La vacanza degli italiani e degli austriaci dura invece poco più di una settimana. Sostanzialmente positivo, pur con qualche flessione rispetto alle previsioni di maggio, è anche il ‘sentiment’ degli operatori interpellati dal Ciset Ca’ Foscari, che, nell’intervento della direttrice del Centro Ricerche Valeria Minghetti, comunque indicano una lieve diminuzione generale degli ospiti.

ACCESSIBILITÀ. Con una popolazione che invecchia rapidamente, si impone il tema dell’accessibilità. Per anziani, famiglie con bambini, persone con disabilità temporanee o permanenti. Nel suo intervento al Forum, Roberto Vitali (Fondatore del network Village 4 All), porta alcuni dati e una considerazione: le persone con disabilità nella Ue sono il 17% della popolazione (un mercato di oltre 80 milioni di persone), il 40% sono invece viaggiatori senior. “Ogni barriere è un cliente perso, un’opportunità mancata, una promessa non mantenuta”, afferma Vitali.

SOSTENIBILITÀ. Un contributo alla sostenibilità viene da Crippaconcept, che ha avviato un percorso di rendicontazione ambientale sulle proprie mobile home attraverso studi LCA e l’adesione al protocollo EPD. I primi risultati dello studio condotto sull’unità pilota installata presso il Villaggio Turistico Internazionale indicano che una mobile home assemblata genera circa 780 kg di CO₂ equivalente per metro quadro. Considerando l’intero ciclo di vita – dalla produzione, all’uso, fino alla dismissione – l’impatto complessivo arriva a circa 1.100 kg CO₂eq/m². L’obiettivo è rendere misurabili e comparabili le performance ambientali dell’ospitalità open air, per favorire scelte più consapevoli e coerenti con gli obiettivi ESG del settore.

La sostenibilità a supporto dell’economia: il caso di Castel Volturno

La sostenibilità a supporto dell’economia: lo sviluppo naturalistico e green del territorio portano giovamento all’economia e non solo. Ne è un perfetto esempio il caso di Castel Volturno, che nell’estate 2025 ha registrato 44 nidi di Caretta caretta, fatto che ha generato un ritorno d’immagine potentissimo e ha trasformato la zona in un polo di attrazione turistica green. 

I nidi di Caretta Caretta in Campania

Sostenibilità a supporto dell'economia

Nell’estate 2025 a Castel Volturno, sono stati individuati ben 44 nidi di Caretta Caretta. Si tratta di un numero record, che è valso alla località il primato nel Mediterraneo occidentale. Grazie alla presenza dei nidi delle tartarughe marine, Castel Volturno è riuscito a trasformare un dato naturalistico in un punto di svolta per la sua economia. Infatti l’aumento delle nidificazioni di Caretta caretta indica come da un modello di sostenibilità si possa generare valore e supporto per l’economia locale. La sinergia tra istituzioni, cittadini e imprese ha portato allo sviluppo di un modello di sviluppo sostenibile che ha ripristinato le condizioni di nidificazione. Per il  futuro consolidare quanto già realizzato resta l’obiettivo da perseguire con il massimo impegno. 

La sostenibilità a supporto dell’economia 

Sostenibilità a supporto dell'economia

La tutela della natura e la valorizzazione del territorio possono diventare un impulso importantissimo per l’economia locale, perché investire nella sostenibilità vuol dire investire nel futuro del territorio stesso. Attraverso la salvaguardia degli habitat naturali e della biodiversità, la natura riesce a riguadagnare il terreno perso negli anni, e a portare valore al territorio. Il turismo è la prima forma di ritorno visibile in questo senso: i viaggiatori, attirati dalla possibilità di vivere esperienze uniche e di alto impatto emozionale, come può essere assistere alla schiusa delle uova di Caretta Caretta e alla corsa delle piccole tartarughe verso il mare, portano immediatamente un indotto positivo sul territorio.

Configurare una destinazione come sostenibile, green e a tutela della natura vuol dire puntare anche su un tipo di turismo che segue gli stessi valori. Si riesce, in questo modo, ad attirare una clientela di alto livello, disposta anche a spendere di più in cambio di un’accoglienza che garantisca un basso impatto sull’ambiente. Coniugare biodiversità, turismo e opportunità economiche diventa possibile seguendo un modello di sviluppo sostenibile, ma per riuscirci è necessaria la partecipazione dei diversi attori locali, dalle istituzioni alle associazioni di tutela ambientale, dalle strutture ricettive alle attività commerciali.

Una riflessione per l’Open Air

Sostenibilità a supporto dell'economia

Anche questa esperienza dimostra che coniugare tutela ambientale e rilancio economico non solo è possibile, ma è auspicabile e già realizzabile. Partire dalle risorse e dal patrimonio naturalistico per creare un nuovo tipo di turismo e un nuovo tipo di sviluppo sostenibile è un obiettivo da mettere all’ordine del giorno e da non perdere di vista. Le strutture che operano nel settore dell’Open Air possono fare moltissimo in questo senso, diventando da un lato portavoce di una gestione più consapevole, sostenibile, accessibile e inclusiva delle attività ricettive; e dall’altro cooperando attivamente  con le iniziative a favore della tutela ambientale.

Diventare protagonisti nella individuazione e protezione di un habitat turistico sostenibile è di fondamentale importanza per riuscire a trasformare in motivazione di viaggio in un gesto di tutela. 

Formazione al via con FAITA Academy al Forum Open Air

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Si apre oggi la tre-giorni del Forum Open Air 2025. Una giornata dedicata alle competenze, alle normative e all’innovazione per il turismo open air.
Prima dell’avvio ufficiale del Forum Open Air 2025 (22 e 23 ottobre), FAITA Federcamping mette in campo una novità importante: una giornata interamente rivolta alla formazione del management del settore. FAITA Academy è un soggetto strategico che consente a campeggi e villaggi turistici di confrontarsi con le sfide del mercato comparto in Italia e con le sue prospettive evolutive.

FAITA Academy: un format pensato per il cambiamento

La giornata del 21 ottobre, si propone come “strumento concreto di accompagnamento e sostegno formativo” per imprenditori e quadri manageriali del settore. Sarà gratuita e aperta a tutte le imprese associate e non, e offrirà un percorso articolato, incentrato su competenze, conoscenze, normative e innovazione.


Il programma della giornata

Alle 14.15 prende il via la sessione “FAITA Academy: valorizzare le competenze, ampliare le conoscenze” con la partecipazione di Marco Sperapani, Direttore Generale FAITA Federcamping, e Marco Brogna, docente di pianificazione turistica all’Università La Sapienza e Presidente ITS Turismo Academy.
Segue alle 14.30 un blocco tematico su tre interventi paralleli:
«Contratti leader e contratti pirata: i rischi del dumping contrattuale», con Angelo Candido, Vicedirettore e Responsabile sindacale di Federalberghi.
«Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi – Il nuovo accordo SIAE», a cura di FAITA Federcamping.
«Nuova Classificazione ATECO 2025: adempimenti statistici e amministrativi», sempre per FAITA Federcamping.
«Il nuovo schema di disegno di legge su salute e sicurezza nelle piscine», con Ferruccio Alessandria, Presidente di Assopiscine.
«Il nuovo accatastamento delle strutture ricettive all’aria aperta. Art. 7-quinquies del decreto-legge 9 agosto 2024 n. 113 (irrilevanza catastale degli allestimenti mobili)», con Antonio Piccolo (Eutekne), Antonio D’Angelis, Presidente del Collegio dei Geometri della provincia di Latina, e Avv. Alessandro Verrico, Consigliere di Stato – Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero del Turismo.
Quindi seguirà la tavola rotonda «Semplificazioni normative per l’installazione dei mezzi mobili di pernottamento», con il Prof. Avv. Duccio Maria Traina (Università di Firenze) e nuovamente l’Avv. Alessandro Verrico.
Alle 17.30 uno spazio tecnico-strategico: «La sostenibilità economica-ambientale delle installazioni mobili di pernottamento e degli allestimenti temporanei a supporto delle attività ludico-ricreative e sportive», cui partecipano Michele Peleari (Politecnico di Milano), Alessandro Prati (Backspace – Gruppo Henoto), Marcello Micieli (Grenke Italia) e altri
Alle 18.30 è in programma un approfondimento sulla «copertura assicurativa obbligatoria contro rischi ed eventi catastrofali (Legge 27 maggio 2025 n. 78)», con Marco Salvatore Fisichella (Intesa Sanpaolo Protezione).
Alle 18.45 si chiude la giornata formativa con «Accelerare il futuro dell’open air: Oracle Hospitality e il valore della collaborazione» (con Antonio Festa, Senior Sales Director Hospitality & Tech Industry, Oracle) e «Ospitalità integrale, digitale e all-in-one. I casi YATO e HU Openair» (con Morris Soued, YATO Product Owner – Mashfrog Group, e Barbara Donzelli, HBenchmark).
La giornata di lavori sarà seguita da un momento di networking, «Business & Bubbles – Idee, persone, opportunità», alle 19.15.


Perché partecipare alla giornata di FAITA Academy


FAITA Academy è pensata come ponte tra formazione e impresa, offrendo strumenti concreti per affrontare le trasformazioni normative, operative e tecnologiche del comparto open air. Per gli operatori sarà un’occasione unica per aggiornarsi, confrontarsi e trarre spunti utili per la stagione in corso e quelle a venire.

Il Made in Italy come principale attrattivo turistico: cosa piace agli stranieri dell’Italia

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Il Made in Italy, non inteso solamente come mera produttività artigianale, è ad oggi il maggior volano del turismo italiano nel mondo, abbraccia la moda, l’enogastronomia, la cultura e l’intero nostro  patrimonio di immagini e suggestioni. Va, dunque, considerato come un attrattivo autonomo  che amplifica e valorizza i tratti distintivi del vivere italiano. Gli stranieri in Italia, infatti, non vengono solamente per visitare luoghi e scattare fotografie, ma soprattutto per vivere il nostro stile di vita, assimilare il nostro approccio alla vita e fare esperienza di tutta una serie di gesti, situazioni e ambienti tipicamente italiani.

I dati del turismo straniero in Italia

Made in Italy

I dati Enit tracciano un quadro vivido e vibrante del turismo straniero in Italia:

  • i passeggeri aeroportuali dall’estero sono stati 18,6 milioni nell’estate 2025;
  • le prenotazioni sono aumentate del 17,9% rispetto al 2024;
  • la spesa turistica internazionale è aumentata del 6,4% nel primo trimestre del 2025 (rispetto allo stesso periodo del 2024);
  • nel 2024 la spesa degli stranieri ha sfiorato i 21 miliardi di euro (+40% rispetto al 2022, al netto dell’inflazione);
  • i turisti del Nord Europa spendono la maggior parte del loro budget in enogastronomia e cultura;
  • gli arabi e gli asiatici si mostrano particolarmente interessati a moda, accessori e pelletteria di lusso;
  • la media della spesa turistica straniera in Italia supera quella di molte altre mete europee.

Il Made in Italy come principale attrattivo turistico

L’Italia è il secondo Paese preferito dai viaggiatori stranieri in Europa, preceduto solamente dalla Spagna. Questo dato, oltre che un vanto internazionale, rappresenta una conferma e uno sprone. Una conferma, poiché attesta il fascino della Penisola agli occhi dei viaggiatori stranieri, che sono attratti dal nostro territorio in maniera sempre più crescente e diversificata. Uno sprone perché il turismo può fare ancora molto per migliorare gli standard raggiunti. A spingere molti ospiti a scegliere l’Italia è il Made in Italy, nella sua accezione più ampia.

Made in Italy

L’enogastronomia, la moda, le esperienze: tutto questo e molto altro attira i turisti da noi. Le esperienze legate al cibo e alle produzioni locali stanno vivendo un vero e proprio boom di consensi: dalle degustazioni alle visite guidate in aziende agricole, cantine e frantoi, la filiera enogastronomica piace tantissimo ai turisti stranieri. Mostra segnali di crescita nell’interesse dei viaggiatori anche il settore del design, che in Europa genera circa il 20% del fatturato complessivo del comparto. Le fiere e i saloni che ogni anno arricchiscono il calendario italiano degli eventi  sono un’attrattiva sempre più importante, ma anche le gallerie indipendenti e le installazioni di arte contemporanea aumentano la loro influenza sui turisti esteri.

Anche il patrimonio artistico e culturale sta vivendo una nuova primavera grazie ai restauri e alle innovazioni tecnologiche, che avvicinano le bellezze italiane ai viaggiatori di tutto il mondo e sono in grado di incuriosire, spingere ad approfondire la conoscenza e andare fisicamente a visitare quello che si è visto sullo schermo. Inoltre, un fortissimo impulso al turismo estero viene da quei territori che finora sono rimasti nell’ombra delle grandi destinazioni: borghi, entroterra, realtà rurali, ecc.

Le nuove esigenze dei turisti stranieri

Made in Italy

L’attenzione sempre crescente verso la sostenibilità e l’esperienzialità sta creando esigenze nuove nel viaggiatore, che trova nell’offerta italiana il soddisfacimento dei suoi desideri. In questo, le strutture Open Air si dimostrano più vicine all’etica e al modello sostenibile che sta nascendo a livello globale, e rappresentano per i turisti la scelta migliore per esplorare il territorio italiano ed entrare in contatto con tutte le sue realtà più autentiche.

Non a caso, il comparto dell’Open Air sta diventando uno dei punti cardini dell’ospitalità italiana, ed è apprezzato in particolar modo dai turisti tedeschi, francesi, statunitensi, polacchi ma non solo. Da qualche anno a questa parte, infatti, si stanno avvicinando al turismo outdoor anche i turisti del Golfo e quelli dell’Estremo Oriente. Si tratta di viaggiatori alto-spendenti che vengono in Italia per fare acquisti di livello, dai pezzi unici della moda italiana ai prodotti artigianali su misura. Le destinazioni del lusso elevano il turismo italiano ad un livello più alto di ricettività, e permettono anche di aumentare l’indotto sull’intero territorio.

L’autunno è la nuova estate, almeno per la montagna

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Per le destinazioni montane l’autunno è la nuova estate, e i viaggiatori che nei mesi più caldi hanno dovuto rinunciare alle vacanze sfruttano il periodo. Il cambiamento climatico ha fatto sì che i mesi autunnali siano diventati un prolungamento della bella stagione, con temperature più miti e caratteristiche tipiche della bassa stagione: prezzi più contenuti, meno affollamento e una maggiore vivibilità dei luoghi. Insomma, per la montagna l’autunno nella sua nuova accezione rappresenta una ulteriore opportunità.

L’autunno è la nuova estate

L’autunno è la nuova estate

Il cambiamento climatico è un fenomeno che impatta radicalmente non solo sulla natura, ma anche sulle nostre vite. In particolare, sta riconfigurando completamente la ricettività turistica. L’allungamento della bella stagione, infatti, porta le strutture a rimanere aperte più a lungo, e i viaggiatori a spostarsi anche al di fuori dei periodi canonici. Quest’anno sono stati 11 milioni gli italiani che hanno rinunciato alle vacanze estive per motivi economici e/o legati all’overtourism. Tuttavia molti di questi non hanno rinunciato del tutto a partire, e per farlo hanno atteso la stagione autunnale, più fresca, meno affollata e, soprattutto, più economica.

La necessità di destagionalizzare

L’autunno è la nuova estate

Per la montagna, la necessità di destagionalizzare non deriva unicamente dalla riduzione delle presenze nei mesi estivi, ma anche da quella dei mesi invernali legati alle discipline sciistiche. Le temperature che salgono infatti, rendono sempre più complicato per le imprese ottenere una stagione invernale pienamente soddisfacente. Se ne ha riscontro nel report Nevediversa di Legambiente, che conta 256 impianti dismessi, 112 impianti temporaneamente chiusi e 128 strutture aperte saltuariamente.

Queste realtà stanno andando incontro ad un vero e proprio accanimento terapeutico fatto di innevamento artificiale e fondi (sia pubblici che privati) sprecati nel mantenimento di impianti non più sostenibili. La crisi del turismo invernale in montagna sta portando ad ingenti perdite economiche, ma anche a danni ambientali serissimi. Tutto questo rende fondamentale una destagionalizzazione che sia in grado di allargare il periodo di affluenza turistica. Trovare e proporre altre motivazioni, che si discostino dallo sci e dalla montagna estiva, è la soluzione migliore per rispondere alle nuove sfide poste dal mercato. 

Una stagione da sfruttare per l’Open Air

L’autunno è la nuova estate

La ricettività montana Open Air, in questo senso, può fare scuola. I soggiorni di chi sceglie una vacanza a contatto con la natura e ricca di esperienze slow quali escursioni, trekking, pedalate e simili, sono sensibilmente più lunghi. Inoltre, portano l’indotto non solo agli impianti sciistici o ai rifugi, ma allargano le prospettive delle guide, dei produttori artigianali, dei ristoratori e di molte altre realtà locali. La montagna sta riscuotendo un successo sempre maggiore tra i viaggiatori, e quest’anno ha confermato il trend con una stagione estiva molto più stabile rispetto a quella balneare. Questo è un segnale importante che l’alta quota rappresenta un’attrattiva su cui puntare nel turismo italiano, e che l’immersione totale nella natura è una delle componenti fondamentali che ricerca chi si muove per viaggiare.

Inoltre, come sottolinea l’Osservatorio Bit, i viaggiatori prediligono le cosiddette coolcation, ossia le destinazioni fresche. Al caldo, insomma, si preferisce il clima mite, e la stagione estiva perde di fascino proprio a causa del caldo eccessivo che sempre più spesso la caratterizza. Al suo posto, i turisti preferiscono l’autunno, che costa meno, è meno caldo e permette di fare esperienze immersive nella natura senza affollamenti.

Un’altra conferma che l’autunno è la nuova estate e che la montagna farebbe bene a sfruttare i benefici autunnali deriva dal Rapporto Montagne Italia, curato da Uncem, che testimonia una rinnovata attrattività delle comunità alpine e appenniniche come rifugio climatico e meta di vacanze alternative alla costa. Il report segnala due grandi obiettivi da conseguire per raggiungere una ricettività che sia di qualità sia per il comparto turistico che per i viaggiatori: ridurre l’impatto ambientale promuovendo modelli ecologici ed etici ed adattare l’offerta montana agli scenari del cambiamento climatico.

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento rilanciano la Puglia

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento rilanciano la Puglia come meta non solamente estiva, ma anche primaverile e autunnale, anche tra le preferenze dei viaggiatori outdoor. Qui tra ciclovie, cammini ed esperienze all’aria aperta, il territorio offre ulteriore spazio di mercato al turismo Open Air.

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento

La Puglia ha intrapreso un percorso di innovazione e sviluppo turistico che l’ha portata a registrare  incrementi tanto di presenze che di spesa pro-capite degli ospiti. In questo contesto, grazie anche alle molteplici opportunità date dal territorio, la Regione ha deciso di puntare sul segmento outdoor, attraverso lo sviluppo del turismo lento. Caratterizzato da un riavvicinamento alla natura, al silenzio e ai tempi cadenzati, il turismo lento sta spopolando sia in Italia che in Europa. Per questo e con ragione attraverso l’implementazione dell’offerta turistica slow, la regione punta a coniugare sviluppo economico, sostenibilità e valorizzazione del territorio.

Cicloturismo 2.0

Uno dei progetti di maggior valore riguarda il cicloturismo, un comparto che in Europa vale già miliardi di euro e che in Italia, nel 2023, ha generato 56,8 milioni di presenze, con un impatto economico diretto pari a 5,5 miliardi di euro (+35% rispetto al 2022). Mediamente, il cicloturista spende 95 euro al giorno e predilige forme di ricettività diffusa, esperienze autentiche e un contatto diretto con le comunità locali. “Cicloturismo 2.0: l’infrastruttura leggera e la piattaforma informatica per la sperimentazione nel Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere” è il progetto che coinvolge istituzioni, università, imprese e associazioni e mira a sperimentare soluzioni di mobilità intermodale e sostenibile nei territori a vocazione turistica e naturalistica.

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento

Attraverso una nuova piattaforma digitale dedicata interamente al cicloturismo, infrastrutture, informazioni e servizi arrivano direttamente al turista, che può trovare percorsi naturalistici e culturali da seguire, servizi di bike sharing, mappe interattive e personalizzabili in base alle proprie esigenze e tanto altro. L’obiettivo finale è quello di creare una rete regionale di ciclovie, per intercettare un bacino sempre maggiore di utenti e allargare il modello anche agli altri parchi naturalistici pugliesi. Il progetto, inoltre, intende dare un input positivo allo sviluppo tecnologico e sostenibile nella mobilità alternativa, puntare sulle aziende locali e supportare le start up più meritevoli.

Borghi e paesaggi rurali

Un altro progetto, ancora basato sul cicloturismo, punta a far conoscere i borghi storici e i paesaggi rurali della Regione, portando i viaggiatori in posti ancora semi-sconosciuti e lontani dal turismo di massa. L’itinerario, che sarà lanciato dal Parco Naturale Regionale Otranto-Leuca-Tricase, attraverserà tutta la costa salentina, sviluppandosi lungo strade secondarie con poco traffico e sarà suddiviso in 6 anelli principali. Percorrendo queste ciclovie, i turisti potranno scoprire angoli nascosti, borghi meravigliosi e bellezze naturali come il Laghetto di Bauxite e il Faro di Punta Palascia.

Pedalando tra natura, storia e scorci paesaggistici da cartolina, i viaggiatori potranno conoscere le tradizioni locali e alcune zone della regione sconosciute ai circuiti turistici più classici. Grazie all’integrazione tra la ciclovia e le stazioni ferroviarie presenti all’interno del Parco, i turisti potranno alternare tratti sulle due ruote con tratti in treno e raggiungere zone del Salento che esulano dal classico binomio di sole e mare, scoprendo un territorio in grado di coniugare sport, natura, storia, archeologia e gastronomia.

La Puglia dei cammini

Innovazione e sostenibilità nel turismo lento

Infine, la Puglia sta investendo anche nella valorizzazione dei cammini. La regione vanta sette percorsi ufficialmente riconosciuti dal Ministero del Turismo. Gli amanti delle camminate, attraverso questi percorsi possono scoprire una Puglia lenta che offre altro rispetto alla classica opportunità balneare. Per conferire ai camminatori una prova dei loro pellegrinaggi, è stata creata la “credenziale”, una sorta di passaporto del pellegrino da timbrare ad ogni tappa lungo il percorso scelto. I cammini portano i viaggiatori ad alloggiare in aree meno battute dal turismo di massa e ad entrare in contatto con botteghe, attività locali e ristoranti delle zone rurali, incentivando la scoperta dei territori meno conosciuti e supportando le loro economie.

Grandi opportunità per l’Open Air 

Il turismo lento è in grado di destagionalizzare le presenze, incentivare la scoperta delle aree rurali e dei piccoli centri, distribuire la ricchezza in maniera capillare su tutto il territorio regionale, creare valore economico diffuso e incentivare l’imprenditorialità locale. Inoltre, è un tipo di turismo che avvicina alla natura, all’aria aperta e al rispetto dei territori e che, come ciliegina sulla torta, interessa un tipo di clientela alto-spendente ed esigente. Per tutti questi motivi, e per le caratteristiche affini al mondo dell’Open Air, il turismo lento rappresenta una grandissima opportunità per il comparto, che deve modulare la propria offerta ed articolare la conseguente comunicazione di marketing centrandole su questa specifica motivazione di viaggio degli ospiti, camminatori o bikers che siano.

Forum Open Air 2025: raccontare il futuro del turismo all’aria aperta

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Il comparto si riunisce all’Auditorium del Massimo per discutere di dati, lavoro, innovazione e intelligenza artificiale Un confronto aperto tra imprese, università e istituzioni per analizzare le trasformazioni del turismo open air e delineare una visione condivisa di sviluppo sostenibile.

Nel cuore di Roma, il 22 e 23 ottobre, il turismo all’aria aperta si dà appuntamento all’Auditorium del Massimo per la seconda edizione del Forum Open Air, promosso da FAITA Federcamping in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Crippaconcept.
Due giornate di dibattiti, numeri e visioni dedicate a un comparto che continua a crescere, con circa 2.600 strutture e 100.000 addetti in tutta Italia, e che oggi si trova di fronte a una sfida cruciale: trasformare il cambiamento in un modello di sviluppo stabile, sostenibile e innovativo.

La novità Forum Open Air 2025: FAITA Academy

Martedì 21 ottobre in preapertura del Forum, FAITA Academy inaugura la propria attività con una intera giornata di formazione manageriale e normativa pensata per il management di campeggi e villaggi turistici.
Un’iniziativa pensata per condividere esperienze, strumenti e competenze utili a rafforzare la cultura d’impresa e la qualità dei servizi nel turismo open air.
Workshop tematici, testimonianze e momenti di confronto diretto offriranno ai partecipanti un’occasione concreta di aggiornamento, anticipando i temi che saranno poi approfonditi nelle due giornate del Forum.

Dati, lavoro e intelligenza artificiale al centro del confronto del Forum Open Air

Il Forum sarà l’occasione per presentare i dati 2025 sui campeggi e villaggi turistici italiani e sulla filiera del lavoro, con un’analisi che incrocia economia, formazione e nuove tecnologie.
A inaugurare i lavori, il presidente di FAITA Federcamping Alberto Granzotto, che introdurrà il quadro generale e i trend emersi dalla stagione appena conclusa.

Accanto alla fotografia economica del settore, i temi centrali delle due giornate spazieranno dall’intelligenza artificiale alle strategie per la sostenibilità, fino alle politiche di governance e alla qualificazione delle competenze.

La presenza delle istituzioni al Forum Open Air

Il Forum vedrà inoltre la partecipazione di rappresentanti del Ministero del Turismo, di ENIT e delle Regioni, in un dialogo aperto tra pubblico e privato per costruire una visione condivisa di sviluppo del turismo open air.
A chiudere i lavori, giovedì 23 ottobre alle ore 12.00, sarà l’intervento del Ministro del Turismo Daniela Santanché.

Qui per consultare il programma completo del Forum Open Air 2025

I MAIN PARTNER DELL’EVENTO

CRIPPACAMPEGGIO, proprietaria del marchio registrato Crippaconcept®, è un’azienda affermata e riconosciuta nella cultura del glamour camping in Italia e in Europa. Fondata nel 1967 come produttore di tende da campeggio, dal 2010 ha orientato la produzione verso la realizzazione di unità abitative mobili, accompagnando l’evoluzione della vacanza open air. Nel corso del tempo, l’azienda ha sviluppato un’offerta focalizzata su prodotti di alta qualità, servizi di consulenza e progettazione paesaggistica, nonché su eventi e iniziative per la promozione e valorizzazione del turismo open-air, rivolti a professionisti del settore e al pubblico.

Intesa Sanpaolo, con 419 miliardi di euro di impieghi e 1.400 miliardi di euro di attività finanziaria della clientela a fine giugno 2025, è il maggior gruppo bancario in Italia con una significativa presenza internazionale. E’ leader a livello europeo nel wealth management, con un forte orientamento al digitale e al fintech. In ambito ESG, entro il 2025, sono previsti 115 miliardi di euro di erogazioni Impact per la comunità e la transizione verde. Il programma a favore e a supporto delle persone in difficoltà è di 1,5 miliardi di euro (2023-2027). La rete museale della Banca, le Gallerie d’Italia, è sede espositiva del patrimonio artistico di proprietà e di progetti culturali di riconosciuto valore.

Borgo Schola Italica: il progetto che vuole unire tutti gli italici del mondo

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Borgo Schola Italica è un progetto che intende  creare un network degli italici del mondo. Si tratta di oltre 250 milioni di persone. Il termine indica tanto chi ha origini italiane o legami di parentela con il nostro Paese, ma anche chi è semplicemente attratto dall’Italia, dal suo stile di vita e dai suoi valori, così come chi per motivi di scuola o lavoro si trasferisce qui da noi. Il progetto Borgo Schola Italica, nato dall’impulso di Italy Rooting Consulting e Schola Italica – Impresa Sociale (ETS), ha intenzione di unire questa enorme comunità sparsa in tutto il mondo, e creare un network di relazioni stabili.

In concreto si tratta di una piattaforma web che funge da luogo di incontro e scambio, ma non solo. Attraverso Borgo Schola Italica, infatti, si vuole creare una vera e propria alleanza intellettuale transnazionale, dove fare formazione, dare informazione e generare valore da riportare poi sul territorio. Il progetto è stato presentato lo scorso 17 settembre in occasione della Rome Future Week, presso la sede nazionale del Touring Club Italiano, e vanta al suo attivo già diverse attività in molte regioni italiane. L’idea è quella di creare dei campus identitari italici, scuole a cielo aperto nei borghi, proprio lì dove le tradizioni sono più radicate e valorizzate, e dove il turismo identitario sta trovando il massimo gradimento da parte dei viaggiatori generando valore per le comunità autoctone, per le loro economie e per il patrimonio immateriale che custodiscono.

Borgo Schola Italica: un progetto globale, replicabile e sostenibile

Borgo Schola Italica

Questo è un progetto che nasce su scala nazionale, ma che punta ad una realtà globale, replicabile in tutto il mondo dove si concentrano le comunità italiche e, soprattutto, sostenibile. Mettere insieme idee a favore del territorio, sviluppare iniziative e progetti per far crescere le economie e incentivare l’istruzione e la formazione a favore della creazione di una destinazione che non sia solo turistica, ma anche autentica e reale. Questi gli obiettivi di Borgo Schola Italica, che ha già iniziato a muoversi.

La prima regione pilota sarà l’Abruzzo, dove si attiveranno i primi campus nei prossimi mesi, e successivamente si passerà alle altre regioni. L’iniziativa nasce dall’alleanza strategica tra attori sia pubblici che privati, e si sviluppa attraverso il sostegno delle istituzioni e dei principali attori culturali italiani. Il progetto è supportato, tra gli altri, da: Touring Club Italiano, Borghi più Belli d’Italia, UNPLI – Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, ADSI – Associazione Dimore Storiche Italiane, Rete Musei d’Impresa, Università sia italiane che internazionali, BCC e diverse Fondazioni locali.

Turismo delle radici, ma non solo

Borgo Schola Italica

L’iniziativa sposa l’idea alla base del turismo delle radici, che spinge italiani di lunga generazione a riconnettersi con i luoghi da cui provengono i loro antenati. Questo tipo di turismo però, non si limita a questo, in quanto avvicina alle tradizioni italiane anche un pubblico più vasto, fatto appunto di appassionati e abitanti dell’Italia, giunti qui per motivi di studio o lavoro, e che non hanno nessun legame di sangue con il nostro Paese. Si tratta di un tipo di turismo che sta prendendo sempre più piede e che si sviluppa proprio nei borghi.

Questi rappresentano, per la realtà dell’Open Air, un’incredibile opportunità di sviluppo multilivello. Da un lato ci sono le opportunità strettamente legate al territorio, poichè la valorizzazione dei borghi porta un valore aggiunto all’attrattività delle strutture ricettive che si trovano nelle loro vicinanze, mentre dall’altro c’è lo sviluppo sociale, indotto da una maggiore formazione e un’istruzione più accurata e completa, in un sistema sinergico volto alla sostenibilità sociale e all’inclusività. L’Open Air, che già per sua stessa natura è portato a promuovere i territori più autentici, si può giovare di questo tipo di progetti per affinare ed amplificare le azioni di marketing delle singole aziende.

America’s Cup Napoli 2027 un’opportunità per blue economy e turismo

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L’appuntamento con l’America’s Cup 2027 a Napoli sarà un’occasione da non perdere sia per la blue economy che per il turismo. Infatti, i grandi eventi restano un traino di enorme importanza per investimenti, miglioramento delle infrastrutture e sviluppo dei servizi.

America’s Cup 2027 a Napoli

America’s Cup 2027 a Napoli

La città di Napoli è stata scelta come location per ospitare nel 2027 la 38° edizione dell’America’s Cup, la coppa nautica più importante del mondo. La macchina degli investimenti è già in moto con importanti spazi di crescita e sviluppo per il Sud in generale e per Napoli in particolare. La blue economy made in Italy, infatti, sta registrando un picco di favore incredibile, che si riscontra nel conteggio dei posti barca aggiornato al 2024:

  • oltre 80.000 nel Sud ed isole;
  • circa 50.000 al Nord;
  • circa 28.000 al Centro.

Le aziende di settore italiane saranno in primo piano nell’organizzazione e nello svolgimento dell’evento; un’opportunità irripetibile per consolidare la filiera, aprire prospettive concrete a livello internazionale ed affermare la qualità del Made in Italy anche in questo comparto. Opportunità che non si limita al solo settore blue, ma che si allarga anche al turismo, ai servizi e alla ricettività del Sud in generale, e di Napoli in particolare.

Il valore della Blue Economy

America’s Cup 2027 a Napoli

Il valore della blue economy, infatti, è di grande rilievo e in forte espansione. Secondo il tredicesimo Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, curato da Unioncamere, oggi della blue economy fanno parte più di 232.000 imprese, che occupano più di un milione di lavoratori e genera un valore aggiunto pari all’11,3% del Pil nazionale. Caratterizzata dall’unione tra rispetto per l’ambiente e uno sviluppo tecnologico avanzato, la blue economy porta redditività e impatto positivo alle comunità coinvolte nella sua attività. A trainare il settore è proprio il Sud, dove il mare gioca da sempre un ruolo chiave nell’economia. I dati del 2024 mostrano infatti che qui si concentra il 32,5% del valore aggiunto della blue economy nazionale e ha sede il 49,2% delle imprese italiane, con il 37,7% degli occupati totali. Le regioni che si distinguono per performance positive sono la Sardegna, la Liguria e la Campania. Quest’ultima, scelta come host della 38° edizione dell’America’s Cup, sta vivendo un periodo di crescita incredibile.

Un’opportunità per il turismo Open Air

America’s Cup 2027 a Napoli

Questa non è un’opportunità solamente per le imprese del settore in senso stretto, ma per l’intero territorio e, soprattutto, per il turismo. Si è visto come i grandi eventi sportivi sono in grado di generare non solo flussi e indotti importanti, ma anche una destagionalizzazione e una promozione considerevole, soprattutto a livello internazionale. Il mondo del turismo, quindi, non può che cogliere questa occasione per affermarsi a livello globale in termini di qualità dell’accoglienza, dei servizi e delle attività offerte. L’Open Air, in particolare, può puntare su eventi come questo per crescere ulteriormente e migliorare la propria offerta ricettiva, creando servizi customizzati per gli ospiti che spaziano dagli spostamenti alle esperienze tailor made. Nell’era del turismo esperienziale, dell’attenzione all’ambiente e della sostenibilità turistica, giocando con le parole si può dire che un evento blue di questa portata può favorire enormemente il comparto green italiano. Inoltre, non si deve dimenticare che il pubblico della nautica è un pubblico alto-spendente. Soddisfare questo tipo di clientela pone davanti numerose sfide, che il comparto può superare adottando gli strumenti giusti. 

Oktoberfest ad Alghero: 10 giorni di eventi, opportunità per il territorio

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L’Oktoberfest ad Alghero porta la festa più famosa del mondo tedesco in terra sarda, e lo fa rispettando le tradizioni locali e l’autenticità del suo territorio. Si tratta di un evento che, distribuito in 10 giornate ricche di appuntamenti e spettacoli, rappresenta un’opportunità concreta per il turismo dell’isola.Infatti, Questi eventi accompagnano la ricettività nella transizione post alta stagione, e costituiscono uno dei cardini del processo di destagionalizzazione.

Oktoberfest ad Alghero

L’Oktoberfest ad Alghero

Quando si parla di Oktoberfest si pensa immediatamente alle ambientazioni tipiche bavaresi, grandi spazi, panche e tavoli in legno il tutto esclusivamente dedicato alla birra. In Italia, infatti, sono diverse le aree di produzione della birra. Una di queste è la Sardegna, e proprio qui, e più precisamente ad Alghero, parte un evento della durata di 10 giorni dedicato alla bevanda. Con l’Oktoberfest di Alghero, la città si candida a diventare la capitale italiana della birra. Il festival, iniziato il 24 settembre, terminerà il 5 ottobre. Si tratta di una novità assoluta, che punta a valorizzare un prodotto importantissimo per l’economia e la tradizione sarda, e a far diventare l’isola una destinazione turistica non più solamente estiva. Attraverso stand enogastronomici, spettacoli, musica e folklore locale, la Riviera del Corallo mira a diventare un nuovo polo di attrazione per i viaggiatori di tutto il mondo, interessati anche ad altro oltre che allo splendido mare sardo. Il tutto si svolgerà nell’Anfiteatro Ivan Graziani, che per l’occasione diventa un vero e proprio villaggio in stile bavarese, dalla capienza di 1.400 persone. All’esterno dell’area ci sarà il luna park Matherland, che contribuirà ad aumentare l’atmosfera festosa e ad intrattenere gli avventori. Inoltre, il calendario delle 10 giornate prevede concerti, spettacoli e momenti di convivialità pensati anche per le famiglie con bambini. L’ingresso è aperto dal giovedì alla domenica dalle 18, con un’apertura speciale per il pranzo domenicale.

Un’opportunità per il territorio

Sebbene l’evento sia stato concepito per portare in Italia l’atmosfera di un festival straniero, l’Oktoberfest di Alghero rappresenta un’opportunità molto interessante per la città e l’intera Riviera del Corallo. Attraverso un evento di questo tipo, infatti, si può attrarre un pubblico sia italiano che straniero, e fargli conoscere le tradizioni locali, i piatti tipici e le produzioni artigianali del luogo. Non a caso, le date scelte cadono proprio in concomitanza con la festa di San Michele, patrono della città. Si tratta di un vero e proprio apripista, che può rappresentare un’occasione di destagionalizzazione importante per l’isola. Notoriamente, infatti, la Sardegna è frequentata principalmente durante il periodo estivo, mentre nel resto dell’anno il turismo è più contenuto. Come sottolinea anche l’organizzazione di Moments Sardinia: “l’obiettivo non è soltanto offrire divertimento, ma anche generare nuove opportunità per il territorio, stimolare la destagionalizzazione e dare vita ad un appuntamento che, anno dopo anno, possa diventare un riferimento fisso nel calendario turistico autunnale.

Uno spunto per l’Open Air

Gli eventi hanno dimostrato di poter giocare un ruolo chiave sui flussi, portando nel nostro Paese un pubblico di nicchia, con interessi specifici e orientati alla spesa, nell’ambito del loro viaggio. Chi viaggia per partecipare ad un festival o assistere ad una gara sportiva, non lo fa per visitare il posto in cui si reca, ma per prendere parte all’evento stesso, con una conseguenza diretta sul territorio. Alloggi, cene fuori, souvenir: se il territorio propone un’offerta di valore, l’intero evento assume una qualità maggiore e spinge i viaggiatori a tornare. L’Open Air va molto d’accordo con i grandi eventi, soprattutto perché le strutture ricettive all’aria aperta offrono numerosi posti letto e soluzioni in linea con lo spirito di convivialità e condivisione che si crea, inevitabilmente, in occasione di concerti, manifestazioni sportive e festival folkloristici.  

Forum Nazionale sul Turismo Sostenibile e i Patrimoni dell’Umanità: presentata la 3a edizione

Arrivato alla sua terza edizione, il Forum Nazionale sul Turismo Sostenibile e i Patrimoni dell’Umanità è un appuntamento promosso dalla Regione Veneto e dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di idee, dove convergono istituzioni, imprese e territori con l’obiettivo di analizzare gli scenari del turismo sostenibile e valorizzare i siti UNESCO. Il Rapporto Strategico di TEHA Group “Grandi eventi nei territori UNESCO: la sfida della sostenibilità” offrirà una panoramica sulle dinamiche turistiche del nostro Paese, con un focus dettagliato proprio sui grandi eventi. Per altro nel contesto delle prossime Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la sostenibilità turistica avrà un importante banco di prova; un’opportunità da non farsi sfuggire.  

L’importanza dei grandi eventi

Anche nel 2025 i grandi eventi hanno rappresentato un volano importantissimo per l’economia turistica, costituendo una leva strategica imprescindibile per il futuro del settore. Puntare ad uno scenario turistico che unisca i grandi eventi con lo sviluppo sostenibile dei territori UNESCO è l’obiettivo da raggiungere per il Forum. Occorre creare un’offerta integrata e coerente, che leghi l’identità dei luoghi ai grandi appuntamenti internazionali, che non solo fanno da vetrina al territorio italiano, ma possono costituire anche un’opportunità di indotto a lungo termine per le comunità locali come conseguenza della visibilità ottenuta. Infatti, ad esempio chi arriva per le Olimpiadi, può innamorarsi dei luoghi che le ospitano, può rimanere impressionato dai servizi a sua disposizione e decidere di tornare, di trascorrere più tempo in Italia e di scoprire sempre di più del territorio che si trova attorno all’evento. 

Un patrimonio da valorizzare

Partire da un evento e da un territorio ufficialmente riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità, e costruire un’offerta turistica di nuova generazione vuol dire valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico e territoriale. Attraverso una maggiore sostenibilità, un’attenzione maggiore verso i territori e le comunità che li abitano, lo sviluppo turistico può realmente diventare un efficiente ed efficace motore economico. Attualmente, infatti, il settore contribuisce al 7% del PIL e la sua importanza cresce di anno in anno, sia dal punto di vista strettamente economico che come immagine internazionale. Non a caso, l’Italia ha superato la Francia nelle preferenze dei viaggiatori, piazzandosi per la prima volta in assoluto come seconda meta prediletta per i viaggi in Europa. Per superare anche la Spagna e aggiudicarsi il primato assoluto, l’Italia ha bisogno di fare un salto di qualità che passa per la sostenibilità turistica, in grado di trasformare un turismo che a volte rischia di sottrarre risorse al territorio, in un turismo che invece le garantisce.

Al Forum, attraverso un confronto su strategie, trend e opportunità, si coniugherà il fascino senza tempo dei territori UNESCO con l’enorme opportunità rappresentata dai grandi eventi previsti tanto in Italia quanto in particolare in Veneto. 

FAITA Federcamping torna ad InOut l’8 e 9 ottobre

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Le prime indagini sulla stagione 2025 confermano il trend positivo del settore Open Air che con 11 milioni di arrivi sfiora le 73 milioni di presenze. Per altro i primi dati confermano che le performance migliori e più evidenti sono state conseguite dai territori con maggiore presenza di imprese che hanno affrontato un processo di riqualificazione della propria offerta e dei servizi ad essa legatiInout-The Hospitality Community è il contesto ideale per le imprese che intendono intraprendere o confermare il loro percorso di adeguamento e innalzamento qualitativo per questo FAITA Federcamping, nel quadro di un accordo di collaborazione e parternariato con IEG, partecipa e organizza talk specifici sugli argomenti di maggiore interesse.

Mercoledì 8 ottobre, presso l’Inout arena: dalle 16,50 alle 18:00 si parte con: “Misurare il turismo della nuova era: la rilevazione dei flussi nel comparto Open Air per la stagione 2025“. La discussione avviene tra Alberto Granzotto presidente FAITA Federcamping, Valeria Minghetti Responsabile Area Ricerca CISET e Francesco Traverso CEO e Co-Founder | Hbenchmark. Nel corso dell’incontro si evidenzierà come e quanto una corretta rilevazione e interpretazione dei dati sia fondamentale nella gestione ordinaria e strategica d’impresa. Ciset ed HBenchmark, cooperano con FAITA già da qualche anno per fornire dati e monitorare consentendo una visione d’insieme e nel contempo restituendo in tempo reale una serie di indicatori di performance. 

Giovedì 9 ottobre, dalle 13:10 alle  14:10 presso la Main Arena sarà la volta dell’incontro “Il tempo nuovo della vacanza: modalità di fruizione, decisioni e modalità di spesa, BNPL e soluzioni di investimento” Una riflessione condotta da Magda Antonioli Docente Università Bocconi e Presidente ONT,  Alberto Granzotto Presidente FAITA Federcamping, Luca Lambertini Direttore di HeyLight | Compass Banca SpA, Antonio Maturo Professore di Sociologia, Università di Bologna, Giorgio Ribaudo Direttore Generale THRENDS, sul concetto stesso del  “far vacanza”  e sul suo costante mutare sia in termini di attitudini e di motivazioni, sia come modalità di fruizione del tempo libero.

Ancora il 9 ottobre, dalle 16:50 alle 18:00 presso la InOut Arena “Turismo Open Air & Sport: soluzioni e occasioni per disegnare nuovi scenari e nuovi equilibri” Le attività turistico ricettive all’aria aperta sono oggi in grado di offrire una serie di servizi ed attività ad alto valore aggiunto, arricchendo l’offerta ed intercettano fasce di clientela sempre più ampie. Tra questi le attività sportive rappresentano un sicuro attrattore. Sempre più e con crescente successo le strutture Open Air si dotano di impianti, servizi e strutture sportivi spesso dei veri e propri “villaggi dello sport” fruibili da ogni tipologia di ospiti. Il tema sarà dibattuto da Marco Sperapani Direttore Generale FAITA Federcamping; Franco Vitali Presidente Faita Federcamping Emilia-Romagna; Marco Ghigliazza Business Developer B2B Decathlon; Alessandro Prati General Manager di Backspace; Davide Rossi Fondatore di The Pickleball Community Italia; Matteo Sapienza Sales promotion in Repower Italia; Roberto Vitali Amministratore delegato e cofondatore di Village for all V4A®.

Infine, l’incontro del 9 ottobre, dalle 13:20 alle 14:20 presso la InOut Arena mette al centro “Sviluppo turistico tra benessere sociale e semplificazione urbanistica. Territori e imprese uniti per disegnare i nuovi scenari del settore” Il talk affronta il tema della governance territoriale con particolare attenzione al rapporto tra semplificazione urbanistica, sviluppo del turismo e sostenibilità. Al centro del confronto, le imprese, le associazioni di categoria e le istituzioni, individuano proposte concrete per rendere più competitivo e sostenibile il comparto dell’ospitalità capace di generare sviluppo economico e benessere sociale. Partecipano Alex Giuzio Giornalista e moderatore, Ferruccio Alessandria Presidente di Assopiscine, Marco Sperapani Direttore Generale FAITA Federcamping, Xiaojun Wang Professor PhD, and Doctoral Supervisor at Beijing Sport University, Barbara Mazzali Assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda di Regione Lombardia.

Iniziativa AIAV : 5 borse di studio in memoria di Alberto Corti

L’Associazione Italiana Agenti di Viaggio (AIAV) ha istituito 5 borse di studio in memoria di Alberto Corti, personalità di spicco nel panorama turistico italiano. Si tratta di un riconoscimento destinato ai laureandi in Progettazione e Management del Turismo dell’Università del Piemonte Orientale.

5 Borse di studio in memoria di Alberto Corti

Lo scorso 20 settembre si è spento, all’età di 61 anni, Alberto Luigi Corti, stimato direttore generale di Confturismo. Alberto Corti rappresentava una delle colonne portanti della rappresentanza d’impresa del settore turistico italiano. Per celebrarlo degnamente AIAV ha istituito 5 borse per laureandi del corso Progettazione e Management del Turismo dell’Università del Piemonte Orientale. Le borse di studio saranno assegnate  per l’anno accademico 2025/2026. Una giuria composta da professionisti e membri dell’Associazione selezionerà le candidature ed assegnerà le borse.

La formazione come strumento chiave del settore

Una formazione più mirata sulle principali tematiche turistiche sarà alla base della crescita del settore nei prossimi decenni. L’intervento di figure professionali e competenti nella filiera turistica rappresenta, dunque, il futuro stesso del turismo.Soprattutto nel panorama contemporaneo, con una concorrenza sempre più competitiva dall’estero, e con le sfide che il settore presenta internamente, la valorizzazione della formazione accademica resta di fondamentale importanza. Approfondire tematiche legate allo sviluppo tecnologico, trovare nuove applicazioni digitali per la filiera turistica e adeguare il comparto della ricettività e dell’accoglienza ai tempi che cambiano è non solo opportuno ma necessario per costruire un turismo affidabile, sicuro, sostenibile e remunerativo.

Valorizzare il futuro del turismo

Secondo AIAV non c’era miglior modo di ricordare Alberto Corti, se non quello di dare il suo nome ad un riconoscimento che attraverso le nuove leve di professionisti punti sul futuro e sullo sviluppo del settore. Come ricorda anche Fulvio Avataneo, Presidente AIAV, le borse servono per “creare un ponte tra la sua esperienza e l’energia delle nuove generazioni, trasmettendo passione e competenza, valori che Alberto ha sempre incarnato”.

Tra i criteri di valutazione di assegnazione delle borse di studio, figura la capacità di proporre soluzioni innovative alle sfide del turismo, con un particolare riferimento a:

  • sostenibilità ambientale ed inclusività,
  • delocalizzazione e destagionalizzazione,
  • rigenerazione urbana e territoriale,
  • digitalizzazione e utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore turistico.

Open Mind Resort di Faita Emilia: un hub per la crescita manageriale

Martedì 23 settembre, il Lido degli Scacchi ha ospitato un evento dedicato al futuro della formazione aziendale. Nella cornice del Florenz Open Air Resort, imprenditori, rappresentanti di grandi aziende e delegati di Confindustria si sono dati appuntamento per la presentazione del progetto “Open Mind Resort”, un format ideato da FAITA Emilia Romagna che intende trasformare i luoghi di vacanza in laboratori permanenti per la crescita delle imprese.

Gianfranco Vitali


A guidare la platea in questo viaggio nella formazione di nuova generazione è stato il Presidente di FAITA Emilia Romagna, Franco Vitali, che ha presentato con orgoglio l’idea alla base di questo progetto molto ambizioso e visionario: il luogo di vacanza trasformato in un laboratorio permanente di crescita aziendale. Sul palco si sono avvicendati i protagonisti di questo progetto ambizioso e sicuramente innovativo

La leadership come orchestra: l’intervento di Giorgio Fabbri

Ad aprire i lavori è stato il direttore d’orchestra Giorgio Fabbri, che ha offerto una visione inedita della leadership. Attraverso esempi tratti dalla direzione musicale, ha mostrato come coordinare un team possa essere paragonato a dirigere una sinfonia: un’abilità che richiede ascolto, armonia e visione d’insieme.

A seguire, l’intervento del mentalista e illusionista Roberto Ferrari ha portato i partecipanti in un mondo dove percezione, comunicazione non verbale e pensiero laterale diventano strumenti formativi. Le sue dimostrazioni dal vivo hanno dimostrato come il mentalismo possa stimolare riflessioni profonde sui processi decisionali e sui bias cognitivi.

Roberto Vitali

Inclusione come strategia: il contributo di Roberto Vitali

Un passaggio significativo è stato dedicato al tema dell’inclusività. Roberto Vitali ha sottolineato l’importanza di ambienti accessibili, non solo come valore etico ma anche come reale leva di sviluppo. Creare spazi privi di barriere, ha spiegato, significa aprirsi a nuove opportunità di mercato e costruire un’impresa più consapevole e competitiva.

Il messaggio emerso è chiaro: il progetto avviatoda FAITA Emilia Romagna punta a superare i modelli formativi tradizionali, proponendo esperienze che mettono al centro la persona, l’arte, il movimento e l’inclusività. Proponendo in maniera concreta una soluzione pratica alla questione destagionalizzazione.

Forum Open Air 2025: via alla seconda edizione

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di Alberto Granzotto

Gli aggiornamenti più recenti sull’andamento stagionale confermano il trend di crescita che contraddistingue il comparto open air da oltre un decennio. Dobbiamo e vogliamo considerare questa circostanza come una condizione che richiede maggiore informazione e formazione specifica per affrontare le sfide poste dalla domanda.

Per questo i prossimi 21, 22 e 23 ottobre torna a Roma il Forum Open Air, un’iniziativa pensata, progettata e realizzata per garantire ad imprenditori, addetti, esperti e professionisti un’occasione di scambio e confronto sull’impegno di ciascuno e sulle prospettive di tutti.

Quest’anno la formula si arricchisce di un ulteriore strumento pensato per gli operatori e funzionale a fornire loro una formazione espressamente concepita a misura delle esigenze tanto specifiche quanto attuali dell’open air. Si tratta di FAITA Academy che in un percorso dedicato, intende fornire strumenti formativi di adeguato livello.

Anche nell’edizione 2025 accompagna l’evento uno spazio espositivo dedicato ai partner commerciali ed istituzionali. Una occasione per fare matching e acquisire contatti diretti e dedicati.

Fondamentale e necessario è anche il rapporto con le Istituzioni per favorire il confronto diretto e la crescita della consapevolezza del peso e della portata dell’open air nell’ambito della economia turistica italiana.

Sfogliando il programma ciascun imprenditore potrà valutarne l’interesse oggettivo, evidenziando che la partecipazione al Forum sarà comunque utile per confrontarsi tra pari e mettere in prospettiva l’agire di ognuno nella cornice degli interessi di tutti. Vi aspetto a Roma.

Cavallino Treporti al centro del turismo che cambia

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Le stagioni si allungano. Nel tempo, ma anche nello spazio: fuori dai mesi ‘canonici’, oltre i percorsi ‘obbligati’ nasce la nuova vacanza, che è il perno del Piano strategico 2023-2027 messo a punto dal governo. Se n’è parlato ieri, 25 settembre, in terra veneta, precisamente nella capitale europea del turismo all’aria aperta, Cavallino-Treporti, che ha accolto l’evento del quotidiano La Repubblica sullo Stato del Turismo in Italia

Saluti istituzionali e confronto aperto

Dopo i saluti del sindaco di Cavallino Treporti Roberta Nesto, che ha ribadito la necessità di maggiori poteri ai sindaci per gestire i flussi turistici nei cosiddetti Comuni ‘a fisarmonica’. Sul palco en plein air del camping Marina di Venezia si sono avvicendati esponenti politici del governo e dell’opposizione, imprenditori del settore per fare il punto su una stagione che è apparsa controversa – il cui bilancio pare comunque volgere al bello – e immaginare le prospettive di una realtà che conta per quasi l’11% del Pil.

Un settore in trasformazione

Prospettive legate alla trasformazione dei modelli di consumo (il turismo non è più uno solo ma un caleidoscopio di possibilità e il turista ha cambiato pelle e abitudini), agli scenari economici e politici, agli obiettivi di sostenibilità, inclusione e digitalizzazione che emergono sempre più chiari nei programmi di investimento delle imprese.

Italia: meta desiderata ma da strutturare

In tutto questo l’Italia rimane il Paese più desiderato al mondo, come hanno sottolineato il ministro Adolfo Urso, in videocollegamento, e, dal palco, la presidente dell’ENIT Alessandra Priante, un desiderio che si traduce in oltre 458 milioni di pernottamenti. Ma la bellezza, da sola, non basta; allora la sfida è trasformare questo slancio in sviluppo strutturale. Ne sono convinti gli albergatori, lo sanno bene i gestori dei camping e dei villaggi turistici.

Open air: un comparto in crescita

“Abbiamo lavorato molto in termini di qualità delle strutture, servizi ed esperienze da offrire agli ospiti”, sottolinea il Presidente di FAITA Federcamping Alberto Granzotto, che attribuisce anche all’impegno sul piano degli investimenti i risultati di un’altra stagione in crescita per l’open air. Un comparto, quest’ultimo, che rappresenta il 16% delle presenze turistiche di tutto il settore ricettivo, che da solo vale 8 miliardi di euro (indotto compreso) e che nel 2024 ha realizzato 11 milioni di arrivi e oltre 72 milioni di presenze.

Proposte e politiche territoriali

Tra le notizie accolte con favore dai sindaci dei Comuni turistici (tra cui il presidente Anci Gaetano Manfredi), l’impegno del responsabile del dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia Gianluca Caramanna di calendarizzare la legge sullo status di comunità marine, e la proposta del sindaco di Firenze Sara Funaro di estendere la Legge speciale su Venezia ad altri grandi Comuni turistici che si trovano a dover conciliare le esigenze abitative con importanti flussi turistici con il conseguente surplus di impegno sul fronte dei servizi, dalla gestione dei rifiuti alla sicurezza.

La questione delle infrastrutture

Infine, uno sguardo alle infrastrutture: “Non ci sono strade adeguate per raggiungere molte località turistiche”, “La rete ferroviaria è datata e insufficiente, soprattutto se consideriamo che siamo uno dei Paesi più visitati al mondo”, “Manca un coordinamento che armonizzi le esigenze di destagionalizzazione del turismo e i calendari di molte compagnie aeree”, sono alcuni dei rilievi mossi ieri dagli imprenditori, tutti d’accordo nell’affermare che le infrastrutture sono una discriminante sul piano della competitività.

Non solo: i piani infrastrutturali presenti e futuri dovranno tener conto anche dei cambiamenti climatici, con l’obiettivo di proteggere i territori e le imprese a rischio, come ad esempio quelle che insistono sulle spiagge lungo la costa o in montagna.

Tourism Digital Hub: ora anche per l’extra-alberghiero

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Le imprese extra-alberghiere entrano sulla Tourism Digital Hub, la piattaforma del Ministero Del Turismo. Già da ora si supera così il traguardo di 35.000 adesioni fissato dal PNRR.

Tourism Digital Hub

Nell’ambito della strategia di digitalizzazione promossa dal Ministero del Turismo, il Tourism Digital Hub spicca per il successo ottenuto tra gli operatori. La piattaforma è infatti stata aperta ufficialmente anche agli operatori extra-alberghieri e alle guide, raggiungendo una platea di potenziali beneficiari molto più ampia rispetto al passato. Si tratta di un segnale importante, con cui il Ministero del Turismo intende caldeggiare l’inclusione e la digitalizzazione all’interno dell’intero comparto, e non solo tra le imprese alberghiere. In particolare, sono state raggiunte e superate le 35.000 adesioni, traguardo che il PNRR aveva fissato per il prossimo dicembre. A darnne notizia è lo stesso Ministero del Turismo, in occasione del secondo tavolo interistituzionale, a cui hanno partecipato alcune tra le principali associazioni di categoria del settore. Grazie a questa piattaforma, le imprese turistiche potranno valorizzare e promuovere la propria offerta attraverso l’uso dell’IA e l’analisi dei dati, ma non solo. Le potenzialità della piattaforma, infatti, sono numerose e spaziano dall’approccio strategico alla pubblicità, passando per la formazione e la digitalizzazione del settore nella sua interezza. Alla base dello sviluppo delle sinergie turistiche, infatti, c’è lo sviluppo e l’implementazione dell’uso dell’Intelligenza Artificiale.

Intelligenza artificiale e altri progetti

Il Tourism Digital Hub (TDH) ha come obiettivo quello di creare una piattaforma digitale nazionale per promuovere il turismo offrendo servizi sia ai viaggiatori che agli operatori, grazie alle potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Tra l’altro si intende attivare: 

  • sistemi di conversione avanzati a supporto degli operatori turistici,
  • l’elaborazione dei contenuti e delle informazioni provenienti dal Portale Operatori e da Italia.it,
  • dashboard predittive per l’analisi dei flussi e delle tendenze,
  • l’integrazione dell’Academy di Italia.it nel Portale Operatori, con percorsi di formazione e aggiornamento,
  • il miglioramento dei servizi di assistenza per l’accreditamento, la registrazione e l’accesso alla piattaforma.

Si tratta principalmente di innovazioni inerenti l’analisi e la gestione dei grandi flussi di dati, ma anche volti all’assistenza, per una migliore esperienza non solo di viaggio e lavorativa, ma anche online e di preparazione. Grazie alla formazione e all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, gli operatori potranno avere maggiori e migliori strumenti per affrontare il mercato e promuovere la propria offerta all’estero nell’ambito di un più grande contesto.

Le opportunità per l’Open Air

Le promesse che il TDH fa agli operatori turistici sono evidentemente ambiziose, ma anche vicine nel tempo, e rendono questa piattaforma un’infrastruttura chiave per innovare il turismo italiano e far convergere domanda e offerta in un unico luogo e in maniera efficiente, intelligente e sostenibile. Il processo riguarda anche le strutture Open Air, che possono beneficiare delle esperienze e di best practices e far crescere la propria presenza sia nel panorama internazionale che nel comparto italiano. Una maggiore e migliore digitalizzazione del comparto turistico, infatti, giova  anche all’Open Air, grazie ad una gestione più sostenibile ed efficiente dei flussi turistici e all’analisi dei dati in tempo reale. Inoltre, una promozione ottimizzata e volta alla valorizzazione del territorio, non può che far bene al comparto outdoor, che proprio su questi valori, e sulla sostenibilità e l’inclusione fonda la sua stessa esistenza. La digitalizzazione è il futuro del turismo, e l’utilizzo consapevole e responsabile dell’intelligenza artificiale deve divenire prassi quotidiana e non più sporadica.

Scomparsa Alberto Corti, le parole del Presidente Granzotto

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“Abbiamo perso prima di tutto un amico, una persona gentile, disponibile, empatica. Queste sue profonde e intense qualità personali, perfettamente integrate ed espresse anche nelle sue molte competenze, ci hanno consentito di conoscere e apprezzarne lo spessore umano e professionale che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di stimare. Ci mancherà la sua preparazione, la sua dedizione e passione per il lavoro, il suo amore per il turismo, ma soprattutto sentiremo la mancanza di un grande esponente del mondo associativo, una figura capace di ascoltare le istanze degli operatori rappresentandole con intelligenza, pragmatismo e propositività.”
Cosi il Presidente di Faita Federcamping Alberto Granzotto ha espresso il cordoglio per la scomparsa di Alberto Corti, responsabile del turismo di Confcommercio.

Lo Stato del turismo in Italia: il 25 settembre l’evento a Cavallino Treporti

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Il 25 settembre a Cavallino Treporti il quotidiano La repubblica  organizza il convegno ”Lo Stato del turismo in Italia” per fare il punto sulle prospettive e le sfide del turismo, in un contesto di confronto e dialogo tra operatori, istituzioni, associazioni e aziende. La location sta particolarmente a cuore al mondo dell’Open Air perchè Cavallino è la principale destinazione turistica del comparto Open Air. 

Lo Stato del turismo in Italia

Il turismo è uno dei maggiori tesori dell’Italia. I dati del 2024 indicano che il settore ha contribuito a circa il 10% del Pil nazionale, arrivando ad un valore complessivo che ha superato i 225 miliardi di euro. Nel turismo sono occupati più di 3 milioni di lavoratori, pari al 12% del totale nazionale.
Secondo le ultime stime di Federturismo, solo nel mese di agosto 2025 sono stati 18 milioni i viaggiatori in Italia.

L’evento

L’evento, organizzato da Repubblica, darà voce a diverse realtà che operano nel settore turistico per tracciare un percorso comune da seguire, una strategia condivisa e un obiettivo univoco a livello nazionale. Sono previsti tra gli altri, interventi del  Ministro del Made in Italy Adolfo Urso, del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, del Presidente di FAITA Federcamping Alberto Granzotto e dell’AD di Crippaconcept Sergio Redaelli. Il confronto tra amministratori, istituzioni, associazioni di categoria e operatori della ricettività turistica, è teso a individuare un compromesso valido che concili i grandi numeri dei flussi con il loro indotto da un lato, con l’autenticità e la qualità dell’offerta dall’altro, per giungere a valorizzare i territori meno conosciuti e, nel contempo, alleggerire la pressione sulle mete più gettonate. Si tratta di riuscire a trovare un equilibrio tra i periodi di boom e quelli di magra, per riuscire a garantire non solo un’occupazione più solida e costante, ma anche un flusso di entrate più affidabile e duraturo, in grado di sostenere le comunità non solo nei periodi di alta stagione, ma tutto l’anno. Nello specifico si affronteranno: 

  • la gestione dei flussi,
  • la sicurezza,
  • l’utilizzo delle nuove tecnologie nella strategia turistica,
  • le infrastrutture e le energie rinnovabili
  • le strategie sinergiche e multilivello tra diversi operatori del territorio.

Cavallino Treporti e l’Open Air

La scelta di Cavallino Treporti come teatro dell’evento non è casuale, poiché questa è una delle zone di massima eccellenza in fatto di ricettività turistica Open Air Un comparto che sta acquisendo un’importanza sempre maggiore, anche grazie ai valori radicati nella sua stessa natura, che ben si coniugano con le esigenze del turista di oggi. Si tratta, in particolare, della sostenibilità turistica (che al suo interno ingloba quella ambientale, lavorativa e sociale), dell’inclusione e dell’accessibilità. Obiettivi in larga misura propri del turismo italiano nel suo insieme e necessari per continuare a mantenere l’Italia tra i Paesi più visitati dai viaggiatori non solo europei e statunitensi, ma anche da quelli provenienti dal resto del mondo.

Faita ad InOut di Rimini: la convenzione per il soggiorno degli associati

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Dall’8 al 10 ottobre 2025 torna a Rimini InOut | The Hospitality Community: tre giorni di confronti e incontri pensati per il settore che coinvolgono direttamente il comparto open air, sempre più dinamico nella trasformazione del settore turistico.

FAITA Federcamping sarà presente con un proprio stand espositivo, Hospitality FAITA, presso il Padiglione B7: uno spazio pensato per accogliere imprenditori, stakeholder e rappresentanti istituzionali. Un punto di riferimento per fare rete, informarsi, avviare nuove collaborazioni.

Due appuntamenti per guardare al futuro dell’Open Air

Nell’ambito del programma talk della InOut Arena (Padiglione D3), FAITA organizzerà due panel strategici.

  • Mercoledì 8 ottobre ore 16.50 – “Misurare il turismo della nuova era”
    Un momento di approfondimento sulla raccolta e interpretazione dei dati nel comparto open air. Verranno presentati i primi risultati relativi alla stagione 2025, insieme a indicatori di performance utili alle imprese per analizzare il proprio andamento in modo consapevole e orientato al miglioramento.
  • Giovedì 9 ottobre ore 16.50 – “Turismo Open Air & Sport”
    Un Focus su come l’attività sportiva possa diventare parte integrante dell’offerta turistica. Un’occasione per esplorare nuove soluzioni e opportunità in grado di arricchire l’esperienza degli ospiti, differenziare i servizi e intercettare nuovi target di clientela.

Tariffe riservate con Club del Sole

Grazie alla collaborazione anche quest anno con Club del Sole, gli operatori FAITA potranno soggiornare a Rimini Family Village nelle giornate dell’evento godendo di un contesto ricco di confort, servizi e comodità usufruendo di tariffe agevolate, prenotando direttamente al link: https://reservations.clubdelsole.com/…&promotion_code=FAITA, oppure seguendo questi semplici passaggi:

  1. Vai su riminifamilyresort.it
  2. Inserisci date e numero di persone
  3. Aggiungi il codice sconto FAITA nel campo “Codice promozionale”
    Un’occasione comoda, vantaggiosa e senza rinunce per vivere appieno la fiera, riservata agli imprenditori del settore associati alla Federazione.

Bilancio dell’estate 2025: primi dati e trend

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I primi dati sull’estate 2025 indicano una stagione turistica più che positiva. I dati di arrivi e partenze sono all’altezza delle previsioni, e in alcuni casi hanno addirittura superato le aspettative, come a Ferragosto, che ha registrato un vero e proprio boom nelle città d’arte e in località a flussi solitamente inferiori.

Secondo le previsioni di Enit e Isnart/Unioncamere, in Italia sarebbero dovuti arrivare circa 70 milioni di vacanzieri tra maggio e settembre. Il dato, aggiornato alla fine del mese di agosto e confermato dal Viminale e dal Ministero del Turismo, parla di 61 milioni di turisti. I numeri sembrano quindi allineati e superano già la cifra  record del 2024 (57 milioni) di viaggiatori. Non solo, i primi 20 giorni di agosto si sono dimostrati sorprendenti, con un aumento del 9% degli arrivi rispetto allo scorso anno.

L’estate degli stranieri

Grandi protagonisti di questa estate 2025 sono stati gli stranieri, che hanno sopperito con la loro presenza al calo drastico degli italiani che per le ferie hanno scelto una destinazione nazionale. Rispetto ai 70 milioni di turisti previsti da Enit, circa 38,5 milioni sarebbero infatti stranieri, mentre solo 30-31 milioni gli italiani. Questo è un segnale chiarissimo del fatto che siamo tra le mete predilette dei viaggiatori internazionali, e che il nostro appeal continua a crescere. Gli arrivi maggiori provengono sempre dagli USA e dai paesi europei più consolidati (Germania, Francia, ecc.), ma si nota una crescita negli arrivi dai Paesi Arabi, dal Nord e dall’Est Europa, dall’Olanda e dalla Croazia. Per quanto riguarda invece gli italiani, hanno sofferto i rincari e la diminuzione del potere d’acquisto. Stando ai dati di Emg Different, infatti, sono stati 8,3 milioni quelli che non sono potuti partire, di cui il 70% per motivi economici.

Mare vs montagna

Un grande binomio in termini di destinazioni è quello tra mare e montagna. In particolare, si è assistito ad un boom della montagna rispetto al passato e ad un ridimensionamento delle località balneari che solitamente vanno per la maggiore. I lidi hanno visto presenze nettamente inferiori durante la settimana, con tutto esaurito nei weekend, mentre la montagna si è dimostrata più costante.

La montagna ha registrato l’11% di presenze italiane, che sono salite fino al 20% durante la settimana di Ferragosto. Alcune località in particolare, come le Dolomiti bellunesi e la Valle d’Aosta, hanno visto aumentare la presenza degli italiani del 2-3% rispetto al 2024, mentre il mare è stato decisamente più incostante. Basti pensare che, rispetto allo scorso anno, le presenze sono aumentate del 20% a giugno, per poi calare del 15% a luglio e rimanere più o meno stazionarie ad agosto, ad eccezione del Ferragosto, che ha visto una domanda superiore all’offerta.

Vacanze più corte, ma più frequenti

Un altro trend che si è fatto largo in questa lunga estate italiana ha riguardato il frazionamento delle vacanze. Tra gli italiani che hanno viaggiato (dati Emg Different), il 65% non lo ha fatto per più di 8 giorni complessivi, divisi però in più partenze di meno giorni. Questa tendenza evidenzia da un lato la voglia di vacanza, che per gli italiani rimane altissima, ma al contempo una maggiore difficoltà a godersi una villeggiatura lunga. Piuttosto che rinunciarvi del tutto, i viaggiatori preferiscono partire per meno giorni: le partenze del weekend si affermano come nuova modalità di vacanza, e non più solamente come stacco dalla routine durante l’anno.

Le strade più belle d’Italia: l’iniziativa per lo slow tourism al via il 15 settembre

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L’idea di creare un circuito delle strade più belle d’Italia nasce da un’iniziativa di Italy Discovery e I borghi più belli d’Italia, con l’appoggio del Ministero del Turismo. Si tratta di un progetto che vuole promuovere lo slow tourism, incentivare la riscoperta del percorso oltre che della destinazione e creare nuovi itinerari esperienziali di alta qualità, sulla scia del grande successo riscosso dai Borghi più belli d’Italia. 

Le strade più belle d’Italia

Il viaggio non è tanto nella destinazione, quanto nella strada che si percorre per raggiungerla. Alcune strade non sono nient’altro che collegamenti tra luoghi, mentre altre sono una meraviglia di per sé. Proprio partendo da questo concetto, e forti  del successo del modello “Borghi più belli d’Italia”, nasce l’idea di crearne uno dedicato alle strade più belle d’Italia. L’iniziativa è stata realizzata da Italy Discovery e I borghi più belli d’Italia e cofinanziata dal Ministero del Turismo, e sarà presentata dal Ministro Santanchè il 15 settembre nella splendida cornice di Palazzo Tadini a Lovere. L’obiettivo principale del progetto è quello di creare un nuovo prodotto turistico, come con l’iniziativa dei borghi. 

Un progetto di slow tourism

Questa iniziativa, che prende il suo spazio nell’ambito dello slow tourism, inizierà la sua attività con le 100 strade più belle d’Italia, selezionate per paesaggi che si incontrano, stato di conservazione e valore storico, culturale e naturalistico. Nei primi 3 anni di vita del progetto verranno individuate 100 strade, (10 il primo anno, 40 il secondo e 50 il terzo). Partendo proprio da queste strade, che rappresentano un patrimonio ancora inespresso dell’appeal turistico italiano, il circuito intende creare nuovi itinerari di gusto, percorsi storici, viaggi culturali ed esperienze autentiche per i visitatori. Vuole, in buona sostanza, creare una destinazione laddove fino ad oggi esisteva solamente un passaggio.

Il primo percorso ad essere inaugurato, sarà la Strada dei Ciclamini, che da Lovere conduce a Bienno (Brescia), attraverso 60 chilometri di paesaggi incantevoli e toccando ben 15 comuni tra il Lago d’Iseo, le Alpi Orobie e la Val Camonica. Successivamente, il riconoscimento arriverà in:

  • Toscana (Val d’Orcia e Val di Chiana),
  • Puglia (tra la Val d’Itria e l’Adriatico),
  • Umbria (percorsi del vino e dell’arte da Deruta a Montefalco),
  • Emilia-Romagna e Marche (Montefeltro),
  • Liguria (da Cervo a Garessio),
  • Friuli Venezia-Giulia (da Palmanova a Grado),
  • Alto Adige (da Passo Resia al Passo dello Stelvio),
  • Campania (Cilento),
  • Sicilia (la via della Ceramica).

Un’opportunità per l’Open Air

Questa iniziativa rappresenta un’opportunità unica per il settore dell’Open Air, perché va a valorizzare gli stessi contesti e gli stessi valori che il comparto promuove da sempre, e su cui si fonda. Sostenibilità, ruralità, autenticità e riscoperta della strada, con le sue attività commerciali, tradizioni e paesaggi. Grazie a questo nuovo circuito d’eccellenza, le destinazioni interessate dalle certificazioni potranno aumentare la loro attrattiva a livello globale, e sfruttare la vetrina offerta dalle “100 strade più belle d’Italia” per offrire un’ospitalità mirata.

A prescindere che i viaggiatori vogliano muoversi a piedi, in bicicletta, in moto o in auto, si aprono enormi possibilità per il comparto dell’Open Air, che non può lasciarsi sfuggire questa occasione di rilievo, modulando la propria offerta anche su questi items. Il settore rappresenta già un pilastro del turismo italiano, ma incentivato e supportato da questo tipo di iniziative, può ulteriormente progredire valorizzando la campagna, la dimensione rurale e le produzioni tipiche del Made in Italy, e dando nuovo impulso ai territori in maniera coerente con obiettivi e proposte dell’Open air. 

Obiettivo destagionalizzazione: strategie vincenti ed esempi da seguire 

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Destagionalizzare i flussi turistici rappresenta un traguardo comune per tutte le realtà territoriali vocate. Lo è perché tra le leve che gli operatori pubblici e privati possono attivare la destagionalizzazione dell’incoming è quella che di gran lunga rende il settore più stabile e meglio governabile specie nei suoi impatti negativi.  Dalla comunicazione efficace alla creazione di eventi e opportunità fuori stagione, ecco alcune strategie vincenti da adottare e da cui prendere spunto.

Obiettivo destagionalizzazione: perché è importante

La destagionalizzazione è uno degli obiettivi principali del settore turistico italiano. Quando una destinazione diventa interessante tutto l’anno, i benefici che ne trae sono significativi e numerosi,  soprattutto sul piano economico e sul decongestionamento da overturism. Un altro grande vantaggio della destagionalizzazione, sta nella riduzione della concorrenza e nell’aumento della  visibilità turistica. Poi, non c’è da sottovalutare l’aspetto occupazionale: una destinazione sempre attraente agli occhi dei turisti trasforma i lavori stagionali in contratti a tempo indeterminato, e permette all’economia locale di essere molto più stabile. Infine, la destagionalizzazione è in grado di portare l’offerta turistica su più livelli e ad una qualità maggiore, andando ad attrarre segmenti di mercato diversi tra loro e più qualificati. Con la destagionalizzazione si fa del bene all’ambiente. Perchè una meta meno affollata è sempre e comunque più apprezzata dagli ospiti che finiscono per parlarne bene ad amici e parenti anche sui social.

Strategie vincenti: comunicazione e prodotto

Le strategie vincenti per raggiungere l’obiettivo della destagionalizzazione, si dividono principalmente tra azioni operative e azioni comunicative. Alla base di tutto, infatti, deve esserci un prodotto da vendere, un qualcosa da proporre alla clientela in arrivo. Dalle esperienze legate alla stagionalità, alla possibilità di vivere i luoghi senza l’affollamento dell’alta stagione, le promesse da mantenere nei confronti dei viaggiatori devono essere supportate da una base solida e concreta. Una volta creato il prodotto e realizzato l’appeal, lo si deve comunicare. Social e passaparola restano i media più efficienti. Focalizzare la propria comunicazione sul mercato di bassa stagione garantisce una maggiore visibilità e un posizionamento organico migliori, poichè la concorrenza è minore. Dopo la comunicazione, infine, deve esserci la personalizzazione dell’esperienza, una qualità migliore dei servizi e una disponibilità effettiva di attività ed esperienze da vivere, fattori in grado di fidelizzare e di aumentare anche i turisti di ritorno. 

Un esempio da seguire

Un esempio utile è quello del Comune di Isolaverde, che con la destagionalizzazione è riuscito a rilanciare il turismo settembrino e a creare una destinazione di lusso. Grazie ad una comunicazione efficace e ad un prodotto di qualità, Isolaverde attira oggi un pubblico alto-spendente e si è assicurata, anche a settembre, il sold out dell’offerta. La comunicazione, nello specifico, si rivolge ad un pubblico che vuole vivere una vacanza da vip, senza i costi esagerati dell’alta stagione. Il prodotto è, ovviamente, il glamping, raccontato come esperienza esclusiva non solo per lo stretto contatto con la natura (il Veneto, non a caso, è leader del turismo Open Air), ma anche per il soggiorno di lusso e gli alloggi particolari, che strizzano l’occhio alla sostenibilità e all’eco-friendly. Il New York Times ha menzionato la città di Chioggia tra le 5 mete da scoprire nel 2022, e l’ha fatta conoscere al mondo, rendendola un’alternativa sostenibile all’overtourism. La città ha saputo cogliere un’occasione unica, affiancando a questa vetrina strutture adatte allo storytelling pensato per questa destinazione, e ad una strategia comune anche agli operatori locali, dai ristoratori agli organizzatori di attività ed esperienze all’aria aperta, dei tour guidati e dei musei dei dintorni. Questa case history serve per prendere ispirazione, ma non deve scoraggiare chi non vanta menzioni internazionali al pari del New York Times poichè grazie ai social e al web, qualunque destinazione può diventare virale e raggiungere il grande pubblico internazionale. Ciò che serve è una strategia condivisa e comune, volta all’obiettivo della destagionalizzazione.

Iniziativa bottom-up per rilanciare il territorio: l’esempio della Sicilia

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L’iniziativa bottom-up per rilanciare il territorio siciliano nasce dall’unione di diverse strutture ricettive non alberghiere e altre attività locali e si propone di offrire ai visitatori esperienze autentiche e di valore. Questo sodalizio nato dal basso rappresenta sicuramente un esempio da seguire per rilanciare il territorio attraverso la declinazione di prodotti  turistici più sostenibili e inclusivi.

Iniziativa bottom-up per rilanciare il territorio

Dall’unione di camping, villaggi, bed and breakfast, agriturismi, case vacanze, rifugi, villaggi, ostelli e appartamenti ad uso turistico, ma anche di attività locali, enti pubblici e professionisti del settore turistico, prende forma un’iniziativa bottom-up che ha come obiettivo quello di rilanciare il territorio siciliano verso una domanda interna ed internazionale. E’ così che é nata Xenia l’associazione culturale e turistica di promozione sociale ideata da giovanissimi attori della filiera turistica. Grazie alla sinergia tra le strutture ricettive extralberghiere, le attività locali, le amministrazioni e i professionisti, il territorio siciliano acquisisce una nuova linfa vitale caratterizzata da proposte innovative, che però non perdono di vista l’autenticità e i punti di forza del territorio. 

Esperienze come motore del turismo

Al cuore del progetto ci sono le esperienze, riconosciute da tutti come il motore principale del turismo del futuro. Per questo si punta a valorizzare le eccellenze del territorio attraverso attività di diverso tipo, che vanno dalla raccolta delle olive alla spremitura per ottenere l’olio, dalla vendemmia alla preparazione dei dolci tradizionali. Solo puntando su ciò che rende il territorio siciliano unico al mondo, infatti, ci si può differenziare sul mercato e si può creare una destinazione ad alto appeal turistico, che non gravi sulla salubrità del territorio stesso. Per fare un esempio, Xenìa collabora già con una pasticceria storica, dove i turisti possono imparare a preparare i tipici cannoli siciliani, attraverso workshop e laboratori appositi. Esperienze di questo tipo sono quello ciò che i viaggiatori chiedono maggiormente e che contribuiscono a rendere una destinazione una meta di riferimento per una vacanza di alto livello.

Un esempio da seguire

Si tratta di un’azione concreta e progettata per proporre un modello di turismo consapevole, responsabile e autentico. La sua stessa natura di bottom-up apre la strada a quello che potrebbe diventare un vero e proprio trend, e che potrebbe diffondersi in tutta la Penisola. Ovunque, infatti, gli operatori del settore turistico chiedono di più alle istituzioni, e non sempre ricevono risposta nei tempi e nei modi sperati. Per questo, un movimento concreto che prenda in mano la situazione è più che auspicabile per un turismo più sostenibile. Attraverso l’organizzazione di eventi culturali, fiere, percorsi formativi e attività esperienziali, il territorio italiano può trovare nuovi input e nuovi impulsi, ma anche rafforzarsi a livello di cooperazione e collaborazione tra le varie realtà della filiera turistica, dalle strutture ricettive alle attività locali. Dallo yoga all’escursionismo, dall’enogastronomia alle attività attività all’aria aperta, le opzioni che si prospettano ai visitatori diventano così innumerevoli e qualitativamente importanti.

Un nuovo modello turistico

Il turismo italiano sta vivendo un vero e proprio boom, soprattutto da parte dei visitatori stranieri, che da noi cercano proprio quella autenticità che è legata al Made in Italy nell’immaginario collettivo, una autentica risorsa cui attingere. Questo boom però, deve essere gestito con coscienza e consapevolezza, senza impattare negativamente sul territorio, fonte e sostentamento dell’intero settore. Proprio per questo, il sodalizio di realtà che partono dal basso può essere la chiave di lettura che si è cercata finora per elevare il turismo italiano ad un livello più alto di virtuosismo. In questo senso, si può creare un vero e proprio modello innovativo di turismo, che si fonda sui principi di sostenibilità, inclusività e autenticità e che rispetti non solo il territorio nel senso stretto del termine, ma anche le popolazioni locali e le loro tradizioni.

Nasce l’Associazione dei Territori di Alta Gamma

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l 25 giugno scorso nella sede milanese di Fondazione Altagamma, è nata l’Associazione dei Territori di Alta Gamma, una realtà che unisce 5 eccellenze italiane del turismo di lusso: Capri, Cortina, Courmayeur, Madonna di Campiglio e Porto Cervo. L’obiettivo dell’Associazione è di valorizzare e salvaguardare il patrimonio paesaggistico, artigianale e storico dei territori con riferimento allo specifico segmento di domanda. Il progetto punta a creare una rappresentanza coesa dei territori che in Italia attirano il turismo di lusso, un comparto in forte crescita e in grado di registrare risultati importanti. L’Associazione è lo strumento che consentirà ad operatori e stakeholders di dialogare e confrontarsi, contaminarsi a vicenda proponendo soluzioni e idee. 

Il turismo luxury in Italia

Ecco qualche dato che riguarda queste specifiche destinazioni:

  • Capri – 2,7 milioni di arrivi nel 2023 (+35% rispetto al 2013);
  • Cortina d’Ampezzo – 78% di occupazione media degli hotel (febbraio 2025) nel segmento High Luxury (+10,3% rispetto al 2024);
  • Courmayeur – 40.000 presenze durante le vacanze di Natale;
  • Madonna di Campiglio – 9,5 milioni di entrate comunali nel 2023;
  • Porto Cervo – oltre 13.000 posti letto turistici.

Obiettivo sostenibilità turistica

Anche in questo caso, si pone attenzione alla sostenibilità turistica. I territori di charme che formano l’Associazione, infatti, sono tutti caratterizzati da una fortissima pressione del turismo su un territorio relativamente ridotto, che li espone ad un altissimo rischio di overtourism con tutte le sequele negative del caso. L’obiettivo è quello di aumentare la visibilità e il peso dei Territori nei confronti delle istituzioni sia nazionali che internazionali per indirizzare le politiche turistiche a supporto dell’eccellenza. Solamente con un approccio di sistema si può riuscire a raggiungere una maggiore sostenibilità turistica, che giovi non solo ai visitatori, ma anche ai residenti e agli operatori del settore impegnandosi a:  

  • allungare le stagioni per far vivere il territorio tutto l’anno,
  • assumere personale altamente qualificato in forma stabile,
  • migliorare ed aumentare la mobilità,
  • creare esperienze e percorsi sostenibili e accessibili a tutti,
  • avviare una promozione reciproca,
  • programmare un calendario di eventi itineranti tra le varie località.

Le azioni del prossimo futuro

L’Associazione è appena nata, ma ha già in cantiere diversi progetti. Innanzitutto ad un evento corale negli Stati Uniti e ad  una serie di attività sia formative che istituzionali per farsi conoscere ed affermare la sua presenza sulla scena del turismo di alta gamma mondiale. Il piano di attività prenderà il via ufficialmente in autunno, e nel prossimo futuro il gruppo porterà il turismo luxury italiano, sia nel suo complesso che nell’unicità dei singoli territori, all’attenzione dell’élite mondiale della ricettività di alta gamma.

Intelligenza artificiale nel turismo: prevista una crescita del 26% in 5 anni

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La presenza dell’intelligenza artificiale nel turismo diventa di giorno in giorno più preponderante e costante. Stando ad un recente studio dell’istituto americano Grand View Research, nei prossimi 5 anni è prevista una crescita del 26%, e i campi in cui l’IA apporterà gli sviluppi maggiori riguarderanno il monitoraggio dei flussi turistici, la mobilità e la sicurezza.

Intelligenza artificiale nel turismo

L’intelligenza artificiale è entrata a far parte della vita quotidiana di chiunque, e più passa il tempo più questo strumento viene utilizzato. Il turismo non fa eccezione, e anzi sembra trarre un enorme beneficio dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’uso dell’IA, inoltre, è un argomento centrale nel dibattito internazionale, tanto che ha rappresentato il tema principale durante l’ultimo incontro del Comitato Turismo dell’OCSE, tenutosi a Parigi ad aprile. Anche al G7 dello scorso novembre l’intelligenza artificiale aveva tenuto banco, e sempre più le istituzioni e gli operatori considerano questo strumento di cruciale rilevanza per lo sviluppo dell’economia e del turismo. Secondo la piattaforma Worldometer, l’83% dei grandi operatori di viaggi ritiene che l’IA sia essenziale per l’innovazione e la personalizzazione. Un altro dato significativo riguarda la soddisfazione dei clienti, che aumenta del 20% quando si utilizzano strumenti di IA nella realizzazione dei loro viaggi. Dal lato delle aziende, le evidenze di risparmio delle compagnie aeree che nel 2024 hanno sfruttato le funzionalità dell’intelligenza artificiale, si evince che questo strumento è in grado anche di garantire un enorme taglio dei costi. Grazie all’IA, applicata alla programmazione dei voli e alla manutenzione predittiva, le compagnie aeree hanno risparmiato circa 265 miliardi di dollari a livello globale.

Il mercato globale

Nel 2024 i livelli del mercato dell’intelligenza artificiale hanno toccato i 3,373 miliardi di dollari e, secondo le stime del Grand View Research, sono destinati ad aumentare del 26% nei prossimi 5 anni. Gli investimenti maggiori riguardano la personalizzazione dell’esperienza di viaggio e i suggerimenti che analizzano i dati in tempo reale. In poche parole, il mondo del turismo a livello globale sta puntando sempre di più sul tailor made. In questo modo, sia le istituzioni che i singoli operatori possono proporre ai viaggiatori itinerari realizzati ad hoc in base alle loro preferenze, ma anche esperienze esclusive e personalizzate, così come consigli su dove andare e in che momento, in base alle presenze registrate in tempo reale. Un esempio di questo è l’assistente virtuale Sukjai, realizzata nel 2024 dall’autorità del turismo thailandese, che guida i visitatori nei luoghi meno conosciuti, più famosi o più autentici in base alle loro richieste, fornendo informazioni sempre aggiornate e affidabili sui mezzi di trasporto, la logistica e le usanze locali. Ad aver investito di più sull’IA è il Nord America, con una quota del 38,7% a livello globale. I segmenti di maggior interesse hanno riguardato, nel 2024, la traduzione simultanea in più lingue e la creazione di servizi ed esperienze di viaggio personalizzate. Negli aeroporti, inoltre, si sta iniziando ad usare l’IA per i controlli di sicurezza, per il riconoscimento facciale e in generale per velocizzare e snellire le procedure di imbarco e sbarco sia per i passeggeri che per i bagagli.

Lo sviluppo dell’IA in Europa

A livello europeo, le grandi destinazioni come Francia, Spagna e Italia stanno iniziando ad utilizzare l’intelligenza artificiale, sfruttandola negli snodi aeroportuali, nella gestione dei mezzi di trasporto internazionali e nelle prenotazioni turistiche. Molto resta ancora da sviluppare, però, in quanto i livelli sia di investimento che di applicazione dell’IA al turismo che si registrano in Nord America, ma anche in Asia, sono ancora parecchio lontani da quelli dell’Europa, dove per ora, l’utilizzo si concentra su traduzioni, gestione della sostenibilità turistica e creazione di viaggi personalizzati, senza però sfruttarne appieno le potenzialità. 

L’IA in Italia

In Italia questo strumento non è ancora entrato nell’utilizzo standard. Secondo un recente studio dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, solo 6 agenzie di viaggio su 10 adottano l’intelligenza artificiale e solo il 29% ha avviato delle sperimentazioni. Per quanto riguarda le strutture ricettive, le notizie sono decisamente sconfortanti. Infatti, solo 1 su 100 sfrutta appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

World Summit 2025 a Torino: turismo accessibile e inclusivo

Si  terrà dal 5 al 7 ottobre a Torino il World Summit 2025, l’ evento interamente dedicato all’accessibilità delle destinazioni turistiche. Arrivato alla sua terza edizione, il World Summit in scena presso il Centro Congressi Lingotto, nasce dalla collaborazione tra CDP (Consulta per la Pensione in Difficoltà), ISITT (Istituto Italiano per il Turismo per Tutti) ed ENAT (European Network for Accessible Tourism), coordinati in regia dall’agenzia delle Nazioni Unite UN Tourism, che guida lo sviluppo turistico sostenibile a livello globale. L’evento sarà teatro di dibattiti e dialoghi sul turismo accessibile e realmente inclusivo. Politiche, best practices e strumenti saranno al centro degli interventi.

World Summit 2025 a Torino

Torino è la città che le Nazioni Unite hanno scelto come terza tappa dell’evento annuale dedicato al turismo accessibile, dopo le due precedenti edizioni di Montreal e Bruxelles. Il World Summit 2025 a Torino sarà un’occasione per parlare non solo di accessibilità, ma anche di sostenibilità e inclusività. Questi infatti, sono i temi posti al centro del dialogo e i filoni principali su cui si concentreranno gli interventi e i workshop. Grande rilevanza sarà data ai case history, a dimostrazione del fatto che l’accessibilità, quando integrata in modo consapevole e strutturato nella ricettività turistica, può generare un flusso fidelizzato e aumentare l’attrattività internazionale di una destinazione. Grazie ad una strategia mirata e al supporto di politiche e governance orientate all’aumento dell’accessibilità turistica, i vantaggi che si generano sono numerosi e positivi, dal ritorno di immagine a quello economico. Per creare destinazioni accessibili, l’opera dei singoli non è sufficiente, ma serve piuttosto una sinergia che coinvolga tutti gli operatori della filiera turistica, e non solo. Anche i mezzi pubblici, l’urbanistica e la gestione locale delle infrastrutture necessitano di essere allineati in una strategia condivisa. Per questo, la sinergia tra istituzioni, attività e singoli operatori è fondamentale per creare i presupposti necessari all’accessibilità turistica ideale.  

Accessibilità: certificazioni e ostacoli

Per aiutare gli stakeholders a raggiungere alti standard qualitativi in termini di accessibilità turistica, che siano questi strutture ricettive, destinazioni turistiche o operatori culturali, l’UN Tourism ha realizzato delle vere e proprie guide operative, nate dalla collaborazione con le principali organizzazioni internazionali, che tracciano un sentiero da seguire passo dopo passo. In termini di certificazioni, attualmente ad attestare la qualità dell’accessibilità in ambito turistico c’è lo standard ISO 21902 “Tourism and related services – Accessible Tourism for All – Requirements and Recommendations”. Per raggiungere i risultati migliori, gli ostacoli da superare riguardano da un lato gli investimenti economici e, dall’altro, la costruzione di una nuova consapevolezza attorno al concetto stesso di accessibilità. Il problema maggiore è culturale, poiché spesso non si ha un’accessibilità turistica completa perché non si conoscono le necessità specifiche da soddisfare. L’80% delle disabilità non è visibile, il che rende difficile ai normodotati  soddisfare le specifiche esigenze di ognuno. 

Sostenibilità e inclusività

In questa edizione 2025, ampio spazio sarà dato anche ai concetti di sostenibilità e di inclusività, che sono direttamente collegati alla macro-area dell’accessibilità e che, in maniera progressiva ed esponenziale, aumentano di importanza sia dal punto di vista degli operatori che dei viaggiatori. In questo senso, durante il World Summit si potranno analizzare e discutere nuove strategie e nuovi modelli di integrazione di questi aspetti nell’assetto turistico odierno.Da una nuova conformazione degli spazi, all’accessibilità informativa e comunicativa, un turismo più sostenibile e che includa davvero tutti è in grado di creare posti di lavoro, migliorare la qualità della ricettività e creare una destinazione accattivante e accogliente. Sostenibilità, infatti, non vuol dire solamente materiali green, ma anche un minore impatto turistico sulla destinazione e una gestione più consapevole dei rifiuti e delle risorse. Allo stesso modo, inclusività non vuol dire solamente apertura verso le minoranze, ma anche crescita, apprendimento e sviluppo dal punto di vista umano. Un fattore determinante nel contesto dell’offerta turistica.

L’estate pugliese è più lunga: convegni, stranieri e trend

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Nel 2025 l’estate pugliese sarà più lunga grazie a numerosi convegni e all’arrivo degli stranieri che affolleranno i lidi pugliesi. A favorire il turismo settembrino in Puglia contribuiscono: prezzi bassi, un minore affollamento e riapertura di numerose attività chiuse per ferie durante il mese di agosto.

L’estate pugliese è più lunga

L’estate 2025 è stata caratterizzata, in Puglia, da un vero e proprio boom di arrivi e di presenze nei mesi di luglio e agosto. A sorprendere però, non sono tanto i dati dei mesi appena conclusi, quanto le previsioni di settembre. Sembra, infatti, che la bella stagione si prolunghi anche per tutto settembre, grazie alla presenza degli stranieri ed alla ripresa dei convegni. Da un lato, i turisti stranieri apprezzano particolarmente le condizioni di viaggio che il mese di settembre ha da offrire in Puglia, con un clima ancora abbastanza bello da potersi godere lunghe giornate di mare, ma, soprattutto, con i lidi meno affollati. Inoltre giocano un ruolo determinante i prezzi che dopo il periodo di altissima stagione, scendono decisamente a livelli inferiori. D’altro canto, la Puglia apre la stagione congressuale con un convegno che porta, nella sola città di Lecce, più di 1.100 ospiti tra relatori, e partecipanti. Così come gli altri eventi in programma in tutta la Regione garantiscono un prolungamento della stagione estiva.

I trend del 2025

Il bimestre estivo appena concluso ha seguito i trend di cui si è ampiamente parlato nei mesi scorsi, e ha seguito le tendenze già iniziate negli scorsi anni. Si è assistito, soprattutto nella zona del Salento, ad un vero e proprio assalto ai lidi durante il mese di agosto e nei fine settimana, mentre durante i giorni lavorativi le presenze sono state inferiori. I mesi di giugno e settembre, invece, rappresentano un’opportunità che gli stranieri sembrano cogliere meglio degli italiani. Francesi, tedeschi, inglesi e popolazioni dell’Est Europa, infatti, approfittano dei mesi di giugno e settembre per godere della bellezza del mare pugliese a prezzi più bassi, senza la folla di luglio e agosto.

Puglia: previsioni per settembre 

In particolare gli ospiti stranieri trovano nel mese di settembre un fascino sempre maggiore. Oltre ad un minore affollamento ed ai prezzi più vantaggiosi c’è da considerare anche lo svilupparsi del turismo rurale, che affianca alla classica vacanza balneare, anche la scoperta dell’entroterra e delle città. Nel mese di settembre, secondo i trend osservati negli anni scorsi, i viaggiatori stranieri dedicano metà giornata alle acque cristalline delle coste, e metà giornata all’esplorazione del territorio. Di conseguenza, gradiscono molto gli eventi e le iniziative che permettono di entrare maggiormente in contatto con la cultura del posto, con la sua cucina e le sue tradizioni. Per questo settembre è il mese ideale per viaggiare in Puglia. 

L’estate d’oro di Roma: boom di presenze anche a Ferragosto

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L’estate d’oro di Roma ha riempito la città anche a Ferragosto. Grazie al Giubileo e ai grandi eventi, la Capitale ha registrato numeri record sia di arrivi che di presenze, e si conferma come una delle capitali mondiali del turismo più amate dai viaggiatori internazionali.

L’estate d’oro di Roma

Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato turistico e del lavoro, raccolti dall’Ente Bilaterale del Turismo della Regione Lazio, e del Campidoglio nel periodo di Ferragosto le strutture ricettive romane hanno registrato 650.200 arrivi e 1,7 milioni di presenze. Si tratta di un risultato importante, che supera persino il Ferragosto del 2024 (anno notoriamente ricco dal punto di vista turistico) con un distacco del 6,37% sugli arrivi e del 4,81% sulle presenze.

Ottimi risultati per l’Open Air

La Città Eterna nel 2025 sembra voler battere ogni record, e fissare un nuovo standard turistico, abbandonando per sempre la bassa stagionalità del mese di agosto. Secondo i dati dell’Osservatorio, il comparto dell’Open Air, inserito nella più ampia categoria di esercizi ricettivi complementari (ossia non alberghieri), di cui fanno parte villaggi turistici, campeggi, case per ferie, agriturismi, ecc. la crescita è stata superiore alla media cittadina. In particolare, il dato riporta un aumento dell’11,76% negli arrivi e del 7,26% nelle presenze, a fronte di incrementi alberghieri del 4,87% e del 3,93%. Questi risultati indicano che l’Open Air sta andando nella direzione giusta, e che la modalità all’aria aperta sta diventando sempre più importante non solo in località naturalistiche ma anche nelle grandi città.

Giubileo e grandi eventi

A trainare il turismo romano di agosto sono stati senza ombra di dubbio il Giubileo e i grandi eventi. Da un lato il turismo religioso conferma le previsioni fatte a inizio anno, e porta a Roma una quantità enorme di pellegrini e visitatori. Parallelamente, un ottimo lavoro è stato svolto anche dal calendario di eventi, fittissimo nella Capitale anche a Ferragosto. Grazie a eventi culturali, aperture straordinarie, concerti e manifestazioni artistiche, Roma ha vissuto un agosto d’eccezione. Infine, non ci si deve dimenticare delle esperienze turistiche, di cui la città si è arricchita enormemente e che ha differenziato grazie alle iniziative su più fronti, per offrire un ventaglio molto più ampio di possibilità ai suoi visitatori, i quali hanno apprezzato moltissimo. A Roma, come è evidente, si stanno iniziando a raccogliere i frutti della destagionalizzazione e del decentramento delle attività, che rendono il turismo nella Capitale più sostenibile e attrattivo.

Previsioni future e trend

Dopo un 2024 che ha generato ben 13 miliardi di euro di ricchezza sul territorio, e un 2025 che, si sta dimostrando un’altra ottima annata, le previsioni per il prossimo futuro della città di Roma non possono che essere positive. L’autunno e l’inverno, stando alle impressioni degli operatori, non dovrebbero infatti disattendere le aspettative e portare in città un turismo più consapevole e di qualità.

Proprio su questo si è molto lavorato al fine di promuovere Roma come nuova meta del lusso in Italia. Le nuove aperture nel comparto luxury sono state notevoli, e promettono di portare a Roma turisti di fascia medio-alta che, stando ai dati Enit, generano una spesa pro-capite di oltre 2.000 euro al giorno. Grande attenzione si sta rivolgendo in città anche al turismo congressuale. Roma, non a caso, prima città italiana in questo segmento, è nona al mondo secondo il Report dell’International Congress and Convention Association. I congressi generano una spesa pro capite di circa 281 euro pro die, totalizzando un indotto di ben 180 milioni di euro.

Rapporto Montagne Italia 2025: un turismo che vale il 6,7% del PIL

Il Rapporto Montagne Italia 2025, pubblicato da UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) con il supporto di Ipsos e nell’ambito del progetto ITALIAE della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fotografa lo stato attuale e il potenziale futuro del turismo nelle aree montane italiane. Secondo lo studio, il comparto turistico in quota vale il 6,7% del PIL delle montagne italiane, un dato in linea con la media nazionale. Ma dietro la cifra media si nasconde un’Italia montana ancora molto disomogenea, con territori ad alta densità turistica e altri con un’incidenza ancora marginale.

Cosa rivela il Rapporto Montagne Italia 2025

Il Rapporto Montagne Italia 2025 si basa sull’analisi di 387 Comunità Territoriali, distribuite tra Alpi e Appennini. Emergono differenze significative nella capacità di attrazione, nei posti letto disponibili e nel peso economico del turismo. 

Occupazione nel turismo: le comunità con più addetti al comparto superano le 900 unità, mentre le meno sviluppate si fermano sotto i 70.
Presenze turistiche annuali: la media è di circa 1.200 pernottamenti ogni 100 abitanti, con punte di oltre 30.000 in alcune zone alpine.
Durata media del soggiorno: 3,1 giorni, con punte superiori ai 13 giorni in aree come l’Alto Maceratese o la Sila Greca.
Offerta ricettiva: 19,3 posti letto ogni 100 abitanti in media, ma si arriva a 254 in aree come Soraga di Fassa.

Il turismo open air nelle aree montane

Nel contesto del Rapporto Montagne Italia 2025, è importante evidenziare anche il ruolo del turismo open air. Questo comparto, sebbene più radicato in aree costiere e lacustri, sta trovando nuovi spazi di crescita anche in montagna, dove l’esperienza di viaggio si arricchisce grazie alla natura, al benessere e al contatto con le comunità locali. Nonostante i numeri complessivi siano ancora inferiori rispetto a mare e laghi, la montagna si sta affermando come meta esperienziale per gli amanti dell’open air: escursionismo, sport, borghi autentici e prodotti tipici rappresentano elementi sempre più attrattivi per un pubblico in cerca di autenticità e sostenibilità.

Montagna come esperienza, non solo paesaggio

Il Rapporto Montagne Italia 2025 sottolinea anche l’importanza di una corretta narrazione dei territori montani. Come evidenziato da Marco Bussone, presidente UNCEM, il turismo in quota deve essere accompagnato da politiche capaci di valorizzare le comunità locali: «Chi sale in montagna deve incontrare paesi vivi, non solo cartoline. Le comunità accolgono, danno senso all’esperienza turistica, e sono parte integrante del paesaggio».

Nord in testa, ma il Sud cresce

Dai dati del Rapporto emerge che le aree più performanti si trovano prevalentemente nel Nord Italia, con l’Alto Adige e il Trentino a guidare le classifiche per occupazione, presenze e valore aggiunto turistico sul PIL locale. Tuttavia, anche alcune aree del Sud si distinguono, in particolare per la durata media dei soggiorni, che indica un potenziale ancora da sviluppare.

Tra le zone più dinamiche troviamo:

Villabassa (Alto Adige): oltre 12.800 occupati su 84.000 abitanti.
Soraga di Fassa e Verano: prime per offerta ricettiva e presenze.
Aree del Sud come la Sila Greca e l’Area Grecanica: tra le migliori per soggiorni lunghi.

Un’opportunità da cogliere

Il Rapporto Montagne Italia 2025 offre una fotografia chiara e dettagliata del turismo in quota, indicando le aree di eccellenza ma anche le criticità da affrontare. La sfida ora è costruire un turismo sostenibile e integrato, che tenga conto delle specificità locali, valorizzi le comunità e favorisca l’inclusione di tutte le forme di ospitalità, open air innanzitutto. Le montagne italiane rappresentano un patrimonio naturale e culturale unico, e investire nella loro promozione significa generare valore economico, sociale e ambientale per tutto il Paese.

Consorzio Lago di Garda Unico: il patto interregionale del Nord Italia per un nuovo turismo

Il Consorzio Lago di Garda Unico, nato dal patto tra Veneto, Lombardia e Trentino, si propone di rilanciare il turismo sul Lago di Garda, attraverso un approccio sinergico e strategico, che generi un flusso più sostenibile e di qualità su tutte le sponde del Lago. Non più Garda Lombardia, Garda Trentino e Garda Veneto, ma un Lago di Garda Unico, sia nella promozione turistica che nella gestione logistica dei flussi turistici in arrivo.Già in essere da diversi anni, il Consorzio può oggi finalmente partire, grazie ad un finanziamento di 900.000 euro messo insieme dalle Regioni attraverso il Fondo Comuni Confinanti (FCC). I fondi saranno ripartiti su tre annualità, e potrebbero aumentare ancora (e arrivare a un milione e mezzo di euro) se ci sarà il benestare del Comitato paritetico per la gestione dell’intesa del Fondo.

Consorzio Lago di Garda Unico

Da sempre il Lago di Garda vive una situazione singolare, trovandosi diviso tra tre Regioni e le loro diverse amministrazioni. Nonostante si tratti di una destinazione unica, infatti, non è mai stata gestita come tale. Ogni sponda lacustre ha gestito, finora, tutto in maniera autonoma e indipendente dalle altre, e si sono creati tre marchi distinti tra loro:

  • Garda Lombardia,
  • Garda Trentino,
  • Garda Veneto.

L’idea di creare un unico Consorzio che raccogliesse al proprio interno le tre sponde del Lago è datata, ma finora non erano ancora arrivati i fondi necessari per far partire il progetto. Finalmente però, anche questo ostacolo è stato superato e oggi il Consorzio Lago di Garda Unico può iniziare la sua attività grazie a 900.000 euro da dividere in 3 anni, a cui potrebbero aggiungersene altri 600.000.

Gli obiettivi da raggiungere

Gli obiettivi del Consorzio riguardano principalmente l’individuazione di nuovi target turistici e il consolidamento dei mercati già avviati. Di questo, nel dettaglio, si è discusso nella prima riunione operativa del Consorzio, tenutasi nei giorni scorsi a Desenzano, alla quale hanno partecipato gli assessori regionali al turismo e i presidenti e i direttori delle realtà di promozione. I fondi del Consorzio, in base a quanto deciso durante la riunione, saranno utilizzati anche per creare una piattaforma digitale unitaria, in grado di promuovere il Lago di Garda in maniera univoca.

Inoltre, si investirà anche in un sistema di trasporti di comprensorio, che non obblighi i turisti a cambiare vettore ai confini regionali, ma permetta loro di vivere il Lago di Garda come una destinazione unitaria. Infatti, gli ospiti in particolare quelli internazionali vedono il Garda come una realtà unitaria. 

I vantaggi per l’Open Air

I principali viaggiatori che il Consorzio vuole intercettare sono quelli provenienti dagli Stati Uniti e dalla Scandinavia (Danimarca, Svezia e Norvegia), entrambi alto-spendenti e già orientati verso la destinazione Garda. La scelta dei mercati statunitensi e scandinavi non è affatto casuale, soprattutto per il mondo dell’Open Air, che in Veneto vanta numeri decisamente importanti e che sta diventando un traino sempre più consistente nel turismo italiano. I turisti scandinavi rappresentano   un ulteriore target interessante, in quanto in grado di destagionalizzare la destinazione Garda e di accogliere positivamente un turismo più sostenibile. Senza perdere di vista i mercati tradizionali, come la Germania e l’Europa dell’Est. Infine, il Consorzio si propone di aumentare la promozione del Lago di Garda anche tra gli italiani, troppo spesso attratti da panorami e destinazioni esotiche perché immemori dello splendido patrimonio patrio.

Uno sguardo al turismo del futuro: cosa vogliono i viaggiatori dalle proprie vacanze

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Il modo di viaggiare degli italiani sta cambiando, e per gli operatori del turismo è essenziale intercettare questi cambiamenti e fornire un’offerta in grado di soddisfare i bisogni dei viaggiatori. Il 2025 si sta rivelando un anno da record per il turismo nazionale, e gli italiani che si sposteranno per le ferie sono 36,1 milioni, generando un giro di affari pari a 41,3 miliardi di euro. Dove vanno, come spendono i loro soldi e quali sono le loro preferenze? Una recente indagine di Tecné rivela i trend del 2025.

Turismo del futuro: come cambiano i viaggi

Uno dei dati più interessanti da considerare è quello che identifica la vacanza tipo degli italiani. A differenza di qualche anno fa, quando si concentravano tutti i giorni di ferie per la partenza estiva, oggi la vacanza della bella stagione dura di meno, ma ha partenze più frequenti. Mediamente, infatti, la durata delle vacanze degli italiani è scesa da 10,3 a 10 giorni, frammentati in più viaggi lungo tutto il trimestre estivo.

Il mese di agosto rimane ancora quello più gettonato per le partenze, ma si nota una rilevante destagionalizzazione sia nei mesi di giugno e luglio, prettamente estivi, piuttosto che maggio e settembre. Inoltre, gli italiani mostrano un’attenzione maggiore alla qualità della vacanza, e preferiscono optare per un soggiorno più breve ma di qualità più alta, piuttosto che più lungo e di qualità inferiore. Anche la destinazione inizia a cambiare e, sebbene il mare raccolga ancora il maggior numero di preferenze, le destinazioni naturalistiche e quelle lontane dal turismo di massa crescono tra gli intervistati. 

I dati dell’indagine

Dall’indagine di Tecné emergono diversi dati interessanti. In passato la maggior parte della spesa per un viaggiatore era nell’alloggio. Oggi, sebbene questa rimanga una voce di grandissima importanza (23,6%), è affiancata da altre uscite. In particolare, spiccano le esperienze (15,4%): i viaggiatori non vogliono più solo vedere un luogo, ma viverlo e fare esperienze indimenticabili. Così facendo, distribuiscono il loro budget su tutta la filiera, dalla ristorazione (28,7%) all’artigianato (11,2%). Il turismo, in questo modo, diventa un attivatore di valore sia economico che sociale, in grado di trainare non solo il proprio settore specifico, ma anche quelli a lui connessi.

Altre evidenze riguardano:

  • l’età dei viaggiatori: 25,4 milioni di adulti e 10,7 milioni di minori;
  • il numero delle partenze: un terzo dei vacanzieri farà più di una partenza (il 41,3% ne farà 2, il 31,4% ne farà 3 e il 17,5% ne farà 4);
  • l’88% degli italiani viaggerà in Italia: 76,9% al mare, 16% in montagna, laghi e località termali e il 4,2% sceglierà le città d’arte;
  • la spesa media per 10 giorni di viaggio sarà di 888 euro a persona;
  • la tipologia di alloggio: il 28,8% starà da amici e parenti, il 26,3% in albergo, il 15,9% sceglie il campeggio, i villaggi turistici o i residence, l’11,9% le seconde case di proprietà, il 7,7% i B&B e il 5,3% gli affitti brevi.

Sostenibilità e accessibilità

Le caratteristiche dei viaggi degli italiani del 2025 mettono in evidenza una maggiore sostenibilità turistica. Si sta andando, come mostrano i dati, verso un turismo più qualitativo e indirizzato verso la natura, l’ambiente e la tranquillità (66,8%), abbandonando il modello del mordi e fuggi che per moltissimo tempo ha caratterizzato il settore. La destagionalizzazione che i viaggiatori stanno creando è un’occasione da non perdere per gli operatori della filiera turistica, che grazie a questi nuovi trend possono rafforzare l’occupazione e la redditività.

Tra i dati positivi però, c’è una nota stonata, che indica la quantità di italiani che, per motivi economici, quest’anno non riusciranno ad andare in vacanza. Si tratta del 49,2% della popolazione, che non partirà affatto tra giugno e settembre. Oltre alla mancanza di liquidità (54,8%) a frenare le vacanze degli italiani sono i motivi di salute (24,5%) e i motivi familiari (23,9%). Di chi rimarrà a casa durante l’estate, solo il 7,8%  lo farà per partire in un altro periodo. Questi numeri segnalano forte e chiaro che nel turismo italiano serve una maggiore accessibilità, in grado di garantire a tutti la possibilità di partire per le vacanze e capace di offrire benessere per tutti.

Tutti i trend di luglio 2025: dalla montagna al mare, passando per gli eventi

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I trend turistici rilevati in luglio sono diversi e singolari. Secondo i dati delle associazioni di categoria e le testimonianze degli operatori, il secondo mese dell’estate è stato caratterizzato da un’incertezza turistica particolare: la montagna batte il mare nelle prenotazioni, mentre i lidi sono pieni solamente nei fine settimana. A complicare la situazione poi, ci si è messo anche il meteo, che nel mese di luglio è stato caratterizzato un po dappertutto da piogge, vento e temperature in calo. Di conseguenza sono state numerose le cancellazioni, e solamente i grandi eventi hanno retto le condizioni avverse, dimostrando ancora una volta come un calendario ricco di appuntamenti di valore possa fare la differenza.

I dati di luglio 2025

Dopo i mesi di maggio e giugno che hanno fatto ben partire la stagione estiva, il mese di luglio frena gli entusiasmi. Lo dicono i dati di diverse regioni italiane, tra cui spiccano quelli del Friuli Venezia Giulia: dopo un +3,5% di presenze turistiche a maggio e giugno, le località di mare hanno sofferto nel mese di luglio un’affluenza decisamente minore. Il mare in particolare, sembra attirare turisti solamente durante i fine settimana, mentre nei giorni lavorativi i lidi si svuotano. Le cause principali sono da imputare alle difficoltà economiche e al maltempo, che ha scoraggiato gli indecisi e fatto fare un passo indietro a chi aveva prenotato, ma poi non ha voluto rischiare e ha disdetto. Secondo i dati Sib (Sindacato Italiano Balneari) il calo delle presenze in spiaggia nel mese di luglio, a livello nazionale, è stato pari al 15%. In alcune regioni però, si è sofferto più che in altre: Romagna e Calabria hanno infatti registrato un calo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2024.

La montagna batte il mare

Al contrario del mare, la montagna sembra invece confermare i trend degli ultimi anni, e si afferma come una destinazione sempre apprezzata, anche in caso di maltempo. Rimanendo sempre in Friuli Venezia Giulia, la regione ha registrato disdette solamente nelle prenotazioni dell’ultimo minuto e in quelle che interessavano i soli weekend. A spingere la destinazione montana sono gli eventi e le attività all’aria aperta, come il cicloturismo. Le destinazioni montane hanno visto crescere la loro popolarità tra i viaggiatori sin dal termine della pandemia, e anche se gli incrementi in termini di presenze sono piuttosto bassi (all’incirca dell’1%), si dimostrano costanti. Le attività all’aria aperta permettono di scoprire, esplorare e muoversi, in maniera maggiore rispetto alla vacanza balneare. Questi dati mostrano chiaramente la necessità, per le mete montane, di dover gestire in maniera responsabile e sostenibile il turismo di massa in aumento e, per le mete balneari, il bisogno di differenziare l’offerta e allargare l’attrattiva. Serve una programmazione in termini di eventi e di decentralizzazione, in grado di rinnovare la classica vacanza balneare.

L’importanza degli eventi

Nel quadro non troppo positivo del mese di luglio 2025, gli eventi spiccano come un faro nella notte. Non importa se c’è stato maltempo e se i prezzi di alloggi sono aumentati: chi ha acquistato un biglietto per un concerto non vuole perderselo per nulla al mondo. I grandi eventi musicali e sportivi, infatti, diventano via via più importanti a livello sia economico che turistico nello scenario italiano, rappresentando di fatto un’assicurazione. Attirano persone da ogni parte del mondo, creano indotto e generano un interesse che non si concentra unicamente sulla destinazione dell’evento, ma anche sulla zona circostante. Si tratta di un dato da non sottovalutare, e anzi da valorizzare quanto più possibile, soprattutto nei periodi di bassa stagione, quando l’offerta turistica ha bisogno di essere incentivata di più.

Gli italiani tornano in Italia

Infine, un dato interessante di cui discutere, riguarda il grande ritorno degli italiani in Italia. A luglio infatti, le vacanze degli italiani che si sono spostati, hanno riguardato prevalentemente mete nostrane. Anche in questo caso, la motivazione principale è da ricercarsi nell’aspetto economico, ma ad incentivare la scoperta del territorio italiano sono anche le molte nuove possibilità che si stanno aprendo soprattutto nei borghi e nelle località meno battute dal turismo di massa. 

L’importanza dei dati in tempo reale nel turismo: il futuro del settore

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I dati in tempo reale nel turismo rappresentano il futuro del settore e possono permettere agli operatori e alle istituzioni di prendere decisioni consapevoli sulla base di evidenze attuali. Grazie alle nuove tecnologie, infatti, chi si occupa di decidere in materia turistica, può permettersi di farlo sulla base di dati aggiornati al momento attuale, e non più basandosi su statistiche e report che si riferiscono all’annualità precedente, o a periodi comunque passati.

Secondo le previsioni dell’ Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, i visitatori internazionali arriveranno a quota 1,8 miliardi entro i prossimi 5 anni. Il turismo rappresenta, oggi più che mai, una voce importantissima nell’economia globale, e in Italia vale il 6,2% del PIL (superando la media dei Paesi UE del 4,5%). Purtroppo però, il turismo pesa anche parecchio, soprattutto sulle spalle delle comunità locali e degli ecosistemi più fragili, così come sulla vivibilità delle città e sui trasporti. La risposta per un turismo più sostenibile sembra essere proprio nella disponibilità di dati real-time.

Il problema dell’overtourism

Il problema dell’overtourism è comune a sempre più realtà turistiche, sia in Italia che all’estero. Dalle manifestazioni anti-turisti all’introduzione di regole più rigide per gli affitti brevi, le città europee stanno cercando in tutti i modi di porre un freno al fenomeno. Questo però è un malessere che colpisce destinazioni in tutto il mondo, portando malcontento tra i residenti e mettendo a dura prova gli ecosistemi e la vivibilità urbana. In Italia abbiamo esempi di lotta all’overtourism nel ticket di ingresso a Venezia, ma anche nell’introduzione del numero chiuso e degli ingressi contingentati in moltissime località ad alta attrazione turistica, ma sembra non bastare. Il problema principale, legato alla decisionalità e alle misure contenitive, sta nel fatto che si arriva sempre troppo tardi, e che si attuano rimedi per l’anno successivo invece che trovare soluzioni da adottare nell’immediato.

L’importanza dei dati in tempo reale nel turismo

Proprio per riuscire ad intervenire in modo tempestivo ed efficace, è importantissimo non prendere decisioni in base a dati obsoleti. I dati in tempo reale rappresentano, nella lotta all’overtourism e nello sviluppo di un turismo più sostenibile, la via da percorrere per valorizzare realmente il territorio italiano e il suo intero patrimonio. Questi riguardano:

  • sensori di passaggio nelle strade affollate,
  • dati mobili anonimi che mostrano dove si formano assembramenti,
  • sistemi di biglietteria intelligenti che limitano gli ingressi in base al flusso real time.

Questi sistemi, oltre a raccogliere informazioni, forniscono dati utilissimi per prendere decisioni tempestive, che si adattino alle diverse condizioni a seconda non solo del periodo, ma del singolo giorno e della singola fascia oraria. I dati real time si possono sfruttare, inoltre, per comunicare ai turisti quali sono le zone più affollate, in modo che possano dirigersi altrove e ridistribuire i flussi sul territorio proprio in base alle esigenze del momento. Un esempio dell’utilizzo dei dati real time viene da Abu Dhabi, dove alcune soluzioni di monitoraggio in tempo reale hanno favorito la conservazione dell’Oasi di Al Ain tramite il conteggio dei visitatori e il loro reindirizzamento in altri siti, quando l’affollamento risultava eccessivo per i palmeti.

Un turismo più sostenibile

Meno folla vuol dire meno pressione, sia sul territorio che nei confronti della vivibilità delle aree urbane. Vuol dire però, anche una maggiore distribuzione dell’indotto e dei flussi, decentralizzazione dell’offerta e persino destagionalizzazione. Sapere dove e quando si trovano i turisti è utilissimo per decidere dove andare (da turisti) e quali misure adottare per contenere la folla (da operatori). I dati in tempo reale, inoltre, aiutano le istituzioni nella gestione degli scioperi, delle emergenze e delle condizioni meteo più estreme e sono in grado di garantire una maggiore sicurezza sia ai cittadini che ai turisti stessi. In questo modo il turismo diventa più sostenibile e piacevole sia per chi lo vive da turista che per i residenti, che si trovano a convivere con una realtà turistica gestibile e gestita consapevolmente. App, notifiche e messaggi di testo possono aiutare a non ingolfare situazioni già precarie e a preservare le mete più iconiche dai danni del turismo di massa. Per rendere reale tutto questo, servono sinergie e investimenti nel digitale, sia da parte delle istituzioni che degli operatori di settore.

Estate memorabile per il turismo umbro: merito al Giubileo

Quella del 2025 è un’estate memorabile per il turismo umbro, che a differenza di altre regioni italiane, nel mese di luglio chiude i conti in positivo. Infatti, se nelle località balneari e nelle città d’arte il maltempo ha causato disdette e presenze più basse del previsto, l’Umbria ha resistito più che bene sia al meteo avverso che al caro vacanze.

Il merito, secondo le associazioni di categoria, va principalmente al Giubileo e alla riscoperta dei percorsi religiosi, che quest’anno hanno avuto un grandissimo appeal sia sui turisti italiani che su quelli stranieri. Affluenza più che positiva anche quella dei più giovani, che hanno scoperto l’Umbria e le sue infinite bellezze e hanno mostrato particolare apprezzamento per l’enogastronomia e i soggiorni nel verde.

Estate memorabile per il turismo umbro

Il 2025 si conferma un anno più che positivo per il turismo italiano in generale, e per l’Umbria nello specifico. Il trimestre estivo si sta dimostrando particolarmente generoso con il cuore verde d’Italia, e se da un lato il turismo religioso del Giubileo ha portato numeri importanti, molto viene anche dall’Open Air e dagli eventi. Inoltre, grazie alla regolarizzazione di molte attività abusive, oggi la regione può fare i conti con numerose presenze emergenti, che negli anni scorsi non venivano calcolate. Questa nuova ricettività, sommata all’aumento dei turisti stranieri in arrivo in Umbria, rappresenta un momento di vero e proprio boom per la regione. In alcune zone, infatti, gli ospiti internazionali sono aumentati del 10-11%, toccando picchi del 20-25% in determinati territori. Infine, non si deve dimenticare l’importanza delle nuove tratte dell’Aeroporto internazionale dell’Umbria-Perugia, che hanno aperto le porte della regione a un numero enorme di nuovi viaggiatori. Si tratta di un beneficio di cui gode l’intera filiera turistica, e che per il mese di agosto fa ben sperare le attività ricettive.

L’Effetto Giubileo

L’Umbria è una delle regioni italiane di maggiore attrattiva per i pellegrini e per i turisti religiosi. Nell’anno del Giubileo questo aspetto è stato elevato all’ennesima potenza, e soprattutto la città di Assisi ha beneficiato enormemente dell’eco dell’Anno Santo. Il mese di agosto sarà più problematico per le città, ma il mese di luglio è stato un vero successo, in particolar modo tra i giovani, che non hanno invaso solamente le strade di Roma, ma hanno colto l’occasione del Giubileo dei Giovani per esplorare anche il resto del Centro Italia. Il turismo religioso si dimostra, quest’anno in particolare, una risorsa da non sottovalutare e anzi, da incentivare e valorizzare, per far conoscere i territori di San Francesco e non solo, sia ai pellegrini italiani che a quelli internazionali. Dai cammini alle Chiese, dai Santuari agli Eremi, la regione presenta un’attrattiva invidiabile, che deve essere valorizzata al massimo e adeguatamente promossa.

Il turismo Open Air e gli eventi

Merita una menzione anche il settore dell’Open Air, soprattutto dal punto di vista delle esperienze e delle escursioni all’aria aperta. Gli ospiti in Umbria, infatti, hanno apprezzato tantissimo il turismo verde, le escursioni sia a piedi che in eBike e in generale la riscoperta del contatto con la natura. I dati umbri sono una testimonianza forte e chiara di come l’Open Air sia in grado di rilanciare una destinazione destagionalizzandone i flussi. In estate, infatti, anche una regione come l’Umbria può chiudere i bilanci in positivo, grazie alle strutture lacuali ed alle tantissime opzioni dell’offerta outdoor. Inoltre, anche per l’Umbria gli eventi hanno rappresentato un volano di attrazione non indifferente, movimentando la stagione, in particolare nel mese di luglio. Dai concerti alle manifestazioni, dalle sagre agli eventi culturali, gli ospiti non hanno avuto di che annoiarsi. Anche in questo caso, i dati dimostrano che un calendario di eventi ben studiato può portare turismo e indotto in qualsiasi periodo dell’anno, e che puntare sul loro sviluppo è una scommessa già vinta. Infine, gioca un ruolo sempre molto importante il turismo esperienziale che, partendo proprio dall’Open Air e dagli eventi, è stato in grado di sviluppare un’offerta di altissima qualità, che fa scendere in campo le attività locali e le realtà rurali, in un’azione sinergica di grandissimo impatto.

Turismo culturale in Italia: il grande boom del Sud

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Il turismo culturale in Italia è trainato dalle grandi città d’arte. Tuttavia il successo di questi grandi classici non fa più notizia, mentre lo stesso non si può dire delle destinazioni meno mainstream del Sud. Per altro, i viaggiatori che vanno in vacanza nel Meridione, scelgono destinazioni ed esperienze al di fuori dei classici circuiti culturali e turistici, e portano un vero e proprio boom di presenze in località minori.  

Turismo culturale in Italia

Quando si parla di turismo culturale in Italia non si può fare a meno di parlare delle grandi città d’arte. Queste, infatti, rappresentano ancora la punta di diamante del turismo italiano, e sono la destinazione preferita di milioni di turisti ogni anno. Secondo una recente analisi di GetYourGuide, piattaforma di prenotazione di esperienze e tour sul territorio, a guidare la classifica delle città d’arte più gettonate tra aprile e giugno 2025 è Roma, seguita da Firenze e Venezia. L’incremento di interesse più alto da parte dei viaggiatori, però, è quello registrato da Sorrento (+38% di prenotazioni sulla piattaforma rispetto allo stesso periodo del 2024), seguita da Palermo (+27%) e Napoli (+26%). Segnali positivi anche da Taormina e Catania, entrambe con il 18% di prenotazioni in più dello scorso anno. Come è evidente da questi dati, il Sud Italia traina il turismo culturale di nuova generazione, diventando un’alternativa ai grandi classici italiani.

Il boom del Sud Italia

I viaggiatori, infatti, stanno iniziando a spostare la loro attenzione dalle sole grandi città alle realtà anche più piccole, ma non meno affascinanti e ricche di storia e patrimonio culturale di spessore. Lo confermano le tipologie di esperienze prenotate dai viaggiatori, che per i mesi tra giugno e settembre prediligono le attività in grado di coniugare mare, cultura e autenticità. I dati, per questo periodo di tempo, parlano di un +35% di prenotazioni a Palermo, +33% a Sorrento, +31% a La Spezia, + 28% a Napoli e +18% a Catania. Le esperienze che vanno per la maggiore riguardano gite in barca, escursioni giornaliere e visite guidate alle bellezze culturali delle città del Sud, a dimostrazione di come il turismo moderno stia progressivamente cambiando volto. Addio ai viaggi mordi e fuggi e al guardare i monumenti da lontano, solo per scattare una foto: l’autenticità e il valore dell’esperienza valgono molto più di un nome altisonante spuntato nella lista delle cose da fare durante la vacanza.

Un percorso di diversificazione dell’offerta

Quello che i turisti di tutto il mondo stanno facendo capire agli operatori italiani è che i grandi monumenti attirano sempre molto, ma che il ventaglio di possibilità a cui sono interessati si amplia di giorno in giorno: storia, paesaggi, cucina, territorio e autenticità sono gli elementi che rappresentano l’attrattiva maggiore. Grazie a questo impulso, il territorio italiano può cogliere la palla al balzo per diversificare l’offerta e aumentare le attività dedicate ai turisti. Così facendo, si alleggerisce la pressione sulle destinazioni più affollate e, contemporaneamente, si sviluppa la filiera anche dove lo era meno. Si tratta di un’occasione da non perdere per destagionalizzare, decentrare e valorizzare le realtà più piccole, i borghi e le attività locali. Creare un’offerta più variegata permette ai viaggiatori di entrare maggiormente in contatto con la vita quotidiana italiana, e questo è esattamente ciò di cui sono in cerca: toccare con mano, assaggiare, vivere sulla propria pelle. In questo il Sud può fare molto, in quanto rispetto alle mete classiche del turismo culturale, serba ancora un’infinità di monumenti, edifici e località da scoprire, di cui i viaggiatori sanno poco o nulla. Un patrimonio da valorizzare e comunicare opportunamente.

Responsabilità turistica: cresce l’attenzione al green nei viaggiatori

La responsabilità turistica cresce in maniera esponenziale. In concreto si tratta dell’attenzione che i turisti rivolgono all’impatto ambientale dei loro viaggi sui  territori di destinazione. Con attenzione alla preservazione degli equilibri dei luoghi, della flora e della fauna dei posti che visitano, ma anche delle persone che li abitano. Un risultato questo, figlio di divulgazione e presa di coscienza, che fa sicuramente ben sperare per il futuro. Una ricerca di Human Company, realizzata con l’istituto di ricerca Bva Doxa e intitolata “Turismo e Sostenibilità”, evidenzia proprio i numeri di questa crescente consapevolezza, e riporta la sua risonanza nelle scelte turistiche dei viaggiatori.

Responsabilità turistica

Fino a qualche anno fa, sentir parlare di vacanze responsabili era raro, oggi invece, la sostenibilità turistica non è più una novità, ma è diventata tema centrale nel dibattito anche perchè il turismo impatta pesantemente sui territori. 

Da un lato, le strutture ricettive e gli operatori turistici si stanno impegnando ad aumentare la loro offerta sostenibile, e dall’altra i viaggiatori si mostrano più attenti al tema dell’impatto ambientale. In particolare, la ricerca “Turismo e Sostenibilità” rivela che 8 italiani su 10 sono più responsabili nei loro viaggi rispetto al passato, e che la maggior parte dei viaggiatori italiani è disposta a modificare le proprie abitudini in viaggio se questo favorisce un impatto minore. In particolare, il 36% degli intervistati afferma di essere più rispettoso di flora e fauna, il 33% di prestare maggiore attenzione alla corretta gestione dei rifiuti e il 32% si dice più consapevole dei propri consumi energetici e dell’importanza di tutelare le risorse naturali nel loro insieme.

Le strutture ricettive più sostenibili

Secondo gli italiani, una vacanza responsabile parte già dalla scelta della destinazione, e dell’alloggio in cui trascorrere il proprio soggiorno. Per i viaggiatori, le strutture ricettive più green sono:

  • agriturismi (91%);
  • rifugi di montagna (86%);
  • strutture Open Air (84%).

Gli italiani considerano b&b, case vacanza ed ostelli meno performanti in ottica di sostenibilità, ma ancora soddisfacenti e coerenti con l’intento green. Al contrario, non percepiscono gli hotel e gli alberghi allo stesso livello. Non a caso, il turismo outdoor acquista nell’opinione pubblica sempre più la referenzialità di modalità ambientalmente con il 75% dei viaggiatori intervistati che afferma di praticarlo regolarmente. Tra questi uno su tre, lo fa con una frequenza elevata.

I margini di miglioramento

In materia, tuttavia, ci sono ancora ampi margini di miglioramento, infatti, la ricerca rimarca che gli intervistati sono sì ben disposti nei confronti di una vacanza più sostenibile, ma ancora tendenzialmente pigri quando si tratta di fare dei cambiamenti importanti alle proprie abitudini. Ne è un esempio il fatto che solo il 13% ha dichiarato di valutare come caratteristica preponderante nella scelta di un alloggio, la sostenibilità dello stesso.

Inoltre, durante i soggiorni, solo il 7% degli italiani svolge regolarmente attività di volontariato green. Il problema sta sia nell’atteggiamento dei turisti, ma anche in una comunicazione non sufficiente e non efficace da parte delle strutture ricettive e degli operatori del turismo. Questi infatti, dovrebbero far conoscere meglio le attività green della propria zona e promuovere in modo più concreto le scelte green fatte per gli ospiti e per la sostenibilità sociale, ambientale e turistica.

InOut 2025: ospitalità all’aria aperta protagonista a Rimini

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Dall’8 al 10 ottobre 2025 la Fiera di Rimini ospita una nuova edizione di InOut | The Hospitality Community, l’evento B2B di riferimento per il mondo dell’accoglienza, organizzato da Italian Exhibition Group in contemporanea con TTG Travel Experience.

Pensato per professionisti e operatori dell’hospitality, InOut rappresenta uno spazio dove stringere relazioni, scoprire soluzioni all’avanguardia e confrontarsi sui grandi temi che stanno trasformando il settore: digitalizzazione, sostenibilità, nuovi modi di accogliere e centralità dell’esperienza.

InOut: il nuovo tema

Con il claim “Awake to a New Era”, l’edizione 2025 invita a rivedere i paradigmi dell’ospitalità alla luce dei profondi cambiamenti degli ultimi anni. Una riflessione quanto mai attuale per il comparto open air, chiamato a coniugare natura, benessere e libertà con esigenze sempre più sofisticate da parte di ospiti consapevoli, dinamici e intergenerazionali.

Il Padiglione B3 ospiterà “Outdoor”, lo spazio espositivo dedicato all’evoluzione degli ambienti esterni nell’accoglienza contemporanea. Un luogo dove architettura e natura dialogano per dare forma a nuovi scenari dell’abitare turistico: dehors, giardini, microarchitetture, soluzioni green e progetti capaci di valorizzare l’esperienza e rispondere ai bisogni emergenti degli ospiti.

La presenza dei campeggi e delle strutture all’aria aperta è parte viva di un settore in trasformazione, che investe, innova e si confronta con nuove visioni. Partecipare a InOut significa immergersi in un ecosistema creativo, ascoltare trend trasversali, arricchirsi di stimoli per ripensare la propria attività da una prospettiva evolutiva.

Le tre direttrici dell’edizione 2025:

Oltre alle 8 aree espositive pensate per ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta, l’edizione 2025 introduce tre nuovi focus espositivi che intercettano le tendenze più attuali del settore e amplificano il valore esperienziale della visita in fiera.

TECHNOLOGY & INNOVATION: l’ospitalità del futuro è smart. Domotica, automazione, software gestionali, intelligenza artificiale, sicurezza e sistemi per l’efficienza energetica: un’area dedicata alle tecnologie più avanzate per migliorare l’esperienza del cliente e ottimizzare la gestione delle strutture.

WELLBEING: due padiglioni interamente dedicati al benessere degli ospiti, che mette al centro un approccio olistico alla vacanza.

SPORT, FITNESS & ENTERTAINMENT: le esperienze attive sono oggi un elemento chiave nella scelta di una struttura ricettiva. Questo nuovo focus propone soluzioni indoor e outdoor per l’attività sportiva, il fitness e l’intrattenimento, rispondendo alla crescente domanda di proposte per il benessere psico-fisico e il coinvolgimento degli ospiti.

120 milioni per nuovi alloggi destinati ai lavoratori del turismo

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di Leonardo Mariggiò
Direttore Generale Phorma Mentis


Dal 1° luglio 2025 è ufficialmente in vigore il Decreto-Legge 30 giugno 2025, n. 95, che introduce misure urgenti per il settore turistico. Con l’articolo 14, il Governo stanzia 120 milioni di euro per sostenere la realizzazione, la riqualificazione e l’ammodernamento di alloggi destinati ai dipendenti del comparto turistico-ricettivo.
L’iniziativa nasce per rispondere alla crescente difficoltà di reperire personale qualificato in un settore che, soprattutto nelle località ad alta vocazione turistica, soffre il caro-affitti e la mancanza di soluzioni abitative adeguate. Il decreto punta quindi a favorire condizioni abitative più sostenibili per chi lavora in hotel, ristoranti, strutture ricettive e attività di somministrazione alimenti e bevande.

Chi può accedere ai contributi?

Potranno presentare domanda i soggetti che dispongono di immobili da destinare ai lavoratori del turismo, purché operino in forma imprenditoriale nella gestione di alloggi, strutture turistico-ricettive o pubblici esercizi. I fondi serviranno non solo per costruire nuovi alloggi, ma anche per riqualificare e rendere più efficienti energeticamente quelli già esistenti, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.
Affitti calmierati e vantaggi per i lavoratori
Un aspetto centrale della misura è l’obbligo, per i beneficiari del contributo, di garantire una riduzione del canone di locazione almeno del 30% rispetto ai valori medi di mercato. In questo modo, chi lavora nel turismo potrà accedere a soluzioni abitative più accessibili, con un impatto diretto sulla qualità della vita e sulla stabilità occupazionale.

Quando arriveranno i dettagli operativi?

Per conoscere modalità e tempistiche di presentazione delle domande sarà necessario attendere il Decreto Attuativo, previsto entro il 31 luglio 2027. Sarà questo provvedimento a stabilire in concreto i criteri di accesso, i requisiti dei progetti e le modalità di erogazione dei fondi.
Con questa misura, il Ministero del Turismo lancia un segnale importante a un comparto strategico per l’economia italiana, rafforzando il legame tra sviluppo turistico e tutela dei lavoratori.

Calabria Food Fest e Turismo delle radici: la riscoperta dell’autenticità locale italiana

L’unione dei progetti Calabria Food Fest e Turismo delle radici ha fatto conoscere la Regione in tutto il mondo: un chiaro esempio di sinergia ben strutturata, organizzata e messa in pratica. Grazie all’evento Calabria Food Fest, alla sua prima edizione, e al progetto PNRR Turismo delle radici, sono arrivati appassionati di enogastronomia e travel influencer da tutto il mondo, facendo conoscere le specialità calabresi e le eccellenze della regione. Per molti di loro era la prima volta in Calabria, e grazie all’unione delle due iniziative è stato possibile far incontrare un pubblico internazionale con i prodotti locali. 

La prima edizione del Calabria Food Fest

Ad aprire le porte della Calabria al mondo è stata la prima edizione del Calabria Food Fest, tenutasi nei giorni 20 e 21 giugno 2025 nella splendida cornice del Castello di Squillace. Il progetto, che ha coinvolto più di 40 personalità internazionali tra attori, food influencer e giornalisti, ha portato tutti in giro per la regione in un cultural tour alla scoperta del territorio, e ha aperto le sue porte al pubblico nella due giorni di festival. L’evento ha riscosso un successo incredibile, generando sui social più di 500.000 views e raggiungendo più di 40 milioni di followers in tutto il mondo. Tra musica e ricette, tra racconti e scoperte, il festival gastronomico si piazza a metà strada tra passato e futuro, facendo da ponte tra la millenaria tradizione regionale della Calabria e le stories dei giorni nostri. Molti dei partecipanti al CFF non erano mai stati in Calabria, e hanno raccontato la Regione e le sue eccellenze attraverso la propria esperienza, ai loro followers e seguaci online, portando all’estero una storia autentica e uno sguardo ravvicinato su un territorio che in molti, a livello internazionale, non conoscono ancora. L’obiettivo è quello di aprire le porte della Calabria ad un turismo lento, rigenerativo e consapevole, che punta tutto sulle radici e sull’autenticità, ma rimane al passo coi tempi e sa accogliere anche i viaggiatori più giovani, andando incontro alle loro esigenze. Il CFF è stato organizzato dal tour operator Sognare Insieme Viaggi nell’ambito del progetto Le Montagne del Sole, finanziato dal Ministero del Turismo attraverso il bando Montagna Italia. 

Il progetto Turismo delle radici

A portare i testimonial in Calabria è stato invece il progetto Turismo delle Radici, lanciato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nell’ambito del più vasto progetto Italea, finanziato da NextGenerationEU nell’ambito del PNRR. Come evidenzia Giovanni Maria De Vita, Consigliere d’ambasciata e responsabile del progetto Italea, “Sempre più persone nel mondo cercano di tracciare le linee della propria genealogia, ritornando nei luoghi d’origine delle proprie famiglie”.

Questa tendenza diventa, in termini turistici, un’opportunità da non farsi sfuggire di mano. Proprio per questo nasce il progetto del Turismo delle Radici, con l’ambizione di rilanciare i territori rurali e in crisi, contrastando il fenomeno dello spopolamento, generare introiti e sostenere l’occupazione. Il progetto, infatti, tocca sia il settore dell’ospitalità che quello dei trasporti, quello del commercio e quello dell’artigianato, promuovendo il patrimonio sia culturale che naturale italiano.

Calabria Food Fest e Turismo delle radici: una sinergia che funziona

Gli oriundi italiani sparsi in tutto il mondo vogliono riscoprire le proprie radici, conoscere i luoghi dove sono cresciuti i loro nonni e i genitori, assaggiare i sapori che ricordano dai giorni dell’infanzia. Tutto questo rappresenta per l’Italia un’occasione d’oro non solo in termini turistici, ma anche economici, occupazionali e di sostenibilità. Chi viaggia per ritrovare le proprie radici, infatti, non visita monumenti e attrazioni famose, ma si reca nei luoghi più periferici e rurali, portando indotto dove finora non ce n’è stato.

Il risultato ottenuto dalla Calabria, in questo senso, è stato a dir poco sorprendente e incredibilmente potente. Grazie all’unione di questi due progetti, milioni di persone in tutto il mondo hanno potuto conoscere la Regione, per molti sconosciuta, e scoprire le sue tradizioni sia culturali che culinarie. La risonanza è stata tale da far ricevere già moltissime prenotazioni per l’edizione del prossimo anno. Queste provengono prevalentemente da Stati Uniti, Canada e Regno Unito, e dimostrano il forte appeal italiano, ma non solo: anche un nuovo volto del viaggiare in Italia, caratterizzato da autenticità, quiet luxury, identità e sostenibilità.

Avviso Regione Sicilia: 135 milioni al turismo

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E’ stato lanciato da una settimana l’Avviso FSC (Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027) Regione Sicilia “Agevolazioni per le imprese del settore turistico ricettivo” a sostegno delle strutture ricettive locali. Si tratta di un bando che sarà attivo fino alla metà del mese di ottobre e che sta già riscuotendo un enorme successo. La dotazione di 135 milioni di euro sarà utilizzata per riqualificare le strutture ricettive siciliane e l’innovazione delle imprese turistiche regionali. Gli operatori si sono mostrati entusiasti, e non sono mancate le richieste di chiarimento all’Irfis, il soggetto attuatore incaricato dalla Regione. Queste sono state pubblicate online e l’avviso è stato il tema centrale anche dell’incontro che si è svolto in Camera di Commercio di Palermo ed Enna.

I dati del turismo in Sicilia

Il 2024 è stato un anno fortunato per la Sicilia dal punto di vista turistico. La Regione infatti, ha totalizzato 21,5 milioni di presenze, superando l’anno precedente del 4,2%. La componente principale dei turisti che hanno visitato la regione è internazionale, e i viaggiatori provenienti dall’estero sono aumentati dell’11,1% rispetto al 2023. Anche gli ospiti italiani sono aumentati del 3,7%. La fama che la Sicilia ha all’estero cresce di anno in anno, anche grazie alle menzioni che la regione riceve da testate di grosso calibro come il New York Times, che l’ha inserita tra le 52 destinazioni da visitare nel 2025. L’isola però sta aumentando la sua popolarità anche tra gli italiani. Palermo, per esempio, è stata l’ottava meta più cercata dagli italiani nel 2024, registrando un incremento dell’interesse del 23% rispetto all’anno precedente. Per il 2025 non ci si aspetta nulla di meno, e già nei primi sei mesi dell’anno si è registrata una presenza superiore del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Avviso FSC Regione Sicilia

La settimana scorsa è stato ufficialmente lanciato l’Avviso “Agevolazioni per le imprese del settore turistico ricettivo”, un bando che vuole sostenere lo sviluppo e la riqualificazione delle strutture ricettive siciliane grazie ad un capitale di 135 milioni di euro. Il bando sarà attivo fino a metà ottobre, e l’interesse suscitato nelle imprese è altissimo. Alessandro Albanese, Presidente della Camera di Commercio di Palermo Enna si dice entusiasta, ed esprime la fiducia nella misura: “Il comparto turistico rappresenta un asset strategico per l’economia siciliana e vogliamo fornire alle imprese strumenti concreti per accedere alle agevolazioni previste dall’Avviso Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, favorendo investimenti capaci di generare occupazione, qualità e innovazione. Mi auguro che le domande siano tante”.

Un’occasione da non perdere

Con 135 milioni di euro si può fare molto e per le realtà turistiche siciliane questa è sicuramente un’occasione da non perdere. I dubbi in merito ai requisiti necessari e ai documenti utili per presentare la propria domanda e vederla accolta sono ancora molti, ma tutte le istituzioni si sono messe a disposizione delle imprese per facilitare quanto più possibile l’accesso al bando. Dall’online alle informazioni live, l’intera regione sembra non voler perdere questa opportunità di rilancio del settore.

Il turismo siciliano ha grandi margini di crescita, ma come accade anche in altre zone d’Italia, è necessario che le strutture ricettive si adeguino agli standard odierni sulla sostenibilità, l’inclusione e lo sviluppo tecnologico. ‘E indispensabile per rispondere alle nuove esigenze di viaggio dei clienti, e anche per aumentare la competitività sul mercato rispetto alla concorrenza internazionale.

Gestione dei rifiuti in viaggio: viaggiatori attenti, ma non troppo

Ogni anno su treni, aerei, stazioni e aeroporti vengono prodotte 60.000 tonnellate di rifiuti, di cui una buona parte non viene ancora differenziata come si deve. Il che rende il tema della gestione dei rifiuti in viaggio centrale nel dibattito sulla sostenibilità. Lo conferma un recente studio di Comieco, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia.

Il report indica che una percentuale significativa dei rifiuti prodotti nei luoghi del trasporto collettivo è costituita da carta e cartone. Si tratta di materiali che ognuno a casa propria differenzia benissimo, ma che in viaggio non vengono smaltiti nella maniera migliore. Presentato a Milano in occasione dell’incontro Verso le Olimpiadi invernali 2026: produzione e gestione di rifiuti da imballaggio nei servizi di trasporto collettivo, lo studio rappresenta una novità assoluta sul tema, e quantifica i rifiuti da viaggio prodotti da chi transita in aeroporti e stazioni.

Carta e cartone: a casa vs on the go

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi del report di Comieco riguarda la carta e il cartone: gli imballaggi cellulosici che finiscono nell’indifferenziata sono ancora una percentuale altissima, soprattutto se si considera la loro semplicità di riconoscimento e differenziazione. Lo studio dettaglia con precisione la presenza di carta e cartone nei cestini dell’indifferenziata, e i dati non sono certo rosei:

  • il 57% nei terminal di Linate,
  • tra il 40 e il 50% nei servizi di bordo dei treni ad alta velocità,
  • il 34% nei terminal di Milano Malpensa,
  • tra il 25 e il 50% nelle stazioni ferroviarie.

Da questi numeri si può desumere che, al di là dell’impegno dei singoli, ciò di cui si ha maggiormente bisogno è un servizio di raccolta dei rifiuti più chiaro ed accessibile. I contenitori devono essere ben visibili e riportare indicazioni chiare riguardo il conferimento, cosa che non accade quasi mai nelle stazioni o negli aeroporti. A casa, al contrario, la differenziazione della carta e del cartone viene fatta benissimo, tanto da far sì che già oggi la filiera cartaria italiana è in grado di superare gli obiettivi europei. Come mai, allora, fuori di casa si perdono le buone abitudini?

Gestione dei rifiuti in viaggio: l’aiuto ai turisti

Una puntualizzazione doverosa, a questo punto, riguarda il target della ricerca. Questa, infatti, si concentra su tutti i viaggiatori, e non solamente sui turisti. Prende in considerazione, quindi, non solo chi si sposta per svago e vacanza, ma anche per altri motivi, come ad esempio il lavoro o la salute. Emerge da diversi studi recentissimi, infatti, che i turisti sono in realtà molto attenti alla sostenibilità durante i propri viaggi, e che la percentuale di chi fa la raccolta differenziata anche in vacanza è in costante aumento.

Ciò detto, anche volendo spesso i turisti non hanno gli strumenti adatti per differenziare i rifiuti nel modo corretto. In questo, dovrebbero essere gli operatori a guidarli nella direzione giusta. Facendo un focus specifico sulle strutture ricettive, queste dovrebbero fornire informazioni più precise e dettagliate su come funziona il sistema di raccolta differenziata, in modo da non lasciare gli ospiti nell’incertezza che, spesso, si traduce con il gettare tutto nell’indifferenziata.

Uno spunto per l’Open Air

La ricerca di Comieco fornisce numerosi spunti di riflessione che possono essere estremamente rilevanti per il comparto dell’Open Air. Chi sceglie di alloggiare in una struttura all’aria aperta, lo fa perché predilige una vacanza a contatto con la natura, e segue un’etica eco-friendly nella vita di tutti i giorni. Difficilmente chi sceglie strutture che prestano attenzione alla sostenibilità, poi non fa caso a dove getta i propri rifiuti. In Italia però, la raccolta e la differenziazione non funzionano allo stesso modo ovunque.

Per questo, fornire ai propri ospiti tutte le indicazioni e i dettagli sulla gestione responsabile dei rifiuti rappresenta non solo un servizio logistico migliore, ma anche un’accoglienza più attenta. Il viaggiatore che, arrivando alla propria struttura, trova informazioni precise su come comportarsi per ridurre al minimo il proprio impatto sul territorio circostante, si sente non solo più sicuro su come comportarsi, ma anche più affine alla struttura stessa, alla sua filosofia e ai suoi valori.

Nel mondo dell’Open Air, che più di ogni altro sostiene l’importanza del rispetto dell’ambiente, supporti di questo tipo non possono mancare in alcun modo. L’accoglienza green passa anche da qui, e la differenza che porta è inestimabile sia in termini di sostenibilità che di ritorno d’immagine.

Vacanze pet-friendly: l’Italia è tra i paesi più accoglienti

L’Italia è uno dei Paesi più accoglienti per le vacanze pet-friendly. Partire con il proprio amico a quattro zampe è diventato molto più comune e frequente negli ultimi anni, e cresce l’attenzione nei confronti degli animali domestici sia da parte dei loro padroni che delle strutture ricettive. Un recente studio di eDreams ha analizzato il comportamento e l’attitudine dei viaggiatori nei confronti delle vacanze pet-friendly, e ha incoronato l’Italia come il Paese più propenso a viaggiare con i pet.

Se in passato partire con il proprio animale domestico al seguito era una scelta di un numero ridotto di famiglie, oggi il mondo è molto più orientato ad una vacanza inclusiva non solo a livello umano, ma anche animale. Per far fronte alle esigenze specifiche sia dei padroni che dei pet, però, servono strutture ricettive adeguate e servizi ad hoc.

Vacanze pet-friendly

Le vacanze pet-friendly sono un trend in crescita, che si è sviluppato soprattutto nell’ultimo decennio. Prima, infatti, partire con il proprio pet non era una scelta molto comune e altrettanto raro era trovare strutture ricettive pronte ad accoglierlo adeguatamente. eDreams ha recentemente realizzato una ricerca proprio su questo argomento, includendo viaggiatori provenienti dall’Europa e dall’America.
Il risultato che si fa notare maggiormente è che oggi la vacanza pet-friendly è talmente in auge, che detta addirittura le condizioni per la scelta della destinazione. Per i padroni, infatti, è più importante scegliere una meta facile da raggiungere e dove il proprio amico a quattro zampe sia ben accolto, rispetto all’adattare la vita dei pet alla destinazione.

Italiani passione pets

La ricerca ha coinvolto 9.000 persone tra Regno Unito, Stati Uniti, Italia, Francia, Portogallo, Spagna, Germania e Svezia e ha evidenziato fortissime differenze culturali quando si tratta di vacanze pet-friendly. I viaggiatori italiani (56%) sono quelli che, al momento della partenza, non vogliono fare a meno del proprio amico a quattro zampe, seguiti dagli spagnoli (51%) e dagli americani (42%). Un altro primato italiano riguarda il fare amicizia in vacanza con gli altri proprietari di pet (57%). 

L’Italia è anche uno dei Paesi che mostra la migliore accoglienza verso i quattro zampe secondo i viaggiatori intervistati (71%). La superano solamente il Portogallo (77%) e la Spagna (74%). Risultano invece particolarmente poco accoglienti la Francia (18%) e il Regno Unito (22%). 

Mezzi di trasporto e strutture ricettive per vacanze pet-friendly

Per la ricerca il mezzo di trasporto con cui raggiungere la destinazione del viaggio non ha particolare rilevanza purchè il proprio pet non si stressi, non soffra e non venga considerato come un bagaglio ingombrante.
Il 51% degli italiani intervistati ha affermato che questo è l’aspetto più rilevante nella scelta della destinazione per le proprie vacanze. Questo cambio di prospettiva apre ad interessanti considerazioni, che riguardano sia i mezzi di trasporto che le strutture ricettive.

L’adeguatezza della struttura ricettiva, infatti, è il secondo elemento in termini di importanza (39%), per chi viaggia con il proprio animale domestico. Il 71% degli italiani preferisce alloggiare nelle strutture pet-friendly, e solo l’8% è contrario alla presenza degli animali nelle strutture ricettive. I più restii sono gli uomini (5%) e gli over 65 (10%), mentre la generazione Z e le donne (74%) si mostrano più che aperti all’accoglienza di cani e gatti in hotel, villaggi e case vacanza. Le donne (41%) sono anche le più attente al comfort delle strutture ricettive in riferimento ai pet.

Le opportunità per l’Open Air

Considerando i numeri della ricerca di eDreams, l’associazione delle vacanze pet-friendly con il mondo dell’Open Air è presto fatta. Le strutture all’aria aperta, infatti, sono ideali per accogliere gli animali domestici. Da un lato offrono ampi spazi verdi dove i pet possono essere liberi e respirare aria pulita, mentre dall’altro garantiscono servizi adeguati alle loro esigenze. Questi spaziano dalle aree apposite per farli correre e giocare, alle tolettature e ai servizi di pet sitter. 

Il segmento dei pet-lover è in grandissima espansione, e le strutture ricettive dell’Open Air rispondono per loro stessa natura meglio di altre alle loro necessità. Per questo, è necessario intensificare lo sviluppo di servizi e offerte ad hoc, che prevedano itinerari su misura, pet food, assistenza sanitaria reperibile e tutto quello di cui gli amici a quattro zampe hanno bisogno per non sentirsi di troppo, e vivere una vacanza con il resto della famiglia. Una vacanza, infatti, si può considerare tale solo quando tutti sono a loro agio e si godono il tempo libero.

Vacanze all-inclusive e multigenerazionali: le nuove (vecchie) esigenze dei viaggiatori

Chi pensa che le vacanze all-inclusive siano un trend solo del passato, si sbaglia di grosso. Ne è passato di tempo da quando sono iniziati a nascere i primi pacchetti turistici tutto incluso, che hanno fatto la fortuna dei villaggi e dei resort, ma la loro popolarità non smette di dilagare. Se in passato questo tipo di formula era la preferita dalle famiglie, oggi anche i giovani si mostrano particolarmente interessati all’all-inclusive. 

I motivi riguardano sia la sfera economica che quella organizzativa, a patto che l’offerta includa esperienze autentiche e sia flessibile. Un altro aspetto del viaggio che è tornato in grande stile è l’approccio multigenerazionale. In passato andare in vacanza con i nonni non era affatto raro, ma con il tempo la pratica era scemata. Oggi invece, torna in auge più forte che mai.

Vacanze all-inclusive e multigenerazionali

‘E quanto emerge da una ricerca del gruppo francese Club Med. In particolare, Anne Browaeys, CEO di Club Med Europe, East and Africa Markets, pone l’attenzione su due fenomeni in forte crescita: la vacanza multigenerazionale e la passione per l’all-inclusive.

“L’anno scorso abbiamo avuto una crescita del 13% nella clientela familiare, ed è diventata la numero uno. Particolarmente interessante è il fenomeno delle famiglie multigenerazionali: circa il 15% del totale dei clienti Club Med a livello mondiale è composto da famiglie a tre generazioni, una tendenza accelerata dalla pandemia, dopo la quale i nonni invitano i figli e i nipoti per momenti di riunificazione familiare”.

Riguardo i pacchetti all-inclusive, invece, la Browaeys sottolinea come questi interessino principalmente i millennials: “Dopo il Covid c’è stato un vero cambiamento nella mente dei consumatori e la generazione più giovane, i millennials, cerca massicciamente l’all-inclusive, non solo per ragioni economiche, ma per la semplicità: tutto pronto, senza organizzare né pianificare”. 

I pacchetti tutto incluso per i millennials

I millennials però, non vogliono gli stessi pacchetti all-inclusive estremamente standardizzati  che andavano di moda qualche decennio fa e che, probabilmente, hanno vissuto sulla propria pelle da ragazzini. Le formule fisse e statiche, infatti, non piacciono affatto. Il segreto, per attrarre questa categoria di viaggiatori, è la possibilità di scegliere esperienze autentiche e personalizzazioni all’interno di un prezzo fisso. 

Questo, non a caso, permette di creare una sorta di vacanza tailor made, pur rimanendo nel comfort di non dover organizzare nulla. Si sposa perfettamente con il concetto di turismo esperienziale, ma anche con la necessità di fare economia e la voglia di non pensare a nulla mentre si è in vacanza. Dalle attività sportive alle esperienze nella natura, dalle escursioni alle degustazioni di sapori locali, quello che conta è portare a casa non una vacanza uguale a quella del vicino, ma un ricordo personalizzato e autentico.

Rispondere a vecchie esigenze in modo innovativo: un’opportunità per l’Open Air

La stessa cosa vale per la vacanza di famiglia: un trend di viaggio datato, ma con esigenze nuove. Oggi non si fa più tutti la stessa cosa, nello stesso momento e con le stesse modalità, ma nell’ambito della stessa vacanza i nonni vogliono vivere esperienze adatte alle loro passioni e al proprio ritmo, mentre i più giovani non smettono di inseguire il divertimento e non perdono la voglia di fare nuove conoscenze. Si tratta, per le strutture ricettive, di rispondere a nuove esigenze partendo da un modello di vacanza ben consolidato.

Per questo tipo di vacanza, le strutture conviviali e con soluzioni alloggiative innovative e diffuse risultano essere particolarmente adatte, il che apre infinite possibilità al comparto dell’Open Air. La chiave sta nella diversificazione dell’offerta, nella creazione di percorsi ed esperienze adatte a tutte le età e specifiche per i giovani, i genitori e i nonni, in modo da alternare momenti di condivisione multigenerazionale con momenti di interazione con gli altri ospiti. Insomma, la vacanza in famiglia, che da sempre rappresenta il fulcro del turismo Open Air, sta cambiando forma, e stare al passo del cambiamento è, ancora una volta, la chiave per sopravvivere ed evolversi puntando su sostenibilità, inclusività ed esperienzialità.

Il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico: lo strumento per i profili del futuro

Nel panorama italiano, il turismo enogastronomico è il comparto più promettente tra i trend emergenti del turismo esperienziale. Nato come turismo di nicchia, oggi sta velocemente conquistando una fetta sempre più ampia di viaggiatori e il suo potenziale di crescita è enorme. Per sostenere il suo sviluppo e creare un’offerta turistica di qualità, mancano però le figure professionali specifiche. Per questo è nato il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico.

Il turismo enogastronomico in Italia

Secondo i dati dell’Associazione italiana turismo enogastronomico, questo segmento turistico ha un valore stimato di oltre 40 miliardi di euro, e un ruolo rilevante sia nell’occupazione che nella distribuzione del reddito. Le imprese artigiane che oggi operano nei settori turistici sono più di 186.000, e contano circa 500.000 addetti. Le aziende dell’agroalimentare sfiorano le 65.000 unità e danno lavoro a quasi 250.000 persone.  Inoltre, questa forma di turismo è importante perchè valorizza sia la cultura che le tradizioni dei singoli territori, diffondendone la conoscenza. Crea, inoltre, numerosi posti di lavoro e promuove lo sviluppo locale, contribuendo alla crescita sia del settore turistico che di quello ristorativo. In Europa, la nostra è una tra le mete privilegiate per questo tipo di turismo, ma per una effettiva messa a frutto di questo patrimonio occorre una qualificazione competente ed una mirata azione promozionale. 

Le criticità del segmento

Nonostante il turismo enogastronomico cresca di importanza di anno in anno, e nonostante sia ben chiaro il suo ruolo chiave nell’economia italiana, le sfide da superare per far sì che diventi un segmento di punta dell’offerta turistica nazionale sono ancora molte. Innanzitutto, la maggior parte delle aziende apre solo parzialmente al pubblico, e principalmente durante la settimana, quando i visitatori sono meno numerosi. Inoltre, manca un’adeguata formazione, che garantisca figure professionali qualificate e affidabili, in grado di regalare agli ospiti un’esperienza davvero indimenticabile. Mancano sia le scuole che i centri di alta formazione. Ancora, non si deve sottovalutare la necessità di un approccio integrato e nazionale, che segua le stesse direzioni e si fondi sugli stessi principi, ma che allo stesso tempo sia in grado di valorizzare le tipicità locali, vero cuore pulsante del turismo enogastronomico.

Il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico

Il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico nasce dalla collaborazione tra l’Associazione italiana turismo enogastronomico e numerosi partner di spicco del settore, tra cui anche UnionCamere e Coldiretti. Si tratta di uno strumento preziosissimo, pensato appositamente per risolvere il problema del vuoto professionale nel turismo enogastronomico e le altre criticità appena esposte. Mancano, infatti, figure professionali ad hoc in grado di far decollare il comparto e di sviluppare un’offerta turistica competitiva e integrata. Creare percorsi formativi adeguati e ben definiti per ogni professione del turismo del gusto è il primo passo per generare qualità e garantire eccellenza. Per farlo però, è necessario capire bene quali sono queste professioni, quali sono le loro caratteristiche e le abilità richieste. In questo, il Libro Bianco si propone come una vera e propria guida a cui affidarsi per iniziare ad investire in maniera ponderata e mirata. La collaborazione delle Camere di Commercio è fondamentale, in quanto le competenze sviluppate dagli operatori del turismo enogastronomico necessitano di un riconoscimento ad hoc, che garantisca sia alle aziende che ai visitatori la massima serietà e qualità professionale.

Le professioni del futuro

Dopo un’indagine preliminare, sono stati individuati dei profili chiave, da cui partire per valorizzare il turismo enogastronomico e l’offerta italiana:

  • Product Manager ha il compito di attivare le sinergie territoriali necessarie per sviluppare il prodotto enogastronomico e creare un’offerta turistica integrata con le realtà locali;
  • Hospitality Manager si occupa di attività per gli introiti aziendali, dalla pianificazione all’organizzazione e gestione dei servizi turistici, dalla promozione al coordinamento del personale, dalla vendita diretta al contatto con l’utenza turistica;
  • Consulente di turismo enogastronomico supporta le imprese nella strutturazione dell’esperienza e nella gestione di tutte le fasi del processo turistico;
  • Curatore di esperienze enogastronomiche organizza esperienze da realizzare quando il produttore è impegnato nelle attività produttive e di accompagnare gli ospiti in itinerari turistici e visite guidate.

Individuare ed utilizzare queste nuove figure professionali incrementa la crescita sostenibile del settore, aumenta la qualità dei servizi offerti e rafforza il legame tra turismo, territorio e comunità locali. Inoltre, il turismo enogastronomico rappresenta una leva strategica anche per rilanciare le aree interne e decentrare i flussi turistici, per destagionalizzarli e ridurre il fenomeno dell’overtourism.

Nuovo Direttivo EBNT: Marco Sperapani in rappresentanza del settore

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Il nuovo presidente dell’Ente bilaterale nazionale del turismo è Diego Lorenzi (Fisascat-CISL) eletto oggi insieme al vicepresidente Riccardo Orlandi (Fipe) in avvicendamento ad Alessandro Nucara e Stefano Franzoni.

Faita al direttivo EBNT

Marco Sperapani

In rappresentanza della parte datoriale del comparto Open Air Marco Sperapani, Direttore Generale di FAITA Federcamping, sarà membro del Comitato Direttivo per la consiliatura 2025 – 2028.

Insieme a lui nello stesso organo saranno Giovanni Battaiola e Angelo Candido (Federalberghi), Marco Fontanari (Fipe), Giuseppe Ciminnisi (Fiavet), Michele Carpinetti e Monja Caiolo (Filcams-CGIL),
Giuseppina Sferruzza (Fisascat-CISL), Stefano Franzoni e Samantha Merlo (Uiltucs).

Cos’è l’EBNT?

L’EBNT è l’organismo paritetico costituito dalle organizzazioni nazionali rappresentative delle
imprese e dei lavoratori del settore turismo (Federalberghi, Fipe, Faita, Fiavet, Filcams Cgil,
Fisascat Cisl e Uiltucs), in rappresentanza di più di 220 mila imprese, nonché di circa 1 milione
e 700 mila lavoratori dipendenti del turismo.

Open Air nel Nordest: stagione in crescita tra mare, laghi e montagna

Turismo open air: sulle spiagge del Veneto e del Friuli Venezia Giulia la vacanza più lunga si fa sulle piazzole, con camper e caravan, mentre la stagione si allunga, con picchi di presenze a settembre. Ai laghi inizio estate con il turbo, in montagna volano le prenotazioni con le piazzole in testa alle preferenze. Prendono piede le mobile home.

È quanto emerge dal report di HBenchmark per Faita Federcamping sui campeggi e villaggi turistici del Nordest, che analizza anche i cluster del lago di Garda – sponde veneta e trentina – e della montagna del Trentino, su un campione totale di 58 strutture e 26mila posti letto.

“Il turismo all’aria aperta offre il 24% dei posti letto dell’intera filiera turistica ricettiva nazionale, rappresenta oltre l’8% degli arrivi, circa il 15% delle presenze, e realizza 5 miliardi di euro di fatturato diretto e 3 miliardi di fatturato indotto – ricorda Alberto Granzotto, presidente Faita Federcamping – Le molte presenze turistiche che registriamo nei campeggi e nei villaggi turistici sono un successo che siamo ben lieti di celebrare, ma il nostro obiettivo è quello di distribuire i flussi in un arco di tempo più ampio, allungando le stagioni in testa e in coda rispetto ai mesi centrali di luglio e agosto. Questo consentirebbe di incentivare l’occupazione grazie a una maggiore continuità di impiego, con benefici per le comunità. Il mercato del lavoro nel turismo all’aria aperta, assieme al bilancio di fine stagione, sarà fra i temi al centro del Forum Open Air 2025 di Faita Federcamping che si svolgerà a Roma il 22 e 23 ottobre prossimi, con i dati di una ricerca effettuata dal Ciset dell’Università Ca’ Foscari di Venezia”.

  • NELLE SPIAGGE VENETE E FRIULANE LA STAGIONE SI ALLUNGA

Nella riviera adriatica, dal Friuli Venezia Giulia (con Monfalcone, Grado, Lignano) al Veneto (con Chioggia-Sottomarina, Bibione, Cavallino-Treporti, Duna Verde, Jesolo e San Michele al Tagliamento), l’avvio di stagione è stato molto positivo, e nel periodo compreso tra il 17 aprile e il 16 luglio il tasso medio di occupazione delle strutture si è attestato intorno al 56%, con un incremento di 1 punto e mezzo rispetto allo stesso intervallo del 2024. 

Buono anche l’orizzonte da luglio a ottobre, considerato che il tasso medio di occupazione acquisito delle strutture (in base alle prenotazioni effettuate fino a luglio) ha già raggiunto quota 57,4%, con un vantaggio di 2,5 punti percentuali rispetto alle prenotazioni giunte allo stesso periodo dell’anno scorso, e una permanenza degli ospiti che va dai 10 giorni alle 2 settimane. 

Che il cambiamento climatico influenzi anche i periodi di vacanza non è più un mistero. Tanto che, al momento, l’occupazione dei campeggi nelle prime due settimane di settembre è già tra il 40% e il 60%, con una crescita di 10 punti percentuali solo nella prima settimana rispetto agli stessi giorni del 2024. La Germania si conferma il primo mercato della costa adriatica, con una quota tra il 50% (fino a luglio) e il 58% (da luglio a ottobre) delle unità vendute, stabile rispetto al 2024; segue l’Italia, che guadagna 2 punti percentuali rispetto all’anno scorso, mentre Austria, Svizzera e Danimarca mantengono le stesse quote del 2024.

  • AI LAGHI AVVIO DI STAGIONE CON IL TURBO

Se nei laghi del Veneto e del Trentino (Garda, Levico, Ledro e Caldonazzo) l’avvio di stagione è stato addirittura migliore rispetto a quello del mare, un po’ meno positive sono le previsioni per i prossimi mesi. Nel periodo compreso tra il 17 aprile e il 16 luglio, il tasso medio di occupazione si è infatti attestato al 66,4%, con un incremento di 2,1 punti percentuali sullo stesso intervallo del 2024. Un ruolo importante l’ha giocato lo slittamento in avanti delle festività tedesche, che ha generato punte di occupazione dei campeggi fino al 95%, rispetto all’84% dello stesso periodo dell’anno scorso. 

Allo stato attuale, le prenotazioni per i prossimi mesi sono invece in leggera flessione: da metà luglio a tutto ottobre, infatti, il tasso medio di occupazione acquisito, del 53,4%, è in calo di 1 punto percentuale sul 2024.

Sul fronte delle nazionalità, per il periodo appena trascorso la Germania si conferma il primo mercato, con una quota del 53% delle unità vendute, con 3 punti percentuali in meno, però, rispetto al 2024. A grande distanza c’è lʼItalia, che invece guadagna 2 punti percentuali rispetto all’anno scorso; a seguire, i Paesi Bassi, la Danimarca, l’Austria, la Svizzera e la Polonia.

Anche per il periodo a venire, la Germania continua a rappresentare il mercato principale, seppur con un’incidenza minore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, registrando una flessione di 7 punti percentuali. Le quote perse dalla Germania risultano distribuite principalmente tra le due nazionalità che seguono per presenza nell’area, ovvero i Paesi Bassi e l’Italia.

  • MONTAGNA, A LUGLIO IN TRENTINO CAMPEGGI A +14,6 PUNTI SUL 2024

Mentre al mare la stagione si allunga, nei campeggi di montagna – quelli analizzati sono tutti in Trentino, fra Bellamonte di Predazzo, Primiero, San Martino di Castrozza, Folgaria, Bondone, Ossana, San Giovanni di Fassa, Porte di Rendena e Campitello di Fassa – la stagionalità è decisamente più breve, con avvio a giugno e chiusura a metà settembre. Nella prima parte della stagione, fino al 16 luglio, i risultati in termini di occupazione consolidata sono stati molto positivi: il tasso medio registrato è arrivato infatti al 50,3%, in crescita di ben 14,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024, con un delta incrementale maggiore nel mese di giugno.

Promettono bene anche i dati previsionali da metà luglio a settembre, con un’occupazione media che allo stato attuale supera di 8,6 punti percentuali quella dell’anno scorso alla stessa data. 

Tra le modalità di alloggio, in testa alle preferenze di chi campeggia tra le montagne trentine ci sono le piazzole, ma stanno pian piano prendendo piede le mobile home, unica formula tra quelle disponibili a registrare un aumento della durata media di soggiorno rispetto al 2024, raggiungendo quasi le 9 notti di permanenza da aprile a metà luglio, e oltre 10 notti da qui a settembre. 

Parchi divertimento in Italia: una risorsa per il turismo, l’economia e l’occupazione

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I parchi divertimento in Italia rappresentano un’attrattiva enorme per famiglie con bambini al seguito e gruppi di giovani. A partire dalle aperture primaverili e per tutta la stagione estiva, i parchi a tema italiani attirano visitatori. Stando ai dati della SIAE, le strutture tematiche, acquatiche e naturalistiche italiane contano ogni anno circa 20 milioni di visitatori.  Nel 2023 il comparto ha generato un fatturato di 350 milioni di euro e un indotto di 2 miliardi di euro. Inoltre, ha dato lavoro a 30.000 addetti, tra fissi e stagionali. Con questi numeri, i parchi divertimento si piazzano tra le realtà più interessanti sul panorama italiano sia dal punto di vista economico che turistico e lavorativo. 

I parchi divertimento in Italia

Il boom dei parchi divertimento in Italia inizia nei primi anni ‘60, quando a Roma il Luneur accoglieva i visitatori giunti in città per le Olimpiadi, e quando a Napoli veniva inaugurato Edenlandia nel 1965, ideato guardando al Disneyland californiano di 10 anni prima. Non si possono poi non menzionare Idroscalo, Il Cavallino Matto e La Città della Domenica. Successivamente è stata la volta di Gardaland (1975), dell’Aquafan di Riccione (1987),e di Mirabilandia (1992), inframezzati da numerose altre aperture. Attualmente il settore è notevolmente sviluppato. Sono oggi 180 le strutture a tema, acquatiche, faunistiche o educative che rappresentano delle vere e proprie destinazioni turistiche. Secondo i dati dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani (Assoparchi), ogni anno i parchi divertimento italiani vendono più di 20 milioni di biglietti. Questo si traduce in 20 milioni di persone che si spostano, pernottano, consumano e visitano i luoghi nei dintorni dei parchi.

Turismo dei parchi: esperienza e sostenibilità

I visitatori dei parchi divertimento vogliono vivere esperienze da ricordare e passare giornate intere all’aria aperta all’insegna del divertimento. In questo il turismo dei parchi si lega indissolubilmente al turismo esperienziale, che è universalmente visto come il futuro del settore. Secondo l’Associazione Parchi Permanenti Italiani (Assoparchi), le linee guida del settore spiegano anche il motivo del grandissimo successo che interessa il comparto: sicurezza, servizi, sorriso e sostenibilità. Quest’ultima rappresenta una sfida non indifferente per i parchi divertimento, ma sono sempre più numerose le iniziative green che caratterizzano le gestioni dei parchi in Italia come :

  • pratiche eco-friendly,
  • adozione di tecnologie per ridurre l’impatto ambientale,
  • utilizzo di energie rinnovabili,
  • gestione responsabile dei rifiuti.

L’attenzione a questi aspetti piace particolarmente ai visitatori i quali considerano la sostenibilità turistica un fattore di sempre maggior rilievo nelle scelte di viaggio. Inoltre, il parco divertimenti è una realtà che attira un pubblico altamente eterogeneo, e proprio per questo il suo bacino di visitatori è potenzialmente enorme, seppur mantenga un focus più mirato su famiglie e gruppi di giovani.

Un settore in espansione

Considerando la direzione presa dai parchi divertimento italiani, dall’enorme e crescente successo di pubblico, e dalle sfide legate alla sostenibilità, non sorprende l’ingente investimento che i gestori stanno pianificando per il prossimo triennio: si parla di 500 milioni di euro da destinare a nuove attrazioni, ampliamenti, tematizzazioni e appunto, sostenibilità ed efficientamento energetico. Luciano Pareschi, presidente di Assoparchi, spiega che “il comparto sta vivendo una fase di grande slancio, con investimenti che superano le previsioni e un forte impegno nella diversificazione dell’offerta e nella sostenibilità. Se da un lato i grandi operatori continuano a trainare il mercato, diventando vere e proprie destinazioni turistiche, dall’altro osserviamo una significativa propensione al rinnovamento anche tra le realtà più piccole”.
Con queste premesse e queste intenzioni, il settore dei parchi vuole spingere sull’acceleratore e diventare un punto fermo dell’economia nazionale, aumentando parallelamente anche l’attrattività italiana dal punto di vista turistico. Nonostante molti parchi presentino alloggi e strutture ricettive interne, infatti, è ampissima la rete di sinergie che hanno sviluppato con le attività limitrofe e con le aziende locali. Scontistiche, partnership e agevolazioni per l’ingresso permettono a tutto il territorio circostante di crescere, svilupparsi e aumentare la propria qualità ricettiva. Da non sottovalutare, infine, l’aspetto occupazionale e formativo. I parchi divertimento, infatti, offrono opportunità lavorative a professionisti di tutti i livelli e dei campi più disparati, dall’ingegneria alla meccanica, dalla comunicazione alle arti.
Per i giovani poi, rappresentano un’occasione di crescita sia personale che lavorativa, con un’altissima occupazione stagionale che può, in alcuni casi, anche svilupparsi in percorsi di carriera.

Spiagge della salute: benessere e divertimento nei lidi italiani

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L’iniziativa Spiagge della Salute di SIB, Confcommercio, e supportata dai  Ministeri della Salute e del Lavoro, porta sulle spiagge, tra informazione e divertimento, i principi per una vita sana sia dal punto di vista psicologico che fisico . Grazie alla collaborazione con la Società italiana di dietetica e nutrizione clinica, questa iniziativa itinerante parlerà di salute, divertimento e stile di vita. La prima tappa del tour estivo 2025 si è svolta nei giorni scorsi a Pescara, allo stabilimento San Marco, e ha visto la partecipazione entusiasta dei bagnanti.

Spiagge della salute

Nel primo weekend di luglio il truck della salute ha fatto sosta allo stabilimento San Marco di Pescara, mentre nei prossimi weekend si muoverà verso Cesenatico, Margherita di Savoia, Tarquinia, Palermo, Cecina, Chioggia e Locri. Si tratta di un’iniziativa che vuole portare la salute sotto tutti gli ombrelloni.

Prendersi cura della propria sanità, sia fisica che mentale, è essenziale per vivere una vita lunga e ricca, e iniziative come questa aiutano ad aprire temi di dibattito e a portare informazione in modo capillare lungo tutto lo Stivale. Da un lato si trovano due sportelli gestiti da professionisti qualificati, dove trovare supporto e informazioni riguardo la salute della pelle e della mente; dall’altro attività e sport di ogni tipo, per promuovere uno stile di vita e di vacanza attivo, in grado di unire divertimento e relax.

Wellness e divertimento

L’idea di una vacanza sedentaria, è ormai superata. Beach volley, fitness, yoga, sup, e ballo sono solo alcune delle attività che si possono svolgere al mare. La spiaggia, in questo modo, diventa un luogo in cui non solo ci si rilassa nel dolce far nulla, ma dove ci si può anche divertire, giocare, prendere parte ad attività di gruppo e conoscere nuove persone. La socialità tra persone di età differenti promuove l’inclusione e l’accettazione dell’altro, stimolando allo stesso tempo il movimento muscolare. Insomma, wellness e divertimento non sono mai stati così correlati tra loro sulle spiagge italiane. L’iniziativa, in questo senso, vuole promuovere uno stile di vita sano sia sotto l’ombrellone che lontano dalla spiaggia, iniziando proprio lì dove i pensieri e le responsabilità quotidiane sembrano più lontani.

Attività all’aria apertaQuesto tipo di promozione coinvolge molto il pubblico dei bagnanti, sollecitando la voglia di ognuno di cambiare lo stile di vacanza classico. Non è un caso, che le attività all’aria aperta e le esperienze sportive e particolari, interessino un numero sempre maggiore di viaggiatori e di turisti. In questo, l’Open Air si trova avvantaggiato rispetto ad altri tipi di ospitalità, perchè riesce in modo più naturale e diretto a soddisfare le necessità dei viaggiatori. Aumentare l’offerta di attività outdoor e a contatto con la natura rappresenta, per le strutture ricettive, non solo un servizio in più per i clienti, ma anche uno stimolo maggiore a muoversi e ad esplorare, a conoscere e a non limitarsi a prendere il sole tutto il giorno. Anche in questo, il comparto dell’Open Air risponde egregiamente alle nuove tendenze non solo di viaggio, ma anche di stile di vita, anche attraverso l’alimentazione più attenta e sana. Sempre più viaggiatori, infatti, fanno caso a cosa mangiano e alla provenienza dei cibi.



Astroturismo in Italia: caratteristiche del nuovo trend di viaggio

Nel settore del turismo sostenibile si sta facendo strada l’astroturismo. Si tratta di una motivazione di viaggio, sempre più apprezzata dai viaggiatori ecofriendly. Osservare il cielo di notte e fermarsi a guardare le stelle non è più un’attività spontanea, ma una vera e propria forma di turismo, che interessa principalmente i giovani. Sempre più persone infatti, per le loro vacanze optano per una soluzione a strettissimo contatto con la natura, che si allontana dalle luci della città e cerca il buio assoluto. L’assenza dell’inquinamento luminoso o una bassa presenza di luce artificiale infatti, sono requisiti essenziali per poter osservare gli astri celesti al meglio. Questo è un turismo che segue il movimento dei pianeti e gli sciami meteoritici, e che può rappresentare un’ottima opportunità per l’Open Air. I periodi in cui le stelle e i pianeti si vedono meglio, infatti, non seguono la stagionalità vacanziera, e possono costituire veri e propri eventi e occasioni di aggregazione per gli appassionati di astronomia. Per fare un esempio, ai Campionati italiani di Astronomia 2024 hanno partecipato circa 10.000 studenti: un pubblico ricettivo, rispettoso dell’ambiente e attento alla sostenibilità, perfettamente in target con i principi del turismo outdoor.

Toscana meta prediletta degli astroturisti

Come anticipato, le condizioni ideali per l’astroturismo si trovano lontano da luci artificiali. Proprio per questo, la Toscana è una delle destinazioni migliori per questo nuovo tipo di viaggio. Questo il giudizio di diversi astrofisici tra cui Gianluca Masi, che la identificano come  uno dei punti migliori per osservare le stelle. Dalla Val d’Orcia alla Maremma, le splendide colline toscane rappresentano la meta perfetta per trascorrere del tempo di qualità durante le ore diurne, e per vivere un’esperienza indimenticabile durante la notte. Cieli stellati immensi, i suoni della natura e un isolamento quasi totale dal rumore, dalle luci e dalla frenesia della città sono il mix ideale per chi vuole fare un’esperienza astroturistica.

Ovviamente, non è la Toscana l’unica regione a presentare le caratteristiche adatte ai viaggi per gli appassionati del cielo. Infatti l’astroturismo si può praticare ovunque si riesca a coniugare un basso inquinamento luminoso e un’ampia porzione di cielo libero. Proprio per questo, il comparto dell’Open Air non dovrebbe trascurare questo nuovo trend, aprendo le porte agli appassionati del settore.

L’astroturismo nel mondo e nell’Open Air

A livello mondiale, l’astroturismo sta già entrando nel mirino delle strategie turistiche delle strutture ricettive. Inoltre, tra gli astroturisti iniziano a diffondersi le destinazioni più belle dove viaggiare. Il Cile, in questo, è leader mondiale, e anche le Canarie si ritagliano uno spazio più che dignitoso. Il fatto che questo nuovo trend di viaggio si possa coniugare alla perfezione con il turismo all’aria aperta, rappresenta un’occasione da non perdere per l’Open Air. Il turismo all’aria aperta ha rappresentato, nel 2024, circa un quarto dell’offerta turistica nazionale, e grazie all’astroturismo e alle altre forme di turismo decentralizzante, può essere la risposta all’overtourism nei centri storici e alla valorizzazione delle aree più rurali. Grazie alla promozione di una maggiore consapevolezza ambientale e scientifica, alla riscoperta della natura e alla prospettiva di vivere esperienze autentiche e affatto scontate, lontane dalle convenzionali idee di turismo, il comparto dell’Open Air può offrire a moltissimi viaggiatori la soluzione migliore per allontanarsi dalle pratiche turistiche più radicate e dai circuiti più affollati.

Fenomeno overtourism: dipende davvero solo dai pernottamenti?

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Il fenomeno overtourism preoccupa non solo l’Europa. Anche a livello globale, le destinazioni che vedono presenze turistiche in eccesso sono numerose. Il  Giappone, ad esempio, negli ultimi due anni ha dovuto fare i conti con flussi al di sopra della media, difficili da gestire e controllare. Per alcuni la responsabilità sarebbe degli affitti brevi e più in particolare della piattaforma Airbnb.

Di recente albergatori e residenti dei centri urbani mete turistiche hanno intensificato le critiche e le rimostranze nei confronti della piattaforma, colosso degli affitti brevi a scopo turistico. Se non si tratta di una vera e propria guerra poco ci manca. La giustapposizione di interessi sta esitando in normative restrittive spinte e motivate da un sentimento negativo verso i proprietari degli appartamenti offerti in affitto ai turisti. 

I numeri dell’overtourism in Europa

Non sono in pochi a credere che la colpa del turismo di massa sia da imputare ai pernottamenti. In un recente articolo, Airbnb pone però la questione sotto un’altra luce. Basandosi sui dati di diverse ricerche ufficiali e di statistiche riconosciute, infatti, si fa presente che la colpa del turismo di massa non è solo dei turisti che pernottano nelle varie strutture, ma andrebbe ripartita su più fronti.

Ecco qualche dato interessante da cui partire per riflettere:

  • l’80% dei pernottamenti turistici nell’UE del 2023 e 2024 è stato gestito da strutture ricettive professionali;
  • tra il 2021 e il 2023 i pernottamenti nelle 10 città più visitate d’Europa sono aumentati di oltre 200 milioni;
  • nel 2023 gli hotel hanno registrato 5 volte più pernottamenti di Airbnb;
  • alcuni quartieri delle città più visitate d’Europa contano 3 camere d’hotel ogni 5 residenti locali.

L’overtourism nascosto

Il fenomeno dell’overtourism è sicuramente in parte dovuto ai pernottamenti, ma non unicamente. Esiste infatti, un overtourism nascosto composto da diverse tipologie di turisti, che sfugge alla lente dell’osservatore poco attento, ma che determina in larga misura il problema. Si tratta, nel dettaglio, di visitatori che non pernottano in hotel, villaggi, b&b o affitti brevi: i cosiddetti turisti giornalieri. Questi, infatti, rappresentano una fetta più che consistente del totale, troppo  spesso ignorata.

Per fare qualche esempio, il porto di Barcellona ha registrato 3,59 milioni di crocieristi nel 2024, mentre gli escursionisti giornalieri della Catalogna hanno raggiunto gli 8,5 milioni (dati dell’Istituto di Statistica della Catalogna e di MedCruise Port Statistics). In totale, il numero dei crocieristi è aumentato di oltre il 50% nelle città più visitate d’Europa. Ai crocieristi poi, si devono aggiungere i turisti di prossimità, che non pernottano perché vivono già nei pressi dei centri nevralgici del turismo di massa, quelli che sono in tour con pullman o viaggi organizzati con pernottamenti spesso in località distanti dalla meta e quelli mordi e fuggi, che fanno viaggi di una sola giornata.

Le soluzioni da adottare

Ovviamente tutti, dovunque pernottino, vogliono vedere i luoghi iconici, spesso in preoccupante sincronizzazione. Il sovraccarico umano è quasi ineluttabile, stando così le cose. Tra i rimedi plausibili e di pronto uso la destagionalizzazione è sicuramente un’opzione da perseguire. Grazie ad essa, per esempio, si può promuovere una destinazione in periodi meno affollati dell’anno. Si pensi , ad esempio, al trend delle vacanze estive in montagna, che ormai attirano quasi più visitatori che in inverno. Lo stesso effetto si  può ottenere agendo sul piano territoriale piuttosto che  quello temporale attraverso la decentralizzazione. Questa può essere sia su scala regionale, promuovendo città e borghi meno conosciuti rispetto alle grandi città, ma anche su scala cittadina. I turisti che visitano Roma, per esempio, invece di concentrarsi unicamente sul Colosseo e la Fontana di Trevi, possono essere dirottati verso luoghi meno noti e affollati ma ugualmente iconici e suggestivi.

Il turismo, in fin dei conti, lo fanno gli operatori, con le loro iniziative e la loro offerta. I turisti vanno dove c’è qualcuno ad attenderli e ad intrattenerli. In quest’ottica, la tesi secondo cui la colpa del turismo di massa sia esclusivamente degli affitti brevi appare meno solida.Vale la pena di pensare a soluzioni concrete, che siano in grado non solo di ridurre l’overtourism, ma anche di creare ulteriori opportunità per i territori ed i contesti meno noti.

Turismo italiano in crescita: +80% nelle prenotazioni di agosto

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Turismo italiano in crescita anche ad agosto. Lo confermano gli ultimi dati ENIT: per il mese di agosto è previsto l’80% di prenotazioni.

INSART (Unioncamere) ed ENIT, nell’ambito dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, stimano numeri più che positivi per il turismo in Italia, sia dal punto di vista delle camere prenotate che del volume d’affari previsto. I numeri superano anche i livelli pre-pandemici, con vendite anticipate che, nelle prossime settimane, porteranno a quasi il 90% la saturazione per il periodo di massima intensità turistica.

Un trend in costante crescita

L’ENIT conferma torna a parlare dell’estate italiana dal punto di vista turistico, e lo fa con previsioni e dati più che positivi. In particolare, a colpire sono le prenotazioni, che hanno raggiunto, in fase di prevendita per il mese di agosto, già l’80% del patrimonio alloggiativo italiano. Nelle prossime settimane, in previsione delle ferie e della settimana di Ferragosto però, sono previste ulteriori conferme e si supererà addirittura il 90% di saturazione. Tra il mese di luglio che chiude con il 70% di prenotazioni, un giugno più che buono, un agosto da primato e un settembre attualmente al 60%, il quadrimestre estivo promette un volume d’affari complessivo pari a 14,7 miliardi di euro. Facendo uno zoom sul mese venturo, i dati del sistema ricettivo italiano indicano vendite anticipate in tutte le destinazioni estive, con vendite anticipate altissime:

  • 77,4% al mare;
  • 76,6% in montagna;
  • 71,9% nelle città d’arte;
  • 75,5% nelle aree interne legate al turismo green.

Il trend prosegue in autunno

Il trend positivo prosegue in settembre ed in avvio d’autunno. A fine giugno il dato mostra già il 43% di prenotazioni, con picchi del 51% nelle località termali e del 47% nelle città d’arte. Questi numeri indicano l’approssimarsi di un ulteriore traguardo: la destagionalizzazione. L’Italia si conferma come destinazione in grado di offrire esperienze di valore 365 giorni l’anno, e non solamente nel quadrimestre estivo. Come sottolinea Loretta Credaro, Presidente di ISNART, “la cultura è la prima motivazione di vacanza dei turisti in Italia. Le città d’arte risentono meno degli effetti della stagionalità, ed ancor meglio vanno le località che possono vantare sul proprio territorio un sito UNESCO (1 turista su 4 dichiara di aver visitato almeno un luogo riconosciuto Patrimonio Unesco nel corso del proprio  soggiorno in Italia)”.

Sostenibilità e internazionalità

Un altro aspetto che emerge dai dati di ISNART ed ENIT è quello della sostenibilità. Sempre più viaggiatori infatti, sono attenti all’impatto che il loro viaggio ha sui territori che visitano e, parallelamente, sempre più strutture offrono soluzioni sostenibili e indicano chiaramente il proprio impegno in questo senso. In particolare, riferendosi all’overtourism, 9 strutture su 10 affermano di saper gestire i flussi abbondanti in modo coerente con i principi di sostenibilità economica e sociale della filiera. Parallelamente, i numeri danno risalto ad un turismo internazionale più che italiano, con una componente più elevata e in crescita soprattutto da parte dei viaggiatori tedeschi, francesi, statunitensi, svizzeri e canadesi. Anche gli arrivi aeroportuali sembrano confermare questo trend, prevedendo 19 milioni di arrivi dall’estero. Molti si dirigono verso i luoghi del Giubileo (+30% tra Marche, Lazio e Umbria).

XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025: blue economy in crescita

La blue economy è un settore in forte espansione, che genera un impatto economico sempre più importante sul nostro PIL. Proprio lei è protagonista del XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025, presentato in occasione del Blue Forum 2025 il 9 luglio scorso. Il Rapporto, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del mare Ossermare e Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, fornisce una panoramica generale della blue economy in Italia.

Un settore in crescita

Con 232.841 imprese e 1-089.710 occupati, l’Economia del mare porta nelle casse italiane 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che salgono a 216,7 miliardi se si considera anche il valore a cascata, pari all’11,3% del PIL nazionale. A crescere sono entrambi i valori, rispettivamente del 15,9% e di oltre l’1%, ma anche l’occupazione (+7,7%) e il numero di imprese (+2%).

A contribuire a questi risultati più che positivi sono diversi elementi della forza blu:

  • le filiere dell’ittica e della cantieristica,
  • i servizi di alloggio e ristorazione,
  • le attività sportive e ricreative, 
  • l’industria delle estrazioni marine,
  • la movimentazione di merci e passeggeri,
  • la ricerca,
  • la regolamentazione e la tutela ambientale.

XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025

Il Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare viene realizzato ogni anno dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare. Arrivato alla sua XIII edizione, rappresenta un punto di riferimento per l’Italia e per l’Europa, nella definizione della blue economy. E’ stato presentato  nell’ambito del 4° Summit Nazionale sull’Economia del Mare Blue Forum presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

La blue economy italiana nel 2025

Come mostrano i numeri presenti nel Rapporto, la blue economy italiana mostra segni di crescita, soprattutto nel Mezzogiorno. I dati, non a caso, mostrano il picco più alto dell’economia del mare a partire dal 2019. Inoltre, anche i beni e servizi legati all’economia blu sono aumentati, e sono passati dal 5,8% del 2021 al 9,5% di oggi.

Il Sud si conferma il territorio con la maggior produzione di valore aggiunto (32,5%), di occupazione (37,7%) e per le imprese (49,2%) sul totale nazionale. A livello regionale invece, la Liguria è quella che contribuisce maggiormente al risultato finale (13%), seguita da Sardegna (8,8%) e Friuli-Venezia Giulia (8,4%).

Si tratta però, D’altronde il settore presenta anche numerose criticità. Innanzitutto, dal punto di vista della forza lavoro, poiché si fa difficoltà a trovare personale in grado di svolgere le mansioni sia tecniche che trasversali. Inoltre, gli esperti segnalano anche l’incertezza geopolitica attuale come possibile fonte di perdita per la blue economy. Stando alle previsioni, i conflitti internazionali potrebbero portare ad una recessione di 1,2 miliardi di euro solamente nei settori del turismo e della logistica.

Obiettivo Europa

I prossimi step, per la blue economy italiana, riguardano l’affermazione di una leadership a livello europeo.  Attualmente l’Italia si trova, infatti, solo al 4° posto come valore aggiunto, preceduta dalla Germania, dalla Spagna e dalla Francia. Per raggiungere questo obiettivo, si stanno gettando le basi al nuovo Piano del mare 2026-2028

Scarica qui il XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025

Concessioni demaniali: indennizzi e rivalutazioni

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In materia di concessioni demaniali marittime un ruolo centrale è determinato dalla  questione degli indennizzi. Oggi più che mai attuale riguarda i risarcimenti destinati ai gestori che dovessero risultare perdenti nelle aste di assegnazione degli stabilimenti. 

Entro l’estate 2027 dovranno avvenire le nuove assegnazioni dei litorali italiani, ma tutto potrebbe slittare a causa di potenziali ritardi conseguenti al contenzioso giudiziario avviato in più di un  tribunale dai balneari. In proposito la pubblicazione di un decreto dei Ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture e Trasporti è atteso da mesi. Attualmente esiste una bozza, che la Ragioneria di Stato sembra aver approvato, ma manca ancora l’avallo definitivo del Consiglio di Stato e dell’Unione Europea.

Indennizzi balneari

Si parla da diverso tempo ormai dell’aumento degli indennizzi balneari per chi perde le aste di assegnazione, ma ancora non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Stefania Frandi, di SIB Confcommercio, spiega che “Nella bozza di cui si sta parlando in questi giorni è previsto un riconoscimento degli investimenti fatti sui beni materiali degli stabilimenti, ma anche per quelli immateriali”. Quello che la bozza prevede, quindi, è un risarcimento non solo per l’attrezzatura fisica dello stabilimento, ma anche per il marchio stesso che rappresenta come azienda. La preoccupazione degli operatori è proprio quella di ricevere, come indennizzo, un importo che faccia riferimento unicamente ai beni materiali di acquisto datato, e che non tenga conto della notorietà del brand, che anno dopo anno assicura introiti regolari solo per il proprio nome.

In attesa dell’approvazione

Se la bozza dovesse passare all’esame del Consiglio di Stato e dell’Unione Europea, i balneari potrebbero rientrare quasi della totalità delle spese sostenute e del valore dell’impresa. Come spiega David Parenti, referente di Fiba Confesercenti, questo risultato è possibile anche grazie alla rivalutazione dei beni già ammortizzati fiscalmente. Se l’Europa non dà il suo ok però, l’intero ingranaggio rischia di incepparsi.

Il rischio concreto è che si verifichi, su larga scala, quanto avvenuto in Toscana, dove la Corte Costituzionale ha fatto decadere la legge del 2024 che disciplinava la materia dei risarcimenti ai balneari. La legge, creata per sopperire ad un vuoto nella normativa nazionale, è stata considerata al di fuori delle competenze della Regione, che ha invaso un ambito esclusivo dello Stato. Si tratta di una decisione pienamente in linea con la giurisprudenza, ma che di fatto genera un impasse e non risolve alcun problema: le Regioni non possono intervenire al posto dello Stato, ma lo Stato presenta una normativa incompleta, dove si fa sentire l’assenza del decreto interministeriale per gli indennizzi. Stando così le cose, le amministrazioni locali fanno fatica a prendere decisioni e a scegliere una direzione.

Una normativa certa e inequivocabile

Quello di cui c’è bisogno è una normativa unitaria, che a livello nazionale definisca in maniera chiara e inequivocabile come calcolare indennizzi e risarcimenti. Una legge che tuteli tanto gli operatori, quanto amministrazioni, pubblico interesse e fruitori finali.

Un’estate al mare: numeri e previsioni del turismo balneare 2025

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La scelta della balneazione, in particolare marittima, rappresenta il top nelle graduatorie nazionali del settore turistico. Tuttavia oltre alle temperature, che potrebbero toccare i massimi storici, ad essere roventi saranno anche i prezzi e le piattaforme di prenotazione. Sono previsti rincari su tutti i fronti, e i voli stanno andando a ruba, registrando sold out e overbooking. Per questa estate da record si attendono  406 milioni di presenze per un fatturato di circa 33 miliardi di euro.

Aumenta il caro vacanza

I dati rilevati dall’Osservatorio Turismo – Mare Italia di Jfc indicano per il 2025 come un’estate da record, ma anche da bollino rosso. Sono previsti rincari medi dei prezzi del 5,5%

Iniziamo dai costi dell’alloggio:

  • negli hotel delle località balneari del centro-nord Italia la spesa è più alta del 3,5%, mentre aumenta del 5,2% al Sud e nelle Isole;
  • i villaggi turistici e le strutture ricettive all’aria aperta registrano invece un rincaro dei prezzi più contenuto pari al 4,3% rispetto ai listini dello scorso anno;
  • strutture extralberghiere come b&b, case vacanze e simili, alzano i loro prezzi del 2,7%.

Non è solo il pernottamento però, a pesare di più sulle tasche dei viaggiatori. I servizi balneari (sdraio e ombrelloni) infatti, costano il 4,2% in più del 2024, mentre la ristorazione nella sua globalità alza i prezzi del 6,6%. Anche sul fronte dei trasporti non ci sono buone notizie per i viaggiatori, poiché mediamente si parla di un incremento dei prezzi del 7,3%. Infine, le esperienze e i tour avranno un prezzo più alto del 4,3% rispetto allo scorso anno.

Un’estate al mare in Italia

Passare l’estate al mare però, o almeno una settimana, è ancora la scelta della maggior parte degli italiani in viaggio. Stando alla ricerca infatti, il 51,2% dei nostri connazionali che viaggia, passerà almeno una settimana a prendere il sole. Se si guarda il dato europeo, la percentuale scende al 32,7%. I lidi italiani saranno frequentati ancora prevalentemente da italiani (305.278.000 di presenze contro i 100.898.000 di stranieri), ma la loro presenza è in calo dell’1,1% rispetto al 2024, a differenza di quella degli stranieri, che invece aumenta del 5% rispetto alla scorsa estate. Nel report di Jfc si legge anche la classifica delle località più scelte dai turisti per una vacanza balneare, in base alle votazioni ricevute: Jesolo, Rimini, Riccione, Cervia e Milano Marittima. Ovviamente, anche Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania e Toscana fanno incetta di prenotazioni, e il top stagionale si toccherà, ovviamente,  nel periodo intorno a Ferragosto.

Allarme overtourism

In tutte queste località, l’overtourism è dietro l’angolo, con tutti i disagi che comporta. Infatti, laddove si concentra un maggior numero di ospiti e viaggiatori, si ingolfa anche la viabilità e si assiste ad un sold out per treni e aerei, con prezzi che schizzano alle stelle.

Ad attirare viaggiatori da tutto il mondo è il nostro mare, le nostre spiagge e i nostri servizi. Le bandiere blu in Italia sono numerose, e le località balneari che sembrano paradisi tropicali non mancano di certo, e non sono solamente quelle ultra conosciute che spopolano sui social. Per questo, è importante promuovere nuove destinazioni e nuove rotte, che si discostino dalle mete mainstream e che coinvolgano tutta la filiera turistica, dalle strutture ricettive alle aziende locali.

Esperienza, autenticità ed esclusività sono infatti le caratteristiche della vacanza perfetta per i viaggiatori di oggi, che sono anche molto attenti alla sostenibilità e all’impatto del proprio viaggio sull’ambiente e sui territori visitati. Dunque, si al mare in Italia, ma non più tutti nelle stesse spiagge e nello stesso momento. X

Turismo Outdoor in Calabria: parte il tour regionale

La Regione Calabria ha organizzato un tour regionale per presentare la Legge n.14/2025 sul turismo Outdoor in Calabria. La legge, promossa dal Consigliere Antonello Talerico, rappresenta un’importante opportunità per la Calabria, ed è  di fondamentale importanza per lo sviluppo turistico.

Il tour è partito il 1° luglio nella splendida cornice naturale delle Preserre catanzaresi, e proseguirà con diverse tappe in tutto il territorio della Regione.

Turismo Outdoor in Calabria

In Calabria il turismo outdoor viveva in un limbo normativo dal 1986. La Regione non era allineata ai criteri nazionali in materia di turismo all’aria aperta, motivo per cui una legge aggiornata ed attuale era più che necessaria. I punti cardine su cui si fonda la nuova Legge n.14/2025, comportano:

  • il riconoscimento delle unità abitative mobili (tende, caravan, case mobili) per l’edilizia libera;
  • l’accesso ai fondi PNRR per ristrutturazioni, efficienza energetica e abbattimento delle barriere architettoniche;
  • un aggiornamento dei criteri di classificazione (stelle) dei villaggi e dei campeggi;
  • la possibilità di offrire servizi aperti anche al pubblico esterno (ristorazione, benessere, attività sportive).

La prima tappa del tour

La prima tappa del tour regionale si è tenuta martedì 1° luglio a Cardinale (CZ), un borgo meraviglioso che funge da simbolo di virtuosismo e indica la direzione in cui la regione vuole muoversi. Il borgo è stato scelto per aprire il tour grazie alle sue iniziative di valorizzazione del territorio, che ben si sposano non solo con il turismo all’aria aperta, ma anche con la nuova idea turistica che la Calabria vuole dare ai suoi ospiti. Con i percorsi del “Borgo della nocciola” e le iniziative tradizionali come il festival ‘nTramenti, il borgo di Cardinale si sta facendo conoscere non solo in Italia, ma anche all’estero e ora ha la possibilità di ampliare ancora di più la sua offerta. Grazie a glamping ed all’offerta servizi all’aria aperta, la Calabria potrà finalmente puntare alla crescita del proprio patrimonio turistico e ad una ricettività di qualità superiore in linea con le esigenze della domanda. 

Un percorso di rinascita per la Calabria

Il tour regionale indica un percorso di rilancio turistico della Calabria. Questa legge era attesa da tempo, e l’entusiasmo con cui viene accolta fa ben sperare per il prossimo futuro. Grande è la partecipazione anche da parte delle associazioni di categoria: alla data di Cardinale erano presenti sia FAITA Federcamping che Federalberghi Calabria, entrambe attive e coinvolte nella realizzazione della Legge. Nelle prossime settimane il tour toccherà altre località calabresi con il duplice intento di informare gli operatori e coinvolgerli in un nuovo processo di sviluppo, illustrando loro le molteplici possibilità che si aprono d’ora in poi per il settore, e di attivare misure operative che accompagnino ai bandi PNRR le realtà interessate. Lo stesso Consigliere Talerico afferma: “Faremo tanti eventi come questo, porteremo oltre ai protagonisti di questa prima tappa, anche FinCalabra, Confindustria e anche quegli imprenditori che effettivamente investono in questo segmento, e porteremo anche qualche imprenditore che, paradossalmente, scopre la Calabria con questa Legge”.

Una legge per il futuro della Regione

Non è affatto esagerato affermare che la Legge sul turismo outdoor in Calabria rappresenti un vero e proprio punto di svolta per l’intero comparto regionale. Grazie ad essa, infatti, sarà possibile programmare investimenti strutturali e puntare anche al glamping di alto livello. Si tratta di una legge che risponde alle esigenze del turista moderno, attento alla sostenibilità, all’inclusività e all’autenticità delle destinazioni, che non perde di vista il patrimonio naturale, culturale ed enogastronomico della regione. Un segnale importante della voglia di rinnovamento e riscatto è stato dato non solo dalle istituzioni, che erano presenti alla prima tappa del tour in gran numero e con grande fervore, ma anche dai partecipanti: operatori del settore, agenzie viaggio, tour operator e persino cittadini. Insomma, con questa Legge la Calabria vuole rilanciare la propria immagine di regione dal grande appeal turistico, e vuole farlo con l’Open Air, intercettando flussi turistici non solo europei, ma anche internazionali.

Aperte le candidature per i PiNCAMP Awards 2026

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PiNCAMP – The camping company of ADAC, ANWB e TCS ha ufficialmente aperto le candidature per l’edizione 2026 dei PiNCAMP Awards, riconoscimento tra i più autorevoli a livello europeo nel settore del turismo open air.

Le candidature – attive fino al 1° agosto 2025 – sono rivolte a campeggi e personalità che si siano distinte per innovazione gestionale, attenzione alla sostenibilità ambientale, qualità dell’offerta ricettiva e contributi significativi allo sviluppo del comparto.

Campeggi, imprenditori e giovani professionisti possono candidarsi in una delle cinque categorie previste:

Innovation & Progress (categoria campeggi)

Sustainability & Environmental Awareness (categoria campeggi)

Rental Accommodation (categoria campeggi)

Young Talent (categoria personalità)

Hall of Fame (categoria personalità)

Le candidature vanno presentate esclusivamente online, compilando il modulo ufficiale:
👉 Vai al form di candidatura

Appuntamento a Stoccarda nel 2026

I vincitori saranno svelati durante il PiNCAMP Gala del 16 gennaio 2026 a Stoccarda, una serata di networking, visibilità e celebrazione che coinvolgerà i principali operatori del settore.
Anche quest’anno, l’evento sarà sostenuto da CrippaConcept, tra i principali produttori europei di mobile home e tende lodge, in qualità di partner ufficiale.

“Vogliamo premiare le idee coraggiose e le persone che stanno innovando davvero il settore”, spiega Uwe Frers, CEO di PiNCAMP.

Tutte le candidature dovranno essere inedite e complete: quelle presentate in edizioni precedenti non saranno prese in considerazione.

Il turismo enogastronomico raggiunge  2,4 milioni di presenze

Il turismo enogastronomico in Italia è passato dall’essere un’esperienza di nicchia nei primi anni 2000, ad un mercato che muove 2,4 milioni di viaggiatori.
La crescita di questo settore turistico consegue alla valorizzazione attenta e mirata dei prodotti italiani all’interno ed all’estero. Molto si deve alla fama consolidata del Made in Italy, che in molti casi rappresenta il primo contatto per i turisti stranieri

Dalle prelibatezze dell’alta cucina italiana, ai ristoranti a conduzione familiare, ovunque nel mondo i piatti italiani sono sinonimo di qualità, gusto e convivialità. A fare la differenza sono le materie prime, che anche dagli scaffali dei supermercati, contribuiscono a connetterci anche con le culture più lontane. Attraverso il gusto ed i sapori della tradizione c’è chi torna a casa per riscoprire un legame familiare e chi viene in Italia per assaggiare, preparare e vivere la nostra cucina.

Data la vicinanza semantica e concettuale tra l’enogastronomia e l’Open Air, gli imprenditori della ricettività all’aria aperta possono rappresentare un ponte tra i turisti e le eccellenze nostrane, diventando di fatto un hub del territorio, tramite azioni di marketing apposite. Con campagne articolate per far conoscere i migliori prodotti enogastronomici italiani, infatti, l’offerta dell’Open Air italiana può arricchirsi di contenuti e input positivi e di qualità.

Turismo enogastronomico in Italia

Storicamente, il turismo enogastronomico in Italia non ha una storia lunga secoli. Basti pensare che solo agli inizi degli anni 2000, chi si muoveva esclusivamente per assaggiare i sapori italiani faceva parte di una nicchia parecchio ristretta. Oggi, al contrario, la popolarità del viaggio enogastronomico è ai suoi massimi storici. Il Made in Italy è stato il traino di questo sviluppo così veloce e intenso, aiutato però anche dall’azione degli influencer travel e food che sui social network, esaltano la cucina italiana in ogni parte del globo.

Per dare un peso al turismo enogastronomico in Italia, basta guardare i dati (2024) diffusi da Enit in occasione della Giornata della Ristorazione:

  • +176% nei soggiorni,
  • 2,4 milioni di presenze,
  • 395,5 milioni di euro di spesa internazionale (+9% rispetto al 2023).

Come sottolinea anche il Ministro del Turismo Daniela Santanchè, “l’enogastronomia è sempre più un fattore identitario e attrattivo dell’industria turistica italiana: con una spesa per la tavola che si avvicina ai 400 milioni di euro, le eccellenze agroalimentari nostrane rappresentano un motore di crescita esponenziale per i flussi internazionali, nonchè fonte di benefici tangibili per le economie locali”.

I maggiori appassionati della tavola italiana sono gli inglesi, i tedeschi, gli spagnoli e gli statunitensi. I secondi, peraltro, sono anche gli ospiti che maggiormente prediligono le strutture ricettive all’aria aperta italiane, portatori di un forte indotto trasversale nei territori dove soggiornano.

Un canale da valorizzare per l’Open Air

Il legame del comparto Open Air con le eccellenze della tavola è molto stretto e radicato nel tempo, in quanto il turismo all’aria aperta è da sempre parallelo a quello enogastronomico. Le due esperienze vanno di pari passo da decenni, mettono in campo sempre nuovi accordi, nuovi progetti e nuove sinergie tra strutture ricettive e aziende locali, dalle forniture per i propri ristoranti ad esperienze e suggerimenti che seguono il senso inverso.

Quello enogastronomico è un turismo che si sposa bene anche con il concetto di sostenibilità, e che trova nell’Open Air un bacino di utenza molto ampio e affine. Tutte queste caratteristiche fanno sì che le due realtà si trovino spesso a coesistere e cooperare, in un asset vincente, che sta andando nella direzione giusta ma che può ancora crescere molto e far conoscere ancora più a fondo la cultura italiana, le sue tradizioni culinarie e le sue eccellenze. Lo sottolinea anche Ivana Jelinic, AD di Enit Spa: “Attraverso l’unicità dei nostri prodotti, facciamo conoscere il made in Italy all’estero, innestando una filiera produttiva che crea valore, ed investimenti, grazie al ritorno in termini di spesa e soggiorni”.

Crippaconcept partner di Plava Laguna Croatia Open

Ogni luglio, la città costiera croata di Umag ospita una delle tappe più affascinanti del tennis europeo: il Plava Laguna Croatia Open, evento ufficiale del circuito ATP.

Quest’anno l’sppuntamento sportivo verrà disputato dal 18 al 26 luglio.
Sul campo in terra rossa, incorniciato dal Mar Adriatico, si incontrano sport, paesaggio e cultura in un’atmosfera unica, che rende questo torneo un riferimento internazionale per stile e continuità.

Crippaconcept. una delle principali aziende produttrici di unità abitative per il settore open air, è Official Partner dell’evento dal 2015, a testimonianza di un impegno costante nel promuovere un’ospitalità fondata su design italiano, sostenibilità e integrazione territoriale.

Tra le novità di questa edizione, anche il Players Garden by Crippaconcept — uno spazio esclusivo riservato a giocatori, staff e famiglie — interpreta questa visione in chiave contemporanea: un’esperienza di accoglienza naturale, creata da Plava Laguna per chi vive il torneo da protagonista.

Una struttura temporanea di design, priva di fondazioni e senza consumo di suolo, progettata per integrarsi con armonia nel contesto naturale e offrire il massimo comfort.

Una presenza che conferma la volontà di contribuire, anche nello sport, alla costruzione di un’ospitalità fondata su cultura del paesaggio e qualità dell’esperienza.

Da anni Crippaconcept è impegnata sul mercato croato con l’obiettivo di creare un turismo di qualità, decidendo in tal senso di riservare alcuni biglietti per assistere ai match dell’ATP Torneo Plava Laguna Croatia Open Umag agli operatori interessati a vivere da vicino l’atmosfera dell’evento.

Per partecipare, è possibile scrivere entro il 15 luglio a info@crippaconcept.com.

Il turismo ai tempi dell’IA:come sfruttare la tecnologia a vantaggio della sostenibilità 

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Vivere il turismo nell’epoca dell’IA vuol dire rivedere completamente il modo di vivere e approcciare alle destinazioni, in chiave tecnologica e smart. L’intelligenza artificiale infatti, se gestita e applicata in maniera consapevole, può garantire un apporto importantissimo alla filiera turistica, in termini di ottimizzazione e servizi per i viaggiatori, ma anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale e sociale. Le strutture turistiche che in Italia hanno scelto un’alimentazione con energie rinnovabili e che si rivolgono all’Intelligenza Artificiale nella gestione dell’attività sono aumentate del 31% dal 2021 al 2023 (fonte Iea) e la previsione, da qui alla fine dell’anno, è un ulteriore incremento in questo senso. Secondo Gartner, grazie all’IA nel turismo si potranno creare più di 400.000 nuovi posti di lavoro entro il 2035. Le Smart Destinations, insomma, sono sempre più numerose e reali.

Julia, VaLentinia, Siri e le altre assistenti vocali

Un esempio alla portata di tutti, che consente di capire l’enorme potenzialità dell’intelligenza artificiale applicata al turismo, è la realtà delle assistenti virtuali. Tutti conoscono ormai il nome di Siri, ma recentemente sono state introdotte molte new entry nel campo. Una tra tutte è Julia, l’assistente virtuale di Roma Capitale, che aiuta i turisti (ma non solo) a vivere e scoprire la Città Eterna. L’obiettivo era quello di creare un sistema assistenziale attivo H24, in grado di comunicare con i turisti di tutto il mondo giunti a Roma per il Giubileo. Grazie a Julia infatti, si può rimanere aggiornati su eventi, mezzi di trasporto, viabilità, chiusure e tanto altro, dai ristoranti alle cose da fare e vedere nella Capitale. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma improntata unicamente sul turismo lento, è VaLentinia, l’assistente virtuale creata da ItinerAria per offrire risposte affidabili e veloci ai visitatori sul Cammino di Oropa. Insomma, hanno nomi diversi e input specifici differenti, ma servono tutte allo stesso scopo: assistere i turisti che vengono a visitare l’Italia con precisione, efficienza e tempestività.

L’IA nella gestione turistica

Sul fronte dell’impresa turistica  l’Intelligenza Artificiale trova una serie davvero infinita di applicazioni, spaziando dalla gestione dei big data, all’analisi in tempo reale dei flussi. Questo potrebbe, per esempio, introdurre politiche di prezzi dinamici portando le biglietterie dei principali luoghi d’interesse ad incrementare i prezzi o ridurli in funzione dei flussi di domanda. A cascata, ciò avrebbe riflessi positivi nella gestione più consapevole e equilibrata  del turismo di massa. Allo stesso modo, l’Intelligenza Artificiale può essere sfruttata a favore della sostenibilità ambientale e sociale, proporre idee e innovazioni nel campo della mobilità sostenibile, nelle fonti di energia rinnovabile. Stazioni di ricarica per mezzi elettrici, pannelli interattivi e informativi che si alimentano con l’energia solare e sempre connessi a internet, che possano fungere da power bank così come da smartphone per cercare informazioni specifiche sull’area che si sta visitando.

L’Open Air nell’epoca dell’IA

Come può, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, incrementare l’offerta dell’Open Air italiano e diventare un propulsore della qualità?
Le applicazioni, come visto, sono le più disparate. Dal punto di vista della sostenibilità sociale, l’Intelligenza Artificiale può consentire di superare le barriere sia linguistiche che culturali, ma anche quelle fisiche, parlando per chi non può farlo, per esempio.Se si guarda invece alla ricettività pura e semplice, bungalow, camere e appartamenti dotati di domotica e tecnologia possono garantire ai clienti una gestione più semplice dell’alloggio, ma anche migliorare il sistema di riscaldamento e raffrescamento. In ottica ambientale, l’Intelligenza Artificiale è in grado di valutare le situazioni e proporre soluzioni alternative e più sostenibili, in linea con il concept green cardine dell’accoglienza Open Air. I vantaggi che ne deriverebbero sarebbero molteplici, e spaziano da una maggiore inclusività sia ricettiva che lavorativa, ad un minor impatto sull’ambiente e ad una maggiore valorizzazione delle risorse e delle tradizioni locali. Insomma, scegliere un futuro più verde non vuol dire rinunciare al progresso tecnologico, ma anzi, passare per esso permette di raggiungere l’obiettivo della sostenibilità turistica in tempi più brevi e con sforzi decisamente inferiori.

Treni storici e turismo lento: la linea delle Meraviglie tra Cuneo e Ventimiglia

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I treni storici sono una delle massime espressioni di turismo lento in Italia. Esprimono la riscoperta di un modo di viaggiare antico eppure ancora attuale, in grado di far apprezzare non solo la destinazione, ma anche e soprattutto il viaggio stesso. Nell’ultimo decennio i treni storici  attraversando un vero e proprio momento d’oro Ad esempio dal 6 luglio p.v. sarà possibile percorrere su un treno storico degli anni ‘30 la tratta Cuneo-Ventimiglia,la cosiddetta Ferrovia delle Meraviglie, considerata una delle ferrovie più belle di tutto il mondo.

La Ferrovia delle Meraviglie

La tratta collega Cuneo a Ventimiglia, passando per la Francia. Il suo nome reale è linea del Tenda, ma in tutto il mondo è nota come  Ferrovia delle Meraviglie, che descrive la bellezza dei territori che attraversa e dei panorami che si possono ammirare dal finestrino. Oggi, dopo un progetto di riqualificazione fortemente voluto e atteso, grazie alla collaborazione tra FS Treni Turistici Italiani, Fondazione FS e gli enti territoriali sia italiani che francesi della CARF (Comunità d’Agglomerazione della Riviera Francese), la Ferrovia delle Meraviglie torna a far sognare i suoi passeggeri.

Viaggiare su un treno storico tra Riviera Ligure e Val de Roya

Da domenica 6 luglio, infatti, si potrà tornare a viaggiare sul treno storico che porta dalla Riviera Ligure alla Val de Roya. Partendo dalla stazione di Ventimiglia, e viaggiando su carrozze degli anni ‘30 e ‘40, i passeggeri potranno godere di un’esperienza unica, un vero e proprio salto nel passato. L’itinerario parte alle 09.55 dalla Liguria e l’arrivo a Tende è previsto per le 11.40, mentre il ritorno è schedulato con partenza alle 16.30 e arrivo alle 18.05, con fermate ad Airole,Olivetta S. Michele,Breil Sur Roya, Fontain Saorge,St. Dalmas de T.e La Brigue.

Il viaggio consente di vivere una vera esperienza. Le carrozze, in stile Centoporte, saranno trainate da una locomotiva diesel, e durante la giornata i passeggeri potranno visitare i principali luoghi delle città interessate. Le date in cui il treno storico sarà attivo sono 6, 11, 13 e 14 luglio, 3, 10, 17 e 31 agosto e il 7 settembre, per la corsa di fine stagione. I biglietti (20 euro a/r per gli adulti, e 10 euro per i bambini) si possono acquistare sul sito www.railbook.it, mentre ulteriori informazioni sull’itinerario e sulle caratteristiche del treno si trovano su www.fstrenituristici.it.

Treni storici e turismo lento: un ritorno alle origini

Ponti suggestivi, lunghe gallerie e la splendida cornice delle Alpi Marittime e del Parco Nazionale del Mercantour. Queste le bellezze che si ammirano lungo i 96 km della Ferrovia delle Meraviglie, e che permettono di vivere e viaggiare al ritmo di un tempo. Il turismo lento, in questo senso, sta facendo passi da gigante e sta conquistando sempre più viaggiatori. Il suo spirito pacato e rispettoso dei luoghi lo rende estremamente affine alle modalità di viaggio più attente all’ambiente e desiderose di scoprire un territorio senza frenesia. Si tratta di un tipo di turismo in totale contrasto con la velocità del momento storico attuale: i viaggiatori vogliono tornare a vivere i posti, a fare esperienze autentiche e non solo a portare a casa foto ricordo da postare sui social. Quello della Ferrovia delle Meraviglie è solo uno dei tanti esempi di turismo lento in Italia, ma l’entusiasmo con cui è stato accolto è sintomo di una voglia sempre più acuta di tornare a viaggiare lentamente.

Turismo industriale: quando la destinazione è un’azienda

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Il turismo esperienziale è da tempo al centro dell’attenzione. In concreto si tratta di aggiungere al viaggio le condizioni per dare all’ospite emozioni vere e creare ricordi autentici. In questo senso anche le grandi industrie italiane, che hanno fatto la storia del Made in Italy, non potrebbero rappresentare un’attrattiva turistica da conoscere?

Si chiama turismo industriale, e per alcune realtà della Penisola potrebbe diventare una chiave di lettura innovativa e mai esplorata prima, in grado di conciliare un lato più tecnico e operativo al leisure e alle emozioni.

L’industrialità italiana e il suo potenziale

Le industrie italiane sono famose in tutto il mondo, e in tutti i campi della produzione esiste un marchio di eccellenza che ci appartiene. Dalle grandi aziende enogastronomiche alle industrie tessili, ovunque esistono realtà iconiche che non solo fanno la fortuna dei territori, ma che sono in grado di attirare appassionati, curiosi e visitatori da ogni parte del mondo.

Si tratta di un potenziale ancora in gran parte inespresso, che ben si coniuga sia con  la destagionalizzazione ed il decentramento, sia con l’interesse dei viaggiatori a conoscere da dentro la filiera produttiva dei prodotti più noti del Made in Italy. Chi viaggia infatti, vuole toccare con mano, entrare in contatto e scoprire in prima persona cosa si cela dietro le grandi storie e le grandi etichette.

Si tratta, dunque,di una sotto categoria del turismo esperienziale che unisce l’iconicità italiana con il suo saper fare, saper creare e saper raccontare. Non solo osservazione passiva di spazi museali dedicati a questa o quella fabbrica, ma veri e propri tour per scoprire i dettagli e i segreti dei processi produttivi, il lavoro dietro ogni prodotto finito, e persino l’esperienza in prima persona di alcune fasi della produzione.

Il caso di Torino, tra industrie ed eventi

Il caso di Torino, in questo senso, è emblematico. La città infatti, è passata dall’essere considerata un mero polo industriale (casa della FIAT, della Lavazza, della Cirio e tante altre industrie di altissimo valore) ad una destinazione turistica interessante sotto tanti punti di vista. La creazione di eventi come il Salone del Libro o le Universiadi hanno contribuito a creare una periodicità turistica in una città che puntava tutto sul duro lavoro. Non solo, perché da un anno a questa parte la città ha deciso di puntare proprio sul turismo industriale per diversificare ancora di più la sua attrattiva già in forte ascesa. Come sottolinea Laura Zegna, Presidente della Commissione regionale Industria del Turismo in Confindustria Piemonte, “l’anno scorso è andata benissimo. Le imprese aprono le loro porte e mostrano non solo i musei, se li hanno, ma anche le fasi di lavorazione: si tratta di un ottimo prodotto di marketing”. 

Turismo industriale e Open Air: un territorio inesplorato

Un legame tra il turismo industriale e l’Open Air è un territorio ancora inesplorato, e che proprio per questo può rappresentare un interessantissimo argomento di discussione. Aprire l’Open Air alle industrie, e aprire le industrie ai turisti Open Air può significare creare nuove sinergie e nuova offerta. In particolare, le industrie che adottano processi di produzione sostenibili e quelle legate alle nuove tecnologie, risultano essere quelle più appealing per il pubblico del turismo all’aria aperta. Non ci si deve dimenticare poi, delle grandi fabbriche dell’enogastronomia, che con l’Open Air hanno già ponti e legami in atto. Non più solo piccole aziende e realtà locali, ma anche grandi nomi che si conoscono in tutto il mondo, e di cui i viaggiatori sono curiosi. Quello che serve, per realizzare questo tipo di sinergia, è un progetto comune, una regia ai piani alti in grado di coordinare l’offerta e posizionarla sul mercato internazionale. Dalle centrali elettriche alle aziende casearie, dalle fabbriche meccaniche agli stabilimenti tessili, il ventaglio di possibilità che si apre è davvero ampio. Infine, questo tipo di offerta può contribuire a riqualificare i contesti aziendali mostrando la realtà delle cose nel 2025. A ciò va aggiunto l’indotto economico finora inespresso e che potrebbe letteralmente esplodere tra ingressi, biglietti e acquisti di fine visita.

Boom turismo in Calabria: il ruolo dell’ Open Air

Nel primo quadrimestre del 2025 si è registrato un vero e proprio punto di svolta per il turismo in Calabria: +10,4% di arrivi e +10,1% di presenze rispetto allo stesso periodo del 2024. Percentuali importanti anche a confronto con il dato nazionale, in deciso calo con un -7,2% di arrivi e -3,2% di presenze.

Sicuramente la modalità open air può costituire la leva ideale per ulteriori orizzonti di crescita. Infatti, grazie al contatto diretto con la natura, all’ospitalità flessibile e alla forte richiesta di esperienze sostenibili, l’open air ha le carte in regola per soddisfare esattamente ed in maniera altamente soddisfacente le aspettative degli ospiti aumentandone ulteriormente gli arrivi e le permanenze. Con particolare e proficua attrattività per la destinazione Calabria, specialmente nei mesi spalla e nei territori meno battuti.
Indubbiamente anche la nuova legge regionale sul turismo open air, recentemente approvata, aiuta ed incoraggia negli imprenditori la voglia di investire creando le condizioni per favorire un vero e proprio salto di qualità perché: semplifica le autorizzazioni, incentiva l’innovazione e permette alle imprese di investire in nuovi modelli di ospitalità e servizi, in linea con le istanze crescenti nella domanda.

Boom di turisti stranieri: il ruolo dell’offerta extra-alberghiera

A trainare il boom del turismo in Calabria 2025 è la domanda internazionale, cresciuta del +45,8% negli arrivi e del +50,1% nelle presenze. In media, ogni turista resta 3 giorni, ma alcuni mercati chiave mostrano permanenze più alte: Canada (4,5 giorni), Germania (4,4 giorni).

Questi sono i 10 principali mercati esteri per la Calabria:

  • Germania
  • Polonia
  • Francia
  • Stati Uniti
  • Spagna
  • Svizzera
  • Canada
  • Regno Unito
  • Brasile
  • Paesi Bassi

Queste nazionalità rappresentano il 59,0% degli arrivi esteri e il 63,8% delle presenze internazionali. Il tasso di internazionalizzazione raggiunge il 16,9% complessivo (con punta al 25,9% in aprile): significa che, su 100 turisti in Calabria, 17 sono stranieri. In merito va fatta una riflessione sulle provenienze per capire meglio la natura dei flussi. Germania, Francia, Paesi Bassi, Svizzera e Spagna sono mercati di sicuro interesse per le imprese Open Air, si tratta di ospiti certamente più motivati ad apprezzare l’offerta estiva e balneare con un alto tasso di concentrazione nei mesi estivi.
Diverso il discorso delle provenienze di lungo raggio, qui la motivazione si concentra più sul “turismo delle radici”, con ospiti di seconda o terza generazione discendenti di calabresi emigrati, che vogliono riprendere contatto con le realtà ed i territori di origine dei propri ascendenti e con un interesse meno marcato per l’offerta turistica standard. Per questi l’organizzazione del pacchetto è importante più del periodo di piena stagionalità o della location della struttura.

Segmento extra-alberghiero in piena espansione

Il dato più interessante? È il comparto extra-alberghiero a crescere di più: +30,7% di arrivi, +21,0% di presenze. Un segnale chiaro che conferma la domanda in aumento di soluzioni alternative all’hotel, più esperienziali, immerse nel territorio e adatte a una vacanza più lenta, consapevole e sostenibile. Con numeri in netta controtendenza e una legge regionale pronta a sbloccare investimenti e innovazione, la Calabria ha oggi un’occasione concreta per far decollare il turismo open air.
Le strutture ricettive all’aria aperta possono intercettare il trend, favorendo:
una maggiore permanenza media, una destagionalizzazione dell’offerta e un aumento dell’internazionalizzazione.
Ovviamente questi risultati sono il frutto di una strategia che mette al centro il territorio, l’ambiente e le imprese locali, per far crescere turismo e sviluppo in modo coerente con l’identità calabrese. Dunque, si può immaginare che la nuova normativa abbia fatto da volano al rilancio della domanda di una delle regioni più iconiche ed attrattive d’Italia.

Sentinelle del mare: quando il turismo sostiene la scienza

Coinvolgere l’intera filiera dell’ospitalità: cittadini, turisti e operatori in un’esperienza diretta di osservazione del mare e della sua biodiversità. È questa la missione di Sentinelle del Mare, il progetto di “citizen science” ideato dall’Università di Bologna con il supporto di Confcommercio e FAITA Federcamping.
Un’alleanza virtuosa che trasforma la vacanza in un’opportunità di conoscenza e in gesti concreti e proattivi di responsabilità ambientale.

Nel 2024, il progetto ha attraversato l’Italia da nord a sud, toccando alcune delle più iconiche destinazioni costiere: Cinque Terre, Caorle, Riviera del Conero, Riviera del Fermano, Costa dei Trabocchi, Gaeta e Civitavecchia. La raccolta dati si è svolta dal 15 maggio al 15 settembre, con il coinvolgimento attivo di biologi, imprese turistiche, enti locali e associazioni.

La forza di una rete che cresce

Dal 15 maggio al 15 settembre 2024, il progetto ha toccato alcune tra le più suggestive località italiane. La tappa inaugurale a Monterosso, nelle Cinque Terre, ha dato il via a un tour che ha attraversato Caorle, la Riviera del Conero, la Costa dei Trabocchi, Gaeta e Civitavecchia. In ogni località, un team guidato da biologi marini dell’Alma Mater ha affiancato turisti e residenti nella raccolta dati e in momenti divulgativi, trasformando stabilimenti, mercati del pesce, ristoranti e spiagge in laboratori a cielo aperto.

«Ogni habitat naturale degradato o compromesso perde la capacità di produrre benefici essenziali per la vita», ha sottolineato Donatella Bianchi, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, durante la prima tappa del progetto in Liguria.

A Caorle, la biologa Francesca Giovanna Bardone ha affiancato i pescatori locali e valutato i menu dei ristoranti aderenti, certificando la sostenibilità delle proposte a base di pesce. A Francavilla al Mare, il mare è diventato un laboratorio di educazione ambientale, grazie alla collaborazione tra Confcommercio Chieti, GAL Costa dei Trabocchi e le imprese balneari. In Marche Centrali, le attività hanno coinvolto strutture ricettive, camping e famiglie, consolidando una cultura della vacanza consapevole e sostenibile.

Particolarmente significativa la tappa di Gaeta, che ha visto la partecipazione delle principali istituzioni del territorio, insieme a esperti del turismo marino come Antonello Testa e Giovanni Acampora. Una collaborazione intensa anche a Civitavecchia, dove la biologa Sofia Corsetti ha monitorato la biodiversità marina coinvolgendo cittadini, ristoratori e turisti. Tra le novità, anche l’integrazione con Imprendigreen, il programma di Confcommercio per certificare la sostenibilità delle imprese aderenti.

Sentinelle del mare: Un progetto che guarda al futuro

L’interesse è stato rinnovato anche per l’edizione 2025, visto il grande successo del tour 2024.
Già avviata ufficialmente con la presentazione della tappa di Chieti, in programma sulla Costa dei Trabocchi.

A dare il via, lunedì 30 giugno 2025, sarà la conferenza stampa nella sede di Confcommercio Chieti, con la partecipazione di Alberto Corti (Confturismo), Flavia Coccia (esperta di sistemi turistici), Silvia Dall’Ara (biologa dell’Università di Bologna), Davide Frigelli (Presidente EBTU) e Marisa Tiberio (presidente Confcommercio Chieti).
Tra i protagonisti anche Nebbia, la “sentinella” a quattro zampe: un simbolo di empatia e connessione tra uomo, animali e natura.

Turismo sostenibile: un valore condiviso

Come ha dichiarato Alberto Corti, responsabile turismo di Confcommercio, «la sostenibilità non è solo un tema ambientale, ma un elemento sempre più centrale dell’offerta turistica. Con Sentinelle del Mare lo dimostriamo sul campo, attraverso progetti concreti che mettono in relazione la scienza con il territorio, le imprese e le persone».

A parlare sono anche i numeri: l’iniziativa ha toccato migliaia di persone e attivato una rete nazionale che unisce ricerca, formazione, promozione e cittadinanza attiva. Un esempio di come il turismo open air possa diventare il motore di una nuova consapevolezza ambientale.

Olimpiadi invernali 2026:una grande opportunità per il turismo 

Le Olimpiadi invernali 2026 rappresentano una grande opportunità per la ricettività italiana e per l’intero settore turistico. Come tutti i grandi eventi, anche le Olimpiadi del prossimo anno infatti saranno l’occasione perfetta per affermare la qualità del turismo in Italia, dagli alloggi alle infrastrutture. Lo ribadisce il Ministro del Turismo Daniela Santanchè: “…dobbiamo puntare sulla qualità dei servizi, non sulla quantità. Non parliamo di lusso ma di standard elevati per tutti. Il turismo deve essere accessibile, non elitario. Con i fondi Pnrr sono stati investiti già 1,3 miliardi di euro per riqualificare le strutture”.

Come abbiamo più volte ricordato più volte il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo è pensato per accogliere gli atleti dei Giochi Invernali Milano Cortina 2026. Un progetto 100% Made in Italy che unisce design modulare, sostenibilità ambientale e ospitalità accessibile in un nuovo modello abitativo temporaneo.

Olimpiadi invernali 2026: occasione imperdibile

Secondo Barbara Mazzali Assessore al Turismo della Regione Lombardia per Milano Cortina 2026 si attendono: “….2 milioni di arrivi e un impatto economico da 2,5 miliardi di euro. Ma la visibilità sarà ancora più ampia: 3 miliardi di spettatori globali parleranno della Lombardia”. Si tratta, com’è evidente, di numeri importanti, che possono rilanciare l’offerta turistica di qualità oltre l’evento  Olimpiadi. Per questo è opportuno allineare tutta la filiera turistica ad alti livelli qualitativi continuando ad investire sia nelle infrastrutture che nella ricettività. Come sottolinea Mazzali: “dove si investe in qualità, i visitatori tornano e portano valore”. Inoltre, grazie alle Olimpiadi, il territorio ospitante avrà finalmente una riqualificazione delle infrastrutture che era attesa da molto, e di cui si sentiva una grande necessità. Per il territorio si tratta, qui come altrove, di sfruttare sapientemente l’occasione di un pubblico che arriva per un motivo e invogliarlo a tornare indipendentemente da quel motivo.

Trampolino di lancio per il turismo di ritorno e l’Open Air

Un pò come accade per il Fuorisalone, secondo Giovanni Bozzetti, Docente di Turismo culturale e sviluppo del territorio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “Serve un Fuoriolimpiadi”, che porti i visitatori in tutto il territorio e faccia conoscere le tante sfaccettature che l’Italia ha da offrire: eventi diffusi, attività culturali, design, maxischermi. Solo mostrando di più e  quanto si stia bene in Italia, infatti, si può spingere i visitatori a tornare, a fermarsi, a scoprire. I grandi eventi, in questo, sono dei promotori formidabili. Basti ricordare, per esempio, il concerto di Taylor Swift a Milano dello scorso anno, che in soli 2 giorni ha portato 180 milioni di euro e ha fatto conoscere la città, la Regione e l’Italia intera anche a chi, magari, non l’aveva mai presa in considerazione per le sue vacanze. Una caratteristica preponderante delle strutture all’aria aperta italiane è l’apertura stagionale estiva. Tuttavia se si vuole ottenere una effettiva destagionalizzazione però, eventi di questo tipo sono l’ideale, perché convenienti per l’offerta mentre parallelamente aprono  le porte della ricettività Open Air ad ospiti che la conoscono poco o non la conoscono affatto. Sempre per il principio del ritorno, un turista che si trova bene in inverno, sarà invogliato a tornare in estate, quando le condizioni sono sicuramente più favorevoli e le attività da fare all’aria aperta più numerose.

Valorizzare il patrimonio culturale italiano

Le Olimpiadi del prossimo anno, e i grandi eventi in generale, sono sempre una grande occasione per valorizzare il patrimonio culturale italiano e le tante forme di turismo offerte dai territori. L’Italia è il Paese con il numero più alto di siti Patrimonio Unesco del mondo, patria di borghi storici meravigliosi e di tradizioni antiche in grado di far innamorare chiunque della nostra cultura. Il problema è che, finora, non sempre questo patrimonio è stato valorizzato a livello economico. Su questo punto insiste anche Daniela Santanchè, che sottolinea come “Abbiamo sbagliato a non dare valore economico al nostro patrimonio: altrove si paga tutto, in Italia si offre troppo gratuitamente, svalutandolo“. In questo senso, le Olimpiadi possono essere viste come una vera e propria nave rompighiaccio, da cui partire per proporre un’offerta più completa, più qualitativa e più inclusiva, al passo coi tempi e attenta alla sostenibilità. Proprio come è stato a suo tempo per l’Expo.

EBNT e Ministeri per inserimento lavorativo titolari di protezione internazionale

Accoglienza, formazione e lavoro. Tre parole chiave al centro del nuovo protocollo siglato tra l’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo (EBNT) e tre Ministeri – Lavoro, Interno e Turismo – per favorire l’inserimento socio-lavorativo dei titolari di protezione internazionale e temporanea, e di altri cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità.

Una firma importante, che segna un passo concreto verso un sistema turistico più equo, inclusivo e rispondente ai bisogni reali del mercato del lavoro. La rete degli enti bilaterali territoriali sarà protagonista dell’attuazione del protocollo, attivando percorsi formativi e favorendo l’ingresso dei beneficiari nelle imprese del settore, anche attraverso esperienze dirette in azienda.

Alessandro Nucara


«Abbiamo promosso quest’intesa per coniugare le esigenze del mercato del lavoro con una responsabilità sociale concreta», ha dichiarato Alessandro Nucara, presidente di EBNT.
Un mercato del lavoro più inclusivo è anche un fattore di competitività. Lo sottolinea anche Stefano Franzoni, vicepresidente di EBNT: «Crediamo che un’occupazione più equa non sia solo un obiettivo di giustizia, ma un’opportunità per costruire comunità più coese e resilienti.»

Il protocollo prevede inoltre che i percorsi formativi possano essere sostenuti tramite il fondo interprofessionale For.Te., dedicato alla formazione continua nel terziario.

Focus: il ruolo dei lavoratori stranieri nel turismo

I numeri lo confermano: il contributo dei lavoratori stranieri al settore turistico italiano è fondamentale.
Nel 2024 si sono registrati in media oltre 420.000 lavoratori stranieri dipendenti nel turismo, pari al 28,1% del totale. Il dato è in crescita costante: +12,4% rispetto al 2023 e +29,5% rispetto al 2019, con un tasso superiore alla media di settore.

Le regioni con più lavoratori stranieri in valore assoluto:

  • Lombardia: 84.914
  • Lazio: 47.499
  • Veneto: 44.658
  • Emilia-Romagna: 44.578
    Le regioni con incidenza percentuale più alta:
  • Trentino-Alto Adige: 40,7%
  • Liguria: 34,9%
  • Friuli-Venezia Giulia: 33,4%
  • Toscana: 32,5%
    Chi sono?
  • Il 44,8% è donna
  • Quasi il 60% ha meno di 40 anni
  • Il 51,2% ha un contratto a tempo indeterminato
  • Provengono principalmente da Romania, Albania, Bangladesh, Cina, Marocco, Ucraina, Filippine, Moldova e Pakistan

Per il mondo del turismo all’aria aperta, dove l’accoglienza e il contatto umano sono il cuore dell’esperienza, questo protocollo rappresenta un’opportunità concreta per un’evoluzione del comparto che guarda al futuro con responsabilità, competenza e inclusione.

Stop fake reviews: la proposta contro le recensioni false online

Quello delle recensioni online false è una piaga da tempo dibattuta nelle associazioni di categoria e tra gli operatori del settore turistico non solo italiano, ma anche europeo e mondiale. Nell’era dell’intelligenza artificiale, dei chatbot e della viralità, una recensione falsa può fare la differenza per un ristoratore o un gestore di un’attività ricettiva. In questo contesto, si inserisce la proposta di legge che chiede un maggior controllo delle recensioni e livelli più alti di affidabilità. La campagna “Stop fake reviews”, sostenuta da Fipe e Hotrec, ha come obiettivi principali una maggiore trasparenza da un lato, ed il raggiungimento di un quadro normativo che tuteli le piccole e medie imprese. Queste infatti, sono quelle che più di tutte patiscono le conseguenze di recensioni mendaci non verificate, spesso impossibilitate a difendersi da commenti infondati e malevoli.

Recensioni false online: il peso sulle attività italiane

Prima di capire in cosa consiste la proposta di legge italiana contro le fake reviews, è bene però fare un passo indietro e inquadrare il problema in un’ottica più ampia. Una recensione online, per quanto possa apparire innocua nella sua limitata espressione di un parere personale, può rivelarsi estremamente dannosa per un’attività commerciale in termini d’immagine con conseguenze  economiche rilevanti. In Italia, stando ai dati del Centro Studi del Ministero dell’Industria e del Made in Italy, il 70% dei consumatori sceglie un ristorante sulla base delle recensioni che altri utenti hanno lasciato online. Le recensioni, nella loro media, arrivano ad incidere, così facendo, fino al 30% sul fatturato di un locale. Finché le recensioni sono positive, nulla quaestio, quando sono negative ma vere, il gestore può rispondere e risolvere la problematica del cliente. Quando però si tratta di falsi, magari composte e pubblicate da un bot o da un’app apposita, diventano estremamente dannose.

Tripadvisor lancia l’allarme

Dopo diverse segnalazioni da parte di gestori e altri utenti, Tripadvisor, colosso delle recensioni online a ristoranti e attività ricettive, ha lanciato un vero e proprio allarme. Nel 2024, infatti, ha scoperto che l’8,6% delle recensioni pubblicate sulla piattaforma sono risultate essere false. Si tratta di un numero altissimo, che proprio rapportato al peso delle recensioni sulle sorti di un’attività commerciale di tipo turistico, ha generato un numero ancora maggiore di disagi e inconvenienti per i gestori. Proprio questa segnalazione ha dato l’impulso per la proposta contenuta nel Capo IV del Disegno di Legge annuale sulle PMI. Attualmente a tutela degli utenti (e anche dei gestori), l’Unione Europea mette a disposizione il Digital Services Act e la Direttiva sulle pratiche commerciali sleali, ma queste sembrano avere un effetto piuttosto limitato sulle false recensioni online e la loro diffusione incontrollata.

Stop fake reviews

Proprio per tutelare i gestori e per garantire agli utenti recensioni vere e verificate, su cui basarsi per scegliere questo o quel ristorante, nasce la proposta di legge italiana. Questa, promossa dalla campagna Stop fake reviews e supportata da Fipe e Hotrec, propone azioni concrete e immediate. Si parla, per esempio, di imporre il limite massimo di 15 giorni per poter lasciare una recensione dopo aver fruito di un servizio, ma anche di poter verificare l’autenticità della stessa e, in caso di fake review, di rimuoverla immediatamente. Tripadvisor e Trustpilot, i principali operatori interessati da questa proposta, si sono detti contrari, e non resta che vedere chi la spunterà.

70 anni di Union Lido: da primo campeggio sul mare a modello europeo dell’Open Air

È stato il primo campeggio sul mare nato nel 1955. Con il nome di NSU Lido, fu pensato per accogliere i dipendenti dell’omonima casa automobilistica tedesca, quella della mitica Prinz, e schiere di motociclisti. Fondato da due importatori italiani del marchio nel comune di Cavallino Treporti, quel campeggio, ribattezzato Union Lido negli anni Settanta, domenica scorsa ha festeggiato il traguardo storico dei 70 anni di attività con quasi 250 invitati.

Il direttore generale, Alessandro Sgaravatti, ha ricordato gli esordi di quella prima struttura sul mare fondata dal nonno, Angelo Macola, e da Ignazio Vok, un camping che ha accolto generazioni di famiglie europee, soprattutto tedesche, ma anche italiane e dei Paesi del Nord, gruppi di amici alle loro prime vacanze in autonomia.

70 anni di Union Lido: punto di riferimento del panorama europeo

Oggi Union Lido, con i suoi 20mila alberi ad alto fusto e servizi all’avanguardia, è considerato il primo campeggio cinque stelle d’Italia e un punto di riferimento nel panorama del turismo open air europeo. Una struttura che da sola totalizza un milione e 300mila presenze turistiche e che per celebrare l’anniversario ha voluto inaugurare Speedy Island, una nuova e rivoluzionaria area dell’Aqua Park Marino nata per offrire un’esperienza multisensoriale e inclusiva: scivoli per i più piccoli, zona relax per i genitori, una vasca da 25 metri per i nuotatori, attrazioni avventurose per i più grandi. Tutto progettato con materiali ecosostenibili, sistemi di riciclo dell’acqua e un’estetica che rispetta e valorizza l’ambiente naturale del campeggio.

All’inaugurazione erano presenti tra gli altri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Turismo in Europa: l’outdoor cresce sempre di più

Il turismo in Europa continua a mutare la sua forma e ad evolversi in tanti modi diversi. Il 2024, in questo, è stato un anno emblematico. Oltre ad aver raggiunto per la prima volta i livelli di presenze internazionali pre-pandemici, il turismo europeo è stato caratterizzato da nuovi trend e nuovi approcci al viaggio.  Diverse ricerche effettuate nel corso del 2024 e nei primi mesi del 2025 sottolinea le tendenze ed i cambiamenti già in atto nei flussi turistici europei.

I trend del turismo in Europa

L’ultimo report di Tourism Economics, realizzato per l’European Travel Commission, annuncia che l’Europa è tornata a raggiungere i livelli pre-pandemia in termini di presenze di turisti internazionali. Si tratta di un traguardo importante, che mostra la ripresa del settore in un momento quanto mai delicato e fragile dal punto di vista economico e sociale. Il report però, mostra anche diversi nuovi trend in ambito turistico. Innanzitutto, si nota un’attenzione sempre molto alta al rapporto qualità-prezzo quando si viaggia. In questo senso, i viaggiatori non sono disposti a spendere più di quanto necessario, e solo a patto che vi sia un ritorno qualitativo importante. Grazie a questo approccio più cauto, destinazioni come la Romania hanno registrato un boom ed incrementato la loro offerta e, di conseguenza, l’appeal turistico. Al contrario, mete più costose come l’Islanda hanno visto calare arrivi e presenze.

Secondo l’Osservatorio EY Future Travel Behaviours il prezzo della vacanza rimane un fattore discriminante nella scelta della destinazione, ma in misura minore rispetto al passato (si è passati dal 65% del 2023 al 58% del 2024). Questo non esclude il fatto che 2 viaggiatori su 3 siano disposti a ridurre il proprio tetto massimo di spesa per le vacanze, mentre solo 1 su 5 decida di ridurre altre spese per potersi permettere di partire.

Sostenibilità e attenzione all’ambiente

turismo lento

Il trend probabilmente più importante però, è quello che riguarda la sostenibilità. In particolar modo tra i giovani (38%), il turismo lento e attento all’ambiente prende sempre più piede. Un viaggiatore europeo su 2, infatti, presta molta attenzione all’impatto dei propri viaggi, e per il 40% dei viaggiatori italiani la sostenibilità turistica è un fattore preponderante.

Questa attenzione trova riscontro nei dati che il turismo all’aria aperta ha registrato in Italia nel 2024, numeri record. Secondo l’Osservatorio del Turismo Outdoor solo le presenze internazionali nelle strutture ricettive all’aria aperta in Italia sono state 37,6 milioni (+13,4% rispetto al 2019). 

L’Open Air in Italia

Secondo l’Osservatorio EY Future Travel Behaviours l’Italia si conferma come una delle destinazioni turistiche più gettonate di tutta Europa. Da noi infatti, nel 2024 è arrivato il 24% dei viaggiatori open air europei. Non a caso, le ricerche online sulla Penisola italiana hanno superato dell’11,8% quelle del 2023. Guardando nello specifico al comparto Outdoor, a trainare il settore è il Nord Italia, che da solo rappresenta più del 60% del mercato.

Più di due terzi dei turisti stranieri che arrivano in Italia e alloggiano in camping e villaggi turistici all’aria aperta, si dirigono in 4 regioni:

  • Veneto (16,4 milioni di presenze, pari al 43,7% del totale);
  • Toscana (4,5 milioni di presenze, pari all’11,8% del totale);
  • Lombardia (3 milioni di presenze, pari al 7,9% del totale);
  • Trentino-Alto Adige (1,8 milioni di presenze, pari al 4,7% del totale).

L’Open Air in Italia sta crescendo enormemente, e le stime del 2025 indicano un fatturato complessivo  di 8,85 miliardi di euro tra spese dirette, indirette e indotto turistico. Il viaggio sostenibile, a contatto con la natura e che preveda di trascorrere il tempo all’aria aperta è un trend sempre più diffuso tra tutte le fasce d’età. Inoltre, l’outdoor italiano sta notevolmente elevando gli standard di prodotto e di servizio  ampliando l’offerta con glamping e soluzioni alloggiative di ultima generazione, che sfruttano le nuove tecnologie e sono attente all’ambiente. 

Turismo nel Triveneto, tempo di sostenibilità.

Fare squadra è ormai un imperativo. Tanto da chiamare a raccolta i commercialisti di tutto il Triveneto per tracciare un percorso comune con le istituzioni e il mondo delle imprese. 

L’appuntamento è venerdì 4 luglio, a villa Michelangelo di Arcugnano, in provincia di Vicenza, per il CV Forum 2025 – “Il turismo sostenibile nel Triveneto”, summit promosso da ADCEC Tre Venezie in collaborazione con l’Ordine di Vicenza. Dopo la registrazione (alle 9.00), il presidente Michele Sessolo aprirà i lavori, seguito dall’introduzione del direttore de Il Commercialista Veneto Giangiacomo Indri Raselli.

Tra i relatori Alberto Granzotto, presidente di FAITA Federcamping, che della sostenibilità ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, affiancando le imprese associate nella valorizzazione ambientale. Il contatto con la natura diventa centrale  in tema di investimenti, promozione e formazione. 

Il programma di turismo sostenibile nel Triveneto

La prima parte del Forum, guidata da Ezio Busato del mensile Il Commercialista Veneto, traccerà un quadro istituzionale del comparto: Francesca Scatto (Consiglio regionale del Veneto) spiegherà le nuove politiche per contrastare l’overtourism, Leopoldo Destro (delegato Confindustria a Trasporti, Logistica e Turismo) parlerà del turismo come leva industriale, Massimiliano Schiavon (Federalberghi Veneto) illustrerà le trasformazioni del settore alberghiero, mentre Michele Tamma (CISET Ca’ Foscari) fornirà i dati e i trend sui flussi internazionali.

Dopo il coffee break, spazio alla tavola rotonda moderata dall’avvocato Riccardo Manfrini (di Grimaldi Alliance). 

Sul palco si alterneranno Alberto Granzotto (FAITA Federcamping), Roberto Perocchio (Assomarinas), Michele Zuin (assessore al Bilancio del Comune di Venezia), Gianni Baldessari (Funivie Pinzolo), Iacopo Mestroni (PromoTurismoFVG), Erica Bellodis e Federico Michielli (Fondazione Cortina).

La leggenda del ciclismo Francesco Moser chiuderà i lavori evidenziando i pregi del cicloturismo sostenibile. Fra i temi principali dell’evento, le infrastrutture low-impact, la governance pubblico-privato e la logistica green.

I lavori termineranno alle 13.30, seguiti da buffet e networking; Iscrizioni e programma completo sono disponibili sul sito di ADCEC Tre Venezie.

L’evento è patrocinato da Regione del Veneto, Provincia Autonoma di TrentoConfindustria Veneto Est e Università Ca’ Foscari di Venezia, e sostenuto da Banca Terre Venete, BP4U Studio, Datev Koinos. Media partner, Radio Veneto 24.

Estate da record per il turismo italiano: il Nord traina, il Sud segue

Quella appena iniziata potrebbe essere un’estate da record per il turismo italiano, caratterizzata da un’affluenza enorme soprattutto nelle regioni del Nord Italia, seguite a ruota da quelle del Sud. Dopo gli anni difficili del Covid-19, il settore è ripartito in grande stile, sia pure con alcune incertezze  ed in maniera disomogenea sul territorio.

Per il 2025 sono previsti più di 267 milioni di pernottamenti, di cui il 59% sarà concentrato nelle regioni settentrionali. Questo, se vogliamo, può essere visto come il proseguimento dell’annualità 2024, che ha registrato 262 milioni di presenze (su un totale nazionale di 458 milioni) solamente tra Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna.

L’estate da record per il turismo italiano ha inizio

Sono dati di Demoskopika, che nel report Tourism Forecast Summer, parla di 65,8 milioni di arrivi e 267,4 milioni di presenze. Rispetto ai risultati ottenuti nel 2024, che ha segnato un momento di forte attrattività per il nostro Paese, i numeri sono in crescita: se i dati saranno confermati infatti, gli arrivi supereranno del 3,4% quelli dello scorso anno, mentre le presenze saranno maggiori nella misura del 2,1% in più.

Gli arrivi degli stranieri saranno ancora la maggioranza, con il 51,6% del totale, mentre in termini economici i flussi in Italia potrebbero generare un indotto complessivo più alto dello 0,9% rispetto a quello dello scorso anno, arrivando a circa 39 miliardi di euro. In particolare, saranno i viaggiatori europei a rappresentare la fetta maggioritaria di turisti in Italia. I viaggiatori che hanno scelto il Bel Paese per questa estate 2025 provengono infatti principalmente da Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Polonia e Spagna.

Le mete predilette dell’estate

Le destinazioni più prese di mira in Italia sono senza ombra di dubbio quelle marittime e montane, entrambe con un incremento dell’1,1% rispetto ai volumi del 2024. Subito a seguire, in termini di crescita, le città d’arte e le mete del turismo collinare e rurale. Come macro-area, il Sud e le Isole dominano gli arrivi e le presenze, seguite subito dopo dal Nord-Ovest. Parlando però in termini ancora più vasti, il Nord è ancora la zona in cui si concentra il maggior flusso turistico italiano, attirato principalmente dai tanti servizi e dalla comodità delle infrastrutture.

Come dimostrano i dati del 2024, infatti, le grandi locomotive del turismo italiano sono 5 regioni posizionate nella parte alta dell’Italia:

  • Veneto – 73 milioni di presenze;
  • Trentino-Alto Adige – 57 milioni di pernottamenti;
  • Toscana – 46 milioni di presenze;
  • Lombardia – 53 milioni di pernottamenti;
  • Emilia-Romagna – 40 milioni di presenze.

Un dato interessante è quello che riguarda la Sicilia, che nel 2024 ha raggiunto i 21 milioni di presenze, e che promette grandi cose per questo 2025 e per gli anni a venire. Il Centro invece, sarà caratterizzato da una maggior affluenza di viaggiatori interessati al turismo religioso, spinto dagli appuntamenti del Giubileo in calendario per i prossimi mesi, e ancor di più, dall’elezione del nuovo Pontefice.

L’estate dell’Open Air

Per quanto riguarda il comparto dell’Open Air, anche l’estate 2025 sarà il cuore pulsante dell’attività ricettiva. Questo settore però, nonostante il boom dei mesi estivi, si sta aprendo anche alla destagionalizzazione e alla modulazione della propria offerta turistica, allungando la stagione anche alla primavera e all’autunno. A fare da traino gli eventi, lo sport e il turismo rurale, con una grande prevalenza di pubblico straniero, ma con un aumento progressivo anche della quota nazionale.

Per avere una fotografia più precisa di quelle che saranno le vacanze Open Air nel 2025 leggi questo articolo e le proiezioni per l’ estate all’aria aperta.

Proroga aggiornamento catastale unità mobili

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“Bene la proroga sull’accatastamento delle unità mobili nel turismo all’aria aperta, fondamentale anche il contributo stabilito per gli alloggi dei lavoratori del settore”.

alberto granzotto

Alberto Granzotto, presidente FAITA Federcamping, plaude alla decisione del CDM di prorogare a dicembre i termini per l’accatastamento delle unità mobili di pernottamento nei campeggi e nei villaggi turistici. Una misura che rappresenta un notevole elemento di sostegno all’open air. Le 2600 imprese italiane che operano nel settore avranno tempo fino al prossimo 15 dicembre 2025 per adeguarsi, presentando gli atti di aggiornamento della mappa catastale aziendale. Si tratta di un provvedimento importante e atteso che rappresenta uno stimolo per gli imprenditori a migliorare la loro offerta.

La misura prevede che caravan, case mobili per vacanze e tutti i mezzi mobili di pernottamento su ruote che si trovino in complessi turistici all’aperto siano esclusi dalla determinazione del valore catastale. Da un lato, le imprese turistiche avranno più tempo a disposizione per l’attuazione di lavori di riqualificazione energetica, sostenibilità ambientale e innovazione digitale attraverso un contributo diretto alla spesa e finanziamento agevolato. Dall’altro lato, si garantisce un’applicazione uniforme a livello nazionale della nuova disciplina sulla non rilevanza catastale degli allestimenti mobili (mobile home e maxicaravan) nelle strutture ricettive all’aperto, così da permettere sia all’Agenzia delle Entrate di standardizzare le procedure, sia agli intestatari catastali di seguire un unico indirizzo interpretativo per la corretta individuazione dei beni da censire e stimare.

Nello stesso Consiglio è stata approvata la norma che ha stanziato un piano da 120 milioni di euro (44 nel 2025, 38 nel 2026 e 38 nel 2027) per lo “staff housing”: i contributi potranno essere utilizzati per costruire, riqualificare e ammodernare alloggi da destinare a condizioni agevolate ai lavoratori del comparto turistico-ricettivo.

Crescita spesa turistica straniera: 20,9 miliardi di euro nel 2024

Cresce e si consolida la spesa turistica straniera in Italia. Secondo la prima edizione del Rapporto “Tourism and Incoming Watch”, presentato da Nexi in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale del Turismo del Ministero del Turismo, il 2024 ha registrato un valore record: oltre 20,9 miliardi di euro spesi con carta dai viaggiatori internazionali, con un incremento del +37,9% rispetto al 2022.

Crescita spesa turistica straniera in Italia: i mercati in espansione

Il dato non solo conferma la forte attrattività del nostro Paese, ma segnala anche un’evoluzione nei flussi turistici, con la crescita di viaggiatori provenienti da nuove aree geografiche: Brasile e Australia sono i mercati in maggiore espansione (+155% e +100% rispettivamente). I turisti statunitensi restano i più presenti (18,3% del totale), mentre quelli provenienti dai Paesi arabi si confermano tra i più “alto spendenti”, con ticket medi fino a oltre 900 euro.

Un’Italia attrattiva tutto l’anno

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal rapporto è il calo della stagionalità: la spesa turistica si distribuisce sempre più lungo l’intero arco dell’anno, segno di una destinazione stabile e matura, che attira visitatori ben oltre i mesi estivi.

Le province di Roma, Milano, Venezia, Firenze e Napoli si confermano i principali poli di attrazione, ma anche gli itinerari turistici registrano trend interessanti: il percorso Roma-Firenze-Venezia è quello cresciuto di più tra il 2022 e il 2024 (+69,2%). Seguono, per giro d’affari generato, le tratte Roma-Napoli e Pompei-Costiera Amalfitana.

Come spendono i viaggiatori stranieri in Italia?

Quasi la metà della spesa avviene tra ristoranti e strutture ricettive (49,6%), seguiti da moda e accessori (12,2%). Quest’ultima voce pesa in modo significativo nei budget di turisti arabi e asiatici, che dimostrano una predilezione anche per gioielleria e grandi magazzini, settori in cui spendono circa cinque volte la media degli altri viaggiatori

Un settore da rafforzare e rendere strutturale

Nel corso della presentazione a Palazzo Baldassini a Roma, il Ministro del Turismo Daniela Santanchè ha sottolineato il valore strategico di questi numeri: «È essenziale rendere questi risultati strutturali. Il turismo internazionale contribuisce concretamente al benessere del comparto e al PIL nazionale. Dobbiamo fare di più per consolidare questa crescita».

Marcello Sala, Presidente di Nexi, ha evidenziato il contributo del digitale nell’analisi del settore: «Offriamo al Ministero e all’Osservatorio una base solida per comprendere i comportamenti di consumo dei viaggiatori. Un supporto strategico per il futuro del turismo italiano».

Per la Presidente dell’Osservatorio Nazionale del Turismo, Magda Antonioli, il rapporto rappresenta uno strumento fondamentale di “data literacy” per il comparto: un quadro informativo approfondito e tempestivo che aiuta imprese e istituzioni a prendere decisioni consapevoli in un contesto in continua evoluzione

Turisti cinesi in Italia: boom di arrivi per il 2025

Quello tra i cinesi e l’Italia è un amore di lunghissima data, che non finirà mai. Dopo una battuta di arresto, i flussi dalla Cina verso l’Italia sono tornati ad essere considerevoli, e solo nel trimestre estivo sono previsti arrivi che superano del 27% i numeri del 2024. Ad attirare maggiormente i turisti cinesi sono le bellezze culturali, ma anche il settore del wellness e la voglia di rivedere i familiari lontani. Ivana Jelinic, AD di Enit, sottolinea che “l’Italia è una destinazione attrattiva per il mercato cinese, che ci sceglie specialmente per turismo. Il nostro Paese è in grado di offrire esperienze culturali, sportive, enogastronomiche ma anche legate allo shopping, al lusso ed al benessere. Anche questo 2025 sta registrando numeri in forte crescita e le previsioni lasciano intendere che il trend migliorerà ancora”.

Turisti cinesi in Italia: i numeri del comparto

Il 2024 è stato un anno particolarmente fortunato per il turismo cinese, che si è decisamente ripreso con un incremento del 24,7% rispetto ai flussi dell’anno precedente. I turisti che dalla Cina hanno viaggiato in Italia sono stati circa 176.000, per un totale di 2,4 milioni di pernottamenti sui 12 mesi (un risultato che supera del 14,1% quello del 2023). L’indotto complessivo generato da questa ondata cinese è stato di 226,6 milioni di euro, il 10,2% in più dell’anno precedente. Per quanto riguarda invece il 2025, i numeri sono più che incoraggianti, e sembrano confermare i trend iniziati nel 2024. Solo tra gennaio e aprile infatti, gli arrivi sono stati più di 67.000, con un incremento del 2,2% sul dato dello stesso periodo dell’anno scorso. Di questi, il 96,3% viaggia per motivi turistici. I pernottamenti che vanno per la maggiore sono quelli da 4-7 notti (37,9%) e quelli da 2 settimane (35,5%). Le stime per la seconda metà dell’anno sono altrettanto positive: la crescita stimata degli arrivi in Italia è del 27% rispetto ai flussi del 2024. In particolare, sembra andrà benissimo il trimestre estivo, con una crescita dei flussi del 22% rispetto a un anno fa, che in alcuni casi potrebbero arrivare anche al 50%.

Le caratteristiche del turismo cinese

Il turismo cinese presenta delle caratteristiche ben definite che, una volta note, permettono alla ricettività italiana di creare un’accoglienza più mirata e personalizzata. Innanzitutto, è fondamentale conoscere le motivazioni che spingono i cinesi a viaggiare in Italia.

Queste riguardano:

  • il piacere della scoperta del territorio italiano e della sua cultura (53%), 
  • il visitare i parenti lontani che vivono in Italia (16,2%),
  • i viaggi studio/formazione (12%).

Inoltre, ad interessare i turisti cinesi in Italia sono anche lo shopping, il settore luxury e il wellness. La stragrande maggioranza dei viaggiatori cinesi sceglie le città d’arte (70%) per il proprio viaggio, anche spostandosi dall’una all’altra in un vero e proprio tour tricolore. Per le città d’arte il turismo cinese è foriero dell’81% della spesa totale e del 78,4% dei pernottamenti complessivi. Inoltre, è importante sapere che, spesso e volentieri, i cinesi si muovono in gruppo, e che i gruppi sono composti, nel 36,8% dei casi, da più di 10 persone.

La sfida dell’Open Air

Nel turismo Open Air, i cinesi non rappresentano una fetta di maggioranza della clientela, ma sono piuttosto una fonte di opportunità di crescita. Trattandosi di viaggiatori di lunga distanza, infatti, potrebbero non essere a conoscenza di tutte le soluzioni ricettive e delle modalità di accoglienza italiane, tra cui, appunto, anche l’Open Air. Inoltre, stando ai pacchetti venduti dai tour operator cinesi, nel mirino dei viaggiatori ci sono le destinazioni d’arte, quelle per famiglie e quelle con una buona componente di leisure (tutte caratteristiche cui l’Open Air è in grado di rispondere alla perfezione). 

Aumentano inoltre, anche le prenotazioni per i comparti sport e wellness (+20%), altri fiori all’occhiello del turismo all’aria aperta. Quello cinese è quindi un turismo altamente customizzato. Per questo, un approccio ancora inesplorato, ma dai margini di successo ampi, è quello verso i TO specializzati proprio nel loro mercato. Questi potrebbero, infatti, veicolare un’offerta ad hoc per i viaggiatori asiatici e fare da ponte tra i turisti e le strutture Open Air.  Creare, nel settore dell’Open Air italiano, una ricettività che tenga conto delle abitudini e delle preferenze di questa fetta enorme di viaggiatori, può rappresentare l’apertura del comparto outdoor ad un mercato ricchissimo, che da sempre è sinonimo, per l’economia italiana, di grandi numeri. Il turismo cinese, inoltre, è caratterizzato da un’alta spesa sul territorio, nelle attività locali e nelle esperienze legate alla cultura e alle tradizioni italiane. Aprire l’Outdoor alla Cina, quindi, può portare anche un buonissimo indotto su tutta la filiera turistica e artigianale locale.

Birdwatching in Italia: un turismo di nicchia dell’Open Air

Il birdwatching è un’attività che consiste nell’osservare, nel loro habitat naturale, gli uccelli e le loro abitudini. Si tratta di un’attività che in passato interessata una cerchia molto ristretta di appassionati, ma che ultimamente sta allargando sempre di più i suoi ranghi. Rientrano nei cosiddetti “birder”, infatti, anche gli studiosi e i fotografi naturalistici, che si immergono negli habitat naturali per portare a casa importanti scoperte e scatti mozzafiato.

In Italia questa è una pratica più radicata di quanto si pensi, e rappresenta una nicchia di mercato ancora inesplorata (o quasi). La filosofia del birdwatching è perfettamente allineata con i valori del turismo all’aria aperta, e proprio per questo i birders sono un pubblico da intercettare e attrarre. Dall’amore per la flora e la fauna selvatica, al rispetto per il verde, il birdwatching ha in comune con l’Open Air tantissimi aspetti.

Birdwatching in Italia: un’affinità da esplorare

Gli appassionati di birdwatching sono interessati all’osservazione passiva degli uccelli, a guardarli muoversi liberamente nel loro ambiente naturale, senza input esterni e sollecitazioni studiate. Questa è un’attività che richiede pazienza, calma e tranquillità, oltre che un amore incondizionato per la natura e tutte le sue molteplici sfaccettature. Inoltre, i birders sono molto attenti a preservare intatti i luoghi di osservazione e a produrre un impatto zero sui sentieri di avvistamento.

Proprio per questo carattere green e attento all’ambiente, quello del birdwatching è un mondo che trova un’affinità altissima con il turismo Open Air. Si tratta però, di una nicchia di mercato ancora poco battuta, e per cui la ricettività italiana non ha ancora creato un’accoglienza ad hoc. Le potenzialità di un rapporto più vicino con i birders sono davvero enormi per il turismo all’aria aperta, anche e soprattutto per la destagionalizzazione e la distribuzione dell’attività sui 12 mesi (e non solamente nel periodo estivo e primaverile).

Il birdwatching, infatti, non è legato ad una stagione in particolare, ma coglie in ognuna opportunità di raduni, eventi e attività. Inoltre, date le grandi dimensioni di molte strutture all’aria aperta, per i birders lo stesso soggiorno può diventare un’occasione di osservazione e straniamento dal mondo esterno, per concentrarsi sulla natura e quanto di bello ha da offrire.

Le aree di birdwatching in Italia

Le aree di birdwatching in Italia sono numerose, e ogni anno attirano appassionati non solo nostrani, ma anche internazionali. Tra le zone più importanti per l’osservazione di numerosissime specie di uccelli ci sono il Delta del Po (tra Emilia-Romagna e Veneto), l’Oasi di Orbetello (Toscana), il Parco Nazionale del Gran Paradiso (tra Piemonte e Valle d’Aosta), l’Oasi CHM di Ostia (Lazio) e l’Oasi Gravina di Laterza (Puglia). Altrettanto apprezzati dai birders e dai fotografi naturalistici, sono i sentieri.

Tra i più amati per questo tipo di attività ci sono il Sentiero Azzurro delle Cinque Terre (Liguria), il Sentiero degli Dei (Campania), il Sentiero Adolf Munkel e il Sentiero del Lago di Braies (Trentino Alto Adige). Insomma, lungo tutta la Penisola italiana si trovano zone verdi dove la natura vive incontaminata e dove l’uomo può recarsi per ammirarla. Le aree di birdwatching rappresentano, per lo Stivale, un’importantissima attrattiva da supportare e valorizzare. Possono creare, al di là del turismo classico, un turismo di nicchia particolarmente attento ai temi della sostenibilità, dell’accessibilità e della vacanza slow.

Per non parlare della rete di sinergie che si potrebbe creare tra gli operatori locali, dai gestori delle strutture ricettive alle guide escursionistiche esperte, dalle esperienze a contatto con la natura a quelle che invece permettono di conoscere meglio il territorio. Quello del birdwatching è un terreno fertile dove in pochi hanno già iniziato a piantare, e che offre enormi opportunità per il comparto dell’Open Air.

Camping Management approda su LinkedIn: connettere idee, imprese e territori

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Camping Management, la rivista ufficiale di FAITA Federcamping, è ora presente anche su LinkedIn.
Un passo naturale per una testata che da anni racconta l’evoluzione del turismo all’aria aperta in Italia, promuovendo contenuti di qualità, esperienze concrete e buone pratiche per tutto il comparto dell’Open Air.

La scelta di aprire una pagina professionale su LinkedIn nasce dalla volontà di rafforzare la presenza della rivista nel panorama digitale professionale, creando un punto di contatto diretto con operatori del settore, stakeholder istituzionali, imprese della filiera turistica e realtà innovative. Uno spazio editoriale e di relazione, dove condividere articoli, aggiornamenti di mercato, approfondimenti normativi e testimonianze dagli attori che rendono vivo il nostro comparto.

Per le aziende che investono in visibilità su Camping Management, la presenza su LinkedIn significa ampliare il raggio d’azione dei propri contenuti, raggiungendo pubblici profilati e interessati, con la possibilità di rafforzare la propria reputazione all’interno di una community di settore attenta e in crescita.

Per FAITA Federcamping, si tratta di un nuovo strumento per valorizzare ancora di più il lavoro delle Associazioni regionali, dare voce alle imprese e sostenere lo sviluppo di una cultura dell’ospitalità open air che sia moderna, accessibile e sostenibile.

Seguici su LinkedIn per restare aggiornati, scoprire ogni mese nuovi contenuti e costruire insieme il futuro del nostro settore.

Turismo settembrino: spopolano le città d’arte e batte agosto nel gradimento dei viaggiatori. Il caso di Roma.

Il turismo settembrino sta entrando nel cuore di molti viaggiatori, che lo preferiscono ai viaggi di agosto. In particolare, le vacanze nel mese di settembre favoriscono le città d’arte, che in agosto risultano meno appetibili per via del caldo, dei servizi ridotti e, più in generale, di  una minore vivibilità urbana. Lo conferma Enit in un report sugli arrivi a Roma, che mostra un vero e proprio boom di prenotazioni nel mese di settembre. Una caratteristica da non perdere di vista, dei viaggiatori di settembre, è il loro potenziale di spesa. Enit, infatti, afferma che i turisti settembrini sono prevalentemente di fascia alta, e disposti a spendere anche 500 euro al giorno per visitare la Città Eterna.

Turismo settembrino

Il cambiamento climatico ha un fortissimo impatto sul turismo, e non solamente in termini di stagionalità, ma anche di destinazioni. Non esistono quasi più, infatti, le mete esclusivamente invernali o estive, ma con l’alzarsi progressivo delle temperature, esistono destinazioni che in estate stanno man mano scomparendo dalle ferie dei viaggiatori. Si tratta, principalmente, delle città d’arte, che con il caldo di agosto diventano invivibili. Non ci sono monumenti che tengano di fronte alle alte temperature e gli ospiti preferiscono montagna, mare e collina alle città. Stando così le cose, non sorprende affatto che chi intenda dedicare la vacanza ad una città d’arte, scelga il mese di settembre. A settembre infatti, non solo il caldo diminuisce, ma le giornate sono ancora piuttosto lunghe, l’affollamento turistico diminuisce e spesso prezzi e tariffe sono in discesa.

Roma a settembre

Dunque si tratta di un’opzione in evidente crescita che guadagna sempre più consenso. Per esempio riferendosi ai dati sugli arrivi a Roma ENIT stima circa 946.000 visitatori stranieri, che porteranno un indotto di circa 1 miliardo di euro. I dati Enit mostrano, inoltre, un incremento non solo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma anche rispetto a giugno 2024. Un aspetto particolarmente interessante del turismo settembrino della Capitale, è quello che riguarda la spesa media pro-capite dei viaggiatori. Quello di settembre infatti, promette di essere un turismo di alta fascia, con clienti alto-spendenti e viaggiatori interessati ad esperienze luxury ed esclusive, in grado di far vivere la città in modo privilegiato, senza badare a spese. In proposito Enit stima una spesa pro-capite di circa 2.000 euro. Le esperienze più richieste sono:

  • cibo ed esperienze enogastronomiche (cooking class, cene stellate o esclusive);
  • shopping di articoli di moda (borse, abiti, scarpe,);
  • arte e cultura (tour guidati, esperienze riservate, );
  • benessere (Spa, massaggi, relax,).

Settembre per l’Open Air

Per l’Open Air la prevalenza dell’opzione balneare nelle motivazioni di scelta degli ospiti resta al top. Tuttavia, come indicano i dati,  il turismo settembrino si va affermando proprio nella modalità in cui la scelta all’aria aperta va a braccetto con la vacanza stessa. Per questo, una offerta che induca una destagionalizzazione con incentivi specifici può portare una crescita non indifferente della domanda del settore.

Estate Open Air 2025: verso i 73 milioni di presenze

Vacanze all’aria aperta in Italia: si consolida la crescita, buone le aspettative per la stagione estiva.

Lo annuncia FAITA Federcamping attraverso i dati elaborati dal Centro Ricerche CISET dell’Università Ca’ Foscari di Venezia su un campione di oltre 200 imprese. Considerando l’andamento delle prenotazioni e del tasso di occupazione registrati fino a metà maggio, gli operatori interpellati dal CISET attendono, a chiusura di stagione, un aumento medio degli arrivi e delle presenze rispettivamente del +1,3% e +1,4% sull’estate 2024. Più contenuta la crescita del fatturato, +1,2%, nonostante le tariffe facciano segnare un +2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In numeri assoluti la stagione 2024 ha registrato nelle circa 2600 aziende del settore che offrono quotidianamente 1,3 milioni di posti letto, 11 milioni di arrivi, per il 52% provenienti dall’estero, per oltre 72 milioni di presenze, con una media di soggiorno pari a 6,5 notti per ospite.

Pertanto, se i dati saranno confermati si potrà superare la quota complessiva di 73 milioni di presenze.

“Oggi la vacanza a stretto contatto con la natura ha tutti i comfort e i principi di un lusso inteso come sostenibilità ambientale, accessibilità e qualità dei servizi. Il successo delle imprese italiane dell’open air, che oggi rappresentano un modello a livello europeo, poggia soprattutto su queste basi”, dichiara Alberto Granzotto, presidente FAITA Federcamping.

Tra le curiosità di quest’anno c’è il fatto che gli italiani si stanno dimostrando più solerti a prenotare rispetto agli ospiti degli altri Paesi, tallonati dai tedeschi e seguiti dagli olandesi, dagli svizzeri e dai francesi.

Elemento da considerare quando si parla di prenotazioni è il meteo, che può generare variazioni significative sul piano degli arrivi, anche sotto data, determinando l’esito della stagione.

I flussi: mare, laghi, montagna – Al momento, secondo l’analisi del CISET, lungo le coste italiane si prevede un aumento dei flussi totali di quasi il +2% rispetto all’estate 2024, e del fatturato del +1%, nonostante la crescita attesa dei prezzi sia intorno al +2%.

La permanenza media per i campeggi e i villaggi turistici sui laghi, con gli arrivi a +0,5% e le presenze a -0,7%, è in leggera flessione, ma il fatturato è atteso in crescita del +1,4% per effetto di aumenti delle tariffe superiori di 1 punto percentuale rispetto alla media nazionale, un dato che sembra trainato soprattutto dal Nord Ovest (dove si concentra oltre il 50% delle imprese lacuali) rispetto al Nord Est.

Sale invece la durata media del soggiorno per le strutture di montagna, con arrivi a +0,7%, presenze a +1,3%, che porta a una crescita del fatturato del +1,5%, grazie anche all’andamento delle tariffe in linea con la media nazionale (+2,4%).Da Nord a Sud, in base alle prenotazioni di fine maggio, il tasso di occupazione delle strutture è già a buoni livelli nei due mesi centrali della stagione (55% a luglio e 66% ad agosto), mentre si rivelano sempre più interessanti le code di stagione (settembre è già al 31%, ottobre al 12%), in particolare al lago (43% e 20%).Il trend più positivo è quello delle strutture del Nord Est, sia per le prenotazioni che per il tasso di occupazione, mentre i campeggi e i villaggi del Centro e Sud Italia indicano proiezioni di chiusura della stagione 2025 decisamente migliori rispetto all’estate del 2024.

Estate Open Air: i dati delle realtà territoriali

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La crescita di arrivi e presenze nel settore Open Air, per come rilevata dal CISET sul piano nazionale è confermata, salvo alcune differenze, dalle valutazioni espresse sul piano regionale dagli imprenditori.

I dati delle realtà territoriali

Veneto – Dopo i risultati positivi dei ponti primaverili, il Veneto inaugura la stagione sotto i migliori auspici. Lo annunciano i dati di HBenchmark per FAITA Federcamping, 31 le strutture analizzate per un totale di oltre 18mila alloggi (mobile home, bungalow, piazzole eccetera).

Il tasso medio di occupazione nelle strutture durante il Ponte del 2 giugno ha sfiorato il 77%, con il picco massimo nella notte di sabato 31 maggio, quando è arrivato all’82%.

I dati acquisiti al 10 giugno per la stagione 2025 evidenziano un buon anticipo delle prenotazioni on-the-book rispetto alla fotografia scattata l’anno scorso alla stessa data per la stagione 2024.

Siamo infatti avanti di 3 punti percentuali in termini di occupazione acquisita 57,6% contro il 54,6% rispetto al 2024), con un anticipo più marcato in corrispondenza della finestra temporale della Pentecoste – Corpus Domini (che invece nel 2024 cadeva a maggio) e fino a Ferragosto, per poi invertire la rotta dalla seconda metà di agosto e fino ad ottobre, fatta eccezione per le prime due settimane di settembre (quando l’occupazione risale toccando punte del 60%).

La Germania si conferma stabile come primo Paese di provenienza dei turisti, mentre sono in aumento gli ospiti italiani (+1,9 punti percentuali rispetto all’anno scorso), che hanno sottratto quote di mercato ad altri Paesi stranieri come l’Austria (-0,7 punti percentuali) ma anche l’Olanda e la Svizzera (-0,3 punti percentuali per ciascun mercato), la Danimarca (-0,2 pp) e la Polonia (-0,1 pp).

Toscana – Buone le prenotazioni anche per la Toscana, che da gennaio a giugno di quest’anno ha visto salire le presenze di 1 punto percentuale rispetto ai primi 6 mesi del 2024, quando il bilancio era complessivamente di 10 milioni di presenze con un notevole incremento di quelle straniere (che oggi costituiscono il 45% del totale).“Dopo una Pasqua in sofferenza per il maltempo (che ha risparmiato solo gli arrivi nelle città d’arte), c’è stato un miglioramento netto sia nei ponti festivi successivi, sia nelle prenotazioni per tutta l’estate – dichiara Enrico Paoli, direttore Faita Toscana – è in atto un salto di qualità che fa dell’open air una formula di vacanza sempre più richiesta: consideriamo che il 23% dei turisti che arrivano in Toscana alloggiano nei campeggi e nei villaggi turistici, che, in base alle prenotazioni per la stagione 2025, dovrebbero realizzare una crescita di 1 punto e mezzo percentuale rispetto alla stagione 2024”.

Abruzzo – Con ospiti prevalentemente italiani, anche in Abruzzo- 110 strutture, tutte aperte, l’80% delle quali sul mare – il bel tempo ha prodotto effetti postivi sulle presenze, soprattutto nei campeggi e i villaggi turistici che sorgono lungo la costa.“Finalmente è arrivato il caldo e, dopo un inizio di primavera un po’ bizzarro, il sole ha portato i turisti, con valori in linea con quelli del 2024 e una leggera crescita fra il ponte del 2 giugno e la Pentecoste. Il clou si avrà, come sempre, nei canonici mesi di vacanza degli italiani, fra luglio e agosto – afferma Giuseppe Delli Compagni, presidente Faita Abruzzo – Rimane il gap tra l’offerta naturalistica straordinaria di questo territorio e il riscontro in termini di presenze turistiche perché le risorse investite dal pubblico sono risibili rispetto al volume d’affari che il nostro settore genera. C’è da dire comunque che negli ultimi anni la Regione, puntando sui grandi eventi sportivi, ha generato importanti flussi turistici. Un esempio su tutti il Giro d’Italia, che ha attraversato l’Abruzzo dalla montagna a tutta la costa e che ha richiamato un gran numero di appassionati”.

Trentino – Nelle 70 strutture del Trentino, dopo il ponte del 2 giugno che è andato molto bene, si attende un’estate con il pienone, come conferma Fabio Poletti, presidente Faita della provincia di Trento. “Abbiamo avuto ottimi risultati sia per l’ascensione con l’afflusso dei tedeschi che per la festa della Repubblica con l’arrivo di molti italiani.Per quanto riguarda la stagione nel suo complesso, stiamo registrando un aumento delle prenotazioni attorno al 3%, che ci auguriamo si tradurrà in presenze reali, considerato che a Pasqua ben 25 famiglie hanno disdetto la prenotazione per effetto di una notizia sul maltempo che riguardava altre regioni del nord Italia, ma che sulla stampa tedesca è stata amplificata a dismisura rispetto alla situazione reale, ed estesa a tutte le regioni del nord con danni pesanti sui flussi turistici”.

Faita Lazio Camping Terracina

Lazio – Le strutture della capitale hanno beneficiato di eventi quali il Giubileo e l’elezione del nuovo Pontefice con incrementi significativi di arrivi e presenze. Un ulteriore impulso deriva dagli ospiti che si muovono in funzione di manifestazioni sportive che sono diventate nel contempo un attrattore e una motivazione di viaggio, con incrementi a doppia cifra (+10%); Stefano Amadei, direttore del camping Capitol di Roma, ha ospitato gli atleti del campionato skateboard e quelli del torneo di equitazione, 200 fantini con i loro cavalli, confermando la centralità che i gruppi sportivi vanno assumendo nel settore anche nella capitale. Ubaldo Fusco presidente FAITA Lazio conferma una stagione allineata sui valori molto buoni del 2023 e più contenuti del 2024, con mantenimento delle quote di mercato conquistate nel periodo post pandemico. “Sono sempre più gli ospiti che arrivano a scegliere l’open air con grandi aspettative di vacanze a contatto con la natura e in pieno comfort grazie al glamping e alle mobile home ormai molto diffuse. Il settore vive un momento di grande fermento che occorre cogliere per garantire uno sviluppo stabile”, spiega Fusco.

Emilia Romagna – Nei 90 campeggi dell’Emilia-Romagna la situazione si presenta più sfumata: la prevalenza di ospiti italiani, 60%, conferma un andamento previsionale incerto con arrivi ai livelli del 2024 e riduzione delle presenze in conseguenza di una contrazione della capacità di spesa; inoltre, la Pentecoste alta non ha giovato, quest’anno, all’andamento del mercato tedesco. Chi ha puntato su qualità e servizi vede comunque crescere gli ospiti e il fatturato.

Sicilia – LaSicilia,una delle regioni dove le 80 strutture open air sono aperte tutto l’anno, fa registrare un aumento degli ospiti stranieri, francesi in lieve crescita e tedeschi stabili, in decremento gli italiani. Dopo un calo per condizioni meteo avverse nel primo semestre, nel ponte del 2 giugno si è registrato il tutto esaurito. Le previsioni per l’estate 2025 sono ottimistiche fino a tutto settembre: crescono gli ospiti svizzeri e tedeschi, che rivelano una marcata preferenza per il glamping e le case mobili.

Boom del turismo sportivo nell’Open Air: settore in crescita

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Non è affatto riduttivo parlare di boom del turismo sportivo nel più vasto comparto dell’Open Air. I numeri infatti, confermano una presenza sempre maggiore di ospiti che viaggiano per interessi legati allo sport, che si tratti di seguire una gara o una competizione, o parteciparvi. La crescita, iniziata nel 2023, non sembra arrestarsi e il turismo sportivo promette di contribuire all’ingresso dell’Open Air tra i settori chiave per l’economia italiana. Questo, come sottolinea lo stesso ministro Daniela Santanchè, “con 71 milioni di presenze e oltre 11 milioni di arrivi, e un impatto economico complessivo di oltre 8 miliardi di euro”, l’Open Air potrebbe davvero diventare un traino per l’intera nazione.

Boom del turismo sportivo 

Il turismo sportivo italiano ha iniziato a farsi notare nel 2023, quando ha generato un giro d’affari di 11,9 miliardi di euro (dati dell’Osservatorio di Banca Ifis). Se il dato asettico non fosse già abbastanza consistente di suo, risulta ancora maggiore se si pensa che è aumentato del 65% rispetto all’anno precedente. Gli spettatori agli eventi sportivi sono aumentati, le presenze a gare e competizioni in Italia si sono intensificate e il risultato è stato il raggiungimento del 10% dei ricavi dell’intero comparto sportivo italiano. All’interno del turismo sportivo, il cicloturismo rappresenta la sottocategoria di principale rilievo, portando da solo circa il 60% dell’indotto generato dall’intero comparto. Per quanto riguarda il gradimento da parte degli utenti, la corsa batte gli altri sport, con il 39% di preferenze. Basti pensare, a questo proposito, che le maratone italiane hanno generato un indotto pari a circa 120 milioni di euro nel 2024.

Riflessi positivi per l’Open Air

Guardando, infine, la sottocategoria che sta crescendo maggiormente, ad essere premiati devono essere senza dubbio i Cammini italiani. Una ricerca di Terre di Mezzo, infatti, individua in 200.000 persone i camminatori italiani, un numero più alto del 29% rispetto ai dati del 2023. Tutto questo, si traduce in un riflesso più che positivo per l’intero comparto dell’Open Air italiano. I viaggiatori dei cammini, infatti, lo scorso anno hanno totalizzato 1,4 milioni di pernottamenti e quasi 62 milioni di euro di indotto. La cosa che colpisce, è che la maggior parte di questo indotto ha interessato le zone dell’Italia meno battute dal turismo di massa, evidenziando una voglia enorme di tornare al semplice, al locale, all’autentico. Il turismo Open Air, in questo, può essere da un lato un traino per l’economia nazionale, e dall’altro promotore di un nuovo tipo di viaggio, che ha come destinazione finale i luoghi meno conosciuti.Gli strascichi positivi del turismo sportivo nell’Open Air si trovano anche sul fronte della sostenibilità, in quanto i viaggiatori sportivi si dimostrano estremamente attenti all’impatto del loro viaggio sull’ambiente. Inoltre, prediligono i prodotti a km 0 e di artigianato locale, mostrando flussi importanti anche in periodi lontani dai mesi estivi, su cui il turismo outdoor si concentra maggiormente.

Conoscere l’Open Air con lo sport

L’Open Air, nel caso del turismo sportivo, è una conseguenza diretta della scelta della vacanza che si vuole fare. In questo modo, grazie per esempio all’hiking, che nel 2023 è stata una delle attività outdoor più amate dai viaggiatori, si può approcciare al mondo dell’Open Air anche in maniera graduale e soft. Si genera, grazie allo sport, un avvicinamento lento e graduale alla natura e agli ambiienti all’aria aperta. Top (The Outdoor Project) ha realizzato un’indagine che svela che il trekking, il ciclismo, il climbing e il rafting sono le attività in maggior crescita tra i viaggiatori. L’Italia è seconda solamente alla Francia per numero di presenze nell’Open Air in Europa, e grazie a tutti questi input, e ad una migliore gestione dei flussi e dell’accoglienza specifica, può ambire anche a diventare la numero uno.

Particolarmente sugnificativa per il contesto sportivo è la partnership siglata tra FAITA Federcamping e Decathlon Italia concepita concepita per offrire vantaggi esclusivi alle imprese associate, nonché per promuovere l’accessibilità e la qualità dell’esperienza turistica all’aria aperta.

Verso il Piano Turismo Lazio 2025–2027: il contributo di FAITA

Ha preso ufficialmente il via il ciclo di audizioni sul Piano triennale del Turismo 2025–2027 della Regione Lazio, promosso dalla Commissione Turismo del Consiglio Regionale, presieduta da Luciano Crea. L’obiettivo è ambizioso: raccogliere contributi da oltre 140 soggetti del settore, tra associazioni, rappresentanze imprenditoriali e stakeholder territoriali, per costruire un piano realmente condiviso.

Ampia partecipazione e prime valutazioni

Nelle prime due sedute sono intervenuti 29 rappresentanti del settore turistico, tra cui Marco Sperapani, Direttore Generale FAITA Federcamping. Le audizioni hanno evidenziato un diffuso apprezzamento per l’impostazione generale del Piano, in particolare per il rilievo attribuito al brand Lazio e alla necessità di riequilibrare la distribuzione turistica tra Roma e le altre province.

Tra i temi più dibattuti:
  • la valorizzazione delle Destination Management Organization (DMO) e l’esigenza di un coordinamento regionale;
  • il riconoscimento di comparti specifici come campeggi, aree sosta camper, nautica, pro loco e guide turistiche;
  • la proposta trasversale di istituire una cabina di regia permanente tra Regione e operatori per favorire un dialogo continuo e operativo.

Il contributo FAITA: strutture open air centrali nello sviluppo

Anche il comparto del turismo open air ha portato il proprio contributo. In rappresentanza di FAITA Federcamping, Marco Sperapani ha evidenziato l’importanza di includere il mondo dei camping e dei villaggi turistici tra i pilastri della strategia regionale, sottolineando il valore di un’accoglienza diffusa, sostenibile e integrata nei territori.

Verso un Piano realmente partecipato

Numerosi consiglieri regionali, tra cui Eleonora Mattia e Sara Battisti (PD), hanno ribadito il valore di un confronto esteso a tutti gli attori del sistema turistico per un Piano realmente partecipato. Edy Palazzi (FdI) ha ricordato i progressi compiuti dalle DMO, auspicando però un intervento di regia regionale per armonizzare le esperienze. Il presidente Crea ha confermato: “Abbiamo ascoltato tutte le DMO. Serve ora un’opera di riordino”.

In chiusura, Ileana Cardogna (Assessorato al Turismo) ha ribadito che il documento nasce da “una grande campagna di ascolto sui territori”, auspicando una piena sinergia tra istituzioni e operatori per affrontare le sfide del comparto.

Valle d’Aosta, Piemonte e Savoia: un confronto per il futuro dei territori alpini

Costruire una strategia condivisa per lo sviluppo di un’area di frontiera tanto unica quanto fragile.
Questo il cuore dell’incontro promosso dai partner del progetto ALCOTRA A-MONT, che riunirà istituzioni, tecnici ed esperti di Valle d’Aosta, Piemonte e Savoia per una giornata di confronto e cooperazione.

L’appuntamento si terrà nella cittadina alpina di Albertville, e rappresenta una tappa significativa del percorso avviato nell’ambito del programma europeo ALCOTRA (Alpi Latine COoperazione TRAnsfrontaliera) , volto a rafforzare la coesione tra i territori transfrontalieri attraverso azioni concrete e una visione strategica comune.

Un’agenda condivisa per i territori di confine

L’incontro del 12 giugno è concepito come un momento operativo, pensato per consentire agli attori locali di confrontarsi su priorità, criticità e opportunità legate allo sviluppo dell’area alpina di confine. Le riflessioni verteranno su mobilità, ambiente, turismo sostenibile, governance e servizi, temi centrali per chi vive e lavora in questi contesti di alta montagna, con l’obiettivo di porre in atto una strategia di sviluppo transfrontaliera condivisa. La base per realizzare un accordo quadro territoriale.

Analisi preliminare e alleanze strategiche

I contenuti che verranno discussi si basano su un’approfondita analisi territoriale condotta dalla Mission Opérationnelle Transfrontalière (MOT), in collaborazione con l’Agence alpine des territoires (AGATE) e il Politecnico di Torino. Questa fase preliminare ha permesso di individuare i principali assi di cooperazione e di delineare le prime linee guida su cui costruire una visione integrata per l’area alpina di frontiera.

Riflessioni utili anche per il turismo open air

Il percorso avviato in ambito ALCOTRA rappresenta un’opportunità anche per il settore dell’ospitalità all’aria aperta, molto presente nei territori interessati. La costruzione di reti transfrontaliere, l’integrazione tra le politiche locali e lo sviluppo di una governance condivisa possono offrire nuove prospettive di crescita sostenibile, migliorando l’accessibilità, la qualità dell’accoglienza e la fruibilità del patrimonio naturale e culturale alpino. FAITA Federcamping segue con attenzione ed interesse il confronto, consapevole del ruolo che i campeggi e i villaggi turistici possono giocare nello sviluppo equilibrato e innovativo di questi come di tutti i territori di montagna.

Marina 2.0: l’evento di Blue Marina Awards per un turismo sostenibile e inclusivo

I Blue Marina Awards sono un’iniziativa che permette ai porti e agli approdi turistici italiani di ottenere un riconoscimento di qualità, che rispecchia i criteri di gestione ESG, e che rappresenta un simbolo di impegno verso i valori fondamentali degli obiettivi del 2030 delle Nazioni Unite. Per promuovere la IV edizione e sensibilizzare sull’argomento di una gestione più responsabile, e consapevole dei marina italiani, Blue Marina Awards ha in programma un evento incentrato sulla sostenibilità e sull’inclusione turistica.

L’evento, si terrà il 12 giugno 2025 a partire dalle ore 09.30 a Marina di Puntaldia (San Teodoro, Sardegna). Sarà approfondito il ruolo dei porti e degli approdi turistici nella ricettività del patrimonio marittimo italiano, passati dall’essere semplici zone di transito a vere e proprie destinazioni

Blue Marina Awards

Con la IV edizione dei Blue Marina Awards  si conferma il percorso di sensibilizzazione e crescita interamente dedicato ai porti e agli approdi turistici italiani. In particolare, il riconoscimento ha l’obiettivo di aprire gli occhi ai marina sugli aspetti da migliorare per ottenere non solo un marchio di qualità, ma anche su come ricevere una guida in grado di verificare il grado di coerenza degli standard di ciascuno in riferimento agli indicatori ESG.

Ricevere la bandiera di Blue Marina Awards, quindi, equivale ad una garanzia di qualità in termini di sostenibilità ambientale ed energetica, accoglienza turistica, inclusività, sicurezza e innovazione tecnologica. Inoltre, i Blue Marina Awards sono perfettamente allineati con i valori degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e hanno come obiettivo la tutela e la valorizzazione attiva del patrimonio marittimo italiano. Come ricorda lo stesso Walter Vassallo, fondatore di Blue Marina Awards, “partecipare è gratuito e consente ai porti e approdi turistici di ricevere un check-up tecnico completo e professionale grazie alla collaborazione con il RINA.”

Marina 2.0

Il convegno intitolato “Marina 2.0: Nuove rotte per il turismo sostenibile e inclusivo nella Blue Economy” vedrà la collaborazione e gli interventi di esperti del settore, delle istituzioni e di operatori attivi in prima linea. I pilastri fondamentali attorno a cui ruoteranno gli interventi riguardano la sostenibilità e l’innovazione, l’inclusività e la comunità, l’arte e il paesaggio e, infine, lo sport e il turismo. Ogni argomento verrà trattato con un approccio volto al miglioramento delle best practice già in atto, e all’introduzione di nuovi spunti operativi, ma non solo. Infatti, ci sarà spazio anche per le esperienze e le testimonianze, dall’esposizione di due opere pittoriche realizzate su vecchie vele riciclate, ai racconti di chi, in prima persona, ha dedicato la sua vita al mare. Infine, si potranno assaggiare i sapori del territorio sardo grazie alla collaborazione con le aziende locali, in un momento di convivialità e confronto. 

Marie-Hélène Polo, amministratore delegato della Marina di Puntaldia, afferma:

Siamo felici di ospitare per la prima volta un appuntamento dei Blue Marina Awards, dedicato alla tutela del mare e alla visione di un porto che si fa luogo di incontro, bellezza, accoglienza e sostenibilità. Come operatori, sentiamo forte la responsabilità, ma anche il privilegio di tutelare il patrimonio marino, risorsa vitale del territorio”.

Qui il programma completo di Marina 2.0

Conferenza nazionale delle Green City 2025: a Milano per il Green&Blue Festival 

Si è tenuta a Milano, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, la Conferenza nazionale delle Green City 2025, nell’ambito del Green&Blue Festival,  organizzata da Green City Network in collaborazione con GEDI. Tra i temi all’ordine del giorno spiccano la gentrificazione delle aree urbane, la necessità di un turismo sostenibile e diversi progetti green.

Il tema principale dell’edizione 2025 del Green&Blue Festival, è “Ripartiamo da zero. I numeri per il futuro del pianeta”. La Conferenza nazionale delle Green City 2025 invece, esporrà nello specifico i progetti innovativi delle città italiane per ridurre l’impatto del cambiamento climatico, e introdurrà anche il tema del turismo sostenibile, centrale per  il settore Open Air.

La Conferenza nazionale delle Green City 2025

Anche quest’anno il Green&Blue Festival, l’appuntamento annuale interamente dedicato alla sostenibilità e all’innovazione digitale, ospiterà la Conferenza Nazionale delle Green City. La Conferenza si terrà dalle 09.30 alle 13.00 e si aprirà con un dialogo riguardante la sostenibilità nella sua accezione più ampia. Successivamente avrà luogo una tavola rotonda con gli Assessori e i sindaci di diverse città italiane, che presenteranno i progetti di contrasto al cambiamento climatico.

I temi centrali della Conferenza riguarderanno l’uso circolare delle risorse e le sfide per combattere il climate change. L’Italia in questo, presenta molti più progetti e iniziative locali di quanto si possa pensare, e quello che si intende portare avanti durante la Conferenza è uno scambio di idee vincenti, di soluzioni innovative di successo e di case history da cui prendere spunto.

In particolare, sono le città a dover fare il primo passo verso un futuro più sostenibile, perché è a cominciare da esse che c’è il bisogno maggiore di intervento. Le stime parlano di un sovraffollamento urbano incredibile, che entro il 2050 porterà i due terzi della popolazione mondiale a vivere nelle città. A risentirne saranno gli spazi verdi e la qualità dell’aria. Per questo, azioni concrete e immediate sono più che necessarie. Tra le altre quelle per la gestione di un turismo più sostenibile.

La necessità di un turismo più sostenibile

Le città, come evidenziano le statistiche, saranno il principale luogo di raccolta della popolazione del futuro. Questo porterà da un lato allo spopolamento delle campagne e delle zone rurali, e ad un sovraccarico di densità demografica nei centri urbani, con le conseguenze negative del caso. Ai residenti poi, si aggiungono periodicamente (e in alcune realtà, costantemente), anche i turisti. Proprio per questo, è necessario che anche il turismo diventi più green non solo nella teoria, ma anche nella pratica.

L’Open Air in questo è parecchi passi avanti rispetto alle altre realtà ricettive e turistiche, poichè da sempre è più vicino alla natura e alla sua preservazione. Tenendo a mente anche gli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione Europea in ambito di biodiversità e inquinamento, è essenziale che un intervento venga fatto in maniera rapida e tempestiva. Il settore del turismo all’aria aperta può essere esemplare, proprio come i progetti di maggior successo della Conferenza delle Green City servono ad ispirarne altri simili.

La scelta delle materie prime, la sostenibilità dei processi, l’accessibilità, l’inclusione sociale e la salvaguardia delle tradizioni e del patrimonio artistico e culturale, oltre che naturalistico sono tutti aspetti che le città devono migliorare, ma che in molte realtà all’aria aperta esistono già e fanno scuola. Per tutelare il territorio italiano dall’azione di un turismo ad alto impatto, servono iniziative green innovative e tecnologiche, in grado di gestire responsabilmente i flussi turistici che interessano l’Italia. Questo, ovviamente, con un approccio diversificato in base all’area geografica, alle criticità e ai punti di forza dei singoli territori.

FAITA e Decathlon insieme per il turismo all’aria aperta

Una nuova partnership strategica rafforza l’impegno della Federazione per lo sviluppo del turismo Open Air in Italia grazie all’accordo di collaborazione sottoscritto con Decathlon Italia e concepito per offrire vantaggi esclusivi alle imprese associate, nonché a promuovere l’accessibilità e la qualità dell’esperienza turistica all’aria aperta.

Promozione del comparto con Decathlon al Maximo di Roma

Il primo appuntamento operativo dell’accordo sarà l’evento “Camping Experience: Un’Avventura Open Air al Maximo!”, organizzato da Decathlon il 7 e 8 giugno presso il Centro Commerciale Maximo di Roma, che accoglie in media oltre 20.000 visitatori al giorno. In quella sede grazie ad un gazebo personalizzato sarà promosso il sistema e la qualità ricettiva all’aria aperta nelle strutture affiliate.

Un accordo pensato per le strutture ricettive

L’intesa con Decathlon, azienda leader nella distribuzione di articoli sportivi e per il tempo libero, prevede condizioni esclusive per le strutture ricettive associate a FAITA. Tra i principali vantaggi previsti:
cashback su ogni acquisto effettuato con la Carta Decathlon;
sconti progressivi su acquisti annuali e su gift card;
accesso a un catalogo B2B dedicato, con soluzioni e attrezzature per aree relax, sport, benessere e accoglienza;
servizi personalizzati per abbigliamento, merchandising, noleggio e riparazione attrezzature sportive;
possibilità di rivendita in struttura di prodotti Decathlon.

Tutti i dettagli operativi potranno essere richiesti alle proprie Associazioni regionali o direttamente alla Federazione Nazionale

Un referente dedicato per ogni territorio

Per garantire un servizio efficiente e su misura, le strutture associate potranno contare su un referente Decathlon B2B per provincia, in grado di seguire direttamente le richieste e personalizzare le forniture in base alle specifiche esigenze dell’impresa.
L’accordo nasce da una visione comune tra FAITA e Decathlon: quella di sostenere uno sviluppo del turismo outdoor sempre più inclusivo, accessibile, esperienziale e orientato al benessere delle persone. Con questa collaborazione si intende dare alle strutture ricettive nuovi strumenti per arricchire l’offerta e rispondere in modo innovativo alle aspettative degli ospiti.

A Roseto degli Abruzzi un nuovo impulso al turismo: operativa la nuova gestione dell’Ufficio IAT

È stata ufficializzata la nuova gestione dell’Ufficio IAT (Informazione e Accoglienza Turistica) di Roseto degli Abruzzi, uno strumento strategico che si propone di rafforzare la rete dell’accoglienza turistica locale e valorizzare il territorio in chiave esperienziale e sostenibile.

Nel corso di una cerimonia istituzionale in Piazza della Libertà, il Sindaco Mario Nugnes ha consegnato simbolicamente le chiavi dell’Ufficio al Presidente del Consorzio Abruzzo Promotion, Giuseppe Delli Compagni, segnando così l’inizio di una gestione orientata alla qualità, alla professionalità e alla promozione attiva del territorio.

Una visione condivisa per un turismo più evoluto

La nuova gestione, affidata al Consorzio Abruzzo Promotion, rappresenta molto più di un cambio operativo: è il punto di partenza per un progetto articolato di promozione turistica che coinvolge istituzioni, operatori locali e associazioni del territorio. Come ha dichiarato Ivano Ortelli, Vicepresidente del Consorzio:

“Non siamo qui a distribuire depliant, ma a realizzare un percorso di promozione.”

Una visione condivisa anche dal Presidente Delli Compagni, che ha sottolineato l’approccio sistemico messo in campo:

“La FIDE Abruzzo, attraverso il Consorzio Abruzzo Promotion, realizza da tempo azioni promozionali in collaborazione con enti pubblici e partner locali. A Roseto, dove l’80% delle presenze turistiche è garantito dalle strutture ricettive all’aria aperta, abbiamo voluto offrire un servizio realmente utile ai turisti, fatto di informazioni corrette, puntuali e capaci di valorizzare il territorio nel suo complesso.”
“Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è che il turista metta radici non solo nelle strutture, ma nel territorio stesso, scoprendo il patrimonio naturale, culturale ed enogastronomico che Roseto è in grado di offrire tutto l’anno.”

Sinergie tra pubblico e privato per un’offerta integrata


Alla cerimonia erano presenti numerose figure istituzionali e associative, segno di un territorio unito nell’obiettivo comune di rafforzare il proprio posizionamento turistico. Oltre al Sindaco e al Presidente del Consorzio, sono intervenuti l’Assessore al Turismo Annalisa D’Elpidio, la Presidente del Consiglio Comunale Gabriella Recchiuti, rappresentanti della Guardia di Finanza, e operatori delle associazioni di volontariato e di categoria.

In particolare, l’Assessore D’Elpidio ha evidenziato il valore strategico dell’ufficio come strumento permanente al servizio di un turismo moderno e strutturato:

“Non è un traguardo, ma un punto di partenza. Lo IAT sarà un alleato fondamentale per portare avanti iniziative concrete e offrire un supporto costante e qualificato ai visitatori.”

Un servizio al servizio del territorio

L’Ufficio IAT, situato nel cuore di Roseto, sarà operativo dal lunedì al venerdì per tutto il mese di giugno e anche il sabato nei mesi di luglio e agosto, per garantire massima fruibilità a turisti e residenti. L’obiettivo è quello di offrire un punto di riferimento affidabile per chi desidera scoprire il territorio, le sue eccellenze e le sue strutture ricettive.

In linea con la visione di FAITA Federcamping, che da sempre promuove un turismo all’aria aperta di qualità, integrato con il territorio e orientato all’ospitalità diffusa, questa iniziativa rappresenta un modello virtuoso di governance locale e promozione turistica.

Roseto degli Abruzzi si candida così a diventare un esempio replicabile di sistema turistico coeso, innovativo e attento ai nuovi bisogni del viaggiatore contemporaneo.

Al neoPresidente ed al suo staff i nostri auguri di un proficuo ed utile lavoro.

L’ENIT scatta una istantanea del Turismo Outdoor in Italia

Secondo ENIT quello che viene definito Turismo Outdoor è un turismo molto ampio, e che negli ultimi anni sta crescendo in modo progressivo e costante. A determinare il boom di questo nuovo e ritrovato modo di vivere il viaggio in Italia sono stati i cambiamenti sociali e il forte impatto della pandemia da Covid-19, ma anche lo sviluppo della digitalizzazione e i social network. All’interno del turismo Open Air si possono includere diverse modalità che hanno in comune il contatto con la natura, la riscoperta dell’autenticità, e l’allontanamento dai luoghi al chiuso, in favore di quelli all’aria aperta e a contatto con le realtà locali. Tra le più significative il turismo esperienziale, il turismo delle radici, il turismo rigenerativo e il turismo enogastronomico.

I numeri dell’Open Air 

open air campeggio

Stando ai dati Enit, quella intrapresa dal turismo Open Air in Italia sembra essere la strada giusta per arrivare a diventare un vero e proprio asset strategico dell’economia nazionale. Si tratta di un turismo che coinvolge e cresce costantemente. A cambiare è stata la comunicazione, poichè da sempre l’immaginario collettivo collega al camping l’idea di turismo all’aria aperta. In realtà, le opzioni di alloggio tra cui scegliere per vivere una vacanza outdoor sono molto più numerose e variegate.

Finalmente, ci si sta discostando dalla visione del camping anni ‘80 e grazie ai glamping, allo storytelling ed a campagne marketing mirate e centrate ad un approccio di vacanza green, accessibile e consapevole, l’Open Air attira un target di clientela alto-spendente. A parlare chiaramente, molto più delle parole, sono i numeri:

  • più 2.600 strutture tra camping e villaggi turistici all’aperto;
  • più di 1,3 milioni di posti letto;
  • fatturato di circa 5 miliardi di euro;
  • 3 miliardi di indotto;
  • 11,4 milioni di arrivi nel 2024 (+62,7% negli ultimi 9 anni);
  • 68,2 milioni di presenze nel 2024 (+47,2%).

Un nuovo approccio al viaggio

Con la crescente necessità nei viaggiatori di fare esperienze più che fotografie, è cambiato, e continua a modificarsi, l’approccio stesso al viaggio. Infatti, se in passato si sceglieva la destinazione per la vacanza e poi ci si informava su cosa fare e vedere, oggi si sceglie prima quali esperienze vivere, e poi si cerca la destinazione che permette di farlo. Nel 2025 al centro del viaggio ci sono le esperienze, i sapori, i ricordi più autentici e che si allontanano sempre di più dai viaggi con lo stampino che hanno caratterizzato il turismo delle decadi passate.

Ad interessare i viaggiatori, infatti, sono principalmente le attività esclusive, prevalentemente nelle aree rurali. Le esperienze outdoor, non a caso, hanno raggiunto un volume d’affari di 1,1 miliardi di euro nel 2024, e più della metà hanno portato i turisti nelle zone più remote dello Stivale. Una ricerca di Freedome, piattaforma di attività outdoor, rivela infatti che:

  • il 76% dei viaggiatori preferisce fare esperienze vendute da piccoli operatori locali;
  • l’82,3% dei turisti fa attenzione a consumare prodotti a km 0;
  • il 52% dei viaggiatori considera la sostenibilità un aspetto fondamentale nella scelta della location dove andare in vacanza;
  • il 64% dei vacanzieri è disposto a spendere di più, a fronte di una maggiore garanzia di sostenibilità.

Come sottolinea Ivana Jelinic, AD di Enit “I giovani mettono al primo posto la sostenibilità del viaggio, numerosi turisti internazionali prediligono nuove esperienze all’aria aperta e mete alternative alle grandi città. Il turismo outdoor è un elemento chiave per uno sviluppo equilibrato e diffuso, che contribuisce anche alla valorizzazione delle economie locali”.