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A Chianciano Terme la Prima Conferenza Programmatica sul Turismo

Si svolgerà a Chianciano Terme (in Provincia di Siena) la prima Conferenza programmatica sul turismo in programma il 28 e 29 ottobre al parco di acquasanta. Sarà l’occasione per fare il punto sullo stato di salute del turismo italiano, sulla stagione 2022 e sulle iniziative per contrastare il caro bollette. Si parlerà anche di sostenibilità ambientale ed economica del turismo in Italia e delle sue declinazioni per le nuove generazioni, oltre ad uno speciale approfondimento sul mercato del lavoro per il settore. Sarà presente ENIT, che presenterà incontri organizzati per la gestione del turismo e la promozione enogastronomica dei territori. Sarà poi presentato il nuovo piano per il turismo che implementerà quello attuale (datato al 2017), tenendo conto degli attuali scenari geopolitici e delle possibili evoluzioni. FAITA FederCamping parteciperà con il suo Presidente Alberto Granzotto in occasione della terza sessione dei lavori il 29 ottobre nel seminario “Open Air” Moderato da Chiara Mauri Cricet, LIUC – Università Cattaneo con la partecipazione di:  Francesco di Cesare Presidente Risposte Turismo, Giorgio Ribaudo Managing Director Thrends, Domenico Montano General Manager Human Company, Monica Saielli Presidente Assocamping Confesercenti, Angelo Macola Presidente ASSITAI, Alberto Granzotto Presidente FAITA Federcamping e Ludovica Sanpaolesi Direttore Generale APC.

Sarà l’occasione per fare il punto sullo stato del mondo del turismo all’aria aperta che nel 2022 ha visto un numero di arrivi e presenze più alto del 2019 ed un notevole incremento della domanda (sia di caravan e camper che di affluenza nei campeggi). Si parla di una quota pari a 10,7 milioni di arrivi, per un totale di 73 milioni di presenze ed una prevalenza degli ospiti stranieri pari al 57% del totale con incrementi dell’8% di arrivi e del 7% di presenze rispetto alla stagione 2019, anno di riferimento precovid. Fondamentale l’apporto di domanda generato dagli ospiti con propri veicoli ricreazionali (camper caravan e roulotte) che rappresentano circa un terzo del totale degli arrivi. In particolare quest’anno è tornata massiccia la presenza di ospiti provenienti da Germania ed Austria che insieme alle provenienze da Danimarca, Olanda, Svizzera, Repubblica Ceca e Polonia hanno rappresentato oltre il 75% di arrivi dall’estero. Il periodo di permanenza si è allungato passando dai 6,8 giorni del ’19 agli attuali circa 7.  Anche se il neo Ministro del Turismo Daniela Santanché non sarà presente, l’evento sarà comunque l’occasione per fare un bilancio della stagione appena conclusasi, con il Presidente della FAITA FederCamping Alberto Granzotto, soddisfatto per i risultati conseguiti dal settore nonostante il caro bollette e le incertezze sul turismo per la guerra in Ucraina.

La prima conferenza programmatica sul turismo vedrà così players da tutta Italia confrontarsi sulle sfide che aspettano l’industria del turismo (poiché in termini di contributo al PIL e all’occupazione si parla di un vero e proprio settore industriale) e per pianificare le prossime mosse per il comparto. La due giorni vedrà così tante realtà a Chianciano Terme, iconica località del turismo termale per rilanciare il settore e presentare nuove idee e spunti per il turismo italiano al fine di migliorare il comparto. La partecipazione del Presidente di FAITA FederCamping Alberto Granzotto, sottolinea la maggiore attenzione che il comparto del turismo open air sta avendo all’interno del panorama turistico italiano, che è in continua espansione e necessita di una maggior tutela ed attenzione da parte dei decisori politici, al fine di poter meglio salvaguardare gli interessi del settore ed espanderne l’attività.

Focus sul turismo all’aria aperta: un evento di FAITA-FederCamping

Respirare e connettersi con la natura: cresce il turismo all’aria aperta, con la consapevolezza che la vacanza è ritrovare quella pace interiore che la pandemia e le attuali tensioni internazionali hanno messo a dura prova. È quel che emerge dai dati dell’evento organizzato a Cavallino-Treporti (Venezia) – località riconosciuta a livello internazionale come la capitale mondiale del turismo open air – da FAITA-FederCamping, associazione che rappresenta i gestori dei campeggi e villaggi turistici italiani.

All’incontro, condotto da Gianluca Semprini Giornalista RAI, hanno partecipato Alberto Granzotto – presidente FAITA Nordest e FAITA Nazionale, Federico Caner – assessore Turismo Regione del Veneto, Roberta Nesto – sindaco del Comune di Cavallino Treporti e Coordinatore del G20s, Karlheinz Jungbeck – presidente Direzione Turismo ADAC, Giorgio Palmucci – presidente Enit, Uwe Frers – CEO PINCAMP ADAC Camping GmbH, Mauro Giovanni Viti – direttore Direzione Turismo Regione del Veneto, Magda Antonioli – direttore ACME Università Bocconi e Vicepresidente ETC Europe Bruxelles, Carlo Berizzi – Associate Professor Università di Pavia DICAR, Valeria Minghetti – ricercatrice CISET Università Ca’ Foscari, Gabriella Chiellino – presidente eAmbiente Group, Mauro Santinato – presidente Teamwork.

I DATI

Il settore, tra campeggi e villaggi turistici, conta a livello nazionale 2.650 imprese, 1 milione e 430mila posti letto (capacità ricettiva giornaliera), 150mila addetti compreso l’indotto, 69 milioni di presenze annue, 3 miliardi fatturato diretto e altri 3 di indotto. Metà degli arrivi è costituita da turisti stranieri.

Nel Nordest, tra Veneto e Friuli, le 210 imprese in attività offrono 258mila posti letto, di cui 215mila sono di soci Faita, occupano 8.500 addetti e producono 20 milioni e 200mila presenze, con 1 miliardo e 100 milioni di euro di fatturato e un indotto equivalente. Le presenze straniere nelle due regioni è più consistente rispetto alla media italiana, raggiungendo il 70%.

Il bilancio di Pasqua e le previsioni per l’estate elaborati da H-Benchmark per Faita-Federcamping confermano il boom del settore, con un vero e proprio exploit nelle strutture del lago di Garda.

MARE. Ad aprile, nei campeggi del litorale veneziano l’occupazione media delle strutture è stata infatti del 27,4%, con punte tra il 50% e il 60% fra il 15 e il 17 aprile. Tra le nazionalità di provenienza degli ospiti, spicca la Germania, con il 45,2%, seguita dall’Italia con il 31,9%. Seguono, a distanza, la Svizzera (9,5%), l’Austria (7,2%) e i Paesi Bassi (0,8%).

Buone anche le prenotazioni per l’estate, con il 48,3% delle strutture occupate, con punte – in coincidenza con le festività tedesche – del 74%. Le prenotazioni per i mesi che vanno da luglio a settembre sono mediamente intorno al 70%. Un ottimo risultato finora acquisito, che supera di 22 punti percentuali quello dell’anno precedente, considerato che le prenotazioni al 21 aprile di quell’anno si attestavano, per l’estate, intorno al 26%.

LAGO DI GARDA. Il Garda, sponda veneta, registra un vero e proprio boom nel periodo di Pasqua 2022, con una media di occupazione di circa il 57% delle strutture e punte dell’86% nelle giornate del 15 e 16 aprile. Tra le nazionalità di provenienza, in testa è la Germania (73,6%). L’Italia segue a distanza (12,5%), assieme, con percentuali più basse, alla Svizzera, all’Austria e ai Paesi Bassi.

Nelle prenotazioni per l’estate – che fanno registrare quasi 30 punti percentuali in più rispetto a quelle pervenute ad aprile dell’anno precedente – l’occupazione delle strutture acquisita (da aprile a settembre) supera il 50%, con punte di occupazione giornaliera tra l’85% e il 98% rispettivamente per la Pentecoste e per la seconda metà di agosto-inizio settembre.

In base alle prenotazioni per l’estate, tra i Paesi di provenienza spicca la Germania con il 60,4%, che predilige i mesi di giugno e settembre. Seguono i Paesi Bassi, che invece hanno prenotato prevalentemente per i mesi centrali di luglio e agosto, con il 21,3%, la Danimarca con l’8,4%, l’Italia con il 3,4%, l’Austria (2,5%), la Svizzera (2,1%) e il Belgio (1,7%). Il tempo di permanenza media varia dai 10 giorni alle 2 settimane.

I canali di prenotazione sono al 50% dirette offline, al 36% attraverso il sito web delle strutture.

Un trend di crescita che il turismo all’aria aperta registrava già prima del covid, e al quale la pandemia ha impresso un’accelerazione mettendo in moto il boom del mercato outdoor, che andrà ad affermarsi nei prossimi 5 anni. Il turista sta riscoprendo in particolare la necessità di un maggiore contatto con la natura, di una vacanza proiettata nel verde. Va crescendo la consapevolezza di quanto sia centrale il tema ambientale.

FAITA-Federcamping – “L’evoluzione è avvertita da tempo, soprattutto nelle strutture maggiormente frequentate dai turisti provenienti dal Nord Europa, particolarmente sensibili ai temi ambientali. Le nostre imprese stanno cogliendo le trasformazioni del mercato e investendo su soluzioni innovative. FAITA-FederCamping è al lavoro con alcune società anche per consentire il conseguimento dei marchi di qualità delle strutture, nel rispetto delle norme che prevedano misure precise nei confronti dell’ambiente come a esempio il basso impatto energetico e la circolarità delle materie prime utilizzate, ma anche la formazione professionale”, spiega il presidente nazionale e Nordest di FAITA-FederCamping, Alberto Granzotto.

Assessore al Turismo Regione Veneto Federico Caner. “Dopo due anni di pandemia oggi i dati ci dicono che c’è voglia di tornare a viaggiare con la tendenza a privilegiare le attività open air, a fare vacanze in modo più green e sostenibile, a contatto con la natura, prestando maggior attenzione anche alla salute e alla sicurezza Il segmento del turismo En Plein Air si conferma come una delle modalità preferite del far vacanza in Italia, ma soprattutto anche in Veneto. Una tendenza che sembra confermata anche per la prossima stagione che mostra i segni di ripresa che interessano particolarmente il segmento dei campeggi. Il turismo En Plein Air in Veneto riuscirà a trainare la tendenza nazionale verso il turismo all’aria aperta: si prevedono infatti tra i 45 e i 48 milioni i turisti che sceglieranno le vacanze open air durante l’estate italiana 2022. Ora, il compito delle istituzioni pubbliche è quello di accompagnare questa ripartenza del turismo con politiche capaci di favorire l’evoluzione del modello di sviluppo turistico conosciuto prima della pandemia. Serve una nuova visione per accompagnare la ripartenza di tutta la filiera turistica regionale”.

ESTATE 2022 IN AUMENTO ARRIVI E PRESENZE NEI CAMPEGGI

I RISULTATI DI GIUGNO E LE PRENOTAZIONI CONFERMANO LA RIPRESA

CON 10,5 MILIONI DI ARRIVI E 69 MILIONI DI PRESENZE LA DOMANDA TORNA AI LIVELLI DEL 2019

Una recente indagine sull’andamento della stagione turistica in corso nei campeggi e villaggi turistici italiani condotta da FAITA-FederCamping ha evidenziato una sensibile ripresa della domanda. Con un totale di 10,5 milioni di arrivi ed oltre 69 milioni di presenze, i gestori delle imprese che hanno fornito i dati previsionali hanno evidenziato un pressoché integrale recupero delle quote di ospiti stranieri, che tornano ai livelli del 2019, con oltre 5,5 milioni di arrivi e 34 milioni di presenze ed una conferma del trend in crescita degli ospiti italiani con almeno 5 milioni di arrivi e 35 milioni di presenze.

Per l’85% delle strutture intervistate la stagione 2022 si chiuderà con una crescita stimata intorno al 30% rispetto al 2021, che già aveva fatto segnare un recupero delle quote perdute nel 2020 (-40%). Se le quote di turisti italiani sembrano crescere solo del 10% (+500.000 arrivi e + 3.000.000 di presenze) gli ospiti stranieri fanno registrare le performance più vistose con un 30% di arrivi in più e con un 35% di crescita delle presenze (+ 2,8 milioni di arrivi e per poco meno di 12 milioni di presenze in incremento sul 2021).

In leggera ma significativa crescita la durata media dei soggiorni che passa da 6 a 6,6 giorni riprendendo il trend prepandemico. Quanto alla modalità sono in crescita le prenotazioni di maxicaravan e di lodge tent (aumenta in sostanza la richiesta di strutture di pernottamento attrezzate a disposizione del cliente) più stabili le piazzole libere per l’installazione di tende della clientela (+10%), ed in crescita le piazzole attrezzate per i veicoli ricreazionali quali camper e roulotte (+15%), a conferma del trend già registrato nel 2021 di aumento di questa modalità di fruizione della vacanza. Secondo gli imprenditori gli ospiti manifestano maggiore attenzione per i servizi ricreativi e sportivi (presenza di parchi acquatici ed intrattenimento ludico/sportivo); per una ristorazione ricercata e con prodotti enogastronomici dei territori; per la presenza di spiaggia attrezzata anche con servizi innovativi; per la qualità in generale di tutti i servizi erogati dalla struttura ricettiva.

I prezzi si sono in genere mantenuti stabili, in alcuni casi con leggeri incrementi principalmente generati dal caro energia e dagli aumenti delle materie prime.

Strutturare il turismo del futuro: dal Lago di Garda un esempio di valore

Strutturare il turismo del futuro e non lasciarlo al caso è essenziale per orientare la domanda, prevederne le evoluzioni e rispondere prontamente alle esigenze sempre nuove dei turisti. Come farlo? Mettendo in campo sinergia e impegno e fissando obiettivi raggiungibili e concreti nel medio e lungo periodo. Un esempio di valore arriva dal Lago di Garda, e racconta un progetto che punta dritto al 2030.

Pianificare il turismo del futuro

Strutturare il turismo del futuro

In un contesto internazionale in cui le trasformazioni economiche sono rapidissime e quelle geopolitiche modificano gli asset societari ed economici, è essenziale per i territori dotarsi di strumenti di analisi, confronto e pianificazione strategica. Quello che succede in Europa e nel mondo, infatti, incide in modo significativo sulle dinamiche territoriali come la mobilità, i prezzi e i mercati turistici.

Il turismo italiano si trova attualmente è nel bel mezzo di un’evoluzione cruciale, poichè ai primati consolidati del passato (sia dal punto di vista delle presenze che della capacità attrattiva), si affiancano le sfide attuali, come i flussi da bollino rosso nell’alta stagione, la pressione sui territori e sugli ecosistemi, la fragilità ambientale e la necessità di sviluppare una governance territoriale più integrata. Tutto questo rende necessaria una pianificazione attenta e responsabile, che punti a vincere queste sfide senza perdere terreno rispetto alla qualità che contraddistingue l’ospitalità italiana.

L’Agenda 2030

Strutturare il turismo del futuro

A questo quadro si aggiunge l’appuntamento con il 2030 e con gli obiettivi da raggiungere sul piano della sostenibilità turistica e non solo. Nei prossimi anni, infatti, il turismo dovrà ripensare modelli, strumenti e strategie per consolidare la destinazione Italia come polo di innovazione turistica, in grado di rigenerare e valorizzare il proprio patrimonio e di ridistribuire i flussi su tutto il territorio e per tutto l’anno. Le sfide odierne chiedono agli operatori di diversificare l’offerta turistica e coinvolgere le comunità locali, con lo scopo di creare un turismo diverso da quello del passato, che però non dimentica le sue origini, ma piuttosto le fa evolvere verso una qualità maggiore e una sostenibilità inedita.

Sotto questo punto di vista, spicca l’apporto dell’Open Air nel settore turistico italiano. Nessun altro comparto, infatti, incarna così bene i valori di sostenibilità, accessibilità, inclusività e rispetto del territorio, e nessun altro comparto è riuscito in un tempo relativamente breve a portare risultati analoghi. Le strutture green stanno aumentando, gli spazi aperti diventano parte integrante della vacanza e non più un semplice plus, e i turisti stessi stanno dando una rilevanza sempre maggiore all’attenzione verso l’ambiente. L’Open Air si sta dimostrando in grado di destagionalizzare, di decentrare i flussi turistici e di creare nuove destinazioni non semplicemente geografiche, quanto piuttosto semantiche, dove i turisti trovano autenticità, esperienze e vicinanza con il territorio e i suoi abitanti. Pianificare dove si vuole arrivare, però, è fondamentale per crescere in modo strutturato e non farsi trascinare dalla corrente.

Laboratorio Garda 2030

Strutturare il turismo del futuro

Un esempio di come strutturare una pianificazione strategica arriva dal Lago di Garda, e più precisamente da Lazise, dove il 21 marzo scorso è stato presentato il progetto Laboratorio Garda 2030. Come è noto, il Lago di Garda rappresenta una delle destinazioni turistiche più importanti d’Italia, ma per continuare ad esserlo deve affrontare le nuove sfide. Quello del 21 marzo rappresenta il primo passo di un percorso di dialogo e progettazione che vuole trasformare le criticità di oggi in opportunità di domani. Il fine ultimo è passare dal problema alla soluzione, puntando sulla sostenibilità e sul rispetto del territorio, valorizzando il patrimonio naturale, culturale e storico della zona.

In particolare, il Lago di Garda intende valorizzare le sue tre dimensioni fondamentali: l’Acqua, la Terra e la Comunità. La sezione dell’Acqua tocca i temi dell’ecosistema lacustre tra patrimonio culturale, mobilità e tutela ambientale; la sezione della Terra si concentra invece sul paesaggio culturale, sull’agricoltura, sulle esperienze outdoor e sulla mobilità lenta come leve di valorizzazione territoriale; la sezione Comunità è dedicata alla governance del sistema Lago, all’identità territoriale e alla partecipazione delle comunità dei residenti.

A Chioggia forum su dati, investimenti e sostenibilità nella Laguna di Venezia e Delta del Po

Il comparto del turismo all’aria aperta si dà appuntamento a Chioggia per una giornata di approfondimento tecnico e strategico dedicata alle dinamiche dell’Alto Adriatico. Mercoledì 15 aprile 2026, a partire dalle ore 09:30 presso la Darsena Le Saline, si terrà l’evento “Turismo Open Air”, organizzato da FAITA Federcamping, Confcommercio Veneto e CISA Camping Chioggia.

L’incontro, che gode dei patrocini del Comune di Chioggia e del Parco Delta del Po, si pone l’obiettivo di analizzare lo stato dell’arte del settore attraverso dati certi, opportunità di formazione e nuove frontiere della sostenibilità per l’intero distretto costiero.


Istituzioni e Territorio: un fronte comune tra Veneto ed Emilia-Romagna

I lavori si apriranno alle ore 10:00 con i saluti istituzionali dei rappresentanti regionali e locali. Tra i relatori interverranno Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Turismo della Regione del Veneto, e Marcella Zappaterra, Consigliera Regionale dell’Emilia-Romagna, a testimonianza della sinergia tra le due regioni per lo sviluppo del distretto alto-adriatico. Parteciperanno inoltre i presidenti di FAITA Federcamping e FAITA Nordest, Alberto Granzotto e il Presidente di  FAITA Emilia Romagna, Franco Vitali.
Non mancherà spazio per i rappresentanti delle realtà locali come CISA Camping Chioggia e la Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto.

Dati e Formazione: le leve per la crescita del distretto

La prima parte della mattinata sarà dedicata all’analisi dei trend di mercato e della forza lavoro con un focus specifico sull’area padano-veneta. Francesco Traverso (CEO H-Benchmark) presenterà i dati necessari per orientare le scelte aziendali, mentre Valeria Minghetti (Responsabile Area Ricerca CISET – Università Ca’ Foscari Venezia) illustrerà il rapporto sulla filiera del lavoro nel settore open air.

Ampio spazio sarà riservato alla formazione dei talenti del territorio, con il contributo di Enrica Scopel, Direttore di ITS Academy Turismo Veneto, che approfondirà il ruolo fondamentale dell’Academy nel preparare i professionisti che opereranno nelle strutture dell’Alto Adriatico.

Investimenti, ESG e Difesa del Suolo nel Delta del Po

Il programma tecnico entrerà nel vivo con il focus sugli strumenti regionali, i bandi e le opportunità di investimento agevolato per le imprese turistiche del Veneto. Si discuterà inoltre di prodotto e innovazione con Sergio Redaelli (CEO Crippaconcept), focalizzandosi sulle mobile home di qualità.

Un tema centrale per l’equilibrio del Delta del Po sarà la sostenibilità ESG. Gli esperti di eAmbiente e i rappresentanti della Divisione Banca dei Territori (Direzione Regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia) spiegheranno l’importanza del bilancio ESG per l’accesso al credito. Infine, verranno trattate le criticità legate all’erosione della costa e alla difesa dei litorali, con gli interventi dei direttori del Genio Civile di Venezia e Rovigo.

Iscriviti

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Info utili e iscrizioni

  • Data: Mercoledì 15 aprile 2026.
  • Luogo: Darsena Le Saline, Chioggia.
  • Orario: Registrazione dalle 09:30; termine lavori e light lunch alle 13:00.
  • Moderatore: Rino Persico, Training & Communication Specialist

Pasqua en-plein-air: i viaggi all’aria aperta conquistano il 2026

I viaggiatori quest’anno vogliono vivere una Pasqua en-plein-air: il comparto del turismo all’aria aperta segna numeri importanti, e conquista un terzo del mercato.

Pasqua en-plein-air: il successo dell’Open Air

Pasqua en-plein-air

Con la Pasqua 2026 l’ospitalità Open Air festeggia un risultato di notevole importanza: il comparto accoglierà il 33% delle prenotazioni totali. A scegliere una vacanza a contatto con la natura e all’aria aperta sono sia turisti stranieri che domestici, i quali approfitteranno delle prime giornate di primavera per fare campeggio in tenda, alloggiare in confortevoli mobilehome o in camper. L’Open Air attira principalmente le coppie, che lo sceglieranno nel 60% dei casi, rimanendo un’opzione marginale per chi viaggia in solitaria (5%) e con gli amici (2%).

Bene invece, per le famiglie, che mostrano un gradimento costante e continuo verso il comparto, e che apprezzano la possibilità di portare in vacanza con loro anche gli amici a quattro zampe. Il segmento dei viaggi pet-friendly, grazie all’Open Air, sta acquisendo un rilievo sempre maggiore in Italia, e per questa Pasqua 2026 le prenotazioni che includono anche un pet sono circa il 10% del totale.

Pasqua 2026 tra la guerra e le partenze

Pasqua en-plein-air

Le vacanze della Pasqua 2026 sono caratterizzate da un clima incerto, sospeso tra la voglia di partire e l’atmosfera globale di tensione geopolitica. In questo scenario, secondo i dati dell’Osservatorio Confturismo-Confcommercio e Swg, saranno più di 9 milioni gli italiani che si metteranno in viaggio e sfideranno sia i rincari che i conflitti. Si tratta di una situazione singolare, che se da un lato non regge il confronto con la Pasqua dello scorso anno (che ha visto muoversi 11,3 milioni di italiani), dall’altro ha dalla sua diverse giustificazioni a questo divario numerico.

Ad esempio la sequenza favorevole di ponti e festività che hanno caratterizzato la Pasqua ’25: cadeva il 20 aprile, a brevissima distanza dalla Festa della Liberazione e dalla Festa dei Lavoratori. Quest’anno, weekend lungo di Pasqua sarà caratterizzato da soggiorni più brevi rispetto al 2025, ma che porteranno valore soprattutto ai territori di prossimità e alle aree rurali. In molti, infatti, hanno scelto destinazioni poco affollate e a stretto contatto con la natura.

Le mete più gettonate

Pasqua en-plein-air

Dal punto di vista della destinazione, l’84% dei vacanzieri ha deciso di rimanere in Italia, e tra questi la maggioranza trascorrerà la Pasqua in Toscana e in Campania. Il 9% opterà invece per l’Europa, mentre l’11% si spingerà oltre i confini dell’UE. Considerando la tipologia di vacanza, invece, le preferenze degli italiani riguardano il mare nel 29% dei casi, la montagna nel 14% e le città d’arte per un altro 14%.

Questi numeri mostrano una prudenza notevole, ma un altrettanto notevole voglia di non rinunciare a viaggiare. Se le tensioni si protrarranno, le cose cambieranno sicuramente e il turismo subirà pesanti ripercussioni, ma per ora non si è ancora lì, anzi. Anche i viaggiatori stranieri, infatti, stanno dimostrando un costante gradimento per l’Italia, scegliendola come meta per le vacanze di Pasqua. A farlo sono principalmente i turisti tedeschi, quelli inglesi e quelli svizzeri, dimostrando ancora una volta il grande appeal che l’Italia esercita sul mercato internazionale.

Se lo scorso anno i turisti hanno alloggiato principalmente da amici e parenti (42,4%), mentre il 30% aveva optato per strutture ricettive (tra hotel, villaggi e B&B), quest’anno le cose sembrano piuttosto diverse, e sebbene le seconde case e gli appoggi presso familiari e conoscenti restino un’alternativa valida per molti, le strutture Open Air migliorano le loro performance.  

Open Air oltre la vacanza: il potenziale dei workshop e del turismo rigenerativo

Come può svilupparsi l’Open Air oltre la vacanza? Puntando sui workshop e sul turismo rigenerativo, che ultimamente stanno interessando una platea sempre più vasta di persone. L’attenzione al benessere psicofisico, infatti, passa anche per il contatto con la natura, ed eventi immersivi nel verde si diffondono sempre più.

La ricerca del benessere

Open Air oltre la vacanza

La pandemia ha fatto scoprire a molti l’importanza dell’aria aperta. I mesi passati in casa, senza la possibilità di uscire, hanno portato a galla l’esigenza sempre più impellente di vivere al di fuori degli ambienti chiusi, e di ricercare il benessere psicofisico proprio nel contatto con gli spazi aperti e con la natura. Non è un caso che, dal 2020 ad oggi, sono aumentati esponenzialmente gli eventi dedicati al benessere, e anche le attività a contatto con il verde.

Questo si nota anche nella trasformazione delle scelte turistiche: i viaggiatori moderni prediligono destinazioni in ambienti verdi, sostenibili e aperti, dove rigenerarsi e staccare dalla frenesia, dalle notifiche e dalla folla. Parallelamente, è cresciuto il mercato dei workshop e degli eventi a tema natura, su cui l’Open Air può puntare per sviluppare il comparto in maniera orizzontale e allargare il proprio raggio d’azione anche oltre la dimensione vacanza.

L’Open Air oltre la vacanza

Open Air oltre la vacanza

Per superare la dimensione vacanza, l’Open Air deve intercettare i bisogni e le esigenze non solo dei viaggiatori, ma anche di chi è appassionato e si avvicina al mondo del benessere. Soggiornare in strutture all’aria aperta, infatti, non vuol dire solamente andare in vacanza, ma può tradursi anche nella partecipazione a workshop ed eventi a tema, dove la natura diventa l’elemento centrale della partenza. Si tratta spesso di ritiri di pochi giorni, che uniscono medicina, ricerca scientifica, cosmetica e ambiente e che hanno come obiettivo non quello di creare un’esperienza fine a sé stessa, ma di generare un benessere duraturo.

Questo tipo di ritiro non ha solamente il vantaggio di avviare un processo rilevante di destagionalizzazione, ma anche quello di generare continuità nel tempo, per tramutare in appuntamenti fissi quello che inizialmente nasce come evento occasionale o una tantum. Il pubblico pare apprezzare particolarmente le pause rigenerative, soprattutto quando queste prevedono forest bathing e altre attività immersive nel verde. Per questo, l’Open Air dovrebbe sfruttare appieno le sue caratteristiche naturali per cavalcare l’onda del consenso attuale, per dare vita ad un nuovo modo di fare accoglienza, che preveda piccoli eventi e brevi soggiorni di altissimo valore ambientale ed empatico.

Le idee che si possono mettere in campo sono davvero numerose: workshop con esperti, attività outdoor, pratiche rigenerative guidate da guru e specialisti, barefoot experience, mindful walking e molto altro. Si tratta di un modo alternativo di intendere il turismo, che può portare enormi benefici sia alle singole strutture che ai territori, creando una rete wellness strutturata e diversificata, perfetta per accogliere e incontrare le esigenze di benessere degli ospiti anche oltre il loro periodo di vacanza classica.

L’esempio delle Terme di Comano

Open Air oltre la vacanza

Per portare un esempio pratico di come il comparto dell’Open Air può crescere orizzontalmente e attrarre ospiti anche fuori dai periodi vacanzieri, si possono citare le Terme di Comano. In primavera, infatti, le Terme di Comano diventano una destinazione di rigenerazione psicofisica dove si alternano workshop e giornate a contatto con la natura, dove l’acqua termale è la protagonista assoluta. Si tratta di un tipo di esperienza che è lontana dalla retorica del wellness effimero, e che attira sempre più persone con il passare del tempo.

Attorno alle Terme di Comano si sviluppa una rete di strutture ricettive che interpretano l’ospitalità in chiave autentica e personalizzata, chiamata Acquavita Club. Il Club, sostanzialmente, organizza attività ed esperienze destinate al miglioramento della sensazione di benessere, che passano per la cura, l’ascolto e la prevenzione a lunga durata. Ne sono alcuni esempi i risvegli accompagnati dai suoni del bosco, le colazioni a km 0 a base di specialità locali, trattamenti termali ed escursioni nella natura.

A questo Club si affianca anche un workshop di 3 giorni che prevede camminate nella natura, sessioni di yoga e tutorial per imparare a riscrivere il proprio rapporto con il corpo e con il tempo, riscoprendo il valore della qualità della vita, da portare a casa e mettere in pratica ogni giorno. Si tratta, quindi, di una manifestazione che va oltre il soggiorno stesso, e che fa affluire alle Terme di Comano moltissimi ospiti, che non sono necessariamente turisti, ma anzi, spesso non hanno alcuno scopo vacanziero che li spinge a muoversi.

Wedding Industry Meet fa tappa in Umbria: gli eventi privati come leva di crescita anche turistica

Wedding Industry Meet, il format nazionale dedicato ai professionisti degli eventi privati, ha fatto tappa in Umbria, aprendo un confronto trasversale tra gli operatori del settore, le istituzioni e i settori collegati. La wedding industry si propone come leva di crescita anche turistica per l’Umbria, ma servono sinergie e strategie condivise.

Gli eventi privati come leva turistica

Wedding Industry Meet

Quando si parla di turismo, raramente ci si riferisce a quei viaggi che si fanno per partecipare agli eventi privati, come possono essere cerimonie, feste e, soprattutto, matrimoni. In realtà, però, quello degli eventi privati è un settore che negli ultimi anni ha registrato una crescita considerevole e che inizia a farsi largo nel panorama italiano come nuova leva turistica. Chi si sposta per partecipare ad un matrimonio fuori sede, infatti, raramente rimane solamente per il tempo della cerimonia. Spesso gli ospiti approfittano del viaggio per allungare il soggiorno e visitare la destinazione, per fare qualche giorno di vacanza in più ed esplorare il territorio, le sue tradizioni e la sua cucina.

Se in passato questo segmento era appannaggio esclusivo della classe alto-spendente, oggi con la mobilità lavorativa e l’avvento dei social, è diventato molto più frequente partecipare a matrimoni in altre città o addirittura in altri Paesi. In questo, l’Italia fa scuola. Il nostro Paese, non a caso, è tra le mete wedding preferite dai futuri sposi internazionali, che da noi trovano ospitalità, accoglienza, buon cibo e un patrimonio naturalistico, artistico, culturale e storico di grande fascino e appeal.

Wedding Industry Meet arriva in Umbria

Wedding Industry Meet

Tutto questo, Wedding Industry Meet lo sa bene. Wim è il formato dedicato ai professionisti degli eventi privati che sta attraversando l’Italia e che ha recentemente fatto tappa in Umbria, presso il Castello di Petrata ad Assisi. L’incontro ha coinvolto oltre 160 aziende del settore tra wedding planner, strutture ricettive, fornitori di servizi e operatori collegati. A promuovere l’evento è stata Destination Umbria, e oltre agli operatori privati hanno partecipato anche numerosi rappresentanti istituzionali.

Il settore wedding in Umbria ha un potenziale altissimo, ed è in grado di generare valore attraverso le ville storiche, i paesaggi da cartolina e i castelli medievali che caratterizzano la regione, ma per farlo funzionare e far diventare l’Umbria una delle destinazioni della wedding industry in Italia, è necessario approfondire ed implementare le sinergie pubblico-privato. In particolare, i temi più caldi hanno riguardato la qualità dei servizi, la formazione continua, le strategie di comunicazione digitale e la capacità di attrarre clientela internazionale. Come sottolinea Giulia Barabani, presidente di Destination Umbria, la regione “ha un potenziale straordinario, ma per esprimerlo è necessario lavorare insieme, con maggiore consapevolezza e visione”.

L’Open Air e la destination weddings

Wedding Industry Meet

Se ci si immagina una location per un matrimonio, inevitabilmente si pensa a tanto verde, una struttura romantica e un contesto naturalistico suggestivo. Proprio per questo, la connessione tra la wedding industry e l’Open Air è una naturale conseguenza dello sviluppo di questo comparto. Partendo dal patrimonio naturalistico e rurale di ogni singolo territorio, infatti, le potenzialità per l’Open Air di diventare una destinazione wedding sono notevoli e le modalità di offerta numerose: pacchetti su misura per matrimoni di destinazione (destination weddings), la valorizzazione delle eccellenze locali, servizi ad hoc per gli eventi privati (dalle navette per gli spostamenti ai catering con prodotti locali) e attività pre e post evento che coinvolgano gli ospiti e i novelli sposi.

In questo senso, il lavoro di associazioni come Destination Umbria, svolgono un ruolo cruciale nella promozione del territorio e di tutti i suoi operatori, attraverso formazione, scouting di location e collaborazioni estere. Se da un lato servono dialoghi con le istituzioni regionali e collaborazioni con tour operator, parallelamente è importante integrare dati e strategie per misurare l’impatto economico e ambientale degli eventi, per trovare la modalità migliore di comunicare la destinazione al grande pubblico internazionale. Gli eventi privati in Italia muovono ogni anno miliardi di euro, e i principali mercati sono quelli statunitense, inglese e medio orientale.

Di conseguenza, il turismo può solo che giovare da una sinergia con il settore wedding, e l’Open Air in particolare: si ha l’opportunità di rafforzare il posizionamento nel panorama sia nazionale che internazionale degli eventi privati, e di generare nuovi flussi turistici che, senza il matrimonio di turno, forse non sarebbero mai venuti in Italia. Inoltre, workshop, networking e campagne promozionali mirate creano opportunità concrete per le aziende italiane che operano nel turismo, nell’agroalimentare, nei servizi e molto altro.

Impegno e  lungimiranza: FAITA ringrazia la Senatrice Santanchè

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Con la conclusione dell’incarico della Senatrice Santanchè, alla guida del Ministero del Turismo, si chiude una stagione di proficua collaborazione tra le parti  e di avvio di riforme strutturali per il sistema dell’accoglienza italiana. FAITA Federcamping esprime gratitudine per il lavoro svolto, sottolineando come l’interlocuzione costante abbia permesso al settore dell’aria aperta di ottenere una legittimazione e un riconoscimento senza precedenti concretato in positivi interventi legislativi.

L’azione del Ministero in questi anni ha contemplato una visione strategica capace di interpretare le specificità ed esigenze del settore Open Air inquadrate nella complessità del mercato turistico moderno, ponendo le basi per un’evoluzione qualitativa attesa da tempo dagli operatori del settore.

Le riforme e il salto di qualità del comparto

Per il mondo dei campeggi e dei villaggi turistici, il supporto del Ministero non è stato solo formale, ma si è tradotto in atti concreti.
L’ascolto ed il confronto insieme alla lungimiranza dimostrata hanno permesso di sbloccare iter legislativi complessi, garantendo alle imprese strumenti più efficaci per affrontare le sfide della sostenibilità e dell’innovazione.

“Il Suo impegno ha dato quella spinta necessaria per affermare ancora di più questo complesso mondo del turismo” si legge nella nota ufficiale della Federazione. “In particolare, nel comparto Open Air, la Sua attenzione e considerazione hanno permesso al settore di crescere e qualificarsi ulteriormente, specie per le importanti riforme legislative che gli operatori attendevano da anni”.
Queste le parole del Presidente Granzotto in una nota inviata direttamente al Ministro.

Tutta la Federazione esprime la propria gratitudine per la professionalità dimostrata dalla Senatrice Santanchè.

L’eredità di Palmidina Rocca e il valore dell’imprenditoria femminile nel turismo

Il 28 marzo, data della riapertura stagionale del Florenz Open Air Resort, il calendario segna una ricorrenza dal profondo valore simbolico: il centenario della nascita di Palmidina Rocca. Gianfranco Vitali — figlio di Palmidina, titolare della struttura e Presidente di FAITA Emilia-Romagna — ha scelto di trasformare questo anniversario in un momento di riconoscimento pubblico per il sistema turistico di Comacchio.

L’iniziativa prevede la premiazione di 49 professioniste che da oltre quarant’anni operano nella filiera locale. Un tributo che parte dalla memoria familiare per arrivare a una fotografia nitida del peso economico del lavoro femminile nel settore extralberghiero.

L’ospitalità come dote innata: il ricordo di Palmidina

L’idea del premio nasce da una precisa filosofia dell’accoglienza, radicata nell’esperienza diretta della famiglia Vitali. “Mia mamma è stata nella mia famiglia una persona di riferimento” ricorda Gianfranco Vitali. “ha vissuto sempre nel campeggio e aveva una dote innata nell’ospitalità: una fortissima attenzione nei confronti dei clienti e la convinzione che i collaboratori fossero persone preziose, indispensabili al successo dell’azienda”.

È questo spirito che Vitali ha voluto ricercare nelle colleghe premiate attraverso un filo conduttore che unisce le diverse generazioni di imprenditrici: “Ho individuato 49 donne del mio comune che in vari settori della filiera — dal ricettivo alla ristorazione, dal commercio alle spiagge — svolgono da almeno 40 anni attività di rilievo nelle proprie aziende. È forse un’anomalia che un privato vada a premiare altri colleghi privati, ma dato che qui da noi nessuno ci aveva haancora pensato, l’ho fatto io nella ricorrenza del centenario di mia madre”.

I numeri del territorio: Comacchio e il primato delle imprese “in rosa”

Gianfranco Vitali

Nel corso dell’intervista, Gianfranco Vitali riporta i dati che definiscono il perimetro economico del settore, citando le ultime ricerche di Sociometrica e i rapporti della Camera di Commercio per inquadrare l’impatto reale della forza lavoro femminile: “Comacchio, con 480 milioni di euro all’anno, è al 28° posto in Italia per il valore aggiunto nel turismo. In questo contesto, la nostra provincia ha percentuale più alta di imprese femminili: siamo al 23,7% nel dato generale, per il settore turistico la percentuale è ancora superiore e arriva al 36,9%.

“Questi sono dati molto interessanti” prosegue Vitali “perché testimoniano l’importanza delle donne nello sviluppo del nostro settore. Senza le donne il turismo non ci sarebbe: hanno una dote innata nell’ospitalità e nel servizio. Tramite questo riconoscimento, vorrei dire il nostro grazie a loro”.

Un messaggio per il comparto nazionale

Gianfranco Vitali chiude con una riflessione rivolta alla categoria e al ruolo sociale dell’imprenditoria moderna: “Marzo è il mese delle donne, un mese con tante ricorrenze per ricordarle. Io credo che sia compito di noi imprenditori uomini riconoscere e sottolineare  larilevanza della donna; spero che questo mio messaggio venga imitato da parte dei colleghi italiani.Cerchiamo di dare alle donne l’importanza che compete loro .

Il premio si configura così come un passaggio di testimone: dall’esempio storico di Palmidina Rocca alle imprenditrici che oggi garantiscono la competitività di uno tra i distretti turistici più rilevanti del Paese.

Concessioni demaniali: in arrivo il bando-tipo. Le novità del Decreto-Legge n. 32/2026

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Il panorama normativo riguardante le concessioni demaniali marittime si arricchisce di un nuovo, importante tassello. Con la pubblicazione del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32 (Gazzetta Ufficiale n. 58), il Governo ha introdotto disposizioni urgenti che toccano da vicino il comparto turistico-ricettivo.

L’obiettivo dichiarato della manovra è quello di garantire condizioni omogenee su tutto il territorio nazionale per l’affidamento delle concessioni, superando l’attuale frammentazione procedurale.

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Verso un modello unico: lo schema di bando-tipo

Il fulcro della novità risiede nell’articolo 8 del provvedimento. La norma stabilisce un cronoprogramma serrato per la definizione delle nuove procedure di gara:

  • Entro 30 giorni dal 12 marzo 2026, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è tenuto a presentare uno schema di bando-tipo.
  • Tale documento sarà sottoposto al parere della Conferenza Unificata.
  • Il modello servirà da base per l’avvio delle procedure di affidamento delle concessioni demaniali, come previsto dalla legge n. 118/2022.

L’impatto sulle imprese turistiche

Il provvedimento riveste un interesse diretto per le imprese del settore, che attendono da tempo criteri chiari e uniformi per la gestione degli spazi demaniali. La creazione di un bando-tipo mira a ridurre l’incertezza giuridica e a fornire una traccia amministrativa solida per gli enti locali e i concessionari.

La Federazione seguirà con estrema attenzione l’iter di definizione del bando, al fine di predisporre le opportune iniziative a tutela del comparto.

Il monitoraggio sarà costante, specialmente nella fase di confronto in Conferenza Unificata, per assicurare che le specificità delle imprese turistico-ricettive all’aria aperta siano adeguatamente rappresentate e tutelate nelle future procedure di affidamento.

La Sicilia cresce sul mercato estero: +5,5% di stranieri

La Sicilia cresce sul mercato estero e nel 2025 segna un incremento del 5,5% degli ospiti stranieri. Questo secondo i dati divulgati dallo studio di Prometeia sul turismo siciliano, presentato a Palermo in occasione del Forum delle Economie.

Il turismo in Sicilia

Sicilia cresce nel mercato estero

Durante il Forum delle Economie, svoltosi a Palermo nei giorni scorsi, sono stati diffusi i dati sul turismo siciliano dello studio di Prometeia. Il primo, e più evidente è rappresentato dalle presenze 2025: ben 22,5 milioni. Il turismo in Sicilia rappresenta il 4,2% dell’economia regionale, e di anno in anno accresce la sua importanza. A livello nazionale, invece, l’isola copre il 4,8% della filiera turistica, coinvolgendo numerosi settori, dallo shopping all’industria alimentare, dall’offerta culturale a quella naturalistica e ricreativa.

Si tratta di un settore chiave per lo sviluppo economico dell’isola, che sempre più si sta dimostrando in grado di valorizzare le eccellenze locali e accrescere il suo appeal sul mercato globale. In linea generale, i dati del 2025 confermano quanto già emerso nel 2024 a livello di volumi, ma segnalano importanti cambiamenti nella tipologia di ospiti che arrivano sull’isola, essenziali per riuscire ad anticipare bisogni e necessità della domanda. In particolare, emerge chiaramente il crescente interesse dei turisti stranieri nei confronti della Sicilia, mentre la compagine italiana scende sotto i 10 milioni di presenze con un calo del 6,3%.

La Sicilia cresce sul mercato estero

Sicilia cresce nel mercato estero

Su 22,5 milioni di presenze, quasi 13 milioni sono generate da ospiti stranieri, un dato in crescita del 5,5% su base annuale. Anche gli arrivi negli aeroporti siciliani mostrano un incremento (+5,1%) rispetto al 2024. Questi numeri mostrano il crescente appeal dell’isola nel mercato internazionale, e il forte interesse della domanda nei confronti dell’offerta siciliana, soprattutto dal punto di vista dell’esperienzialità. Questi turisti stranieri hanno prevalentemente una capacità di spesa medio-alta, e forniscono input fondamentali per guidare lo sviluppo del settore.

Quello che chiedono, infatti, è un’accoglienza di lusso, investimenti sulle infrastrutture ed attività ed esperienze a stretto contatto con il territorio. Aumentare la qualità dell’offerta turistica e ampliare il ventaglio di proposte per i turisti, è quindi la strada da percorrere per continuare a registrare dati positivi e in aumento anno dopo anno, seguendo la scia della crescita iniziata nel biennio 2022-2023.

Il ruolo dell’Open Air

Sicilia cresce nel mercato estero

In Sicilia, un ruolo sempre più centrale lo gioca l’Open Air, grazie non solo a strutture in grado di ospitare un numero elevato di ospiti, ma anche all’offerta strutturata e all’accoglienza sostenibile. Il turismo all’aria aperta, infatti, ha registrato nel 2025 dati positivi nell’isola, vantando permanenze più lunghe rispetto alle strutture alberghiere e valorizzando ricchezze e bellezze naturali non solo nelle destinazioni più gettonate, ma anche nelle aree rurali e meno frequentate.

Per consolidare ed accrescere questo trend positivo occorrono sia infrastrutture e cooperazione tra istituzioni e operatori, che collaborazioni e sinergie tra gli attori non solo turistici. La destinazione Sicilia a livello internazionale attira, ma la comunicazione può essere ancora più efficace e veicolare tutte quelle tradizioni, particolarità e caratteristiche uniche che l’isola ha dalla sua, per attrarre un turismo più sostenibile, responsabile e rispettoso del suo territorio.

Sinergie per il territorio: dalla Cervia Advantage Card uno spunto per l’Open Air

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Sviluppare sinergie per il territorio è uno strumento utilissimo per la crescita economica non solo del settore turistico, ma che favorisce anche il commercio locale, il welfare e le opportunità lavorative. Dall’esempio della Cervia Advantage Card, uno spunto per l’Open Air.

Cervia Advantage Card

sinergie per il territorio

Il progetto di Cervia Advantage Card nasce per rafforzare e promuovere le attività del territorio coinvolgendo l’intero comprensorio di Cervia, Milano Marittima, Pinarella e Tagliata. Tutte queste realtà locali, unendosi, hanno dato vita ad una sinergia extraterritoriale a supporto del commercio locale con il fine di aumentare le opportunità lavorative e allargare l’offerta turistica per i visitatori, portando input positivi anche ai residenti. All’atto pratico, la rete di attività commerciali e servizi proporrà sul mercato vantaggi, sconti e opportunità su tutto il territorio, per migliorare l’offerta turistica con un’esperienza a tutto tondo, che sia completa e coinvolgente.

In questo modo, al soggiorno si possono integrare benefici legati alla ristorazione, al commercio, al tempo libero e ai servizi, dando accesso ad uno sconto del 10% presso le attività aderenti su tutto il territorio cervese. Si tratta di un circuito che vuole valorizzare l’economia locale e far scoprire le eccellenze di Cervia, Milano Marittima, Pinarella e Tagliata con un approccio diverso dal solito, più autentico e ravvicinato. Dal lato esercenti, l’adesione gratuita favorisce il coinvolgimento e apre la strada anche ad un nuovo canale di promozione, in quanto la Card sarà presente anche nei portali di welfare aziendale.

Infine, la card sarà data in omaggio ad eventi ed iniziative solidali, per favorire una maggiore diffusione e un approccio che includa anche la sfera sociale. Si tratta di un progetto ad ampio spettro che vede la collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria e realtà territoriali e che pone al centro la creazione di valore per tutto il territorio.

Sviluppare sinergie per il territorio

sinergie per il territorio

Quello della Cervia Advantage Card è un esempio da cui partire per vedere tutti i vantaggi che derivano da una collaborazione di questo tipo. Un progetto condiviso come questo, infatti, mette in relazione non solo realtà diverse, ma anche diversi campi economici e non solo, dal turismo al commercio locale, dal welfare aziendale al terzo settore. Si tratta di un input sinergico di altissimo valore che può realmente creare nuove opportunità per tutti gli attori del territorio, ampliando l’offerta per l’intera comunità e mettendo in primo piano la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune: lo sviluppo del territorio.

Invece di separare i settori e di entrare in competizione, un approccio integrato e condiviso permette di aumentare l’appeal delle località non più singolarmente, ma in rete, che offre sia ai visitatori che ai turisti la possibilità di fruire e scoprire il territorio più da vicino e con un maggiore peso sull’esperienzialità.

Riflessioni per l’Open Air

sinergie per il territorio

Dal punto di vista dell’Open Air, che sull’esperienzialità e l’autenticità fonda gran parte della sua offerta, la creazione di sinergie territoriali come quella proposta a Cervia permette ai gestori delle strutture ricettive di costruire offerte più ricche per gli ospiti. Si tratta, quindi, di una collaborazione da incentivare e da instradare, in grado di creare un percorso condiviso che permetta anche di fare una programmazione pluriennale futura stabile e precisa.

L’economia turistica locale, soprattutto per i piccoli centri e le realtà rurali, passa anche attraverso questo tipo di progetto, che per l’Open Air può rappresentare un ennesimo input positivo da cui partire per aumentare ancora di più l’autorevolezza sul mercato internazionale e la qualità dell’offerta, arricchendola di nuove esperienze, possibilità aggiuntive per gli ospiti e proposte sempre nuove.

Si tratta di una sinergia che porta numerosi vantaggi anche al mondo della ristorazione, con cui l’Open Air è strettamente legato, e che può permettere di avvicinarsi alle specialità locali e alle tradizioni che portano con sé con un approccio più autentico e di valore. In questo modo, chi arriva in un determinato posto non si limita più solamente a visitarlo, ma inizia a scoprirlo palmo dopo palmo, vivendo esperienze immersive, assaggiando i prodotti locali e anche imparando a creare prodotti artigianali e piatti tipici: tutti elementi che spingono il turista a parlare bene della destinazione, a ricordarla e anche a tornarci.

Cresce il turismo extra-alberghiero nel IV trimestre 2025, stranieri traino delle presenze

Il turismo extra-alberghiero nel IV trimestre 2025 ha registrato un sensibile incremento. Nei mesi che vanno da ottobre a dicembre, il traino maggiore proviene dai turisti stranieri, che contribuiscono a far aumentare le presenze del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Turismo extra-alberghiero nel IV trimestre 2025

turismo extra-alberghiero

I dati sul turismo italiano nel quarto trimestre del 2025 registrano una crescita della domanda extralberghiera. L’Istat comunica, nel dettaglio, un incremento degli arrivi dell’1% su base annua nell’intero settore turistico, e un aumento delle presenze pari al 2,9%. Si tratta di dati che confermano le tendenze positive del trimestre precedente e che anticipano un 2026 altrettanto favorevole. Per quanto riguarda l’extra-alberghiero, i dati Istat registrano un aumento del 6,6% nelle presenze. I turisti italiani aumentano del 3,2% e gli stranieri del 9% rispetto allo stesso periodo del 2024.

La permanenza media si mantiene stabile a 2,82 notti per cliente, con gli stranieri che si trattengono per un periodo leggermente più lungo (3,13 notti). I dati del quarto trimestre incidono per il 14,8% sull’intero. Questi numeri, che arrivano dopo un 2024 da record (secondo l’Istat è stato l’anno migliore di sempre per il turismo italiano, con 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze), confermano l’andamento positivo del settore in Italia, e fanno ben sperare per un’ulteriore crescita nel 2026.

Il ruolo dell’Open Air

turismo extra-alberghiero

All’interno delle strutture extra-alberghiere, l’Open Air ha giocato sicuramente un ruolo di primo piano, sia dal punto di vista di arrivi e presenze, che della qualità dell’accoglienza. Il turismo all’aria aperta, infatti, attira un pubblico virtuoso, che porta sul territorio non solo un atteggiamento responsabile e proattivo, ma anche un indotto non indifferente sulle economie locali e sull’artigianato. L’Open Air va affermandosi sempre di più come uno dei pilastri dell’ospitalità italiana, in grado di fornire alloggi di qualità e di valorizzare il territorio anche nelle zone rurali e periferiche.

La crescita continua conferma, inoltre, l’interesse in costante aumento per le tematiche legate alla sostenibilità e all’impatto turistico da parte dei viaggiatori. Questi aspetti, infatti, assumono un peso via via maggiore nella scelta non solo della destinazione, ma anche del tipo di alloggio e di tutto quanto ruota attorno alla vacanza, dalle esperienze alle attività che si svolgono durante il viaggio. L’attenzione ai materiali, alla digitalizzazione e alla vicinanza con la natura diventano elementi di primaria importanza per il turista moderno (soprattutto internazionale), che trova riscontro ai suoi bisogni ed esigenze proprio nell’Open Air.

L’importanza dei turisti stranieri

turismo extra-alberghiero

Proprio gli stranieri hanno rappresentato il traino del turismo italiano nell’ultimo trimestre del 2025. I turisti internazionali, infatti, rappresentano ancora la fetta maggioritaria di ospiti che trascorrono le proprie vacanze in Italia, ed è in costante crescita. I dati Istat registrano un incremento del 5,1% delle presenze straniere in Italia su base annua, e la presenza straniere per più della metà dei pernottamenti (56,5%) nei mesi che vanno da ottobre a dicembre 2025. In particolare, dalle rilevazioni Istat emerge la schiacciante preferenza del pubblico straniero per il mese di ottobre: il 46% delle presenze del trimestre si è infatti concentrato in questo mese.

Si tratta di un dato rilevante dal punto di vista della destagionalizzazione, che mostra una tendenza favorevole e che conferma la presenza turistica anche in mesi che esulano dall’alta stagione estiva. Dal punto di vista dell’incremento delle presenze, questa tendenza è confermata anche dal +9,2% registrato nel mese di novembre. In generale, quindi, si può dire che il 2025 si chiude con diverse conferme e nuove tendenze che danno input di valore da cui partire per strutturare la ricettività del 2026 e delle annate successive, pur rimanendo ferma la necessità di continuare a diversificare l’offerta, di investire nella destagionalizzazione e nello sviluppo della delocalizzazione.

Vacanze 2026: il campeggio resta la scelta più intelligente per il budget familiare

Secondo l’ultima analisi dei prezzi condotta da PiNCAMP, il portale dedicato al campeggio di ADAC, ANWB e TCS, il turismo all’aria aperta si conferma un’isola felice per chi cerca un rapporto qualità-prezzo imbattibile. In media, una famiglia europea spende circa 49 euro a notte per una piazzola in alta stagione. Si tratta di un aumento moderato del 7% rispetto all’anno scorso, un dato che rende il camping molto più competitivo rispetto alle opzioni alberghiere tradizionali.

Uwe Frers, esperto di campeggio e direttore generale di PiNCAMP, spiega che il settore rappresenta un’alternativa estremamente interessante in tempi di aumento dei costi di viaggio. Tuttavia, avverte che nei popolari paesi del Mediterraneo l’elevata domanda internazionale si scontra con una capacità ricettiva limitata, spingendo i prezzi verso l’alto.

La mappa dei prezzi: dove conviene puntare la bussola?

Le differenze tra le varie regioni del continente sono marcate. Chi cerca il massimo risparmio deve guardare verso Nord: in Norvegia il costo medio a notte è di soli 38 euro, seguita dalla Svezia con 40 euro e dalla Germania con 41 euro.

Al contrario, il fascino del Mediterraneo riflette una pressione commerciale superiore. La Croazia si attesta come la destinazione più onerosa con una media di 73 euro, mentre l’Italia si posiziona poco sotto con 63 euro a notte. Tra le due fasce troviamo nazioni come la Francia (46 €), la Danimarca (51 €) e l’Austria (56 €).

Il lusso e la costa: i fattori che alzano il prezzo

Non tutti i campeggi sono uguali e l’analisi evidenzia come i servizi d’eccellenza e la posizione pesino sul portafoglio:

  • Il segmento 5 stelle: i prestigiosi “ADAC Superplatz” hanno costi molto variabili. Se in Germania il lusso è accessibile (57 €), in Spagna e Croazia si sfiorano i 100 euro a notte, con l’Italia che segue a 91 euro.
  • L’effetto mare: dormire cullati dalle onde costa in media il 36% in più rispetto all’entroterra. Il picco si registra in Francia, dove la vicinanza alla costa fa lievitare i prezzi del 49%, mentre in Germania la differenza è quasi nulla.

Il segreto del risparmio: la magia della bassa stagione

Per chi ha la possibilità di viaggiare al di fuori di luglio e agosto, il potenziale di risparmio è straordinario. In media, i prezzi scendono del 29% in tutta Europa. In alcune destinazioni il calo è drastico: in Croazia si risparmia oltre il 52%, pagando circa 38 euro in meno a notte rispetto all’estate. Anche in Italia e Spagna il vantaggio è netto, con una riduzione dei costi che sfiora il 38%.

In definitiva, l’Europa offre opzioni per ogni tasca, dalle strutture essenziali ai resort premium. Nonostante i moderati aumenti, Uwe Frers osserva che molti viaggiatori sono diventati sensibili ai costi e adattano la durata del soggiorno o la destinazione per mantenere la vacanza accessibile. Il campeggio, grazie alla sua flessibilità, rimane la risposta principale a questa esigenza di bilancio.

Faita Trentino: Fabio Poletti confermato alla presidenza

L’Assemblea elettiva di Faita Trentino ha rinnovato la propria fiducia a Fabio Poletti, riconfermandolo alla guida dell’associazione per il mandato 2026-2030. L’elezione, svoltasi a Trento il 12 marzo, ha visto anche la conferma di 7 consiglieri su 9, consolidando una squadra che ha dimostrato solidità e visione nel quinquennio precedente.

I numeri del successo: un 2025 da record

Il settore del camping e dei villaggi turistici si conferma un pilastro dell’economia locale. I dati presentati da Trentino Marketing evidenziano un comparto in piena salute:

  • Occupazione in crescita: +10% rispetto all’anno precedente.
  • Top Performance: l’area dei Laghi (Garda, Valsugana, Trento) traina il settore con un +12%.
  • Previsioni 2026: le prenotazioni per Pasqua e i ponti di primavera mostrano già segnali estremamente positivi.

Digital Strategy: il portale trentinocamping.it

La visibilità online è ormai il cuore della promozione. Il report di Omnigraf sul portale ufficiale dell’associazione sottolinea risultati straordinari per il 2025:

  • 153.000 utenti unici hanno visitato il sito.
  • 27.000 conversioni dirette.
  • L’importanza della qualità: le “schede premium” generano il 70% dei contatti, dimostrando che i turisti cercano contenuti ricchi e immagini di alta qualità già dai primi mesi dell’anno.

Se la vetrina digitale è curata e splendente, il turista prenota e si sente presente.

Obiettivi 2030: semplificazione e urbanistica

Per il nuovo mandato, la priorità del Presidente Poletti è chiara: ottenere una disciplina urbanistica uniforme su tutto il territorio provinciale.

  • Basta deroghe: superare l’incertezza normativa per snellire i tempi burocratici.
  • Parità di condizioni: garantire a ogni imprenditore le stesse possibilità di riqualificazione.
  • Qualità dell’offerta: facilitare gli investimenti per mantenere il Trentino ai vertici del turismo Open Air europeo.

Turismo religioso e culturale: le Marche dopo il Giubileo pensano al futuro

Il turismo religioso e culturale nelle Marche ha beneficiato dell’appeal del Giubileo 2025, permettendo di sviluppare una rete permanente di destinazioni collegate tra loro dal fil rouge giubilare oltre che dalla loro attrattività culturale.

Turismo religioso e culturale nelle Marche

turismo religioso e culturale

Le Marche hanno registrato un incremento notevole nel turismo religioso e culturale nel 2025. I dati dell’ultima indagine ISNART per Unioncamere ed ENIT nell’ambito dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, evidenziano un’affluenza in crescita nella clientela religiosa, che ha portato fedeli e pellegrini in moltissime località regionali. Di questa affluenza, il 30% degli operatori delle strutture ricettive delle Marche si è dichiarato soddisfatto, e guarda con maggiore positività anche al futuro.

In particolare, le destinazioni più gettonate sono state Loreto, Ascoli Piceno, Urbino e Fano, dove sono giunti numerosi gruppi di pellegrini provenienti dal Nord Italia, dal Centro e dal Sud, contribuendo anche ad un aumento delle presenze. Gran rilievo ha avuto anche la cultura, che ha permesso a Pesaro di beneficiare dell’onda lunga del riconoscimento di Capitale della Cultura Italiana 2024, e ad Ascoli Piceno e Urbino di attirare un numero crescente di visitatori. Il 2025 si è chiuso con risultati positivi e che fanno ben sperare anche per il futuro, e che gettano le basi per lo sviluppo di un’offerta più mirata e funzionale ai turisti religiosi.

Il ruolo del Giubileo

turismo religioso e culturale

Il Giubileo 2025 ha avuto una rilevanza notevole sul turismo marchigiano, sia per i percorsi e i cammini che per le presenze registrate nei siti specifici. Ne è un esempio la Basilica della Santa Casa di Loreto, che ha giocato un ruolo fondamentale nell’attrattività turistica regionale. Hanno riscontrato arrivi e presenze positivi anche: la casa natale di Santa Maria Goretti a Corinaldo; il Museo dei bronzi dorati di Pergola; l’Abbazia di Santa Maria di Castagnola a Chiaravalle.

Gli effetti dell’Anno Santo si riverberano positivamente anche sui primi mesi del 2026 e sulle previsioni per la primavera, consentendo agli operatori di porgere un’offerta su misura per chi si muove per motivi legati alla fede.

Le previsioni per il 2026

turismo religioso e culturale

Stando ai dati ISNART, le previsioni per il 2026 sono positive. Nel periodo primaverile, infatti, gli esercizi ricettivi a livello nazionale hanno già venduto la metà delle camere disponibili, e le Marche in particolare si attestano ad un 30% di vendite. Le prenotazioni pasquali, che sono solite arrivare sotto data, sono in parte già iniziate, ma il margine di vendita è ancora molto ampio. A muoversi sono principalmente i gruppi organizzati, che scelgono la primavera per viaggi a tema sia religioso che culturale, con particolare attenzione per la prossima ostensione delle spoglie di San Francesco, traino eccellente per tutte le località limitrofe ad Assisi anche al di fuori dell’Umbria.

Tutte le destinazioni nei paraggi a forte incidenza di percorsi religiosi (proprio come quelle marchigiane) beneficeranno enormemente dell’evento e del suo riverbero. In questi giorni poi, Fano sta registrando un vero e proprio boom di prenotazioni nelle strutture ricettive, in particolare da parte dei gruppi, per la recente scoperta della Basilica di Vitruvio. Buone prospettive si aprono anche per le città d’arte e le località di mare, e in generale la Regione si dice positiva per i mesi a venire, augurandosi di continuare sul tracciato delineato da questi trend in crescita e di attirare una percentuale sempre maggiore anche di visitatori stranieri.

Dmo riconosciute dalla Regione: la proposta di legge della Basilicata per il turismo

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Dmo riconosciute dalla Regione: per allineare l’offerta alle mete più sviluppate in Europa.

Rilanciare il turismo lucano

Dmo riconosciute dalla regione

Negli ultimi anni la Basilicata ha dimostrato di saper competere sul mercato turistico sia italiano che internazionale, attirando un numero via via maggiore di turisti. Il margine di crescita però, è ancora molto ampio per la Regione, che grazie al cinema e alla riscoperta del turismo rurale e dei borghi, sta vivendo una nuova primavera. I punti di forza della Basilicata sono senza ombra di dubbio le tradizioni locali, l’enogastronomia e la garanzia di un territorio privo poco affollato.

A scegliere la Basilicata, infatti, sono ospiti che amano scoprire ed esplorare territori dove trascorrere una vacanza di qualità.

Dmo riconosciute dalla Regione

Dmo riconosciute dalla regione

Per farlo, il consigliere regionale Nario Aliandro ha avanzato una proposta di legge che prevede di introdurre le Dmo (Destination Management Organizations) nel quadro normativo regionale. Questo tipo di organismo già ampiamente consolidato in tutta Europa si configura come un modello organizzativo evoluto, in grado di coordinare efficacemente gli attori pubblici e privati, valorizzare le risorse locali in modo sinergico e sostenibile, competere sui mercati nazionali ed internazionali e offrire esperienze turistiche di qualità. In questo senso, gli obiettivi della proposta sono:

  • la modernizzazione del sistema turistico,
  • una più solida integrazione pubblico-privato,
  • rafforzamento della competitività territoriale della Basilicata come destinazione d’eccellenza,
  • la promozione di una pianificazione strategica di medio-lungo periodo,
  • l’incentivazione di premialità che favorisca l’aggregazione dei territori.

I pro della proposta

Dmo riconosciute dalla regione

Tra le conseguenze positive che questa proposta potrebbe portare alla Regione Basilicata, c’è la progettualità condivisa dei territori. Ogni Dmo riconosciuta, infatti, dovrà elaborare un piano quinquennale condiviso per la propria destinazione turistica, con obiettivi misurabili e piani attuativi annuali. In questo senso, gli obiettivi spaziano dall’accoglienza turistica alla promozione, dallo sviluppo dei prodotti locali al sostegno alla sostenibilità, dalla formazione degli operatori alla valorizzazione delle infrastrutture e degli eventi.

Un altro pro decisamente rilevante sta nell’accesso prioritario ai fondi regionali: i territori che si organizzano in Dmo potranno accedere prima degli altri ai finanziamenti regionali in materia di turismo, cultura, ambiente e riqualificazione urbana. Infine tra i punti a favore della proposta c’è anche il fatto che il riconoscimento delle Dmo non comporta alcun peso ulteriore sulle casse regionali, e che i territori possono scegliere in completa autonomia la forma giuridica più adatta al proprio contesto.

Le criticità della proposta

Tuttavia secondo Fiavet Campania e Basilicata, il riconoscimento delle Dmo a livello regionale andrebbe a sovrapporsi all’Apt Basilicata, diventata punto di riferimento concreto per il settore turistico regionale con molti progetti realizzati ed in fieri per la promozione del territorio, la sua valorizzazione e per il coordinamento condiviso.

Piuttosto, sarebbe preferibile concentrare l’attenzione su temi come le piattaforme digitali, marketing territoriale mirato, collegamenti e infrastrutture efficienti e integrazione tra servizi turistici, esperienze e mobilità.

Vacanze di Pasqua a rischio: 80.000 arrivi in meno a Roma per la guerra in Iran

La guerra in Medio Oriente mette le vacanze di Pasqua a rischio. Secondo le stime di Assoturismo Roma e Lazio, nella capitale ci saranno 80.000 arrivi in meno nel periodo pasquale a causa della cancellazione dei voli, che equivalgono a circa 1 milione di pernottamenti in meno.

Vacanze di Pasqua a rischio a Roma

Vacanze di Pasqua a rischio

La Capitale inizia a ricevere le prime disdette per le vacanze di Pasqua 2026, e la causa è la guerra in Medio Oriente. La situazione del conflitto è ancora incerta e in continua evoluzione, e l’escalation ha un impatto notevole sul turismo, soprattutto per le destinazioni di maggior rilievo, come appunto Roma. Solitamente il periodo di Pasqua è uno dei più floridi per il turismo nella Città Eterna (nel 2025 la Capitale ha sfiorato il mezzo milione di visitatori), ma quest’anno la situazione potrebbe essere diversa.

Si stima un calo di 80.000 arrivi e circa 1 milione di pernottamenti in meno rispetto alle previsioni di pochi giorni fa. Si tratta di poco meno della metà rispetto al dato nazionale, un numero incredibile e preoccupante. La causa principale sono le cancellazioni dei voli dal Medio Oriente (sia diretti che con scalo), ma gioca un ruolo importante anche il timore di trovarsi in una città target e di rilievo come Roma. Di conseguenza, stanno rinunciando ai viaggi a Roma tutti i turisti provenienti dal Medio Oriente, dall’Oriente e dall’Australia. Per ora le cancellazioni sono arrivate al 12% e hanno riguardato principalmente hotel di alta fascia, mentre sembrano intatte le prenotazioni provenienti da Canada, Stati Uniti e Regno Unito.

Le conseguenze del conflitto

Vacanze di Pasqua a rischio

La chiusura degli scali internazionali di Dubai e Doha sta provocando un effetto domino preoccupante non solo per Roma, ma per tutte le destinazioni italiane che puntavano sul periodo di Pasqua per proseguire il 2026 sull’onda dei successi invernali. Attualmente la situazione non è ancora grave, ma si teme possa diventarlo nel prossimo futuro, e che le cancellazioni possano aumentare ancora, in base a come si evolverà il conflitto. Dal punto di vista delle partenze, a preoccupare è anche il rincaro energetico, che può ripercuotersi direttamente sul costo dell’alloggio, soprattutto per chi ha prenotato soggiorni nelle aree limitrofe a quelle interessate dalle tensioni (Egitto, Cipro, Turchia e Giordania). La conseguenza diretta è un blocco nelle prenotazioni a lungo raggio e a lungo termine, con un favore che potrebbe tradursi in vacanze nazionali per la prossima estate.

Come cambiano i viaggi

La guerra potrebbe operare cambiamenti profondissimi al modo di viaggiare, oltre che alle destinazioni più gettonate. Se fino ad ora le mete più famose e importanti hanno rappresentato un place to be impareggiabile, ora l’attenzione dei viaggiatori potrebbe spostarsi sulle dupe destinations, sui borghi e nelle aree rurali, meno affollate e meno centrali. Allo stesso modo, i luoghi chiusi perdono terreno in favore di quelli all’aria aperta, considerati più sicuri.

Insomma, al pari del 2020, quando la geografia dei viaggi di tutto il mondo è stata modificata dalla pandemia di Covid-19, nel 2026 ci troviamo di fronte ad un cambiamento notevole del turismo mondiale, che in città come Roma si avverte con un’intensità nettamente maggiore. Il che si traduce in un vantaggio sicuro per il turismo di prossimità, poichè l’incertezza nel lungo raggio spinge a percorrere distanze minori per le proprie vacanze, e a non allontanarsi troppo da casa. La situazione, però, rimane fluida e nulla è ancora detto, soprattutto sul fronte degli arrivi e dei pernottamenti internazionali.

Non solo turismo
Vacanze di Pasqua a rischio

Ovviamente, meno arrivi e meno pernottamenti si traducono anche in un indotto inferiore, e non sarà solo il turismo ad essere danneggiato dalla guerra in Iran. Anche settori come la ristorazione e il commercio, infatti, temono gli effetti del conflitto, sia dal punto di vista delle entrate che delle uscite. I rincari energetici, infatti, possono influire pesantemente sulle spese e sulla ripresa dell’inflazione, ma per ora tutti gli scenari sono ancora in via di sviluppo, il che provoca incertezza e inquietudine tanto nei viaggiatori quanto negli operatori.

Dopo il Natale e la stagione dei saldi, dopo il Giubileo 2025 e le sue code, il 2026 sembrava un anno già scritto per Roma ma la Città Eterna, così come moltissime altre destinazioni sia in Italia che nel resto d’Europa, si trovano a dover fare i conti con una situazione geopolitica instabile e incerta, che non può confermare, almeno allo stato attuale delle cose, le previsioni positive fatte finora per le stagioni a venire.

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026: la fotografia del comparto di JetCamp

Lo Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026, pubblicato da JetCamp, presenta un comparto frammentato e caratterizzato da catene in crescita e dall’aumento continuo e costante dell’importanza della sostenibilità.

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Sul portale di JetCamp piattaforma europea di ricerca e prenotazione per le strutture ricettive outdoor, è stato pubblicato lo “Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026”, un approfondimento del comparto Open Air italiano. Dallo studio, realizzato sulla base di dati e fonti diverse, emergono trend, modelli di rete di successo, informazioni sulla dimensione del comparto e nuove strategie emergenti.

Secondo FAITA Federcamping sono circa 2.600 imprese dell’Open Air, con una capacità di oltre 1,3 milioni di posti letto e un fatturato di circa 8 miliardi di euro, indotto compreso. Il comparto rappresenta più del 10% degli arrivi e circa il 16% delle presenze dell’intero settore turistico italiano, cui, tuttavia, si dovrebbero aggiungere i dati di agricampeggi ed  aree sosta.

Catene e reti outdoor

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Dallo studio emerge un dato di valore: il comparto Open Air è estremamente frammentato, e i principali gruppi gestiscono meno di 70 camping village nel loro complesso. Si tratta di meno del 3% della ricettività outdoor totale. I grandi gruppi (Club del Sole, Baia Holiday, Hu OpenAir, Vacanze col Cuore e Bella Italia Group) hanno registrato crescite consistenti nel periodo che va dal 2020 al 2025, grazie soprattutto alle nuove acquisizioni e agli investimenti verso resort, mobil home e soluzioni di glamping.

Esiste però un’altra realtà nel mondo della ricettività outdoor italiana, che si affianca a quella delle catene tradizionali: le reti. Si tratta di modelli alternativi che permettono alle singole strutture di fare squadra anche senza una proprietà diretta su larga scala. Ne sono alcuni esempi il camp-in-camp (una parte del campeggio è gestita da operatori specializzati e TO), Kampaoh (concept orientato all’esperienza), Nordisk Villages e StarsBOX (una rete di 46 location dove sono state installate casette in legno in contesti totalmente immersi nella natura). Ancora, si fanno notare le organizzazioni marketing come LeadingCampings, che in Italia conta 8.000 affiliati e collega strutture di fascia luxury.

Il ruolo della sostenibilità

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Nel comparto outdoor, la sostenibilità gioca un ruolo di sempre maggior rilievo ed è ricercata sia dagli ospiti che dai gestori. Purtroppo, però, manca un criterio omogeneo e standardizzato di definizione  della sostenibilità. Oltre alle certificazioni internazionali (Green Key, EU Label, ecc.), l’unica certificazione italiana diffusa su tutto il territorio è quella di Legambiente Turismo, che FAITA Federcamping promuove attivamente. Del resto oltre all’oggettivo beneficio di operare in contesti di sostenibilità certificata le attestazioni aiutano i turisti nella scelta della struttura più affine alle loro esigenze, e garantiscono parallelamente il rispetto di determinati standard.

Queste appaiono sulle schede struttura dei principali portali online, e permettono di fare scelte consapevoli e responsabili. Inoltre, consentono alle strutture di veicolare una comunicazione più efficace degli alti standard di qualità raggiunti in Italia, soprattutto a livello internazionale. Per altro la sostenibilità si declina in diverse accezioni: sociale, ambientale, territoriale.

Sviluppare la sostenibilità significa investire nel futuro, e rendere i luoghi più resilienti e meno passivi rispetto ai flussi turistici che accolgono, ma anche garantire stabilità economica ed occupazionale sui singoli territori. Inoltre, in ottica di collegamento con l’esperienzialità, la sostenibilità necessità di entrare in contatto con le tradizioni del luogo, di rivisitare vecchie abitudini in chiave green e anche di introdurre le nuove tecnologie nei processi più consolidati. Terzo elemento la digitalizzazione, che permette di snellire le procedure, aumentare i servizi e offrire un’accoglienza di qualità superiore, arricchita di contenuti e nuovi modelli di ospitalità.

Turismo Open Air: parte il cluster Abruzzo di HBenchmark

Il turismo Open Air abruzzese compie un passo avanti verso una gestione sempre più strategica dei dati. È ufficialmente partito il cluster Abruzzo di HBenchmark, la piattaforma internazionale di benchmarking utilizzata nel settore hospitality per analizzare le performance delle strutture ricettive e supportare le decisioni imprenditoriali.

L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività promosse da FAITA Abruzzo, con l’obiettivo di fornire alle imprese strumenti sempre più avanzati per comprendere l’evoluzione del mercato e sviluppare un’offerta turistica più mirata e competitiva.

Attraverso HBenchmark le strutture aderenti potranno confrontare i propri dati con quelli aggregati del settore, analizzando indicatori fondamentali come occupazione, stagionalità, provenienza dei mercati e andamento della domanda. Un sistema che consente agli imprenditori di superare la dimensione delle percezioni e costruire strategie basate su dati concreti.

Secondo Giuseppe Delli Compagni, Presidente FAITA Abruzzo, la disponibilità di informazioni più dettagliate rappresenta un passaggio importante per rafforzare la capacità di lettura del mercato da parte delle imprese Open Air della regione.

«Aderendo ai programmi e alle convenzioni attivate da FAITA Nazionale con esperti del settore, l’Abruzzo punta a ottenere dati sempre più specifici per organizzare e modellare un’offerta di vacanza di qualità e più consapevole. Conoscere meglio il mercato dell’Open Air, sia a livello regionale sia nazionale, consente alle strutture di sviluppare strategie imprenditoriali più efficaci e di rispondere con maggiore precisione alle richieste dei viaggiatori».

Grazie al confronto con i dati aggregati delle strutture che utilizzano la piattaforma in tutta Italia, le imprese potranno infatti individuare trend, comprendere meglio il comportamento dei diversi mercati e sviluppare prodotti turistici sempre più coerenti con la domanda.

A partecipare alla fase iniziale del progetto sono alcune tra le principali realtà Open Air della regione: Riva Nuova, Duca Amedeo, Lido d’Abruzzo, Don Antonio, Ripari di Giobbe e Santo Stefano.

La nascita del cluster rappresenta quindi un primo passo verso la costruzione di un osservatorio dati del turismo Open Air abruzzese, uno strumento che potrà contribuire a rafforzare la competitività delle imprese e a supportare lo sviluppo del comparto a livello regionale.

Turismo open air: il verde come risorsa strategica dell’ospitalità

Per l’ospitalità open air la qualità dell’ambiente naturale non rappresenta soltanto un elemento estetico, perchè il verde è risorsa strategica ed intrinseca della modalità  Il patrimonio arboreo, la gestione del paesaggio e la progettazione del verde sono oggi fattori determinanti nella definizione dell’offerta delle strutture ricettive all’aria aperta.

Il convegno FAITA a Pistoia sul futuro green dell’ospitalità open air

Il tema sarà affrontato nel corso del convegno “La natura definisce l’accoglienza: il verde asset strategico del turismo Open Air”, promosso da FAITA Federcamping in collaborazione con Vannucci Piante, in programma il 21 aprile 2026 presso il Campus Vannucci di Pistoia.

L’incontro si propone di offrire agli imprenditori del settore un momento di confronto sul ruolo della risorsa verde nello sviluppo delle strutture open air, analizzando dati, percezioni dei viaggiatori e strategie di gestione sostenibile degli spazi naturali.

Negli ultimi anni, infatti, il rapporto tra turismo e ambiente è diventato sempre più centrale nelle scelte dei viaggiatori. La qualità del paesaggio, la presenza di alberature mature, la biodiversità e la cura degli spazi verdi contribuiscono in modo significativo alla percezione complessiva dell’esperienza di soggiorno.

Durante la giornata accademici, paesaggisti e specialisti della gestione del verde accompagneranno gli operatori in un percorso formativo dedicato alle nuove prospettive dell’ospitalità open air. L’obiettivo è fornire strumenti utili per integrare in modo consapevole il verde nella progettazione e nella gestione delle strutture ricettive.

Il convegno rappresenta inoltre un’occasione per riflettere su come il patrimonio naturale delle imprese open air possa diventare una leva strategica di competitività, contribuendo allo sviluppo di modelli di accoglienza sempre più sostenibili e in sintonia con il territorio.

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La destagionalizzazione al centro di BTM Italia 2026

Dal 25 al 27 febbraio si è svolta a Bari l’edizione di BTM (Business Tourism Management) Italia 2026. La fiera ha visto la partecipazione di più di 500 espositori e circa 100 buyer internazionali: il focus è stato tutto sulla destagionalizzazione, vera leva per il rilancio dei territori e per lo sviluppo di un turismo più sostenibile.

BTM Italia 2026: obiettivo destagionalizzazione

BTM Italia 2026

Si è appena conclusa la Fiera del turismo BTM Italia 2026, svoltasi a Bari dal 25 al 27 febbraio, con focus su networking, formazione e innovazione. All’inaugurazione dell’evento è intervenuta il Ministro Santanchè, che ha ribadito la necessità di concentrare tutte le energie, gli investimenti e gli sforzi sulla destagionalizzazione, per “superare un modello che concentra tutto in pochi mesi e per costruire un turismo che viva 12 mesi l’anno”.

Proprio la tematica della destagionalizzazione ha rappresentato il focus principale della tre-giorni alla Fiera del Levante, vista come la miglior leva per il rilancio dei territori e per lo sviluppo di un turismo più sostenibile. Questa, infatti, rappresenta una scelta concreta e solida per distribuire i flussi e, di conseguenza, migliorare la qualità dell’offerta turistica italiana, tutelare i territori e garantire una maggiore stabilità occupazionale alle migliaia di lavoratori che operano in questo settore.

La strada per un turismo più sostenibile

BTM Italia 2026

L’Italia non può permettersi oltre un sovraccarico di ospiti ad agosto, e un vuoto a novembre, perchè insostenibile sia per il territorio che per le sue risorse. Per raggiungere quel modello turistico destagionalizzato e più responsabile, la strategia migliore consiste nel promuovere una comunicazione più efficace, soprattutto a livello internazionale.

Al mercato estero, l’Italia deve mostrare le attrattive autunnali, le proposte invernali e i vantaggi dei viaggi primaverili, con meno folle, prezzi più bassi e una qualità nettamente superiore in termini di accoglienza e vivibilità dei luoghi. Servono però, anche infrastrutture in grado di sostenere questo turismo, comunicazioni attive per tutto l’anno e collegamenti efficienti anche in bassa stagione.

Per attirare il pubblico anche lontano dai mesi estivi di boom turistico, serve pianificare eventi sportivi, culturali ed enogastronomici in grado di aumentare l’appeal nei mesi dormienti, e capace di mostrare al mercato internazionale le infinite possibilità legate all’esperienzialità nei periodi considerati meno interessanti. Governo, Regioni, Comuni e operatori devono imparare ad agire in maniera coordinata condivisa.

L’esempio della Puglia

Come ha spiegato il Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, “la destagionalizzazione non è una parola nuova, ma un lavoro che stiamo portando avanti da anni”. A questo proposito, è importante sottolineare come i numeri delle presenze nei mesi cosiddetti di spalla, in Puglia, dimostrano che la strada è quella giusta. Anche secondo lui, la vera sfida consiste nel distribuire meglio i flussi, decongestionare le aree più sotto pressione e valorizzare anche i territori meno conosciuti. Alla destagionalizzazione, quindi, vanno affiancate anche la delocalizzazione e la sostenibilità turistica, poichè il turismo può sì essere una straordinaria opportunità di crescita per i territori, ma a patto che sia anche equilibrato e rispettoso delle comunità locali.

Faita Federcamping alla BTM Italia 2026
BTM Italia 2026

Alla Fiera del Levante è stata presente anche Faita Federcamping, con il convegno “Open Air – Risorsa per il Mezzogiorno. Qualità, sostenibilità e innovazione per il turismo”. Il comparto del turismo all’aria aperta, in qualità di attore sempre più importante nel panorama turistico italiano, ha portato a BTM Italia 2026 un momento di confronto incentrato sulla qualità dell’accoglienza Open Air, sulla necessità di mantenere la sostenibilità turistica e sul bisogno di integrare l’innovazione nel settore turistico per garantirne lo sviluppo.

Uno dei temi principali del convegno ha riguardato le ultime semplificazioni normative, e ampio spazio ha avuto anche la presentazione del progetto Open Air Hub, che punta ad incrementare l’efficienza e la produttività delle imprese all’aria aperta grazie all’intelligenza artificiale. L’Open Air, che nel Mezzogiorno si contraddistingue per gli enormi passi avanti degli ultimi anni, mostra la costante evoluzione del comparto sia sul piano dell’innovazione e della gestione che su quello dell’offerta.

Soprattutto nel Sud Italia, infatti, l’Open Air è diventato una leva strategica in grado di portare competitività sul mercato sia nazionale che estero, e di migliorare la qualità dell’offerta per gli ospiti, che qui trovano esperienze autentiche, sostenibilità ambientale e innovazione. Continuare ad investire in questo comparto vuol dire migliorare l’impatto positivo del turismo sulle comunità, sull’economia e sui territori.

I cammini fanno strada: dalla nuova legge al grande schermo

In Italia i cammini fanno strada e vivono il loro momento d’oro: dopo anni di mercato di nicchia, l’interesse del grande pubblico è esploso e i numeri iniziano ad essere considerevoli. Dall’approvazione della nuova legge ai successi del grande schermo, l’attenzione è tutta puntata sui cammini italiani, che iniziano a fare concorrenza a quelli nel resto d’Europa.

I cammini fanno strada

cammini

Con il suo ultimo film “Buen Camino”, anche Checco Zalone ha acceso i riflettori sui cammini. Sebbene nel suo film si parli del Cammino di Santiago, è bastato mostrare i benefici dei cammini per accendere la scintilla e attirare l’attenzione di moltissimi. Il film ideale sequel del “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo, fa parte di un filone narrativo che ispira ed alimenta il settore turistico perché porta l’attenzione dei viaggiatori sull’ampio patrimonio ambientale e culturale italiano.

A questa fama mediatica, si aggiunge poi la recente approvazione del disegno di Legge per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia, che ha come obiettivo quello di incentivare il turismo lento e sostenibile, capace di valorizzare i territori meno conosciuti e di sostenere lo sviluppo delle aree interne del Paese. I cammini si sono rivelati attrattori capaci di attirare un pubblico sia italiano che straniero e di portare valore nelle zone rurali, nei borghi e nei sentieri meno noti.

Valorizzare il turismo lento

cammini

Secondo Manfred Pinzger, presidente di Confturismo, “La Legge conferma una nuova modalità di fare turismo: sostenibile, lento e ora sempre più accessibile anche alle persone con disabilità”. Grazie alla realizzazione di infrastrutture leggere legate alla mobilità lungo i percorsi, alla manutenzione dei sentieri e ad un miglioramento della raggiungibilità dei sentieri e delle località d’interesse, i cammini possono diventare una punta di diamante nell’offerta turistica all’aria aperta italiana. La legge serve per dare il giusto input alla creazione di una comunicazione efficace ed efficiente tra stazioni ferroviarie, autobus, ciclovie e punti di partenza dei cammini, volta alla realizzazione della cosiddetta intermobilità del territorio.

Così facendo, i flussi occasionali e stagionali possono tramutarsi in arrivi e presenze costanti, strutturali e fisse, diffuse su un ampio territorio e non circoscritte ai centri turistici più famosi. Il passo avanti che si può fare grazie a questo provvedimento ha un valore di grande impatto, in quanto promuove la mobilità dolce e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, dando un incentivo importante anche al turismo delle radici, a quello dei borghi e a quello esperienziale.

Una legge ad ampio raggio, a vantaggio dell’Open Air

cammini

La Legge sui cammini non include solamente i sentieri percorribili a piedi o in bicicletta (o con qualsiasi altro mezzo di mobilità leggera), ma anche vie d’acqua sia fluviali che marine, lagune e laghi. Questo contribuisce ad una fruizione lenta e consapevole di tutti i territori. Si tratta di un input che favorisce non solo il turismo, ma anche la riscoperta delle tradizioni locali e del patrimonio immateriale: la legge rappresenta un’occasione di dialogo tra la tutela ambientale e lo sviluppo economico, tra la sostenibilità turistica e il rilancio delle piccole realtà.

Grazie a questo provvedimento, finalmente l’Italia si mette al passo di altre realtà europee che già da tempo hanno intuito l’enorme potenziale dei cammini, rafforzando il proprio impegno verso un modello turistico più responsabile, sostenibile e a contatto con la natura. Da non sottovalutare è anche l’aspetto legato all’inclusività: grazie ai nuovi fondi e alla gestione più attenta dei cammini, questi potranno aprirsi anche ad un pubblico a mobilità ridotta, e rappresentare una nuova opportunità turistica per il nostro Paese, finora poco approfondita.

Questa legge è un’opportunità concreta per l’Italia di ripensare la mobilità e il tempo libero e di trasformarle in attività rigenerative, ad alto valore culturale ed ecologico. I cammini, infatti, non sono solamente religiosi, ma sono in grado di abbracciare la storia, l’archeologia, la botanica e tantissime altre materie.

FAITA Federcamping a BTM Italia 2026

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Il turismo all’aria aperta si conferma uno degli assi portanti della crescita turistica nazionale, con un ruolo sempre più centrale anche nelle regioni del Mezzogiorno. In questo scenario, FAITA Federcamping sarà protagonista a BTM Italia 2026 con un incontro dedicato a qualità, sostenibilità e innovazione come leve strategiche per lo sviluppo del comparto.

L’appuntamento è fissato per mercoledì 25 febbraio 2026, dalle ore 14.00 alle 15.30, presso la sala Hospitality, con il panel dal titolo:
“Open Air – Risorsa per il Mezzogiorno. Qualità, sostenibilità e innovazione per il turismo”.

Un momento di confronto che metterà al centro il valore dell’Open Air come modello di ospitalità capace di generare sviluppo economico diffuso, occupazione e valorizzazione territoriale, grazie a un’offerta che integra natura, servizi evoluti e forte radicamento nelle comunità locali.

Semplificazioni normative e pianificazione degli investimenti

Tra i temi chiave dell’incontro, un’analisi delle recentissime semplificazioni normative in materia di installazione delle case mobili, con particolare attenzione agli aspetti catastali e paesaggistici. Un passaggio fondamentale per gli imprenditori del settore, che potranno così pianificare con maggiore certezza investimenti, riqualificazioni e ammodernamenti dell’offerta ricettiva.

L’obiettivo è fornire strumenti concreti per interpretare correttamente tempi e modalità applicative dei nuovi adeguamenti legislativi, favorendo una crescita ordinata e sostenibile del comparto, soprattutto in territori ad alto potenziale come quelli del Sud Italia.

Innovazione e intelligenza artificiale: nasce “OPEN AIR HUB”

Altro focus centrale sarà la presentazione del progetto “OPEN AIR HUB”, una soluzione pensata specificamente per le strutture open air che introduce un approccio semplice e operativo all’intelligenza artificiale.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con OpenRosetta.ai, punta a rendere la gestione quotidiana più efficiente e strutturata, supportando le imprese nei processi decisionali, nell’organizzazione interna e nell’ottimizzazione dei servizi offerti agli ospiti. Un passaggio che testimonia come il settore stia evolvendo non solo sul piano dell’offerta esperienziale, ma anche su quello manageriale e tecnologico.

Un comparto che guarda al futuro

All’incontro interverranno:

  • On. Gianluca Caramanna, Capogruppo FdI in Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo e Consigliere del Ministro del Turismo
  • Marco Sperapani, Direttore Generale FAITA Federcamping
  • Luca Vescovi, OpenRosetta.ai – Ricerca e Sviluppo, progetto FAITA Open Air Hub

Gli interventi convergeranno verso una visione condivisa: l’Open Air non è più una nicchia, ma una leva strategica per il riequilibrio territoriale e la competitività del turismo italiano, in particolare nel Mezzogiorno, dove qualità dell’offerta, sostenibilità ambientale e innovazione gestionale possono generare un impatto strutturale.

FAITA Federcamping, punto di riferimento del comparto

FAITA Federcamping rappresenta campeggi e villaggi turistici italiani ed è l’organizzazione maggiormente rappresentativa del settore. Tra i soggetti fondatori di Confturismo, aderisce a Confcommercio ed è membro di EFCO&HPA, organismo europeo di rappresentanza del comparto.

Con circa 2.600 imprese attive in Italia – la maggior parte associate alle rispettive FAITA regionali – la Federazione promuove la cultura dell’ospitalità all’aria aperta attraverso studi, osservatori congiunturali, servizi alle imprese e strumenti editoriali come Camping Management e la piattaforma digitale START.

A BTM Italia 2026, FAITA porterà una visione chiara: un Open Air sempre più qualificato, accessibile e innovativo, capace di contribuire in modo determinante allo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno.

Appuntamento il 25 febbraio, ore 14.00, sala Hospitality.

Turismo open air e pickleball: una nuova leva strategica per campeggi e villaggi

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FAITA Federcamping e The Pickleball Community Italia hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che segna l’avvio di una collaborazione per diffondere ed integrare il pickleball all’interno dell’offerta delle strutture open air. Non si tratta semplicemente di introdurre una nuova attività sportiva, ma di intercettare una tendenza in crescita e trasformarla in valore per le imprese del comparto.

Perché proprio il pickleball

Il pickleball è uno degli sport a più rapida diffusione a livello internazionale. Nato come disciplina ibrida tra tennis, badminton e ping pong, si distingue per alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per campeggi e villaggi turistici:

  • Accessibilità trasversale: è praticabile da bambini, adulti e senior.
  • Bassa soglia di ingresso: non richiede competenze tecniche elevate né investimenti strutturali complessi.
  • Dimensione sociale: si gioca prevalentemente in doppio, favorendo aggregazione e socializzazione.
  • Spazi contenuti: i campi possono essere realizzati anche adattando superfici esistenti.

Per l’open air, che fa dell’esperienza condivisa e della vita all’aria aperta il proprio elemento identitario, il pickleball rappresenta una proposta coerente con il posizionamento del settore.

Sport, esperienza e destagionalizzazione

L’accordo prevede, nel corso del 2026, l’organizzazione di eventi, tornei amatoriali, sessioni di prova gratuite e momenti formativi per operatori. L’obiettivo non è solo animare le strutture durante l’alta stagione, ma costruire occasioni di richiamo capaci di:

  • arricchire l’offerta di intrattenimento;
  • attrarre nuovi target sensibili al turismo attivo;
  • favorire la destagionalizzazione attraverso eventi tematici;
  • stimolare il coinvolgimento anche della comunità locale.

Il turismo sportivo, in questo senso, diventa uno strumento di attivazione territoriale e di differenziazione competitiva.

Un’opportunità per il posizionamento delle strutture

L’inserimento del pickleball nelle strutture aderenti a FAITA può contribuire a rafforzare il posizionamento delle imprese open air su alcuni driver ormai centrali per il mercato:

  • Benessere e stile di vita attivo
  • Esperienze condivise e community
  • Sostenibilità ambientale e uso consapevole degli spazi
  • Offerta inclusiva e intergenerazionale

Non si tratta quindi di un semplice servizio aggiuntivo, ma di una leva di marketing esperienziale capace di incidere sulla percezione complessiva della struttura.

Una collaborazione coerente con l’evoluzione del settore

Come sottolineato dal Presidente di FAITA Federcamping, Alberto Granzotto, lo sport all’aria aperta rappresenta un elemento sempre più centrale nella proposta open air, soprattutto quando è innovativo, accessibile e coinvolgente.

Per The Pickleball Community, guidata da Davide Rossi, la collaborazione con FAITA consente di diffondere una disciplina in forte crescita all’interno di un contesto naturale per lo sviluppo di attività sportive inclusive.

L’intesa tra FAITA Federcamping e The Pickleball Community si inserisce in una strategia più ampia di evoluzione dell’offerta open air volta ad integrare attività capaci di generare esperienza, socialità e valore economico per le imprese, intercettando nuove abitudini di consumo turistico. Il pickleball, diventa uno degli strumenti concreti per rafforzare competitività, attrattività e capacità di innovazione delle strutture open air.

Faita Federcamping: partecipazione per crescere insieme

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I dati sono importanti. Raccoglierli e incrociarli, anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, consente di intervenire sulle criticità, potenziare i punti di forza, tracciare nuovi scenari. Se n’è parlato ieri nell’incontro di Faita Federcamping con gli associati provenienti da diverse regioni d’Italia. Teatro, il Salone dell’accoglienza Hospitality di Riva del Garda, dove il presidente Alberto Granzotto, il direttore Marco Sperapani e il presidente Faita Trentino Fabio Poletti hanno ‘messo sul tavolo’ gli elementi indispensabili a un percorso comune di crescita.

Formazione e servizi (con la nascita, a fine 2025, di Faita Academy e Faita Service), comunicazione (con la realizzazione, proprio in questi giorni, del sito web completamente rinnovato), nuovi accordi per abbattere la burocrazia (un esempio è la convenzione Siae, con adempimenti semplificati e sconti per le imprese), lo strumento di analisi dei dati di HBenchmark (su prenotazioni, provenienza e preferenze dei turisti …), sono solo alcuni delle iniziative che Faita ha messo in campo.

Conditio sine qua non, la partecipazione di tutte le Federazioni regionali, che stanno affrontando fra gli altri anche il tema spinoso del ricambio generazionale. Ora più che mai è indispensabile declinare nei territori le iniziative e i risultati ottenuti anche a livello centrale. L’ultimo in ordine di tempo, è lo schema di decreto che  semplifica le autorizzazioni paesaggistiche per campeggi e villaggi turistici, che ha richiesto anni di incontri e discussioni, e il coinvolgimento di ben 27 enti a livello istituzionale. 

TFP Summit 2026 a Bari: l’opportunità per trovare professionisti per il mondo Open Air

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La job fair TFP Summit – Turismo, Formazione e Professioni torna il 26 febbraio 2026 a Bari (Hotel Excelsior, dalle 09:00 alle 17:00) offrendo alle imprese del turismo e dell’ospitalità una piattaforma consolidata per incontrare candidati qualificati e potenziare i team di lavoro.

Organizzato da Job in Tourism, TFP Summit negli anni ha coinvolto oltre 30.000 candidati, più di 250 aziende e strutture alberghiere e circa 300 posizioni aperte.

Recruiting diretto per strutture Open Air

Per i campeggi, villaggi e strutture open air, la partecipazione a TFP Summit può fare la differenza nella formazione di un team operativo solido. La job fair permette infatti di:

  • effettuare colloqui in presenza con candidati già formati e con esperienza nel turismo e nell’hospitality;
  • incontrare giovani e professionisti motivati anche provenienti da percorsi turistici e master specifici;
  • raccogliere CV cartacei e digitali per creare un database utile in vista della stagione;
  • valorizzare il brand aziendale come datore di lavoro attrattivo.

Le figure professionali ricercate spaziano tipicamente dall’accoglienza e front office alla gestione servizi, dalla ristorazione e bar alle funzioni di back office e sales & marketing: tutti profili chiave utili alle strutture open air orientate a servizi di qualità.

Perché partecipare al TFP Summit Bari

Per chi gestisce una struttura di accoglienza all’aria aperta, il TFP Summit rappresenta un’opportunità concreta per collegare domanda e offerta locale e nazionale, riducendo tempi e costi di recruiting e trovando risorse che comprendono le dinamiche del turismo moderno. L’evento non è solo un momento di selezione, ma anche di networking con responsabili HR, formazione e aggiornamento sulle tendenze di gestione delle risorse umane nel turismo. Grazie alla collaborazione tra Tfp summit e FAITA Federcamping è possibile  usufruire della promozione speciale di partecipazione, richiedendo informazioni a commerciale@jobintourism.net o a vendite@jobintourism.net e tutte le info su https://bari.tfpsummit.it/

Effetto Olimpiadi sulle vacanze invernali: 9 milioni di italiani in settimana bianca

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L’effetto delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 si ripercuote in maniera positiva sulle vacanze invernali degli italiani. Saranno quasi in 9 milioni a partire per la settimana bianca nei primi tre mesi dell’anno.

Vacanze invernali in Italia

Vacanze invernali

Le vacanze invernali in Italia nel primo trimestre 2026 vedranno la partenza di quasi 9 milioni di italiani, un dato superiore rispetto a quello dello scorso anno che fa ben sperare per la stagione in corso. L’Osservatorio Confturismo-Confcommercio descrive così la settimana bianca:

  • il 50% dei viaggiatori sceglie i soggiorni brevi (1-2 notti), mentre il 44% opta per pernottamenti più lunghi (3-5 notti);
  • la spesa media pro capite si stima intorno ai 475 euro;
  • l’81% degli italiani che sta pianificando una vacanza invernale ha scelto sia il periodo che la destinazione, oltre che i compagni di viaggio;
  • 4 viaggiatori su 5 scelgono l’Italia, con il Trentino-Alto Adige in testa (40%) e Valle d’Aosta e Piemonte a seguire;
  • aumenta l’interesse verso le destinazioni internazionali sull’arco alpino, tra cui spiccano Austria, Svizzera e Francia (+5);
  • a muoversi saranno principalmente coppie (61%), seguite dalle famiglie (23%);
  • l’alloggio maggioritario rimane l’hotel (56%), ma aumentano le altre modalità;
  • cresce l’interesse verso gli sport invernali rispetto al passato (38%), soprattutto nei confronti dello sci.

Effetto Olimpiadi

Vacanze invernali

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno giocato un ruolo sicuramente chiave nei risultati di quest’anno, soprattutto per quanto riguarda l’interesse verso lo sci. Gli italiani stanno riscoprendo la voglia di una vacanza invernale, che insieme alle discipline tradizionali esplora nuovi sport e nuove attività all’aria aperta, in compagnia e con uno spirito di maggiore condivisione.

I giochi olimpici rappresentano anche una grande opportunità per la montagna italiana, sia in termini di visibilità che di gestione dei flussi. Da questo periodo, l’Italia può avere un ritorno notevole, che si può tradurre in indotto maggiore, destagionalizzazione e nuovi investimenti per impianti e sostenibilità.

Manfred Pinzger, Presidente di Confturismo-Confcommercio ha dichiarato: “Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono una grande opportunità di visibilità per il sistema integrato delle regioni alpine italiane. È un effetto che iniziamo già a vedere nella rinnovata centralità dello sci e nella crescita della durata media dei pernottamenti. La capacità delle destinazioni italiane di coniugare sport, benessere e territorio è la chiave per vincere la sfida della sostenibilità e della destagionalizzazione.

La settimana bianca cambia forma

La settimana bianca cambia forma e si adegua alle esigenze attuali. L’indice di fiducia dei viaggiatori in particolare, mostra un attaccamento a questa settimana di vacanza montana, che si riflette nella scelta di partire a prescindere dalle incertezze internazionali, modificando non la partenza, ma piuttosto la destinazione.

Quello di gennaio 2026, infatti, è l’indice di fiducia del viaggiatore più alto mai registrato in questo mese dell’anno dall’inizio delle rilevazioni di Confcommercio, e trova riscontro nella scelta dell’Italia come destinazione maggioritaria. La configurazione della settimana bianca rispecchia perfettamente le dinamiche di viaggio più attuali, partendo dalla riduzione dei pernottamenti fino ad arrivare ad un’attenzione in continua crescita verso la pianificazione con largo anticipo.

Ancora, riscuotono un gran successo le vacanze dedicate al riposo e al relax (44%) e le escursioni naturalistiche (36%). Infine, le degustazioni enogastronomiche interessano il 25% dei viaggiatori, a riprova del fatto che la componente esperienziale va affermandosi in modo sempre più netto nei viaggi degli italiani, che dedicano al benessere e alla costruzione dei ricordi una parte rilevante della vacanza.

Riflessioni sull’Open Air
Vacanze invernali

Dai dati dell’Osservatorio e dalla risonanza delle Olimpiadi si possono ricavare interessanti spunti di riflessione per l’Open Air. Dall’utilizzo delle case mobili per gli atleti olimpici all’alloggio di ospiti e visitatori, l’Open Air è protagonista della logistica dei Giochi Olimpici, ma il margine di miglioramento del segmento è ancora ampio, e riguarda soprattutto il tema della sostenibilità. I viaggi invernali, infatti, non possono prescindere dalla salvaguardia dell’ambiente naturale da cui dipendono, e lo sviluppo di nuove soluzioni per non impattare negativamente sul territorio resta fondamentale per la crescita del comparto.

Allo stesso modo, le attività all’aria aperta (sia sportive che esperienziali), hanno un potenziale in gran parte ancora inespresso, che grazie a partnership e sinergie ad hoc può non solo aumentare l’appeal delle singole destinazioni, ma anche ampliare l’offerta per gli ospiti e generare un indotto non indifferente. L’Open Air, ancora una volta, può dimostrarsi il traino di un nuovo modello nel panorama dell’offerta montana invernale. Infatti, incontra i gusti dei viaggiatori moderni e risponde alle loro esigenze e attenzioni.

L’Open Air può diventare un’alternativa più sostenibile, responsabile e attenta al territorio rispetto ad alberghi e affitti brevi, offrendo anche un ventaglio più ampio di attività ed esperienze di alta qualità.

Enoturismo in Italia: mercato da 1 miliardo di euro

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L’enoturismo in Italia vale circa 1 miliardo di euro, e rappresenta una delle leve di maggior rilievo per il futuro del settore vitivinicolo. L’analisi del comparto nello studio “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”.

Enoturismo in Italia

Enoturismo in Italia

L’enoturismo è una branca del turismo enogastronomico che, grazie alle sue molteplici declinazioni, sta assumendo un carattere sempre più sfaccettato e che, a fronte dell’aumento delle presenze turistiche internazionali del 5% è in grado di generare fino a 1 miliardo di euro. Questo dato è particolarmente rilevante se si guarda al momento storico attuale, in cui i consumi di vino a livello globale stanno diminuendo, perchè indica l’interesse crescente dei viaggiatori nei confronti di tutto ciò che è legato al vino, dalla realizzazione alla cultura, dalle degustazioni alle etichette.

Si tratta, dunque, di uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale, con un mercato globale di 46,5 miliardi di dollari. Rientra nel comparto, infatti, tutto ciò che ruota attorno al vino, dalle esperienze dirette in vigna alle visite guidate, dalle degustazioni ai corsi di avvicinamento alle etichette. Aumentano costantemente anche le strutture ricettive interamente dedicate al vino, persino con pacchetti benessere e prodotti wellness derivati dal mosto e dall’uva.

Lo studio sulle cantine italiane

Enoturismo in Italia

In occasione di Hospitality, il Salone dell’Accoglienza di Riva del Garda, è stato presentato lo studio intitolato “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”, realizzato a cura di Roberta Garibaldi, docente a Bergamo e presidente di AITE (Associazione Italiana Turismo Enogastronomico), in collaborazione con Srm Centro Studi e Ricerche collegato al gruppo Intesa San Paolo. Il report analizza l’andamento del comparto nel triennio 2022-2024 ed evidenzia l’input positivo dato dagli investimenti.

Il 77% delle aziende vitivinicole, infatti, ha investito per migliorare le proprie strutture, i processi e la governance, ottenendo risultati più che positivi, che si sono tradotti immediatamente in un interesse sempre maggiore da parte del pubblico e in una rilevanza internazionale notevole e qualitativa. In media agli investimenti è stato dedicato il 14% del fatturato, con un’incidenza maggiore nelle realtà più piccole, centrate sul core business vitivinicolo, ma che sempre più si espande anche ad altre tematiche quali: sostenibilità, innovazione, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza.

Criticità e sfide del comparto

Il rapporto mette in evidenza però anche alcuni aspetti critici dell’enoturismo. In primis, la governance del comparto: il coordinamento territoriale è nelle mani di una pluralità di soggetti con ruoli spesso non integrati. Questo rende la performance più altalenante e non uniforme a livello nazionale, e impedisce anche al comparto di destagionalizzare e delocalizzare, elementi essenziali per lo sviluppo sostenibile dell’enoturismo. Inoltre, si deve lavorare ancora molto sulla comunicazione e sull’informazione, sulla divulgazione e sulla trasmissione delle conoscenze non solo attraverso i canali standard, ma anche con nuove modalità e innovazioni concepite ad hoc.

La sfida principale, quindi sta nella creazione di nuovi modelli di coordinamento più strutturati e sinergici, che avvicinino tra loro non solo aziende vitivinicole e altre realtà territoriali, ma anche aziende appartenenti alla stessa sfera tematica, per creare una destinazione diffusa, un obiettivo condiviso e una strategia comune. Nel triennio 2025-2027 si prevedono investimenti nel comparto enoturistico da parte di più della metà degli operatori, per far fronte alle criticità e per sviluppare.

L’enoturismo nel mondo Open Air
Enoturismo in Italia

L’enoturismo è uno dei comparti di maggior successo per l’Open Air, in grado di attirare nuovo pubblico e di valorizzare i territori, portando anche maggiore stabilità occupazionale. Sempre in occasione di Hospitality, Faita Federcamping ha presentato dati positivi a riguardo: nel 2025 l’occupazione media delle strutture Open Air in Trentino è salita dal 56% al 63%.

Per quanto riguarda invece la provenienza dei principali flussi, nei campeggi dei laghi, da aprile a settembre il grosso degli ospiti viene dalla Germania (44,2%). Spicca poi la crescita degli ospiti polacchi, che salgono dal 2,6% al 3%, mentre gli italiani rappresentano la quota maggioritaria di ospiti durante il periodo di Natale-Capodanno (75%). Analizzare questi dati permette di conoscere il pubblico a cui ci si rivolge, e anche di adattare l’offerta alle loro esigenze specifiche, per attrarre ancora più visitatori e puntare al turismo di ritorno.

Grazie all’enoturismo e ad altre esperienze a contatto con la natura, il turismo estivo può allungare la stagione e inglobare anche il periodo della vendemmia, per focalizzarsi successivamente sulle degustazioni in cantine e visite guidate nelle fabbriche. Le declinazioni sono molteplici, e l’Open Air deve investire nell’enoturismo come vero e proprio traino di un turismo consapevole, responsabile e rispettoso del territorio.

Successo della montagna fuori stagione: in Veneto +29% di presenze

Il Veneto ha registrato un grande successo della montagna fuori stagione: nel mese di ottobre 2025 i dati indicano un incremento del 29% delle presenze rispetto all’anno precedente. I primi segnali positivi sul fronte della destagionalizzazione fanno ben sperare anche per l’anno in corso, per cui va considerata anche la concomitanza delle Olimpiadi.

Successo della montagna fuori stagione

Montagna fuori stagione

Una recente analisi di Federalberghi Veneto ha evidenziato i risultati più che positivi dei mesi autunnali per quanto riguarda la montagna. I mesi di settembre e ottobre, solitamente di chiusura della stagione estiva, nel 2025 hanno registrato presenze superiori alla media del periodo: 13% a settembre e 29,5% ad ottobre. Questi numeri mostrano una destagionalizzazione crescente, e fanno ben sperare per la stagione 2026. 

La montagna, che già in estate da diversi anni registra risultati in costante miglioramento e che sta lentamente prendendo il posto del mare nelle preferenze dei viaggiatori, anche nella stagione autunnale dimostra di avere un appeal notevole. Considerando l’allungamento della bella stagione e le temperature più miti, la montagna può diventare un attrattore di grande rilievo per i mesi autunnali. Dai paesaggi ai piatti tipici, dalle esperienze specifiche della stagione alle manifestazioni e ai festival locali, le opportunità di crescita per il fuori stagione sono davvero ampie.

Questo risultato, infatti, non deve considerarsi un punto di arrivo, ma piuttosto di partenza, per sviluppare ancora di più l’offerta fuori stagione e le attrattive per il pubblico sia italiano che internazionale. In sostanza, la direzione da prendere è quella di ristagionalizzare piuttosto che destagionalizzare.

Il ruolo delle Olimpiadi

montagna fuori stagione

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno giocato un ruolo cruciale nella crescita del turismo montano autunnale, influenzando le partenze già diversi mesi prima dell’avvio delle gare. Trattandosi di un evento non solo di gigantesche dimensioni e di enorme risonanza mediatica, ma anche diffuso su un territorio molto vasto, l’appuntamento di quest’anno con i Giochi Olimpici ha rappresentato un booster notevole per il turismo di montagna.

Questa è la dimostrazione che i grandi eventi sono in grado di portare visibilità e risultati positivi in termini di arrivi, presenze e indotto non solamente durante il loro svolgimento o nel periodo successivo, ma anche nei mesi che lo precedono. Le Dolomiti in particolare, si sono confermate come una delle destinazioni preferite da italiani e stranieri.

Un esempio da seguire

Quello del Veneto è sicuramente un esempio da seguire, e su più fronti anche. I risultati della Regione per il 2025 mostrano quanto sia importante differenziare l’offerta e puntare sulla destagionalizzazione. Oltre alla montagna, anche le altre macro-aree dell’offerta veneta, infatti, hanno registrato incrementi di arrivi e presenze rispetto al 2024:

  • città d’arte +1,6% di arrivi e +0,9% di presenze;
  • comuni costieri +2,6% di arrivi e 0,1% di presenze;
  • destinazioni termali +2,9% di arrivi e +0,8% di presenze.
Riflessioni sul comparto dell’Open Air
montagna fuori stagione

Il Veneto è notoriamente la principale regione dell’offerta Open Air, che registra i migliori risultati sia in termini di arrivi che di presenze, di innovazione e di strategia. Per il 2026 l’obiettivo è quello di consolidare la governance e attuare concretamente la visione strategica del turismo Open Air, poichè il comparto si trova in una fase di profondi cambiamenti, dovuti principalmente alla modifica dei comportamenti dei viaggiatori e delle dinamiche della domanda.

Questi, infatti, sono più responsabili, alla ricerca di viaggi sostenibili ed esperienze di qualità, e richiedono alle strutture una maggiore attenzione alle tematiche ambientali e all’autenticità. I dati del Veneto rimarcano che un’offerta ampia e variegata aiuta a destagionalizzare, delocalizzare e rendere più stabili i flussi turistici, e che un investimento continuo in nuove tecnologie e innovazioni è fondamentale per mantenere alto il livello dell’ospitalità e dell’accoglienza.

Promozione mirata del territorio: l’esempio di Riccione Family City 2026

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La promozione mirata del territorio permette di attirare un pubblico specifico, e di creare un’offerta ad hoc per ciascuno, anticipando i bisogni e creando un appeal unico e distintivo. Ne è un esempio il programma di Riccione Family City 2026.

Riccione Family City 2026

Promozione mirata del territorio

Riccione Family City 2026 il calendario di programmazione strategica che la città di Riccione ha pubblicato, ne rafforza la vocazione di destinazione familiare, sicura e orientata alla qualità per grandi e piccoli. Una visione che mette al centro le esigenze delle famiglie che, nel corso degli anni, hanno fatto di Riccione una meta perfetta per chi viaggia con i bambini: spiagge attrezzate e sicure, parchi tematici, servizi per le famiglie, sistema ricettivo e di accoglienza d’eccellenza.

Per consolidare questa immagine di città da famiglia, Riccione ha pubblicato la sua programmazione family-oriented arricchendo la propria offerta turistica con attrattive diverse per ogni momento dell’anno. In questo modo, la città fornisce input mirati e strategici alle sue strutture ricettive, agli operatori turistici e anche alle attività commerciali locali, che possono modulare la loro offerta rendendola più interessante e varia, ma soprattutto più coerente e integrata, coinvolgendo attivamente tutti gli spazi all’aria aperta della città, sfruttando i diversi contesti urbani.

Tra scuola di teatro, rappresentazioni di rilievo nazionale e la partecipazione attiva delle scuole e degli studenti, Riccione offre ai suoi ospiti tante attività diverse e una serie lunghissima di appuntamenti in tutto l’arco dell’anno.

Promozione mirata del territorio

Promozione mirata del territorio

Quello di Riccione è un esempio da cui prendere spunto e da replicare, poichè si è dimostrato vincente e sta già dando i primi frutti. Si tratta di una visione che potenzia l’attrattività turistica del territorio, e che mette in atto una promozione mirata dei punti forti della città. Il modello fa leva sul turismo esperienziale e sull’autenticità dell’accoglienza, per raccontare una città sicura, moderna, attrezzata e adatta ai viaggi di un determinato tipo di target, sfruttando il patrimonio culturale e naturalistico di cui gode di default.

In questo modo non solo si mette in atto una promozione turistica strategica orientata ad aumentare i profitti, ma si migliora anche il benessere dei residenti, che possono godere delle iniziative pensate per intrattenere tutto l’anno e riscoprire tradizioni antiche. Inoltre, gli operatori possono sfruttare un calendario eventi già programmato per adattare la propria offerta ad iniziative che mettono in risalto la città. Si tratta di un modo intelligente di fare rete e di coinvolgere tutti gli attori che possono contribuire sia ad affermare la destinazione come meta ideale per il target scelto, sia a migliorare servizi e infrastrutture per i residenti.

Spunti per l’Open Air

Promozione mirata del territorio

Da questo esempio di promozione mirata del territorio, l’Open Air può trarre spunti interessanti per lo sviluppo del comparto in maniera sia orizzontale che verticale. Avere ben chiara la direzione che si vuole seguire e strutturare un programma di promozione e offerte consente di far crescere non solo le singole strutture ricettive, ma anche l’intero territorio: creazioni artigianali, musica, eventi enogastronomici e attività partecipative come workshop e laboratori aggiungono una componente esperienziale di altissimo valore.

Creare un’offerta differenziata ma che mantiene una coerenza tematica aiuta non solo ad attirare un pubblico specifico, su cui specializzarsi e a cui riservare un’accoglienza di altissima qualità, ma anche ridefinire e rendere riconoscibile la struttura, o il territorio, come destinazione turistica a sé stante. Si tratta di una comunicazione molto efficace, che può declinarsi in vari modi, in base alle affinità e alle inclinazioni dei gestori, ma anche alla conformazione del territorio e le sue tradizioni.

C’è chi può puntare su un turismo giovane, chi su uno sostenibile, chi ancora su quello sportivo: ciò che conta è la coerenza, un fil rouge che unisce programmazione strategica e offerta vera e propria, servizi mirati e accoglienza ad hoc. Ne è un altro esempio il turismo per chi viaggia con gli animali domestici: i pet hanno esigenze specifiche, e le strutture che vogliono aumentare la loro autorevolezza nel campo dei pet travel, devono dotarsi di tutta una serie di servizi e comfort mirati.

La componente sociale

Uno dei grandi problemi contemporanei del turismo, soprattutto nelle città con la maggiore affluenza, riguarda la convivenza tra residenti e turisti. Spesso questa è mal sopportata quando i flussi sono mal gestiti e troppo abbondanti. Realizzare un programma che porti eventi e attività sul territorio che siano dedicate sia agli ospiti che ai cittadini aiuta a risolvere questa criticità, coinvolgendo anche le comunità nella vita turistica e creando convivialità e condivisione.

Quando un turista si sente accolto in una città che non è la sua, tende a tornare e a fermarsi più a lungo, a condividere la sua esperienza con amici e parenti una volta rientrato a casa e a ricordare con piacere i giorni di vacanza trascorsi in quella specifica destinazione. Se a questa accoglienza partecipa anche la comunità locale, l’ospitalità assume un carattere ancora più autentico e d’impatto, capace di creare una connessione profonda tra turisti e cittadini, che si traduce in un valore aggiunto.

ForumPiscine e Outex 2026: a Bologna da oggi al 13 la manifestazione dedicata a piscine, Spa e Outdoor

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Dall’11 al 13 febbraio 2026 si svolge a Bologna il ForumPiscine e Outex 2026, dedicato al mondo delle piscine, delle spa e dell’outdoor experience. Tra sessioni congressuali, installazioni esperienziali e live show, la Fiera porta mette al centro i temi della sostenibilità, dell’innovazione e i nuovi trend.

ForumPiscine e Outex 2026

ForumPiscine e Outex 2026

ForumPiscine e Outex 2026, è la manifestazione interamente dedicata al settore delle piscine, del benessere e del leisure outdoor. Parte dell’hub espositivo di XLeisure, hub espositivo e culturale dedicato a ridefinire il tempo libero e il benessere, che unisce esposizione, congresso e demo live in una visione a 360° del mercato. In questa 17° edizione il focus sarà sulle tecnologie, le soluzioni innovative e le tendenze che stanno trasformando il comparto, mentre Outex – Outdoor Experience punta i riflettori sulla componente esperienziale, fatta di comfort, benessere e design sostenibile.

Il ForumPiscine propone tre appuntamenti dedicati alle sfide gestionali, amministrative e fiscali:

  • 11 febbraio – tavola rotonda Gestione di Impianti sportivi e piscine: novità amministrative e fiscali;
  • 12 febbraio – incontro Centri sportivi e piscine: aspetti lavoristici e affidamenti in gestione;
  • 12 febbraio – appuntamento Documenti obbligatori e sicurezza dei lavoratori negli impianti sportivi.

Focus nell’Open Air

ForumPiscine e Outex 2026

Le piscine rappresentano oggi come in passato un plus, per le strutture ricettive, in grado di valorizzare gli spazi esterni e creare un’atmosfera più elegante e ricercata. Oggi però, sono diventate un vero e proprio fattore strategico per l’attrattività, su cui puntare la strategia di promozione e in grado di aumentare l’appeal delle strutture. Non solo, rappresenta anche uno degli elementi chiave nella scelta dell’alloggio per le vacanze, in grado di giocare un ruolo di prim’ordine anche nel rilancio dell’ospitalità rurale.

Dal punto di vista della sostenibilità, le piscine stanno affrontando una delle sfide maggiori, in quanto i consumi legati al loro mantenimento sono consistenti e hanno bisogno di una maggiore efficienza, di tecnologie innovative per raggiungere l’obiettivo carbon neutral. In questo modo, le strutture all’aria aperta dotate di piscine possono promuovere la sostenibilità, rafforzare la propria strategia comunicativa e ridisegnare la propria immagine anche sul mercato internazionale, sempre più attento a questi aspetti.

Per gli operatori dell’Open Air, al Forum sarà presente la Beach Gallery, uno spazio espositivo dedicato alle soluzioni di arredo e attrezzature per spiagge e ambienti outdoor, in cui sarà possibile approfondire anche il tema della sicurezza. In un momento storico in cui gli ospiti vogliono vivere a contatto con la natura e passare più tempo all’aria aperta, una gestione accorta dello spazio piscina è fondamentale, anche per quanto riguarda l’allargamento dell’ospitalità anche ai pet e la dimensione del divertimento acquatico, sempre più rilevante nell’evoluzione dell’accoglienza Open Air.

Innovazione e design

ForumPiscine e Outex 2026

Il settore delle piscine segue i tempi che corrono anche dal punto di vista dell’innovazione e del design, integrando nuove tecnologie con i dogmi della sostenibilità, per ridefinire gli spazi outdoor e garantire sia ai gestori che agli ospiti piscine sicure e integrate nel paesaggio, con soluzioni per il riuso dell’acqua e una progettazione alle spalle che tiene conto dell’impatto sull’ambiente. L’attenzione è ancora maggiore quando le piscine sussistono in contesti paesaggistici protetti, con vincoli e aree di pregio, dove i parametri da rispettare sono ancora più restrittivi.

Inoltre, grazie a nuovi spazi modulari dedicati di volta in volta a sport, giochi, allenamento, relax o mindfullness, le piscine si inseriscono al meglio in ogni contesto. Anche il settore delle piscine si apre all’Intelligenza Artificiale, esponendo non solo una forte affinità concettuale, ma anche interessanti applicazioni pratiche, soprattutto come strumento di prevenzione dei rischi e supporto alla gestione. Dai sensori intelligenti al rilievo della salubrità dell’acqua, le nuove tecnologie sono in grado di semplificare e rendere più efficiente sia la manutenzione che la gestione degli spazi piscine, aggiungendo un valore notevole sull’offerta finale.

Focus sul turismo termale

La piscina, nel contesto delle spa e del benessere, è un elemento centrale nell’offerta turistica, e il Forum rappresenta un’occasione anche per approfondire i nuovi modelli gestionali che stanno portando risultati positivi sia in Italia che all’estero, così come strategie di sviluppo e best practice in fatto di innovazione, digitalizzazione, sicurezza e qualità dell’esperienza. Dalle tecnologie per l’efficienza energetica a quelle per il risparmio e il riuso idrico, dai materiali innovativi agli accessori sostenibili, il comparto del turismo termale ha ampi margini di sviluppo e un potenziale enorme ancora da esprimere.

Rete dei Cammini d’Italia: approvata legge per il turismo lento

L’Italia ha approvato la legge per la creazione della Rete dei Cammini d’Italia, un programma di investimenti e promozione che ha come obiettivo quello di sviluppare il turismo legato ai percorsi religiosi, trekking, ciclabili e fluviali che attraversano borghi e aree rurali.

Turismo lento e Open Air

Rete dei cammini d'Italia

Una delle tante accezioni del turismo lento in Italia è rappresentata dai cammini, che sempre più stanno attirando visitatori da ogni parte del mondo. I cammini sono anche una scelta di vacanza più idonea a conoscere il territorio, scoprire le aree rurali e riportare il contatto con la natura al centro del viaggio. Si tratta, quindi, di un patrimonio di inestimabile valore, che cresce e favorisce sia la destagionalizzazione che la delocalizzazione dei flussi turistici.

Nell’Open Air, i cammini sono in grado di connettere non solo luoghi, ma anche attività, strutture ricettive e comunità, creando una rete di altissima qualità a livello di ospitalità, a misura delle esigenze dei camminatori. Quello che serve per valorizzarli ancora di più sono investimenti in termini di manutenzione dei percorsi e di ampliamento dell’accessibilità. I cammini, infatti, non prevedono l’utilizzo di mezzi a motore, ma sono aperti (e devono quindi essere accessibili) a tutti i mezzi di mobilità dolce, dalla bicicletta alle sedie a rotelle. Proprio per questo, è di estrema rilevanza la legge di recente approvazione, che intende creare una Rete dei Cammini d’Italia, e finanziare interventi di ammodernamento e messa in sicurezza dei percorsi su tutto il territorio nazionale.

Rete dei Cammini d’Italia

Pochi giorni fa la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge sui Cammini d’Italia, provvedimento che si inserisce in una più ampia strategia di promozione del turismo lento, nonchè un incentivo per lo sviluppo di una modalità di fruizione del territorio che privilegia itinerari percorribili a piedi o con mezzi di mobilità dolce. La Ministra Daniela Santanchè ha così commentato: “Si va verso una storica legge di supporto al turismo lento e sostenibile e in direzione della riscoperta dei territori più nascosti, che sono tanto custodi delle tradizioni autentiche quanto vettori di destagionalizzazione”.

Grazie alla nuova legge, il comparto dei cammini riceverà un investimento complessivo di 5 milioni di euro tra il 2026 e il 2028, più 1 milione ogni anno a partire dal 2029, che si aggiungono agli oltre 30 già stanziati per questo segmento. Si tratta di risorse fondamentali al fine di aumentare la competitività italiana a livello internazionale. Il confronto con la Spagna può aiutare a comprendere la portata del fenomeno.

Spagna: promozione da prendere come esempio

Rete dei cammini d'Italia

Quando si parla di cammini, il primo nome che viene in mente è senza ombra di dubbio quello del Cammino di Santiago de Compostela. Questo è l’unico cammino spagnolo e, da solo, raggiunge un valore economico superiore a tutti quelli italiani messi insieme. Ogni anno, infatti, il Cammino di Santiago genera un indotto economico stimabile in oltre 300 milioni di euro. Per arrivare a questa cifra, il percorso non è stato immediato: dal 1993 la Xunta de Galicia, dove si svolge la maggior parte del cammino, promuove costantemente il percorso come attività turistica, attraverso supporto economico e finanziamenti mirati.

In particolare, il governo regionale galiziano finanzia ostelli, alberghi, bar, ristoranti e ogni forma di struttura ricettiva per le migliaia di frequentatori. Questo si è tradotto, in termini di arrivi, in quasi mezzo milione di camminatori ogni anno. Un vero e proprio picco di interesse da parte dei viaggiatori italiani è stato generato anche dal film Buen Camino, che nella giornata del 28 dicembre ha fatto registrare un incremento del 600% nelle ricerche online di Google Trends.

L’importanza dei cammini nel turismo italiano

Questi dati aprono la strada a numerose considerazioni e offrono interessanti riflessioni per la crescita. In Italia ci sono più di 200 cammini (religiosi, naturalistici e di trekking) e, seppur non ancora ai livelli della Spagna, anche i cammini italiani riscuotono un crescente successo. Secondo i dati del dossier “Italia, Paese di Cammini” (di Terre di Mezzo, VIII ediz.), nel 2024 quasi 200.000 persone hanno scelto un Cammino come meta per le proprie vacanze, con un aumento del 29% rispetto all’anno precedente (che, a sua volta, aveva segnato un +24,4% sul 2022).

A livello economico, i cammini contribuiscono in maniera consistente all’indotto, e non solo dal punto di vista turistico:

  • il 47% dei camminatori acquista libri e guide prima della partenza;
  • il 40% compra abbigliamento specifico per il cammino;
  • il 39% si procura l’attrezzatura necessaria per affrontare il viaggio;
  • il 34% acquista scarpe apposite per i giorni di marcia.

Inoltre, durante il cammino il 16% dei camminatori spende meno di 30 euro al giorno, il 55% ha una spesa pro-capite tra i 30 e i 50 euro, il 24% spende tra i 50 e i 100 euro e il 3% supera la soglia dei 100 euro al giorno. L’indotto però, non si ferma qui, perchè spesso chi percorre un cammino, all’inizio o alla fine del viaggio si ferma per qualche giorno nella località, spendendo per alloggio, ristoranti e artigianato locale.

Le geografia dei cammini in Italia
Rete dei cammini d'Italia

I cammini in Italia si snodano principalmente lungo l’Appennino, mentre sulle Alpi è più opportuno parlare di trekking. Dal punto di vista della tipologia di cammino, quello religioso è sicuramente preponderante, e il più importante in assoluto è la Via Francigena, che parte da Canterbury e arriva a Roma, passando per 79 tappe, più della metà delle quali in Italia (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio). La Via Francigena registra un indotto pari a 25 milioni di euro ogni anno.

Altri cammini rilevanti sono: la Via degli Dei (tra Emilia-Romagna e Toscana), il Cammino di San Benedetto (tra Umbria e Lazio), il Cammino di Santa Barbara (Sardegna), il Cammino materano (tra Basilicata e Puglia), il Cammino dei Briganti (tra Abruzzo e Lazio) e il Cammino Balteo (Valle d’Aosta).

Startup per il turismo sostenibile: vivere la natura a impatto zero

Le startup per il turismo sostenibile promuovono modalità di viaggio responsabili e mettono in contatto realtà locali e viaggiatori attenti all’impatto della vacanza. L’esempio dell’italiana Friland, che sostiene l’economia locale e offre un’alternativa al turismo di massa.

La sostenibilità nel turismo

Startup per il turismo sostenibile

Quando si parla di turismo sostenibile si fa riferimento ad un approccio al viaggio che tiene in considerazione l’impatto sul territorio. L’attenzione maggiore è volta a soluzioni e modalità di viaggio ad impronta zero o  minore possibile. Tutelare la natura e gli spazi verdi, così come il silenzio, le tradizioni e l’autenticità è una priorità che permette ai territori di sopravvivere e prosperare. Trascorrere una notte in un alloggio immerso nel verde, che sia sostenibile e a basso impatto da benessere psico-fisico effettivo e perdurante. 

Startup per il turismo sostenibile

Sono molte le start up dedicate alla promozione del turismo sostenibile: da quelle che semplicemente fanno conoscere i territori, a quelle che propongono attività a contatto con le comunità locali, a quelle che suggeriscono soluzioni green per vivere la propria vacanza. In questo senso, la digitalizzazione e le nuove tecnologie si stanno dimostrando centrali tanto per il comparto dell’Open Air quanto per l’intero settore turistico.

Friland è una startup che propone un modello di ospitalità soft e ambientalmente compatibile. Infatti propone un’utilizzazione degli spazi naturali basata sul rispetto, reversibile, senza alterazioni e  rigenerativa.

Come? Con dei moduli abitativi sostenibili e autosufficienti sia dal punto di vista energetico (dotati di pannelli solari e batterie di accumulo) che da quello idrico (con serbatoi per acque sia chiare che grigie). Inoltre, le mobile home sono dotate di una domotica avanzata in grado di far controllare consumi, di monitorare le risorse e il loro utilizzo.

Friland

Startup per il turismo sostenibile

Friland è una startup italiana nata nel 2020, che ad oggi offre 21 stanze per pernottare tra Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Veneto e che, entro 3 anni, punta alle 100 unità. La startup propone soluzioni alloggiative uniche e immerse nella natura, che da un lato sono attente e rispettose dell’ambiente e dall’altro portano economia e indotto ai territori.

Questo permette di allentare la pressione del turismo di massa sui luoghi più congestionati e di spostare i flussi verso aree più salubri, senza però intaccarne l’autenticità e il verde. Luca Ricchi, co-founder di Friland insieme a Gabriele Venier spiega che, in riferimento alle zone montane, l’obiettivo della startup è portare indotto economico dove normalmente si creano dinamiche di spopolamento, ossia le montagne di mezzo, che costituiscono il 23% del territorio italiano e hanno un’altitudine compresa tra i 600 e 1.200 metri. Qui, infatti, il turismo solitamente non si ferma, e i flussi sono tendenzialmente minori rispetto alle vette più alte o alle zone collinari limitrofe.

Cosa fa Friland? Porta in questi territori le sue casette di legno promuovendole presso i turisti di tutto il mondo. Dalle stime, si è calcolato che ogni singola unità è in grado di creare un indotto di circa 10.000 euro all’anno che, grazie alle partnership con le attività locali che mettono a disposizione il loro terreno e la manutenzione necessaria per garantire alti standard di ospitalità, portano ulteriori possibilità alla comunità e al territorio.

Vantaggi e sfide per l’Open Air
Startup per il turismo sostenibile

Sviluppare il turismo sostenibile, diffonderne la cultura e far conoscere ai turisti di tutto il mondo la filosofia a impatto zero è fondamentale per il comparto dell’Open Air, che proprio sul contatto con la natura e la sua salvaguardia si fonda. 

Sempre più ospiti chiedono di fuggire dalla mondanità e dalle folle, preferendo luoghi più isolati e meno conosciuti, dove il turismo di massa non arriva. Le zone rurali, le periferie e le aree interne sono proprio le destinazioni che negli ultimi anni hanno dimostrato di saper crescere maggiormente e di sfruttare l’approccio sostenibile al viaggio per rilanciare la propria immagine e costruire una stabilità ricettiva su tutto l’anno.

Per l’Open Air è un’opportunità da non perdere per affermare ancora di più la sua rilevanza nel mercato turistico globale, e per diffondere una modalità di viaggio sostenibile, responsabile e consapevole.

Il futuro dei centri storici: città d’arte e borghi tra opportunità e criticità

Il convegno “Il futuro dei centri storici – dall’overtourism alla residenzialità”, organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia apre il dibattito sulla governance delle destinazioni turistiche tra opportunità di crescita e criticità nella gestione dei flussi.

Il futuro dei centri storici

il futuro dei centri storici

Lo scorso 22 gennaio si è svolto a Roma, alla Casa dell’Architettura, il convegno “Il futuro dei centri storici – dall’overtourism alla residenzialità”. Promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, l’evento è stata l’occasione per aprire il dialogo tra istituzioni, professionisti e rappresentanze territoriali per guardare al futuro delle città d’arte e dei borghi alla ricerca di soluzioni strategiche tra grandi flussi e residenzialità.

I fattori da considerare, nella ricerca dell’equilibrio, sono da un lato la memoria e l’identità storica degli spazi urbani, e dall’altra la qualità della vita, l’abitabilità e la tutela del bene comune, da valorizzare per portare beneficio sia ai residenti che ai visitatori di passaggio. I centri storici, infatti, che si tratti di città d’arte o piccoli borghi, rappresentano un patrimonio urbano, sociale e culturale di valore inestimabile, che però viene messo a rischio dal turismo di massa, dalla perdita della residenzialità e dal calo dei servizi di prossimità.

Il caso di Roma

Il futuro dei centri storici

L’overtourism è uno degli argomenti più caldi dell’era moderna. Esistono realtà in cui lo stesso problema è stato affrontato con un approccio diverso, dando risultati differenti da quelli che si possono riscontrare a Roma dove gli abitanti lasciano il centro storico per motivi economici, per la rarefazione dei servizi necessari alla vita quotidiana, e perchè stufi della pressione turistica che impedisce una qualità abitativa di livello.

Oggi per le vie di Roma si notano molti più esercizi commerciali prettamente dedicati ai turisti, mentre stanno diminuendo le botteghe artigiane e le attività storiche, su cui la città stessa ha fondato la sua immagine. Situazioni simili si riscontrano anche in altre città europee, come Barcellona, Parigi o Berlino, dove però le scelte legislative sono state in grado di dare una risposta concreta, che sta permettendo di invertire la rotta e riportare i residenti nei centri storici, senza dover necessariamente rinunciare ai turisti.

Una realtà orientata esclusivamente al turismo di massa, infatti, snatura completamente le città, rendendole meno attrattive per i turisti stessi, andando a creando un danno sia d’immagine che economico ingente. Serve, secondo l’OAR, un quadro normativo rinnovato e una politica culturale capace di valorizzare le potenzialità dei centri storici, rendendoli più vivibili e inclusivi.

Overtourism e residenzialità in Italia

Il futuro dei centri storici

Tra i rischi dell’overtourism incontrollato c’è anche la trasformazione di interi quartieri in b&b location. Confrontando la situazione romana con quella di altre realtà in Italia, emerge che la problematica di fondo è la stessa, ma che localmente il turismo di massa può creare problemi diversificati, per cui servono soluzioni diversificate: a Napoli c’è bisogno di diversificare il turismo e raccontare una città che va oltre il centro storico, mentre a Firenze serve riequilibrare accoglienza e funzione abitativa. A Roma come altrove il settore turistico rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo economico della città, purchè conviva con il diritto all’abitare, la residenzialità e la vivibilità del centro storico.

Delocalizzazione e nuova offerta

La soluzione migliore ed a relativa portata di mano per gestire i flussi turistici, in attesa di aggiornamenti normativi e di un quadro più equilibrato dal punto di vista dell’approccio politico, si trova nella differenziazione dell’offerta. Roma è una città immensa e ricca di storia, architettura e arte, che non si limita al centro storico. Creare e proporre nuovi itinerari e percorsi per far scoprire anche la Roma meno conosciuta può essere la chiave per delocalizzare quei flussi che stanno facendo collassare il centro storico, e per portare valore in quei quartieri ancora poco battuti dai turisti.

Inoltre, è necessario investire nella promozione, che porti un’immagine di Roma diversa da quella a cui il mercato si è abituato, e che parli di una città in continuo divenire, in costante crescita e in continua evoluzione, in cui non si trovano solamente i monumenti più famosi, ma anche chicche particolari e nascoste altrettanto belle. Roma, così come molte altre città d’arte italiane, ma come anche i piccoli borghi e le realtà più piccole, ha un patrimonio che deve ancora essere scoperto dal turista medio, e che rappresenta il traino giusto per creare la base necessaria ad un turismo più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che urbano e sociale.

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026: la fotografia del comparto di JetCamp

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Lo Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026, pubblicato da JetCamp, presenta un comparto frammentato e caratterizzato da catene in crescita e dall’aumento continuo e costante dell’importanza della sostenibilità.

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Sul portale di JetCamp piattaforma europea di ricerca e prenotazione per le strutture ricettive outdoor, è stato pubblicato lo “Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026”, un approfondimento del comparto Open Air italiano. Dallo studio, realizzato sulla base di dati e fonti diverse, emergono trend, modelli di rete di successo, informazioni sulla dimensione del comparto e nuove strategie emergenti.

Secondo FAITA Federcamping sono circa 2.600 imprese dell’Open Air, con una capacità di oltre 1,3 milioni di posti letto e un fatturato di circa 8 miliardi di euro, indotto compreso. Il comparto rappresenta più del 10% degli arrivi e circa il 16% delle presenze dell’intero settore turistico italiano, cui, tuttavia, si dovrebbero aggiungere i dati di agricampeggi ed  aree sosta.

Catene e reti outdoor

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Dallo studio emerge un dato di valore: il comparto Open Air è estremamente frammentato, e i principali gruppi gestiscono meno di 70 camping village nel loro complesso. Si tratta di meno del 3% della ricettività outdoor totale. I grandi gruppi (Club del Sole, Baia Holiday, Hu OpenAir, Vacanze col Cuore e Bella Italia Group) hanno registrato crescite consistenti nel periodo che va dal 2020 al 2025, grazie soprattutto alle nuove acquisizioni e agli investimenti verso resort, mobil home e soluzioni di glamping.

Esiste però un’altra realtà nel mondo della ricettività outdoor italiana, che si affianca a quella delle catene tradizionali: le reti. Si tratta di modelli alternativi che permettono alle singole strutture di fare squadra anche senza una proprietà diretta su larga scala. Ne sono alcuni esempi il camp-in-camp (una parte del campeggio è gestita da operatori specializzati e TO), Kampaoh (concept orientato all’esperienza), Nordisk Villages e StarsBOX (una rete di 46 location dove sono state installate casette in legno in contesti totalmente immersi nella natura). Ancora, si fanno notare le organizzazioni marketing come LeadingCampings, che in Italia conta 8.000 affiliati e collega strutture di fascia luxury.

Il ruolo della sostenibilità

Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026

Nel comparto outdoor, la sostenibilità gioca un ruolo di sempre maggior rilievo ed è ricercata sia dagli ospiti che dai gestori. Purtroppo, però, manca un criterio omogeneo e standardizzato di definizione  della sostenibilità. Oltre alle certificazioni internazionali (Green Key, EU Label, ecc.), l’unica certificazione italiana diffusa su tutto il territorio è quella di Legambiente Turismo, che FAITA Federcamping promuove attivamente. Del resto oltre all’oggettivo beneficio di operare in contesti di sostenibilità certificata le attestazioni aiutano i turisti nella scelta della struttura più affine alle loro esigenze, e garantiscono parallelamente il rispetto di determinati standard.

Queste appaiono sulle schede struttura dei principali portali online, e permettono di fare scelte consapevoli e responsabili. Inoltre, consentono alle strutture di veicolare una comunicazione più efficace degli alti standard di qualità raggiunti in Italia, soprattutto a livello internazionale. Per altro la sostenibilità si declina in diverse accezioni: sociale, ambientale, territoriale.

Sviluppare la sostenibilità significa investire nel futuro, e rendere i luoghi più resilienti e meno passivi rispetto ai flussi turistici che accolgono, ma anche garantire stabilità economica ed occupazionale sui singoli territori. Inoltre, in ottica di collegamento con l’esperienzialità, la sostenibilità necessità di entrare in contatto con le tradizioni del luogo, di rivisitare vecchie abitudini in chiave green e anche di introdurre le nuove tecnologie nei processi più consolidati. Terzo elemento la digitalizzazione, che permette di snellire le procedure, aumentare i servizi e offrire un’accoglienza di qualità superiore, arricchita di contenuti e nuovi modelli di ospitalità.

Hospitality 2026: convegno – focus sulle imprese open air trentine

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Le prime elaborazioni sui dati 2025 mostrano che in primavera-estate il tasso di occupazione media delle strutture in Trentino sale di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2024. Nei campeggi dei laghi, da aprile a settembre la Germania rimane in testa fra i Paesi di provenienza dei turisti, con il 44,2% del totale, seguita a distanza dall’Italia, con il 25%, mentre cresce la Polonia, che passa dal 2,6% al 3%. Ma la ‘classifica’ si inverte fra Natale e Capodanno, se consideriamo tutti i campeggi e villaggi turistici del Trentino, con gli italiani che balzano in testa (75%) e i tedeschi che seguono a distanza (15% sul totale delle nazionalità di provenienza). Dai risultati emerge anche una crescita delle prenotazioni acquisite per il 2026, con l’occupazione media giornaliera dei capeggi e dei villaggi turistici che passa dal 27,9% al 29,7%. Sono i dati Faita Federcamping elaborati da Hbenchmark presentati ad Hospitality.

La Federazione delle imprese del turismo all’aria aperta è presente al Salone dell’Accoglienza di Riva del Garda con un proprio spazio e una serie di incontri sull’evoluzione del settore. Momento centrale sarà il convegno di oggi sulle sfide e le opportunità per l’ospitalità open air. Relatori, Alberto Granzotto, presidente di Faita Federcamping; Fabio Poletti, presidente Faita Trentino; Roberto Failoni, assessore al Turismo Provincia autonoma di Trento; Valeria Minghetti del Ciset Ca’ Foscari; Michele Andreaus dell’Università di Trento.

Il convegno prende spunto dalla ricerca condotta dal Ciset sui campeggi provinciali, per valutarne caratteristiche, modalità di gestione e organizzazione, livello di innovazione e capacità di investimento. Tra i principali elementi emersi, 8 imprese su 10 hanno puntato sulla riqualificazione digitale della struttura e 6 su 10 sul miglioramento dell’offerta ricettiva, ma l’eco-sostenibilità non è ancora al centro delle azioni degli operatori, così come gli investimenti per target di clientela (solo 3 imprese su 10). L’elevata redditività delle imprese consente di coprire queste iniziative in gran parte con mezzi propri (48%), mentre il 30% con un supporto finanziario e il 15% con contributi provinciali. Guardando ai modelli che caratterizzano l’evoluzione attuale del settore open air in Trentino, dalla ricerca si evince come le imprese più innovative e orientate al cambiamento (quelle dei cosiddetti ‘pionieri’) siano circa il 15% del totale, mentre il 62% circa sono definibili come ‘inseguitori’ e il 23% come ‘inerti’.
A partire da questa situazione, gli scenari al 2030, disegnati dal Ciset con il contributo di un gruppo di opinion leader locali, mostrano come le strutture più avanzate continueranno a investire per segmentare il prodotto e venire incontro alle esigenze di una nuova clientela, spesso più giovane e che cerca proposte meno standardizzate. Chi non si adegua e punta all’immobilismo rischia, invece, di uscire dal mercato.

“Negli ultimi anni assistiamo a una differenziazione spinta della domanda, con l’aumento della competizione sul fronte dell’offerta – spiega Alberto Granzotto, presidente Faita Federcamping e vicepresidente nazionale Confturismo-Confcommercio – Il settore dell’open air sta reagendo e registrando crescite ovunque, ma deve continuare a investire, puntando a migliorare sempre più l’esperienza globale per l’ospite, ma anche mettendo in campo iniziative capaci di creare nuovi modelli di business”.
“Il nostro settore sta vivendo negli ultimi anni un trend positivo – aggiunge Fabio Poletti, presidente Faita Trentino e vicepresidente nazionale – Questo grazie a un tessuto imprenditoriale che ha saputo investire sulla qualità dei servizi e sulla sostenibilità delle strutture, che non dev’essere uno slogan, ma un atteggiamento culturale: basti pensare che nel nostro bacino, prevalentemente tedesco, la clientela fra i 30 e i 60 anni, nel 45% dei casi sceglie la propria destinazione in base al livello di ecosostenibilità dei campeggi”.

Lo studio dell’Università di Trento, illustrato da Michele Andreaus, rileva quanto l’open air in Trentino esprima realtà complessivamente solide e dinamiche, chiamate a di diventare più innovative in virtù di una domanda sempre più esigente, dell’evoluzione demografica, dei cambiamenti climatici. Per Andreaus, chi sceglie il turismo all’aria aperta è spesso un ospite ad alta capacità di spesa e di buona cultura, ma ognuno ha il proprio concetto di qualità. “In origine era sufficiente che il campeggio fosse inserito in un contesto naturale, non serviva altro – spiega Andreaus – Bastavano una piazzola, la corrente elettrica e i servizi. Ora il turista chiede sempre di più”.
Di qui la necessità di una svolta qualitativa, che dovrà far leva su tre elementi: l’apertura all’esterno, perché attualmente solo un terzo delle strutture organizza attività sul territorio; il passaggio generazionale, con l’aggiornamento e la formazione dei giovani; lo stile di gestione, che può sfruttare le potenzialità dei big data e la profilazione del turista per personalizzare, in maniera esperta, l’offerta fin nei minimi dettagli.”

Forum Piscine: con XLeisure Spa e outdoor in un unico hub

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Dall’11 al 13 febbraio 2026 BolognaFiere ospita XLeisure, piattaforma che riunisce in un unico appuntamento ForumPiscine, ForumClub e Outex – Outdoor Experience. Tre giorni pensati per la business community del leisure: esposizione, contenuti tecnici, dimostrazioni live e momenti di networking.

ForumPiscine: tecnologie, gestione e aggiornamenti per impianti e strutture ricettive

La 17ª edizione di ForumPiscine conferma l’impostazione “filiera completa”: dalla progettazione alla gestione di impianti privati e pubblici, sportivi e ricettivi. In programma anche sessioni dedicate ai gestori di piscine e impianti sportivi, con focus su aspetti amministrativi e fiscali, temi giuslavoristici e adempimenti e sicurezza. Prosegue inoltre la collaborazione con UNI sui principali aggiornamenti delle norme tecniche.

Energia ed efficienza: il Rapporto sui consumi degli impianti natatori

Tra i contenuti più rilevanti, la presentazione della seconda edizione del Rapporto nazionale sui consumi energetici negli impianti natatori (FIRE in collaborazione con CoNGePi). Il tema è particolarmente sensibile per la sostenibilità economica dei gestori e per la continuità operativa del comparto, anche alla luce della proposta di estendere il Conto Termico agli interventi di efficientamento delle piscine pubbliche.

Outdoor Experience: spazi esterni sempre più centrali nell’accoglienza

Con Outex, XLeisure mette al centro l’evoluzione dell’outdoor living: arredi, materiali, soluzioni e design per spazi esterni pensati come aree di comfort e benessere. Un tema che intercetta direttamente anche la progettazione e la riqualificazione nelle strutture ricettive, dove l’outdoor è parte dell’esperienza e del valore percepito.

Piscine in ospitalità: agriturismi, spiagge e leisure acquatico

Il programma si allarga a scenari adiacenti all’accoglienza. Un focus specifico riguarda la piscina in agriturismo come asset competitivo: un’indagine condotta con Agriturismo.it su 4.500 strutture evidenzia un mercato in fermento tra nuove realizzazioni, ampliamenti e interventi orientati alla sostenibilità. Spazio anche al tema “spiaggia” (Beach Gallery) e al leisure acquatico, con contenuti dedicati all’intrattenimento e alla gestione dell’offerta.

Sicurezza e normativa: verso una cultura della prevenzione

La sicurezza torna al centro con incontri tecnici e interventi dedicati alla prevenzione e alla gestione del rischio, in attesa dell’evoluzione del quadro normativo nazionale. Per progettisti e costruttori, confermati anche i Pool Builders Days tra formazione, sessioni tecniche e dimostrazioni pratiche.

Per le imprese del settore, XLeisure è un osservatorio utile perché concentra soluzioni e competenze su wellness, outdoor living, piscine e gestione impiantistica: ambiti sempre più determinanti per differenziare l’offerta, migliorare la qualità dei servizi e sostenere investimenti efficienti. FAITA sostiene l’evento perché favorisce confronto, aggiornamento tecnico e contaminazione tra filiere, aiutando le aziende a tradurre innovazione e sostenibilità in valore concreto e competitività.

Turismo accessibile e Open Air: con DI OGNUNO l’inclusione diventa opportunità

Ieri, 2 febbraio 2026, presso l’Outdoor Boom Arena, in occasione di Hospitality – Il Salone dell’ Accoglienza, sì è affrontata una tematica cardine per il turismo Open Air: l’accessibilità.

Parlare di accessibilità nel turismo non significa rivolgersi a una nicchia. Tutt’altro, si tratta infatti di intercettare una parte rilevante della popolazione. Questi i dati presentati durante lo speech tenuto da Roberto Vitali  CEO di Village for All – V4A® e Cristian Catania, architetto specializzato in Universal design In Italia le persone con una certificazione di disabilità sono 7,6 milioni, pari al 12,8% della popolazione. Ma se si allarga lo sguardo alle esigenze di accessibilità temporanee o situazionali, si sale a 12,6 milioni, circa il 34% degli italiani.

A livello globale, secondo il World Economic Forum, le persone con esigenze di accessibilità rappresentano il 17% della popolazione mondiale, per un totale di 1,3 miliardi di individui. Un dato che trasforma l’accessibilità da tema etico a leva strategica anche sul piano economico.

Un mercato ad alto potenziale troppo a lungo sottovalutato  

Il turismo accessibile è oggi uno dei mercati meno serviti ma più promettenti. In Italia il potenziale annuo stimato è di 27 miliardi di euro, mentre la spesa effettivamente intercettata si ferma a circa 1,3 miliardi, poco più del 5%. Ne deriva un gap di mercato di oltre 25 miliardi di euro, che evidenzia quanto spazio di crescita esista per le imprese capaci di ripensare servizi, spazi e comunicazione.

Il messaggio emerso con forza durante l’intervento è chiaro: non sono le disabilità ad andare in vacanza, ma le persone. Persone che possono avere esigenze diverse, permanenti o temporanee, e che chiedono soluzioni semplici, intuitive e non ghettizzanti.

Oltre la norma: quando il minimo non basta

Uno dei concetti chiave dello speech è stato il superamento dell’idea che basti “essere a norma”. La normativa rappresenta solo un punto di partenza, certo non il compimento di un percorso ormai necessario. Le soluzioni pensate solo per adempiere agli obblighi rischiano infatti di creare nuovi confini, separando invece di includere.

Il progetto DI OGNUNO, sviluppato da Hospitality in collaborazione con Lombardini22 e Village for All – V4A, lavora proprio su ciò che sta oltre la norma: su quelle esigenze che non trovano risposta nei regolamenti ma che incidono profondamente sulla qualità dell’esperienza.

Orizzonti Possibili: l’outdoor come metafora di inclusione

Con l’installazione “Orizzonti Possibili”, il turismo open air viene raccontato come metafora della vita: un percorso fatto di ostacoli, scelte progettuali e opportunità. L’allestimento, concepito come un viaggio a tappe, permette di sperimentare in prima persona come materiali, pendenze, segnaletica, suoni e spazi di sosta possano fare la differenza tra autonomia e difficoltà. Ogni esigenza di accessibilità diventa così un’opportunità di libertà per tutti, non una soluzione dedicata a pochi. È il principio dell’accessibilità trasparente, aspirazionale e universale, capace di migliorare il comfort complessivo e la percezione di qualità delle strutture.

Accessibilità, sostenibilità e valore per le imprese

Lo speech ha ribadito come l’accessibilità non sia in contrasto con la sostenibilità, ma ne rappresenti un naturale prerequisito. Esempi concreti mostrano come progettazione inclusiva, comunicazione multisensoriale e attenzione all’orientamento possano generare benefici ambientali, economici e sociali.

Non si tratta di comunicare per “trasformare il valore economico” in modo diretto, ma di costruire valore reale, duraturo e riconoscibile dagli ospiti. Un approccio che rafforza la reputazione delle strutture, amplia il mercato potenziale e migliora l’esperienza di tutti.

Un cambio di paradigma per il turismo open air

Il messaggio finale emerso a Riva del Garda è netto: l’accessibilità non è un tema specialistico, ma una chiave di evoluzione del turismo open air. Progettare pensando a OGNUNO significa creare spazi migliori, più accoglienti e più competitivi.

DI OGNUNO dimostra che andare oltre la norma non è solo possibile, ma necessario per affrontare le sfide future dell’ospitalità, trasformando l’inclusione in un vero motore di innovazione per il settore.

Turismo a Como raddoppiato  in 10 anni

Il 2025 ha regalato una crescita record per il turismo a Como, facendo registrare la performance migliore dell’ultimo decennio. In tutta Italia, infatti, Como si aggiudica la medaglia di bronzo per crescita turistica, meglio di lei solo Bari e Bergamo.

Crescita record per il turismo a Como

Turismo a Como

In occasione del terzo Forum internazionale del Turismo di Milano, sono state nominate le 30 città italiane che hanno registrato la crescita maggiore nel settore negli ultimi 10 anni. Tra queste, il risultato di Como è a dir poco incredibile: +97,9% di crescita. Fanno meglio solo Bari e Bergamo. Gran parte del risultato è dovuto alla destagionalizzazione, che ha reso Como meta di grande appeal tutto l’anno. 

Altro ruolo importante l’ha avuto la promozione delle località circonvicine meno note del comasco, che ha portato conseguenti aumenti di indotto, occupazione e nuove sinergie territoriali.

Il successo turistico di Como è la prova che destagionalizzazione e delocalizzazione sono le chiavi per creare un turismo non solo più sostenibile, ma anche più stabile e remunerativo, in grado di valorizzare il patrimonio naturale, culturale e sociale dei luoghi e di preservare le tradizioni e le peculiarità locali. L’obiettivo è trasformare la stagionalità in continuità, e la concentrazione in rete.

La forza del Lago e dell’Open Air

Turismo a Como

Il turismo lacuale nel comasco rimane il principale polo di attrazione, e soprattutto in estate, rappresenta la maggiore fonte di entrata e commercio. Si tratta di un modello turistico che si sta lentamente trasformando da caotico e affollato a rispettoso e più diffuso. In questo, l’Open Air rappresenta l’esempio più virtuoso, poichè è in grado di dare agli ospiti un’offerta variegata e sostenibile, che permetta loro di vivere il Lago nelle sue accezioni migliori senza sovraccaricare l’ecosistema lacustre.

Il Lago di Como è una delle zone in cui l’overtourism impatta visibilmente sull’ambiente,  da qui l’impegno profuso del quale appaiono i primi risultati positivi, anche grazie al contributo dell’Open Air. Le attività all’aria aperta, gli sport acquatici e le escursioni nella natura sono tutte attrattive di grande rilievo nel mercato turistico attuale, soprattutto per i turisti internazionali, e permettono al comasco di evolvere il turismo lacuale come lo si è sempre conosciuto, trasformandolo in una versione più virtuosa e responsabile.

L’importanza delle mete alternative

Turismo a Como

I borghi, le località rurali e le zone meno frequentate rappresentano una risorsa di inestimabile valore per il territorio, ed è proprio qui che l’economia del turismo diventa un’economia diffusa, che porta pernottamenti distribuiti su un’area più vasta, aumento dei consumi dei prodotti locali e  maggiore stabilità occupazionale. Autenticità e esperienzialità fanno da traino alla vacanza: anche perchè dove c’è più realtà, più tradizione e più contatto con il territorio, c’è anche più turismo sano, sostenibile e inclusivo.

I viaggiatori moderni vogliono entrare a far parte della comunità, toccare con mano la sua storia e imparare le sue tradizioni, portando a casa con sé non solamente prodotti artigianali acquistati, ma anche il sapere e la manualità di gesti antichi e tramandati di generazione in generazione. Nello sviluppo di una destinazione, e con l’obiettivo di destagionalizzare e delocalizzare, i borghi e le piccole località giocano un ruolo cruciale, su cui puntare e da valorizzare per creare un turismo più responsabile e rispettoso, proprio come a Como. 

Apre la 50ª edizione di Hospitality: FAITA Federcamping protagonista a Riva del Garda

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Si apre oggi, lunedì 2 febbraio, la 50ª edizione di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza, in programma fino al 5 febbraio nel quartiere fieristico di Riva del Garda. Un’edizione che  celebra un percorso iniziato nel 1979 con Expo Riva Hotel e che oggi conferma fondamentale per il mondo dell’ospitalità, del foodservice e della ricettività italiana.

L’inaugurazione è in programma questa mattina alle ore 11 presso il Theatre del Padiglione D, con l’opening talk “Celebrating with you” e la partecipazione dei vertici di Riva del Garda Fierecongressi, delle istituzioni e delle associazioni di categoria. Un momento che apre quattro giornate di confronto, formazione e networking.

FAITA Federcamping all’Outdoor Boom Arena

Anche quest’anno FAITA Federcamping è presente a Hospitality allo stand A17 con un ruolo attivo presso l’Outdoor Boom Arena A2 , lo spazio dedicato all’evoluzione dell’ospitalità all’aria aperta. Un’area che oggi si conferma luogo di confronto sui grandi temi che attraversano il settore: qualità dell’offerta, sostenibilità, accessibilità, innovazione organizzativa e modelli di sviluppo.

La Federazione tratterà queste tematiche nei quattro eventi che la vedranno protagonista  all’Out Boom Arena principalmente e il 4 febbraio alle 16.30 presso il Theatre Main Stage. Qui si terrà l’evento principale della Federazione all’interno del programma di Hospitality 2026:“Turismo all’aria aperta: sfide e opportunità nell’evoluzione da quantità a qualità”.
L’incontro affronta uno dei nodi strategici più rilevanti per il settore: il passaggio da un modello di sviluppo fondato sui volumi a uno sempre più orientato al valore, alla sostenibilità economica e all’impatto territoriale. Attraverso dati, analisi e testimonianze, il confronto mette in luce come il comparto stia entrando in una fase di maturità, nella quale governance, investimenti e visione diventano fattori determinanti per la competitività delle imprese. La presenza di esperti del mondo accademico, istituzionale e associativo rafforza il valore del dibattito, offrendo chiavi di lettura utili per accompagnare il settore in un’evoluzione strutturata e consapevole.

Un appuntamento che coinvolge anche la città

La 50ª edizione si apre inoltre con una forte integrazione con il territorio grazie al programma Out&About – Il lato fuori di Hospitality, che porta eventi e momenti di incontro anche fuori dai padiglioni fieristici, coinvolgendo attivamente la città di Riva del Garda.

Per FAITA Federcamping, la giornata di oggi segna l’inizio di un percorso intenso di incontri, contenuti e relazioni che accompagnerà tutta la manifestazione. Una presenza che va oltre l’evento fieristico e che rafforza il ruolo della Federazione come interlocutore qualificato nell’evoluzione dell’ospitalità contemporanea.

Autorizzazione paesaggistica e semplificazione burocratica per il turismo all’aria aperta

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Faita Federcamping plaude all’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dello schema di decreto del Presidente della Repubblica per la semplificazione delle procedure autorizzative nel turismo all’aria aperta. Una misura relativa agli “Interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”, che permetterà al turismo Open Air un ulteriore salto di qualità attraverso innovazione, sostenibilità e accessibilità.

Il provvedimento per la semplificazione delle procedure autorizzative nel turismo all’aria aperta prevede:

  • di non dover chiedere una ulteriore autorizzazione paesaggistica per la collocazione di caravan, case mobili per vacanze e autocaravan all’interno delle imprese, qualora queste siano già in possesso di un’autorizzazione paesaggistica per le aree attrezzate;
  • di beneficiare di una procedura semplificata per acquisire l’autorizzazione paesaggistica per poter realizzare, all’interno delle strutture ricettive all’aperto, infrastrutture a rete ovvero modifiche del numero o della collocazione delle aree attrezzate.

“Plaudiamo all’adozione di un provvedimento essenziale per il settore del turismo all’aria aperta da tempo sollecitato ed atteso. Cambia il paradigma stesso del nostro mondo che può passare ad un’offerta evoluta e realmente rispondente alle esigenze della domanda nel più completo e concreto rispetto delle norme, della sostenibilità del paesaggio, valorizzando le esigenze di confort e libertà che caratterizzano la nostra clientela. Ed è per questo che ci tengo a ringraziare il Ministro Santanchè, il Ministro Giuli e i loro staff per l’attenzione a un comparto che sfiora i 74 milioni di presenze, genera oltre 8 miliardi di fatturato e occupa 100.000 addetti. Gli effetti di questa semplificazione porteranno positive ricadute nelle politiche di destagionalizzazione, permettendo alle imprese di competere con qualità e innovazione anche nei mercati internazionali. Il turismo all’aria aperta vorrà rendersi sempre di più parte integrante e fondamentale della filiera turistico ricettiva del nostro Paese”, dichiara Alberto Granzotto presidente di FAITA Federcamping.

Sostenibilità e sicurezza nel turismo: siglato il protocollo d’intesa

Sostenibilità e sicurezza nel turismo: in occasione del Forum Internazionale del Turismo di Milano è stato sottoscritto il protocollo d’intesa per i Comuni turistici, ecco cosa riguarda e gli attori interessati.

Forum Internazionale del Turismo 2026

Sostenibilità e sicurezza

Nei giorni scorsi la città di Milano ha ospitato il Forum Internazionale del Turismo 2026, evento durante il quale si è potuto approfondire le principali tematiche del settore, sia dal punto di vista delle criticità che delle potenzialità di sviluppo. Si è trattato di un appuntamento a cui hanno partecipato sia istituzioni che operatori del settore, per analizzare l’andamento del turismo italiano nel 2025 e anticipare i trend del prossimo futuro.

Il Forum è stata anche occasione per approfondire le tematiche attuali e per delineare la strada da percorrere per continuare promuovere la destinazione Italia. In particolare, i temi della sostenibilità e della sicurezza sono stati oggetto di un ampio dibattito, volto a trovare soluzioni integrate e condivise per garantire da un lato la competitività del settore a livello internazionale e dall’altro la sopravvivenza del patrimonio sia naturalistico che culturale e sociale dell’Italia. 

In questo senso, la sicurezza gioca un ruolo fondamentale, soprattutto in relazione ai flussi turistici sempre più importanti che ogni anno arrivano in Italia e che necessitano di una gestione programmata ed attenta. 

Sostenibilità e sicurezza nel turismo

Sostenibilità e sicurezza

Riuscire a raggiungere un bilanciamento tra l’impatto turistico e la qualità della vita dei residenti è un requisito fondamentale per la vita del settore stesso. Un territorio esacerbato da flussi ingestibili e una tessuto sociale stanco e avverso nei confronti di quei turisti che da un lato portano economia e indotto e dall’altro saturano strade e piazze, non ha un futuro stabile e duraturo. Per questo, è essenziale aumentare la sostenibilità turistica garantendo la sicurezza sia dei vacanzieri che dei residenti.

Si tratta di un obiettivo ambizioso, ma necessario per lo sviluppo dei territori e per la loro governabilità. In questo, si guarda spesso all’Open Air come modello virtuoso, perché in grado di garantire parallelamente uno sviluppo costante dal punto di vista di arrivi e presenze (e relativo indotto) e la sostenibilità ambientale e sociale per le generazioni future. Inoltre, sviluppare la sostenibilità turistica permetterebbe anche di ripopolare le aree rurali e portare nuova linfa vitale alle economie più fragili.

Dalla sostenibilità del turismo e dalla sicurezza nella gestione dei flussi dipendono sia direttamente che indirettamente anche i grandi obiettivi di destagionalizzazione e delocalizzazione, che rappresentano il punto di arrivo e partenza da cui far fiorire un nuovo modello di turismo su tutto il territorio nazionale.

Il protocollo d’intesa

Sostenibilità e sicurezza

Uno dei punti salienti dell’evento di Milano ha riguardato proprio questi due filoni tematici, ed è stata la sottoscrizione del protocollo d’intesa per lo sviluppo sostenibile e la sicurezza dei Comuni turistici. L’accordo ha visto le firme del Ministro del Turismo Daniela Santanchè, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dei sindaci dei Comuni aderenti alla Carta di Amalfi (Amalfi, Arzachena, Ascea, Atrani, Ayas, Capri, Castellabate, Cortina d’Ampezzo, Courmayeur, Ischia, Pinzolo, Polignano a Mare, Pollica, Positano, Praiano, Ravello, Riomaggiore, Riva del Garda, Roccaraso, San Gimignano, Taormina, Volterra).

Si tratta di località turistiche che soffrono maggiormente l’overtourism e intendono aumentare la sostenibilità del settore turistico.

Un ulteriore tassello nella visione di un turismo sempre più sicuro, in grado di tutelare viaggiatori, imprese e comunità residenti – ha dichiarato il ministro Santanchè – e che fa seguito all’incontro dello scorso luglio in cui abbiamo avviato un confronto costruttivo su strategie e proposte con i sindaci firmatari della Carta d’Amalfi. La sostenibilità e la sicurezza sono biglietti da visita fondamentali per noi”.

Sviluppo orizzontale del turismo: in Sicilia fiere e film nella brand strategy

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Lo sviluppo orizzontale del turismo in Sicilia punta tutto su fiere e film commission per rafforzare la destinazione a tutto tondo. Una strategia integrata per affermare il brand Sicilia a livello internazionale non solo per il turismo vacanziero, ma anche per quello business e cinematografico è tra gli obiettivi dell’isola per il 2026.

Il brand Sicilia

Sviluppo orizzontale del turismo

La Sicilia è una delle regioni italiane che negli ultimi anni ha puntato maggiormente sul settore turistico, attraverso investimenti e campagne di comunicazione, che hanno contribuito a rinnovare l’immagine dell’isola a livello internazionale, e che l’hanno consacrata come una delle destinazioni più ambite del turismo enogastronomico italiano. Proprio il rinnovato legame con il territorio e le sue tradizioni hanno rappresentato il punto di partenza da cui far rinascere il turismo e il brand Sicilia.

Oggi infatti, l’isola è conosciuta in tutto il mondo per le sue specificità e caratteristiche uniche e per il suo patrimonio naturale, artistico, culturale e anche sociale. Nel 2024 il settore turistico in Sicilia ha registrato una crescita significativa, confermando un trend di consolidamento della domanda, in paritcolar modo quella internazionale, e la richiesta sempre più ampia di soluzioni flessibili di alloggio, di attività e servizi esperienziali e di sostenibilità. I dati provvisori sono decisamente positivi:

  • 7.042.815 di arrivi (+7,36% rispetto al 2023);
  • 22.421.280 di presenze (+9,74%);
  • durata media del soggiorno di 3,18 notti (3,11 nel 2023);
  • il 52,3% degli arrivi e il 53,7% delle presenze sono stranieri;
  • l’extra-alberghiero registra 2.919.766 di arrivi (+12,65% sul 2023) e 9.832.976 (+17,26%).

Sviluppo orizzontale del turismo

Sviluppo orizzontale del turismo

Per il 2026 la Sicilia vuole continuare a sviluppare il settore turistico, aprendo le porte anche ad altri tipi di turisti rispetto a quelli che già scelgono l’isola come destinazione delle proprie vacanze: gli ospiti business e della macchina cinematografica e sportiva. Quello a cui la Sicilia ambisce per il prossimo futuro è un vero e proprio sviluppo orizzontale del turismo, che allarghi le prospettive e le opportunità di crescita ai settori fieristici e della film commission, oltre che ai grandi eventi sportivi.

Proprio su questi tre comparti si concentra il piano triennale di sviluppo turistico della Sicilia, approvato nei giorni scorsi dalla giunta regionale, definendo la visione strategica per il settore turistico per il prossimo triennio 2026-2028. L’obiettivo finale è quello di rafforzare il posizionamento della Sicilia tra le principali destinazioni internazionali, verso cui convergeranno le risorse finanziarie sia regionali che extraregionali. La scelta dei tre comparti (fieristico, cinematografico e sportivo) è stata guidata da un attento monitoraggio dei trend turistici attuali, e dall’analisi del patrimonio siciliano ancora inespresso, da potenziare per sviluppare il turismo su nuovi fronti in forte crescita e che sempre più fanno girare economia e flussi.

I tre comparti target

Il comparto fieristico, infatti, è in grado di attrarre visitatori anche (e anzi, maggiormente) nei periodi di bassa stagione, di coinvolgere nelle attività settori diversi e di far conoscere il lato business della regione. Il settore della film commission può portare attenzione mediatica e approfondimento soprattutto nelle aree rurali e meno conosciute, stimolando curiosità negli spettatori e voglia di visitare i luoghi visti sul grande schermo, generando un turismo anche a lungo raggio e duraturo nel tempo. Infine, i grandi eventi sportivi sono in grado di generare economia, occupazione e ritorno d’immagine, come hanno dimostrato le recenti manifestazioni nel resto d’Italia e come si spera facciano anche le prossime Olimpiadi.

Destagionalizzazione e delocalizzazione
Sviluppo orizzontale del turismo

L’orizzontalità della strategia turistica siciliana si basa su due direttrici fondamentali, due obiettivi da raggiungere per rendere il turismo isolano più sostenibile e qualitativo: la destagionalizzazione e la delocalizzazione. Si tratta di due traguardi essenziali per la crescita del settore, per cui la regione sta monitorando costantemente i flussi che interessano l’isola, dedicando un’attenzione particolare alle esigenze dei viaggiatori di oggi, soprattutto per quanto riguarda i temi della sostenibilità, digitalizzazione ed esperienzialità.

In questo senso, la Sicilia intende rafforzare sia i mercati tradizionali che quelli emergenti, sia dal punto di vista delle destinazioni, che della modalità di viaggio. In particolare, l’Open Air si è dimostrato un comparto da continuare a valorizzare e sviluppare, poichè molto affine ai bisogni dei viaggiatori moderni, proprio per le sue naturali caratteristiche che lo legano alla natura, alle radici e alle esperienze più autentiche. Arrivi e presenze sono in costante aumento, e investire in infrastrutture che permettano agli ospiti una migliore fruizione delle aree all’aria aperta e del patrimonio ambientale è necessario per affermare ancora di più la presenza dell’Open Air nell’offerta siciliana, soprattutto a livello internazionale.

Salerno punta all’internazionalizzazione: incontro sul futuro del turismo

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La città di Salerno punta all’internazionalizzazione dei flussi turistici, e apre un confronto tra istituzioni, operatori e realtà locali. Il convegno Turismo, infrastruttura strategica e motore di sviluppo, si terrà domani, 27 gennaio presso la Cappella Palatina di San Pietro a Corte, individua gli elementi sui quali la città può fondare il suo appeal sui mercati esteri.

Salerno punta all’internazionalizzazione

Salerno punta all'internazionalizzazione

Salerno è una città che negli ultimi anni è stata al centro di un crescente interesse internazionale dal punto di vista turistico, e che vuole continuare a sviluppare la filiera e l’offerta turistica presso i mercati esteri. Salerno è una destinazione in cui ricchezza culturale, patrimonio naturale, eccellenze enogastronomiche e infrastrutture strategiche convivono e contribuiscono a creare un potenziale turistico enorme.

Quello che sta avvenendo, infatti, è la trasformazione della città da semplice ponte per la Costiera Amalfitana, a vera e propria destinazione, dove gli ospiti arrivano e si fermano per scoprire tradizioni, musei e storia, e dove vogliono vivere esperienze autentiche e a contatto con la gente del posto e le attività commerciali artigiane e più radicate. Per esplorare non solo il potenziale cittadino, ma anche le possibili strategie di crescita e sviluppo del turismo salernitano, si terrà un convegno che con analisi, testimonianze e momenti di dialogo, si intende avviare un percorso condiviso ad esprimere pienamente le sue capacità attrattive.

Il convegno sul turismo salernitano

Salerno punta all'internazionalizzazione

Il convegno, dedicato al futuro turistico della città, è stato pensato come un confronto aperto tra tutte le parti coinvolte nel settore, dalle istituzioni agli operatori, includendo anche le realtà locali. Promossa da Salerno Experience Network APS, l’iniziativa si svolgerà presso la Cappella Palatina di San Pietro a Corte, per individuare i fattori che possono rappresentare le colonne portanti della Destinazione Salerno, con il fine di costruire un’immagine riconoscibile e desiderabile sui mercati esteri. La definizione delle priorità, delle strategie e delle azioni concrete sono infatti step obbligatori per attrarre visitatori in modo sostenibile e competitivo e, soprattutto, duraturo e stabile nel tempo.

La giornata di incontri si dividerà in 4 momenti. Il primo Panel riguarderà proprio le attrattive della città, soffermandosi sull’identità condivisa e sul posizionamento competitivo di Salerno sul mercato internazionale. Il secondo Panel esplorerà invece le potenzialità della città in rapporto con il mercato globale del turismo, approfondendo i mercati strategici su cui puntare, studiando l’offerta integrata da proporre e avanzando ipotesi sullo sviluppo internazionale della città anche in termini di comunicazione.

Il terzo panel sarà incentrato sullo sviluppo della città e le nuove infrastrutture per l’accoglienza degli ospiti. In particolare, avrà ampio spazio il tema dell’alta velocità, affiancato dalla realtà della stazione marittima e dal nuovo aeroporto, che promette di portare in città flussi maggiori e destagionalizzati, per aprire le porte di Salerno tutto l’anno, e non solamente in occasione della bella stagione. Il quarto Panel, infine, tratterà l’argomento del turismo di domani, analizzando sfide e competenze da superare e sviluppare per arrivare pronti alle esigenze future dei viaggiatori, e rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti in atto nel settore turistico.

Enogastronomia e sostenibilità

Salerno punta all'internazionalizzazione

Durante l’evento ci sarà anche occasione per degustare i prodotti tipici sia salernitani che campani, a cura di produttori locali. Proprio l’enogastronomia, infatti, è uno dei comparti su cui il turismo salernitano fa maggiore affidamento, e che sta attirando un numero sempre crescente di visitatori. Al pari della tavola, la tematica della sostenibilità gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo del settore turistico di Salerno, poichè l’attenzione dei viaggiatori verte sempre di più sulle scelte a basso impatto.

In questo, l’Open Air è sicuramente uno dei comparti da valorizzare maggiormente, e anche da cui apprendere di più in termini di digitalizzazione e offerta, poichè unisce lo sviluppo delle nuove tecnologie a materiali e approcci sostenibili, in grado di salvaguardare non solo l’ambiente, ma anche il patrimonio culturale e sociale locale. Il turismo all’aria aperta, non a caso, assume una rilevanza crescente su tutto il territorio nazionale, e può fungere da traino in particolar modo nelle destinazioni di recente rinascita, proprio come Salerno. Il comparto, infatti, è noto per il suo legame storico sia con la tutela del verde, che con la clientela internazionale, di cui è stato in grado di intercettare i bisogni e anticipare i tempi rispetto ad altre realtà turistiche italiane. 

Inoltre, rappresenta una connessione naturale con attività esperienziali ad alto livello di autenticità, sempre più gradite agli ospiti internazionali, oltre che una garanzia in termini di qualità dell’accoglienza.

La rinascita di Bacoli: dal terremoto alla candidatura a Capitale italiana della cultura 2028

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Quella della rinascita di Bacoli sembra una storia a lieto fine in cui, dopo aver toccato il fondo, ci si rimette in piedi più forti di prima. Questo è esattamente ciò che è successo alla città nei Campi Flegrei, che in meno di un decennio è riuscita a risollevarsi dal bradisismo e dal deficit di bilancio grazie ad un rilancio economico e ad investimenti in infrastrutture, servizi e turismo, e che oggi concorre a diventare Capitale italiana della cultura 2028.

La rinascita di Bacoli

La rinascita di Bacoli

Bacoli è una città di 25.000 abitanti nei Campi Flegrei, terra che negli ultimi anni è stata colpita da numerosi e violenti terremoti. La città aveva dalla sua un patrimonio ambientale e culturale di notevole valore, ma che a causa delle scosse sismiche sembrava destinato a depauperare. Grazie all’impegno dimostrato sia dalle istituzioni che dai residenti, però, Bacoli sta risorgendo dalle sue ceneri come un’araba fenice. Tra la pandemia e il bradisismo, infatti, la città è riuscita a non cedere a quello che sembrava un destino ormai segnato, investendo in infrastrutture, servizi e legalità.

Partendo dal recupero dell’arenile di Bacoli e della zona di Miseno, sono stati ripristinati circa 250.000 metri quadrati di litorale, che oggi sono stati destinati in parte a spiaggia libera e in parti saranno ceduti in concessione attraverso una gara per l’assegnazione del 50% degli arenili, secondo quanto previsto dalla direttiva europea Bolkestein. Parallelamente, l’amministrazione di Bacoli ha acquisito Villa Ferretti, un bene confiscato risalente al ‘700, che oggi è diventata sede dell’Università Federico II e location di convegni internazionali.

Da questi esempi si evince come la città sia riuscita non solo a tutelare il proprio patrimonio  artistico e naturale, ma anche a dargli nuova vita a beneficio della collettività e di un nuovo pubblico turistico. Infine, anche nei servizi si sta facendo molto: migliora la gestione della raccolta dei rifiuti (Bacoli ha raggiunto il 91% di raccolta differenziata e diventa Comune Riciclone di Legambiente), si aprono 3 asili nido da 100 posti ogni anno, riparte la mensa scolastica e dal 2023, in soli due anni si passa da un’evasione al 60% al 35%.

Lo sviluppo del turismo

La rinascita di Bacoli

Tutti questi traguardi hanno contribuito da un lato a infondere speranza e positività nei cittadini e nelle imprese che operano sul territorio, e dall’altra a gettare le basi per un nuovo impulso turistico. La città di Bacoli gode di numerosi luoghi d’interesse turistico, come due laghi vulcanici, lo sbocco al mare nel Golfo di Pozzuoli da cui si vedono Nisida, Ischia e Procida, e circa 20 tra monumenti e siti archeologici tra cui anche la Baia sommersa, ma fino a pochi anni fa gli unici turisti che venivano a visitare questo patrimonio erano campani.

Si trattava, inoltre, di un turismo prettamente estivo. Oggi invece, grazie a quei servizi e a quelle infrastrutture, alla messa in sicurezza delle strade e dei lidi, la città ha un appeal maggiore sul mercato internazionale, ed è riuscita a raggiungere un turismo più variegato e stabile. In particolare, le strutture extralberghiere hanno attirato in città ospiti stranieri, e tra il 2019 e il 2024 gli arrivi sono cresciuti di 1.000 unità.

Nuove strutture ricettive sono nate, aumentando la disponibilità di posti letto e raggiungendo quota 120.00 euro nel 2025 grazie ad un incremento del 40% degli introiti da tassa di soggiorno. Per quanto riguarda i siti culturali, solo la Casina Vanvitelliana nel Lago di Fusaro ha registrato 300.000 ingressi nel 2024, e questo nonostante il continuo bradisismo.

Un esempio da seguire

La rinascita di Bacoli

Quello di Bacoli è un esempio da seguire, che dimostra come anche dalle situazioni più difficili si può uscire se si mettono in campo impegno, investimenti e costanza. Non è stato un percorso facile né scevro di ostacoli quello che ha condotto la città dove è ora, ma ad avere la meglio sono stati i buoni propositi, che si sono tradotti in azioni protratte nel tempo. La trasformazione di Bacoli è talmente importante ed evidente che la città è ora tra le candidate in gara per diventare Capitale italiana della cultura nel 2028.  Si tratta di un salto di qualità notevole, che può fungere da stimolo e sprone per altre realtà che si trovano in condizioni di disagio simili a seguire lo stesso percorso di sviluppo.

I risultati ottenuti sono la dimostrazione che servizi e infrastrutture fanno girare l’economia, valorizzando da un lato l’occupazione locale e dall’altro il patrimonio che ogni territorio ha di default. Creare una base solida da cui partire attira nuovi investimenti e attenzioni dal punto di vista turistico, e una giusta comunicazione e valorizzazione dei siti d’interesse possono fare il resto, portando ad un aumento di arrivi e presenze e alla creazione di una nuova destinazione turistica. Per aggiungere ulteriore valore è necessaria la collaborazione tra istituzioni e operatori del settore, coinvolgendo nel progetto anche i cittadini.

Milano ospita il Terzo Forum Internazionale del Turismo

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Milano ospita il Terzo Forum Internazionale del Turismo

Si è aperto a Milano il Terzo Forum Internazionale del Turismo, evento biennale promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con ENIT S.p.A., in programma venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026 presso il Palazzo del Ghiaccio. Al centro dei lavori  l’undertourism, ovvero la necessità di ridistribuire i flussi turistici valorizzando i territori quali borghi, aree interne, località montane e isole minori. Un tema chiave per rendere più sostenibile e diffuso il turismo italiano.

Apertura istituzionale con Santanchè e grandi nomi

L’apertura ufficiale è stata affidata al Ministro del Turismo Daniela Santanchè, che ha illustrato le prospettive del settore alla luce dei risultati record del 2025 e della visione strategica per i prossimi anni.

Sono intervenuti anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in collegamento video, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, sottolineando l’importanza del turismo per l’economia nazionale e per lo sviluppo territoriale equilibrato.

Focus sull’undertourism e i piccoli centri

Il Forum si concentra sul tema dell’undertourism, affrontato anche attraverso ricerche e indagini sul rapporto tra flussi turistici e territori meno frequentati. Si è evidenziato come oggi oltre il 75% dei turisti si concentri sul 4% del territorio nazionale, lasciando molte aree di grande valore storico, culturale e naturale poco visitate e poco valorizzate.

Nel corso della prima giornata è stato presentato un sondaggio dedicato ai piccoli centri, curato da Alessandra Ghisleri, che ha messo in luce esigenze e potenzialità delle comunità locali.

Un’agenda ricca di contenuti tra sostenibilità e strategie

L’agenda ufficiale del Forum include panel dedicati a incentrati su visione e innovazione, ruolo degli eventi sportivi come Milano-Cortina 2026 e bisogni specifici della filiera turistica.

La prima giornata ha previsto:

  • saluti istituzionali e interventi programmatici su visione e innovazione del turismo,
  • sessioni su “Open to Milano-Cortina” e “I bisogni degli operatori”,
  • discussioni sui facilitatori del turismo e sull’impatto dei grandi progetti territoriali.

Nella seconda giornata si affronteranno temi come:

  • strategie regionali per il turismo Dop e gastronomico,
  • la crescita dei piccoli centri attraverso la voce di assessori regionali e associazioni di categoria,
  • testimonianze di sviluppo locale e orientamenti su turismo sostenibile.

Verso un turismo più equilibrato e sostenibile

La chiusura dei lavori è prevista per sabato 24 gennaio con un importante momento istituzionale: la firma della Carta di Amalfi, un protocollo firmato tra Ministero del Turismo, Ministero dell’Interno e Comuni aderenti, finalizzato a promuovere un turismo sostenibile e sicuro, con particolare attenzione alle aree meno esplorate d’Italia.

Il Forum Internazionale del Turismo rappresenta un momento di confronto strategico per Governo, Regioni, Enti locali e operatori di settore, con l’obiettivo di definire politiche che favoriscano un turismo più equilibrato, inclusivo e competitivo su scala nazionale ed europea.

Confturismo: Alberto Granzotto eletto vicePresidente

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Roma, 22 gennaio 2026 – Confturismo: il Presidente di Faita Federcamping Alberto Granzotto eletto vicepresidente nazionale della Confederazione delle imprese turistiche del sistema Confcommercio.

Veneto, laureato in Economia e Commercio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dottore commercialista, imprenditore nel settore del turismo all’aria aperta e profondo sostenitore dell’innovazione nei processi di transizione ecologica e digitale, Granzotto è uno dei tre vicepresidenti di Confturismo eletti oggi a Roma dal Comitato Direttivo su proposta del presidente Manfred Pinzger. A ricoprire la carica, oltre a Granzotto, sono Graziano Dominidiato, presidente Confcommercio Valle D’Aosta e Franco Gattinoni, presidente FTO – Federazione del turismo organizzato.

Il turismo open air, con le sue 2600 strutture fra campeggi e villaggi turistici, entra quindi ai vertici della Confederazione contribuendo a rafforzare la governance di Confturismo in una fase strategica.

Ringraziando il presidente Pinzer per la fiducia accordatagli, Alberto Granzotto – che ricopre anche la carica di presidente del Consiglio di Amministrazione della Villaggio Turistico Internazionale S.r.l. e di Amministratore Delegato di Aurore Development S.p.A, società operanti nel comparto open air – assicura la propria piena collaborazione al sistema confederale. Porta ‘in dote’ l’esperienza maturata in un settore che genera 8 miliardi di fatturato fra diretto, indiretto e indotto, e le cui imprese guardano alla sostenibilità (ambientale, economica e sociale), all’inclusione e all’accessibilità come leve di una crescita imprenditoriale e dei territori.

Quelle più avanzate sono state in grado di anticipare per molti versi l’agenda europea 2030 costituendo un esempio virtuoso anche per le imprese che operano all’estero.

2025 anno da record per il turismo a Roma: registrati 23 milioni di viaggiatori

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Il 2025 è stato un anno memorabile per il turismo a Roma, segnato sia da innovazioni e cambiamenti strutturali, che da grandi risultati in termini di arrivi e presenze. Nel corso dell’anno, infatti, sono stati quasi 23 milioni i viaggiatori che hanno visitato la Città Eterna: una panoramica di un anno d’oro.

Il turismo a Roma nel 2025

Turismo a Roma

Roma chiude il 2025 con un record mai registrato prima: 22,9 milioni di arrivi. I visitatori che hanno viaggiato a Roma si sono trattenuti in città per circa 2 giorni, totalizzando 52,9 milioni di presenze. I dati dell’Ente bilaterale evidenziano come, di questi 12 siano stati stranieri, e quanto, più in generale, il 2025 abbia registrato risultati in crescita anche rispetto al 2024 anno record. In particolare, si parla di incrementi del 3,4% per gli  arrivi e del 2,8% per le presenze.

Si chiude così un anno molto complesso e ricco di sfide, che ha portato la città di Roma ad uno sviluppo su più fronti. Il turismo, infatti, è un settore che genera indotto, posti di lavoro e consistenti introiti economici, e che contribuisce al rilancio della Capitale come nuova destinazione smart, sostenibile e inclusiva. Grazie ai numeri in costante crescita si possono stabilizzare i contratti di lavoro e creare le basi per un sistema più regolare e lineare, ma anche aumentare gli investimenti in infrastrutture e servizi, che quest’anno hanno fatto la differenza, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei grandi flussi del Giubileo 2025.

Il merito del Giubileo 2025 e dell’Open Air

Turismo a Roma

Larga parte dei risultati ottenuti va attribuita al Giubileo. L’Anno Santo ha infatti portato a Roma un numero elevatissimo di fedeli e pellegrini, i quali hanno soggiornato nelle strutture ricettive, religiose e Open Air comprese, mangiato nei ristoranti romani e acquistato nelle attività commerciali. In generale, l’Open Air ha affermato la sua posizione come perno di un turismo più sostenibile e inclusivo, in grado di portare valore aggiunto all’intero settore, sia per quanto riguarda il lato economico che lo sviluppo digitale e tecnologico.

Il comparto, infatti, ha dimostrato di essere all’altezza delle necessità dei turisti, e di anticiparne persino alcuni bisogni. Su questi aspetti in particolare, l’Open Air punta per spingere chi durante il Giubileo ha alloggiato nelle strutture ricettive all’aria aperta, a tornare per scoprire ed esplorare non solo la Città Eterna, ma anche i suoi dintorni e le sue tradizioni, lontano dalla folla dell’Anno Santo e dai tanti appuntamenti del calendario religioso.

L’eredità di un anno d’oro

Turismo a Roma

Cosa lascia il 2025 a Roma? Un’eredità da custodire e da cui partire per continuare a rappresentare una delle mete top del turismo internazionale, dove tornare dopo i grandi eventi e da vivere ben oltre i due giorni di permanenza media che si registrano attualmente. Il lascito di questo anno dei record consiste da un lato nel turismo di ritorno, e dall’altro nella consapevolezza che molto resta ancora da fare in termini di fruibilità dei servizi e della mobilità pubblica. Nel 2025 le immagini della Città Eterna hanno fatto il giro del mondo, e l’esposizione mediatica è stata al top. Questa popolarità fa ben sperare anche per il 2026, con ospiti di ritorno aggiuntivi e con incremento di qualche tempo. 

La speranza è quella di attrarre sempre più ospiti alto spendenti, alle migliorie apportate a strade, monumenti e infrastrutture in occasione dell’Anno Santo, e ad una maggiore ricettività dei grandi flussi. Per fare un esempio, nel 2026 si potrà beneficiare del nuovo sistema di visita alla Fontana di Trevi, che permette di avvicinarsi al capolavoro romano con maggiore tranquillità, e di apprezzarne le meraviglie senza affollamento.

Dal Decreto Milleproroghe: slitta a fine 2026 l’aggiornamento catastale delle case mobili

Il Consiglio dei ministri ha approvato lo scorso 11 dicembre il DL Milleproroghe, recante una serie di rinvii di termini normativi di diretto interesse anche per il settore turistico. Un provvedimento atteso indispensabile per le imprese che consente una pianificazione effettiva e sostenibile degli adempimenti amministrativi e degli investimenti.

Tra le misure previste spicca per le imprese Open Air assume la proroga degli obblighi di aggiornamento catastale relativi agli allestimenti mobili di pernottamento nelle strutture ricettive all’aria aperta. Tema che sul quale la Federazione si è fortemente impegnata.

Aggiornamento catastale delle case mobili: slittamento al 15 dicembre 2026

Il decreto stabilisce lo slittamento al 15 dicembre 2026 del termine entro cui gli intestatari catastali delle strutture ricettive all’aperto, dovranno presentare gli atti di aggiornamento, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo regime di irrilevanza catastale dei mezzi mobili di pernottamento.

La proroga interviene nell’ambito dell’articolo 7-quinquies del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113, relativo alla cosiddetta irrilevanza catastale degli allestimenti mobili, e rappresenta una risposta concreta alle difficoltà operative riscontrate dalle imprese, anche a causa di interpretazioni non uniformi tra le diverse Agenzie delle Entrate regionali.

Il rinvio, fortemente sollecitato e sostenuto da FAITA Federcamping, consente agli imprenditori di provvedere agli adempimenti nel corso del prossimo anno, supportati anche dagli ulteriori chiarimenti procedurali resi man mano disponibili nei prossimi mesi. Un aspetto rilevante anche per quelle strutture che hanno già presentato le pratiche di aggiornamento in base alle precedenti scadenze.

Supporto agli operatori e formazione tecnica

A supporto delle imprese e dei professionisti coinvolti, FAITA Federcamping ha annunciato che nei primi mesi del 2026, nell’ambito delle attività di FAITA Academy, saranno organizzati webinar e seminari dedicati, rivolti sia agli operatori sia ai tecnici, con l’obiettivo di fornire indicazioni operative aggiornate e favorire un’applicazione omogenea della normativa.

Polizze catastrofali: proroga al 31 marzo 2026

Il decreto Milleproroghe dispone inoltre il rinvio al 31 marzo 2026 dell’obbligo di stipula dei contratti assicurativi a copertura dei danni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali. La misura riguarda le imprese turistico-ricettive e gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, limitatamente alle categorie delle piccole e microimprese.

La proroga offre agli operatori la possibilità di effettuare valutazioni più consapevoli in un contesto di mercato complesso, evitando impatti immediati sui costi e sostenendo la competitività del comparto.

Energia da fonti rinnovabili: autorizzazioni semplificate fino al 2026

Un ulteriore rinvio riguarda le procedure autorizzative semplificate per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili presso strutture ricettive o termali, che potranno essere utilizzate fino al 31 dicembre 2026.

La misura si inserisce nel percorso di transizione energetica del settore turistico, favorendo investimenti coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e con le strategie ESG sempre più centrali per le imprese.

Più tempo per pianificare e investire

Nel complesso, l’ampliamento dei termini previsto dal decreto Milleproroghe rappresenta un segnale di attenzione verso le specificità del comparto turistico e, in particolare, delle strutture ricettive all’aria aperta. La disponibilità di tempistiche più adeguate consente alle imprese di affrontare adempimenti complessi con maggiore certezza operativa, programmando investimenti e scelte strategiche in modo più armonico e strutturato.

Turismo in Italia nel 2026: previsioni da record, merito di Giubileo e Olimpiadi, ma non solo

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Il 2025 è stato un anno positivo, ma come andrà il turismo in Italia nel 2026? Per il settore l’anno appena iniziato sembra non essere da meno. Infatti, il turismo si giova tanto degli strascichi lasciati dal Giubileo 2025 quanto dei Giochi Olimpici sul territorio nazionale. Non sono solamente i grandi eventi però, a portare turisti in Italia, poichè anche per il 2026 si dimostrano di grande appeal il turismo esperienziale, il turismo enogastronomico, l’Open Air e il cicloturismo. Si tratta di modalità di vacanza che stanno prendendo sempre più piede e che portano i visitatori in aree meno frequentate, a contatto con le comunità locali e alla scoperta di tradizioni e tipicità italiane strettamente legate al territorio.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina

Turismo in Italia nel 2026

I dati di un research briefing di Oxford Economics, infatti, prevedono che grazie alle Olimpiadi di Milano-Cortina, gli arrivi internazionali in Italia nel 2026 arriveranno a 66,7 milioni (+9,3% rispetto al 2025). Con loro, aumenta anche la spesa turistica, stimata con un incremento di 2,9 miliardi di euro. A giocare un ruolo chiave nella distribuzione delle presenze sul territorio italiano sarà la geografia dei Giochi Olimpici, che non si concentreranno su una sola città, ma saranno distribuiti su più sedi, portando effetti positivi su più territori. 

Questo contribuirà anche a sentire meno la pressione sul settore dei trasporti e a gestire meglio i flussi abbondanti di visitatori in arrivo, portando parallelamente servizi migliori e più mirati. I Giochi hanno venduto 1,4 milioni di biglietti, e ci sono ancora disponibilità per le Paralimpiadi: si tratta di dati in aumento rispetto ai giochi di Torino (1,1 milioni di biglietti venduti), che portano anche ad un aumento della permanenza media del soggiorno. In particolare, ad aumentare sarà la durata dei soggiorni degli italiani, prevista del 5% più lunga rispetto all’anno precedente.

Come sottolinea Chloe Parkins, autrice del research briefing, “I Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026 daranno un ulteriore impulso ai viaggi e l’aumento della notorietà potrebbe sostenere la domanda durante tutto l’anno. Gli arrivi internazionali saranno trainati dalla domanda dei turisti provenienti dall’Europa occidentale e saranno sostenuti dalla varietà dell’offerta italiana, oltre al miglioramento della visibilità dell’Italia come destinazione grazie al Giubileo del 2025”.

Turismo in Italia nel 2026: l’eredità dei Giochi

Turismo in Italia nel 2026

I Giochi Olimpici possono lasciare all’Italia un’eredità di notevole importanza, soprattutto in termini di percezione e conoscenza del territorio italiano. Grazie a loro, infatti, le sedi ospitanti possono godere di un turismo di ritorno di qualità, che torna perché soddisfatto di quanto già ricevuto e volenteroso di scoprire ed esplorare ancora di più. Inoltre, possono fungere da modello per i futuri organizzatori se il modello di ospitalità distribuita riuscirà a ridurre l’affollamento senza precludere il successo dell’evento nel suo complesso.

Si tratterebbe, in questo senso, di un modello di turismo sostenibile di grande valore, da replicare e presentare a livello globale come soluzione all’overtourism nei grandi eventi e come esempio di ospitalità diffusa su una porzione molto ampia di territorio, in grado di creare una destinazione che esula dai confini geografici. Considerando inoltre la provenienza dei flussi per le Olimpiadi di Milano-Cortina, i Giochi rappresentano anche un’importante vetrina per gli ospiti provenienti dal Nord Europa.

Ampliare l’offerta dei servizi ad hoc per questo particolare pubblico si può tradurre in indotto indiretto sul territorio in grado di apportare valore senza effetti collaterali per l’ambiente. Se si considera che la previsione di aumento della spesa turistica ammonta a circa 3 miliardi di euro e che nel 2026 arriveranno in Italia circa 6 milioni di turisti in più rispetto al 2025, la crescita economica derivante dalle Olimpiadi e dal costante investimento nel settore turistico ha un potenziale considerevole da sviluppare. Infine, le Olimpiadi lasceranno in Italia collegamenti e infrastrutture funzionanti, servizi migliorati e molto altro utile allo sviluppo del turismo sui mercati internazionali.

L’Open Air e gli altri comparti

Turismo in Italia nel 2026

Le Olimpiadi di Milano-Cortina saranno un ottimo volano per il turismo di ritorno del comparto dell’Open Air, poiché le attività e gli sport all’aria aperta attirano sempre più ospiti e assicurano una permanenza più lunga sul territorio, con una considerevole intenzione di spesa per quanto riguarda esperienze e scoperta delle tradizioni locali. Parallelamente, anche il turismo enogastronomico e il cicloturismo manterranno una posizione centrale nella scena turistica del 2026, con lo sviluppo di nuove destinazioni, nuove offerte e nuovi modelli più sostenibili e accessibili.

Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo esempio virtuoso di progettazione sostenibile

Il 6 febbraio 2026 l’Italia diventerà palcoscenico dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, l’evento sportivo più importante a livello mondiale.
Si tratta di un grande ritorno dei Giochi nel nostro Paese dopo Torino 2006 e, al tempo stesso, di un passaggio simbolico per Cortina d’Ampezzo, che tornerà a ospitare le competizioni invernali settant’anni dopo l’edizione del 1956. Il calendario sarà ricchissimo di gare e cerimonie distribuite su più località alpine, e non, del Nord Italia, in particolare il cuore organizzativo è condiviso tra Milano, che ospiterà la cerimonia di apertura, hockey, pattinaggio di figura, short track e Cortina d’Ampezzo, nelle meravigliose Dolomiti, che vedrà svolgersi le competizioni come sci alpino femminile, curling, bob, skeleton, slittino, affiancate dalla Valtellina con Bormio e Livigno per sci alpino maschile e acrobatico, snowboard e la Val di Fiemme per sci di fondo, salto con gli sci, combinata nordica. Interessata anche la Valle di Anterselva con il Biathlon e Verona: la rinnovata Arena di Verona ospiterà la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e quella di apertura delle Paralimpiadi.

Milano Cortina 2026: l’Olimpiade diffusa

Milano Cortina nasce dal concetto di Olimpiade diffusa, con sedi distribuite sul territorio proprio per valorizzare impianti esistenti e ridurre al minimo le nuove infrastrutture, consentendo di integrare grandi città e località di montagna in un unico racconto sportivo e turistico. In questo quadro si inseriscono i Villaggi Olimpici e Paralimpici, tra cui quello di Cortina d’Ampezzo. Il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina è previsto dall’assegnazione dei Giochi Milano Cortina 2026 ed è realizzato da SIMICO secondo le indicazioni legislative definite per l’attuazione dell’evento, ed è progettato per garantire i più alti standard per gli atleti, nel rispetto della sostenibilità ambientale e dell’equilibrio territoriale della conca ampezzana. L’esecuzione dei lavori è stata affidata tramite bando pubblico, nell’ottobre 2024, all’ATI composta da Crippacampeggio (capofila), Losberger De Boer International B.V. e Fratelli De Pra. In particolare l’esperienza maturata nel settore delle mobile home per il turismo open air e nella realizzazione di strutture modulari e rimovibili ha permesso all’ATI di rispondere ai requisiti di un progetto temporaneo e strategico come quello del Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo. La richiesta era chiara: un insediamento temporaneo, in grado di integrarsi nel paesaggio dolomitico senza lasciare tracce permanenti. Nessuna colata di cemento, nessuna trasformazione irreversibile del territorio. Solo unità abitative mobili, strutture modulari smontabili e riconfigurabili, materiali riciclabili ed elementi a basso impatto ambientale, in dialogo visivo costante con il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, con una logica di: minimizzazione dell’impatto ambientale; recupero delle strutture a fine evento; uso di materiali riciclabili ed elementi ad alta efficienza energetica; adozione di  una logica di sostenibilità integrale,ambientale, paesaggistica, temporanea e completamente reversibile.Oiettivi ambiziosi, ma consueti per l’open air, che opera con strutture ricettive nel rispetto dei luoghi che le ospitano, esempio di eccellenza dell’ospitalità sostenibile.

Il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina

La progettazione tecnica del Villaggio è stata sviluppata in Italia dall’ATI attraverso la propria Rete Tecnica di Imprese, nel rispetto delle indicazioni definite da SIMICO. Le unità abitative, — mobile home interamente progettate e realizzate in Italia (100% Made in Italy) con percorso di certificazione EPD in corso, — sono integrate in un layout insediativo pensato per garantire temporaneità, reversibilità e piena sostenibilità.  Il Villaggio è realizzato a Fiames, a una decina di minuti dal centro di Cortina, all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, in una piana dove si trova l’ex aeroporto
L’area è stata preparata senza trasformazioni consentendo l’installazione delle 377 mobile home, che ospiteranno fino a 1.400 tra atleti e membri degli staff.

Le infrastrutture di accoglienza coprono una superficie di 15.000 m² e comprendono reception, una grande mensa, palestre, aree relax, meeting rooms, spazi per fisioterapia, uffici tecnici di coordinamento, infermerie e molteplici servizi alla persona, fino alla lavanderia e agli spazi riservati alla sicurezza. Tutti i moduli sono collegati da percorsi accessibili e i servizi operano h24.

Il Villaggio si sviluppa su un’area complessiva di circa 180.000 m², lungo un asse di 1,4 chilometri: uno spazio di condivisione per persone provenienti da tutto il mondo, unite da passione sportiva e spirito olimpico.

Ogni unità ha dimensione di 8,60 m x 4,50 m ed è strutturata in due stanze da 18 m² e 20,5 m², di cui una sempre accessibile anche a persone con disabilità motoria; entrambe sono dotate di bagno completo, per una capienza massima di quattro persone.

Il Villaggio non ha fondazioni: tutti gli impianti sono integrati sotto i camminamenti sopraelevati di 70 cm e sotto lo chassis delle mobile home. Questa soluzione ha permesso di rendere l’intero insediamento completamente accessibile e privo di barriere architettoniche, di evitare scavi permanenti e di garantire la piena rimovibilità delle strutture, così da restituire l’area a una condizione coerente con lo stato originario al termine dei Giochi e di reimmettere successivamente le unità abitative nel mercato ricettivo open air.

Si è puntato anche sul comfort climatico: ogni stanza è dotata di termostato; il riscaldamento è affidato a pompe di calore elettriche — tecnologia riconosciuta dalla normativa europea come fonte rinnovabile — integrate da pannelli radianti a soffitto e scalda salviette, tutti alimentati elettricamente. Questa soluzione, insieme alla centrale termica a GNL che serve per le strutture di mensa e per i padiglioni riservati ai servizi delle delegazioni e servizi alla persona, sono state al centro dello stress test avviato a novembre 2025, che ha previsto l’accensione simultanea e la verifica funzionale di tutti gli impianti, dagli allacci di energia e acqua, al riscaldamento delle mobile home e che si è concluso con successo aprendo così alla fase successiva, quella degli allestimenti interni con la brandizzazione olimpica e il completamento delle forniture accessorie da parte di Fondazione Milano Cortina che seguirà tutte la gestione dell’ospitalità degli atleti provenienti da tutto il mondo per le venue sportive di Cortina d’Ampezzo.

Sostenibilità e impatto sul territorio

Il Villaggio Olimpico e Paralimpico, così come definito e realizzato, rappresenta senza dubbio, un modello di ospitalità più vicina alle logiche open air e una legacy immateriale che spinge verso il riuso e la temporaneità come scelta di sintonia con il paesaggio e di minor interferenza possibile con esso. Cambia così il paradigma della sostenibilità: non solo efficienza ambientale, ma al centro viene posto come il rapporto tra esseri umani e natura si sviluppa e si mantiene negli anni, tra generazioni.

Il territorio richiede attenzione e rispetto per la sua salvaguardia nel tempo e una soluzione temporanea di questo tipo, riportando l’area a una condizione coerente con lo stato originario, arricchita da nuova piantumazione e senza impatti permanenti, crea valore in termini di esperienza progettuale, che può diventare d’ispirazione come soluzione per futuri eventi di questa portata.

Allo stesso tempo il turismo open air può far tesoro di questa esperienza e imparare dal mondo delle infrastrutture la pianificazione con visione di lungo periodo, con attenzione all’intero sistema. La modularità e la flessibilità diventano centrali: i progetti devono essere scalabili, adattabili, pronti a evolvere con la domanda e con i cambiamenti climatici, economici e sociali. La sostenibilità deve essere misurabile.
Le infrastrutture pubbliche si basano su indicatori precisi: carbon footprint, efficienza energetica, impatto ambientale, e anche nel turismo open air è fondamentale andare verso metriche e certificazioni che diano sostanza alle dichiarazioni di sostenibilità.  

FAITA Federcamping a Hospitality Riva del Garda 2026

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Dal 2 al 5 febbraio 2026, Riva del Garda torna a essere punto di riferimento per il mondo dell’ospitalità con la 50ª edizione di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza. Un appuntamento dove FAITA Federcamping, r: attiva uno spazio di confronto, relazione e costruzione di visione sul futuro dell’accoglienza, un contesto in cui il turismo all’aria aperta dialoga con l’intera filiera, contribuendo in modo attivo all’evoluzione del sistema.

Sostenibilità, accessibilità e innovazione: un percorso già avviato

Sostenibilità, accessibilità e innovazione rappresentano per FAITA e per il settore elementi fondanti di un approccio che include il rapporto diretto con il territorio, la centralità dell’esperienza dell’ospite e l’attenzione alla qualità dei servizi; tutti elementi che  hanno reso le strutture open air un laboratorio naturale di pratiche inclusive e sostenibili.

Come ad esempio nel progetto DI OGNUNO, sviluppato da Riva del Garda Fierecongressi e Lombardini22, in collaborazione con Village for All – V4A®, un percorso che FAITA sostiene da anni riconoscendone il valore culturale e strategico.
Quest’anno DI OGNUNO con l’installazione “Orizzonti Possibili” esplora l’outdoor come metafora della vita e del turismo, offrendo spunti pratici e piccoli ma efficaci accorgimenti progettuali per rendere le strutture più inclusive.
L’accessibilità viene così interpretata come leva di qualità complessiva dell’offerta, capace di ampliare i mercati e rafforzare la reputazione delle imprese.

Hospitality come spazio di dialogo e sistema

Hospitality si conferma un osservatorio privilegiato per promuovere l’evoluzione dell’accoglienza. Per le imprese dell’Open Air è anche un’ulteriore occasione di confronto con istituzioni, progettisti, ricercatori e operatori della filiera in un’ottica di cultura dell’ospitalità più consapevole e meglio strutturata.

La presenza della Federazione a Riva del Garda assume quindi un valore che va oltre l’evento: è un momento di ascolto, scambio e prospettiva, in cui dati, esperienze e proposte emergono dal lavoro quotidiano delle imprese associate.


Gli appuntamenti FAITA a Hospitality Riva del Garda 2026

Outdoor Boom Arena – Padiglione A2

Lunedì 2 febbraio 2026

Ore 15.00 – 15.45
Orizzonti possibili nel turismo di Ognuno
Intervento di Roberto Vitali, CEO e Co-founder di Village for All e Cristian Catania, Head of Universal Design Lombardini22, dedicato all’evoluzione dell’ospitalità in chiave inclusiva e accessibile, con un approfondimento sul progetto DI OGNUNO e sulle prospettive di sviluppo di un’accoglienza capace di rispondere a bisogni diversi.

Martedì 3 febbraio 2026

Ore 11.15 – 12.00
La gestione sostenibile del verde nei campeggi: da costo operativo a leva di valore
Intervento di Cleto Matteotti,  giardiniere paesaggista, focalizzato sul ruolo strategico del verde nelle strutture ricettive: dalla manutenzione alla sicurezza, fino alla valorizzazione paesaggistica e ambientale come asset dell’offerta.

Ore 15.00 – 15.45
Lagodigardacamping: stronger together
Intervento di Elena Oppizzi,  coordinatrice Lagodigardacamping, dedicato all’esperienza del Lago di Garda come esempio di collaborazione tra imprese, visione condivisa e costruzione di un sistema territoriale competitivo.

Mercoledì 4 febbraio 2026

Ore 12.00 – 12.45
Meet & Greet – Aperitivo di benvenuto
Momento informale di networking tra operatori, istituzioni e stakeholder.

Ore 14.00 – 15.45
Incontro Soci FAITA Nazionale
Appuntamento riservato agli associati per il confronto sulle attività federali e le prospettive del comparto.

Evento speciale FAITA – Theatre Main Stage

Ore 16.30 – 18.00
Dalla quantità alla qualità: sfide e opportunità per l’ospitalità

Convegno FAITA dedicato all’evoluzione del settore, con un focus sul passaggio da un modello orientato ai volumi a uno sempre più centrato su qualità, valore economico, sostenibilità e impatto territoriale.

Intervengono:

  • Valeria Minghetti, esperta di turismo, già responsabile area ricerca CISET
  • Michele Andreaus, Università di Trento
  • Alberto Granzotto, Presidente FAITA Federcamping
  • Fabio Poletti, Presidente FAITA Trentino
  • Roberto Failoni, Assessore al Turismo Provincia autonoma di Trento

A seguire aperitivo con buffet e musica – Sponsor Crippaconcept e Camping.it/Genial – Evento riservato Faita

Giovedì 5 febbraio 2026

Ore 11.15 – 12.00
Dai chatbot agli agenti AI digitali. L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nel turismo all’aria aperta
Intervento di Diego Feltrin, CTO & Member of board Afliant (Consorzio trentino AI), dedicato all’applicazione dell’AI nell’analisi dei dati, nell’organizzazione delle strutture e nella lettura dei nuovi comportamenti della domanda turistica.


FAITA e Job in Tourism: un prezioso strumento di recruiting

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Nell’offerta di ospitalità la qualità passa necessariamente dal livello di accoglienza e da come questa è gestita dal personale addetto.
In questa prospettiva si inserisce la collaborazione tra FAITA Federcamping e Job in Tourism, piattaforma specializzata nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro nei settori dell’ospitalità e del turismo.

Job in Tourism si propone come uno strumento operativo al servizio delle imprese ricettive e dei professionisti del settore, offrendo servizi mirati di pubblicazione annunci, ricerca di personale qualificato e supporto ai processi di selezione. Un’esigenza particolarmente sentita anche nel comparto Open Air, dove la stagionalità, la complessità organizzativa e la crescente specializzazione dei servizi rendono strategico il livello e la preparazione del personale addetto.
Grazie ad un portale ed a canali digitali, Job in Tourism mette a disposizione degli imprenditori profili professionali per ruoli chiave dell’ospitalità: dalla reception alla ristorazione, dall’animazione ai servizi tecnici, fino alle figure manageriali e di coordinamento. Un supporto che si estende anche alla promozione delle opportunità lavorative sui principali canali social e digitali, aumentando la visibilità degli annunci e la possibilità di attrarre candidati in linea con le esigenze aziendali

Faita e Job In Tourism per valorizzare il comparto

La partnership con FAITA Federcamping si inserisce in una visione più ampia di rafforzamento del capitale umano nel turismo. Informazione, orientamento e formazione diventano leve fondamentali per sostenere la competitività delle imprese e favorire percorsi professionali qualificati e duraturi. Non a caso, Job in Tourism è presente anche all’interno di eventi, workshop e momenti formativi dedicati agli operatori, contribuendo alla diffusione di una cultura del lavoro più strutturata e consapevole.

In un settore che continua a evolvere e a richiedere nuove competenze, iniziative come questa rappresentano un tassello concreto per affrontare una delle sfide centrali dell’ospitalità contemporanea: mettere le persone giuste al posto giusto, valorizzando il lavoro come elemento chiave della qualità dell’esperienza turistica.

Visione Turismo: ostacoli, opportunità e sfide del turismo italiano

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Il Convegno Visione Turismo, svoltosi a Palazzo Madama nei giorni scorsi, ha aperto il dibattito sulle sfide del turismo italiano nel prossimo futuro, evidenziando le possibili criticità da superare e le molteplici opportunità da sfruttare per continuare a rimanere competitivi nel mercato internazionale.

Visione Turismo

Visione turismo

Nei giorni scorsi si è svolto a Palazzo Madama il convegno “Visione Turismo: politiche, territori, competenze, futuro”. Una giornata di confronto sulle strategie e sulle sfide del sistema turistico italiano”, organizzato da un’iniziativa di Gian Marco Centinaio, vicepresidente vicario del Senato della Repubblica e responsabile del dipartimento turismo della Lega. Ad aprire l’evento è stata il Ministro Daniela Santanchè, che si è subito detta soddisfatta degli ottimi risultati di chiusura anno, affermando che “il turismo italiano ha registrato nel 2025 una crescita del 3%”, superando finalmente la Francia e arrivando al livello della Spagna.

Il 2025 è stato effettivamente un anno molto positivo per il turismo italiano, e lo dimostra anche la 2° posizione dell’Italia nel turismo congressuale (il 1° posto è degli USA), ma soprattutto il raggiungimento di un obiettivo importante, foriero di enormi opportunità: l’allungamento della permanenza media dei visitatori. Inoltre, i turisti che vengono a visitare l’Italia stanno aumentando la loro spesa pro-capite, e lo stanno facendo in favore di esperienze, attività sul territorio e l’acquisto di artigianato locale. Si tratta di una notizia più che positiva, perché indica quanto i visitatori siano interessati a conoscere l’Italia e le sue tradizioni, ma soprattutto quanto valore il turismo possa portare sia ai territori che alle comunità che li abitano.

In particolare, la spesa turistica in Italia è aumentata del 7%, un dato che conferma la giusta direzione presa sia dalle politiche turistiche locali e nazionali, che l’impegno degli imprenditori e degli operatori del settore, che in prima linea ogni giorno contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del settore turistico.

Le sfide per il futuro

Visione turismo

Tuttavia, è  tuttora necessario approfondire la conoscenza delle esigenze del turista moderno e i suoi nuovi bisogni. Il turismo, infatti, non è un settore statico, ma in continuo mutamento: le esigenze di chi sceglie l’Italia come meta del proprio viaggio sono cambiate e devono cambiare anche le strategie da adottare per soddisfare i bisogni contemporanei.

Allo stesso modo, è importante continuare ad investire sulla formazione. A questo proposito, il Ministro dell’istruzione e del merito Valditara ha parlato della “costante attenzione verso la valorizzazione del territorio, tradotta in azioni mirate alla conoscenza dei territori e di tutto quello che ne caratterizza l’identità”. Un’altra sfida da affrontare nel prossimo futuro è quella delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che metteranno l’Italia sotto i riflettori: 3 miliardi di persone guarderanno le Olimpiadi, e l’auspicio è che l’evento possa lasciarsi alle spalle un’eredità rilevante per il turismo italiano. In particolare, i giochi saranno un lascito in termini di infrastrutture e sostenibilità, estremamente utili e di valore per il settore turistico e per la competitività della città di Milano e dell’intera zona interessata dai Giochi nel mercato internazionale.

Il plauso all’Open Air

Visione turismo

Una menzione speciale, nel corso del convegno, è stata dedicata al comparto dell’Open Air. Come ha spiegato il Ministro, infatti, il turismo all’aria aperta è molto cresciuto, raggiungendo livelli di importanza sempre maggiori per l’intero settore. I dati di arrivi e presenze sono in costante crescita, così come la permanenza media, più lunga rispetto a quella registrata dagli hotel. Inoltre, il turismo Open Air ha dimostrato di essere anche un ottimo volano per aumentare l’indotto sul territorio, grazie alle sue caratteristiche e ai legami profondi con le comunità locali e le attività commerciali.

Si tratta di un turismo che sta facendo riscoprire l’Italia tutta perché porta i visitatori a conoscere anche le zone rurali, i borghi, le periferie e le zone meno battute del Paese, puntando sulla sostenibilità, sull’autenticità e sull’inclusività. In questo senso va segnalato il lavoro fatto sui cammini, per i quali si prevede di investire 2 milioni di euro, implementandoli e  migliorandone l’accessibilità universale.

Le opportunità da cogliere

Il turismo italiano è proiettato nel futuro saldamente ancorato ai grandi successi conseguiti e con una visione positiva. L’Open air è in buona salute, ma non deve adagiarsi sugli allori, ma piuttosto prevenire possibili criticità e creare le condizioni affinché la crescita continui ad essere costante e la competitività sul mercato internazionale rimanga alta. In particolare, il turismo italiano ha bisogno di mettere in campo ed in armonia sostenibilità, innovazione e autenticità, per distinguersi e affermando in maniera sempre più chiara e decisa l’altissima qualità dei servizi offerti.

Turismo termale italiano: convegno a Roma il 21 gennaio

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Si terrà a Roma presso gli Horti Sallustiani mercoledì 21 gennaio il convegno “Il rilancio del turismo termale italiano come driver di crescita del mercato”. Si tratta di un’analisi su un comparto in forte crescita che attrae un numero sempre maggiore di visitatori. In tutto il Paese si possono trovare facilmente sia strutture storiche che parchi termali di recente apertura, artificiali e naturali.

Dalle località più rinomate, come Bormio, Ischia, Saturnia, Fiuggi o Sirmione, alle terme più moderne e di grandi dimensioni, come Aquardens (Veneto), le opzioni a disposizione dei visitatori sono numerosissime e adatte a tutte le esigenze. Rispetto ai livelli pre-Covid le presenze sono in forte aumento, e dare i risultati migliori in termini di gradimento del pubblico sono le esperienze olistiche con focus su corpo, mente e spirito, con una personalizzazione sempre più studiata e diversificata in base alle singole esigenze. Inoltre, la grande varietà dell’offerta rende di grande appeal il sistema termale italiano.

Il convegno a Roma

Turismo termale italiano

Unioncamere promuove l’evento con numerosi interventi che permetteranno di entrare nel comparto e di esplorarne a 360° criticità, crescita e potenzialità inespresse. Il Panel 1 sarà dedicato al termalismo tra territori e nuovi trend di mercato, con un focus sulla nuova offerta di prodotto, le nuove dinamiche della domanda sia interna che internazionale e il ruolo delle Regioni e dei Comuni nello sviluppo economico del comparto. Il Panel 2 sarà invece incentrato sulle buone prassi di gestione e sul rafforzamento dell’attrattività delle destinazioni termali in una logica di benchmarking europeo. Infine, il Panel 3 avrà come argomento principale le strategie necessarie per rafforzare i territori e le imprese della filiera termale, con lo scopo ultimo di creare nuove destinazioni del benessere.

Le sfide per il futuro

Turismo termale italiano

La sfida principale del turismo termale italiano è rappresentata dalla destagionalizzazione. Per raggiungere questo obiettivo si sta spingendo molto sull’esperienzialità, sulla sostenibilità e sulla qualità dei servizi offerti, oltre che su una nuova comunicazione che metta in risalto il forte legame dei parchi termali con il territorio circostante.

Grazie all’ampliamento della visione da semplice acqua benefica a un mix tra storia, natura e innovazione, il sistema termale italiano può non solo crescere e svilupparsi, ma anche diventare un vero e proprio traino per l’economia dei territori circostanti. In questo modo, partendo dal benessere psicofisico come motore per la vacanza, si può avviare una valorizzazione del territorio a tutto tondo, e promuovere anche aree meno note insieme a quelle più famose, andando incontro alle nuove esigenze dei viaggiatori.

Questi infatti, sempre più spesso cercano tranquillità, poca folla ed autenticità, ancor meglio se inseriti in un contesto a stretto contatto con la natura e gli elementi. A cascata, il tema della sostenibilità ricoprirà nei prossimi anni un argomento di importanza fondamentale per la crescita del comparto, su cui investire e da curare attentamente, per garantire non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche un impatto positivo su di esso. Parallelamente, anche la digitalizzazione e l’innovazione necessitano di sviluppi e investimenti, per affiancare le ultime tecnologie alle strutture più datate, e per offrire servizi sempre più all’avanguardia e al passo coi tempi.

L’interesse per l’Open Air

Turismo termale italiano

Il turismo termale risulta essere un comparto di crescente interesse per l’Open Air. La domanda degli ospiti, infatti, sta spingendo sempre di più le destinazioni termali ad aprire le porte alla natura, a creare una connessione con esperienze nei boschi (forestbathing) e attività immersive in contesti naturali (yoga, meditazione, pilates all’aperto). Ancora, le vacanze incentrate unicamente sulla rigenerazione psicofisica e lontane dalla frenesia e dai dispositivi elettronici danno un impulso positivo al legame tra i due comparti, da sviluppare in un’ottica di collaborazione e crescita sinergica.

L’Open Air può da un lato contribuire alla crescita del sistema termale italiano, e dall’altro trarne beneficio, sviluppando opzioni e offerte incentrate proprio sulla tematica del benessere e della cura della persona, sia con l’ampliamento delle strutture interne, sia con nuove collaborazioni con imprese termali sul territorio.

Assegnati a Stoccarda i Pincamp Award 2026, confermati i Superplatz

I Pincamp Award 2026, gli Oscar del turismo all’aria aperta che vengono assegnati ogni anno alla Fiera di Stoccarda, vedono ancora una volta l’Italia tra le più apprezzate realtà dell’open air in Europa. Ad aggiudicarsi il primo premio assoluto nella categoria Innovation and Progress è infatti l’Union Lido Mare (Cavallino-Treporti, Venezia), realtà storica che continua a distinguersi per la capacità di innovare con i suoi progetti di grande impatto e alto livello di sostenibilità.

Confermati i Superplatz

Nel corso dell’evento sono stati anche confermati i riconoscimenti Superplatz – conferiti dall’ADAC Campingführer, la guida più autorevole del settore open air in Europa – a 40 campeggi e villaggi turistici di eccellenza distribuiti in diverse regioni italiane. La maggior parte di questi è apprezzata per l’ambiente in cui è immersa, per l’organizzazione improntata alla sostenibilità, per i servizi alle famiglie con bambini, per il grado di innovazione raggiunto. A chi possiede un amico a quattro zampe farà piacere sapere, inoltre, che in ben 28 strutture Superplatz su 40 la vacanza si può trascorrere in compagnia del proprio cane.

“Il posizionamento dell’Italia, seconda in Europa solo alla Francia per numero di campeggi e villaggi turistici Superplatz, conferma il crescente potere attrattivo dell’open air, frutto degli investimenti in qualità, sostenibilità e accessibilità che le imprese stanno effettuando in tutto il territorio nazionale”, spiega Alberto Granzotto, presidente di Faita Federcamping. Un settore con oltre 2600 aziende che esprime un fatturato di circa 8 miliardi di euro indotto compreso.

Superplatz in Italia. Le regioni al top nei riconoscimenti Superplatz sono il Veneto, con 18 strutture, il Trentino Alto Adige e la Toscana con 6, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna con 2, Campania e Sardegna con una struttura ciascuna.

Superplatz regione per regione

Veneto.La parte del leone la fa il comune di Cavallino-Treporti con 10 strutture che hanno ottenuto il massimo punteggio per l’eccellenza dei servizi offerti: Ca’ Pasquali Village, Campeggio Enzo Stella Maris, Campeggio Mediterraneo, Camping Europa Village, Camping Garden Paradiso, Camping Village Cavallino, Camping Village dei Fiori, Marina di Venezia, Sant’Angelo Village, Camping Union Lido.

Le struttured’eccellenza nelle altre località del Veneto sono: Centro Vacanze Pra’ delle Torri (Duna Verde), La Rocca Camping Village (Bardolino, Vr), Camping La Quercia (Castelnuovo di Verona), Villaggio Turistico Internazionale (Bibione), Camping Bella Italia (Peschiera del Garda), Club Camping Jesolo International, Camping Piani di Clodia (Lazise), Idea Lazise Camping & Village (Lazise).

Trentino-Alto Adige:Family & Wellness Vidor Resort (San Giovanni di Fassa), Lago Levico Camping Village (Levico Terme), Luxury Camping Schlosshof Resort, (Lana, Bolzano) Camping Schartner Alm (Renon, Bolzano), Camping Residence Sägemühle (Prato allo Stelvio, Bolzano), Caravanpark Sexten (Sesto, Bolzano).

Friuli-Venezia Giulia: Camping Village Pino Mare (Lignano Sabbiadoro), Villaggio Turistico Europa (Grado).

Lombardia: Fornella Camping & Wellness Resort (San Felice del Benaco), San Francesco Camping Village (Desenzano del Garda).

Piemonte: Continental Camping Village (Verbania), Camping Village Isolino (Verbania).

Emilia-Romagna: Camping Village Tahiti (Lido delle Nazioni, Ferrara), Camping Village Rubicone (Savignano Mare, Forlì-Cesena).

Toscana: Camping Valle Gaia (Casale Marittimo, Pisa), hu Park Albatros Village (San Vincenzo, Livorno), Camping Le Capanne (Bibbona, Livorno), hu Norcenni Girasole Village (Incisa Valdarno, Firenze), Camping Village Baia Azzurra (Castiglion della Pescaia, Grosseto), Camping Pappasole (Piombino, Livorno).

Sardegna: Baia Holiday Baia Blu La Tortuga (Vignola Mare, Sassari).

Campania:Baia Domizia Camping Village (Sessa Aurunca, Caserta).

Alla fiera di Stoccarda sono stati assegnati anche i riconoscimenti dell’ANWB (l’Automobile Club Reale dei Paesi Bassi) ai campeggi europei che si distinguono specificatamente per l’alta qualità delle strutture, dei servizi offerti e dell’accoglienza. Fra questi, in Italia, spicca il Camping Village Europa Silvella, a San Felice del Benaco (Brescia), per la categoria Best Family Friendly Campsite Abroad, un risultato che conferma l’appeal delle destinazioni italiane e la loro capacità di rispondere alle esigenze delle famiglie europee.

Enoturismo e gastronomia d’eccellenza:  la Sicilia riparte dalla tavola

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Enoturismo e gastronomia d’eccellenza: questi i settori su cui la Regione Sicilia sta puntando per rilanciare il settore turistico tanto da aggiudicarsi la nomina a Regione Europea della Gastronomia 2025.

La Sicilia riparte dalla tavola

Enoturismo e gastronomia d'eccellenza

Il 2025 è stato un anno particolarmente fortunato per la Sicilia dal punto di vista dell’enoturismo e del turismo gastronomico. La Regione, infatti, ha deciso di ripartire proprio dalla tavola per dare input di valore al settore turistico, con risultati più che lusinghieri. Lo dimostra la nomina a Regione Europea della Gastronomia 2025, assegnatale dall’Istituto Internazionale di Gastronomia, Cultura, Arti e Turismo (Igcat). La Sicilia è la prima regione italiana a ricevere questo riconoscimento, e deve il successo alla sua cultura e alla tradizione culinaria che la caratterizza.

Come si legge nelle motivazioni ad aver colpito la commissione Igcat sono state la bellezza della natura, la qualità dei prodotti e l’approccio sostenibile all’agricoltura, orientata alla protezione delle specie e alla tradizione, che rendono la Sicilia una delle destinazioni più interessanti a livello enogastronomico in Europa. Si tratta di un riconoscimento che porta non solo orgoglio, ma anche opportunità: una nomina che può fare da volano allo sviluppo sia turistico che economico dell’isola. 

Enoturismo e gastronomia d’eccellenza

Enoturismo e gastronomia d'eccellenza

Dopo la nomina della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, il riconoscimento siciliano arriva come una conferma dell’appeal e del valore che la cultura e l’identità del patrimonio culinario hanno sull’economia e sull’immagine dell’Italia a livello mondiale. Pomodori, vini, formaggi, salumi e olio sono solo alcuni dei prodotti d’eccellenza che hanno permesso alla Sicilia di raggiungere questo importante riconoscimento, e che attirano sempre più turisti sul territorio. I visitatori, infatti, mostrano una costante e crescente curiosità nei confronti della tradizione siciliana, che li porta ad apprezzare le bellezze, i paesaggi, i monumenti e, soprattutto, la qualità del cibo.

Nel turismo contemporaneo, il focus si è spostato dal viaggio mordi e fuggi e dalla frenesia da caselle spuntate su un elenco di luoghi da vedere, e si sta muovendo verso una modalità più slow, a contatto con le realtà locali e, ovviamente, con la tavola. La cucina siciliana offre quindi un patrimonio di notevole portata a disposizione dei turisti, che oltre ad assaggiare i piatti della tradizione, sono sempre più interessati anche a vivere la loro storia e ad apprendere le varie fasi della loro produzione e preparazione. Pertanto, l’enoturismo e la gastronomia d’eccellenza stanno rilanciando il settore turistico siciliano portandolo ad un livello qualitativo superiore a beneficio anche delle comunità e dei territori.

Il Made in Sicily e la spinta per l’Open Air

Enoturismo e gastronomia d'eccellenza

Dunque il Made in Sicily si afferma come un vero e proprio brand a livello internazionale. Nel mondo, infatti, si conosce la Sicilia a prescindere dall’Italia, e questa identità si rafforza costantemente anche grazie all’arricchimento dell’offerta turistica in termini di enogastronomia d’eccellenza.

Continuando sul percorso avviato, la speranza è quella di riuscire a portare una ricchezza sempre maggiore sul territorio, da reinvestire in infrastrutture e digitalizzazione, per riuscire ad offrire servizi sempre più all’avanguardia e in grado di valorizzare le radici, le tradizioni e l’autenticità siciliana. Tutto questo rappresenta, sia direttamente che indirettamente, una spinta importante per il comparto dell’Open Air, che da un lato contribuisce allo sviluppo e alla crescita regionale, e dall’altro trae beneficio dal riconoscimento dell’importanza dei valori territoriali e del legame necessario e benefico con la natura.

Il comparto del turismo all’aria aperta, infatti, si giova dei riconoscimenti internazionali in termini di sostenibilità, accessibilità e inclusione, e parallelamente rappresenta un traino di rilievo per l’intero settore, contribuendo al cambio di paradigma e all’approccio nature-oriented alla vacanza. Tra esperienze a partecipazione attiva e un focus particolare sull’autenticità, l’Open Air siciliano può trarre enormi benefici dalla rinascita della Regione come destinazione enogastronomica d’eccellenza e fare la sua parte affinchè questo circolo virtuoso si sviluppi ulteriormente.

Milano-Cortina 2026: a 20 giorni dal via, Milano si prepara ad una nuova “Expo”

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Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 avranno inizio venerdì 6 febbraio, con la cerimonia d’apertura dei giochi a San Siro alle ore 20.00. A tre settimane dall’evento, la città di Milano fa appello a commercianti e cittadini e invita alla partecipazione attiva: l’augurio è quello di vivere una nuova Expo e affermare l’appeal della città come “place to be“.

Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

Milano-Cortina 2026

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono alle porte a meno di 20 giorni dall’inizio dei Giochi. Per la serata di venerdì 6 febbraio è prevista la cerimonia inaugurale alle ore 20.00 presso lo Stadio di San Siro a Milano, e l’intera città si sta preparando per accogliere visitatori, turisti e atleti. Saranno almeno 2 milioni i visitatori che assisteranno ai giochi e circa 3.600 atleti per le Olimpiadi e le Paralimpiadi.

Si tratta di numeri importanti, che però la città è pronta a sostenere e a gestire con le infrastrutture che nel corso degli ultimi mesi sono state rinnovate e realizzate. La città lancia però un appello per quanto riguarda la partecipazione attiva dei cittadini e dei commercianti. Sembra ancora mancare, infatti, lo spirito olimpico. A questo proposito, da Confcommercio Imprese per l’Italia arriva la firma di un protocollo con la Fondazione Milano Cortina che prevede la distribuzione di una vetrofania negli esercizi commerciali, che invita a vivere i giochi da protagonisti e non da semplici spettatori. Inoltre, in collaborazione sia con la Fondazione che con Yes Milano sono state realizzate le Official City Pins, delle spillette che valorizzano le identità dei quartieri della città e i loro simboli più iconici e che si potranno trovare in tutte le edicole.

La speranza di una nuova Expo

Milano-Cortina 2026

L’impatto delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sarà notevole, e l’auspicio è che abbia un valore equiparabile a quello che ha avuto l’Expo 2015 sia in termini di reputazione che di immagine. L’Esposizione universale di un decennio fa ha infatti riconfigurato l’immagine di Milano a livello internazionale, trasformandola non più in un centro solamente finanziario e lavorativo, ma anche turistico e culturale. Allo stesso modo, la città si augura di vivere un nuovo boom di presenze e appeal agli occhi del pubblico internazionale, basandosi sul buon funzionamento di sistemi e infrastrutture, sull’innovazione e sulle nuove tecnologie.

L’obiettivo è quello di spingere chi arriva a Milano per le Olimpiadi, a tornare anche dopo la loro conclusione, a prolungare la permanenza e ad esplorare anche i dintorni della città, per portare un valore diffuso su tutto il territorio, rafforzando ulteriormente l’immagine di Milano come città da visitare, vivere e raccontare.

Le ultime preparazioni

Milano-Cortina 2026

Continuando il confronto con l’Expo del 2015, il Sindaco Beppe Sala si dice estremamente tranquillo riguardo l’ultimazione dei lavori, affermando che a tre settimane dall’Esposizione universale la situazione era decisamente più lontana dalla conclusione rispetto ad oggi. Le infrastrutture, quindi, saranno pronte senza intoppi, e anche il test event ha dato esiti positivi.

A livello di gestione dei flussi, dato l’alto numero di arrivi previsti, la città sta iniziando già da ora a dare informazioni utili sulla mobilità e sulla circolazione in tutto il territorio interessato dai giochi. Inoltre, sarà istituita una sorta di zona rossa, all’interno della quale le auto non potranno transitare (salvo quelle dei residenti), con lo scopo di decongestionare il traffico e garantire una migliore fruizione dei servizi sia ai cittadini che agli ospiti delle Olimpiadi.

Turismo rigenerativo: caratteristiche, benefici e potenzialità

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Il turismo rigenerativo è un modo di fare turismo basato sulla protezione del territorio e su nuove forme imprenditoriali che nascono dalla collaborazione tra pubblico e privato. Il concetto di base è quello di creare le condizioni affinchè il territorio si auto-rigeneri costantemente e in maniera automatica. Ecco tutte le caratteristiche del turismo rigenerativo, i suoi benefici sui territori e le potenzialità di sviluppo in Italia.

Turismo rigenerativo: le caratteristiche

Turismo rigenerativo

Il termine “turismo rigenerativo” è stato utilizzato per la prima volta dalla giornalista del New York Times Elaine Glusac, per indicare un modello di turismo basato su nuove forme di imprenditoria mediante strategie di collaborazione pubblico-privato, e sull’impegno nella protezione del territorio. Non si tratta quindi di una tendenza o di un tipo particolare di turismo, ma piuttosto di un approccio al turismo volto a creare un valore tale da permettere a comunità ed ecosistemi di auto-rigenerarsi.

Bisognerebbe, quindi, parlare più di approccio al turismo caratterizzato da aspetti come:

  • la centralità della natura come principale input al turismo e azioni nature positive che proteggono, migliorano, ripristinano e rigenerano gli ecosistemi;
  • l’importanza delle comunità, che diventano attori attivi e si riappropriano del modello di sviluppo turistico più indicato per il loro territorio;
  • il turismo come ecosistema: non più statico ma dinamico, complesso e vivo;
  • la specificità del luogo: le soluzioni rigenerative non possono essere universali, ma ogni approccio deve partire dalle esigenze locali e svilupparsi in base alle caratteristiche del singolo luogo;
  • cambiamento di paradigma: ridefinire il concetto di successo turistico e ridisegnare il modello turistico per far sì che il valore economico, relazionale e culturale portato dal turismo rimanga sul territorio e ne generi di nuovo.

Rigenerazione e sostenibilità

Turismo rigenerativo

A questo punto, è necessario fare una differenziazione tra turismo rigenerativo e turismo sostenibile. Il turismo rigenerativo, infatti, si può considerare come un’evoluzione più virtuosa del turismo sostenibile: si passa dalla filosofia dell’impatto zero (sostenibilità) a quella dell’impatto positivo (rigenerazione). Un’altra importante differenza sta nel fatto che la sostenibilità si divide spesso per compartimenti stagni, mentre la rigenerazione agisce più a livello di sistema globale.

I benefici del turismo rigenerativo

Partendo dal presupposto secondo cui è il turismo a dover essere al servizio del territorio, e non viceversa, il turismo diventa uno strumento per portare valore sia alle comunità che lo abitano che ai visitatori, in maniera reiterata e duratura nel tempo.

L’approccio rigenerativo, infatti, stimola la partecipazione e il coinvolgimento delle comunità locali oltre che degli operatori del settore. Inoltre, fa partecipare attivamente anche i turisti alla rigenerazione degli ecosistemi, che da un lato possono contribuire economicamente alle iniziative a sostegno del territorio, e dall’altro hanno l’occasione di vivere viaggi dall’alto valore esperienziale, che creano un senso di appartenenza e favoriscono la connessione con la comunità locale, la natura e gli altri visitatori.

Lo sviluppo in Italia
Turismo rigenerativo

Il turismo rigenerativo in Italia è ancora ad uno stato embrionale e non esistono, ad oggi, destinazioni che possano dirsi realmente rigenerative. Esistono però realtà che stanno intraprendendo questo percorso e che stanno approcciando a questo nuovo modello di fare turismo. Si tratta di una strada lunga in termini temporali, e che richiede sia investimenti che impegno sociale, sia lo sviluppo di nuove professionalità che di nuovi indicatori che definiscano il successo della trasformazione.

Per fare qualche esempio, si possono nominare il Bando Borghi del Pnrr, che stanzia più di 1 miliardo di euro per progetti di rigenerazione culturale e sociale, e i fondi Snai (Strategia nazionale per le aree interne). A Biccari, paese di 2.500 abitanti situato tra Foggia e il Gargano, i fondi del Psr (Programma di sviluppo rurale) hanno portato ad importanti operazioni di forestazione e al sostegno di attività extra-agricole e agriturismi che offrono ai visitatori esperienze di valore e attività all’aria aperta come agri-bike tours e degustazioni.

Il fil rouge con l’Open Air

Proprio come accade con la sostenibilità, anche la rigenerazione trova un naturale fil rouge con il comparto dell’Open Air, poichè parte dal contatto con la natura come punto focale del viaggio. A legare il turismo all’aria aperta con il concetto di rigenerazione sono anche le nuove offerte turistiche, che pongono le basi per ripensare il viaggio in funzione di una maggiore presenza della natura nella vacanza. Ne sono un esempio i prodotti turistici slow e a contatto con la flora e la fauna locali, che favoriscono una fruizione del territorio a basso impatto o a impatto positivo, ma non solo.

Il turismo Open Air, infatti, è anche propositivo in termini di rigenerazione e recupero di habitat degradati o a rischio, che una volta ripristinati diventano una vera e propria destinazione e sono in grado di rilanciare una destinazione da zero. Infine, anche il turismo Open Air, come quello rigenerativo, trova la sua forza nella cooperazione tra gli operatori del settore e le comunità locali, rafforzando la governance della destinazione e creando valore in termini di stabilità occupazionale e sociale, oltre che economica.

L’ospitalità cambia pelle: sfide e opportunità per l’Open Air

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Il turismo è un mondo in continua evoluzione e l’ospitalità cambia pelle in base alle tendenze e alle esigenze degli ospiti. Le strutture ricettive classiche arretrano, mentre case vacanze e affitti brevi crescono d’importanza: ecco le principali sfide e opportunità per il mondo dell’Open Air, per crescere e svilupparsi nel nuovo modo di fare ospitalità.

L’ospitalità cambia pelle

L'ospitalità cambia pelle

In passato l’unica, o quasi. forma di accoglienza turistica era rappresentata dagli alberghi, ma con il tempo tutto cambia, ricettività inclusa. Oggi, infatti, l’ospitalità assume forme diversissime, che vanno dall’hotellerie alle strutture extralberghiere, dall’Open Air agli affitti brevi. Proprio questi ultimi rappresentano la più recente novità e mostrano la crescita maggiore sia dal punto di vista degli arrivi che dell’apprezzamento degli ospiti.

Secondo i dati di UnionCamere-InfoCamere, le imprese alberghiere tradizionali sono in calo in Italia, mentre crescono a ritmi sostenuti gli alloggi per i soggiorni brevi, che stanno letteralmente rimodellando il mercato e spingendo gli operatori a ripensare formule di offerta e approccio al cliente. Basti pensare che negli ultimi 5 anni gli hotel e le strutture tradizionali sono diminuite del 5,2% (1.600 unità in meno). Parallelamente, le imprese legate agli affitti brevi sono aumentate del 42,1% (quasi 45.000 unità).

Le destinazioni maggiormente interessate da questa tipologia di offerta sono le città d’arte come Roma, Milano, Venezia, Firenze e Napoli; tuttavia anche i piccoli comuni stanno iniziando a dotarsi di questa offerta. Si tratta di una evoluzione della quale bisogna tener conto nell’articolare la propria offerta turistica per sfruttarne i suggerimenti in termini di marketing e target.

Le cause del cambiamento

L'ospitalità cambia pelle

Da un lato c’è la voglia dei viaggiatori di fare esperienze sempre più personalizzate, che spinge gli ospiti a ricercare, più che una struttura ricettiva classica, una soluzione più domestica e modulabile in base alle proprie esigenze. Dall’altro lato c’è la diffusione delle grandi piattaforme digitali, che hanno accorciato la distanza tra operatori e utenti, e che permettono di conoscere ed entrare in contatto con un numero di opzioni infinitamente maggiore rispetto al passato.

Inoltre, aumenta costantemente anche la richiesta di soluzioni flessibili e indipendenti, in cui non sentirsi osservati e dove non ci sono regole da seguire se non quelle della civile convivenza. Contrariamente a quanto si possa pensare, a spingere i turisti verso gli affitti brevi non è una questione economica. Se fino a qualche anno fa, infatti, gli appartamenti in affitto costavano meno delle strutture ricettive, oggi non è più così e anzi, spesso si risparmia scegliendo le strutture standard. Per tentare di governare questo trend la nuova Legge di Bilancio ha stabilito che dal terzo immobile posto in affitto a scopo turistico si appartiene a tutti gli effetti alla categoria degli operatori economici con obbligo di partita IVA. Ulteriori regole stanno gradualmente arrivando.

Le sfide per l’Open Air

L'ospitalità cambia pelle

Il comparto Open Air sta assumendo un’importanza sempre maggiore nel turismo italiano, rappresentando non solo un’alternativa agli hotel, ma anche un nuovo modo di vivere il viaggio, aggiungendo l’elemento natura alla motivazione per la vacanza. Nonostante la sua costante crescita, nemmeno l’Open Air può permettersi di sottovalutare il cambiamento che sta avvenendo nella ricettività turistica. Analizzare le diverse forme di ricettività che stanno nascendo, le loro caratteristiche e la risposta degli ospiti, è la strada migliore per aumentare la competitività e migliorarsi costantemente, apprendendo strategie e formule che funzionano e adattandole al mondo dell’Open Air.

In questo senso, il comparto del turismo all’aria aperta è sicuramente avvantaggiato rispetto all’hotellerie, in quanto presenta elementi facilmente adattabili alle nuove esigenze dei viaggiatori. Dagli alloggi semi-indipendenti alla flessibilità di gestione della vacanza, l’offerta Open Air risponde già alla necessità di una maggiore personalizzazione del viaggio, che però ha ancora ampi margini di sviluppo.

Dotare la propria struttura di noleggio bike, e-bike o veicoli elettrici permette agli ospiti di rendersi ancora più autonomi, mentre un’offerta più ampia di attività ed esperienze autentiche e a contatto con il territorio e la cultura locale garantisce la giusta dose di esperienzialità ormai saldamente alla base di gran parte della domanda.

Infine, a favore dell’Open Air giocano gli spazi aperti e la sostenibilità, che spesso e volentieri nel settore degli affitti brevi si pagano a caro prezzo o sono addirittura assenti. Essere circondati dalla natura e non impattare negativamente sul territorio che si visita, infatti, sono tra i must dei viaggiatori più responsabili, che scelgono la struttura ricettiva in modo consapevole e ragionato.

Capitale italiana del mare 2026: Fiumicino si candida per valorizzare il territorio

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Fiumicino vuole diventare la Capitale italiana del mare 2026 e presenta la sua candidatura con l’obiettivo di valorizzare il territorio, i prodotti locali, l’enogastronomia e i progetti educativi per le scuole.

Capitale italiana del mare 2026

Capitale italiana del mare 2026

Il bando nazionale per il conferimento del titolo di Capitale italiana del mare 2026, promosso dal Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze inizia ad accogliere le candidature delle diverse località in lizza. Si tratta di un riconoscimento istituito per promuovere progetti, iniziative ed attività dedicate alla valorizzazione e alla piena fruizione della cultura marittima italiana. 

Possono partecipare al bando tutti i Comuni italiani affacciati sul mare, in una vera e propria competizione positiva, che tiene in considerazione tutte le componenti dell’economia marittima, e pone particolare attenzione sulla diffusione della conoscenza del mare, sulla tutela della biodiversità e sull’uso sostenibile delle risorse marine. A partire da quest’anno, il Comune vincitore riceverà un finanziamento da 1 milione di euro con cui realizzare il programma di attività presentato nella fase di candidatura.

Per questo, ogni candidatura deve includere un piano annuale di iniziative, interventi di valorizzazione del patrimonio marittimo, elementi di sostenibilità e obiettivi misurabili. A scegliere il Comune vincitore sarà una commissione composta da 5 esperti indipendenti, i quali valuteranno i progetti basandosi sui criteri di coerenza, innovazione, capacità di collaborazione istituzionale e ricadute sul territorio.

La candidatura di Fiumicino

Capitale italiana del mare 2026

Quest’anno, anche il Comune di Fiumicino ha deciso di inviare la sua candidatura, con l’obiettivo di valorizzare l’intero territorio, i prodotti locali, l’enogastronomia e i progetti educativi per le scuole. Per la città, questa candidatura rappresenta una grande opportunità di crescita, che da sempre fonda le sue radici proprio sul mare e sulla sua salvaguardia. Fiumicino, infatti, vive di mare: dal porto alla pesca, dall’ambiente costiero all’economia marittima, passando per la ristorazione e l’accoglienza.

Inoltre, in linea con il Piano del Mare 2023-2025, la città ha recentemente ampliato ed incrementato il suo impegno nella tutela della Blue Economy e della biodiversità marina. Ottenere il riconoscimento, quindi, sarebbe la ciliegina sulla torta di un percorso lungo anni, che sta portando innovazione e investimenti, ma non solo. Rappresenterebbe, infatti, anche un’enorme opportunità di crescita e sviluppo per la città, che proprio grazie alla nomina potrebbe realizzare sviluppare un programma di progetti ambientali, culturali, turistici ed economici, nonché di valorizzare competenze, esperienze e potenzialità già presenti sul territorio.

Un’opportunità di crescita e sviluppo

La crescita, in realtà, parte già dalla fase di presentazione della candidatura, poiché ai fini di un progetto di valore, è implicita la partecipazione condivisa e l’impegno di tutte le realtà locali: enti, associazioni, operatori economici, imprese, realtà culturali e sociali, scuole e associazioni sportive. La base da cui partire per proporre Fiumicino come Capitale italiana del mare 2026 è rappresentata proprio dalle idee, iniziative e manifestazioni degli operatori della Blue Economy e delle attività  marittime, con particolare focus sulla salvaguardia della biodiversità marina.

Di grande rilevanza sono anche gli sport acquatici, come surf o vela, in grado di diventare un volano per lo sviluppo sostenibile e una nuova attrattività turistica. Inoltre, anche l’enogastronomia e la valorizzazione dei prodotti locali rappresentano solidi pilastri su cui fondare la candidatura di Fiumicino. Questi aspetti, infatti, sono quelli che maggiormente interessano il pubblico turistico e su cui si deve puntare per raggiungere l’obiettivo di un turismo più sostenibile legato al mare e alle sue risorse.

Sostenibilità e Open Air
Capitale italiana del mare 2026

Il bando favorisce uno sviluppo concreto dei progetti volti alla sostenibilità turistica (e non solo) nelle aree costiere, e dà input positivi anche per il mondo Open Air. Valorizzare il mare, le attività ad esso connesse e la biodiversità che lo abita sono è un obiettivi  da perseguire sia per l’ambiente che per le popolazioni che vivono nelle città marittime, ma anche per dare una spinta propulsiva importante allo sviluppo turistico all’aria aperta. Il mare rappresenta, infatti, uno dei più grandi attrattori italiani ed è in grado di portare turismo sia nazionale che estero nei territori costieri.

Far crescere una filiera blu attorno al mare, coinvolgendo quindi operatori della ristorazione, associazioni sportive e attività locali, contribuisce ad incrementare le potenzialità del territorio e ad incentivare un turismo che sceglie il contatto con la natura come elemento centrale della propria vacanza e, allo stesso tempo, considera necessaria la sostenibilità ambientale. Proporre un’offerta improntata a standard elevati ed attenti alla sostenibilità turistica rappresenta un valore aggiunto aziendale ma anche un importante traino per l’intero contesto territoriale.

Destinazione turistica d’eccellenza, il riconoscimento per i comuni con meno di 30.000 abitanti

La nuova Legge di Bilancio introduce il riconoscimento Destinazione turistica d’eccellenza per i Comuni con meno di 30.000 abitanti, attribuibile grazie a criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Il che rende più attuale e cogente la sostenibilità per il settore turistico. 

La rilevanza della sostenibilità nel turismo

Destinazione turistica d'eccellenza

La Legge di Bilancio n. 199 introduce la connessione tra sostenibilità e incentivi per il mondo del turismo. In particolare, l’articolo n.1, comma 469, prevede la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati nel settore turistico finalizzate allo sviluppo dell’offerta. In questa maniera la destagionalizzazione dei flussi, la digitalizzazione dei processi e dei sistemi turistici, il rafforzamento delle filiere e delle reti sociali e la promozione della sostenibilità turistica diventano elementi di eleggibilità per l’erogazione dei contributi. 

La norma prevede che i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) entrino in pianta stabile come metro di giudizio per l’assegnazione e la definizione delle agevolazioni. In poche parole, i criteri ESG diventano elementi rilevanti ai fini dell’accesso agli strumenti di sostegno pubblico. Inoltre, il comma 470 stabilisce che il decreto attuativo relativo ai contributi per il sostegno e lo sviluppo delle filiere turistiche sia adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

In questo modo, la rilevanza della sostenibilità nel turismo diventa una realtà fattiva e non più solamente teorica. Si tratta di un riconoscimento di grande importanza per il futuro del settore in Italia, e in particolare per i piccoli comuni, che hanno d’ora in avanti la possibilità di ricevere una denominazione specifica proprio in virtù di pratiche positive in termini di sostenibilità.

Destinazione turistica d’eccellenza

Destinazione turistica d'eccellenza

La Legge di Bilancio, infatti, non si limita a disporre che i criteri ESG siano propedeutici all’erogazione degli incentivi pubblici, ma definisce anche il riconoscimento di Destinazione turistica d’eccellenza. I commi 807-812 introducono questa nuova definizione con il fine di incrementare la qualità, la sostenibilità e l’accessibilità dei luoghi e dei servizi turistici a livello locale. Comuni, unioni di Comuni, isole minori o reti di enti con popolazione residente complessiva inferiore a 30.000 abitanti, potranno ricevere il riconoscimento, e diventare Destinazione turistica d’eccellenza, se presentano tutti i requisiti minimi richiesti (commi 807-808).

Una commissione istituita presso il Ministero del Turismo avrà il compito di definire i requisiti e verificarne il mantenimento per 2 anni di validità della nomina, con possibilità di revoca qualora questi non fossero mantenuti. Si tratta di un’occasione da non perdere per affermare in maniera ancora più chiara e distintiva l’identità ricettiva italiana e la qualità dell’accoglienza. Inoltre, grazie a nuovi investimenti e sostegni pubblici, anche i Comuni più piccoli possono diventare un polo d’attrazione per il turismo sia nazionale che estero, abbracciando sia il turismo di prossimità che quello delle radici, con il filo conduttore dell’esperienzialità, dell’autenticità e della sostenibilità.

Un’opportunità per l’Open Air

Destinazione turistica d'eccellenza

Considerando l’affinità naturale del mondo Open Air con le realtà ricettive e l’accoglienza sostenibile, accessibile e inclusiva, queste nuove disposizioni favoriscono il turismo all’aria aperta. Accrescere la sostenibilità, infatti, si incentiva automaticamente anche tutto quello che ruota attorno ad essa, dalle strutture ricettive alle reti sinergiche tra gli operatori e la popolazione locale. Si tratta di un’opportunità di grande valore per il comparto, che proprio da questa nuova denominazione può impegnarsi per creare destinazioni sostenibili, virtuose e di qualità basate proprio sui criteri ESG.

Altri riferimenti al turismo 

Inoltre Legge di bilancio dispone l’istituzione di un Fondo finalizzato a garantire la continuità operativa e il mantenimento delle funzionalità e dei servizi del programma Tourism Digital Hub (Tdh) anche oltre la scadenza del finanziamento previsto dal Pnrr, il che supporterà l’operatività del portale nazionale del turismo, con una dotazione di 4,2 milioni di euro per il 2026 e di 3,5 milioni di euro ogni anno a partire dal 2027.

Per l’Open Air in Toscana nel 2025 crescita e successi

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Secondo Fiavet-Toscana il turismo Open Air in Toscana nel 2025 ha registrato numeri positivi ed ha confermato la costante crescita del settore. L’analisi sottolinea l’importanza del comparto nel contesto regionale, la rilevanza dei mercati internazionali e l’interesse sempre più accentuato dei turisti per l’enogastronomia.

Turismo Open Air in Toscana nel 2025

Open Air in Toscana nel 2025

Il turismo Open Air in Toscana ha vissuto un 2025 ricco di successi e sviluppo. In particolar modo nelle zone montane, dove la domanda è stata maggiormente destagionalizzata rispetto al passato e l’interesse verso le attività all’aria aperta e le strutture ricettive Open Air è stato notevole. Rimangono stabili la campagna e la collina, a dimostrazione che il comparto dell’accoglienza all’aria aperta sta andando nella giusta direzione, instradando gli ospiti verso una più ampia vivibilità del territorio, che includa oltre alle classiche mete balneari anche destinazioni dell’entroterra.

Al turismo Open Air è strettamente legato il comparto dell’enogastronomia, simbolo dell’esperienzialità che i turisti ricercano sempre con interesse. Il turismo legato al cibo, al vino e ai territori continua a generare valore e qualità della permanenza, rafforzando il posizionamento della Toscana sui mercati internazionali, e stimolando sempre di più l’avvicinamento degli ospiti alle realtà Open Air, in virtù della loro affinità con i valori di autenticità e radicamento nel territorio.

Il bilancio finale della Regione

Open Air in Toscana nel 2025

Volendo tirare le somme dell’annata turistica, la Toscana chiude il 2025 con una lieve flessione in termini di incoming e con una solida stabilità dell’uotgoing. In particolare, le città d’arte rimangono il principale traino della domanda, e attirano in maniera crescente i mercati esteri a lungo raggio. Nota dolente per la Toscana, nel 2025 è stato il turismo balneare, che ha registrato una contrazione. Alla base di questo risultato ci sono da un lato la domanda domestica in calo a causa del maltempo che soprattutto a luglio ha fatto demordere molti italiani dal partire, e dall’altro la crescente concorrenza internazionale.

Guardando invece i risultati positivi che la Regione ha raggiunto nel 2025, c’è sicuramente l’appeal nei confronti dei mercati esteri. In particolare, la Toscana può contare su arrivi consistenti da parte dell’Asia, con la Cina che torna a fare grandi numeri. Inoltre, proprio la domanda estera è sempre più orientata verso le esperienze culturali ed enogastronomiche ed è ben disposta a spendere cifre anche notevoli per vivere l’autenticità e le tradizioni toscane. Si tratta di una domanda sicuramente più selettiva, ma con una spesa in crescita e che permette di investire in modo mirato e consapevole.

Le sfide per il futuro

Open Air in Toscana nel 2025

Il 2025 si può dire, quindi, un anno complessivamente sufficiente per la Regione Toscana e sicuramente positivo per il suo comparto Open Air. Nonostante la regione non abbia bisogno di pubblicità è tuttavia necessario sviluppare strategie in grado di valorizzare la diversità dei territori, sostenere la riqualificazione dell’offerta legata al mare e continuare a rafforzare la competitività dei territori dell’entroterra. Inoltre, per proseguire sul tracciato intrapreso, è essenziale continuare ad investire in esperienzialità ed enogastronomia.

Serve, quindi, una sinergia non solo tra gli operatori del territorio, ma anche con le agenzie di viaggio e i tour operator, per comunicare una Toscana destagionalizzata, sicura, autentica e radicata. Non dovrebbe mancare, infine, il coinvolgimento dell’intera filiera turistica nelle politiche pubbliche, con investimenti mirati sulla formazione, l’innovazione e la promozione. Questi aspetti, infatti, sono fondamentali per riavviare la crescita:i solamente attraverso il consolidamento della professionalità, delle nuove tecnologie e della comunicazione della destinazione, possono aprirsi nuovi e interessanti scenari e opportunità per le imprese, i territori e le comunità locali.

La crescita dell’Open Air in Emilia-Romagna favorisce l’intera regione

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La crescita dell’Open Air in Emilia-Romagna si fa sempre più importante. I dati dell’Ufficio Statistico Regionale fino al 31 ottobre 2025, propiziano una riflessione sull’importanza del comparto all’aria aperta per incrementare i successi della regione e stimolare la crescita dell’intero settore turistico.

La crescita dell’Open Air in Emilia-Romagna

La crescita dell'Open Air in Emilia-Romagna

In occasione proprio della pubblicazione dei dati dell’Ufficio Statistico Regionale Gianfranco Vitali, Presidente di Faita Federcamping Emilia-Romagna, ha così sottolineato il peso ed il valore aggiunto dell’Open Air per il turismo della regione: “Sono in corso investimenti privati nel ricettivo di qualità, che ammontano a 120 milioni nei prossimi 5 anni”. Si tratta di un importo mai visto prima per la costruzione di nuovi campeggi e per il rinnovamento di quelli già esistenti, che si tradurrà in un valore aggiunto ancora maggiore e che porterà in Emilia-Romagna ben 500.000 presenze annue in più.

Il comparto dell’Open Air darà così un contributo considerevole all’intero settore turistico regionale e porterà anche numerose opportunità di sviluppo per il territorio, offrendo nuovi posti di lavoro e avviando nuovi progetti e sinergie con gli altri operatori turistici. Puntando su innovazione, digitalizzazione dei processi, sostenibilità, accessibilità e inclusione, l’Open Air in Emilia-Romagna promette di crescere in maniera esponenziale e di attirare sul territorio un turismo di alta qualità, attento all’ambiente e più responsabile nei confronti delle comunità locali, rispettoso delle tradizioni e con una gran voglia di vivere esperienze autentiche e arricchire il proprio soggiorno con attività complementari di alto livello.

Il successo di Comacchio

La crescita dell'Open Air in Emilia-Romagna

L’Ufficio Statistico Regionale dell’Emilia-Romagna ha pubblicato i dati relativi alla stagione turistica fino al 31 ottobre 2025. Nei primi 10 mesi dell’anno l’andamento che si riscontra è positivo, in particolar modo per il Comune di Comacchio, che registra 2,2 milioni di presenze. Si tratta di un risultato superiore di oltre mezzo punto sul 2024, anno di grande successo. Dal 2021, infatti, la laguna vive una crescita costante, e il comune di Comacchio si piazza al 28° posto in Italia per valore aggiunto del turismo, con ben 484 milioni di euro. L’intero comparto turistico territoriale sta sviluppando un livello di efficienza sempre maggiore raggiungendo alti livelli di offerta, evidentemente apprezzati dagli ospiti. Non a caso, il territorio della laguna è quello che, dalla prima stagione post-pandemica ad oggi, vanta la più alta quota di presenza straniera dell’intera riviera emiliano-romagnola, pari al 40% del totale.

Boom di stranieri sul territorio

La crescita dell'Open Air in Emilia-Romagna

Questa crescita dei flussi esteri è un risultato da continuare a perseguire. Il pubblico straniero che arriva in Italia, infatti, è un pubblico solitamente alto-spendente, che porta anche un notevole indotto sul territorio e che è sempre più interessato a conoscere più da vicino le realtà locali, le tradizioni e le comunità. Di conseguenza, arricchire l’offerta con attività, laboratori e workshop, ma anche visite guidate, esperienze partecipative e itinerari personalizzati, può aiutare il territorio a divenire più attrattivo  per il turismo internazionale.

Un altro obiettivo da perseguire, per proseguire su questo cammino di crescita, è quello della destagionalizzazione, in modo da riuscire ad avere anche nei periodi di bassa stagione un flusso costante e continuo che garantisca stabilità agli operatori del settore e anche alla comunità locale. In questo, molto può fare l’Open Air, che proprio in Emilia-Romagna sta investendo somme considerevoli e che può contribuire enormemente non solo alla crescita del turismo nella Regione, ma anche, più in generale, allo sviluppo di un modello turistico più virtuoso e sostenibile.

Continuando quindi sul cammino già intrapreso, il turismo emiliano-romagnolo in generale e quello Open Air in particolare, continueranno a  dare impulso positivo all’economia regionale e ai progetti sul territorio, coinvolgendo anche operatori  non direttamente collegati al turismo, con valore aggiunto in crescita per tutti i contesti economici regionali.

Vacanze di Natale: 6 milioni gli italiani in viaggio

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Le previsioni turistiche per le vacanze di Natale 2025 danno circa 6 milioni di italiani in viaggio, l’83% dei quali resterà in Italia. Nonostante il meteo incerto, ventoso e piovoso, con nevicate anche a bassa quota le festività porteranno moltissimi italiani alla scoperta del territorio, tra tradizioni, mercatini ed esperienze nella natura.

Vacanze di Natale

Vacanze di Natale

Il Natale è alle porte, e c’è chi ne approfitterà  per partire e fare un bel viaggio. Saranno 6 milioni gli italiani che, nel periodo compreso tra il 24 dicembre e il 6 gennaio, coglieranno l’occasione delle festività per viaggiare all’estero ma soprattutto in Italia. Secondo i dati di Confcommercio, infatti, l’83% dei viaggiatori italiani che partirà per Natale, ha scelto l’Italia come destinazione della vacanza. Chi ha deciso di rimanere in patria, nel 25% dei casi ha optato per destinazioni vicine puntando sul turismo di prossimità, senza allontanarsi troppo da casa e in modo da potersi muovere con mezzi propri, senza il bisogno di prenotare biglietti aerei o ferroviari.

Chi invece di biglietti aerei ne ha prenotati, ha optato per le capitali europee o paesi al di fuori dell’UE. La caratteristica che però accomuna la maggior parte dei viaggi natalizi di quest’anno, è la loro durata: nel 60% dei casi si tratta di viaggi con 1 o al massimo 2 pernottamenti. Questo indica da un lato una minore disponibilità economica e dall’altro la voglia di non rinunciare alla partenza, anche solo per pochi giorni. Il 40% dei viaggiatori italiani starà a casa di amici e parenti, oppure sfrutterà la seconda casa, mentre solo il 29%  soggiornerà in strutture alberghiere.

Oltre 2 milioni di viaggiatori (tra italiani e stranieri) opteranno per gli agriturismi, dove faranno sia pernottamenti che pasti. Si tratta di un dato che supera del 5% quello del 2024 e che mostra una preferenza evidente da parte degli italiani per le strutture in campagna, a contatto con la natura e dove fare esperienze e attività legate all’autenticità e alle tradizioni del posto.

L’Open Air a Natale

Vacanze di Natale

Sono molte le aziende Open Air aperte tutto l’anno, in particolare in montagna e nelle Città d’arte, che registrano ottimi risultati anche nel periodo natalizio. A spingere i viaggiatori verso la montagna sono gli sport invernali, l’enogastronomia e le attività all’aria aperta da fare con tutta la famiglia, come le passeggiate nella neve, le ciaspolate e le escursioni nei boschi. Grazie ad un’area di bassa pressione che interesserà il Mediterraneo, e dall’arrivo di venti freddi da Est, è prevista neve anche a bassa quota.

Questo permetterà, a tutti coloro che trascorreranno il Natale sopra i 1000-1200 metri di altitudine, di fare esperienze innevate e divertirsi con gli sport invernali.

Le destinazioni principali

Per queste vacanze di Natale 2025, la montagna rimane la destinazione principale per i viaggiatori, che la scelgono nel 20% dei casi. Chi non va in montagna opta, invece, per le località di mare e le città d’arte. Da questo dato si può evincere che le località balneari riescono ad attirare una buona fetta di pubblico anche fuori stagione, principalmente grazie all’assenza di turismo di massa, che consente di godere del territorio senza fare file, senza stress e senza un impatto negativo sull’ambiente e sulla comunità locale.

Allo stesso modo, le città d’arte continuano a rappresentare una delle principali mete turistiche in Italia, anche in periodi molto gettonati e affollati come questo. Si tratta di una dimostrazione del fatto che il patrimonio artistico e culturale italiano rimane di grande rilievo in ogni periodo dell’anno, e che non solo gli stranieri, ma anche gli italiani, apprezzano e vogliono conoscere più a fondo edifici, musei e monumenti.

L’identikit del viaggiatore natalizio
Vacanze di Natale

Gli italiani che partiranno per le vacanze di Natale lo faranno principalmente in coppia (59%) e in famiglia (36%), ma si fa notare anche l’incidenza dei viaggiatori solitari (11%), che sfidano le convenzioni sociali e partono da soli. Questi numeri descrivono il cambiamento che sta avvenendo anche a livello sociale nel mondo del turismo, e di cui gli operatori necessitano di tener conto per garantire un’offerta mirata e di qualità. Parlando invece di budget, gli italiani in viaggio spenderanno mediamente 390 euro a persona, a conferma del fatto che piuttosto che rinunciare alla partenza si preferisce contenere le spese e fare viaggi più brevi.

Airbnb:  La Corte Costituzionale si esprime a favore delle Regioni

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La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del governo contro il Testo Unico sul Turismo della Regione Toscana, con questa sentenza si conferma il diritto dei Comuni di porre limiti agli affitti brevi di Airbnb.

Il Testo Unico sul Turismo della Toscana

Airbnb Corte Costituzionale

La Legge Regionale n.61 del 31 dicembre 2024 (Testo Unico sul Turismo) della Toscana è entrata in vigore all’inizio del 2025, anche se impugnata dal governo. Il testo riorganizza l’intera normativa turistica regionale e sostituisce in toto la precedente legge, introducendo parallelamente diverse novità, tra cui spiccano governance, digitalizzazione, strutture ricettive e locazioni brevi. Le colonne portanti di questo nuovo Testo Unico sono la valorizzazione delle Comunità d’Ambito, l’Academy Hotel e la facoltà dei Comuni di regolamentare gli affitti brevi.

Proprio su quest’ultimo punto, il Governo aveva presentato un ricorso, che però la Corte Costituzionale ha bocciato in via definitiva. Secondo il governo la materia degli affitti brevi non può essere regolata dai singoli Comuni, ma la Corte Costituzionale è di diverso avviso: gli articoli 42-45 determinano un’ingerenza nelle libere scelte dei proprietari ma essa è giustificata in quanto volta a perseguire una funzione sociale in modo proporzionato, in particolare la finalità di limitare la proliferazione di una specifica categoria di strutture ricettive extra-alberghiere, i bed and breakfast e gli effetti negativi dell’overtourism.

Stretta definitiva ad Airbnb

Airbnb Corte Costituzionale

In questo modo, la Corte Costituzionale riconsegna ai Comuni il compito di decidere se consentire l’apertura di nuove locazioni brevi in tutto il territorio di competenza, oppure se imporre dei limiti nelle zone a maggior afflusso turistico. La sentenza, quindi, anche se non apertamente volta a danneggiare Airbnb, di fatto limita parecchio l’espansione degli affitti brevi nelle città a più alta densità turistica.

La Consulta boccia tutti i ricorsi del governo al Testo Unico sul Turismo della Regione Toscana: salvi l’aumento della capacità ricettiva degli alberghi, il numero massimo delle camere che può avere un b&b o un affittacamere e il regime transitorio fino al 1 luglio 2026. La decisione della Corte Costituzionale ha valore erga omnes, poichè stabilisce senza possibilità di deroga che i Comuni ad alta densità turistica e i capoluoghi di provincia possono, con proprio regolamento, individuare zone o aree in cui definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento, per finalità turistiche, delle attività di locazione breve.

Parallelamente, con questa sentenza si sancisce il principio fondamentale secondo cui Regioni e Comuni hanno competenza esclusiva in materia. La conseguenza diretta della sentenza della Consulta sarà il superamento dell’attuale vuoto normativo. Da questa decisione, infine, può derivare anche una nuova ed apprezzabile immagine dei Comuni in ottica di sostenibilità e conservazione del patrimonio culturale, immobiliare e sociale territoriale.

Verso un turismo più sostenibile

Airbnb Corte Costituzionale

Per i Comuni e per i cittadini che vivono in quartieri centrali maggiormente presi d’assalto dai turisti, si tratta di un’ottima notizia, poiché restituisce loro competenza e capacità normativa ed apre la strada ad una semplificazione delle procedure e alla valorizzazione delle comunità locali, promuovendo un modello di turismo sostenibile e accessibile. Grazie a questo potente strumento normativo, infatti, i Comuni sono in grado di limitare, laddove necessario, la nascita di nuove attività ricettive extra-alberghiere, e preservare la residenzialità e la vivibilità dei centri storici.

In questo modo si innesca un meccanismo di conservazione e tutela che può portare solamente effetti positivi sul territorio, da una migliore gestione delle risorse ad una migliore fruizione dei servizi pubblici, come i trasporti. Parallelamente, i quartieri più centrali non vengono messi eccessivamente sotto stress dall’intenso flusso turistico, ma piuttosto valorizzati nella loro autenticità. Si tratta di un grandissimo traguardo per le amministrazioni comunali, che rafforza il principio dell’autonomia regionale in un settore tanto ampio e variegato come quello turistico.

Natale e Capodanno in montagna: prenotazioni verso il sold-out in Piemonte

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Saranno in tantissimi a trascorrere Natale e Capodanno in montagna quest’anno lo dicono le prenotazioni. In Piemonte sono già molto prossimi al sold out con conseguente crescita dei prezzi. A spopolare tra gli ospiti le esperienze più esclusive e a contatto con la natura e con le tradizioni locali.

Natale e Capodanno in montagna

Natale e Capodanno in montagna

Anche quest’anno la montagna sarà la destinazione di milioni di viaggiatori, che scelgono di trascorrere il periodo delle festività in alta quota. In Piemonte la montagna sta registrando un picco di prenotazioni notevole, e il dato reale potrebbe superare anche le previsioni regionali di fine novembre. In base ad esse, infatti, nel periodo che va dal 22 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026, la saturazione degli alloggi piemontesi sarebbe arrivata al 32,8%, ma secondo gli operatori del settore, questa soglia è stata già superata.

Si tratta di una stima superiore del 12% rispetto allo scorso anno, che promette di crescere ulteriormente. Gli effetti di questa corsa alla montagna si notano soprattutto sui prezzi degli alloggi ancora disponibili, che arrivano anche a 5.000 euro per una settimana a Sestriere. Le prenotazioni per il periodo natalizio e per la notte di Capodanno, soprattutto, sono iniziate verso la fine dell’estate in Piemonte, ma proprio in questi giorni stanno vivendo un vero e proprio boom di acquirenti last-minute, disposti a pagare anche il 10% in più rispetto alla tariffa standard.

Il fattore neve

Le aspettative in Piemonte sono parecchio alte, e gli operatori si dicono fiduciosi di questo picco di stagione, anche se rimane l’incertezza del fattore neve, da cui dipenderà il successo o meno del periodo. A parte la città di Torino, che vive ancora dei grandi eventi appena conclusi e gode degli strascichi della fama che essi le hanno portato, il resto della Regione punterà tutto sulla presenza della neve in alta quota, che porterà non solo una maggiore soddisfazione degli ospiti, ma anche nuove prenotazioni a ridosso della data del soggiorno.

La neve, infatti, oltre a garantire la possibilità di lunghe giornate di sci e altri sport invernali, permette di partecipare a numerosissime attività di tipo esperienziale, che spaziano dalle cene in baita alle ciaspolate, passando per le gite in motoslitta e i white party. 

Esperienze e autenticità

Natale e Capodanno in montagna

Anche per queste festività natalizie, e in perfetto proseguimento del trend già avviato da tempo, gli ospiti sono intenzionati a fare esperienze che includano il contatto con la natura e la conoscenza delle tradizioni locali. In primis, a trainare l’esperienzialità della regione nel periodo di festa sono le cene in baita, seguite da una discesa in sci con la tipica fiaccolata o da una discesa con motoslitta o gatto delle nevi.

Per quanto sia un grande classico, questa combo non smette di affascinare e raccogliere consensi da parte degli ospiti, che oltre a sentirsi parte di una tradizione storica, hanno anche la possibilità di assaggiare le ricette tipiche del periodo natalizio e gustare i sapori più autentici della cucina di montagna.

Altre opzioni combinano una passeggiata sulla neve fino alla baita con un buon vin brulé e una cioccolata calda, mentre altre prevedono una ciaspolata in mezzo ai boschi per celebrare l’anno che termina immersi nella natura più incontaminata. Dall’enogastronomia all’esperienzialità, dalla scoperta delle radici ai laboratori a partecipazione attiva, la montagna esercita un fascino senza fine sui turisti, che nel periodo delle feste aumenta ancora di più.

Le opportunità per l’Open Air

L’interesse dei turisti verso le attività all’aria aperta anche in inverno dimostra una vicinanza sempre meno stagionale al mondo dell’Open Air, che va colta come un’opportunità di sviluppo e crescita per il settore. Le strutture all’aria aperta che in montagna rimangono aperte tutto l’anno, infatti, stanno riscontrando una risposta positiva da parte dei viaggiatori, che non solo vogliono alloggiare a stretto contatto con la natura, ma chiedono anche di arricchire il proprio soggiorno con attività ed esperienze dai forti connotati di autenticità e vicinanza con il territorio che li ospita.

In questo senso, la stagione si allunga e si aprono le porte alla destagionalizzazione, ma anche ad una maggiore stabilità in termini di indotto e stabilità per il territorio. Per non parlare della possibilità, attraverso singole notti come quella di Capodanno, di creare pacchetti e promozioni per allungare il soggiorno degli ospiti e invogliarli a fermarsi più a lungo. Questo permette di ampliare l’offerta con attività ed esperienze prettamente invernali e legate alle festività, ma anche di portare gli ospiti nei musei, nelle botteghe e nei ristoranti e di avvicinarsi alla cultura e alle tradizioni locali, creando un circolo di virtuosismo di grande impatto positivo per l’intero territorio.

Turismo sul Lago di Garda 2025: dati reali, crescita internazionale e ruolo strategico dell’open air

La stagione turistica 2025 del Lago di Garda si chiude con un bilancio solido e ricco di risultati che conferma la forza della destinazione e ridimensiona le letture semplificate emerse nel corso dell’anno. È quanto emerso dalla conferenza stampa organizzata da Destination Verona & Garda Foundation, che ha presentato i dati dell’Osservatorio Turistico Verona Garda.

Dopo le 14,7 milioni di presenze registrate nel 2024 (fonte ISTAT), il 2025 conferma un andamento stabile o in crescita per l’intero sistema ricettivo: strutture open air, alberghi e affitti turistici. La destinazione si caratterizza per una forte componente internazionale, una permanenza media elevata e una spesa turistica in aumento, soprattutto grazie ai mercati esteri.

Oltre l’overtourism: perché servono dati affidabili e condivisi

L’inizio della stagione era stato accompagnato da titoli sull’overtourism, seguiti da narrazioni opposte su un presunto calo della domanda.
L’analisi congiunta di HBenchmark, Lighthouse e Mastercard restituisce invece un quadro molto diverso: un territorio equilibrato, con flussi distribuiti nel tempo e una dinamica economica complessivamente positiva.

Secondo Paolo Artelio, presidente di Destination Verona & Garda Foundation, «L’Osservatorio nasce per rafforzare la cultura del dato e responsabilizzare gli operatori rispetto alla comunicazione. Le percezioni individuali non possono essere scambiate per trend di destinazione: servono numeri condivisi, utili sia per comunicare correttamente sia per prendere decisioni strategiche».

Campeggi e villaggi: soggiorni lunghi e alta redditività delle mobile home

Il turismo open air rappresenta uno dei pilastri della destinazione Garda. Il campione analizzato comprende 10 campeggi e villaggi turistici, per un totale di 5.598 unità tra piazzole, mobile home, bungalow e glamping.

L’occupazione media stagionale è del 72,6%, con valori superiori all’80% da giugno a settembre.
Se le piazzole restano la tipologia più venduta (oltre il 60%) le mobile home, pur rappresentando circa il 30% delle unità, generano quasi il 50% del fatturato, confermandosi la soluzione a maggiore redditività.

Il soggiorno medio raggiunge le 9,3 notti, uno dei più elevati dell’intera destinazione, con picchi oltre le dieci notti in alta stagione. La domanda è fortemente internazionale, guidata da Germania, Paesi Bassi e Paesi del Nord Europa.

Secondo Alberto Granzotto, presidente di FAITA Federcamping, «le prenotazioni dirette sui siti delle strutture open air sono in forte crescita. Questo dato evidenzia l’importanza della digitalizzazione, della conoscenza del web e dell’uso consapevole delle nuove tecnologie, temi centrali anche nel percorso di FAITA Academy».

Alberghi: occupazione stabile e stagione più lunga

Il comparto alberghiero, analizzato su un campione di 93 hotel per oltre 7.700 posti letto, registra da gennaio a novembre 2025 un tasso di occupazione medio del 72,8%, in leggero aumento rispetto al 2024.
Nei mesi centrali della stagione si sfiora l’80%, con settembre tra i mesi più performanti (87%).

La provenienza degli ospiti conferma il profilo internazionale del Garda:

  • Germania: 39,1%
  • Italia: 18,7%
  • Regno Unito: 12,6%
  • seguite da Austria, Svizzera e Paesi Bassi

La durata media del soggiorno è di 5,2 notti, con valori più elevati in estate.

Extralberghiero: crescita dei volumi e allungamento della stagione

Il settore degli affitti turistici, monitorato da Lighthouse, mostra segnali di forte espansione. Su un campione di oltre 10.000 proprietà, l’occupazione media da gennaio a ottobre si attesta al 45%, superando il 60% nei mesi estivi.

Crescono sia le camere occupate sia le notti prenotate, con una permanenza media di 5,53 notti. Anche in questo segmento prevalgono Italia, Germania e Regno Unito, a conferma di un mercato ampio e diversificato.

Spesa turistica: l’estero traina la crescita

L’analisi delle transazioni Mastercard conferma una spesa turistica in aumento, con l’82% del transato generato da carte estere. Nei mesi estivi l’indice di spesa raggiunge valori tripli rispetto alla media del 2022.

La Germania rappresenta quasi la metà del transato estero, seguita da Paesi Bassi e Austria. Per il mercato domestico, le regioni più rilevanti sono Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.

Eventi e destagionalizzazione: una leva strategica

Eventi sportivi, musicali e manifestazioni tradizionali hanno inciso in modo misurabile su occupazione, ricavi e spesa. I dati confermano la capacità del Garda di estendere la stagione oltre l’estate, rafforzando la competitività anche nei mesi di fine stagione e autunnali.

Osservatorio e governance: dati per pianificare il futuro

Il lavoro dell’Osservatorio Turistico Verona Garda, integrato con il Destination Management System e un catalogo di oltre 300 esperienze prenotabili, consente oggi una lettura puntuale dei comportamenti dei visitatori.

«Non si tratta più di percezioni», ha spiegato Luca Caputo, direttore di DVG. «I dati ci permettono di capire cosa funziona, cosa viene acquistato e quale valore viene riconosciuto all’offerta».

La stagione 2025 conferma dunque la necessità di una comunicazione unitaria, basata sui dati, e di una collaborazione strutturata tra istituzioni, categorie e operatori. Un approccio indispensabile per rafforzare l’identità del Lago di Garda come destinazione turistica matura, competitiva e sostenibile nel medio-lungo periodo. Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.

Eventi e destagionalizzazione: una leva strategica

Eventi sportivi, musicali e manifestazioni tradizionali hanno inciso in modo misurabile su occupazione, ricavi e spesa. I dati confermano la capacità del Garda di estendere la stagione oltre l’estate, rafforzando la competitività anche nei mesi di fine stagione e autunnali.

Valorizzare l’artigianato per promuovere il turismo: il progetto Uau dell’Umbria

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Valorizzare l’artigianato per promuovere il turismo e salvaguardare la tradizione è la strategia scelta dall’Umbria per incentivare la diffusione di un turismo più sostenibile e responsabile. Il progetto Uau – Umbria artigianato unico – è stato presentato a Milano in occasione di Artigianato in fiera.

Il progetto Uau dell’Umbria

Valorizzare l'artigianato per promuovere il turismo

Umbria artigianato unico (Uau) che la Regione Umbria ha presentato nei giorni scorsi in occasione dell’appuntamento con Artigianato in fiera a Milano è il progetto di valorizzazione dell’artigianato in chiave turistica per promuovere il territorio e la sua straordinaria tradizione artigiana sia in Italia che all’estero. La scelta di Cna e Confcommercio di annunciare il lancio di Uau proprio alla fiera dell’artigianato più importante del mondo, non è affatto casuale, considerando che ogni anno registra una notevole partecipazione di pubblico internazionale.

Artigianato, turismo e cultura rappresentano per l’Umbria tre asset strategici di sviluppo, su cui la Regione ha deciso di investire. Grazie al progetto Uau, infatti, sarà possibile mettere a disposizione dei visitatori esperienze uniche e di altissimo valore che, oltre a regalare ricordi indelebili, conservano le tradizioni e le competenze locali.

Alla base del progetto Uau c’è la convinzione che l’artigianato possa contribuire considerevolmente alla crescita del turismo grazie alla crescente domanda di turismo esperienziale. I turisti, infatti, cercano sempre più unicità, autenticità e partecipazione, e si mostrano interessati a conoscere più a fondo le tradizioni e le culture dei luoghi che visitano. In questo senso, l’acquisto del semplice souvenir passa in secondo piano rispetto ad attività di realizzazione di manufatti artigianali, di corsi pratici e laboratori creativi in cui ciò che si porta a casa è frutto della partecipazione in prima persona.

Valorizzare l’artigianato per promuovere il turismo

Valorizzare l'artigianato per promuovere il turismo

Dunque in questa ottica l’artigianato umbro è in grado di aumentare il periodo di permanenza dei turisti sul territorio regionale. Fare rete attraverso questo progetto, infatti, consente alle aziende artigiane che vi aderiscono (attualmente circa 200), di farsi conoscere e di proporsi ai visitatori per la creazione di itinerari personalizzati, esperienze pratiche e visite guidate all’interno delle diverse realtà aziendali.

Le opzioni a disposizione degli ospiti, infatti, sono numerosissime: cioccolato, tartufo, cachemire, accessori moda, ceramica artistica, oggetti di design, profumi, gioielli, mestieri tradizionali e artigianato innovativo. Grazie ad esse, l’offerta turistica umbra si espande in molte direzioni diverse: amplia e allarga i suoi confini per attirare una fetta sempre maggiore di nuovo pubblico; punta alla fidelizzazione degli ospiti e stimola l’allungamento dei soggiorni. Entrando in sinergia con la filiera turistica l’artigianato può dare quella spinta in più che finora è mancata, o che comunque non è stata preponderante, e inserirsi in un circuito di ulteriore crescita.

Un esempio da cui prendere spunto

Il progetto Uau è un esempio concreto di come la Regione Umbria sappia valorizzare le proprie eccellenze trasformandole in leve di crescita economica e turistica. Esempio che, volendo, può essere facilmente replicato anche altrove e che trova una particolare affinità con il mondo dell’Open Air, che più di altri comparti è in grado di operare in sinergia sul territorio creando autenticità e valore. L’artigianato, nella cultura italiana, custodisce tradizioni, competenze e creatività che costituiscono una parte fondamentale della nostra identità, particolarmente apprezzata all’estero.

Fare rete, creare nuove offerte, servizi ed esperienze per i turisti non è solamente un’opportunità per il settore turistico e per l’economia, ma anche per rafforzare il Made in Italy più autentico e dare spazio ai giovani artigiani. Il turismo esperienziale legato all’artigianato, nel mondo dell’Open Air, può rappresentare un ampliamento ulteriore dell’offerta e una leva di sviluppo per il territorio poichè riesce a raccontare con un approccio diverso dal solito le radici più antiche dei luoghi, sostiene la vitalità delle botteghe e offre ai visitatori un contatto autentico con l’identità culturale delle nostre comunità.

La cucina italiana è Patrimonio Unesco: enogastronomia volano enorme per l’Open Air

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La cucina italiana è Patrimonio Unesco, perché riconosciuta come valore inestimabile dell’umanità: che impatto avrà questa nomina sul turismo italiano in generale, e sull’Open Air in particolare? 

Un simbolo del Made in Italy

La cucina italiana è patrimonio unesco

A dare i numeri dell’importanza della cucina italiana è il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che in occasione del Question Time che ha ha fatto seguito alla nomina della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’Unesco, ha dichiarato che: la cucina italiana vale 251 miliardi di euro, con una crescita del +4,5% annuo e rappresenta oggi il 19% del mercato globale dei ristoranti. Si tratta di numeri importanti, che ben rappresentano anche l’immagine del Made in Italy a tavola, e che servono per comprendere anche l’appeal mondiale della cucina italiana.

La cucina, infatti, è spesso il mezzo con cui sempre più persone entrano in contatto con l’Italia, sia tramite la semplice spesa al supermercato, che attraverso ristoranti e locali in tutto il mondo. Le ricette italiane sono amatissime da tutti i palati, e replicate in molteplici versioni. A piacere è l’autenticità, la storicità e la tradizione che c’è dietro i piatti italiani, ma non solo, poiché la tavola per l’Italia è più di semplice cibo: è convivialità, è uno stato d’animo, un modo di vivere e questo, all’estero, si percepisce chiaramente.

La cucina italiana è Patrimonio Unesco

La cucina italiana è patrimonio unesco

Pochi giorni fa il Comitato intergovernativo dell’Unesco si è riunito a Nuova Delhi per valutare le candidature per il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità, e ha approvato all’unanimità la cucina italiana. Si tratta della prima cucina nel mondo ad essere dichiarata Patrimonio Unesco nella sua interezza, e l’Italia intera ha celebrato la notizia con grandi festeggiamenti. Dall’accensione del Colosseo al discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la gioia è stata comune e condivisa.

La cucina italiana, infatti, è uno degli ambasciatori più importanti del Made in Italy nel mondo, e questo riconoscimento non fa che confermare un prestigio già consolidato, ma che ora assume un valore ancora più grande. L’Unesco ha deciso di eleggere la cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’umanità perché questa rappresenta non solo la storia dell’Italia, ma anche l’insieme delle tantissime culture culinarie che caratterizzano il Made in Italy a tavola. Per questo, la notizia è stata accolta con grande partecipazione sia dalle istituzioni, che si sono dette soddisfatte e orgogliose, sia dagli italiani stessi.

Il turismo enogastronomico in Italia

Il turismo enogastronomico in Italia è uno dei comparti più importanti in assoluto, e che ogni anno attira milioni di viaggiatori da ogni parte del mondo. Lo dimostrano i dati di arrivi e presenze che, solo nel 2024, hanno generato un giro di affari pari a 40,1 miliardi di euro, registrando una crescita del 12% rispetto al 2023 e del 49% rispetto al 2016. Oltre ad essere un vanto nazionale, quindi, la cucina italiana è anche un enorme volano per l’economia nazionale, che esercita un fascino enorme sugli stranieri, che scelgono l’Italia proprio per assaggiare le ricette più famose e scoprire i segreti della tradizione culinaria nostrana.

Chi viaggia spinto dalla voglia di conoscere la nostra cucina, inoltre, lo fa con l’intento di portare a casa più di semplici assaggi: le attività complementari a cene e pranzi sono infatti numerose, e spaziano dalle degustazioni ai workshop, dalle lezioni di cucina alle visite nelle aziende agroalimentari, e portano i visitatori a stretto contatto con la filiera in ogni suo aspetto. Si tratta di un appeal non indifferente, che soprattutto con il mondo dell’Open Air trova innumerevoli manifestazioni.

L’impatto del riconoscimento sull’Open Air
La cucina italiana è patrimonio unesco

Il comparto del turismo all’aria aperta, infatti, è uno di quelli che maggiormente trova affinità con l’enogastronomia e che, di conseguenza, può beneficiare della recente nomina Unesco. Questa, infatti, può motivare anche i viaggiatori che finora non avevano preso in considerazione la cucina come scopo principale del viaggio, stimolare e incentivare attività partecipative, visite guidate, laboratori e workshop da proporre agli ospiti dell’Open Air, portare indotto diretto al territorio e valorizzare le tradizioni e l’autenticità locale.

Si tratta di una concatenazione di impatti positivi importanti, e di un’occasione da non perdere per promuovere ancora meglio il Made in Italy nel mondo, con un focus particolare sul legame tra la cucina e il territorio, i suoi abitanti e le sue tradizioni più antiche. La nomina, infine, può rappresentare un ulteriore slancio verso la tematica della sostenibilità, sia turistica che ambientale, particolarmente centrale per il mondo dell’Open Air: solamente attraverso una fruizione sostenibile dei servizi e del territorio, la cucina italiana può continuare ad esistere e ad essere come la conosciamo.

La cucina italiana può, in questo senso, farsi ambasciatrice di sensibilizzazione sul tema e, al contempo, promuovere uno stile di vita e di vacanza più sostenibile, consapevole e responsabile, apportando un valore aggiunto di grande importanza per il comparto dell’Open Air.

FAITA Emilia-Romagna: il turismo Open Air cresce e investe

Si è svolta a Ravenna l’Assemblea ordinaria di FAITA Emilia-Romagna, appuntamento centrale per il confronto tra imprese del turismo all’aria aperta, rappresentanti associativi e istituzioni regionali. Un’occasione per analizzare l’andamento della stagione 2025, condividere dati aggiornati e delineare le prospettive future di un comparto che si conferma sempre più strategico per l’economia turistica regionale.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il Direttore nazionale FAITA Marco Sperapani e l’Assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni, chiamati a dialogare con gli operatori su risultati, criticità e strumenti di sviluppo.

I numeri del comparto: seconda realtà ricettiva in regione

Al centro dei lavori, l’analisi dei dati ISTAT e HBenchmark, che restituiscono un quadro di forte rilevanza del turismo Open Air in Emilia-Romagna. Con 4.242.759 presenze registrate al 31 agosto 2025, pari al 12% delle presenze turistiche complessive regionali, il comparto si colloca come seconda categoria ricettiva, subito dopo quella alberghiera.

L’andamento della stagione evidenzia una dinamica articolata: nei primi otto mesi dell’anno gli arrivi sono cresciuti del 4%, mentre le presenze risultano sostanzialmente stabili (+0,5%). In questo contesto emerge però una criticità sul fronte internazionale, con una flessione dello 0,4% del turismo straniero, a fronte di una crescita a doppia cifra (+10,9%) registrata dall’intero comparto extra-alberghiero.

Investimenti e qualità: una strategia di lungo periodo

Gianfranco Vitali

Nel suo intervento, il Presidente di FAITA Federcamping Emilia-Romagna Gianfranco Vitali ha sottolineato come i numeri confermino il ruolo strutturale del turismo open air nel sistema regionale, ma ha ribadito la necessità di non fermarsi ai risultati quantitativi.

Negli ultimi cinque anni, le imprese del settore hanno investito circa 100 milioni di euro, con una previsione di altri 150 milioni di euro nel prossimo quinquennio. Un impegno economico rilevante, orientato all’innalzamento qualitativo delle strutture e alla capacità di rispondere a una domanda sempre più esigente.

Secondo Vitali, in questo scenario diventa essenziale disporre di analisi tempestive e approfondite dei dati sui flussi turistici, per comprendere in modo puntuale chi arriva, da dove e con quali aspettative. Un presupposto indispensabile per costruire politiche di promozione e commercializzazione efficaci, sia sul mercato interno sia su quello internazionale.

Il confronto con la Regione: investimenti, credito e sostenibilità

L’Assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni ha ribadito il ruolo crescente del turismo all’aria aperta nella strategia regionale, evidenziando come questa modalità di vacanza risponda in modo coerente alle nuove esigenze dei visitatori: sicurezza, sostenibilità, contatto con la natura e qualità dell’esperienza.

La Regione Emilia-Romagna ha confermato il proprio sostegno al comparto, anche attraverso strumenti dedicati agli investimenti. In questa direzione si inserisce il bando Eureka, di prossima pubblicazione, che offrirà opportunità di accesso al credito agevolato per accompagnare i gestori nei processi di riqualificazione, innovazione e adozione di soluzioni sostenibili.

Costi, normative e certezze operative

Nel corso del confronto sono stati affrontati anche alcuni nodi strutturali. FAITA Federcamping Emilia-Romagna ha espresso preoccupazione rispetto alle modalità di introduzione della tariffa puntuale sui rifiuti, sottolineando il rischio di un aumento dei costi a carico delle imprese ricettive in una fase già caratterizzata da investimenti significativi.

Grazie all’intervento del Direttore nazionale Marco Sperapani, è stato inoltre fatto il punto sulle normative nazionali, sui temi dell’accatastamento e sul Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, elementi ritenuti essenziali per garantire certezza operativa e pianificazione di lungo periodo alle imprese che investono nel territorio. Non è mancato il momento di fare un punto sulle attività della Federazione per l’anno 2026

L’Assemblea di Ravenna ha confermato come il turismo all’aria aperta rappresenti una leva strategica per la competitività dell’Emilia-Romagna, capace di contribuire alla diversificazione dell’offerta e alla valorizzazione del territorio, dalla costa ai borghi e alle città d’arte.

Un comparto che cresce, investe e chiede strumenti adeguati per continuare a farlo, in un quadro di collaborazione costante tra imprese, associazioni e istituzioni.

Formazione nel settore turistico: investimenti da 1 milione in Umbria

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La formazione nel settore turistico è la chiave per affrontare le sfide contemporanee e per rimanere competitivi sul mercato internazionale, ma anche per aumentare la qualità dell’offerta e garantire servizi migliori agli ospiti. Si tratta di una consapevolezza molto presente in Umbria, regione che per il 2026 ha previsto un investimento di 1 milione di euro in materia di formazione e sostegno solidaristico.

Formazione nel settore turistico

Formazione nel settore turistico

Oggi la formazione è arrivata a livelli altissimi e continua a crescere e a diversificarsi. Ne sono un esempio i diversi percorsi che stanno nascendo nelle università e i corsi che enti e organizzazioni erogano per lavoratori e addetti. Anche perchè fare turismo, vuol dire essere aggiornati, guardare avanti e saper affrontare le sfide poste anche da: sostenibilità, accessibilità, inclusività. Non solo, perché per rimanere competitivi in un mercato internazionale sempre più variegato e di qualità. Tuttavia per restare competitivi occorre essere al passo anche su temi come le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, la filosofia di viaggio, l’accoglienza, l’ospitalità, le normative e molto altro. Tutto questo si può ottenere solamente attraverso una formazione continua e costante, che non sia fine a se stessa, ma che miri a rafforzare le competenze e le skills degli operatori.

Il turismo moderno ha a che fare con la comunicazione, con il marketing, con le strategie gestionali e persino con la psicologia: si tratta di un settore in continua evoluzione che diventa sempre più esigente e con crescenti aspettative. Per questo, la formazione nel settore turistico è diventata un pilastro fondamentale per lo sviluppo e la crescita. A livello regionale, sono molti gli organismi che puntano sulla formazione, e l’Umbria ne è un esempio brillante.

Gli investimenti dell’Umbria

Formazione nel settore turistico

In Umbria gli Enti Bilaterali del Terziario e del Turismo hanno infatti confermato la loro volontà di continuare ad investire nel settore terziario e hanno stanziato per il 2026 un investimento complessivo che supera il milione di euro. L’intera somma sarà destinata alla formazione e al sostegno solidaristico e servirà per offrire corsi gratuiti di diverso tipo, tra cui anche quelli per la formazione obbligatoria e l’aggiornamento del personale. Già nel 2025 sono state messe in campo risorse considerevoli, e la risposta da parte degli operatori del settore è stata più che positiva, con una partecipazione altissima.

Sono stati oltre 2.000, infatti, i lavoratori e gli imprenditori che hanno beneficiato dei percorsi formativi messi a disposizione dai due organismi regionali. Questo dato dimostra quanto il settore voglia migliorarsi e aggiornare le proprie competenze per aumentare il livello dei servizi e della competitività. Grazie alle risorse che anche nel 2026 permetteranno di puntare sulla formazione, piccole e medie imprese avranno a disposizione strumenti gratuiti e di facile accesso per apportare un enorme valore aggiunto alle proprie realtà, e ai propri ospiti. Affiancati alla formazione, in Umbria si trovano anche contributi solidaristici, come il bando di solidarietà degli Enti Bilaterali, aperto fino al 31 gennaio 2026 e che si rivolge ai lavoratori del settore turistico. I contributi previsti riguardano spese familiari, sostegni al reddito e altre misure di welfare integrativo.

Garanzie, qualità e competitività: la formazione nell’Open Air

Formazione nel settore turistico

La formazione è un fattore di centrale importanza per sia per la crescita che per l’innovazione del comparto Open Air, infatti,  senza le giuste competenze non può esserci competitività. Investire nella formazione vuol dire rafforzare la qualità del settore turistico, poichè le sfide contemporanee esigono dagli operatori una professionalità sempre più specifica e di livello. Grazie ad una formazione continua, di qualità e mirata, si può investire sul futuro del comparto e le aziende possono migliorare i propri servizi e persino creare nuove sinergie e direttrici di crescita a livello regionale e non solo.

Dagli addetti all’accoglienza a chi gestisce le lamentele, dalla gestione delle strutture al booking, le skills da acquisire e quelle da rafforzare sono numerosissime, e i continui sviluppi tecnologici e le infinite porte spalancate dall’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel comparto dimostrano quanto sia importante non rimanere indietro. Nell’Open Air, che in questo momento storico sta vivendo un successo mai visto prima, investire sulla formazione vuol dire stabilizzare la posizione del comparto come uno dei più competitivi non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo.

Dal punto di vista della sostenibilità, così come dell’inclusività e dell’accessibilità, l’Open Air rappresenta un settore ricco di innovazioni e di idee, da alimentare e incentivare, che si possono realizzare solamente con gli strumenti idonei. In questo, la formazione è imprescindibile sia per quanto riguarda lo studio di nuovi materiali, di pratiche di sostenibilità, di accoglienza inclusiva e di servizi accessibili a tutti. Inoltre, dal punto di vista prettamente gestionale, gli operatori devono formarsi per garantire servizi di ultima generazioni e soluzioni competitive sul mercato internazionale, che considerino le esigenze dei principali mercati di riferimento per il settore e assicurino standard qualitativi sempre più alti.

Strutture ricettive pet friendly: opportunità e sfide di un mercato in espansione

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Le strutture ricettive pet friendly stanno prendendo molto piede e si stanno inserendo in un mercato ricco da un lato di opportunità, e dall’altro di sfide. Tra tasse locali, supplementi, costi extra e l’apertura verso una nicchia specifica, orientarsi non è sempre facile per le strutture Open Air, che però risultano essere naturalmente più affini a questo tipo di accoglienza. I dati, comunque, confermano il trend sempre più positivo dei viaggiatori a portare con sé l’intera famiglia, pet inclusi.

Viaggiare con il proprio pet in Italia

Strutture ricettive pet friendly

Sono sempre di più le famiglie che quando viaggiano portano con sé anche il proprio animale domestico. Se in passato questo rappresentava un grosso ostacolo alla vacanza, sotto diversi punti di vista, sia economici che logistici, oggi non è più così e anzi si tratta di un fenomeno in costante crescita, soprattutto tra i viaggiatori provenienti dall’Italia settentrionale. A confermarlo i dati dell’Osservatorio di Quattrozampeinfiera che, per l’anno 2024, ha rilevato che il 91% dei pet owner del Nord Italia cerca vacanze a misura di cane o gatto. I padroni, per viaggiare con il proprio pet, sono disposti anche a pagare di più.

In Italia, infatti, molte strutture ricettive richiedono fee extra per la presenza degli animali in camera. Questa può comparire come supplemento giornaliero o forfettario, e può variare anche in base alla taglia e al numero dei pet. Insieme al numero delle famiglie che viaggia con i pet, cresce anche il numero di strutture ricettive pet friendly, ossia quelle strutture adatte ad accogliere e a riservare particolari attenzioni proprio agli amici a quattro zampe. Secondo i dati di Booking.com, per fare qualche esempio, queste sono più di 15.000 in Toscana e più di 11.000 in Sicilia.

Strutture ricettive pet friendly: vantaggi e opportunità

Strutture ricettive pet friendly

Dati positivi, quindi, quelli che riguardano i viaggi pet friendly, che spingono sempre più strutture ad adeguarsi ai tempi che corrono. Il comparto, infatti, è in grado di attirare una fetta enorme di pubblico, che proprio in virtù dell’accoglienza del proprio pet può fare una cernita a monte quando sceglie la destinazione della propria vacanza. Adibire l’intera struttura o parti di essa ai pet significa quindi aprire la struttura ad un mercato florido e in espansione.

Questa è sicuramente un’occasione da non perdere, soprattutto per il comparto dell’Open Air, che proprio per le sue naturali caratteristiche, risulta essere molto più affine di hotel e bed and breakfast per accogliere gli amici a quattro zampe insieme al resto della famiglia. Ampi spazi, aree verdi, natura e numerosissime possibilità di attività all’aria aperta e servizi personalizzati per i pet rendono l’Open Air il contenitore giusto per questo nuovo tipo di ricettività, che permette ai padroni di scoprire un nuovo modo di vivere la vacanza e agli animali di non soffrire di abbandono.

Soprattutto il pubblico italiano, in questo senso, rappresenta il principale punto di riferimento per le strutture ricettive pet friendly, poichè per evitare lunghi viaggi, spostamenti scomodi e condizioni di trasporto poco piacevoli per i pet, scelgono destinazioni nazionali per le proprie vacanze. Con l’introduzione della possibilità di portare i cani a bordo degli aerei però, l’Italia può diventare la destinazione ideale anche per i viaggiatori oltre confine. Quello che serve è capire quali sono i bisogni dei pet owner e dei loro animali domestici, e intercettare le necessità sia logistiche che di entertainment.

Le sfide maggiori

Strutture ricettive pet friendly

Le sfide maggiori per le strutture ricettive pet friendly hanno a che fare principalmente con i costi maggiori della manutenzione delle camere. La presenza di animali, infatti, comporta inevitabilmente un aumento delle operazioni di pulizia poichè peli, odori, macchie o residui richiedono interventi più attenti. La fee che molte strutture chiedono come supplemento, quindi, spesso viene destinata proprio a garantire una maggiore pulizia e un miglior igiene, considerando anche l’attenzione necessaria per prevenire allergie e contaminazioni. Un altro aspetto da considerare è la formazione del personale, che deve essere in grado di gestire non solo il pet in sé, ma anche le richieste dei padroni e qualsiasi tipo di emergenza.

Per fare qualche esempio, è necessario organizzare protocolli di sicurezza per evitare disturbi e incidenti, avere personale formato per malori e inconvenienti di tipo sanitario e stanze dedicate. Inoltre, non si deve sottovalutare il mero costo economico di tutti quegli accessori che sono non solo utili, ma anche molto apprezzati dai pet owner e dai loro amici a quattro zampe: ciotole, cuscini, coperture protettive, ecc.

Infine, volendo arrivare ad un livello di accoglienza di qualità, si possono prevedere anche kit di benvenuto, e in questo caso si deve fare attenzione alle materie prime, agli alimenti scelti e a tutta una serie di dettagli che fanno la differenza tra una coccola e un disastro. Insomma, le sfide da superare per rendere una struttura ricettiva pet friendly non sono certo poche, ma è sicuramente utile investire se non nella conversione totale, quantomeno in una parziale apertura dell’attività all’accoglienza dei pet, soprattutto in ambito Open Air.

Ponte dell’Immacolata in Campania: previsti 430.000 arrivi, di cui 200.000 a Napoli

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Per il Ponte dell’Immacolata in Campania si prevedono folle di turisti di grandi dimensioni. Secondo i dati di Confesercenti, infatti, nella regione giungeranno circa 430.000 turisti, di cui quasi la metà si concentrerà nella città di Napoli. Tra previsioni economiche floride e gestione dei flussi, il 6, 7 ed 8 dicembre si prospetta come un importante banco di prova per la regione.

Ponte dell’Immacolata in Campania

Ponte dell'Immacolata in Campania

La Campania sta vivendo un momento di grande risonanza turistica, e sta attirando sempre più visitatori. Se la Costiera Amalfitana e le Isole di Capri e Ischia hanno registrato numeri importanti nella stagione estiva e continuano ad avere percentuali considerevoli di camere prenotate, il maggior attrattore della regione rimane la città di Napoli. Secondo le stime più recenti elaborate da Confesercenti, sarà proprio Napoli ad essere nell’occhio del mirino per il Ponte dell’Immacolata, che porterà in Campania circa 430.000 turisti.

Il capoluogo, infatti, terrà per sé ben 200.000 arrivi, lasciando poco più della metà del totale a tutto il resto della regione, per una stima di fatturato complessivo di circa 215 milioni. Di questa somma, circa 3 milioni verranno dai turisti mordi e fuggi, ossia quelli che non pernotteranno in Campania ma si muoveranno sul territorio per poi tornare a casa a fine giornata. Si tratta di numeri importanti, che elettrizzano il comparto con il consueto corollario di strade affollate, negozi pieni e ristoranti al completo. In particolare, a preoccupare maggiormente è proprio Napoli, che nelle ultime settimane è stata oggetto di una viralità social non sempre positiva. 

Napoli, tra criticità e opportunità

Ponte dell'Immacolata in Campania

Tutte le problematiche legate al successo di una meta rendono non solo più complesso visitare Napoli e tutto il suo immenso patrimonio artistico e culturale, ma anche ai residenti vivere la propria città. Recentemente, il Sindaco ha annunciato l’incremento delle telecamere nel centro storico per monitorare i flussi turistici e dare informazioni aggiornate in tempo reale su quali sono le fasce orarie più ingolfate e le zone a più alta affluenza, ma le misure anti-overtourism non sembrano ancora essere all’altezza degli arrivi e delle presenze turistiche in città.

Spunti di riflessione per l’Open Air

Ponte dell'Immacolata in Campania

Da questo focus sul Ponte dell’Immacolata in Campania emergono numerosi argomenti su cui si può riflettere e ragionare non solo per trovare soluzioni strategiche, ma anche per prevenire problematiche simili in altre zone d’Italia. Partendo proprio dal problema dei trasporti, l’importanza dell’efficienza dei collegamenti rimane un argomento centrale nella gestione di alti flussi turistici, e in questo serve necessariamente l’intervento delle istituzioni. 

Anche gli operatori, però, possono alleggerire il carico che grava sul trasporto pubblico prevedendo servizi di navetta per i propri ospiti sia da e verso aeroporti e stazioni ferroviarie, sia per gli spostamenti in loco, verso attrazioni e attività. Le strutture ricettive all’aria aperta, in questo, sono molto più avanti rispetto ad altre tipologie di alloggio, e possono guidare uno sviluppo di questo tipo facendo da esempio: investire in mezzi di media capienza per gli spostamenti più lunghi o che prevedono bagagli ingombranti, o fornire biciclette e e-bike per gli spostamenti più brevi. 

La destagionalizzazione e il decentramento dell’interesse turistico, tornano quindi ad essere pilastri di un turismo più sostenibile e responsabile, in grado di portare valore al territorio e alla sua economia, senza però gravare sulle risorse ambientali e sociali. Tutti questi aspetti, a Napoli come nel mondo dell’Open Air su più vasta scala, possono fare la differenza tra una destinazione in sofferenza e una che invece trae valore dal turismo che alimenta e promuove.

Turismo ferroviario in Lombardia: esempio di slow tourism e sostenibilità

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Il turismo ferroviario in Lombardia conquista una fetta sempre più grande di pubblico grazie ad un’offerta differenziata di stagione in stagione e ad una promozione efficace, che passa per enogastronomia ed esperienzialità. C’è molto da imparare dall’esempio lombardo, che coniuga slow tourism e sostenibilità, creando una destinazione attorno alle stazioni ferroviarie e incentivando anche il turismo di prossimità.

Turismo ferroviario in Lombardia

Turismo ferroviario in Lombardia

Il turismo ferroviario in Lombardia ha trovato la sua formula vincente in un mix di esperienza, sostenibilità e slow tourism. In tutta Italia i viaggiatori si stanno riavvicinando al treno, sia come mero mezzo di trasporto, sia come approccio ad un modo di viaggiare lontano nel tempo, ma al contempo estremamente attuale. Viaggiare in treno, infatti, significa ridurre il proprio impatto sull’ambiente, scoprire i territori più lentamente e dare nuova vita a ferrovie storiche e di alto valore culturale. 

In Italia gli esempi vincenti di questa formula non mancano, ma quelli della Lombardia spiccano su tutti, e registrano dati degni di nota: nei primi 10 mesi del 2025 il turismo ferroviario della regione ha contato 10 milioni di passeggeri, che dalle città si sono spostati verso destinazioni più periferiche; c’è stato un incremento del 4% rispetto allo stesso dato del 2024; sono stati venduti più di 120.000 biglietti delle Gite in Treno (che propongono combinazioni di treno + esperienze).

Da questi numeri si intende chiaramente quanto il comparto sia importante, e come mai la regione stia continuando ad investire nel suo sviluppo. Trenord vettore di riferimento ha, infatti, pianificato l’apertura di nuove tratte, l’ammodernamento di altre e l’intensificazione delle corse sia turistiche che di mobilità quotidiana. Nei primi 8 mesi del 2025, la Lombardia ha infatti registrato 11 milioni di arrivi e 37 milioni di presenze (+11% rispetto al 2024), che hanno richiesto una maggiorazione delle corse ferroviarie.

Iniziative per la destagionalizzazione

Turismo ferroviario in Lombardia

La chiave del successo della promozione di Trenord in Lombardia, però, sta nelle iniziative per la destagionalizzazione, che stanno permettendo alla regione di accogliere ospiti tutti i mesi dell’anno. Nella stagione invernale, per esempio, partiranno i Treni della neve grazie ai quali è possibile acquistare online pacchetti di andata e ritorno + navetta per gli impianti e skipass. Dal 7 dicembre collegheranno ogni singola stazione lombarda alle località sciistiche di Aprica, Valmalenco, Madesimo, Piani di Bobbio e Domobianca.

Questo tipo di strategia permette di vivere le piste anche solamente nel weekend o in giornata, senza lo stress del traffico, dello spostamento in macchina e dei tanti costi separati. Un set all inclusive che permette agli ospiti di non pensare a nulla, ma di lasciarsi portare fin sulle piste da sci, pronti per la discesa: una comodità non indifferente, che fa anche bene all’ambiente e invita a tornare, magari in estate, prediligendo gli spostamenti con i mezzi pubblici.

L’importanza della comunicazione

Una buona fetta di lavoro, nel caso della Lombardia, è stata fatta dalla comunicazione. Oltre ai classici canali social e alle promozioni visive, infatti, Trenord ha avviato una collaborazione con Lonely Planet, che ha dato vita ad una guida ad hoc intitolata Fuori Stazione. La casa editrice è, nonostante lo sviluppo della tecnologia e l’abbandono della carta stampata, una delle fonti più autorevoli in campo turistico, e questa guida va ad arricchire una proposta già molto strutturata e articolata, con un plus di notorietà che non guasta mai.

Non si tratta di un mezzo per lucrare, poichè la guida è scaricabile gratuitamente dal sito Trenord, ma ha il solo fine di promuovere un turismo più sostenibile e che valorizza il patrimonio enogastronomico della Lombardia. Si riesce ad attrarre, grazie a questo tipo di comunicazione, sia una platea di pubblico giovane, che naviga online ed è alla ricerca di novità, sia una clientela più vintage, ancora affezionata alle vecchie guide di viaggio. Si racconta, inoltre, un territorio lontano dai fasti di Milano e dal lusso di Como, per dare spazio a località minori e meno conosciute, ma che conservano ancora intatta la loro autenticità.

Un esempio da seguire per l’Open Air
Turismo ferroviario in Lombardia

Quello realizzato in Lombardia è un esempio di turismo lento che valorizza il territorio e porta i flussi turistici in aree solitamente meno battute. Si tratta di una strategia che si sta rivelando vincente, e che funge da sprone per altre iniziative simili anche in altre regioni, su cui il comparto dell’Open Air dovrebbe puntare e investire. Portare i turisti nelle immediate vicinanze delle stazioni ferroviarie attraverso una comunicazione efficace delle cose interessanti da fare e da vedere è infatti il modo migliore per creare una nuova destinazione partendo dal patrimonio a disposizione. 

Il turismo ferroviario sta tornando in auge in Italia soprattutto grazie alla ritrovata necessità di rallentare e di spostarsi in modo più sostenibile, lasciando a casa l’auto e riscoprendo il territorio metro dopo metro. Per questo, rafforzare i collegamenti e le infrastrutture è necessariamente il primo passo da fare per sviluppare una migliore offerta di turismo ferroviario e per promuovere anche il turismo di prossimità. Non sono solamente gli stranieri, infatti, a voler scoprire il territorio italiano, ma anche gli italiani stessi, che principalmente nel weekend e nei ponti brevi scelgono l’Italia e, preferibilmente, non si allontanano troppo da casa.

Ulteriori ingredienti per rafforzare lo slow tourism sono l’esperienzialità e l’autenticità: da un lato scoprire tradizioni e partecipare ad attività sul territorio permette di avvicinarsi ai luoghi che si visitano e di viverli attivamente; dall’altra conoscere il lato più autentico e genuino della comunità e del suo patrimonio contribuisce ad aumentare la soddisfazione di viaggio. Ciliegina sulla torta, l’enogastronomia: grazie alle ricette meno conosciute e alle tradizioni più antiche, si può valorizzare un’Italia sconosciuta ai più ma che in moltissimi ricercano e vogliono scoprire.

Creare una destinazione slow: l’esempio del Piemonte

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Quali sono gli elementi essenziali per creare una destinazione slow, e quali vantaggi apporta al territorio? Una strategia di sviluppo del turismo lento può portare enormi benefici al mondo dell’Open Air, e si può prendere spunto dall’esempio di riconversione che in Piemonte sta rilanciando l’appeal delle Langhe e del Monferrato. 

Il turismo lento in Italia

Creare una destinazione slow

Il turismo lento in Italia sta vivendo un momento di forte crescita. Nato dalla necessità di rallentare, di dedicare il giusto tempo alle cose e di non essere schiavi della frenesia, almeno in vacanza, lo slow tourism sta trovando un enorme successo da parte del pubblico  con sicuro vantaggio per la ricettività dei territori e dei piccoli centri. Le caratteristiche principali del turismo lento, infatti, difficilmente si ritrovano nelle grandi città, e anzi si configurano per loro stessa natura lontano dai principali circuiti turistici: poca folla, tempi cadenzati, autenticità.

Un mix specifico che permette agli ospiti di vivere la vacanza ad un ritmo rilassato e che consente di scoprire il territorio non solo nei suoi luoghi più attrattivi, ma anche e soprattutto dove il turismo di massa non passa. In questo modo, l’artigianalità sta tornando ad avere il suo ruolo centrale nell’attrattività turistica, così come l’appeal naturalistico e le tradizioni locali. Chi sceglie di vivere una vacanza slow, infatti, ne vuole assaporare ogni singolo istante senza essere schiavo di itinerari serrati che mirano unicamente a spuntare le caselle di una lista di luoghi da vedere.

Per questo, puntare sullo sviluppo del turismo lento in Italia vuol dire investire nella sostenibilità turistica, culturale, architettonica, ambientale e sociale, ma anche credere in una modalità di viaggio più consapevole e responsabile. Grazie al turismo lento, sia i borghi che le zone rurali stanno vivendo un affluenza in termini di arrivi e presenze che rappresenta una nuova linfa vitale, in grado di aprire infinite possibilità non solo per le strutture ricettive, ma per l’intero territorio.

Il caso del Piemonte

Creare una destinazione slow

Sviluppare il turismo lento vuol dire partire da ciò che si ha e valorizzarlo, vestendolo di nuovi abiti. Questo è esattamente quanto sta accadendo in Piemonte: un buon esempio dal quale prendere spunto per promuovere territori analoghi o creare una destinazione turistica. In particolare, i territori delle Langhe, del Roero e del Monferrato stanno vivendo un momento molto positivo, e si stanno facendo conoscere non solo in Italia, ma anche all’estero.

Come? Promuovendo la loro più grande risorsa: i vigneti. Da risorsa agrindustriale e produttiva, le vigne piemontesi sono diventate un attrattore turistico potentissimo. Se da un lato l’enogastronomia funge da volano per attrarre nuovi ospiti, la vera rivoluzione sta avvenendo grazie alla conversione delle vecchie fabbriche e cascinali in veri e propri wine resort e strutture di lusso, dove i clienti possono alloggiare per vivere un’esperienza di totale immersione nei vigneti.

Si tratta di un biglietto da visita di enorme impatto, che punta tutto sulla esperienzialità e vi aggiunge il valore della riqualificazione, assumendo anche caratteristiche sostenibili e di valorizzazione del patrimonio locale. Grazie a queste strutture, spesso molto lussuose, la zona delle Langhe, Roero e Monferrato sta diventando, lentamente, non solo una destinazione di turismo slow, ma anche una meta luxury, attirando clientela alto-spendente che lascia un’impronta positiva sul territorio.

Gli spunti per l’Open Air

Creare una destinazione slow

Dall’esempio del Piemonte si possono trarre numerosi spunti, utili soprattutto all’Open Air, che per  ambienti naturalistici e paesaggistici di grande impatto come quelli dei vigneti e delle colline, ha una vocazione assoluta. Innanzitutto, si può trarre un’ottima idea per nuovi investimenti e ampliamenti di strutture ricettive già esistenti, magari con la collaborazione di aziende del territorio e/o privati. Ancora, si può cavalcare l’onda degli incentivi volti alla riqualificazione degli immobili già esistenti e dare nuova vita a casolari in disuso o simili, interamente o in parte.

In questi casi, le singole strutture possono operare sul territorio quella riconfigurazione della destinazione turistica necessaria ad attrarre una clientela specifica, e possono farlo in autonomia. Qualora, all’iniziativa di un singolo o di un gruppo, dovesse aggiungersi il contributo di altri operatori (dagli artigiani alle istituzioni), il risultato sarebbe senza dubbio ancora maggiore. Sviluppare il turismo lento puntando su quanto già esistente, operando riconversioni e riqualificazioni di livello, può contribuire alla crescita del turismo Open Air. 

Dalla case history del Piemonte si può trarre spunto anche per quanto riguarda l’aspetto della sostenibilità e dell’esperienzialità, in quanto soluzione che permette da un lato di attrarre una clientela attenta alle risorse ambientali e alla loro conservazione e salvaguardia, e dall’altro una clientela volenterosa di vivere il territorio da vicino, disposta ad acquistare prodotti locali, a fare esperienze partecipative e ad entrare in contatto con le comunità locali, le realtà produttive e le aziende del posto. 

Creare una destinazione slow

Tutti aspetti su cui investire e che in Italia possono contribuire anche per raggiungere gli obiettivi di destagionalizzazione e decentramento dei flussi rispetto ai grandi centri di affluenza, come le città d’arte o le località di mare in estate. Creare una nuova destinazione che sia slow, responsabile, attenta e di livello vuol dire, infatti, ridistribuire i flussi e portarli in aree dove scarseggiano, a favore sia di queste ultime che dei centri più gettonati.

Pinzger nuovo Presidente di Confturismo: il sostegno di FAITA Federcamping

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Manfred Pinzger già vicePresidente di Confcommercio e Federalberghi è stato eletto per acclamazione nuovo Presidente di Confturismo organismo di Confcommercio esclusivamente dedicato al settore. “Al neopresidente Pinzger, FAITA Federcamping augura un proficuo lavoro esprimendo la certezza che le sue doti imprenditoriali e la sua capacità relazionale rappresentino l’elemento decisivo per il rilancio del settore turistico nazionale, perché in grado di unificare e concentrare le diverse componenti in maniera strategica ed orientata alla crescita” così Alberto Granzotto presidente FAITA Federcamping. Rinnovato anche il Consiglio Generale per il prossimo quinquennio; per FAITA designati oltre ad Alberto Granzotto anche Marco Sperapani Direttore Generale, Fabio Poletti Presidente FAITA Trentino e Milva Ricci Consigliere FAITA Marche. Pinzger ha sottolineato che “Confturismo è riconosciuto dalle istituzioni, dalla politica e dalle imprese, come un marchio di valore, e sarà nostro obiettivo rafforzarlo, particolarmente in questo momento in cui il turismo è una attività di punta nel panorama economico del nostro Paese.

Il ruolo di Confturismo

Confturismo è l’organismo di coordinamento più autorevole e rappresentativo del settore nato nel 2000 su iniziativa di Confcommercio per promuovere a tutti i livelli gli interessi delle imprese operanti nel turismo, valorizzarne l’immagine e favorire le relazioni tra le organizzazioni. Fanno parte del sistema Confturismo e delle organizzazioni associate oltre 220 mila imprese tra alberghi, agenzie di viaggio, campeggi, bed & breakfast, villaggi turistici, residenze turistico-alberghiere, bar, ristoranti, stabilimenti balneari, discoteche, ostelli della gioventù, per oltre 1 milione di addetti e circa 25 miliardi di euro di fatturato. Le Organizzazioni associate a Confturismo sono: ASSONAT (Associazione Nazionale Approdi e porti Turistici),FAITA-Federcamping (Federazione delle Associazioni Italiane dei Complessi Turistici Ricettivi dell’Aria Aperta), FEDERALBERGHI (Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo), FTO (Federazione del Turismo Organizzato), FIAVET (Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo), FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi).

Sviluppare la destagionalizzazione: obiettivi e strategie da seguire 

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Cosa serve per sviluppare la destagionalizzazione e allungare il soggiorno degli ospiti oltre l’estate? Uno spunto arriva dal Salento, che sta rafforzando la sua offerta invernale, ma che mostra ancora segni di debolezza e ampissimi margini di miglioramento.

Sviluppare la destagionalizzazione

Sviluppare la destagionalizzazione

Sviluppare la destagionalizzazione è uno dei principali obiettivi del turismo italiano. Quando un’enorme quantità di persone si concentrano negli stessi luoghi nello stesso periodo, garantire un’offerta che sia attrattiva e valida per tutto l’anno è essenziale per aumentare la sostenibilità. In Italia, purtroppo, sono moltissime le destinazioni ancora legate ad una sola stagione o ad un solo periodo. Per rendere sostenibili i flussi occorre destagionalizzare, rendendo le destinazioni italiane attrattive per tutto l’anno. Per farlo si possono attuare diverse strategie sia comunicative che d’investimento, che coinvolgano non solo gli operatori turistici ma anche le istituzioni e le comunità che vivono sul territorio.

L’esempio del Salento

Sviluppare la destagionalizzazione

Un esempio di valore di un territorio che sta investendo molto nella destagionalizzazione viene dal Salento. Nota meta turistica estiva, grazie alle sue spiagge meravigliose, al mare splendido e alla vivace movida notturna, il Salento vuole uscire dal contesto prettamente estivo in cui è stato relegato finora. Le strategie attuate su tutto il territorio, infatti si muovono su diversi piani: la città di Lecce sta sviluppando la sua attrattività culturale e artistica, diventando sempre più riconoscibile e affermata tra le città d’arte italiane; il comparto dell’enogastronomia traina la destagionalizzazione e attira pubblico anche in inverno; gli eventi e la wedding industry stanno allungando le loro stagioni arrivando anche alla primavera e all’autunno.

Dall’altro lato però, gli ostacoli da superare sono ancora numerosi. In primis, a livello di infrastrutture e calendarizzazione degli eventi. Manca, infatti, un calendario ben distribuito di grandi eventi, come pure per le iniziative minori, utili per movimentare la proposta locale e attirare ospiti anche in località più piccole e rurali, per far conoscere le tradizioni più autentiche e per sviluppare il turismo lontano dai principali circuiti. Allo stesso modo, serve una cooperazione continuativa e stabile tra operatori e istituzioni.

Dal punto di vista delle infrastrutture e dei trasporti, invece, le criticità sta nella mancanza di una rete che sia realmente capillare ed efficiente, e che permetta a chi arriva in aereo o in treno di muoversi in totale autonomia anche senza noleggiare un’auto. Parallelamente, serve sviluppare anche i collegamenti che portano in Salento, considerando che i voli invernali sono numericamente scarsi e più costosi. Una sinergia strutturata e coordinata è essenziale per creare una destinazione invernale, poichè il solo patrimonio culturale e naturalistico non basta a sostenere la destagionalizzazione.

Spunti per l’Open Air

Sviluppare la destagionalizzazione

Dall’esperienza del Salento, l’Open Air può prendere numerosi spunti da cui partire per incentivare la destagionalizzazione anche in altri territori. Partendo dal ponte dell’Immacolata, che rappresenta il primo banco di prova per il turismo invernale delle località tipicamente estive, è necessario migliorare e diversificare la comunicazione sia per gli ospiti nazionali che per quelli esteri. Quello che serve è far conoscere anche altri aspetti del territorio, come possono essere le luminarie pugliesi tipiche del Natale, o le ricette tipiche del periodo invernale, o ancora le città d’arte.

Allo stesso modo, l’Open Air può contare sull’apporto importantissimo dell’ambiente naturale e delle attività outdoor. Dalle ciclovie ai cammini, alle escursioni, il mondo dell’Open Air si sta sviluppando anche durante i mesi freddi, e la domanda inizia a salire. Per rendere appetibile anche la stagione invernale, si deve creare una destinazione inverno e far conoscere quei luoghi e quei contesti che in estate non si frequentano e non si trovano.

Dai borghi e dalle realtà più piccole all’enogastronomia, dal turismo delle radici alla riscoperta delle tradizioni natalizie, dal calendario di eventi fieristici al turismo congressuale, dalle città d’arte alle iniziative culturali, le opzioni da vagliare per raggiungere l’obiettivo della destagionalizzazione sono tantissime. Soprattutto però, può fare la differenza l’esperienzialità, che oggi rappresenta il principale motore di movimento dei viaggiatori: creare esperienze uniche legate all’inverno e ai mesi a minore vocazione turistica deve essere una strategia da condividere non solo tra operatori turistici, ma anche con istituzioni e comunità, con enti e associazioni territoriali.

Assemblea FAITA Federcamping 2025: approvato il bilancio e presentate le attività per il 2026

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L’Assemblea ordinaria di FAITA Federcamping si è tenuta a Roma per presentare e approvare il bilancio consuntivo 2025 e quello preventivo 2026, in un confronto aperto che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di tutte le Associazioni regionali per il tramite dei rispettivi direttori e segretari. Una giornata intensa, dedicata all’analisi dello stato del comparto, alla pianificazione delle attività future e al rafforzamento della struttura associativa su tutto il territorio nazionale.

Assemblea FAITA: visione, struttura e nuove sfide per il settore

Il Presidente Alberto Granzotto ha aperto i lavori dell’Assemblea FAITA illustrando le principali novità dell’anno, a partire dal potenziamento dell’organico sia a livello nazionale sia su alcune regioni.
Nel suo intervento sono stati affrontati temi centrali per il comparto del turismo all’aria aperta:

  • evoluzione normativa sulla definizione di mobile home (normativa UNI)
  • aggiornamenti sui temi della paesaggistica e sugli aspetti regolatori che interessano le strutture
  • percorso ESG e sostenibilità, in collaborazione con eAmbiente, con focus sul valore delle certificazioni ambientali
  • il rapporto tra comparto open air e mondo dei camper
  • la necessità di comunicare l’outdoor come scelta di vita, oltre che come tipologia di soggiorno

Il Presidente ha inoltre evidenziato la crescita del settore comunicazione di FAITA, sottolineando come, nell’ultimo anno, si sia registrato un incremento significativo sia in termini qualitativi sia di performance: comunicati stampa più tempestivi ed efficaci, una presenza social strutturata e professionale e un forte rilancio di Camping Management come giornale online di riferimento per l’intero comparto.

Un passaggio centrale della relazione è stato dedicato al ruolo delle Associazioni regionali. Il Presidente ha richiamato l’importanza della partecipazione attiva dei delegati regionali e dei loro associati agli appuntamenti istituzionali nazionali: in primo luogo il Forum Open Air, organizzato ogni anno da FAITA Nazionale a Roma, e la partecipazione ad Hospitality – Riva del Garda.
Un’opportunità resa possibile grazie agli ottimi rapporti costruiti negli anni dalla Federazione e da FAITA Trentino, in collaborazione con la Fiera di Riva del Garda.

Commentando l’edizione 2025 del Forum Open Air, il Presidente ha sottolineato il successo dell’iniziativa, apprezzata per la qualità degli interventi, l’autorevolezza degli ospiti, l’organizzazione e la capacità di offrire un confronto di alto livello su dati, scenari e prospettive del settore.

Il Presidente ha inoltre ribadito che FAITA “è fatta dalle persone che la compongono, in una rete che deve essere capillare e comunicante. Senza associazionismo attivo nei territori non può esserci una crescita coerente a livello nazionale.”

Tra i progetti presentati anche il monitoraggio delle 103 strutture di HBenchmark e l’importanza della raccolta dati per sostenere gli associati e rafforzare la credibilità del comparto verso l’esterno.

Il contributo delle Regioni: mercati, nuovi target e strumenti condivisi

Le Associazioni regionali hanno condiviso analisi e prospettive su diversi temi:

  • rassegna stampa nazionale integrata e condivisa
  • attenzione ai nuovi target e alle tendenze dei mercati futuri
  • necessità di verificare la capacità del comparto di rispondere alle nuove esigenze dei visitatori
  • definizione dei prossimi appuntamenti associativi

Il confronto è stato unanimemente ritenuto utile per definire una strategia comune di valorizzazione delle specificità territoriali e di sostegno allo sviluppo del settore a livello nazionale.

Alcuni aggiornamenti tecnici

Nel corso della giornata sono stati presentati strumenti operativi e convenzioni di interesse per gli associati:

  • nuova convenzione SIAE
  • aggiornamento sugli strumenti di comunicazione FAITA (social media, Camping Management, sito istituzionale) e sulle modalità di utilizzo
  • attività di FAITA Servizi e FAITA Academy, con particolare attenzione alla formazione e alla crescita del capitale umano
  • panoramica sui nuovi accordi commerciali e collaborazioni

Approvazione del bilancio 2025 e del preventivo 2026

Come previsto dall’Articolo 15 dello Statuto Federale, l’Assemblea ha proceduto all’esame e all’approvazione:

  • del conto consuntivo 2025
  • del bilancio di previsione 2026

Un passaggio fondamentale per garantire continuità, trasparenza e solidità gestionale all’intera Federazione.

Turismo inclusivo: la Lombardia investe sull’accessibilità con il progetto Stai

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Arrivare ad un turismo inclusivo e accessibile è uno degli obiettivi della Regione Lombardia che, dopo il successo riscontrato a Bergamo e Brescia, aumenta gli investimenti del progetto Stai e si prepara ad intervenire anche sui territori di Pavia e Sondrio.

Turismo inclusivo in Italia

Turismo inclusivo

Estendere la proposta turistica italiana ad un pubblico più ampio, che comprenda anche persone con disabilità sia fisiche che non, è un obiettivo ambizioso quanto necessario. Solamente quando una destinazione sarà non solo raggiungibile, ma anche fruibile da tutti, indistintamente, si potrà dire realmente accogliente. L’inclusività, in questo senso, va ben oltre l’abbattimento delle barriere architettoniche e di tutti quegli ostacoli che tutti percepiscono chiaramente come ostativi ad un soggiorno di qualità.

In particolare per gli ipovedenti creare un turismo inclusivo vuol dire anche permettere loro di orientarsi in autonomia, mentre per chi ha disabilità non fisiche di comunicare e relazionarsi senza imbarazzi e rendere accessibili luoghi, esperienze e attività di ogni tipo. Non si tratta di un obiettivo facile da raggiungere, ma un passo dopo l’altro, qualcosa va fatto e si sta facendo. Ne è un esempio la Regione Lombardia, che dopo gli ottimi risultati degli anni scorsi, continua ad investire per perseguire l’accessibilità turistica su tutto il territorio.

L’esempio della Lombardia

Turismo inclusivo

La Lombardia è una Regione che vanta un enorme patrimonio artistico e paesaggistico che non deve essere precluso a chi ha delle disabilità. La maggiore attenzione a persone con bisogni speciali e disabilità fisiche e sensoriali porta inevitabilmente non solo ad una migliore fruizione degli spazi, delle comunità, dei territori, dei servizi, dei percorsi e della mobilità da parte di tutti, ma anche all’incremento del benessere collettivo e all’aumento del valore economico.

Attraverso interventi mirati proprio ad ampliare il bacino di utenza e a facilitare la fruibilità del territorio lombardo, negli anni scorsi la Regione ha raggiunto risultati positivi nelle città di Bergamo e Brescia (Capitale della Cultura 2023). Inoltre, molto è stato fatto anche dal punto di vista dell’accoglienza, oltre che delle infrastrutture attraverso: corsi di formazione specifica e percorsi formativi con focus accessibilità, relazione con il cliente con disabilità, marketing inclusivo e gestione di esperienze fruibili per tutti.

Il progetto Stai per a Pavia e Sondrio

Turismo inclusivo

Il progetto Stai – Servizi per un turismo accessibile e inclusivo – della Regione Lombardia per le aree montane e lacustri è stato il principale input che ha permesso di creare una ricettività più ampia e adatta alle esigenze di più utenti nei territori di Brescia e Bergamo. Si tratta di un progetto finanziato nell’ambito del Programma Regionale Fesr (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) che, visti i risultati più che positivi raggiunti finora, raddoppia e andrà ad intervenire anche sui territori di Pavia e Sondrio.

Il focus del progetto è il potenziamento del turismo termale e montano, anche in riferimento alle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Nel dettaglio, per il territorio di Pavia sono previsti interventi di riqualificazione per la Greenway Voghera-Varzi e la creazione di itinerari per muoversi alla scoperta delle città di Pavia, Voghera e nella Certosa. Sarà sviluppato un servizio di noleggio bike adatte alle persone fragili con relativa guida e una rete di ciclotour per persone ipovedenti e non vedenti accompagnate da volontari.

Inoltre, si apporteranno modifiche alla segnaletica sia verticale che orizzontale lungo il percorso ciclopedonale, per permettere a tutti di sapere sempre dove si trovano e cosa hanno intorno, e si aumenteranno arredi e ausili, per favorire una migliore fruizione anche a chi si muove in sedia a rotelle. Infine, per quanto riguarda la nuova dotazione tecnologica, gli info point saranno dotati di mappe 3D tattili e di pannelli LIS.

L’accessibilità nell’Open Air

Il comparto dell’Open Air, per i suoi spazi ampi e all’aperto, è naturalmente predisposto per un’accoglienza più inclusiva, ma quanto fatto in Lombardia e quanto già in programma sia nella Regione che altrove in Italia evidenzia centralità e opportunità del tema. In un comparto naturalmente vocato ad una sostenibilità concreta e condivisa sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta l’accessibilità per tutti è un asset necessario e da tempo perseguito.

Tuttavia per incrementare l’accessibilità, sono necessarie la cooperazione tra gli operatori del settore e le amministrazioni locali, ma serve anche una maggiore preparazione del personale di accoglienza, spesso carente proprio nei confronti delle esigenze specifiche di persone con disabilità. In questo modo il comparto si aprirebbe ad una platea di pubblico che è spesso carente di attenzioni ad hoc, ma che rappresenta un potenziale inespresso di notevole valore. Realizzare un’accoglienza mirata per persone con disabilità sia fisiche che non vuol dire permettere a tutti di godere dei territori, ma anche assicurare autonomia, sicurezza e vacanza, liberi da pensieri e ostacoli.

Confermato lo stop al self check-in: nuove regole per B&B e case vacanza

E’ stato confermato lo stop al self check-in per bed and breakfast e case vacanza: la sentenza del 21 novembre 2025 del Consiglio di Stato annulla la precedente sentenza del Tar del Lazio della primavera scorsa e chiarisce gli obblighi per i gestori delle attività ricettive.

Stop al self check-in

Stop al self check-in

La tematica del self check-in è stata oggetto, negli ultimi mesi, di contenzioso tra associazioni di categoria e altri soggetti. In particolare, la prassi abituale dei gestori di B&B e case vacanze di effettuare il check-in ai propri ospiti da remoto, ha sollevato non poche perplessità. Tra gli obblighi di chi gestisce un’attività ricettiva c’è quello di trasmettere i documenti d’identità degli ospiti alla questura competente, previa verifica della corrispondenza tra la persona che si ha di fronte e il documento esibito. Circostanza imposta dalla legge ed impossibile da realizzare se non in presenza.

Non sorprende, pertanto, come su questo punto le associazioni di categoria si siano particolarmente confrontate. Lo scorso 27 maggio il TAR del Lazio aveva sospeso l’efficacia della circolare del Viminale sul riconoscimento de visu degli alloggiati, con ciò permettendo di fatto ai gestori di b&b di continuare ad effettuare il check-in da remoto. Attraverso il self check-in, quindi, gli ospiti potevano inviare al gestore i documenti d’identità ed accedere all’immobile in totale autonomia, senza mai incontrare nessuno di persona.

Pochi giorni fa però, sull’argomento si è espresso il Consiglio di Stato, che ha chiarito una volta per tutte gli obblighi di chi gestisce un’attività ricettiva, sia questa alberghiera o extralberghiera (unità immobiliari per le locazioni brevi incluse). Così facendo, il massimo organo di giustizia amministrativa annulla la sentenza del Tar e sottolinea l’importanza del riconoscimento de visu, anche attraverso i dispositivi tecnologici.

Nuovi obblighi per B&B e case vacanza

Stop al self check-in

Con la sentenza del 21 novembre 2025 il Consiglio di Stato ha chiarito che i gestori devono chiedere i documenti d’identità a tutti i loro ospiti, verificare la corrispondenza tra i titolari del documento e gli effettivi ospiti della struttura e, infine, trasmettere copia dei documenti all’autorità di pubblica sicurezza. Motivando che questa procedura aumenta considerevolmente i livelli di sicurezza sia della struttura e dei suoi altri ospiti, sia della cittadinanza.

Si tratta di un passaggio dell’accoglienza che hotel, camping, villaggi turistici, ostelli ed agriturismi fanno da sempre e che solamente i gestori di B&B, case vacanze e immobili adibiti a locazioni brevi riuscivano ad aggirare. Ora per effetto della sentenza del Consiglio di Stato anche questi ultimi dovranno adeguarsi alla normativa. Le associazioni di categoria che rappresentano l’ospitalità professionale ed il Ministero dell’Interno hanno accolto favorevolmente questa sentenza. 

Check-in da remoto: un chiarimento

Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato chiarisca che tutti i gestori delle attività ricettive devono adeguarsi alle norme vigenti, lascia uno spiraglio di interpretazione che permetterebbe di non eliminare del tutto il check-in da remoto. In sostanza, nella sentenza si nota un’apertura verso le tecnologie digitali per effettuare il riconoscimento de visu. Il giudice, infatti, chiarisce che il controllo non deve avvenire necessariamente in presenza, ma può essere svolto tramite sistemi di videocollegamento installati presso l’ingresso, in grado di consentire un confronto in tempo reale tra volto dell’ospite e documento.

Il nodo della questione sta nel concetto di verifica hic et nunc: il gestore deve vedere con i propri occhi (sia fisicamente che attraverso uno schermo) l’ospite al momento dell’accesso presso la struttura, e confrontare in tempo reale il suo volto con la foto del documento. Questo apre la porta a un ventaglio piuttosto ampio di interpretazioni, su cui sarà necessario fare luce per definire i confini di cosa è considerato idoneo alla procedura e cosa no.

Tecnologia applicata al turismo
Stop al self check-in

Il Consiglio di Stato apre, con la sua sentenza, anche la strada della tecnologia nel mondo del turismo, introducendo un ulteriore applicativo di Intelligenza Artificiale e strumenti per il riconoscimento facciale nel settore turistico italiano. Grazie a questa sentenza, per far valere la logica del riconoscimento de visu, i gestori potranno avvalersi di strumenti come videocitofoni smart, app di videochiamata dedicate, spioncini digitali collegati allo smartphone e sistemi integrati nelle serrature elettroniche.

Quello che conta, infatti, è che il gestore possa confrontare la persona che sta accedendo alla struttura al momento del check-in con quella indicata dal documento d’identità, per decidere se autorizzare o meno l’accesso, sia di persona che da remoto. Non si introducono quindi nuovi obblighi, ma si definisce meglio il perimetro dei doveri che già il Tulps prevede da tempo, ma da cui finora i gestori di affitti brevi riuscivano ad aggirare. 

La cucina italiana Patrimonio Unesco: nomina da 18 milioni di arrivi

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La cucina italiana Patrimonio Unesco è una nomina che per l’Italia vale 18 milioni di arrivi di turisti stranieri che, attirati dall’importante riconoscimento e dal già vivissimo interesse per l’enogastronomia, porteranno un turismo di qualità, alla ricerca di sapori autentici ed esperienze a stretto contatto con il territorio.

Il turismo enogastronomico in Italia

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Il turismo enogastronomico in Italia cresce progressivamente e in maniera esponenziale, sia per quanto riguarda arrivi e presenze, sia in riferimento alla spesa pro-capite degli ospiti. Oltre alle bellezze artistiche, naturalistiche e culturali, infatti, l’Italia esercita un fascino magnetico verso i viaggiatori stranieri, che attirati dalla dieta mediterranea e dalla necessità di riscoprire un mangiare più sano e autentico, arrivano da noi in cerca di autenticità e contatto con il territorio. La cucina italiana è radicata, tradizionale, ricca e coinvolgente, in grado di far vivere emozioni sia seduti ad una tavola imbandita che dietro le quinte, nelle cucine e nei laboratori.

Questo tipo di domanda è in crescita e si declina in numerose realtà, che vanno dai classici tour enogastronomici alle degustazioni singole, dalle visite all’interno delle aziende produttive alle esperienze nei campi e negli allevamenti, per finire con workshop e laboratori a partecipazione attiva, in cui si impara come fare la pasta, la pizza, il vino, la birra e così via. Grazie alla nomina della cucina italiana come Patrimonio Unesco, quello che finora è stata tradizione, radici e innovazione, diventerà a tutti gli effetti un valore.

La cucina italiana Patrimonio Unesco

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Attualmente la cucina italiana non è ancora riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, ma ha ricevuto il primo via libera per la candidatura. Entro il mese di dicembre 2025 si saprà se questa sarà accettata o meno e se la cucina italiana affiancherà quelle francese, giapponese, coreana e messicana nel ventaglio di tradizioni da tutelare, valorizzare e salvaguardare, ma l’entusiasmo è già alle stelle.

La nomina infatti, non include solamente le ricette tradizionali italiane, ma anche tutto ciò che ruota attorno alla cucina: la convivialità, gli ingredienti freschi e di prima qualità, il rispetto della stagionalità e le tradizioni tramandate di generazione in generazione. Tutto questo vale, stando alle stime del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, “oltre 250 miliardi di euro nel 2024, con una crescita pari al 4,5% su base annua, pari al 19% del mercato mondiale”. Un riconoscimento di tale portata contribuirebbe quindi a potenziare un settore che già in completa autonomia registra numeri in crescita e favore del pubblico.

Una nomina da 18 milioni di turisti

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Questa nomina, se dovesse andare a buon fine, porterebbe in Italia 18 milioni di turisti stranieri in più rispetto alle stime attuali, e lo farebbe in maniera capillare e a favore della sostenibilità. Il punto forte del settore enogastronomico, infatti, è che lo si può ritrovare in ogni borgo, città o località d’Italia, e non solamente nelle grandi città e nei centri più turistici. L’enogastronomia potrebbe trasformarsi, così, in un volano economico di valore sia in termini economici che occupazionali e d’immagine. Servono però dei cambiamenti per supportare una tale portata di interesse: dalla formazione più specifica e mirata agli investimenti, dalla semplificazione amministrativa ai sostegni alle imprese.

Uno dei principali problemi del mondo della ristorazione, infatti, è rappresentato proprio dalla difficoltà di trovare personale stabile e qualificato, in grado non solo di servire ai tavoli, ma di trasmettere tutti quei valori che l’UNESCO vuole riconoscere come patrimonio universale. Per ben accogliere, infatti, serve saper parlare le lingue, conoscere usi e costumi delle diverse culture del mondo, avere una conoscenza approfondita delle tradizioni italiane e, soprattutto, accogliere gli ospiti con lo spirito di convivialità che ci contraddistingue.

Il fil rouge con l’Open Air

Il turismo enogastronomico è legato da un fil rouge a quello Open Air e il riconoscimento dell’UNESCO porterebbe un valore aggiunto importantissimo anche per questo comparto. Accomunati dalla valorizzazione del territorio, infatti, i due settori camminano di pari passo e simultaneamente stanno ridisegnando il modo di fare turismo in Italia, mettendo in primo piano l’autenticità e le radici. Inoltre, entrambi sono in grado di creare rete sul territorio, non limitandosi ad attirare ospiti per sé, ma ampliando il ventaglio di possibilità anche ad altri settori.

Basti pensare alle visite guidate nelle aziende agricole, alle esperienze nelle fabbriche di produzione, ai workshop nelle piccole realtà domestiche o ai corsi per imparare a cucinare come le nonne italiane, che coinvolgono la comunità locale e portano valore su tutto il territorio. Questo patrimonio può fare la differenza per il futuro del turismo in Italia, ma è importante non perdere di vista il margine di miglioramento che si può ancora ottenere attraverso investimenti, sinergie, nuovi progetti e iniziative. In questo, l’Open Air rappresenta il settore più affine al turismo enogastronomico, e che maggiormente può beneficiare degli effetti positivi della nomina UNESCO.

Turismo montano e viaggi in famiglia: un binomio vincente e grande opportunità per l’Open Air

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Quello che accosta turismo montano e viaggi in famiglia è un binomio che sta tornando in auge, e che rappresenta per l’Open Air un’enorme opportunità di sviluppo. La montagna, infatti, è la nuova meta preferita dalle famiglie, che grazie a parchi a tema, sconti dedicati e aree giochi la scelgono per le vacanze invernali. Per le strutture Open Air in alta quota, le possibilità che si prospettano sono numerose.

Turismo montano e viaggi in famiglia

Turismo montano e viaggi in famiglia

Il turismo montano è da sempre di grande interesse per le famiglie che viaggiano in inverno, soprattutto per quelle che amano gli sport in alta quota e le attività sulla neve. Ultimamente però, sia a causa del caro-vacanza che delle nuove abitudini di viaggio, la classica settimana bianca ha smesso di essere un punto fermo nel calendario familiare degli italiani. Grazie agli investimenti ad hoc, ad una strategia mirata e alla sinergia tra gli operatori della filiera turistica, quel rapporto si sta sviluppando notevolmente.

In particolare, grazie alla creazione di parchi a tema, di offerte dedicate alle famiglie e alla realizzazione di aree giochI, la montagna sta tornando ad essere tra le preferenze delle famiglie che viaggiano nella stagione invernale. A cambiare, sostanzialmente, è l’approccio alla montagna, che invece di richiedere ai bambini di adeguarsi ai ritmi dei grandi, crea spazi e attività dedicati proprio a loro, in cui il ritmo stesso della vacanza cambia e rallenta.

Le iniziative per le famiglie

Turismo montano e viaggi in famiglia

In questo senso, si possono portare come esempi due iniziative che vogliono non solo avvicinare le famiglie alla montagna, ma che hanno anche l’obiettivo di dare un volto nuovo al turismo d’alta quota, valorizzando il territorio e creando quella fidelizzazione che garantisce una stagionalità continuativa. La prima è il Free Ski Day, una giornata interamente dedicata alle attività sulla neve e ai bambini: il 13 dicembre in tutto il Trentino i maestri di sci aderenti all’iniziativa offriranno lezioni di gruppo gratuite di due ore per imparare a sciare sia ai grandi che ai più piccoli (a partire dai 4 anni).

Per l’occasione, anche le attrezzature e gli skipass saranno gratuiti. Per partecipare si richiede comunque una cifra simbolica, che verrà utilizzata per promuovere la diffusione dello sport inclusivo. Allineato all’obiettivo di avvicinamento dei bambini agli sport invernali è anche il progetto Kids on Ski del Family Park Folgarida. Qui da dicembre ad aprile sono previsti corsi per piccoli sciatori da 3 a 6 anni, con pacchetti che comprendono tutta l’attrezzatura, lo skipass e l’alloggio, per incentivare proprio l’arrivo di famiglie con figli al seguito e promuovere attività all’aria aperta per tutte le età.

L’opportunità per l’Open Air

Turismo montano e viaggi in famiglia

Il comparto Open Air è da sempre in grado di dare alloggio anche agli ospiti delle piste. Nella visione moderna della vacanza, fatta di esperienze e attività all’aria aperta, inoltre, il mondo dell’Open Air rappresenta una realtà assai affine alle nuove esigenze dei viaggiatori. Grazie alla loro conformazione naturale, le strutture Open Air sono in grado di offrire non solo servizi per gli sciatori e gli amanti degli sport invernali, ma anche spazi di intrattenimento interni e attività di accoglienza in grado di valorizzare l’intero territorio.

Grazie a pacchetti che prevedono anche servizi complementari, infatti, in una vacanza in montagna con tutta la famiglia si può vivere la neve più da vicino, e non solamente come pista da sci. Inoltre, ci si può avvicinare alla tradizione culinaria della località scelta per la settimana bianca, e anche decidere di tornare per la stagione estiva, quando le attività mutano e mettono in risalto altri aspetti del territorio altrettanto belli e di valore. Con l’esperienzialità che lo contraddistingue, il comparto dell’Open Air può diventare il centro nevralgico del turismo montano anche in inverno, attirando una clientela attenta all’ambiente e alla sostenibilità e che ricerca autenticità e tempo di qualità.

Grazie a questo tipo di approccio, si può riscoprire la montagna sotto una forma diversa, più ampia e multidisciplinare, imparando a viverla non solo attraverso lo sci, ma anche tramite esperienze autentiche sul territorio, attività che permettono di conoscere le tradizioni locali e soggiorni lunghi da dedicare a tutta la famiglia.

I 100 campeggi più richiesti d’Europa nel 2025: Germania, Italia e Croazia guidano la classifica

Il mercato tedesco conferma anche nel 2025 la sua centralità per il turismo open air europeo. A rivelarlo è la nuova edizione della Top 100 dei campeggi più richiesti in Europa pubblicata da PiNCAMP, il portale di ADAC, ANWB e TCS, che ha analizzato milioni di visualizzazioni e preferenze dei campeggiatori tedeschi sulla piattaforma pincamp.de.

Il primo dato rilevante è geografico: Germania, Croazia e Italia dominano la classifica, con ben 86 strutture su 100 distribuite in questi tre Paesi. Un ruolo di primo piano confermato anche dalle performance dei singoli campeggi.

Il dato più significativo, per il nostro Paese, è che ben 27 campeggi italiani entrano quest’anno nella Top 100, un risultato che rafforza la posizione dell’Italia nel panorama europeo, a conferma di un mercato estremamente competitivo e di un pubblico che ha standard sempre più elevati in termini di qualità dell’offerta, servizi, digitalizzazione e disponibilità in tempo reale.


Italia sul podio europeo: Marina di Venezia e Ca’ Pasquali nella top 10

Tra i primi dieci campeggi più richiesti d’Europa figurano due strutture italiane di riferimento:

  • Camping Marina di Venezia (3° posto)
  • Camping Ca’ Pasquali Village (6° posto)

Due nomi che da anni rappresentano l’eccellenza dell’open air italiano e che confermano la centralità del nostro Paese nel cuore dei turisti tedeschi. Una conferma che non arriva solo dalla qualità dei servizi, ma anche dalla capacità di comunicare in modo efficace, gestire disponibilità e prenotazioni digitali, mantenere un’offerta ampia e coerente con le aspettative del mercato DACH.


Perché il dato tedesco è così importante per l’Italia

Il mercato tedesco genera la quota più alta di presenze estere nei campeggi italiani.
La lettura delle preferenze PiNCAMP diventa quindi una bussola reale per chi opera nel nostro settore:

  • anticipa le tendenze dell’estate successiva,
  • segnala quali tipologie di strutture saranno più competitive,
  • conferma quali servizi e dotazioni sono ormai irrinunciabili.

Il fatto che l’Italia conquisti 27 posizioni su 100 sottolinea come il nostro prodotto continui a essere riconosciuto come uno dei più completi d’Europa: natura, servizi, sicurezza, comfort, attività esperienziali, accesso alle spiagge e una forte identità territoriale.


Top 10 dei campeggi più richiesti in Europa – 2025

  1. Camping- und Holiday Park Wulfener Hals (Germania)
  2. Südsee-Camp (Germania)
  3. Camping Marina di Venezia (Italia)
  4. Valamar Camping Resort Lanterna (Croazia)
  5. Ostseecamping Familie Heide (Germania)
  6. Camping Ca’ Pasquali Village (Italia)
  7. Campingpark Ostseebad Rerik (Germania)
  8. Camping Kovacine (Croazia)
  9. Campofelice Camping Village (Svizzera)
  10. Ostseecamp Rostocker Heide (Germania)

La tendenza del 2025: chi non è prenotabile online perde visibilità

L’analisi evidenzia un comportamento sempre più chiaro:
i campeggiatori tedeschi prenotano online, così come fanno per hotel e voli.

Secondo Uwe Frers, CEO di PiNCAMP, la differenza è netta:

“I campeggi non prenotabili online ricevono molte meno visite rispetto a quelli che offrono piazzole e alloggi prenotabili su PiNCAMP.de.”

Due dinamiche emergono con forza:

  • le vacanze estive vengono prenotate con largo anticipo, spesso già a inizio anno;
  • a luglio e agosto prevale una ricerca molto spontanea, spesso condizionata dal meteo, con prenotazioni anche “da un giorno all’altro”.

Per il 2026 Frers prevede un’ulteriore crescita della domanda digitale, con molti campeggi già ricercati e prenotati sulla piattaforma.


Metodologia dell’analisi PiNCAMP

La Top 100 è basata su:

  • visualizzazioni delle pagine su pincamp.de,
  • campeggi con almeno 4 recensioni e un rating “buono” o superiore,
  • periodo analizzato: gennaio–settembre 2025,
  • confronto con gennaio–settembre 2024.

Un approccio che restituisce una fotografia fedele delle abitudini dei campeggiatori tedeschi e delle destinazioni più ricercate.

Consulta l’elenco completo delle Top 100 europee e di tutte le classifiche nazionali pubblicate da PiNCAMP

Stati Generali del Turismo a Roma: un orizzonte di sostenibilità, innovazione e competitività.

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Al via gli Stati Generali del Turismo a Roma nelle giornate di lunedì 24 e martedì 25 novembre. All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si terrà l’evento internazionale organizzato dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, che avrà come focus principale il futuro del settore turistico tra sostenibilità, innovazione e competitività.

Stati Generali del Turismo a Roma

Stati Generali del Turismo a Roma

Finanziato dal Ministero del Turismo nell’ambito del progetto Roma Smart Tourism, l’evento degli Stati Generali del Turismo si svolgerà il 24 e 25 novembre e vedrà presenti istituzioni, enti e operatori del settore per parlare e discutere del futuro del turismo nelle sue molteplici sfaccettature. L’evento, occasione di grande valore per definire il tracciato da seguire per continuare a rappresentare una destinazione d’eccellenza, vuole presentare gli scenari più promettenti dello sviluppo turistico futuro, dando anche indicazioni sui trend e le nuove necessità degli ospiti.

A presiedere all’evento in entrambe le giornate ci saranno il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il Ministro del Turismo Daniela Santanchè, il Governatore del Lazio Francesco Rocca e numerosi esponenti istituzionali, come l’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato, l’Assessore al Turismo, Ambiente, Sport, Cambiamenti Climatici, Transizione Energetica, Sostenibilità della Regione Lazio Elena Palazzo e il Presidente della Camera di Commercio di Roma Onorio Rebecchini.

I panel della prima giornata

Stati Generali del Turismo a Roma

Nella prima giornata degli Stati Generali il si susseguiranno 4 panel con tematiche di primaria importanza per il panorama turistico:

  • “Grand Tour 2050, ridefinire il turismo per le persone, le città e il pianeta”;
  • “Aeroporti: da hub ad esperienza – L’aeroporto nell’ecosistema turistico delle città”;
  • “Grand Tour 2050, accoglienza e servizi al turista”;
  • “Intelligenza Artificiale e turismo – la città come piattaforma intelligente”.

Partendo dalla necessità di ridisegnare i confini turistici e le regole stesse del settore, per renderlo più sostenibile, inclusivo e accessibile, già dal primo panel si avvia il dialogo sul futuro del turismo, si scandagliano esperienze e best practices per trovare soluzioni integrate e da condividere e si pone il focus sulla sostenibilità. Questa deve riportare al centro del viaggio non il superfluo, ma l’essenziale, e parallelamente valorizzare l’autenticità dei luoghi e le loro tradizioni più radicate. 

Sul fronte dell’innovazione invece, non si può che parlare di nuovi servizi al turista, che non si limitano più ai semplici noleggi o alle prenotazioni, ma richiedono uno sforzo maggiore e una visione più ampia. Dall’accoglienza alla risoluzione dei problemi, dalle esperienze alle attività proposte, il turismo del futuro deve cambiare paradigma e riconfigurarsi in base alle esigenze attuali. Non deve mancare, in quest’ottica, lo spazio per l’Intelligenza Artificiale applicata al turismo. Si è già visto in più occasioni come questa tecnologia possa supportare sia il cliente finale che le amministrazioni e le attività turistiche, sia attraverso l’analisi e la raccolta dei dati in tempo reale, sia attraverso il monitoraggio delle presenze e il pricing dinamico.

I panel della seconda giornata

Stati Generali del Turismo a Roma

La giornata di martedì 25 novembre vedrà invece il focus spostarsi sulle varie tipologie di turismo che stanno facendo tendenza e sulle quali vale la pena di investire. Questi i panel:

  • “Città 2050 – Strategie di branding tra identità, innovazione e attrattività”;
  • “Lusso 5.0 – One more day, experience and events”;
  • “Culture Industries – L’audiovisivo e l’intrattenimento come driver turistici”;
  • “Lusso 5.0 – Food top experience”.

Dalla creazione di nuove destinazioni, non più prettamente geografiche ma bensì tematiche, al turismo di lusso e a quello legato all’enogastronomia e ai grandi eventi, il futuro del settore si configura come esperienziale. Questa voglia di vivere esperienze sta prendendo il sopravvento sul vedere i luoghi da lontano, e rappresenta un volano per il turismo sia nazionale che estero. A fare la forza delle destinazioni italiane, infatti, è principalmente il Made in Italy e la visione da Dolce Vita che l’immaginario collettivo collega all’Italia, ma il margine di sviluppo è ancora ampio.

Le destinazioni di lusso, così come le luxury experiences e le strutture di alto livello attirano un pubblico sempre più vasto e alto-spendente, in grado di portare valore sul territorio e un indotto non indifferente. Per supportare questa richiesta però, è necessario investire nella valorizzazione e la conservazione delle eccellenze del territorio, ma anche nell’expertise degli artigiani e dei grandi chef, come dimostra l’attenzione sempre più alta riservata all’enogastronomia e al food and beverage italiano.

Pianificare il turismo di domani

Gli Stati Generali del Turismo rappresentano un’occasione per confrontarsi, guardare alle esperienze di Paesi vicini e non e prendere spunto da idee e innovazioni che hanno funzionato, per adattarle e farle nostre, ma anche per creare nuovi input e suggestioni da cui partire per rimodellare il turismo odierno e renderlo sostenibile, inclusivo e accessibile.

Il Piemonte dopo le ATP Finals: extralberghiero guida la ricettività, ma serve una strategia

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Cosa accadrà in Piemonte dopo le ATP Finals appena concluse a Torino, nel settore turistico? Questa è la domanda che si pongono in molti. Dopo le finali di Tennis, infatti, la città e l’intera regione non hanno in programma altri grandi eventi che possono portare flussi di pari entità. Per continuare a cavalcare l’onda della notorietà portata dal tennis, serve una strategia, e il punto di partenza per pianificarla possono essere le strutture extralberghiere, prime tra tutte quelle Open Air, che nella regione guidano la ricettività e rispondono alle esigenze del turista moderno di esperienzialità e autenticità.

Il Piemonte dopo le ATP Finals

Il Piemonte dopo le ATP Finals

Da pochissimo si sono concluse le ATP Finals di Tennis a Torino, il più grande evento che la città è riuscita ad assicurarsi negli ultimi anni. Il successo è stato enorme, e può rappresentare il punto di partenza per una programmazione strategica di ulteriori eventi simili. Nonostante sia una regione ricchissima di attrattive, infatti, il Piemonte non è ancora tra le mete predilette dei viaggiatori. Lo dicono i dati del Centro Studi del Touring Club Italiano, secondo cui nel quinquennio 2019-2024 nessuna città piemontese compare tra le 10 città italiane più visitate dai turisti.

In Piemonte però, da 5 anni a questa parte, arrivano più stranieri in vacanza (il 6% in più, in base ai dati di Nomisma). Il turismo straniero attualmente si attesta al 44% del totale, a riprova del fatto che di curiosità, nei confronti di questa regione, all’estero ce n’è eccome. Come fare però per incrementarla e trasformarla in flusso stabile e continuo? Secondo il Presidente del Gruppo Turismo Unione Industriali Torino Stefano Cornaglia, la risposta sta in una visione condivisa e integrata, che crei una strategia comune partendo proprio dalle richieste dei turisti: esperienzialità, eventi, ticketing combinati e autenticità.

Valorizzazione del territorio e grandi eventi

Il Piemonte dopo le ATP Finals

I viaggiatori moderni chiedono esperienze, e non solamente visite. Lo ha dimostrato proprio la grande affluenza turistica registrata dalla città di Torino in occasione delle ATP Finals, così come i risultati ottenuti da altri grandi eventi sportivi e non in altre zone dell’Italia. Un singolo evento però non basta, ma si deve cercare di creare un calendario puntellato di appuntamenti, per strutturare una stagionalità turistica variegata e in grado di attirare ospiti da tutto il mondo sfruttando non solo il patrimonio culturale già esistente, ma creando una destinazione multidisciplinare e diversificata.

Si può prendere esempio da Valencia, Napoli o Miami, che proprio partendo da un grande evento sportivo hanno saputo valorizzare il territorio con altri appuntamenti minori e sono riuscite, nel tempo, a rafforzare la propria immagine e a legarla ad una determinata sfera. Ancora, si può guardare a Dubai, Abu Dhabi o agli Emirati Arabi, che una destinazione l’hanno creata da zero e che ora stanno vivendo un vero e proprio boom di arrivi e presenze. Insomma, c’è bisogno di valorizzare il territorio e di farlo integrando quanto già esistente con attrattivi di nuova generazione.

Si possono sfruttare i concerti estivi per creare pacchetti ad hoc per l’esplorazione del territorio, oppure programmare la vendita di biglietti combinati di più eventi per allungare il pernottamento, o ancora organizzare slam tennistici di minore entità, ma che creino una continuità con l’eredità delle ATP Finals. Le possibilità sono ovviamente moltissime, e ruotano tutte attorno alla grande semantica dell’esperienzialità.

Il ruolo dell’Open Air

Il Piemonte dopo le ATP Finals

In questo scenario, il comparto dell’Open Air può ricoprire un ruolo di centrale importanza nel rilancio dell’offerta turistica regionale. In tutto il Piemonte, infatti, si trova il 2,7% degli esercizi ricettivi italiani, per un totale di 7.100 esercizi. Di questi, l’81% è rappresentato da attività extralberghiere, in cui rientrano anche le strutture Open Air. Proprio queste, per loro stessa natura, possono guidare il Piemonte verso un futuro turisticamente più attuale e aderente alle esigenze degli ospiti. Il comparto Open Air, infatti, si avvicina naturalmente alle richieste di sostenibilità, autenticità ed esperienzialità che i turisti di oggi prediligono nella scelta delle destinazioni per i loro viaggi.

Non solo, perché il turismo outdoor è anche più incline ad accompagnarsi con servizi complementari, come ad esempio escursioni guidate, laboratori, workshop e similari. Questo consentirebbe di creare una rete sinergica tra gli operatori sia del settore prettamente turistico, che della filiera enogastronomica e artigianale della regione. Quelle che gli ospiti Open Air vogliono vivere sono esperienze solitamente ad alto valore sia emotivo che economico, in grado di generare un indotto considerevole e di generare un passaparola naturale.

Per non parlare della fidelizzazione degli ospiti: chi si muove per visitare solamente musei e monumenti, difficilmente torna dove è già stato. Chi fa esperienze e vive il territorio, assaggiandone i sapori e condividendone la quotidianità, anche in un soggiorno di pochi giorni, si sente invece parte integrante di esso e tende naturalmente a voler tornare dove si è trovato bene, per fare altre esperienze ed approfondire ulteriormente la conoscenza di quel territorio, esplorando i dintorni e portando un turismo di ritorno di grandissimo valore.

“Oltre la busta paga”: il webinar FAITA e Studio Baroldi per gestire il costo del lavoro.

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Il costo del lavoro è uno dei temi più sensibili per le imprese del turismo all’aria aperta. Tra contratti stagionali, turnazioni variabili, indennità specifiche, normative che cambiano con rapidità e una crescente complessità amministrativa, molti imprenditori si trovano a vivere la busta paga come un adempimento da subire più che come un processo da governare.

Proprio per rispondere a questa esigenza nasce il webinar “Oltre la busta paga – Strumenti pratici per gestire al meglio il costo del lavoro nel turismo”, in programma venerdì 21 novembre alle ore 15.30.
Un appuntamento pensato per offrire una visione chiara, operativa e orientata al controllo dei costi, con ultimi posti disponibili.


Dalla busta paga alla strategia: cosa prevede l’incontro

Il webinar organizzato in collaborazione con lo Studio Baroldi propone un percorso concreto, utile soprattutto a chi gestisce campeggi, villaggi, strutture stagionali e realtà con organici variabili.
I temi affrontati copriranno l’intero ciclo del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di aiutare le imprese a valutare costi, opportunità e rischi.

Assunzioni: scegliere il contratto giusto per ridurre i costi

Verranno illustrate le diverse tipologie contrattuali oggi disponibili — tempo determinato, contratto stagionale, apprendistato, stage — spiegando come ciascuna incida sul costo complessivo per l’azienda e in quali situazioni risulta più conveniente.

Dal cedolino al costo azienda: capire davvero le voci della busta paga

Attraverso esempi e simulazioni sarà possibile distinguere in modo chiaro netto, lordo e costo azienda, comprendendo come si forma il cedolino e quali sono le voci più rilevanti in un’impresa turistica.

Strumenti concreti per ridurre il costo del lavoro

Un focus specifico sarà dedicato a tutte le leve oggi disponibili:

  • agevolazioni contributive 2025/2026
  • fringe benefits
  • welfare aziendale
  • premi di risultato

Una panoramica utile per individuare, caso per caso, gli strumenti che generano un risparmio reale.

Errori da evitare: turnazioni, ferie e contenziosi

Soprattutto nei mesi di alta stagione, una gestione non strutturata dei turni può generare costi imprevisti, ore non pianificate, straordinari e criticità legali. Il webinar offrirà indicazioni pratiche per prevenire questi scenari.

Dalla gestione passiva alla gestione proattiva

Il vero obiettivo dell’incontro è un cambio di mindset: passare dalla logica del “subire le buste paga” alla capacità di gestire il costo del lavoro come una leva competitiva, fondamentale per la sostenibilità economica delle strutture.


Sessione finale di Q&A e sintesi operativa

Il webinar si concluderà con una sessione aperta di domande e risposte, dedicata a chiarire dubbi, affrontare casi reali e fornire strumenti immediatamente applicabili.
In chiusura, una scheda operativa riepilogherà i punti chiave emersi durante l’incontro.

Per le imprese dell’open air, comprendere e governare il costo del lavoro è oggi una condizione imprescindibile per garantire sostenibilità, efficienza e competitività.
Il webinar rappresenta un’opportunità concreta per acquisire strumenti immediati e chiarire dubbi operativi.

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Roma e il Giubileo 2025, tra presenze in aumento e gentrificazione

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Il rapporto tra Roma e il Giubileo 2025 si è dimostrato piuttosto complicato e non sempre roseo. Partendo dal cambio del Pontefice e passando per fenomeni di gentrificazione, l’Anno Santo ha rappresentato per la Città Eterna un’incredibile opportunità a livello turistico. Se per certi versi quest’occasione è stata colta, per altri i margini di miglioramento sono ancora considerevoli. In questo panorama così complesso, l’Open Air si distingue per meriti.

Roma e il Giubileo 2025

Roma e il Giubileo 2025
Victor Emmanuel II Monument located in the ancient center of Rome at sunset, Italy

Il Giubileo 2025 è un evento per cui la città di Roma si è preparata per un lunghissimo periodo, rimettendo a nuovo le strade e avviando cantieri in numerosi siti di interesse storico, culturale e religioso. Per l’Anno Santo l’affluenza prevista era talmente importante da richiedere la mobilitazione delle istituzioni e degli operatori del turismo, e nonostante una partenza timida, il boom atteso non si è negato alla Capitale. 

In occasione del IV rapporto alla città, infatti, il Sindaco Roberto Gualtieri ha annunciato i risultati raggiunti finora grazie al Giubileo 2025: arrivi +5% sul 2024; 55 milioni di presenze rispetto ai 51 milioni dello scorso anno; 23,5 milioni di arrivi rispetto ai 22,2 milioni del 2024; 6,3% in più di incassi derivanti dalla tassa di soggiorno pari a 310 milioni di euro rispetto ai 292 milioni dello scorso anno.

Quanto ricavato dal contributo di soggiorno, verrà utilizzato da Roma Capitale per migliorare l’offerta turistica e per implementare i servizi e gli interventi sul territorio. Ad incrementare ulteriormente i flussi a Roma è stato il decesso di Papa Francesco, seguito dall’intronizzazione di Papa Leone XIV, ma non solo. Grande impatto lo ha avuto anche il Giubileo dei giovani, che ha visto arrivare nella Capitale più di un milione di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

Overturism e gentrificazione

Conseguenza diretta dell’incremento dei flussi è stato il fenomeno dell’overtourism. La Città Eterna ha infatti dovuto fare i conti con un numero elevatissimo di pellegrini in aggiunta ai turisti che  normalmente la affollano. Questo ha provocato disagi, soprattutto dal punto di vista della viabilità e della vivibilità del centro storico e dei quartieri nelle immediate vicinanze dei luoghi di maggior interesse religioso. L’iperturismo ha portato alla chiusura di attività artigianali storiche, e alla proliferazione di fast food, negozi di souvenir e affini, il che rappresenta una minaccia serissima perchè ne svilisce e diminuisce l’identità in favore di una massificazione del prodotto turistico.Per evitare questa deriva è necessario preservare e valorizzare quelle attività che invece custodiscono il genius loci e tramandano tradizioni e saperi antichissimi.

La questione dell’extralberghiero

Roma e il Giubileo 2025
Cityscape of the Rome ancient centre, Italy. Colosseum and ancient excavations, greenery

Parallelamente, la questione dell’extralberghiero ha rappresentato una tematica sempre in primo piano. In vista dell’enorme flusso previsto per l’Anno Santo, infatti, a Roma hanno iniziato a moltiplicarsi le attività di ricettività turistica, imprenditoriali e non, come B&B e affitti brevi. Il fenomeno è dilagato a tal punto da superare la domanda, e da tramutarsi in un rischio per la salvaguardia della vivibilità dei quartieri centrali. La desertificazione commerciale che ha seguito l’apertura di queste numerosissime attività, infatti, preoccupa sia le istituzioni che i residenti preoccupati per l’autenticità e la tranquillità dei rioni a maggiore vocazione turistica.

In questo scenario, il comparto dell’Open Air rappresenta un’alternativa agli alberghi e agli hotel e, a differenza delle altre soluzioni extralberghiere, non intacca l’autenticità dei luoghi e non alimenta la desertificazione ma anzi, costituisce un elemento di allentamento della pressione sulle zone più centrali della città. Inoltre, il turismo outdoor incontra, anche in una città come Roma, l’etica e i valori degli ospiti attenti alla sostenibilità turistica e alla conservazione dell’autenticità e delle tradizioni locali.

Grazie al contributo dell’Open Air, caratterizzato da strutture ricettive di grandi dimensioni e in grado di ospitare un elevato numero di clienti in qualsiasi periodo dell’anno, le zone centrali possono alleggerirsi considerevolmente e si può spostare la concentrazione degli ospiti verso aree più periferiche ma ugualmente raggiungibili con i mezzi di trasporto. Questi ultimi rappresentano una sfida continua per una città come Roma, e proprio grazie allo sviluppo della rete di trasporto pubblico si può pensare di riuscire nell’obiettivo di decentramento dei flussi per restituire il centro storico ai residenti, alla tradizione ed al suo fascino.

Turismo Open Air in Sardegna: al via la classificazione per stelle

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Il turismo Open Air in Sardegna si prepara ad iniziare un nuovo capitolo, grazie alla classificazione per stelle, cui tutte le strutture ricettive all’aria aperta dovranno adeguarsi entro il 29 novembre. Il comparto OA sardo si avvia così verso un turismo più sostenibile e di qualità, proponendo un’offerta migliore.

Turismo Open Air in Sardegna

Turismo Open Air in Sardegna

Il comparto dell’Open Air rappresenta per la Sardegna un importante volano di presenze e arrivi, e il lavoro svolto negli ultimi anni dalla Faita regionale ha permesso alle strutture ricettive associate di valorizzare non solo il proprio territorio, ma l’intera immagine globale dell’isola. Un ulteriore passo in avanti è quello che si sta facendo proprio in questi giorni, gli ultimi per presentare le istanze di riclassificazione tramite il portale info.sardegnaturismo.it. Per dare seguito alla direttiva regionale, infatti, entro il 29 novembre tutte le strutture ricettive all’aria aperta della Sardegna dovranno adeguarsi e comunicare i propri dati tecnici. Così facendo, si creerà una griglia di classificazione che va da 1 a 5 stelle, esattamente come è stato, in passato, per gli alberghi.

La classificazione per stelle

Turismo Open Air in Sardegna

Nei giorni scorsi si è svolta, ad Oristano, una riunione organizzata dalla Faita Sardegna in collaborazione con l’Assessorato Regionale al turismo, a cui hanno partecipato più di 70 operatori. Durante l’incontro il Presidente dell’associazione e i tecnici istituzionali hanno definito i dettagli della nuova classificazione, illustrando ai partecipanti come saranno classificate, d’ora in avanti, le strutture ricettive all’aria aperta.

Nicola Napolitano, Presidente di Faita Sardegna, sottolinea che nella categorizzazione saranno inseriti anche i marina resort, una novità assoluta. Questo traguardo è stato frutto di un lungo e intenso lavoro di mediazione tra diverse realtà del comparto turistico, e segna un punto di svolta non solo per le singole strutture, ma per l’intera ricettività sarda. Finalmente, infatti, anche campeggi e villaggi turistici riceveranno la qualificazione con il sistema delle stelle come per per gli alberghi.

Il turismo e l’Abruzzo: convegno a Montesilvano su sfide e prospettive

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Il turismo e l’Abruzzo. Sfide e prospettive per il turismo regionale” è il nome del convegno che si svolge domani  18 novembre a Montesilvano con gli esponenti di associazioni di categoria e istituzioni. Tra i promotori dell’evento, giunto alla sua terza edizione anche Faita Federcamping Abruzzo.

Il turismo e l’Abruzzo

Il turismo e l'Abruzzo

L’Abruzzo è una regione che vive di turismo, tuttavia sono ancora molte le sfide da vincere perché si mantenga competitivo sul mercato. Come spiega anche Gianmarco Giovannelli, presidente di Confcommercio Abruzzo, “Il turismo è un pilastro dell’economia regionale, un comparto produttivo portante che necessita di una programmazione a lungo termine, di risorse mirate e di capitoli di spesa ad hoc all’interno dei bilanci regionali”. Investire nel turismo, quindi, e affiancare gli operatori del settore con il fine di creare una sinergia tra pubblico e privato è uno degli obiettivi principali da perseguire per continuare ad essere competitivi sul mercato e per vincere le sfide del turismo moderno. In particolar modo sul mercato estero l’Abruzzo rappresenta un forte attrattore, ancorché resti ancora carente sul fronte delle infrastrutture.

La stagione scorsa è stata caratterizzata da flussi in crescita,  concentrati maggiormente nei borghi e nelle aree rurali, nella città dell’Aquila e sulla Costa Adriatica. Il turismo abruzzese però, non può continuare a vivere solo d’estate, ed è necessario creare un’offerta destagionalizzata e che permetta di scoprire anche altre zone rispetto a quelle già frequentate ed apprezzate dai turisti. Per riuscirci, le sfide da vincere riguardano diversi fronti: incrementare infrastrutture e trasporti; sviluppare i servizi e i sostegni alle aziende turistiche abruzzesi; aumentare i flussi aeroportuali e portuali; sviluppare l’alta velocità; consolidare il prodotto delle aree interne e dei borghi.

Il convegno di Montesilvano

Il turismo e l'Abruzzo

All’evento, giunto alla sua terza edizione e promosso da numerose associazioni di categoria che operano nel settore turistico, tra cui Faita Federcamping, sono previsti interventi e panel di discussione che si concentrano su tematiche quali le concessioni demaniali collegate alla direttiva Bolkestein.

Con una panoramica a 360 gradi sul turismo abruzzese, il convegno di Montesilvano vuole non solo parlare di quanto è stato raggiunto dalla regione in termini di arrivi e presenze o di indotto, ma anche e soprattutto come continuare a sviluppare la filiera turistica e come valorizzare i territori di tutta la regione. Come visto, i risultati del 2024 sono positivi, ma il margine di crescita è ancora ampio e gli aspetti da migliorare sono ancora numerosi. Ne sono un esempio l’aeroporto di Pescara, che può diventare un importante snodo sia per i flussi nazionali che internazionali, la rete dei borghi, da collegare e rendere di più facile accesso con infrastrutture stradali e mezzi di trasporto ad hoc, e la rete ferroviaria, su cui sviluppare l’alta velocità.

Il tema della sostenibilità

Il turismo e l'Abruzzo

Grande rilievo ha anche il tema della sostenibilità, che soprattutto per il settore dell’Open Air rappresenta una priorità assoluta. L’Abruzzo infatti, grazie alle sue aree naturali e ai suoi spazi aperti, vanta un’importante offerta Open Air e attira proprio per la sua vocazione green che, tuttavia necessita di un supporto concreto e di una effettiva sostenibilità sia a livello fisico, con scelte sostenibili sul piano energetico e dei materiali, sia a livello culturale applicando lo stesso principio di gestione consapevole e responsabile del territorio anche al patrimonio umano e a quello storico. In questo, lo strumento della destagionalizzazione è di primaria importanza, poiché può garantire un turismo attivo tutto l’anno, sviluppando una filiera sinergica e con strategie condivise volte alla valorizzazione del territorio in ogni sua parte e in ogni stagione dell’anno.

Promozione turistica strategica: le DMO e il progetto Ligurian Riviera

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Fare promozione turistica strategica sfruttando una DMO – Destination Management Organization è una strada che sempre più territori in Italia stanno percorrendo. Ne è un esempio Ligurian Riviera, la nuova DMO che unisce 18 comuni della provincia di Savona. 

Promozione turistica strategica

Promozione turistica strategica

La promozione turistica è una delle componenti principali per lo sviluppo tanto per le singole strutture ricettive che per le realtà territoriali più ampie. Comunicare una certa immagine, raccontare i valori che si possono trovare in una destinazione turistica e valorizzare il patrimonio umano, oltre che a far semplicemente conoscere cosa fare e vedere è diventato ormai fondamentale nel turismo. Lo storytelling, l’autenticità dei territori e le tradizioni locali attirano molto di più di monumenti e luoghi famosi. Le esperienze sono diventate il centro della vacanza, e il motore della prenotazione per moltissimi viaggiatori. 

Il ruolo delle DMO

Le DMO sono organizzazioni senza scopo di lucro che gestiscono e, soprattutto, commercializzano una destinazione turistica. Il lavoro di una DMO consiste nel coordinare gli operatori locali al fine di creare una politica turistica condivisa e integrata. Attraverso strategie di marketing e comunicazione, una DMO promuove il territorio, sviluppa l’offerta turistica e migliora la qualità dell’esperienza degli ospiti. Si tratta, quindi, di entità che fanno da punto d’incontro tra operatori privati e istituzionali con una visione condivisa.

Nell’ambito dello sviluppo dell’offerta turistica, la DMO valorizza l’identità territoriale attraverso prodotti ed esperienze che enucleano, evidenziano e presentano l’identità della destinazione, gestendo canali sia online che offline di promozione e gestendo anche i flussi turistici. Dalla pianificazione strategica al controllo qualità, una DMO va oltre la semplice pubblicità e punta ad attrarre turisti e rafforzare l’immagine della destinazione, garantendo uno sviluppo turistico sostenibile e consapevole, a cui partecipano tutti gli operatori del territorio.

Ligurian Riviera

Promozione turistica strategica

Per portare un esempio concreto di Destination Management Organization, si può guardare a Ligurian Riviera, una DMO che sta nascendo proprio in questo periodo e che vede la collaborazione di 18 comuni della provincia di Savona: Alassio, Albenga, Albisola Superiore, Albissola Marina, Bergeggi, Borghetto, Borgio, Celle, Finale, Laigueglia, Loano, Noli, Pietra, Savona, Spotorno, Toirano, Tovo e Varazze. A questi si affiancano anche le associazioni di categoria, tra cui anche Faita Liguria. Secondo gli accordi presi, ogni comune verserà una quota fissa, che la DMO utilizzerà per finanziare progetti comuni come campagne di promozione turistica e la Tourist Card Tpl.

Quest’ultima servirà a garantire il trasporto pubblico gratuito su tutto il territorio provinciale e a rafforzare i servizi in tutta la provincia di Savona, e non più solamente nei Comuni aderenti. Si tratta di un progetto ambizioso, che dovrebbe concretizzarsi in un piano d’azione all’inizio del 2026, e che rappresenta un esempio da seguire per la valorizzazione del territorio in forma coesa e condivisa. Grazie a questa DMO, la provincia di Savona vuole creare una destinazione turistica dove fino ad oggi ci sono stati solamente Comuni singoli e isolati, mettendo insieme le forze, le energie e le finanze per incentivare un turismo di qualità, che rispetti il territorio e valorizzi le tradizioni e il patrimonio sia culturale che ambientalistico, paesaggistico e umano.

Le DMO nell’Open Air

Realtà analoghe esistono già in altre zone d’Italia, e i risultati ottenuti dall’azione strategica delle DMO sono più che positivi: dalla creazione di un’identità precisa e condivisa, alla promozione mirata verso i target di clientela più affini ai valori e all’immagine del territorio. Anche nell’Open Air, l’intervento delle DMO può rappresentare una risorsa da sfruttare per raggiungere la sostenibilità turistica, ma anche per migliorare la gestione dei flussi e la salvaguardia degli ambienti naturali, senza però danneggiare gli arrivi e le presenze ma anzi, massimizzando il patrimonio e gestendo consapevolmente le sue risorse.

BTE 2025: focus su sostenibilità e innovazione nel turismo extralberghiero

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Al via la BTE 2025 a Palermo, la Borsa del Turismo Extralberghiero che ha messo al centro la sostenibilità e l’innovazione nel settore turistico extralberghiero. Nella due-giorni dedicata al turismo nel Mezzogiorno sarà presentata una panoramica sulle nuove tendenze dell’esperienzialità e affrontate le tematiche del sovraffollamento nelle città d’arte e nelle località costiere.

BTE 2025 a Palermo

BTE 2025

Sabato 15 e domenica 16 novembre si svolge a Palermo la XX edizione della Borsa del Turismo extralberghiero, una due-giorni di convegni, incontri B2B e seminari formativi. Si tratta dell’unico appuntamento dedicato al comparto dell’extralberghiero nel Sud Italia, ed affronta temi caldi sia in ottica di risoluzione dei problemi che di valorizzazione delle best practices. 

La rassegna riunisce un’area espositiva, dedicata a fornitori di servizi, amministrazioni locali, associazioni e operatori del turismo esperienziale, con un ricco programma di incontri per approfondire le ultime tendenze del mondo del turismo e per rafforzare le competenze in ambito gestionale e normativo. La BTE 2025 di Palermo è un’occasione per parlare di pratiche e strategie turistiche per creare un modello di governance durevole e sostenibile, che getti le basi per uno sviluppo consapevole e responsabile.

Il tema della sostenibilità

BTE 2025

Uno dei temi centrali della rassegna è quello della sostenibilità turistica. In particolare, ha un notevole rilievo l’overtourism nelle città d’arte e nelle località costiere, contrapposto alla desertificazione delle aree interne. La Sicilia, così come molti altri territori del Sud Italia, sta infatti vivendo un momento storico in cui la concentrazione turistica è massima in alcune aree, e quasi totalmente assente in altre. Lo dimostrano i dati della ricerca commissionata al Centro Studi Turistici CST di Firenze, che ha analizzato lo sviluppo del turismo proprio mettendo a confronto il sovraffollamento con la desertificazione.

Studiando l’andamento dei flussi turistici nelle città d’arte, nei comuni costieri e nelle aree interne, lo studio presenta non solo una fotografia della distribuzione delle presenze turistiche in Sicilia, ma mette anche in guardia circa gli effetti che questa disomogeneità ha portato sui territori, e continuerà a portare. La soluzione a questo tipo di problematiche si può trovare solamente in una strategia condivisa ed integrata, in grado di portare sviluppo nei territori rurali e maggiore vivibilità nei centri più sovraffollati, dove i processi di gentrificazione stanno mettendo a dura prova sia l’ambiente che la vita delle comunità locali.

L’innovazione nel turismo extralberghiero

Per quanto riguarda invece la tematica dell’innovazione nel turismo extralberghiero, nella due-giorni sarà presentato lo studio 2025 di OTIE – Osservatorio sul Turismo per le Isole Europee. Questo, analizzando lo sviluppo del comparto extra-albeghiero, di cui fanno parte B&B, campeggi, alloggi in affitto, agriturismi, ostelli, case per ferie, rifugi e alloggi privati, ha censito ben 46.000 strutture per 298.000 posti letto in Sicilia. Il comparto, con questi numeri, copre il 70,4% dell’offerta ricettiva complessiva dell’isola.

Per sviluppare ancora di più la rete extralberghiera, creare uniformità tra le varie province e per renderla più incisiva nell’offerta internazionale, l’utilizzo delle nuove tecnologie è fondamentale. In questo, l’Intelligenza Artificiale entra nei discorsi e nei dibattiti, rappresentando l’applicativo con le maggiori potenzialità. Dai software gestionali per le amministrazioni a quelli per le strutture ricettive, dalle tecnologie per la raccolta dei dati in tempo reale agli assistenti di viaggio virtuali, l’IA sta trovando applicazione nel mondo del turismo in modo sempre più netto. 

Le nuove tendenze di viaggio

BTE 2025

Infine, alla BTE 2025 di Palermo si parlerà anche delle nuove tendenze del turismo esperienziale. In particolare, sarà dato risalto a quelle forme di esperienzialità che ben si sposano con i concetti di sostenibilità e autenticità che si vogliono ribadire e tramutare in elementi di bandiera del turismo non solo regionale, ma italiano. Tra queste, spiccano il cicloturismo e il turismo dei cammini. Entrambi coniugano la scoperta del territorio dal punto di vista ambientalistico con un avvicinamento anche culturale alla Sicilia, che valorizza le tradizioni, la cucina e l’artigianato oltre alla ricettività in senso stretto.

Dal panel emergono inoltre nuovi percorsi turistici di stampo culturale, che partendo dalla letteratura e dal cinema permettono di conoscere la Sicilia nel profondo, attraverso itinerari creati ad hoc che conducono i visitatori nei luoghi più iconici di pellicole cinematografiche, serie TV e grandi classici della letteratura regionale. Infine, trova un notevole spazio anche l’enoturismo, che rappresenta un settore in forte espansione e che appassiona sempre più visitatori. Percorrere le vie del vino siciliane consente di conoscere la regione, le sue tradizioni e i prodotti della terra, oltre che di assaporare etichette d’eccellenza e sperimentare abbinamenti con i piatti tipici della cucina siciliana.

Iperturismo e gestione dei flussi: la soluzione nell’IA

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Iperturismo e gestione dei flussi sono due argomenti che interessano particolarmente le destinazioni sensibili in Italia, poiché rappresentano due grandi sfide da vincere per raggiungere un’efficiente sostenibilità turistica. La soluzione potrebbe consistere nell’applicazione delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale.

Iperturismo e gestione dei flussi

Iperturismo e gestione dei flussi

Nel panorama turistico moderno le sfide più importanti da vincere hanno a che fare con la gestione dei flussi e con l’iperturismo, fenomeno che porta un numero elevato di turisti nello stesso posto, nello stesso periodo. Gli effetti di questa concentrazione di persone sono perlopiù negativi, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità turistica e della vivibilità dei territori. A controbilanciare c’è ovviamente l’aspetto economico, che non è da sottovalutare. Come fare per trovare un equilibrio tra i grandi flussi turistici che interessano le principali destinazioni italiane e il benessere dei territori, delle comunità locali e dell’ambiente?

Il quesito non è di facile risoluzione, come dimostrano i tentativi che ogni destinazione fragile dal punto di vista turistico sta attuando. Da un lato c’è il problema strettamente legato all’ambiente: la gestione dei rifiuti, l’impatto negativo sul territorio e il consumo di risorse concentrato in singoli periodi. Dall’altro, ci sono invece i problemi sociali: poca vivibilità dei centri urbani, sovraffollamento dei sentieri, traffico, aumento delle code in attrazioni e ristoranti.

Infine, arriva l’aspetto economico: grandi flussi portano grandi entrate, ma non continue e piuttosto frazionate nel tempo. La soluzione migliore per garantire la sostenibilità turistica è quella di decentrare i flussi dalle zone più sensibili, destagionalizzare gli arrivi e creare un sistema dinamico e aggiornato in tempo reale che monitori le esigenze dei turisti.

L’intelligenza artificiale applicata al turismo

Nell’era moderna, fortunatamente, la tecnologia arriva in soccorso e, sebbene in molti guardino ancora all’Intelligenza Artificiale come ad un qualcosa di scarsamente utilizzabile, una sua applicazione consapevole e guidata da una strategia precisa e concreta può fare la differenza. Per alcune destinazioni, infatti, l’IA è già parte integrante dell’offerta turistica: esistono app per la programmazione e la creazione di itinerari su misura, app per cercare attività insolite e strettamente legate al territorio, assistenti di viaggio digitali che guidano alla scoperta di un luogo e tanto altro.

Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale al mondo del turismo però, non sono solamente quelle destinate agli utenti finali, ma ne esistono anche di molto utili alle amministrazioni e alle strutture ricettive. Per fare un esempio, esistono sistemi che permettono di monitorare gli ingressi, variare i prezzi dei biglietti in tempo reale in base all’afflusso di visitatori e tracciare grafici che mostrano il comportamento, le abitudini e le esigenze dei turisti mentre stanno vivendo la vacanza.

Un focus sull’Open Air

Iperturismo e gestione dei flussi

Guardando nello specifico al mondo dell’Open Air, l’Intelligenza Artificiale può aiutare a conseguire gli obiettivi di sostenibilità del comparto. Dai dispositivi di domotica controllabili da remoto, che permettono di non sprecare energia nelle singole unità alloggiative mentre gli ospiti sono fuori, alla verifica dell’esatto funzionamento di tutti gli apparecchi elettronici, dalle telecamere di sorveglianza intelligenti alle app per la prenotazione alle aree ristoro, le applicazioni delle nuove tecnologie alla gestione delle strutture all’aria aperta sono davvero numerose.

Anche dal punto di vista della gestione delle lamentele, l’IA può essere sfruttata per supportare lo staff dell’accoglienza, per velocizzare le pratiche di check-in e check-out o semplicemente per rispondere in tempo reale a problemi concreti. Il tutto, generando statistiche e dati da analizzare sia contestualmente allo svolgimento del lavoro, sia a freddo, per capire quali sono le aree del flusso gestionale da migliorare e come farlo.

L’esempio della Campania

Per fare un esempio pratico, si prenda la Campania. Il Sindaco della città di Napoli ha da poco annunciato l’adozione di telecamere di ultima generazione per potenziare i controlli e ridurre i rischi dell’iperturismo. Le telecamere monitoreranno i flussi in tempo reale per capire quali sono le zone più affollate della città e le fasce orarie di maggior concentrazione antropica, dati da utilizzare per una migliore gestione dei servizi. 

A Capri, invece, il focus principale sta nella previsione dei flussi. Dopo l’estate 2025, che ha messo a dura prova la stabilità ambientale e, di conseguenza, la qualità dell’offerta turistica di pregio che caratterizza l’isola, gli operatori del settore necessitano di soluzioni efficaci. In questo senso, si parla di tracciare il traffico degli utenti sui siti di prenotazione e creare un database di contatti reali e uno storico di ricerche inerenti l’isola di Capri per andare incontro alle esigenze e alle richieste degli ospiti.

Sapendo cosa cercano gli utenti, si può creare un’offerta mirata e indirizzare le prenotazioni verso i periodi di media e bassa stagione, promuovendo la destagionalizzazione tramite la risposta ai bisogni di chi viaggia. Infine l’Intelligenza Artificiale rappresenta anche un ottimo strumento per la determinazione dei listini prezzi, che diventando dinamici riescono a garantire sempre la migliore offerta sul mercato.

BTO 2025: come sarà il turismo del futuro
Iperturismo e gestione dei flussi

Un appuntamento importante in ambito tecnologico e turistico è il BTO – Be Travel Onlife, manifestazione italiana dedicata all’innovazione e al futuro del turismo. Proprio nei giorni scorsi alla Stazione Leopolda si è svolta la 17esima edizione, con circa 350 speaker tra italiani e stranieri. I principali temi affrontati hanno riguardato la sostenibilità turistica e l’applicazione della tecnologia al turismo. Un focus importante è stato dedicato proprio all’iperturismo e alla gestione dei flussi attraverso la tecnologia. In questo senso, l’IA può trasformare l’overtourism in una risorsa, cambiandone il paradigma e gestendone la distrubuzione, riducendo l’impatto negativo sui territori italiani e trasformandolo in una fonte di valore indotto ed operatività responsabile.

Diritti dei turisti e dei passeggeri: un chiarimento dell’UE interessante per l’Open Air

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La Corte di Giustizia dell’UE si è pronunciata in diverse occasioni sui diritti dei turisti e dei passeggeri, intervenendo su diversi casi che coinvolgono viaggiatori ed operatori, anche del comparto Open Air.

Diritti dei turisti e dei passeggeri

Quando si parte per un viaggio non si pensa mai che qualcosa possa andare storto, ma purtroppo non sempre fila tutto liscio. Per questo esistono assicurazioni, rimborsi, lamentele e assistenza. I problemi che possono sorgere durante un periodo di vacanza possono avere varia natura, andando dal campo sanitario ai ritardi dei voli, passando per le prenotazioni errate e l’annullamento delle attività. In risposta a diversi casi che si sono verificati recentemente in UE, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha chiarito alcuni punti che interessano sia i turisti e i passeggeri, che le strutture ricettive che li accolgono. In particolare, la Corte si è espressa su 4 punti principali:

  • ritardi aerei;
  • trasporto di animali in stiva;
  • fulmini sui velivoli;
  • vacanza rovinata o compromessa.
Diritti dei turisti e dei passeggeri

Riguardo ai ritardi aerei si è precisato che i passeggeri hanno diritto all’indennizzo in caso di un ritardo superiore alle 3 ore rispetto a quanto prenotato. Un dettaglio importante, in questo senso, riguarda il ritardo indennizzabile, che si deve calcolare sull’orario originario di arrivo, anche per i voli con preannunciato rinvio della partenza. In riferimento agli animali nella stiva, questi sono considerati alla stregua di un bagaglio e, come tale, un eventuale smarrimento è indennizzabile forfettariamente, salvo onerosa dichiarazione di speciale interesse. Parlando invece di fulmini sui velivoli, la Corte di Giustizia ha chiarito che, in questo caso, il ritardo nella partenza è giustificato solamente per il tempo necessario ai controlli di sicurezza.

Per quanto d’interesse a livello teorico, queste tematiche non riguardano direttamente il comparto dell’Open Air, cosa che fa, invece, l’ultimo punto trattato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: la vacanza completamente rovinata.

La vacanza rovinata

Quando una vacanza viene totalmente rovinata da situazioni non imputabili all’ospite, anche se la prenotazione dell’alloggio rimane confermata, questi ha diritto al risarcimento per intero delle somme versate, senza alcun abbattimento per i servizi di cui ha goduto. La Corte di Giustizia UE, in questo senso, rimanda alla direttiva UE relativa ai pacchetti turistici n.2015/2302, e specifica che il turista ha diritto al rimborso integrale del prezzo che ha pagato non soltanto nel caso in cui tutti i servizi turistici non siano stati eseguiti o siano stati eseguiti in maniera scorretta, ma anche se alcuni di essi sono stati erogati correttamente, ma altri risultano essere talmente gravi da annullare l’utilità complessiva della vacanza.

Diritti dei turisti e dei passeggeri

Concretamente si tratta della fattispecie occorsa ad un turista che, dopo aver pagato un pacchetto all inclusive, si è ritrovato ad usufruire solo in parte dei servizi della struttura a causa di impedimenti in essere durante il periodo del suo soggiorno. Ad esempio in caso di ristrutturazioni, durante le quali alcuni servizi possono essere interrotti (l’utilizzo della piscina per manutenzione straordinaria) o rimodulati (gli orari del ristorante per ammodernamento delle cucine).

Se l’ospite non viene a conoscenza preventivamente del disagio, e non riceve acluno sconto, il suo diritto al rimborso è assicurato in virtù dell’aspettativa che aveva quando ha pagato. In tutti questi casi, nonostante il suo soggiorno sia comunque assicurato, e l’ospite possa usufruire di altri servizi, quelli che gli mancano o di cui usufruisce in forma alternativa sono talmente gravi da compromettere l’intera vacanza. Per questo, nella sentenza del 23 ottobre 2025 la Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito che il rimborso integrale è appannaggio del viaggiatore quando l’inesatta esecuzione dei servizi sia così grave da snaturare il pacchetto turistico e da privare il viaggio di qualunque profilo d’interesse.

Riflessioni sul tema

Da questo chiarimento si può partire per riflettere sulla miglior gestione delle problematiche che possono capitare in una struttura ricettiva all’aria aperta. Innanzitutto, a livello operativo, è sempre preferibile concentrare le manutenzioni straordinarie e le ristrutturazioni nei periodi di chiusura dell’attività o durante la bassa stagione, quando la struttura non lavora a pieno ritmo. Inoltre, agli ospiti deve essere sempre garantito un rapporto qualità/prezzo ragionevole.

Pertanto, se sovviene la necessità di intervenire sulla struttura a scapito del soggiorno degli ospiti, la gestione deve prevedere dei rimborsi, degli avvisi preventivi e delle soluzioni alternative che riescano a far superare il problema. Così facendo, per quanto la vacanza possa non essere al livello delle aspettative, non sarà rovinata del tutto, ma anzi si può mettere in risalto la gestione della criticità e l’assistenza al cliente, dimostrando la capacità di far fronte agli imprevisti senza compromettere il soggiorno degli ospiti. Infine, non ci si deve mai dimenticare del rapporto umano: una comunicazione chiara, un atteggiamento propositivo e un’attitudine al problem solving possono fare la differenza nei momenti più critici, ed evitare cattive recensioni o, peggio, contenziosi.

Turismo Open Air e valorizzazione del territorio: l’esempio dell’oleoturismo

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Il legame tra turismo Open Air e valorizzazione del territorio è molteplice e porta valore ai territori, alle comunità e al loro patrimonio artistico, storico e naturalistico. Ne è un esempio l’oleoturismo, che porta i flussi fuori dalle grandi città e concentra l’interesse degli ospiti nelle località rurali e nei periodi di media e bassa stagione.

Turismo Open Air e valorizzazione del territorio

Turismo Open Air e valorizzazione del territorio

Il turismo Open Air cresce in volumi e importanza e lo fa principalmente attraverso l’offerta di una modalità più sostenibile e la valorizzazione del territorio. Sia l’aspetto della sostenibilità che quello della valorizzazione si manifestano in diverse accezioni quali, ad esempio, la scelta di materiali sostenibili per le strutture ricettive, la collaborazione con le attività locali e la sinergia con la comunità e le piccole realtà d’impresa. 

Quello che l’Open Air sta apportando all’Italia, è un cambiamento etico e legato allo stile di vita, più che alla sola vacanza, e l’impatto positivo sul territorio che ne consegue è notevole. Lo dimostrano i progetti, le iniziative e le idee sempre nuove che si mettono in campo per far crescere il settore in modo responsabile e consapevole, ma anche i nuovi modi di creare destinazioni, che vogliono comunicare non solo un territorio geografico, ma una realtà fatta di tradizioni, autenticità, radici ed esperienze.

Esperienzialità e territorio

Turismo Open Air e valorizzazione del territorio

La componente esperienziale gioca il ruolo principale nella trasformazione del modo di viaggiare moderno, perchè chi si sposta non lo fa più per guardare, ma per partecipare. Di conseguenza, la semplice visita non è più sufficiente per soddisfare gli ospiti, ma serve qualcosa di più: un racconto, un laboratorio, un itinerario su misura, un’attività partecipativa e inclusiva. Questo tipo di esperienze permettono al turismo Open Air di svilupparsi in diverse direzioni, sia a livello geografico che temporale. Il territorio, per sua stessa natura, muta costantemente e segue il corso delle stagioni, che mai come ora fluide.

Grazie all’esperienzialità  e alla stagionalità dei patrimoni naturalistici e storici, si può raccontare un territorio e renderlo appetibile anche in media e bassa stagione. Inoltre, si possono decentrare i flussi turistici indirizzandoli verso le zone rurali e i luoghi che solitamente restano fuori dai circuiti turistici. Questo crea opportunità per le aziende del territorio, ma anche sostenibilità turistica e responsabilità etica negli ospiti che sentendosi parte integrante dei luoghi che visitano, vogliono contribuire attivamente al loro mantenimento. Non a caso, è aumentata l’attenzione verso la provenienza dei prodotti alimentari, si cercano prodotti artigianali e si raccontano esperienze autentiche, una volta tornati a casa.

L’esempio dell’oleoturismo

Un esempio perfetto di questo legame tra turismo Open Air e territorio è l’oleoturismo. In questo comparto, la scoperta della filiera produttiva dell’oro verde, le degustazioni e l’approfondimento della conoscenza del patrimonio legato all’olio italiano sono le motivazioni che inducono al viaggio. Per capire la portata e l’impatto che l’olioturismo può avere sull’intero comparto, basta guardare alla presenza degli operatori della filiera in Italia: oltre 600.000 aziende olivicole; 70 cultivar di olivo; 1 milione di ettari di terra coltivati; 4.327 frantoi attivi; 42 DOP di olio extra vergine di oliva; 375 città dell’olio.

L’Italia è il secondo Paese al mondo per la produzione dell’olio (dopo la Spagna), e la filiera oleoturistica è in forte espansione. Sorgono e si sviluppano resort negli oliveti, musei dedicati all’oro verde, come pure spa in cui si utilizza l’olio per il benessere e il relax e una rete sempre più vasta di ristoranti che valorizzano le spremiture con corsi di avvicinamento all’olio e degustazioni guidate.

Il turismo dell’olio nell’Open Air
Turismo Open Air e valorizzazione del territorio

Il turismo legato all’olio presenta, quindi, un notevole margine di crescita, e può portare valore soprattutto in termini di decentramento e destagionalizzazione. Da un lato, infatti, i luoghi dell’olio si trovano lontani dai centri urbani solitamente nel mirino dei turisti, e per avvicinarvisi l’ideale è soggiornare nei pressi di frantoi, oliveti e aziende olivicole. In questo senso, le opzioni più gettonate sono proprio le strutture Open Air immerse direttamente nel contesto naturale oleario.

Dall’altro lato, la stagionalità dell’olio cancella i canoni classici della periodicità turistica e li trasforma per seguire i tempi della produzione, della raccolta, della coltivazione e dell’imbottigliamento. Questo genera una stagione più lunga e garantisce anche una maggiore stabilità in termini di occupazione e indotto diretto. Chi viaggia per conoscere l’olio, infatti, oltre a visite guidate, degustazioni e attività, vuole portare a casa con sé l’olio e regalarlo ad amici e parenti, creando automaticamente un passaparola positivo ed efficace.

Comparto MICE per le strutture Open Air: come gli eventi diventano turismo

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Il comparto MICE per le strutture Open Air rappresenta un’opportunità da sfruttare: soprattutto in vista dei grandi eventi del 2026, il settore può dimostrarsi all’altezza dei flussi attesi e in grado di far fronte alle esigenze degli ospiti. Trasformando gli eventi in turismo, si può aumentare l’appeal italiano e rafforzare il comparto dell’Open Air anche dal punto di vista della ricettività business.

Comparto MICE per le strutture Open Air

Comparto MICE per le strutture Open Air

Il comparto MICE (meetings, incentives, conferences, exhibitions) per le strutture Open Air è un territorio ancora da esplorare appieno, ma che rappresenta un’opportunità da non perdere per sviluppare ulteriormente il settore della ricettività all’aria aperta. Secondo il rapporto Milano on the rise di McKinsey, il comparto MICE genera un indotto di 2,5 miliardi di euro nella sola città di Milano, assicurando più di 80.000 posti di lavoro nella città metropolitana. Si tratta, quindi, di un comparto dalle potenzialità enormi, che ha ancora un ampio margine di crescita.

Se Milano rappresenta la punta di diamante dell’accoglienza business, non è certo l’unica destinazione d’interesse per il comparto MICE, che anche in altre città disloca i suoi eventi e raggruppa i suoi flussi. Investire in  eventi e manifestazioni può portare grandi vantaggi anche al mondo dell’Open Air, anche se i due comparti non vengono spesso associati direttamente. Le strutture ricettive Open Air, infatti, dispongono degli spazi adeguati per accogliere gli ospiti dei grandi congressi, e anche dell’adeguata qualità alloggiativa.

Il pubblico business

Comparto MICE per le strutture Open Air

Il pubblico dell’ambito MICE può contribuire ad aumentare la qualità turistica. Chi si muove per seguire convegni, partecipare a congressi o assistere a fiere ed eventi sportivi di grande portata, infatti, è tendenzialmente alto-spendente e molto attento alla qualità dei servizi. Ricercatori, accademici, imprenditori e investitori internazionali sono i principali frequentatori del turismo business, e rappresentano un segmento da attrarre con proposte che valorizzino il patrimonio culturale italiano.

In questo senso, l’offerta deve andare nella direzione dei musei, dei siti istituzionali e dei laboratori, per spingere chi arriva in Italia per un congresso a trattenersi oltre lo stretto necessario per assistere allo svolgimento dei lavori e, successivamente, a tornare come turista e non più in veste lavorativa. Il pubblico business, così facendo, si trasforma in pubblico turistico a tutti gli effetti, generando un indotto doppio e di alto valore.

Gli eventi del 2026 e le sfide del turismo italiano

Il 2026 sarà per l’Italia un importante banco di prova dal punto di vista della ricettività legata ai grandi eventi e, se tutti gli occhi sono puntati sugli hotel, il comparto dell’Open Air si dimostra altrettanto pronto ad accogliere gli ospiti in arrivo non solo per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, ma anche per gli altri eventi sia sportivi che non in calendario il prossimo anno. Ne sono un esempio i concerti estivi, gli appuntamenti calcistici e le corse della MotoGP e della Formula 1. Tutti questi appuntamenti rappresentano per l’Italia un’occasione d’oro per valorizzare il territorio e tutto il suo patrimonio.

Le sfide che il turismo italiano deve affrontare nel 2026 non sono poche, e riguardano da un lato la gestione dei grandi flussi e dall’altro la sostenibilità turistica. Dalla creazione di nuove infrastrutture alla ristrutturazione di quelle già esistenti, dalla pianificazione strategica degli eventi all’obiettivo di evitare l’overtourism, la gestione dei grandi eventi comporta l’utilizzo di nuove tecnologie e di una strategia condivisa e coerente tra più operatori. 

Il ruolo dell’Open Air
Comparto MICE per le strutture Open Air

Dal punto di vista strettamente turistico, gli eventi devono rappresentare un volano di sviluppo, e non un fenomeno da contenere perché troppo rischioso in termini di sostenibilità. Questo si può ottenere decentrando l’accoglienza, campo in cui l’Open Air entra in gioco creando un’offerta integrata e inclusiva di spostamenti, navette ed esperienze legate al territorio, e assicurando la sorveglianza e la sicurezza nei momenti di maggiore intensità turistica.

I grandi eventi possono portare una crescita notevole sia in termini economici che sociali, incentivando nuove infrastrutture e progetti volti all’accoglienza e alla riqualificazione urbana, proprio come sta accadendo a Milano in vista dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. L’Open Air, in questo processo di sviluppo può giocare un ruolo cruciale per il turismo italiano, grazie alla qualità delle sue strutture, ai suoi valori etici e sostenibili e ai suoi spazi, già grandi abbastanza da soddisfare le esigenze di questo particolare segmento della domanda.

Itinerario al femminile per scoprire Genova: il percorso di Unexpected Italy

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L’idea di sviluppare un itinerario al femminile per scoprire Genova nasce dal lavoro di Unexpected Italy, azienda travel tech premiata all’Onu che ha come scopo quello di custodire l’Italia più autentica e promuovere le storie, le tradizioni e i luoghi italiani da un punto di vista non convenzionale. 

Raccontare i luoghi e promuovere il territorio

Itinerario al femminile per scoprire Genova

Nel panorama turistico l’elemento più importante da valorizzare è l’autenticità che passa attraverso le tradizioni, i luoghi, l’arte, la natura e le storie di chi vive sul territorio. La componente dell’autenticità esalta l’esperienzialità turistica, un aspetto che viene prioritariamente considerato nell’ottica di un viaggio. In questo senso, raccontare i luoghi e promuovere il territorio attraverso voci inusuali, metodi non tradizionali e percorsi che esulano dai principali circuiti turistici, diventa la chiave per creare una destinazione più inclusiva, interessante e di spicco.

Inoltre, questa modalità di comunicazione è in grado di coinvolgere nella filiera turistica anche gli operatori che non hanno nulla a che fare con il turismo in senso stretto, ma che possono comunque apportare valore alla destinazione attraverso la loro esperienza, la loro storia e la loro professionalità.

Il legame con l’Open Air

Itinerario al femminile per scoprire Genova

Questo nuovo modo di vivere il territorio e di raccontarlo, trova la sua ragion d’essere nel presupposto che il turismo, per essere realmente sostenibile, deve necessariamente tornare ad essere relazione e trasformazione. Non deve portare tutti negli stessi posti, ma essere un ponte tra le persone giuste con i luoghi giusti. Questa è un’idea di viaggio che ben si collega con i valori della filosofia Open Air, che non consuma il territorio ma lo cura, lo valorizza e lo esalta partendo proprio dai suoi patrimoni naturalistici, umani e sociali.

Il mondo del turismo all’aria aperta trova numerose affinità con il concetto di autenticità e anche con la sinergia locale, in quanto in prima persona si fonda sulla collaborazione tra gli operatori del territorio, e propone un viaggio più responsabile e consapevole. Lo fa attraverso la promozione delle pratiche sostenibili, tramite servizi personalizzati ed attività da vivere in loco, presso produttori locali e piccole realtà. Per questo, nell’Open Air è fondamentale incentivare progetti che portino gli ospiti non dove questi possono andare da soli, seguendo la massa, ma dove non potrebbero arrivare senza una guida che conosce a fondo il territorio e sa come valorizzare le sue eccellenze.

Unexpected Italy

Un progetto che spicca nel nuovo linguaggio turistico è Unexpected Italy, una startup italiana fondata da Elisabetta Faggiana e Silvia Losito e premiata alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Quest’app, citata dalla BBC e che anche il Guardian elogia come “una bussola per viaggiatori consapevoli” è attiva in 13 territori italiani, e propone itinerari e percorsi anti trappola per turisti. Conduce, quindi, in quei luoghi dove non c’è turismo di massa, e dove si mantiene ancora vivo il carattere più tipico delle città e l’autenticità è ancora intatta.

Chi vuole vivere una destinazione tenendosi lontano dall’omologazione, grazie ad Unexpected Italy può seguire itinerari su misura, partecipare a laboratori e workshop attivi, e conoscere in prima persona artigiani, osti, produttori e comunità locali. Oltre al Premio ONU, l’app ha ricevuto il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio. Cosa si trova su Unexpected Italy? Esperienze autentiche e a contatto con il territorio e la sua gente. Ne è un esempio il percorso che intreccia storie di donne e i luoghi più segreti di Genova, in un itinerario che mescola racconti, vita vissuta e relazioni.

Itinerario al femminile per scoprire Genova
Itinerario al femminile per scoprire Genova

L’itinerario “Genova al femminile” è un percorso che, attraverso le testimonianze e le storie di 10 donne, racconta la Signora del Mare in un modo inusuale e inedito. Ceramiste, ristoratrici, alchimiste e artigiane, le protagoniste di questo itinerario portano alla scoperta di Genova e della sua anima più autentica. Questo è un viaggio nelle molteplici sfumature di questa città, che attraverso le storie delle donne genovesi porta:

  • tra i vicoli di via Pré, alla Trattoria dell’Acciughetta e in via dei Macelli, al ristorante I Canovacci, due icone della cucina genovese;
  • in Piazza delle Vigne, all’Hotel Palazzo Grillo e al Residence Le Nuvole, situati all’interno di due palazzi storici e affrescati;
  • in Via Garibaldi, alla gelateria Gelatina, dove lavorano giovani diversamente abili e si uniscono artigianalità, gastronomia, sostenibilità e inclusione;
  • a La Strega del Castello, un atelier alchemico figlio della storica Farmacia del Castello, dove si realizzano profumi fatti a naso; 
  • in due laboratori di ceramica, dove ammirare le creazioni e conoscere l’arte della ceramica più da vicino;
  • al Museo del Mare, i Musei di Strada Nuova e al Museo di Arte Orientale, dove il patrimonio artistico della città viene valorizzato con competenza, passione e determinazione;
  • al progetto Le Tele, che dà nuova vita alla tradizione tessile genovese unendo memoria, artigianato e sostenibilità;
  • in via di Scurreria, dove avvicinarsi alla tradizione orafa di Genova.

Eventi enogastronomici per valorizzare il territorio: l’esempio di Sapori d’autunno

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Organizzare eventi enogastronomici per valorizzare il territorio, destagionalizzare e decentrare i flussi turistici è una delle strategie migliori da mettere in campo . L’interesse degli ospiti verso questo tipo di attrattore è sempre molto alto e dimostra la voglia di conoscere non solo i luoghi più famosi di una data meta, ma anche le sue tradizioni, i suoi sapori e le sue specialità. Ne è un esempio la rassegna enogastronomica Sapori d’autunno.

Il turismo enogastronomico in Italia

Il turismo enogastronomico in Italia rappresenta una fetta importante del flusso complessivo, e cresce progressivamente di anno in anno. I turisti, infatti, oltre a voler semplicemente visitare una destinazione guardandola da lontano, mostrano un interesse sempre maggiore verso quell’esperienzialità che li porta ad entrare nel territorio, a conoscerlo a fondo e a fare attività da ricordare, raccontare e consigliare come accade per l’enogastronomia

Eventi enogastronomici per valorizzare il territorio

Eventi enogastronomici per valorizzare il territorio

Gli eventi enogastronomici per valorizzare il territorio sono la strategia più indicata per promuovere una destinazione e farla conoscere sotto una luce diversa. Questo si applica sia alle mete già note, come possono essere le principali città d’arte, che attraverso l’enogastronomia possono assumere un carattere più particolare e autentico, sia alle destinazioni meno conosciute, ma altrettanto meritevoli di essere scoperte. Grazie ad eventi che portano le eccellenze italiane al centro della scena, anche i territori rurali, le aree lontane dai circuiti turistici principali e le destinazioni che vivono di turismo solamente in determinati periodi dell’anno, possono rilanciare la propria immagine e creare un nuovo impulso turistico.

L’enogastronomia, infatti, cambia di stagione in stagione, seguendo il ritmo della natura, e rendendo ogni periodo dell’anno adatto per viaggiare all’insegna della buona tavola. Incentivare eventi come fiere, rassegne enogastronomiche e sagre è la strategia giusta per valorizzare l’Italia partendo dalle sue eccellenze e dalle sue tradizioni più antiche e radicate nel tempo, e rappresenta anche un volano per la promozione di un turismo più sostenibile, consapevole e responsabile.

Il legame tra enogastronomia e Open Air

Eventi enogastronomici per valorizzare il territorio

L’enogastronomia ha anche un fortissimo legame con il mondo dell’Open Air. Chi si approccia a questo comparto, infatti, presta moltissima attenzione alla provenienza degli alimenti e alla loro qualità. Materie prime a km 0, biologiche e certificate fanno la differenza nell’offerta delle strutture ricettive, e permettono anche di creare sinergie territoriali tra gli operatori. Inoltre, le strutture Open Air possono proporre ai loro ospiti attività partecipative come workshop e laboratori, o accompagnarli in visite guidate nelle aziende locali. Dalle degustazioni di vino all’introduzione alla produzione dell’olio, gli ospiti diventano così parte integrante del territorio, e non sono più semplici spettatori.

Il comparto dell’Open Air è fortemente favorito dallo sviluppo del turismo dei sapori, motivo per cui non può non incentivare iniziative volte proprio alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico, puntando soprattutto su quei territori che ancora risultano poco conosciuti e rappresentano un potenziale ancora tutto da giocare. Per farlo, si può prendere spunto da una rassegna che inizierà nei prossimi giorni e che, per diverse settimane, guiderà gli ospiti e gli appassionati dei sapori autunnali, alla scoperta della cucina dell’Alto Vergante.

Sapori d’autunno
Eventi enogastronomici per valorizzare il territorio

Sapori d’autunno è la rassegna enogastronomica che valorizza le eccellenze della tavola dell’Alto Vergante che si affaccia sul Lago Maggiore. Si tratta di un’iniziativa che mette sotto i riflettori i prodotti più buoni della stagione autunnale, come la zucca, i funghi e le castagne e che si svolgerà dall’8 novembre al 19 dicembre. L’evento, promosso dall’Unione Montana Due Laghi ha lo scopo di promuovere il territorio e unire le risorse per ottimizzare la collaborazione tra le piccole realtà locali.

L’area geografica su cui si svolgerà la rassegna comprende i Comuni di Brovello Carpugnino, Colazza, Gignese, Massino Visconti, Nebbiuno e Pisano: 11 ristoranti proporranno un menù degustazione creato ad hoc per l’occasione, che farà conoscere i sapori tipici della stagione autunnale e le ricette tradizionali della zona, ad un costo di 40 euro, bevande incluse. Le date in cui si potrà prendere parte ad una cena dai sapori autunnali sono 8, 14, 15, 20, 21, 28 e 29 novembre e 4, 5, 12 e 19 dicembre. Ogni cena sarà quindi un’occasione per scoprire il territorio dell’Alto Vergante e per fare la conoscenza di eccellenze enogastronomiche uniche nel loro genere.

I fondi raccolti durante le settimane della rassegna, saranno utilizzati dall’Unione per pulire i sentieri boschivi dell’Alto Vergante e renderli più accessibili ai turisti e agli amanti delle attività nella natura. Si tratta, quindi, di un progetto che parte dall’attrattore enogastronomico per portare valore anche su altri fronti, come quello appunto dell’outdoor. Inoltre, la rassegna è pensata anche per creare sinergie nuove e collaborazioni che vanno al di là dei confini geografici, ma che puntano soprattutto alla valorizzazione del territorio e dei suoi patrimoni culturali, sociali e naturalistici.  

Esperienzialità nel turismo all’aria aperta: potenzialità e vantaggi

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L’esperienzialità nel turismo all’aria aperta rappresenta uno tra gli elementi di maggior rilievo per gli ospiti, dunque si tratta di un aspetto da valorizzare maggiormente per creare un’offerta allineata con questo tipo di domanda. Attraverso attività autentiche ed esperienze partecipative il viaggio assume un carattere più impattante sul lungo periodo, valorizzando il territorio e promuovendo un turismo più sostenibile e responsabile.

Il ruolo dell’esperienzialità nel turismo all’aria aperta

Esperienzialità nel turismo all'aria aperta

Nella società odierna, in cui tutto deve essere condivisibile e commentabile, le esperienze rappresentano l’impulso maggiore al viaggio, molto più dei luoghi fisici da visitare e delle attrattive turistiche classiche. I turisti di oggi, infatti, non vogliono solamente passare davanti agli edifici e scattare una foto ricordo, ma piuttosto vivere in prima persona il territorio che visitano, affiancando alle classiche attività turistiche anche le esperienze. Queste, infatti, permettono di avvicinarsi maggiormente al territorio, alla sua gente, alla sua storia e alle sue tradizioni, e lasciano ricordi più vividi e d’impatto nella memoria del turista.

Sono proprio le esperienze che, sempre di più, spingono i viaggiatori verso una determinata meta, e sono proprio le esperienze l’elemento che, anche nel turismo all’aria aperta, deve essere valorizzato maggiormente. Attraverso la scelta delle esperienze che compongono l’offerta di una destinazione, inoltre, si può conferire alla destinazione stessa un’identità, un carattere e un fascino unico e immediatamente riconoscibile.

In questo senso, l’esperienzialità gioca un ruolo fondamentale nel comparto Open Air, poichè attività all’aria aperta, esperienze all’interno di attività locali e che permettono di entrare in contatto con le realtà rurali, rappresentano il volano per un turismo più sostenibile, responsabile e consapevole, che crea fidelizzazione, destagionalizzazione e decentramento dei flussi dai principali poli attrattivi.

I vantaggi sul territorio

Esperienzialità nel turismo all'aria aperta

Puntare sull’esperienzialità, soprattutto nel comparto Open Air, vuol dire investire nell’autenticità e nella sinergia tra gli operatori del territorio, ma anche offrire ai propri ospiti una maggiore qualità nell’offerta e un ventaglio più ampio di servizi da ricordare, da condividere e da suggerire. Promuovere esperienze che portino gli ospiti nella quotidianità di un territorio significa dare un’impronta di carattere al viaggio, e anche permettere agli ospiti di conoscere più a fondo il territorio che visitano, con le sue tradizioni e la sua storia, oltre che per il loro patrimonio culturale e artistico.

Così facendo, si incentiva anche un turismo più consapevole e responsabile, rispettoso dei territori perché non impatta negativamente su di essi. Lo si può ottenere promuovendo esperienze diversificate per ogni stagione dell’anno, per non concentrare i flussi turistici solamente nei periodi di alta stagione, incentivando le attività nelle zone rurali, per spingere la ricettività turistica lontano dai centri più congestionati, e educando i turisti alla sostenibilità, con esperienze all’aria aperta a contatto con la natura, che insegnino come vivere la natura senza rovinarla.

Frantoi aperti in Umbria

Esperienzialità nel turismo all'aria aperta

Un esempio di esperienzialità applicata al turismo all’aria aperta è quello dell’iniziativa Frantoi aperti, che a cavallo tra l’autunno e l’inverno porta visitatori e turisti all’interno dell’attività produttiva dell’olio e a stretto contatto con il territorio e uno dei suoi patrimoni più preziosi. Si tratta di un progetto che celebra l’arrivo dell’olio nuovo e che permette di visitare i frantoi di molte città umbre, da Assisi a Bevagna, da Trevi a Giano dell’Umbria.

Non solo visite guidate all’interno dei frantoi però, perché l’iniziativa prevede anche degustazioni e cene “oleocentriche”, che propongono menù di terra e lago in abbinamento con gli oli e.v.o. di qualità dei produttori aderenti a Frantoi Aperti. Inoltre, sono in programma anche trekking ed escursioni nella natura, pensati per scoprire il territorio umbro, i suoi alberi secolari e piccole chicche sparse negli uliveti. I cammini, inoltre, sono intrecciati anche alla musica e all’arte moderna, in percorsi che uniscono i tesori della terra alla maestria umana nell’arte, e che valorizzano luoghi e contesti che esulano dai principali circuiti turistici.

Tra passeggiate tra gli ulivi, pedalate sui percorsi cicloturistici umbri e percorsi dedicati a famiglie con bambini, l’iniziativa dei Frantoi Aperti in Umbria declina l’esperienzialità in tanti modi diversi, ognuno importante per un aspetto differente, ma tutti volti a far conoscere meglio la regione, le sue produzioni e i suoi patrimoni. Iniziative come questa e attività all’aria aperta di questo tipo consentono di avvicinare i turisti all’anima più vera e autentica dell’Italia, a far conoscere più da vicino i luoghi meno frequentati e a portare arrivi e presenze su tutto il territorio regionale, in un periodo dell’anno che non rientra nell’alta stagione.

La Liguria degli anelli: progetto di cicloturismo in Italia

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La Liguria degli anelli è un progetto di cicloturismo che porterà interventi di ammodernamento delle strade, di creazione di stazioni di sosta e di valorizzazione del patrimonio infrastrutturale delle due ruote nelle province di Imperia e Savona, nella Città Metropolitana di Genova e nel Comune di Sanremo. Contribuisce al progetto anche il Ministero del Turismo, con 3 milioni di euro.

Il cicloturismo in Italia

Liguria degli anelli

L’importanza del cicloturismo è in costante crescita come dimostrano i numeri delle presenze di ciclisti sul territorio e la copertura mediatica e social del settore. Sempre più persone, infatti, si avvicinano al mondo del cicloturismo per riscoprire il contatto con la natura, il viaggio itinerante e l’attività motoria. L’Italia è la prima meta europea scelta dai cicloturisti per le loro vacanze, seguita da Francia e Germania.

I numeri del comparto nel 2024 sono stati notevoli: 89 milioni di presenze; i cicloturisti hanno rappresentato il 10% del totale dei turisti in Italia; il settore ha generato un indotto economico diretto di 9,8 miliardi di euro; la crescita rispetto ai risultati del 2023 è stata pari al 54%. Quello del cicloturismo, come evidenziano questi dati, non è solamente un fenomeno temporaneo, ma un settore che al ritmo di una pedalata sta prendendo sempre più piede nel panorama turistico italiano.

I territori italiani che più si distinguono per l’offerta cicloturistica e la manutenzione delle strade, offrendo ai cicloturisti servizi ad hoc e sentieri e percorsi di straordinaria bellezza paesaggistica e naturalistica sono la Puglia e la Liguria. Proprio la Liguria sarà oggetto di un grande investimento da parte del Ministero del Turismo, che porterà ben 3 milioni di euro nel settore, per rifare le strade e creare stazioni di sosta.

La Liguria degli anelli

Liguria degli anelli

In particolare, il Ministero del Turismo ha dato il via libera alla graduatoria, relativa all’avviso di manifestazione di interesse, per la presentazione di richieste di contributo a valere sulle risorse del Fondo Unico Nazionale per il Turismo (Funt). Il contributo ministeriale andrà a supportare il progetto La Liguria degli anelli, incentrato appunto sul cicloturismo e che ha come obiettivo principale quello di ammodernare le strade, mettere in sicurezza i percorsi cicloturistici e creare stazioni di sosta per i cicloturisti.

Distribuiti tra le province di Imperia e Savona, la Città Metropolitana di Genova e il Comune di Sanremo, gli interventi, che inizieranno nel 2026, riguarderanno 400 chilometri di strade bianche e provinciali. Si tratta di un progetto che vuole valorizzare il territorio e rafforzare l’offerta cicloturistica e legata alle attività outdoor. 

I percorsi inclusi nel progetto

Il progetto Liguria degli anelli interesserà un’area molto vasta del territorio ligure, e in particolare:

  • Anello mare-entroterra nella Città Metropolitana di Genova, un itinerario di 99 km che da Genova Righi porta fino a Lavagna;
  • Anello dell’Alta Valle Argentina nella provincia di Imperia, che con un percorso di 94 km conduce da Bordighera/Ventimiglia a Riva Ligure;
  • Anello del Melogno in provincia di Savona, un percorso di 73 km che collega Loano e Finale Ligure;
  • Anello San Romolo-Sanremo nel Comune di Sanremo, un itinerario di 60 km che parte da Sanremo/San Romolo e arriva a Triora/Pigna.
L’impatto positivo del cicloturismo
Liguria degli anelli

Il cicloturismo porta un impatto positivo sul territorio ed aiuta a diversificare l’offerta rendendola più sostenibile e destagionalizzata. Trattandosi di un tipo di turismo che è strettamente connesso alla natura, è un volano per destagionalizzare i flussi e far vivere il territorio durante tutto l’arco dell’anno. Anche dal punto di vista strettamente ambientale, il cicloturismo rappresenta una delle migliori opzioni per un turismo responsabile, in quanto riduce al minimo l’inquinamento e incentiva l’utilizzo di un mezzo a impatto zero. Inoltre, il cicloturismo permette anche ai turisti di prossimità di riscoprire il loro stesso territorio, incentivando le gite, le escursioni e le attività outdoor anche senza uscire dalla Regione.

Questo, di conseguenza, porta un indotto maggiore alle attività locali e all’occupazione, senza pesare sulle spalle dell’ambiente. Valorizzare il cicloturismo vuol dire ampliare l’offerta turistica Open Air, e allargare il raggio d’azione degli interventi anche a spazi e territori che hanno ancora enormi margini di miglioramento. Infine, il cicloturismo rappresenta un apripista importante anche per le altre attività all’aria aperta, perchè non solo i cicloturisti che si spostano da località a località sono interessati alle due ruote, ma lo sono anche gli ospiti delle strutture Open Air in termini di maggiori possibilità di escursioni, attività ed esperienze.

Turismo responsabile in Italia: torna il Festival IT.A.CÀ 

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Quanto vale il turismo responsabile in Italia? Cosa si può fare per sviluppare la responsabilità turistica italiana? La cultura della responsabilità turistica di valore, soprattutto nel comparto dell’Open Air equivale anche ad un’offerta di qualità ed eticamente allineata con i valori propri dell’ospitalità outdoor.

Turismo responsabile in Italia

Turismo responsabile in Italia

Il turismo responsabile unisce le buone pratiche della sostenibilità quotidiana alla riduzione dell’impatto del viaggio sul territorio. Dal lato del turista, viaggiare responsabilmente vuol dire fare attenzione a differenziare i rifiuti anche in vacanza, non sprecare energia e fare attenzione ai consumi di condizionatori e apparecchi elettronici, ma anche scegliere prodotti a km 0, souvenir artigianali e fare esperienze che valorizzino il territorio che sta visitando. Dal lato dell’offerta di ospitalità invece, la responsabilità turistica si trova nelle infrastrutture, nella digitalizzazione, nella sostenibilità dei processi, in quella ambientale e sociale.

Il turismo responsabile, quindi, abbraccia un numero importante di aspetti. La sostenibilità rappresenta una vera e propria chiave di sviluppo per i territori e per un turismo più consapevole e rispettoso. In Italia, sebbene l’attenzione verso questa tematica stia crescendo considerevolmente e in maniera esponenziale, la strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo di un turismo responsabile al 100% sia da parte degli operatori che dei viaggiatori, è ancora lunga.

Le best practice da incentivare

Turismo responsabile in Italia

Il turismo responsabile passa attraverso best practice da adottare e incentivare con l’obiettivo di  minimizzare l’impatto del viaggio. In assoluto è possibile fare un’analisi in tre fasi:

  • prima del viaggio: scegliere destinazioni poco affollate, viaggiare durante la bassa stagione, prediligere mezzi di trasporto sostenibili sia per raggiungere la destinazione che per muoversi in loco (treni, autobus, bicicletta), optare per strutture che adottano pratiche sostenibili;
  • durante il viaggio: evitare i prodotti usa e getta e la plastica, differenziare i rifiuti seguendo le regole locali, rispettare gli ecosistemi, acquistare prodotti tipici e locali, fare esperienze gestite da operatori locali;
  • dopo il viaggio: condividere le proprie esperienze e incoraggiare altri a viaggiare in modo più consapevole.

In tutti questi step il turista deve essere supportato da un background che gli permetta di vivere il viaggio in modo sostenibile e responsabile, ed è proprio qui che entrano in gioco le strutture ricettive, gli operatori turistici, le amministrazioni, gli enti e le istituzioni.

La correlazione con l’Open Air

Turismo responsabile in Italia

Uno dei settori turistici che maggiormente beneficia del turismo responsabile, e che per sua stessa natura ricerca questa responsabilità, è proprio l’Open Air. Il comparto, infatti, condivide sia l’etica del turismo responsabile che i valori, allineandosi perfettamente a tutti i principi che spingono verso uno sviluppo sempre maggiore in direzione della sostenibilità a tutto tondo. Si tratta di rendere l’ospite non più semplice spettatore, ma parte integrante del territorio stesso, attraverso passeggiate, trekking, escursioni in barca, visite guidate, laboratori, degustazioni, spettacoli teatrali ed esperienze che valorizzano i territori in maniera autentica.

In questo scenario l’inclusione e la partecipazione attiva sono le colonne che possono portare ad un turismo realmente responsabile. Spetta agli operatori  promuovere questa inclusione, comunicando la vivibilità della destinazione anche al di fuori dei periodi di alta stagione, l’accessibilità e l’accoglienza. Creando un sistema sinergico e integrato, ogni territorio può raccontarsi attraverso i suoi luoghi, paesaggi e tradizioni, e il turista può apprezzare l’autenticità, la storia e le bellezze naturali in modo più coinvolgente e inclusivo, partecipando in maniera attiva alla preservazione di quella realtà.

Il Festival IT.A.CÀ

Un esempio tra i tanti è rappresentato dalla 17esima edizione del Festival IT.A.CÀ tenutosi di recente a Taranto. Si tratta della prima e più longeva manifestazione italiana dedicata interamente al turismo responsabile. Il tema centrale dell’edizione 2025 è stato “Custodire il futuro. Dalle scelte di oggi il volto di domani”. Nella tre-giorni gli eventi si sono spostati tra Taranto, Crispiano, Laterza, Statte, Manduria e Maruggio, e hanno riguardato diversi aspetti che contribuiscono ad aumentare la responsabilità turistica: natura, cultura, enogastronomia e tradizioni locali.

Particolare attenzione è stata riservata alle famiglie e alle persone con disabilità, grazie ad un focus su percorsi accessibili e attività pensate per favorire la partecipazione anche dei più piccoli. Confermandosi un laboratorio di esperienze e buone pratiche di turismo sostenibile, il Festival è stato un’occasione per approfondire la tematica della responsabilità turistica sotto più punti di vista, dalla valorizzazione del territorio alla responsabilità sociale, dall’inclusione alla scoperta condivisa.