La lotta all’overtourism nel mondo rappresenta una delle sfide più importanti da vincere non solo a livello turistico, ma anche urbanistico e ambientale. Quello di Barcellona rappresenta, in questo senso, un caso emblematico per riflessioni sul tema, soprattutto per l’Open Air.
Lotta all’overtourism

In tutta Europa il turismo di massa sta ridefinendo la vivibilità delle destinazioni, e provocando un impatto ambientale e sociale devastante. L’Italia non è da meno, e città come Roma e Milano si stanno lentamente trasformando in veri e propri alberghi diffusi. Questa definizione arriva dall’assessore all’Urbanistica di Roma, che ha descritto così il fenomeno di desertificazione che si sta verificando nella Capitale e che sta danneggiando il tessuto sociale e commerciale della città.
I quartieri centrali si stanno convertendo quasi totalmente all’accoglienza turistica, mentre lo spazio per la residenzialità diminuisce progressivamente e ad un ritmo sostenuto. Il risultato è una difficoltà sempre maggiore per i romani nel trovare casa, un aumento vertiginoso dei canoni di affitto e una perdita identitaria delle vie del centro, dove la vita quotidiana non è fatta più di mercati, botteghe e relazioni tra vicini, ma bensì di trolley, locali aperti fino a tardi e ristoranti che di locale non hanno proprio nulla.
Dal punto di vista giuridico, non siamo di fronte ad un’immobilità assoluta (ne è un esempio la presa di posizione del TAR Toscana, che ha stabilito che la residenzialità deve prevalere sulla speculazione), ma non basta rispetto alla pressione che l’overtourism sta esercitando sulle città italiane. Se da un lato è vero che il turismo porta lavoro, indotto e visibilità internazionale, è altrettanto vero che non gestirlo correttamente può portare ad un declino drastico della vivibilità e alla perdita dell’autenticità.
Il caso di Barcellona

Barcellona è una delle destinazioni europee che negli ultimi anni è stata più attiva nella lotta contro il turismo di massa. La città ha attraversato anni di difficoltà, esasperazione da parte dei cittadini e incapacità di gestire i flussi esagerati, soprattutto durante l’alta stagione. In base alle stime, la città accoglie ogni anno oltre 15 milioni di turisti, un numero dieci volte maggiore della popolazione residente, ed è una delle destinazioni più visitate d’Europa. Ormai si superano frequentemente le diverse decine di migliaia di visitatori per giorno, il che ha portato la città ad un punto di rottura, spingendola a cambiare radicalmente approccio e adottare una linea di condotta più netta e ferrea, con lo scopo di salvarsi dal peso dell’overtourism.
Le iniziative della città
L’azione parte dal sindaco Jaume Collboni, il quale desidera scoraggiare la discesa di massa dei crocieristi, i quali restano in città per poche ore, non entrano nei musei e nei monumenti e non portano indotto, ma solamente caos. Per farlo, ha proposto il raddoppio della tassa di sbarco (da 4 a 8 euro) senza attendere i 4 anni previsti. Inoltre, Barcellona ha già ridotto da 7 a 5 gli approdi, ha raddoppiato la tassa di soggiorno degli hotel arrivando anche a picchi di 17 euro a persona a notte (tra i più alti di tutta Europa), ma non solo.
Nel 2028 la città revocherà le licenze di tutti i 10.000 appartamenti turistici legali, in stragrande maggioranza nel centro città, con la speranza che tornino sul mercato degli affitti tradizionali. L’obiettivo finale non è solamente quello di ridurre i numeri degli arrivi, ma soprattutto quello di cambiare il profilo degli ospiti che arrivano in città, creando un equilibrio tra turisti leisure, visitatori per affari e turismo culturale e ricreativo. Infine, entro un anno la città promette che il mercato La Boquerìa tornerà a vendere cibo fresco ai residenti invece dello street food turistico attuale.
La posizione dell’Open Air nella lotta all’overtourism

Il caso Barcellona aiuta a capire come comprendere le ragioni dei residenti significhi preservare il tessuto e l’identità di ogni destinazione. Esempi di realtà fragili come Venezia, Capri, le Cinque Terre o i borghi toscani, solo per citarne alcuni dei tantissimi italiani, devono portare gli attori della filiera turistica a considerarne i limiti e la vulnerabilità prima che il mero traguardo di un’offerta da “tutto esaurito”. L’offerta Open Air può distinguersi per il suo alto tasso di sostenibilità ambientale, che ne limita l’impatto sui tessuti urbani consentendo agli ospiti di fruire di spazio e libertà in alternativa ai luoghi più centrali ed affollati, propri delle altre modalità.
Ovviamente la soluzione al problema dell’overtourism può e deve venire da azioni di limite e contrastato conseguenti a buone pratiche di coordinamento tra i vari soggetti della filiera, in uno sforzo comune e condiviso di costruzione di calendari di iniziative meglio distribuiti, occasioni di scoperte di attrattori di breve raggio alternativi, organizzazione di interventi mirati di decongestione negli spazi più iconici e conosciuti, coinvolgimento attivo dei residenti nel confronto sulle strategie di contenimento. L’effetto positivo sarà duplice con un contesto più fruibile e un ospite soddisfatto perché alloggiato lontano dalla “pazza folla”.




