Il cambiamento climatico modifica domanda ed offerta turistica

Le temperature da record della stagione in corso confermano quanto cambiamento climatico e turismo siano strettamente collegati. In particolare: mentre alcune città d’arte e località costiere hanno registrato segnali di rallentamento, diverse aree montane, collinari e lacustri registrano una crescita della domanda. Ad esempio a Firenze è stata registrata una diminuzione delle presenze alberghiere di circa il 15%. Secondo gli operatori intervistati, il caldo avrebbe inciso soprattutto sulle permanenze delle famiglie che in passato alternavano alcuni giorni in città a un successivo soggiorno balneare. Le temperature elevate avrebbero modificato anche i comportamenti dei visitatori, spingendoli a trascorrere più tempo negli alberghi, nei musei e negli spazi climatizzati e riducendo permanenza e consumi nei locali all’aperto.

Turismo montano e flussi turistici verso destinazioni più fresche

Dalle montagne piemontesi arriva un’indicazione opposta. Nella Via Lattea gli impianti estivi hanno registrato 21mila primi ingressi, oltre il 20% in più rispetto a un periodo estivo ordinario. Gli operatori segnalano anche soggiorni più lunghi nelle seconde case e una crescita delle presenze straniere. Tendenze analoghe, con intensità differenti, vengono osservate in varie aree alpine e appenniniche, dove temperature più contenute favoriscono escursioni, attività sportive e soggiorni prolungati. Anche alcune destinazioni lacustri, collinari e rurali stanno cercando di intercettare una domanda più distribuita sul territorio e meno concentrata sulle località balneari e sulle grandi città.

Destagionalizzazione del turismo: cresce il peso delle stagioni intermedie

Secondo i dati citati dal Centro Studi Turistici di Firenze, luglio e agosto generano oltre il 35% delle presenze annuali della Toscana. Maggio-giugno e settembre-ottobre rappresentano rispettivamente il 22% e il 19% e potrebbero intercettare una quota crescente di viaggiatori alla ricerca di temperature più miti. La tendenza riguarda anche altre regioni italiane, sebbene con calendari e caratteristiche differenti. Le destinazioni balneari stanno valutando come rafforzare i periodi di apertura prima e dopo i mesi canonici estivi, mentre città d’arte, borghi, aree interne e località montane puntano a una distribuzione più equilibrata dei flussi durante l’anno attraverso attività ed eventi capaci di attrarre visitatori anche fuori dall’alta stagione.

Cambiamento climatico e turismo: cambiano anche gli orari dell’esperienza

Il cambiamento non riguarda soltanto il periodo dell’anno scelto per viaggiare, ma anche l’organizzazione quotidiana dell’esperienza turistica. Sulla costa alcune attività vengono concentrate nelle prime ore del mattino, nel tardo pomeriggio e la sera. Nelle aree rurali e montane escursioni, attività sportive, visite e proposte enogastronomiche vengono spostate verso l’alba, il tramonto e le ore serali. In molte destinazioni assumono inoltre maggiore importanza le aree ombreggiate, i punti di ristoro, l’accesso all’acqua e le informazioni sui rischi legati alle alte temperature.

Un’offerta Open Air più flessibile di fronte al cambiamento climatico

Per camping e villaggi turistici, il tema riguarda direttamente spazi, servizi, attività e calendari di apertura. L’adattamento non consiste soltanto nel prolungare la stagione, ma nel rendere l’offerta coerente con le condizioni nelle quali gli ospiti vivono il territorio.
Dalla costa alle città, dalle isole alle aree alpine e appenniniche. Un camping village può contare, inoltre, sulla possibilità di offrire esperienze differenti anche in funzione delle condizioni climatiche: dalla piscina allo sport, dalle escursioni di prossimità ai tour enogastronomici.

Se da un lato il cambiamento climatico rappresenta una fonte di preoccupazione per territori, imprese e comunità, dall’altro sta spingendo il mondo turistico, e in particolare quello Open Air, a ripensare il sistema della vacanza nel suo complesso. Non si tratta soltanto di spostare i flussi verso luoghi più freschi o di allungare il calendario, ma di ridisegnare servizi, orari, spazi e modalità di accoglienza.

La sfida sarà trasformare una necessità di adattamento in un’opportunità per costruire un’offerta più flessibile, distribuita e capace di rispondere a nuovi bisogni, senza perdere il rapporto con i territori e con la loro identità.

Autore
  • Sara Alvaro

    Calabrese di nascita e romana di adozione, collabora per giornali online generalisti e di settore dal 2007 e per alcuni è stata anche responsabile editoriale. Oggi è Social Media Manager di Faita Federcamping e responsabile di redazione Camping Management

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