La guerra in Medio Oriente mette le vacanze di Pasqua a rischio. Secondo le stime di Assoturismo Roma e Lazio, nella capitale ci saranno 80.000 arrivi in meno nel periodo pasquale a causa della cancellazione dei voli, che equivalgono a circa 1 milione di pernottamenti in meno.
Vacanze di Pasqua a rischio a Roma

La Capitale inizia a ricevere le prime disdette per le vacanze di Pasqua 2026, e la causa è la guerra in Medio Oriente. La situazione del conflitto è ancora incerta e in continua evoluzione, e l’escalation ha un impatto notevole sul turismo, soprattutto per le destinazioni di maggior rilievo, come appunto Roma. Solitamente il periodo di Pasqua è uno dei più floridi per il turismo nella Città Eterna (nel 2025 la Capitale ha sfiorato il mezzo milione di visitatori), ma quest’anno la situazione potrebbe essere diversa.
Si stima un calo di 80.000 arrivi e circa 1 milione di pernottamenti in meno rispetto alle previsioni di pochi giorni fa. Si tratta di poco meno della metà rispetto al dato nazionale, un numero incredibile e preoccupante. La causa principale sono le cancellazioni dei voli dal Medio Oriente (sia diretti che con scalo), ma gioca un ruolo importante anche il timore di trovarsi in una città target e di rilievo come Roma. Di conseguenza, stanno rinunciando ai viaggi a Roma tutti i turisti provenienti dal Medio Oriente, dall’Oriente e dall’Australia. Per ora le cancellazioni sono arrivate al 12% e hanno riguardato principalmente hotel di alta fascia, mentre sembrano intatte le prenotazioni provenienti da Canada, Stati Uniti e Regno Unito.
Le conseguenze del conflitto

La chiusura degli scali internazionali di Dubai e Doha sta provocando un effetto domino preoccupante non solo per Roma, ma per tutte le destinazioni italiane che puntavano sul periodo di Pasqua per proseguire il 2026 sull’onda dei successi invernali. Attualmente la situazione non è ancora grave, ma si teme possa diventarlo nel prossimo futuro, e che le cancellazioni possano aumentare ancora, in base a come si evolverà il conflitto. Dal punto di vista delle partenze, a preoccupare è anche il rincaro energetico, che può ripercuotersi direttamente sul costo dell’alloggio, soprattutto per chi ha prenotato soggiorni nelle aree limitrofe a quelle interessate dalle tensioni (Egitto, Cipro, Turchia e Giordania). La conseguenza diretta è un blocco nelle prenotazioni a lungo raggio e a lungo termine, con un favore che potrebbe tradursi in vacanze nazionali per la prossima estate.
Come cambiano i viaggi
La guerra potrebbe operare cambiamenti profondissimi al modo di viaggiare, oltre che alle destinazioni più gettonate. Se fino ad ora le mete più famose e importanti hanno rappresentato un place to be impareggiabile, ora l’attenzione dei viaggiatori potrebbe spostarsi sulle dupe destinations, sui borghi e nelle aree rurali, meno affollate e meno centrali. Allo stesso modo, i luoghi chiusi perdono terreno in favore di quelli all’aria aperta, considerati più sicuri.
Insomma, al pari del 2020, quando la geografia dei viaggi di tutto il mondo è stata modificata dalla pandemia di Covid-19, nel 2026 ci troviamo di fronte ad un cambiamento notevole del turismo mondiale, che in città come Roma si avverte con un’intensità nettamente maggiore. Il che si traduce in un vantaggio sicuro per il turismo di prossimità, poichè l’incertezza nel lungo raggio spinge a percorrere distanze minori per le proprie vacanze, e a non allontanarsi troppo da casa. La situazione, però, rimane fluida e nulla è ancora detto, soprattutto sul fronte degli arrivi e dei pernottamenti internazionali.
Non solo turismo

Ovviamente, meno arrivi e meno pernottamenti si traducono anche in un indotto inferiore, e non sarà solo il turismo ad essere danneggiato dalla guerra in Iran. Anche settori come la ristorazione e il commercio, infatti, temono gli effetti del conflitto, sia dal punto di vista delle entrate che delle uscite. I rincari energetici, infatti, possono influire pesantemente sulle spese e sulla ripresa dell’inflazione, ma per ora tutti gli scenari sono ancora in via di sviluppo, il che provoca incertezza e inquietudine tanto nei viaggiatori quanto negli operatori.
Dopo il Natale e la stagione dei saldi, dopo il Giubileo 2025 e le sue code, il 2026 sembrava un anno già scritto per Roma ma la Città Eterna, così come moltissime altre destinazioni sia in Italia che nel resto d’Europa, si trovano a dover fare i conti con una situazione geopolitica instabile e incerta, che non può confermare, almeno allo stato attuale delle cose, le previsioni positive fatte finora per le stagioni a venire.




