La blue economy è un settore in forte espansione, che genera un impatto economico sempre più importante sul nostro PIL. Proprio lei è protagonista del XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025, presentato in occasione del Blue Forum 2025 il 9 luglio scorso. Il Rapporto, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del mare Ossermare e Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, fornisce una panoramica generale della blue economy in Italia.
Un settore in crescita
Con 232.841 imprese e 1-089.710 occupati, l’Economia del mare porta nelle casse italiane 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che salgono a 216,7 miliardi se si considera anche il valore a cascata, pari all’11,3% del PIL nazionale. A crescere sono entrambi i valori, rispettivamente del 15,9% e di oltre l’1%, ma anche l’occupazione (+7,7%) e il numero di imprese (+2%).
A contribuire a questi risultati più che positivi sono diversi elementi della forza blu:
- le filiere dell’ittica e della cantieristica,
- i servizi di alloggio e ristorazione,
- le attività sportive e ricreative,
- l’industria delle estrazioni marine,
- la movimentazione di merci e passeggeri,
- la ricerca,
- la regolamentazione e la tutela ambientale.
XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025
Il Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare viene realizzato ogni anno dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare. Arrivato alla sua XIII edizione, rappresenta un punto di riferimento per l’Italia e per l’Europa, nella definizione della blue economy. E’ stato presentato nell’ambito del 4° Summit Nazionale sull’Economia del Mare Blue Forum presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

La blue economy italiana nel 2025
Come mostrano i numeri presenti nel Rapporto, la blue economy italiana mostra segni di crescita, soprattutto nel Mezzogiorno. I dati, non a caso, mostrano il picco più alto dell’economia del mare a partire dal 2019. Inoltre, anche i beni e servizi legati all’economia blu sono aumentati, e sono passati dal 5,8% del 2021 al 9,5% di oggi.
Il Sud si conferma il territorio con la maggior produzione di valore aggiunto (32,5%), di occupazione (37,7%) e per le imprese (49,2%) sul totale nazionale. A livello regionale invece, la Liguria è quella che contribuisce maggiormente al risultato finale (13%), seguita da Sardegna (8,8%) e Friuli-Venezia Giulia (8,4%).
Si tratta però, D’altronde il settore presenta anche numerose criticità. Innanzitutto, dal punto di vista della forza lavoro, poiché si fa difficoltà a trovare personale in grado di svolgere le mansioni sia tecniche che trasversali. Inoltre, gli esperti segnalano anche l’incertezza geopolitica attuale come possibile fonte di perdita per la blue economy. Stando alle previsioni, i conflitti internazionali potrebbero portare ad una recessione di 1,2 miliardi di euro solamente nei settori del turismo e della logistica.
Obiettivo Europa
I prossimi step, per la blue economy italiana, riguardano l’affermazione di una leadership a livello europeo. Attualmente l’Italia si trova, infatti, solo al 4° posto come valore aggiunto, preceduta dalla Germania, dalla Spagna e dalla Francia. Per raggiungere questo obiettivo, si stanno gettando le basi al nuovo Piano del mare 2026-2028.
Scarica qui il XIII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2025