La cucina italiana Patrimonio Unesco: nomina da 18 milioni di arrivi

La cucina italiana Patrimonio Unesco è una nomina che per l’Italia vale 18 milioni di arrivi di turisti stranieri che, attirati dall’importante riconoscimento e dal già vivissimo interesse per l’enogastronomia, porteranno un turismo di qualità, alla ricerca di sapori autentici ed esperienze a stretto contatto con il territorio.

Il turismo enogastronomico in Italia

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Il turismo enogastronomico in Italia cresce progressivamente e in maniera esponenziale, sia per quanto riguarda arrivi e presenze, sia in riferimento alla spesa pro-capite degli ospiti. Oltre alle bellezze artistiche, naturalistiche e culturali, infatti, l’Italia esercita un fascino magnetico verso i viaggiatori stranieri, che attirati dalla dieta mediterranea e dalla necessità di riscoprire un mangiare più sano e autentico, arrivano da noi in cerca di autenticità e contatto con il territorio. La cucina italiana è radicata, tradizionale, ricca e coinvolgente, in grado di far vivere emozioni sia seduti ad una tavola imbandita che dietro le quinte, nelle cucine e nei laboratori.

Questo tipo di domanda è in crescita e si declina in numerose realtà, che vanno dai classici tour enogastronomici alle degustazioni singole, dalle visite all’interno delle aziende produttive alle esperienze nei campi e negli allevamenti, per finire con workshop e laboratori a partecipazione attiva, in cui si impara come fare la pasta, la pizza, il vino, la birra e così via. Grazie alla nomina della cucina italiana come Patrimonio Unesco, quello che finora è stata tradizione, radici e innovazione, diventerà a tutti gli effetti un valore.

La cucina italiana Patrimonio Unesco

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Attualmente la cucina italiana non è ancora riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, ma ha ricevuto il primo via libera per la candidatura. Entro il mese di dicembre 2025 si saprà se questa sarà accettata o meno e se la cucina italiana affiancherà quelle francese, giapponese, coreana e messicana nel ventaglio di tradizioni da tutelare, valorizzare e salvaguardare, ma l’entusiasmo è già alle stelle.

La nomina infatti, non include solamente le ricette tradizionali italiane, ma anche tutto ciò che ruota attorno alla cucina: la convivialità, gli ingredienti freschi e di prima qualità, il rispetto della stagionalità e le tradizioni tramandate di generazione in generazione. Tutto questo vale, stando alle stime del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, “oltre 250 miliardi di euro nel 2024, con una crescita pari al 4,5% su base annua, pari al 19% del mercato mondiale”. Un riconoscimento di tale portata contribuirebbe quindi a potenziare un settore che già in completa autonomia registra numeri in crescita e favore del pubblico.

Una nomina da 18 milioni di turisti

Cucina italiana Patrimonio UNESCO

Questa nomina, se dovesse andare a buon fine, porterebbe in Italia 18 milioni di turisti stranieri in più rispetto alle stime attuali, e lo farebbe in maniera capillare e a favore della sostenibilità. Il punto forte del settore enogastronomico, infatti, è che lo si può ritrovare in ogni borgo, città o località d’Italia, e non solamente nelle grandi città e nei centri più turistici. L’enogastronomia potrebbe trasformarsi, così, in un volano economico di valore sia in termini economici che occupazionali e d’immagine. Servono però dei cambiamenti per supportare una tale portata di interesse: dalla formazione più specifica e mirata agli investimenti, dalla semplificazione amministrativa ai sostegni alle imprese.

Uno dei principali problemi del mondo della ristorazione, infatti, è rappresentato proprio dalla difficoltà di trovare personale stabile e qualificato, in grado non solo di servire ai tavoli, ma di trasmettere tutti quei valori che l’UNESCO vuole riconoscere come patrimonio universale. Per ben accogliere, infatti, serve saper parlare le lingue, conoscere usi e costumi delle diverse culture del mondo, avere una conoscenza approfondita delle tradizioni italiane e, soprattutto, accogliere gli ospiti con lo spirito di convivialità che ci contraddistingue.

Il fil rouge con l’Open Air

Il turismo enogastronomico è legato da un fil rouge a quello Open Air e il riconoscimento dell’UNESCO porterebbe un valore aggiunto importantissimo anche per questo comparto. Accomunati dalla valorizzazione del territorio, infatti, i due settori camminano di pari passo e simultaneamente stanno ridisegnando il modo di fare turismo in Italia, mettendo in primo piano l’autenticità e le radici. Inoltre, entrambi sono in grado di creare rete sul territorio, non limitandosi ad attirare ospiti per sé, ma ampliando il ventaglio di possibilità anche ad altri settori.

Basti pensare alle visite guidate nelle aziende agricole, alle esperienze nelle fabbriche di produzione, ai workshop nelle piccole realtà domestiche o ai corsi per imparare a cucinare come le nonne italiane, che coinvolgono la comunità locale e portano valore su tutto il territorio. Questo patrimonio può fare la differenza per il futuro del turismo in Italia, ma è importante non perdere di vista il margine di miglioramento che si può ancora ottenere attraverso investimenti, sinergie, nuovi progetti e iniziative. In questo, l’Open Air rappresenta il settore più affine al turismo enogastronomico, e che maggiormente può beneficiare degli effetti positivi della nomina UNESCO.

Autore
  • Erika Fameli

    Romana, appassionata di viaggi e di scrittura, da diversi anni ha trasformato le sue passioni in un lavoro. Ex Executive Assistant di Faita Federcamping, ha lavorato come Social Media Manager e oggi collabora come copywriter freelance con riviste online tourism-oriented e non solo.

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