Il turismo rigenerativo è un modo di fare turismo basato sulla protezione del territorio e su nuove forme imprenditoriali che nascono dalla collaborazione tra pubblico e privato. Il concetto di base è quello di creare le condizioni affinchè il territorio si auto-rigeneri costantemente e in maniera automatica. Ecco tutte le caratteristiche del turismo rigenerativo, i suoi benefici sui territori e le potenzialità di sviluppo in Italia.
Turismo rigenerativo: le caratteristiche

Il termine “turismo rigenerativo” è stato utilizzato per la prima volta dalla giornalista del New York Times Elaine Glusac, per indicare un modello di turismo basato su nuove forme di imprenditoria mediante strategie di collaborazione pubblico-privato, e sull’impegno nella protezione del territorio. Non si tratta quindi di una tendenza o di un tipo particolare di turismo, ma piuttosto di un approccio al turismo volto a creare un valore tale da permettere a comunità ed ecosistemi di auto-rigenerarsi.
Bisognerebbe, quindi, parlare più di approccio al turismo caratterizzato da aspetti come:
- la centralità della natura come principale input al turismo e azioni nature positive che proteggono, migliorano, ripristinano e rigenerano gli ecosistemi;
- l’importanza delle comunità, che diventano attori attivi e si riappropriano del modello di sviluppo turistico più indicato per il loro territorio;
- il turismo come ecosistema: non più statico ma dinamico, complesso e vivo;
- la specificità del luogo: le soluzioni rigenerative non possono essere universali, ma ogni approccio deve partire dalle esigenze locali e svilupparsi in base alle caratteristiche del singolo luogo;
- cambiamento di paradigma: ridefinire il concetto di successo turistico e ridisegnare il modello turistico per far sì che il valore economico, relazionale e culturale portato dal turismo rimanga sul territorio e ne generi di nuovo.
Rigenerazione e sostenibilità

A questo punto, è necessario fare una differenziazione tra turismo rigenerativo e turismo sostenibile. Il turismo rigenerativo, infatti, si può considerare come un’evoluzione più virtuosa del turismo sostenibile: si passa dalla filosofia dell’impatto zero (sostenibilità) a quella dell’impatto positivo (rigenerazione). Un’altra importante differenza sta nel fatto che la sostenibilità si divide spesso per compartimenti stagni, mentre la rigenerazione agisce più a livello di sistema globale.
I benefici del turismo rigenerativo
Partendo dal presupposto secondo cui è il turismo a dover essere al servizio del territorio, e non viceversa, il turismo diventa uno strumento per portare valore sia alle comunità che lo abitano che ai visitatori, in maniera reiterata e duratura nel tempo.
L’approccio rigenerativo, infatti, stimola la partecipazione e il coinvolgimento delle comunità locali oltre che degli operatori del settore. Inoltre, fa partecipare attivamente anche i turisti alla rigenerazione degli ecosistemi, che da un lato possono contribuire economicamente alle iniziative a sostegno del territorio, e dall’altro hanno l’occasione di vivere viaggi dall’alto valore esperienziale, che creano un senso di appartenenza e favoriscono la connessione con la comunità locale, la natura e gli altri visitatori.
Lo sviluppo in Italia

Il turismo rigenerativo in Italia è ancora ad uno stato embrionale e non esistono, ad oggi, destinazioni che possano dirsi realmente rigenerative. Esistono però realtà che stanno intraprendendo questo percorso e che stanno approcciando a questo nuovo modello di fare turismo. Si tratta di una strada lunga in termini temporali, e che richiede sia investimenti che impegno sociale, sia lo sviluppo di nuove professionalità che di nuovi indicatori che definiscano il successo della trasformazione.
Per fare qualche esempio, si possono nominare il Bando Borghi del Pnrr, che stanzia più di 1 miliardo di euro per progetti di rigenerazione culturale e sociale, e i fondi Snai (Strategia nazionale per le aree interne). A Biccari, paese di 2.500 abitanti situato tra Foggia e il Gargano, i fondi del Psr (Programma di sviluppo rurale) hanno portato ad importanti operazioni di forestazione e al sostegno di attività extra-agricole e agriturismi che offrono ai visitatori esperienze di valore e attività all’aria aperta come agri-bike tours e degustazioni.
Il fil rouge con l’Open Air
Proprio come accade con la sostenibilità, anche la rigenerazione trova un naturale fil rouge con il comparto dell’Open Air, poichè parte dal contatto con la natura come punto focale del viaggio. A legare il turismo all’aria aperta con il concetto di rigenerazione sono anche le nuove offerte turistiche, che pongono le basi per ripensare il viaggio in funzione di una maggiore presenza della natura nella vacanza. Ne sono un esempio i prodotti turistici slow e a contatto con la flora e la fauna locali, che favoriscono una fruizione del territorio a basso impatto o a impatto positivo, ma non solo.
Il turismo Open Air, infatti, è anche propositivo in termini di rigenerazione e recupero di habitat degradati o a rischio, che una volta ripristinati diventano una vera e propria destinazione e sono in grado di rilanciare una destinazione da zero. Infine, anche il turismo Open Air, come quello rigenerativo, trova la sua forza nella cooperazione tra gli operatori del settore e le comunità locali, rafforzando la governance della destinazione e creando valore in termini di stabilità occupazionale e sociale, oltre che economica.




