Il fenomeno overtourism preoccupa non solo l’Europa. Anche a livello globale, le destinazioni che vedono presenze turistiche in eccesso sono numerose. Il Giappone, ad esempio, negli ultimi due anni ha dovuto fare i conti con flussi al di sopra della media, difficili da gestire e controllare. Per alcuni la responsabilità sarebbe degli affitti brevi e più in particolare della piattaforma Airbnb.
Di recente albergatori e residenti dei centri urbani mete turistiche hanno intensificato le critiche e le rimostranze nei confronti della piattaforma, colosso degli affitti brevi a scopo turistico. Se non si tratta di una vera e propria guerra poco ci manca. La giustapposizione di interessi sta esitando in normative restrittive spinte e motivate da un sentimento negativo verso i proprietari degli appartamenti offerti in affitto ai turisti.
I numeri dell’overtourism in Europa
Non sono in pochi a credere che la colpa del turismo di massa sia da imputare ai pernottamenti. In un recente articolo, Airbnb pone però la questione sotto un’altra luce. Basandosi sui dati di diverse ricerche ufficiali e di statistiche riconosciute, infatti, si fa presente che la colpa del turismo di massa non è solo dei turisti che pernottano nelle varie strutture, ma andrebbe ripartita su più fronti.
Ecco qualche dato interessante da cui partire per riflettere:
- l’80% dei pernottamenti turistici nell’UE del 2023 e 2024 è stato gestito da strutture ricettive professionali;
- tra il 2021 e il 2023 i pernottamenti nelle 10 città più visitate d’Europa sono aumentati di oltre 200 milioni;
- nel 2023 gli hotel hanno registrato 5 volte più pernottamenti di Airbnb;
- alcuni quartieri delle città più visitate d’Europa contano 3 camere d’hotel ogni 5 residenti locali.
L’overtourism nascosto
Il fenomeno dell’overtourism è sicuramente in parte dovuto ai pernottamenti, ma non unicamente. Esiste infatti, un overtourism nascosto composto da diverse tipologie di turisti, che sfugge alla lente dell’osservatore poco attento, ma che determina in larga misura il problema. Si tratta, nel dettaglio, di visitatori che non pernottano in hotel, villaggi, b&b o affitti brevi: i cosiddetti turisti giornalieri. Questi, infatti, rappresentano una fetta più che consistente del totale, troppo spesso ignorata.
Per fare qualche esempio, il porto di Barcellona ha registrato 3,59 milioni di crocieristi nel 2024, mentre gli escursionisti giornalieri della Catalogna hanno raggiunto gli 8,5 milioni (dati dell’Istituto di Statistica della Catalogna e di MedCruise Port Statistics). In totale, il numero dei crocieristi è aumentato di oltre il 50% nelle città più visitate d’Europa. Ai crocieristi poi, si devono aggiungere i turisti di prossimità, che non pernottano perché vivono già nei pressi dei centri nevralgici del turismo di massa, quelli che sono in tour con pullman o viaggi organizzati con pernottamenti spesso in località distanti dalla meta e quelli mordi e fuggi, che fanno viaggi di una sola giornata.
Le soluzioni da adottare
Ovviamente tutti, dovunque pernottino, vogliono vedere i luoghi iconici, spesso in preoccupante sincronizzazione. Il sovraccarico umano è quasi ineluttabile, stando così le cose. Tra i rimedi plausibili e di pronto uso la destagionalizzazione è sicuramente un’opzione da perseguire. Grazie ad essa, per esempio, si può promuovere una destinazione in periodi meno affollati dell’anno. Si pensi , ad esempio, al trend delle vacanze estive in montagna, che ormai attirano quasi più visitatori che in inverno. Lo stesso effetto si può ottenere agendo sul piano territoriale piuttosto che quello temporale attraverso la decentralizzazione. Questa può essere sia su scala regionale, promuovendo città e borghi meno conosciuti rispetto alle grandi città, ma anche su scala cittadina. I turisti che visitano Roma, per esempio, invece di concentrarsi unicamente sul Colosseo e la Fontana di Trevi, possono essere dirottati verso luoghi meno noti e affollati ma ugualmente iconici e suggestivi.
Il turismo, in fin dei conti, lo fanno gli operatori, con le loro iniziative e la loro offerta. I turisti vanno dove c’è qualcuno ad attenderli e ad intrattenerli. In quest’ottica, la tesi secondo cui la colpa del turismo di massa sia esclusivamente degli affitti brevi appare meno solida.Vale la pena di pensare a soluzioni concrete, che siano in grado non solo di ridurre l’overtourism, ma anche di creare ulteriori opportunità per i territori ed i contesti meno noti.




