L’enoturismo in Italia vale circa 1 miliardo di euro, e rappresenta una delle leve di maggior rilievo per il futuro del settore vitivinicolo. L’analisi del comparto nello studio “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”.
Enoturismo in Italia

L’enoturismo è una branca del turismo enogastronomico che, grazie alle sue molteplici declinazioni, sta assumendo un carattere sempre più sfaccettato e che, a fronte dell’aumento delle presenze turistiche internazionali del 5% è in grado di generare fino a 1 miliardo di euro. Questo dato è particolarmente rilevante se si guarda al momento storico attuale, in cui i consumi di vino a livello globale stanno diminuendo, perchè indica l’interesse crescente dei viaggiatori nei confronti di tutto ciò che è legato al vino, dalla realizzazione alla cultura, dalle degustazioni alle etichette.
Si tratta, dunque, di uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale, con un mercato globale di 46,5 miliardi di dollari. Rientra nel comparto, infatti, tutto ciò che ruota attorno al vino, dalle esperienze dirette in vigna alle visite guidate, dalle degustazioni ai corsi di avvicinamento alle etichette. Aumentano costantemente anche le strutture ricettive interamente dedicate al vino, persino con pacchetti benessere e prodotti wellness derivati dal mosto e dall’uva.
Lo studio sulle cantine italiane

In occasione di Hospitality, il Salone dell’Accoglienza di Riva del Garda, è stato presentato lo studio intitolato “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”, realizzato a cura di Roberta Garibaldi, docente a Bergamo e presidente di AITE (Associazione Italiana Turismo Enogastronomico), in collaborazione con Srm Centro Studi e Ricerche collegato al gruppo Intesa San Paolo. Il report analizza l’andamento del comparto nel triennio 2022-2024 ed evidenzia l’input positivo dato dagli investimenti.
Il 77% delle aziende vitivinicole, infatti, ha investito per migliorare le proprie strutture, i processi e la governance, ottenendo risultati più che positivi, che si sono tradotti immediatamente in un interesse sempre maggiore da parte del pubblico e in una rilevanza internazionale notevole e qualitativa. In media agli investimenti è stato dedicato il 14% del fatturato, con un’incidenza maggiore nelle realtà più piccole, centrate sul core business vitivinicolo, ma che sempre più si espande anche ad altre tematiche quali: sostenibilità, innovazione, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza.
Criticità e sfide del comparto
Il rapporto mette in evidenza però anche alcuni aspetti critici dell’enoturismo. In primis, la governance del comparto: il coordinamento territoriale è nelle mani di una pluralità di soggetti con ruoli spesso non integrati. Questo rende la performance più altalenante e non uniforme a livello nazionale, e impedisce anche al comparto di destagionalizzare e delocalizzare, elementi essenziali per lo sviluppo sostenibile dell’enoturismo. Inoltre, si deve lavorare ancora molto sulla comunicazione e sull’informazione, sulla divulgazione e sulla trasmissione delle conoscenze non solo attraverso i canali standard, ma anche con nuove modalità e innovazioni concepite ad hoc.
La sfida principale, quindi sta nella creazione di nuovi modelli di coordinamento più strutturati e sinergici, che avvicinino tra loro non solo aziende vitivinicole e altre realtà territoriali, ma anche aziende appartenenti alla stessa sfera tematica, per creare una destinazione diffusa, un obiettivo condiviso e una strategia comune. Nel triennio 2025-2027 si prevedono investimenti nel comparto enoturistico da parte di più della metà degli operatori, per far fronte alle criticità e per sviluppare.
L’enoturismo nel mondo Open Air

L’enoturismo è uno dei comparti di maggior successo per l’Open Air, in grado di attirare nuovo pubblico e di valorizzare i territori, portando anche maggiore stabilità occupazionale. Sempre in occasione di Hospitality, Faita Federcamping ha presentato dati positivi a riguardo: nel 2025 l’occupazione media delle strutture Open Air in Trentino è salita dal 56% al 63%.
Per quanto riguarda invece la provenienza dei principali flussi, nei campeggi dei laghi, da aprile a settembre il grosso degli ospiti viene dalla Germania (44,2%). Spicca poi la crescita degli ospiti polacchi, che salgono dal 2,6% al 3%, mentre gli italiani rappresentano la quota maggioritaria di ospiti durante il periodo di Natale-Capodanno (75%). Analizzare questi dati permette di conoscere il pubblico a cui ci si rivolge, e anche di adattare l’offerta alle loro esigenze specifiche, per attrarre ancora più visitatori e puntare al turismo di ritorno.
Grazie all’enoturismo e ad altre esperienze a contatto con la natura, il turismo estivo può allungare la stagione e inglobare anche il periodo della vendemmia, per focalizzarsi successivamente sulle degustazioni in cantine e visite guidate nelle fabbriche. Le declinazioni sono molteplici, e l’Open Air deve investire nell’enoturismo come vero e proprio traino di un turismo consapevole, responsabile e rispettoso del territorio.




