Ieri, 2 febbraio 2026, presso l’Outdoor Boom Arena, in occasione di Hospitality – Il Salone dell’ Accoglienza, sì è affrontata una tematica cardine per il turismo Open Air: l’accessibilità.
Parlare di accessibilità nel turismo non significa rivolgersi a una nicchia. Tutt’altro, si tratta infatti di intercettare una parte rilevante della popolazione. Questi i dati presentati durante lo speech tenuto da Roberto Vitali CEO di Village for All – V4A® e Cristian Catania, architetto specializzato in Universal design In Italia le persone con una certificazione di disabilità sono 7,6 milioni, pari al 12,8% della popolazione. Ma se si allarga lo sguardo alle esigenze di accessibilità temporanee o situazionali, si sale a 12,6 milioni, circa il 34% degli italiani.
A livello globale, secondo il World Economic Forum, le persone con esigenze di accessibilità rappresentano il 17% della popolazione mondiale, per un totale di 1,3 miliardi di individui. Un dato che trasforma l’accessibilità da tema etico a leva strategica anche sul piano economico.
Un mercato ad alto potenziale troppo a lungo sottovalutato
Il turismo accessibile è oggi uno dei mercati meno serviti ma più promettenti. In Italia il potenziale annuo stimato è di 27 miliardi di euro, mentre la spesa effettivamente intercettata si ferma a circa 1,3 miliardi, poco più del 5%. Ne deriva un gap di mercato di oltre 25 miliardi di euro, che evidenzia quanto spazio di crescita esista per le imprese capaci di ripensare servizi, spazi e comunicazione.
Il messaggio emerso con forza durante l’intervento è chiaro: non sono le disabilità ad andare in vacanza, ma le persone. Persone che possono avere esigenze diverse, permanenti o temporanee, e che chiedono soluzioni semplici, intuitive e non ghettizzanti.
Oltre la norma: quando il minimo non basta
Uno dei concetti chiave dello speech è stato il superamento dell’idea che basti “essere a norma”. La normativa rappresenta solo un punto di partenza, certo non il compimento di un percorso ormai necessario. Le soluzioni pensate solo per adempiere agli obblighi rischiano infatti di creare nuovi confini, separando invece di includere.
Il progetto DI OGNUNO, sviluppato da Hospitality in collaborazione con Lombardini22 e Village for All – V4A, lavora proprio su ciò che sta oltre la norma: su quelle esigenze che non trovano risposta nei regolamenti ma che incidono profondamente sulla qualità dell’esperienza.
Orizzonti Possibili: l’outdoor come metafora di inclusione
Con l’installazione “Orizzonti Possibili”, il turismo open air viene raccontato come metafora della vita: un percorso fatto di ostacoli, scelte progettuali e opportunità. L’allestimento, concepito come un viaggio a tappe, permette di sperimentare in prima persona come materiali, pendenze, segnaletica, suoni e spazi di sosta possano fare la differenza tra autonomia e difficoltà. Ogni esigenza di accessibilità diventa così un’opportunità di libertà per tutti, non una soluzione dedicata a pochi. È il principio dell’accessibilità trasparente, aspirazionale e universale, capace di migliorare il comfort complessivo e la percezione di qualità delle strutture.
Accessibilità, sostenibilità e valore per le imprese
Lo speech ha ribadito come l’accessibilità non sia in contrasto con la sostenibilità, ma ne rappresenti un naturale prerequisito. Esempi concreti mostrano come progettazione inclusiva, comunicazione multisensoriale e attenzione all’orientamento possano generare benefici ambientali, economici e sociali.
Non si tratta di comunicare per “trasformare il valore economico” in modo diretto, ma di costruire valore reale, duraturo e riconoscibile dagli ospiti. Un approccio che rafforza la reputazione delle strutture, amplia il mercato potenziale e migliora l’esperienza di tutti.
Un cambio di paradigma per il turismo open air
Il messaggio finale emerso a Riva del Garda è netto: l’accessibilità non è un tema specialistico, ma una chiave di evoluzione del turismo open air. Progettare pensando a OGNUNO significa creare spazi migliori, più accoglienti e più competitivi.
DI OGNUNO dimostra che andare oltre la norma non è solo possibile, ma necessario per affrontare le sfide future dell’ospitalità, trasformando l’inclusione in un vero motore di innovazione per il settore.




