L’estate 2026 dell’Open Air italiano sarà caratterizzata da risultati in linea o con prospettive migliori rispetto al 2025, ma anche da una fortissima stabilità del comparto, anche nel contesto geopolitico incerto e precario.
Una stagione da record per i villaggi
Il contesto geopolitico attuale premia le destinazioni sicure. In un momento in cui l’incertezza internazionale fa vacillare i piani a lungo raggio delle vacanze dei viaggiatori sia italiani che europei, l’Open Air italiano si conferma come una soluzione strategica, che unisce stabilità, sicurezza e un’accoglienza di qualità. A dirlo sono i numeri: Alberto Granzotto, Presidente di Faita Federcamping spiega che “Analizzando i trend a partire dal 28 febbraio la domanda è decisamente più alta rispetto allo stesso periodo del 2025”.
Dopo i ponti di Pasqua, caratterizzati da prenotazioni last minute e soggiorni brevi, meteo incerto e partenze improvvisate, la stagione estiva sembra promettere una prevedibilità maggiore, e i villaggi turistici del Nord Est vanno verso il tutto esaurito. Da un lato la domanda estera, e dall’altro la riscoperta del turismo di prossimità per gli italiani stanno contribuendo a gettare le basi per una stagione da record, che non viene vissuta come un piano B, ma come una scelta consapevole e ragionata da parte di chi cerca contatto con la natura, attività sportive, relax, autenticità e comfort.
A scegliere l’Italia sono principalmente le famiglie che si muovono in macchina, e che provengono sia dal Nord che dall’Est Europa, e che considerano i resort Open Air del Nord Est come destinazioni sicure, interessanti e di altissima qualità.
L’estate 2026 dell’Open Air
L’estate 2026 dell’Open Air italiano è preceduta dai ponti di Pentecoste e Corpus Domini, per cui le stime prevedono un tasso di occupazione che supera l’81%, dato più che positivo e che fa ben sperare per la stagione più calda. La domanda è caratterizzata da prenotazioni più a ridosso del soggiorno e da un aumento del 3% nel pubblico italiano, che compensa un leggerissimo rallentamento da Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Danimarca.
A questo proposito, il Presidente Granzotto sottolinea che “per le strutture Open Air si prospetta un’opportunità: quella di far conoscere l’evoluzione qualitativa delle nostre strutture, ampiamente apprezzata dagli stranieri, anche ai turisti italiani”.
Buone notizie anche sul fronte della spesa pro-capite: Silvia Pagnan, seconda generazione del Gruppo di famiglia e Chief tourism officer di Pagnan Group (9.500 posti letto nei villaggi 5 stelle di Isamar e Barricata) spiega che “i clienti cercano e chiedono più comfort, servizi premium, oltre al vivere esperienze come il glamping, il benessere e la ristorazione del territorio”. Infine, l’Open Air sta diventando più attrattivo anche per coppie, Millennials e GenX che viaggiano con i pet e i cosiddetti workstation travellers, ossia coloro che uniscono la vacanza con il lavoro da remoto.
Una tendenza consolidata
La crescita del comparto è una tendenza ormai consolidata nel tempo, che ha vissuto un grande slancio soprattutto dopo il periodo del Covid, quando gli ospiti hanno iniziato a rivalutare positivamente le attività all’aria aperta, il contatto con la natura e il valore degli spazi ampi, sia da condividere che da godere in solitudine. Ad aumentare l’appeal dell’Open Air è stata anche la presa di coscienza che il camping non esclude il lusso e la comodità, il che ha aperto le porte del comparto anche ad un pubblico alto-spendente che dalla vacanza richiede comfort e accoglienza d’eccellenza.
A questo proposito sono significativi i risultati di Union Lido, resort a Cavallino-Treporti (capacità di 12.400 posti letto, di cui 10.400 in camping), in cui le presenze italiane sono passate dal 6% del 2019 al 10,5% di oggi grazie al glamping e alle case mobili sempre più funzionali e confortevoli. Un altro trend interessante che riguarda anche altre strutture, è l’aumento della spesa media per soggiorno, conseguenza dei prezzi dinamici e della frammentazione delle vacanze da parte degli ospiti, che fa perdere terreno sulla durata dei soggiorni, ma che ne aumenta il numero e, quindi, l’indotto.
Come confermano anche i dati del gruppo Human Company,con una spesa pro capite di circa 75 euro, la crescita stimata porta previsioni positive per la stagione estiva, la crescita stimata porta previsioni positive per la stagione estiva, per cui si attendono ricavi in aumento.
Investimenti, innovazione e sostenibilità
Francesco Giondi, AD di Club del Sole evidenzia che “il trend registrato nel Nord Est conferma la solidità di un percorso di crescita costruito su investimenti continui, sviluppo industriale e internazionalizzazione. Parallelamente, proseguiamo con una traiettoria di crescita con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il posizionamento industriale di Club del Sole nel panorama europeo dell’Open Air”.
Continuare ad investire su innovazione, sostenibilità e digitalizzazione, quindi, è la chiave per un successo futuro e stabile nel tempo, in grado di rafforzare la competitività del comparto a livello internazionale e anche di aumentare l’attrattività nei confronti di nuovi target di pubblico.




