Le dimore storiche come attrattore turistico rappresentano un volano per la destagionalizzazione e il decentramento dei flussi. Valorizzare le ville fuori città significa creare nuove opportunità per l’intero territorio come dimostrano i dati del Veneto.
Destagionalizzazione e decentramento

Nel panorama turistico moderno, i due grandi obiettivi che il settore intende raggiungere riguardano la destagionalizzazione e il decentramento dei flussi. Riuscire a creare un’offerta tale da attirare ospiti durante tutto l’arco dell’anno, infatti, equivale ad alleggerire la pressione sui mesi di alta stagione, e anche garantire una maggiore stabilità sia lavorativa che economica nei periodi di media e bassa stagione. Decongestionare le destinazioni di punta, invece, significa allentare la pressione sul territorio, sull’abitabilità e sulla vivibilità delle città stesse, portando parallelamente benefici sui territori meno battuti, come le aree rurali o gli entroterra.
Si tratta, quindi, di due obiettivi essenziali da raggiungere sia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale che turistica, ma soprattutto per riuscire a fare un salto in più nell’accoglienza, presentando sul mercato un’offerta più ampia, completa e diversificata, che non risponde unicamente ai bisogni del mainstream, ma anche alle necessità più di nicchia. Per l’Open Air, questi due target rappresentano anche un volano di crescita e sviluppo, e uniti alla sostenibilità, all’accessibilità e all’inclusività possono portare il comparto ad aumentare la sua rilevanza nell’economia italiana.
La via è quella della valorizzazione del territorio e dei suoi numerosi patrimoni naturalistici, culturali, storici ed enogastronomici. Elementi che per il comparto Open Ai rappresentano altrettante risorse di enorme valore.
Le dimore storiche come attrattore turistico

In questo senso, un patrimonio che ha ancora un ampio margine di crescita è rappresentato dalle dimore storiche. Queste, infatti, sono potenzialmente un notevole attrattore turistico. Si tratta di luoghi che si trovano prevalentemente lontano dai grandi centri abitati, e che proprio per questo attirano tutta quella fetta di pubblico che vuole allontanarsi dal traffico, dalle code e dalla folla per trascorrere qualche giorno all’insegna della cultura e dell’aria pulita. Un dato interessante, che riguarda il Veneto, afferma che più della metà delle dimore storiche si trova in Comuni con meno di 20.000 abitanti.
Il dato assume rilievo nella misura in cui lo si confronta con quello degli arrivi turistici, che per il 75% si concentra sul 13% del territorio nazionale. A questo punto è di immediata comprensione la potenzialità del circuito delle dimore storiche nella lotta all’overtourism in Italia. Valorizzarle significa non solo creare un’offerta culturale di altissimo valore, ma anche indirizzare i flussi turistici in aree in grado di accoglierli senza folle, senza congestionamenti e senza tutti i disagi delle destinazioni più famose. Inoltre, le dimore storiche possono avvicinare gli ospiti a tradizioni locali, prodotti enogastronomici e anche festival ed eventi locali che altrimenti rimarrebbero fuori dai circuiti turistici principali.
Si tratta, quindi, di un patrimonio da inserire nella strategia turistica territoriale, e con cui è possibile creare progetti di vario tipo: da una rete delle dimore storiche che superi i confini geografici, ad un turismo esperienziale di stampo culturale, da attività di rievocazione storica ad eventi partecipativi in cui gli ospiti possano entrare in contatto con le realtà artigianali e commerciali locali.
L’esempio del Veneto

Un esempio di valorizzazione di questo tipo di attrattore arriva dal Veneto, dove 14 proprietari di ville storiche hanno deciso di unirsi per supportare un progetto di ricerca promosso dall’Associazione ville venete e affidato a The European House – Ambrosetti. In occasione del primo forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco Ville Venete Re-Thinking, sono emersi i primi dati, che mostrano le potenzialità delle dimore storiche come attrattore turistico. In base all’analisi, infatti, la ricchezza complessiva generata dall’attività nelle strutture edificate tra il XV e il XVIII secolo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia (quindi solo una parte delle 4.243 dimore presenti sul territorio) vale 630 milioni di euro.
La cifra comprende anche l’indotto, e si può suddividere in un 35% generato da iniziative agricole e agrindustriali, 25% derivante dalla promozione di eventi e 21% proveniente dalla ricettività turistica. Si tratta di una realtà che occupa 14.000 lavoratori, e che allarga il suo raggio d’azione ad altrettanti collaboratori indotti, tra cui restauratori, artigiani, manutentori e professionisti della gestione del patrimonio. Si tratta, quindi, di un segmento da non sottovalutare ma anzi, da incentivare e declinare in diverse soluzioni.




